Preludio Secondo
Ti voglio.
Te l'ho detto con il vento
che come bruco gioca nella sabbia;
come un organo irato tempestoso;
te l'ho detto con il sole,
che dei giovani indora i corpi nudi
e nelle cose innocenti sorride;
l'ho detto con le nuvole
meste frondi che il cielo sostengono,
tristezze fuggitive;
l'ho detto con le piante
le diafane creature che si coprono
d'improvviso rossore;
te l'ho detto con l'acqua
vita lucente che nasconde l'ombra;
e te l'ho detto con la mia paura
e te l'ho detto con la mia allegria,
e con astio, e tremende parole.
Non mi basta:
oltre la vita voglio
dirtelo con la morte:
oltre l'amore voglio
dirtelo con l'oblio.
-Luis Cernuda
-Va bene- disse il professore. -Controllo completato. Puoi rivestirti.
Si sollevò dalla piastra pulsante del laboratorio, cercando la camicia. Per quanto la plastica vetrosa della superficie fosse sempre piacevolmente calda… e per quanto le normali temperature non gli facessero nessun effetto… provò comunque un brivido involontario nel fissarla mentre si spegneva. Quel macchinario funzionava sia per la diagnostica e per la manutenzione che come caricatore per le celle d'energia quando necessario… ma dopo l'ultima brutta esperienza che gli era capitata, provava sempre disagio ogni volta che doveva distendervisi sopra per un esame di routine o addormentarvisi per una notte di ricarica. E in fondo è anche un ricordo costante del fatto che non saremo mai più persone normali, pensò. Probabilmente anche gli altri provano la stessa cosa.
L'anziano scienziato stava fissando lo stampato del computer. Preferiva ancora affidarsi a registrazioni cartacee quando poteva, nonostante ormai da diversi anni avesse problemi di vista. Quando si appartiene ad un'altra epoca… è difficile perdere certe abitudini. -Come immaginavo- esclamò infine, battendo sui fogli col dorso della mano. -Ancora nessuna traccia di anomalie. O di una possibile onda di controllo mentale.
-Il computer potrebbe sbagliarsi?
-È almeno la quarta volta che ripeto questo test su tutti voi e i risultati sono sempre gli stessi. Eppure tutti riferite di avere le stesse sensazioni e gli stessi sintomi. Per lo più collegati all'uso dei vostri poteri. Non so proprio quale potrebbe esserne la causa… anche se le visioni… siete soltanto in due ad averle avute, finora. Potrebbero essere scollegate dal resto. A questo punto, comunque, non so proprio dove sbattere la testa.- Allargò le braccia bruscamente e mise via il malloppo di carte. -Questa cosa mi fa impazzire.
Suo malgrado, il ragazzo sorrise per un attimo. Il professore aveva sempre creduto nella scienza più che in ogni altra cosa. Non si sentiva mai a suo agio quando questa sembrava non dare risposte. E nella situazione attuale, era come se qualsiasi logica e coerenza non valesse più. -Non era…- Ammutolì, pensieroso. -Non era che non me lo aspettassi anch'io. Anche se speravo di sbagliarmi. In fondo… sono sempre riuscito a percepire le onde mentali. E a contrastarle attivando il mio potere a bassa frequenza. Però, in questo periodo non ho avvertito nulla. Neanche quando alcuni degli altri hanno chiaramente perso il controllo. E neanche i più percettivi tra noi… o i sensori del centro… hanno rilevato interferenze provenienti dall'esterno.
-E questo cosa credi voglia dire? Non penserai…
Un cenno d'assenso. -Sì. Per quanto sia incredibile… o per quanto non voglia pensarci… una possibilità è che i nemici dicano la verità. Che quest'influsso negativo non provenga da fuori ma da dentro di noi. E in questo caso… non avremmo nessuna arma in grado di contrastarlo.- Trasse un profondo respiro. -Professore… in che modo riesco esattamente a resistere alla telepatia? È solo questione di forza di volontà? Oppure…
-Questo si collega all'altra domanda che mi avevi fatto, vero?- Il vecchio corrugò la fronte. -Vieni. Ti mostrerò quello che ti interessa… quello che posso, almeno.
Lo condusse nella piccola infermeria, spense le luci e accese lo schermo gigante. Comparve una radiografia luminosa, in scala, a colori, con didascalie. Lui ebbe un sussulto involontario nel riconoscere ancora una volta il proprio corpo dall'interno. -Ricordi il primo schema della tua struttura che ti feci vedere, tanti anni fa? Questo è molto più dettagliato.
Il vecchio prese una lunga bacchetta e cominciò ad indicare i vari apparati come un maestro alla lavagna. -Naturalmente conosci a grandi linee dove si trovano gli organi principali… tutti mi avete fatto da assistenti nelle operazioni, una volta o l'altra. Mi sono sforzato di insegnarvi il più possibile perché possiate continuare ad aver cura di voi stessi quando io non ci sarò più… be', non cambiamo argomento con cose tristi, adesso.- Parecchie diapositive cominciarono a scorrere, a diversi livelli di dettaglio. -Saprai che non ho fatto parte… del progetto… fin dall'inizio. Fui uno dei primi ad essere reclutati, ma il nostro… controllore… aveva già completato il suo prototipo quando arrivai io… E non sono stato neanche l'unico a lavorare sugli altri… su di te. Ti dirò comunque tutto ciò che posso…
CLICK. CLICK. CLICK. Le immagini passavano l'una dopo l'altra. Progetti. Corpi aperti. Organi di plastica e fibra simil-organica, pompe per liquidi, generatori e contatori… non solo lui, ma anche gli altri… li aveva visti tutti sul tavolo operatorio, aveva aiutato a ripararli quando era stato necessario. Ma questo… queste informative realizzate così freddamente, o addirittura con orgoglio per la propria opera… gli comunicavano un così profondo senso di repulsione… di violazione.
