"Ricorda, se hai bisogno di noi, se hai bisogno di me... io ci sarò."

"Ricorda, se hai bisogno di noi, se hai bisogno di me... io ci sarò."

Il complesso degli Avengers sembrava vuoto dopo la battaglia, forse avrebbe dovuto dire: dopo la decimazione per mano di Thanos. Casuale e improvvisa, non aveva potuto far niente se non osservare le persone svanire nel nulla. Una dopo l'altra. Cenere al vento impossibile da raccogliere. Il mondo ancora non sapeva cos'era accaduto. Non lo sapevano neanche loro! I notiziari rilanciavano appelli per le persone scomparse, non si contavano più quanti fossero e non c'erano lacrime che le avrebbero riportate indietro. Nemmeno gli eroi più forti della Terra, come se quello schiocco di dita si fosse portato via anche la loro forza di reagire. I giorni erano trascorsi tra poche parole e molti silenzi. Ognuno immerso nel proprio dolore, sotto il peso della sconfitta dell'unica battaglia che avrebbero voluto vincere e in cerca di una soluzione all'apparenza introvabile.

Steve chiuse il cassetto, riponendo la lettera dove l'aveva trovata. In un momento di smarrimento, quella mattina, si era seduto alla scrivania dello scomparso Iron Man nella speranza di trovare una soluzione che potesse disfare la tela tessuta dal loro nemico. Invece, per uno scherzo del destino, aveva ritrovato la lettera. La sua lettera. Quella spedita a Tony per chiedergli perdono. Be', quelle parole non erano scritte a gran voce ma sapeva che lui le aveva viste, sebbene non fosse un uomo da concedere facilmente perdono. Come aveva poi constatato anno dopo anno. Non era mai giunta nessuna telefonata, quindi poteva asserire con sicurezza che Tony Stark fosse ancora arrabbiato con lui. No, non arrabbiato ma deluso. Piegò le labbra in un sorriso amaro, ci aveva sperato che lo chiamasse, in quegli anni di esilio, e non per bisogno di loro o perché avesse bisogno di lui come Capitan America, ma solo per parlare con Steve Roger. Capitan ghiacciolo, come di solito l'ho chiamava Iron Man per farlo arrabbiare o semplicemente quando voleva la sua attenzione. Peccato che con tutta la sua perspicacia Stark non avesse mai capito che i suoi occhi gli erano sempre addosso. Un'attesa durata due anni ma quella chiamata non era mai arrivata, non come altre notizie che lo avevano gettato in un baratro ancora più nero di quello apertosi sotto i suoi piedi quel giorno in Siberia. Sebbene volutamente distanti, questo non gli aveva impedito di sapere come se la stesse passando il suo più grande tormento da quando era uscito dal ghiaccio. Il miliardario era andato avanti con la sua vita, riallacciando i fili scomposti prima e dopo la loro personale civil war e poteva ammettere a se stesso che non lo aveva sorpreso più di tanto. Tony era rimasto in bilico tra due rapporti per molto tempo, nella speranza di una sua mossa decisiva che non era mai giunta. Lui invece si era comportato da massimo esponete nell'agire in ritardo, ancora una volta, come se la vita non gli avesse insegnato a correre e a prendersi ciò che gli dava felicità. Restava sempre fermo, come se fosse ancora congelato in attesa di qualcuno che lo scongelasse. Peccato che quel qualcuno lo aveva conosciuto e spinto lontano per la sua incapacità di dimostrare sentimenti. Nei suoi quasi cento anni avrebbe dovuto sapere: se non sei tu a muoverti è la vita che ti sveglia dalla tua condizione di stallo. Quando quel cellulare aveva squillato per un attimo era stato felice, finché non aveva capito che dall'altra parte non c'era Tony ma Banner. La delusione provata si era tramutata in paura dopo le parole di Bruce, il pensiero era corso a lui e allo scontro con gli alieni. Dio, erano anni che cercava di darsi pace per quello che gli aveva fatto. All'inizio aveva creduto fosse per quanto accaduto tra loro, prima che gli eventi li vedessero contrapposti ma sapeva che era troppo fragile come ipotesi. L'incomprensione tra lui e Tony era cresciuta di pari passo con il silenzio per quanto vissuto insieme quella notte. Strinse i pugni sul tavolo, che importanza poteva avere? Ancora una volta aveva disilluso la fiducia che Stark riponeva in lui, non era riuscito a mantenere la parola datagli. Dov'era mentre l'altro affrontava i figli di Thanos? Dov'era mentre Tony affrontava Thanos?

