CAPITOLO 104
Provenza e il medico entrarono nella stanza.
«Dottore» Sharon posò delicatamente la mano di Andy e si alzò per avvicinarsi al medico.
«Dunque, l'operazione è andata bene, è durata anche meno del previsto ma…quello che ora ci preoccupa è la presenza di un coagulo nell'arteria carotidea.»
«Cosa?» Sharon non capiva cosa il medico volesse arrivare a dirle.
«Ecco…le spiego in parole semplici, in seguito al trauma cranico si è formato questo grumo di sangue che al momento è fermo in un posto piuttosto pericoloso»
«Mi sta dicendo che ha superato l'operazione all'addome ma è ancora in pericolo di vita per quel coagulo?»
«Sì, non posso negarle che è una situazione piuttosto pericolosa. Il coagulo potrebbe restare lì e quindi potremmo tentare di scioglierlo nel giro di qualche settimana con del warfarin, un anticoagulante, che però potrebbe d'altra parte rallentare la guarigione della ferita all'addome con conseguente possibilità di infezioni. Oppure il coagulo potrebbe decidere di spostarsi improvvisamente e andare a bloccare zone ancor più pericolose come cervello, cuore o polmoni. E a quel punto un intervento sarebbe molto più rischioso, sempre ammesso che lo spostamento non provochi un'embolia, un ictus o un infarto che potrebbero essere fatali.»
Sharon guardò Andy che sembrava dormire placidamente. «Cosa si può fare?»
«Io personalmente, se si trattasse si un mio parente, sceglierei l'operazione. Si tratta di inserire una canula e aspirare il coagulo ristabilendo un giusto afflusso di sangue al cervello. È una operazione pericolosa come tutte le operazioni, se vogliamo vedere, anche una banale appendicite può risultare pericolosa in taluni soggetti, si tratta sempre di operazioni. Quello che posso dirle con certezza è che aspirare il coagulo è il modo più veloce e meno rischioso per liberarsi del problema, mi spiego meglio: se noi decidessimo di non fare l'operazione e iniziare una terapia di anticoagulanti non è detto che il coagulo si dissolva in modo omogeneo, potrebbe frammentarsi in tanti piccoli grumi che potrebbero più facilmente raggiungere comunque i vari organi. Per questa ragione io da medico mi sento di consigliare l'operazione. Poi, chiaramente l'ultima parola spetta a suo marito.»
«A mio marito» ripetè incerta «…sì…» Sharon rimase un attimo assorta guardando Andy.
«Ora scusatemi, devo tornare al giro visite, chiamatemi pure quando si sarà svegliato, non ci vorrà ancora molto»
«Sì, grazie dottore…» rispose vedendolo oltrepassare la porta, poi lo rincorse un attimo «dottore! Scusi, un'ultima cosa…» si avvicinò a lui senza che Provenza potesse sentire «ehm…si tratta delle gocce che mi ha dato ieri»
«Mi dica, ha riposato bene?»
«Ehm…sì, ecco…però volevo chiederle se è normale che creino dei momenti di…diciamo…poca lucidità»
«Beh, ecco…solitamente no…il principio attivo di quel medicinale serve per lo più per inibire le emozioni e riuscire a vedere il mondo con un po' di distacco, inoltre per aiutare con problemi di insonnia. Perché me lo chiede? Ha riscontrato qualche disturbo particolare?»
«Ehm…ecco…ehm…ho fatto fatica al risveglio a ricordare cosa fosse accaduto…come se avessi avuto un vuoto di memoria»
«Mmh…generalmente potrebbe succedere se si associa quel medicinale con altri che ne alterino l'effetto o con dell'alcool. In quel caso possono verificarsi diversi effetti come per esempio allucinazioni e vuoti di memoria»
«Ah…capisco…ehm…grazie…» Sharon lo ringraziò e lo lasciò andare a terminare le visite. Ritornò pensierosa verso la camera di Andy.
«Tutto bene, capitano?»
«Sì…tenente, la ringrazio per tutto quel che sta facendo per noi»
«Si figuri capitano, sono sicuro che lei e Flynn fareste lo stesso per me»
Lei gli sorrise annuendo, poi, tornò a sedersi accanto ad Andy riprendendogli la mano.
«Vi lascio soli, scendo a prendere un caffè con Rusty» disse Provenza.
«Tenente!» lo richiamò lei prima che lui si allontanasse.
«Sì?»
«Nel trambusto di ieri non ho chiamato Natalie e Nicole»
«Tranquilla, ci ho pensato io, ho detto loro di aspettare a venire qui finche Flynn non si sarà svegliato e che le avremmo avvisate se ci fossero stati cambiamenti»
«Grazie…ehm…un'ultima cosa…sarà stanchissimo, se vuole vada pure a casa a riposarsi, resto io qui ora…»
«Andrò più tardi, per il momento mi basta un caffè…ho avvisato la squadra, mi chiameranno se ci saranno nuovi casi, intanto tutti mandano i loro auguri»
«Grazie…»
Provenza uscì e scese al bar dell'ospedale.
Sharon era rimasta sola con Andy e la sua coscienza. Dopo una decina di minuti che era accanto a lui tenendogli la mano lui iniziò a muoversi e lentamente aprì gli occhi.
«Ehi…» gli sussurrò lei avvicinandosi dandogli un bacio sulla fronte.
«Sharon…» lui le sorrise ancora molto intontito dall'anestesia «dove siamo? cosa è successo?»
«Siamo al , sei stato operato…eri ferito…Polley ti ha accoltellato all'addome col gancio uncinato…» gli spiegò lentamente lei.
«Quel bastardo…figlio di…» farfugliò lui iniziando a ricordare qualche breve flash.
«Non preoccuparti ora di lui, non può più farci del male…»
Andy mise a fuoco il volto di Sharon e notò il rossore del livido che aveva sulla guancia. Poi allungò il braccio per accarezzarla.
«Guarda che ti ha fatto…»
«Non è niente…» si chinò a dargli un altro bacio «Se non fossi arrivato tu mi avrebbe uccisa…ti devo la vita Andy…»
«Per te farei questo e molto di più…» continuò lui.
«Ora chiamo il medico così viene a visitarti…c'è qualcosa che devi sapere…»
Continua…
