CAPITOLO 103
«Come se non fosse mai successo? Già, come se non ti conoscessi! Attenderai il momento migliore per dirlo ad Andy e separarci.» rispose lei.
«No. Non lo farò. Ho avuto quello che volevo, mi accontento così.»
«Hai avuto quello che volevi…hai approfittato di una mia debolezza! Non ero in me! Ero sconvolta!»
«Se fossi stata in te non ti saresti mai lasciata andare in quel modo…» ribatté lui «è successo e basta, Sharon. È una cosa che sappiamo solo tu ed io. Non uscirà da questa stanza se non sarai tu a lo ripeto, se non lo dirai tu, da me non lo saprà nessuno. Te lo giuro sui nostri figli.»
Sembrava parlasse sul serio ma ormai Sharon non riusciva più a credere ad una sola parola che fosse uscita dalla bocca di quell'uomo. Senza dire più nulla si rifugiò in bagno chiudendo la porta a chiave. Aprì l'acqua della doccia e andò sotto al getto. Nella sua mente ripercorse in modo più lucido quel che successe. Non riusciva a spiegarsi come fosse riuscita a concedersi a Jack, l'ultimo uomo al mondo con cui sarebbe voluta finire a letto. O forse no? Infondo Jack aveva un fortissimo ascendente su di lei. Nella sua mente, in un remoto angolo della sua mente, lui era suo marito. C'erano stati tempi in cui avrebbe pagato oro per essere amata da Jack. In passato gli aveva sempre concesso un'altra possibilità perché in fondo lei non voleva ammettere il fallimento del suo matrimonio. Avrebbe fatto di tutto per tenerlo vivo. Ma ora era tutto cambiato. Ora c'era Andy. Lui, così perfetto, amorevole, dolce, sensibile…lui che c'era sempre, lui che era il suo amico, il suo amante, il suo collega. Lui, a cui avrebbe affidato la sua vita.
L'acqua che cadeva sulla sua pelle lavava via la schiuma del sapone ma non riusciva a portarsi via anche l'odore di Jack, il tocco delle sue mani. Sharon si sentiva miserabile, sporca. Senza rendersi conto aveva tradito Andy e per di più nel momento in cui lui aveva più bisogno di lei. Forse non l'avrebbe mai perdonata per un atto simile. Non c'era rimedio, non c'era soluzione.
Uscì dalla doccia e si avvolse nell'accappatoio morbido, si asciugò i capelli senza badare troppo alla piega. Faticava a guardarsi allo specchio, non riconosceva l'immagine di quella donna riflessa.
Voleva andare da Andy il più presto possibile. Aprì la porta e vide che Jack non era più nella stanza. Scelse un paio di jeans scuri dall'armadio, una canotta rossa e una giacca blu. Quando finì di vestirsi si mise le scarpe e uscì dalla stanza.
Vide Jack già pronto vicino all'uscio.
«Eccoti»
«Vado da sola.» disse lei capendo che lui era intenzionato ad accompagnarla.
«Ho promesso a Rusty che avrei badato a te, non posso farti uscire da sola» ribatté lui.
«Ho detto che vado da sola. Cosa non ti è chiaro?»
«Sharon, non comportarti da bambina capricciosa. Sei ancora agitata, non posso lasciare che tu ti metta in auto in queste condizioni.»
«Però non ti sei fatto scrupoli quando si è trattato di approfittare delle mie condizioni!»
«Sharon…»
Lo bloccò. «Prenderò un taxi, contento?!» gridò lei uscendo di casa e sbattendo la porta.
Giunse in ospedale e man mano che si avvicinava al reparto dove era ricoverato Andy si sentiva sempre più colpevole. Il suo cuore aveva iniziato a galoppare mentre percorreva l'ultimo corridoio che la separava da Andy. Si fermò un attimo e si appoggiò alla parete, respirò per cercare di calmarsi ma era davvero difficile. Sentiva come se si potesse leggerle in faccia cosa aveva fatto. Vide Rusty in fondo al corridoio e quando anche lui la notò e le fece un cenno con la mano Sharon riprese a camminare verso di lui fingendo che fosse tutto in ordine.
«Mamma!» Rusty le andò in contro e la abbracciò. «Come stai? Hai una faccia…»
«Ehm…che…che faccia ho?»
«No, voglio dire… sei ancora molto turbata»
«Sì…» lei non voleva parlare, temeva che lui potesse accorgersi di qualcosa «posso andare da Andy?»
«Sì» le indicò la camera poco distante «c'è già Provenza con lui…non si è ancora svegliato»
«Grazie…» lei fece una carezza a Rusty e si avviò verso la camera.
Entrò piano, la stanza era semi buia. Quando vide Andy giacere placidamente in quel letto le prese una morsa allo stomaco. La sua coscienza non voleva darle tregua. Provenza, accanto al letto la vide entrare e si alzò dalla sedia.
«Capitano, ha riposato un po'?»
«Sì…diciamo di si…» non riusciva a togliere gli occhi da Andy «il medico ha detto qualcosa?»
«Ecco…sì…in realtà sì…»
Sharon capì immediatamente che qualcosa non stava andando come avrebbe dovuto. «Avanti, parli»
«Sarà meglio che si faccia spiegare tutto per bene dal dottore, non vorrei riportarle informazioni sbagliate, sa, potrei non aver capito bene…vado a chiamarlo…»
«Sì…grazie…»
Sharon rimase sola, si voltò verso Andy e si avvicinò a lui, si sedette sulla sedia accanto al letto e gli prese la mano stringendola tra le sue.
Si sporse un poco in avanti e si appoggiò coi gomiti al materasso, avvicinò la mano di Andy al suo viso e la baciò piano. La sua coscienza tornava a tormentarla, lacrime calde iniziarono a sgorgarle dagli occhi, sul viso e sulle loro mani intrecciate…
Continua…