Abbandonò quella stanza per dirigersi verso un'ala del complesso dove sapeva che nessuno lo avrebbe cercato. Si sentiva in colpa per aver lasciato agli altri il compito gravoso di trovare una soluzione. Ci aveva provato, ma alla fine non poteva continuare a guardare i monitor. Voleva un momento per sé, ne sentiva il bisogno dopo quanto accaduto. Una valanga che li stava schiacciando inesorabilmente e lui doveva cercare un appiglio se non voleva farsi trascinare via. Doveva essere abituato all'inverosimile, eppure nulla del racconto che gli avevano fatto gli sembrava reale. Gemme dell'infinito, alieni, forze contro cui gli uomini erano impotenti e infine la decimazione. Pensare che nel millenovecentoquarantacinque, quando gli si era parato il Teschio Rosso d'avanti aveva creduto che nulla avesse potuto sconvolgerlo. Evidentemente era per questo che non era morto, doveva ancora essere sconvolto. Dopo anni dal suo risveglio per la prima volta desiderava di essere morto nel ghiaccio, almeno si sarebbe risparmiato quel calvario. Forse avrebbe sposato Peggy e lavorato con lei nello S.H.L.I.D., evitato l'assassinio di Howard Stark... invece aveva visto la donna che amava morire e commesso una serie di errori. Non si riferiva solo all'impotenza di reagire alle minacce, ma soprattutto a quello che aveva portato lui e Tony all'incomprensione. Alla fine far finta che nulla fosse accaduto si era rivelata la scelta sbagliata. Diverso lo era sempre stato, anche quando non era un Super Soldato. La solitudine faceva parte di lui. Una solitudine che aveva cercato di mitigare con l'esercito, gli Avengers e che si era spenta, per un breve tempo, solo con "lui". Possibile che gli attimi belli della vita dovessero essere così brevi? Non pretendeva un per sempre, ma quanto gli sarebbe piaciuto tornare indietro alle notti nell'Avengers tower e alle chiacchiere senza senso...

Chiuse gli occhi e una lacrima gli scivolò sul viso. La luce non arrivava a sfiorarlo. Dopo lo schiocco delle dita di Thanos il mondo sembrava così cupo, come se il sole fosse coperto da una coltre invisibile che non gli permetteva di splendere nella sua interezza. No, era lui che non vedeva nessuna luce. Il vuoto che sentiva dentro l'aveva completamente inghiottita.

Steve si accasciò su se stesso, affondando le mani tra i capelli. Quel vuoto che aveva provato a colmare col desiderio di combattere, fare del bene, sacrificarsi per gli altri ora era una voragine spalancata dentro di sé. Quanto ipocrita era stato? Combattere per il mondo. Una stupida illusione in cui si era cullato fin quando Wanda non era entrata nella sua testa, durante lo scontro con Ultron. Lui non era niente senza la guerra e nemici da sconfiggere, perché il destino di famiglia e normalità era morto con Peggy. Forse non si sarebbe placato neanche con lei, l'aveva nelle vene quella voglia di lottare. Solo negli ultimi anni aveva combattuto per non dover affrontare le proprie battaglie, incapace di distruggere i suoi fantasmi e metterli a tacere sgravandosi di colpe che non dovevano appartenergli. Aveva seguitato a sbagliare e alla fine il destino gli aveva presentato l'amaro conto, facendogli perdere ogni cosa. Non c'era altra parola che potesse usare, nonostante i propri sforzi alla fine non c'era stato nulla da salvare.

Volse lo sguardo intorno, dalle ampie vetrate poteva scorgere l'immenso parco e la rimessa del quinjet, amava e odiava quel posto. C'era stato un tempo che l'aveva considerato casa. Lui che una casa non l'aveva più da tempo. La ricercata stabilità, dopo il risveglio, finalmente l'aveva vista nel complesso degli Avengers. Un luogo dove appartenere, un lavoro che gli permettesse di debellare il crimine e continuare a combattere. Amici con cui parlare e qualcosa che non sperava gli sarebbe ricapitato. C'era anche stato un momento, di quella vita, in cui aveva pensato di aver reso il mondo un posto migliore. Cosa restava delle battaglie vinte se poi la guerra l'avevano persa? Forse a sentire ancora di più il peso del proprio fallimento. Un macigno che lo stava piegando in due. Aveva passato anni a nascondersi etichettato come fuorilegge. Lui che aveva fatto di tutto per vivere secondo le regole. Era morto per salvare il mondo e per cosa? Gli avevano impedito di essere al fianco di Tony nel momento del bisogno, solo perché aveva difeso un amico che non aveva tutte le colpe per il male fatto. La fitta di dolore si fece sentire forte, come sempre quando pensava a Bucky. Lo aveva visto svanire sotto i suoi occhi, ancora una volta, per l'ennesima volta senza poterlo salvare. Impotente. Erano bambini indifesi dinnanzi all'operato di Thanos. Un moscerino, ecco come si era sentito scontrandosi contro quel gigante. Cos'era servito diventare un Super Soldato? Un esperimento da laboratorio come lui avrebbe dovuto far fronte alla forza di quel bestione, invece era caduto al primo pugno.

