CAPITOLO 99

Passarono una decina di minuti da quando Andy se n'era andato e Sharon stava scrivendo il rapporto. Ad un tratto il telefono sulla sua scrivania squillò. Lei rispose pensando fosse lui.

«Andy, tra poco arrivo, ho quasi finito di scrivere il rapporto!»

«I miei complimenti, capitano» la voce dall'altro capo del filo la fece sobbalzare «Sei riuscita a smascherare il mio piano, ti avevo sottovalutata, sai?»

«Dove ti trovi?» chiese Sharon.

«In un posto sicuro. Ma non preoccuparti, non ti darò la caccia. Ti sei meritata tutto il mio rispetto.» rispose Polley.

«Non ci sono mai cascata, Wilson.» disse risoluta.

«Ci sei andata vicino, vero?»

«Sai cosa penso? Che questa sia la prima conversazione onesta che facciamo.» confessò lei.

«Sono d'accordo e non voglio che finisca qui.» disse lui con voce enigmatica.

Sharon provò un brivido di paura e, spaventata, si guardò intorno. Ad un tratto lo vide in fondo alla sala della Crimini Maggiori. Riagganciò.

Corse a chiudere a chiave la porta e si precipitò di nuovo verso il telefono per chiamare aiuto. In quegli attimi concitati sentiva il cuore galopparle nella gola. Polley prese una sedia da una scrivania e la scagliò contro la vetrata infrangendola. Raggiunse Sharon afferrandola per un braccio e le impedì di telefonare dandole poi un fortissimo schiaffo in pieno viso che la fece cadere a terra tramortita.

«Ho paura che questo sarà un lungo addio.» disse infine l'uomo con sguardo minaccioso guardandola mentre lei giaceva immobile sul pavimento.

Quando una manciata di minuti dopo Sharon riprese i sensi era legata alla sedia.

Si sentiva stordita. Polley era alle sue spalle, lei poteva percepirne la presenza, il respiro affannato di un animale feroce che, sapendo di aver messo all'angolo la propria preda, si appresta a giocare un pò con lei prima di ucciderla.

«Bentornata principessa, guarda cosa ho trovato tra le prove in laboratorio» lui si chinò su di lei e iniziò a far scorrere il gancio uncinato sulla sua guancia violacea e gonfia per poi scendere verso il collo e ancora più giù.

«Mi verranno a cercare.» disse lei con un filo di voce.

«Parli di quello stupido di Flynn? State insieme eh? Dovevo immaginarlo vedendo come ci fissava quando sei venuta a trovarmi in carcere la prima volta. Comunque gli ho scritto che sei stata trattenuta quindi…io e te abbiamo tutto il tempo che vogliamo…» le rispose mostrandole il messaggio che aveva appena inviato ad Andy dal suo cellulare. Sharon sentì di essere spacciata.

«Io non ti supplicherò.» gli disse risoluta.

«Non credo che sarai in grado di farlo.» il fiato caldo dell'uomo, a pochi centimetri dal suo viso, le faceva venire il voltastomaco. Le ricordava quando Jack tornava a casa ubriaco nel cuore della notte e la costringeva a comportarsi da brava moglie, come diceva lui. «D'ora in poi sarò solamente io a parlare.» le disse lui tappandole la bocca con dello scotch. «Lo sai? Sei molto più interessante delle altre» iniziò ad accarezzarle il viso mentre lei cercava di spostarsi «avresti dovuto sentire come piangevano e mi supplicavano di lasciarle andare.» le mostrava a pochi centimetri dagli occhi il gancio uncinato lucido ed affilato «Erano tutte troppo sciocche per rendersi conto che ormai erano spacciate. Ma tu, sei diversa ed è per questo che è un momento importante per me. Per questi tre lunghi anni ho desiderato, ogni giorno e ogni notte, strapparti via il cervello da quella tua bella testolina» puntava il gancio verso il naso di Sharon che si trovò costretta a mandare indietro la testa «Per te, trattamento speciale. A te lo farò adesso, mentre sei ancora viva.» rise in modo perverso mentre bramava di compiere la sua vendetta. Poi, sentirono suono dell'ascensore giunto al piano. Si aprì ed uscì Andy che, sospettoso dopo aver ricevuto il messaggio, voleva accertarsi che fosse tutto in ordine.

Vide la parete di vetro dell'ufficio completamente frantumata e Sharon legata alla sedia e con la bocca tappata dallo scotch. Impugnò la pistola d'ordinanza e si diresse verso l'ufficio. Sharon cercò di fargli capire che Polley si era nascosto dietro la porta spalancata ma appena Andy entrò venne aggredito dall'uomo che gli si scagliò contro e lo disarmò. I due iniziarono a lottare mentre Sharon cercava di liberarsi le mani. Dopo alcuni minuti, mentre i due continuavano a picchiarsi ferocemente, Sharon riuscì a liberarsi, prese la pistola e sparò un colpo dritto nella schiena di Polley che in quel momento aveva sopraffatto Andy.

Tutti erano pietrificati. La pistola le tremava tra le mani. Wilson Polley cadde esanime addosso a Flynn e anche lui era immobile a terra. Sharon corse da lui, spostò a fatica il corpo di Polley e si avvicinò ad Andy.

«Andy! Ehi!» lo chiamò urlando.

Lui era semi incosciente, faticava a respirare e si teneva le mani sull'addome. Sharon vide che Wilson, nella lotta, lo aveva pugnalato col gancio uncinato.

«Sha…» Flynn faticava a parlare, aveva anche battuto la testa e del sangue gli aveva bagnato la nuca.

«Shhh tranquillo…andrà tutto bene, ora chiamo aiuto…» gli disse lei mentre in un istante raggiunse il telefono sulla scrivania. Chiamò i soccorsi e subito dopo Provenza. Poi, tornò da Andy. Si inginocchiò accanto a lui e cercò do sollevarlo un po' facendolo appoggiare sulle sue gambe mentre lo abbracciava e teneva il suo viso tra le mani.

«Resisti Andy, i soccorsi arriveranno subito» gli diceva mentre gli baciava la fronte sudata e fredda. «Amore, resisti… ti prego…»

Provenza e la squadra arrivarono quasi contemporaneamente ai paramedici. Stabilizzarono Flynn e lo caricarono sulla barella e poi sull'ambulanza, diretti a sirene spiegate verso l'ospedale.

«Capitano! Ma che è successo?!» gridò Provenza.

«Le spiegherò strada facendo, ora mi accompagni in ospedale per favore» gli chiese quasi implorandolo.

Continua…