CAPITOLO 98
«Allora, dottore, che novità ci sono?» chiese il capitano.
«Dunque, il tubo digerente di tutti e tre i ratti risulta lesionato da caustici, questo, insieme all'assenza di emorragia interna ci suggerisce l'assunzione del veleno.»
«Quali tossine potrebbero avere ingerito da quella pozzanghera?» Domandò Sharon.
«Dei tensioattivi chimici ovvero, solfato di sodio, sbiancante ottico e ipoclorito di sodio.» spiegò il medico.
«Candeggina» ipotizzò Sharon.
«Sì, pero di tipo industriale. Non venduta nei negozi. Non usata dai bar. I maggiori acquirenti sono gli hotel, gli ospedali e i penitenziari.»
«Wilson lavora in lavanderia in prigione.» disse Andy.
«Oh mio Dio! È stato proprio lui a uccidere Martha» esclamò Sharon.
«Io non vorrei smontare la tua teoria ma…Wilson è in prigione.» continuò Andy.
«Esatto, è l'alibi perfetto per l'omicidio perfetto» concluse la Raydor.
Successivamente, Sharon e la squadra andarono alla prigione per parlare col direttore.
«Quattro giorni fa, qualcuno ha fatto uscire Polley per uccidere Martha Marshall e poi l'ha fatto rientrare.» spiegò Sharon all'uomo.
«Capitano Raydor, per esperienza le dico che i detenuti evasi non sono soliti ritornare.»
«Lo fanno se cercano un alibi per un omicidio.» rispose lei secca.
«Lei sa chi era la guardia carceraria di turno venerdì sera?» chiese Provenza.
«Sì, Evan Arnold. Gli ho appena chiesto di portare Wilson Polley nel mio ufficio» rispose il direttore.
Il capitano e la squadra si diedero una rapida occhiata. Tutti stavano pensando alla stessa cosa.
«Direttore, stia indietro.» gli intimò Flynn mentre lui e tutti gli altri estraevano le proprie armi e con circospezione si avvicinavano all'ufficio del direttore.
«Ma che diavolo…?»
«Stia indietro!» lo tirò di lato Julio.
Si preparano a entrare nell'ufficio. Aprirono la porta e trovarono la guardia a terra, in mutande, in un lago di sangue.
«Direttore! Faccia immediatamente chiudere tutte le uscite!» gli ordinò Sharon.
L'uomo prontamente obbedì e diede l'allarme tramite la ricetrasmittente con la quale comunicava con la sicurezza. «Codice rosso. Chiudere tutte le uscite»
Lei intanto si occupò di allertare le altre unità d'appoggio.
«A tutte le unità. Il detenuto Wilson Polley è fuggito dal Men's Central Jail. Diramate l'allerta. L'evaso indossa una divisa della guardia penitenziaria.
Ad un tratto il cellulare di Sharon squillò.
«Raydor!» rispose stizzita.
«Prendimi se ci riesci, capitano.» disse Polley prima di riagganciare.
La voce di Wilson dall'altro capo del telefono le fece venire i brividi.
Provenza e Flynn la videro sbiancare. «Sharon?»
«Era lui» riuscì solo a dire.
«Wilson?» chiese Provenza.
«Sì» rispose.
Provenza strappò di mano al capitano il cellulare e lo allungò verso Tao «Mike, rintraccia la chiamata, non può essere tanto lontano!»
Tornarono alla centrale e in serata Tao riuscì a scoprire da dove chiamava Polley. Riferì tutto ad Andy che si occupò di informare a sua volta Sharon.
Aprì la porta dell'ufficio «Toc toc…ehi…»
«Andy…vieni pure… ci sono novità?»
«Sì…Wilson ha chiamato con un cellulare nuovo, Mike è riuscito a rintracciarlo, era già oltre il confine del Messico.»
«Fuori dalla nostra giurisdizione.» rispose Sharon.
«Sì, da adesso se ne occupa l'FBI.»
«Avete trovato qualcosa a casa di Evan Arnold?»
«50 mila dollari in contanti sotto il letto.»
«Un'evasione costa parecchio.»
«Già…»
Sharon si voltò e guardò fuori dalla finestra. Il buio si era già impossessato della città. Seguirono momenti di silenzio. Andy guardò oltre la vetrata dell'ufficio.
«Sono andati tutti…c'è la festicciola per Marc, ti ricordi?»
«Ah già…me l'ero scordato…»
«Andiamo? O preferisci andare a casa a riposarti?» le prese le mani «sei stanchissima, si vede a un miglio» lasciò le mani per poterle accarezzare dolcemente il viso e i capelli.
«No, andiamo alla festa, ho bisogno di svagarmi, a casa non farei che pensare a questa sconfitta» rispose lei.
«Ok, andiamo allora…» Andy si avvicinò alla porta.
«Vai avanti tu, io arrivo tra poco, devo finire di scrivere il rapporto, un quarto d'ora e arrivo…»
«Ti aspetto, dai»
«Non è necessario, vai pure…devo solo attraversare la strada, ce la posso fare sai?» Risero.
«Ok…come vuoi, testona» le baciò forte la fronte tenendole il viso tra le mani e successivamente uscì.
Sharon si rimise seduta alla sua scrivania e continuò il rapporto.
Continua…