Respirò a fondo cercando di non cedere allo sconforto. Sapeva di non poter contrastare un nemico con poteri sovrannaturali, ma Thanos non aveva usato il guanto dell'infinito con lui e questo faceva male. Battuto in forza, quando la forza era l'unica cosa che possedeva per combattere. No, non poteva farsi abbattere così. Una soluzione andava trovata. Erano gli Avengers, lo dovevano al mondo: cercare di riportare le cose com'erano prima della decimazione. Se c'era anche solo una possibilità nulla li avrebbe fermati dal metterla in pratica, peccato non fosse lui la mente della squadra.

Lo chiamavano Cap. Lo reputavano il leader in grado di condurli nelle battaglie, forse in rispetto dei suoi cento anni. Ma in realtà non era la mente degli Avengers. Quel ruolo apparteneva a un solo uomo. L'ideatore della squadra, l'unico che sapeva come gestire le cose e anche peggiorandole, ma poi riusciva a mettere tutto al suo posto. Dov'era ora? In quale sperduta galassia si trovava? Bruce gli aveva detto che aveva seguito uno stregone in possesso della gemma del tempo. Pepper li aveva informati che l'ultima volta che aveva sentito Stark era nella navicella spaziale, comparsa a New York. Dopo non c'erano altre notizie.

Steve tremò, cercando inutilmente di contenere l'ansia. Il titano quando si era scontrato con loro aveva tutte le gemme, mancava solo quella di Visione e questo voleva dire che Iron Man si era battuto con quel mostro. Se fosse andato a buon fine, nonostante la perdita della gemma, Stark avrebbe trovato di sicuro il modo di mettersi in contatto con la terra. Quindi se non era stata la decimazione, forse era morto combattendo su un pianeta straniero? Scosse con forza il campo. No, non lui. Era troppo astuto e furbo per morire così. Doveva credere che stesse tornando a casa. Tony sarebbe tornato e lui gli avrebbe chiesto scusa, non solo per quanto accaduto in Siberia ma per tutte le parole taciute negli anni. Il destino doveva concedergliela quell'opportunità, dopo poteva anche morire nel tentativo di riportare le cose com'erano ma prima doveva parlargli un'ultima volta. Voleva chiudergli quella bocca in grado di zittirlo con la sua pungente ironia, costringerlo a starlo a sentire se fosse stato necessario... forse aveva più possibilità di disfare l'operato di Thanos.

«Vuoi fissare il vuoto ancora per molto? Oppure vogliamo metterci al lavoro? In effetti è molto più interessante fissare il nulla che stare a sentire gli altri, ti sei perso qualche litigio di troppo. Vuoi sapere a che punto siamo? Proprio dove ci hai lasciato ore fa.» Rise, quella era la stessa battuta che aveva fatto lui a Nath quando, dopo la battaglia con Ultron, l'aveva trovata a fissare un muro. Conosceva il dolore della donna per la sparizione di Banner, sebbene non fosse nella sua natura dimostrarlo. Steve sapeva che in quel momento le priorità erano altre, ma non poteva fare a meno di sentire il peso di quell'assenza. Inoltre non voleva stare con nessuno. «Volevano venirti a chiamare, il tuo allontanamento è stato notato. So bene che tutti abbiamo la necessità di un momento per riprenderci, però... mai come ora l'universo intero ha bisogno di noi, di tutti quelli rimasti e soprattutto di te. Ti va di parlarne? Intendo di parlare davvero, Steve. Come quella volta che ti ho chiesto di essere sincero. So che non sono la persona più aperta a questo mondo, ma sono l'unica che può capirti. Cosa ti turba così tanto?»

«Non dovresti essere qui, se non sbaglio anche tu hai delle cose in sospeso.» L'altra sorrise senza accennare ad andarsene. Poteva giocarsi tutte le sue carte migliori, ma la donna non se ne sarebbe andata senza prima conoscere la verità. Nath pretendeva di capirlo? Una persona solo era in grado di farlo, Buchy. L'amico di una vita. L'amico sempre pronto a salvarlo. Colui che nel bene e nel male era sempre presente. Doveva tutto a Buchy, quando non aveva nulla c'era lui al suo fianco. Sebbene l'amico non gli avesse chiesto niente, Steve aveva anteposto la sua salvezza ai propri sentimenti. Si era messo contro la persona che più di tutti contava per lui, solo per l'immenso debito nei confronti dell'amico. «Non so che fare. Ho quasi cent'anni, eppure nulla di quanto ho vissuto può aiutarmi a superare quello che è accaduto.»

«Nessuno di noi lo può superare, darci inutilmente la colpa di non aver fatto abbastanza serve a poco. Non è colpa tua, Steve. Abbiamo lottato e perso, ma non è ancora detta la parola fine. Solo che, forse sono gli anni passati insieme a darmi questa sensazione, non è solo la perdita di Buchy a sconvolgerti tanto. Sei diventato bravo a mentire però questo volto afflitto, quegli occhi pieni di lacrime sono per il tuo migliore amico, per non essere riuscito a fermare Thanos oppure per una persona che non sappiamo che fine abbia fatto?»

Nath non aveva freni con la lingua, sempre con la parola pronta per mettere alle strette. Alzò gli occhi al cielo, ci girava introno ma la vera motivazione l'aveva centrata a pieno. Vedere di nuovo sparire l'amico sotto i suoi occhi e lui incapace di salvarlo, era stato terribile. I sensi di colpa nei confronti di Buchy non sarebbero mai spariti. Era a causa sua se era volato giù da un treno in corsa. Era a causa sua se l'Hydra lo aveva trasformato in un assassino privo di scrupoli. Era a causa sua se di nuovo lo aveva perso e forse stavolta davvero per sempre. «Il mio debito nei confronti di Bucky non potrà mai essere saldato...»

«Ti prego! Steve è assurdo quello che dici. Non puoi incolparti per tutto quello che gli capita o che fa. Lo hai salvato più di una volta. Non seguitare a credere che devi salvarlo in eterno, anche da se stesso.»

Un discorso logico, ma dal giorno in cui lo aveva ritrovato continuava a chiedersi: perché non l'ho cercato invece di crederlo morto? Se fosse andato in cerca del corpo per dargli sepoltura forse l'amico non sarebbe finito nelle mani dell'Hydra. Una scelta diversa e Howard e Maria Stark non sarebbero stati uccisi dal Soldato d'Inverno, e forse la battaglia contro Thanos lui e Tony l'avrebbero combattuta insieme. «Lo so Nath, ma le conseguenze di una mia mancanza hanno scatenato una serie di eventi che forse non sarebbero accaduti. Dovevo cercarlo quando l'ho visto precipitare, invece ho dato per scontato che fosse morto.»

«Sei stato congelato per settant'anni. Hai creduto di salvare il mondo con il tuo gesto eroico e invece come sappiamo non è andata così. Howard Stark ti ha cercato, senza mai ritrovarti eppure eccoti qui. Davvero vuoi ragionare con i se, ma o forse? Mi aspetto qualcosa di più da te. La vita è come una giocata alla roulette, puoi credere che la pallina finirà su un numero. Puntare tutto perché sei convito che uscirà, ma è il destino ad avere parola finale.»

Un consolante pensiero, che non spegneva il senso di colpa. Strinse le mani tra loro, sentì le dita scricchiolare. Voleva davvero confidarsi con qualcuno, non lo aveva fatto neanche con Sam sebbene fosse stato presente a una discussione privata avvenuta tra lui e Tony. «Ormai mi conosci bene. Mi dispiace deluderti. Ultimamente accade spesso. Quando si desidera cambiare ciò che accade ragioniamo sempre con i se, i ma e i forse. Vorresti tornare indietro perché è più facile pensare che hai preso la strada sbagliata, invece di comprendere dove sta lo sbaglio e porvi rimedio.»

«È questo che ti tormenta ora? Non sei in grado di capire come fare apporre rimedio a uno sbaglio? Qualcosa mi dice che Thanos e il suo operato non c'entrano nulla. Quello appoggiato su tavolino è il cellulare che hai mandato a Tony. Bruce ha detto che stava per chiamarti quando sono stati attaccati, è stata una fortuna che lo abbia trovato tra le macerie per farlo lui. Sebbene abbia ritardo solo le cose.» Quanto accaduto non poteva essere disfatto, non nell'immediato perché una soluzione se c'era loro avrebbero fatto di tutto per trovarla. Ma per la prima volta voleva essere davvero egoista, non gli importava nulla che non fosse Tony. Doveva sapere in quale sperduta galassia fosse, magari bisognava di aiuto ed era solo... «Steve, l'ultima volta che l'ho visto non è stato un piacevole incontro. So che aveva le sue ragioni per agire in quel modo. Lo prenderei a pugni per com'è concentrato su se stesso e il proprio ego, ma se c'è una persona a questo mondo che sa come cavarsela sempre quello è proprio Stark.»

Sorrise, cercando di mascherare la piaga dolce sulle labbra mordendole. «Hai ragione, in un modo o in un altro riesce sempre a farcela. Ma stavolta?» Finalmente alzò lo sguardo, per guardare il volto stanco della donna seduta di fronte a lui. Ammetterlo ad alta voce poteva rendere ancora più tangibile il loro fallimento non solo come super eroi, ma anche come persone. «Avremmo dovuto combattere insieme. Abbiamo perso perché non eravamo uniti come squadra.»

L'unità delle loro forze si completavano tra loro, dove mancava uno arrivava l'altro, era stato così fin dal primo attacco dei Chitaury a New York. Certo ci avevano impiegato del tempo a diventare un team, ed era anche vero che ogni tanto le loro estrose personalità li dividevano ma nella battaglia finale erano sempre insieme. Non questa volta però e proprio quando l'universo intero necessitava di quell'unione. Poteva sembrare da codardi quel discorso, lui nella sua solitudine ne aveva vinte di battaglie e così anche gli altri, ma insieme avevano davvero sconfitto forze inimmaginabili. Il sorrisino malizioso sulle labbra di Nath non gli piaceva per niente. La donna si vantava spesso di essere un genio. Non necessitava certo di una mente eccelsa per comprendere le sue affermazioni.

«Questo insieme di cui parli è rivolto alla squadra oppure a due membri in particolare? Sai può essere parecchio frainteso il tuo pensiero. La squadra era al completo, mancava solo una persona e credimi non è mancata solo a te. Ognuno di noi, almeno quelli ancora in vita, si stanno chiedendo dove sia. Abbiamo bisogno della sua mente geniale, anche se non sempre si muove nella direzione giusta. Le sue idee per risolvere problemi impossibili hanno un che di sbalorditivo.» Tossì e si appoggiò allo schienale della sedia, non le avrebbe dato subito la soddisfazione di sapere cosa c'era dietro alle infinite incomprensioni tra lui e Tony. «Stiamo cercando un modo per uccidere quel mostro e riportare in vita la popolazione. Potrebbe essere un viaggio di sola andata, perché finalmente non permetti al tuo animo di trovare pace? Non scuotere la testa, Steve! Sei cambiato, posso comprendere che tutto quello che è accaduto ti ha costretto a vedere che non sempre chi detiene il potere lo fa in nome della giustizia. Questo però dovevi saperlo già dopo la caduta dello S.H.I.L.D. Quindi prendi fiato e parla. Stark è in viaggio per la Terra, io so che tornerà e quando lo farà vorrei che tu sapessi esattamente cosa intendi per quell'insieme. Perché dopo non ci sarà più tempo per farlo, abbiamo fatto una promessa che va mantenuta.»

«Quando combatti tutta la vita arrivi a un punto in cui vorresti solo ritirarti. Io non l'ho fatto, ho continuato a battermi per il bene del mondo. A modo nostro, in questi anni di esilio, siamo andati avanti. Ma ti sei mai chiesta cosa abbiamo sacrificato?» La Vedova Nera scosse il capo. Strano da lei si sarebbe aspettato una parola pungente oppure una spiegazione, com'era solita fare. Forse ci aveva pensato ma non se la sentiva di rispondere. «Io l'ho fatto. Ho sacrificato la mia vita prima di aprire gli occhi e vedere esattamente il mondo come funziona. Ed è così assurdo pensare che avrei dovuto saperlo, perché era sotto il mio sguardo anche settant'anni fa.»

«Conosci la mia storia. Quello che ho fatto è una conseguenza della vita vissuta, non conoscevo altro modo di vivere. Sono stata addestrata per uccidere. Sapevo di non star facendo la cosa giusta ma ho continuato. Non combatti sempre dalla parte del bene, dopo un po' inizi a vedere e sta a te cambiare direzione. Solo questo discorso, perché?»

«Ti ricordi cosa mi disse Stark, quando ci siamo incontrati per la prima volta? Io il filo spinato lo taglierei.» All'altra annui. «In questi anni ho capito, che invece di stendermi a martire per far passare gli altri avrei dovuto trovare una soluzione per farlo prima per me. Questo per dirti che si abbiamo fatto una promessa, ma non la manterrò solo per il mondo, le galassie o l'universo lo farà prima di tutto per me!»

«È la prima volta che ti sento parlare così. Un po' di sano egoismo ci vuole per sopravvivere Steve. Ma dimmi in tutto questo cosa c'entra Stark?»

Stava cercando di sfuggire dal raccontare qualcosa di molto privato e che forse Tony non voleva neanche che si sapesse. «Potrebbe essere una storia lunga, Nath. Inoltre non riguarda solo me.»

Quanto accaduto tra lui e Tony era difficile da spiegare. Come si potevano descrivere quelle sensazioni? Lui non era mai stato bravo a voce, perché se lo fosse stato forse l'avrebbe fatta uscire con lui, dopo quella notte. Sarebbe bastato anche un semplice resta. Magari avrebbero continuano a essere in disaccordo su tutto, ma non ci sarebbe stato quel rancore di sottofondo.

«Non ci crederai, ma ho molto tempo a disposizione. Bruce e Rudy stanno mettendo insieme una strategia. Thor è perso nel suo mondo di lutto. Siamo solo io e te. Ti prometto che resterà tra me e te, anche quando Stark mi darà palesemente sui nervi per le sue uscite. Non userò queste confessioni contro di lui.»

La guardò storto, ci provava in ogni modo a metterlo in imbarazzo. Ovviamente non aveva intenzione di raccontare i particolari, ma comunque stava per aprire la finestra su quei sentimenti taciuti e non con la persona a cui erano rivolti. Strinse i pugni muovendo la testa. Stava cercando inutilmente di trovare un punto su cui fissare lo sguardo, qualunque superficie andava bene tranne gli occhi della donna. Non poteva guardarla in faccia mentre si metteva a nudo. Non sapeva neanche se fosse giusto farlo senza l'autorizzazione di Tony, quella poteva essere un'altra pietra che andava a ingigantire il muro che li divideva. «Come sai conoscevo suo padre. C'è sempre stata una specie di ammirazione tra me e Howard Stark. Tony assomiglia molto a suo padre: abile parlantina, un'intelligenza fuori dal normale, la passione per il pericolo e una grande sfacciataggine. Credo di non averlo mai detto a gran voce, ma c'è stato un periodo in cui sono stato geloso di quel genio.»

«Geloso di Howard Stark? Perché mai, cosa ha fatto?»

Nath rideva mentre pronunciava quelle parole. «Andiamo era un uomo piacente all'epoca, quei modi di fare spigliati e l'inventiva avrebbero fatto colpo su molte. Credevo che tra Howard e l'agente Carter ci fosse del tenero. Ricordo che travisai una parola, a mia discolpa prima di diventare un Super Soldato non avevo mai sentito simili termini...»

«Aspetta! Ora voglio sapere qual è stato il termine che ti ha portato a credere che ci fosse del tenero tra i due.»

«Fondute!» Natasha scoppiò a ridere e lui le andò dietro. La sua mente aveva fantasticato parecchio su cosa facessero in Svizzera quei due. Certo Peggy non era stata gentile nel mostragli la sua di gelosia, ma gli aveva aperto gli occhi su una cosa: non capiva niente delle donne. Ci aveva messo tempo ma aveva capito il motivo. «Ero geloso, però lei non è stata da meno. Mi vide baciare una ragazza e mi sparò addosso, per fortuna che avevo lo scudo!»

«Dio, dovevi essere proprio cotto di lei. Sei uscito da anni dal ghiaccio, ho provato a spingerti verso alcune donne. La stessa Sharon, l'unica che aveva delle possibilità, non è riuscita a cancellare il suo ricordo. Cosa aveva di così speciale?»

«Non era speciale. Aveva forza, sapeva piegarti per ottenere rispetto senza perdere la sua femminilità. Lei mi ha visto. Ha visto il vero Steve. Un ragazzo malaticcio che non possedeva i requisiti per essere arruolato nell'esercito. Un ragazzo pronto a sacrificarsi per il bene degli altri e ha continuato a vederlo anche dopo il siero.» Il ricordo di Peggy, come sempre, gli aprì una voragine al centro del cuore. Glielo aveva tenuto nascosto che il suo sacrificio non era servito a nulla. Bastava il proprio di rimpianto, avrebbe potuto vivere la vita insieme a lei invece che addormentato nel ghiaccio. «Lei è stata la sola, non ho amato nessuna donna dopo. Forse perché ho ricercato il suo volto, quei modi di fare e non è giusto amare qualcuno solo perché vedi una proiezione di chi non puoi tenere più a tuo fianco.» C'era un sorriso amaro sul volto di entrambi, ma ormai nulla poteva essere cambiato. «Siamo onesti, non ho avuto neanche il tempo di conoscere bene qualcuno una volta risvegliatomi dal ghiaccio. Il mondo era cambiato e io avevo troppo da recuperare. Insomma nuove battaglie da combattere e un nuovo Stark con cui avere a che fare.»

«Credevi di trovarti di nuovo d'avanti al vecchio Stark? Sono molto diversi. Ho sempre visto in Tony egoismo, gliel'ho rinfacciato anche durante il casino di Zeno. Tempo fa Fury mi chiese di tenerlo d'occhio, ha rischiato la vita per essere un super eroe piantandosi nel torace il palladio. Quando è diventato Iron Man, dopo il tradimento di Obadiah Stane, Tony ha iniziato a guardarsi le spalle. Non so spiegartelo, ma è diventato più diffidente come se una parte di lui non fosse più in grado di credere in nessuno. Sono stata addestrata per confondere le idee, non credo di essergli stata indifferente a livello fisico, ma non si è mai fidato di me. Sapeva che gli mentivo. Ha sempre pensato che lo avrei tradito, com'è stato tradito da altri ed è successo dopo Lipsia. Mi ha accusato di fare il doppio gioco e il resto lo conosci.»

«Non me lo avevi mai detto.» L'altra scosse la testa, come se non fosse necessario che lui venisse a conoscenza di quel passato. «Posso comprendere quanto sia stato difficile per lui scoprire di avere per nemico proprio il miglior amico di suo padre. A volte è difficile accettare che proprio in chi più crediamo e il nemico da cui difenderci.» Magari era per quello che non riusciva a mettere da parte se stesso? Il pensiero che di chiunque si sarebbe fidato alla fine lo avrebbe tradito? Sorrise, in Siberia oltre ad aver tradito lui, sapeva di aver tradito anche qualcun altro importante per Stark. «Sai, Tony non è uno che prova invidia ma io so che la provava nei miei confronti. Più volte mi ha rinfacciato di come suo padre parlasse bene di me, della stima profonda che sentiva nei miei confronti. Non lo ammetterebbe mai ma gli è mancata quella stima da parte di Howard, ha sempre dovuto fare i conti con un titano e lui non è mai arrivato a quei livelli. Per quante strade provi, sembra sempre fallirle tutte.» Abbassò gli occhi, stava vivisezionano le azioni di Tony senza che lui potesse obiettare o freddarlo con una delle sue frecciatine. Non aveva la presunzione di star dicendo una verità, però c'erano le parole che l'altro gli aveva detto durante le notti passate insieme da soli. Non era tipo da mostrarsi apertamente, ma per la prima volta non c'erano state maschere a difesa di quel volto. Si era aperto permettendogli di vedere ogni sua fragilità.

«Lo ammiri. Ammiri Tony Stark, non lo avrei mai detto. Cerca di prendere per buone queste parole, siete così diversi all'apparenza eppure in qualche modo vi completate.»

Fece una smorfia, abbassando lo sguardo. Nath aveva detto ad alta voce un suo pensiero. Lui e Tony si completavano. «Come potrei non ammirarlo? Ha una mente geniale e un ego sproporzionato, fa parte del suo io mettersi al di sopra di chiunque. Forse non sempre nel modo appropriato ma cerca di fare del bene. Ha chiuso la produzione di armi, quanto ha capito che non era la strada giusta invece di continuare a farsi chiamare il "Mercante di Morte". Stark vede le cose in modo differente da me, ma alla fine siamo due solitari che vorrebbero salvare il mondo. Solo che lui combatte per non farlo più, mentre io... non so stare senza battaglie.»

«Steve? Perché non mi racconti esattamente cosa c'è stato da tra te e Stark. Andiamo stai tergiversando e lo fai perché non sai come iniziare, ma se vuoi posso darti una mano io.» Eccola che si metteva comoda sulla sedia, per fortuna che un tavolo li divideva altrimenti Nath avrebbe potuto sentire il cuore che gli batteva a mille. «Deve essere stato alla Stark Tower, quando è diventata l'Avengers Tower. Non avevi un posto dove andare dopo la fine dello S.H.I.L.D. La casa che ti avevano affidato non rientrava più nei pagamenti di nessuno e il vendicatore non da uno stipendio fisso per mantenersi. Stark ti ha offerto un alloggio, come ha fatto con me e Bruss.»

Annui. Quando Stark glielo aveva proposto era stato chiaro nel dirgli che avrebbe cercato casa, eppure non lo aveva mai fatto. «Già, tu non c'eri mai. Banner era nel suo mondo e lui... Aveva una bellissima villa e la relazione con Pepper, molte volte sono stato solo in quella grande torre. Ammetto che spesso era deprimente guardare la vita scorrere da un vetro e non poterne fare parte.»

«Steve, la solitudine che senti è qualcosa che nessuno può aiutarti a superare. Non so cosa si provi a essere catapultati in un mondo diventato estraneo. Scoprire di aver perso le persone che conoscevi o vederle invecchiate mentre tu sei ancora fermo a millenovecentoquarantacinque. So che questa cosa di sentirti fuori posto, di essere sopravvissuto mentre altri sono morti ti fa sentire sbagliato, ma non è così.»

Lui doveva vivere perché destinato a qualcosa di grande. Anche lui glielo aveva detto, e forse ora quel qualcosa di grande era arrivato. Finalmente dopo avrebbe anche potuto uscire di scena. «Le stesse parole me le disse Tony. Una sera, quando ci siamo ritrovati a dividere una birra e la stessa solitudine. È iniziata da lì, la nostra amicizia. Io avevo bisogno di parlare e lui di essere ascoltato. Quando il mondo ti vede come un super eroe non vuoi mostrare la tua fragilità, pensi di perdere la fiducia che l'intero mondo ripone in te. Ti dimentichi quasi di essere un uomo con dubbi, tormenti e timori ma questi non spariscono. Scavano insicurezze, fanno male e per allontanarli c'è bisogno di qualcuno che comprenda e capisca, perché vive la tua stessa situazione.»

«Siete stati bravi a nasconderlo alla squadra. Ma come ti ho detto prima: potete comprendervi solo tra di voi.»

Chissà perché parlare di lui glielo faceva sentire ancora più lontano. Restare nell'incertezza faceva male, ma poteva solo attendere il suo ritorno. Un'attesa per ripercorrere una storia che non avrebbe mai dovuto nascere. Una storia mai nata per la propria inettitudine di mostrare sentimenti. «Quando Ultron ci attaccò per la prima volta, nessuno a parte Tony ha compreso cosa davvero volevo dire con insieme. Ci sono state così tante parole tra di noi a volte anche prive di logica, eppure zittirlo con l'unica che gli ho detto per sbaglio... la considero come una mia personale vittoria sulla favela altamente pungente di Tony Stark.»

«Hai davvero stuzzicato la mia curiosità. In effetti in quel momento mi sembrava strano che se ne stesse così in silenzio. Aveva sbagliato ma c'era altro che lo faceva sentire nel torto. Permettimi di capire perché siete stati così in disaccordo sugli accordi di Sokovia. Gli hai tenuto nascosto della morte dei genitori solo per difendere Bucky? Non sapevi come dirglielo o soltanto perché qualunque fosse stata la reazione di Stark avresti difeso il tuo amico?»

Era brava a centrare in pieno le cose. Ma non le avrebbe dato quella soddisfazione. Non subito almeno. «Vuoi starmi a sentire oppure preferisci costruirti la storia tirando a indovinare.»

«Credimi Steve è divertente vedere come muta il tuo volto a seconda di quando dico una verità che vorresti tacere. Però voglio sentirtelo dire. Devi abbandonare i dubbi, ci servi lucido e devi esserlo quando tornerà Stark.»

«Non hai il minimo dubbio, dai per certo che sia vivo?» Era confortante sapere che lei la pensava allo stesso modo. Anche lui aveva quella convinzione che Tony stava tornando. Una convinzione che chiunque lo conoscesse sentiva forte. Pepper per prima aveva detto che sarebbe tornato, se c'era una cosa da non dare mai per scontata era la forza di sopravvivenza di Stark.

«Proprio come te. Io e te sappiamo bene che non molla mai. Credimi Steve è vivo, ho anche il sentore che quando tornerà il primo a cercare sarai tu.»

Le sorrise, si sentiva rilassato nonostante quello che stava per dirle. Natasha non lo avrebbe mai giudicato, al contrario gli avrebbe fornito il supporto per continuare ad attendere e anche un modo per vedere il passato in modo differente. Lo avrebbe aiutato a sgravarsi dei persi inutili che seguitava a trascinarsi dietro, e al ritorno di Tony sarebbe stato pronto ad affrontare le conseguenze delle parole taciute negli anni.

Continua