Siamo oggetti. In fondo… nient'altro che cose… cose inanimate…
Ma aveva voluto lui quella spiegazione. Così si costrinse a non mostrare ciò che provava.
Anche se, davanti a una di quelle immagini in particolare… non poté fare a meno di voltare la testa con un tremito. Il professore se ne accorse e ne scelse subito un'altra, imbarazzato.
-Naturalmente, i materiali adoperati… le leghe speciali, i tessuti sintetici… furono, e ancora sono, gli stessi per tutti voi… come anche gli organi principali e la struttura di base… per questo ognuno sarebbe teoricamente in grado di donare un proprio dispositivo ad un altro in caso di necessità, come… è già successo. Siete tutti compatibili tra voi e… con i modelli prodotti in seguito.
Siamo un po' tutti fatti alla stessa maniera…
Carne della mia carne… i miei fratelli… più simili a me di quanto sarà mai qualunque altro essere… sostenuti dallo stesso liquido nutritivo artificiale…
Carne della mia carne e… sangue del mio sangue…
-Poi, ovviamente, ci sono i dispositivi individuali. E qui andiamo sul complicato. Ogni volta imparavamo un po' di più su quel che stavamo facendo, e cercavamo di applicare le nuove scoperte, le nuove nozioni, sui soggetti successivi…
Le diapositive divennero diagrammi comparativi. Alla sua immagine da un lato dello schermo si affiancava di volta in volta quella di un compagno diverso. -I circuiti cerebrali… questi non li ho progettati né implementati io… e a dire il vero non so nemmeno come esattamente funzionino tutti… ma come vedi sono stati copiati in diversi punti… qui, qui e qui… alcuni sono banche dati, altri schede di programmazione dove inserire…
È così che ho imparato a pilotare un aereo… a sparare col paralizzatore… a parlare lingue diverse… a far funzionare macchinari complessi, senza dover fare la fatica di apprendere… tutto alla perfezione… solo per dei dati riversati direttamente qui dentro, nella mia testa, senza l'intervento della mia volontà…
-...ma se questo ti dia effettivi poteri psichici, non posso dirlo. Anche se hai dimostrato più volte un intuito fuori dal comune, in questi anni… ma potresti averlo posseduto anche prima. Non lo so. A dire il vero…- Il professore mugugnò e s'interruppe, passando alla schermata successiva.
-Diversi altri sistemi li conosci. Anche se nel tuo corpo funzionano diversamente… e interagiscono diversamente tra loro… a confronto degli originali. Fibre muscolari estremamente flessibili e robuste… modalità d'attacco subacqueo, per quanto in versione depotenziata… abbiamo dovuto fare certi apparati più piccoli per te, altrimenti non ci sarebbe stato posto per il resto. In un certo senso, questo mi ha permesso di effettuare un lavoro più elegante e conservativo rispetto alla maggior parte degli altri…
Io parte di loro… loro parte di me…
-La tua coordinazione occhio-mano e la tua mira sono superiori a quelle di qualunque cecchino. Inoltre, queste cellule sintetiche flessibili a struttura vibratoria aumentano la tua agilità e il senso propriocettivo, oltre a permetterti maggiori capacità di manovra in spazi ristretti. Sono molto più stabili e facili da controllare degli esemplari iniziali. E lo strato sottocutaneo di lega ignifuga ti rende quasi immune alle alte temperature… senza tema di smentita, avevo ben ragione a definirti il mio capolavoro…
Si rendeva conto di stare parlando di lui come di un semplice macchinario, aumentando il suo disagio? Forse no. Sembrava completamente immerso nelle specifiche tecniche… Forse solo nei primi tempi in cui era stato con loro si era comportato così freddamente. Era solo stanco… oppure… risentiva anche lui di quelle strane alterazioni dell'animo? Ad ogni modo, l'ascoltatore tacque e lo lasciò continuare, sbirciandolo solo ogni tanto di sottecchi.
-E qui ovviamente veniamo al punto cruciale. Il tuo dispositivo principale. Anch'esso era già stato testato prima, ma fra tutti… te ne sarai accorto… è quello che si differenzia di più dal prototipo… e quello che è cambiato di più nel corso degli anni. All'inizio potevamo raggiungere soltanto una velocità di poche volte superiore a quella del suono. Abbiamo dovuto irrobustire la tua… la vostra pelle, perché potesse sopportare l'attrito… progettare appositamente i materiali delle uniformi… e comunque uno scatto a terra richiedeva caratteristiche completamente diverse rispetto ad uno in volo… potenza muscolare… spinta…
-Ma non funziona più come una volta. E non dovrebbe comportarsi come si comporta… sbaglio?
Il vecchio distolse lo sguardo dallo schermo, irritato per l'interruzione. -Sì. Come abbiamo già detto. E se è per questo… tu non sei neanche l'unico a presentare simili anomalie. Direi che è così per tutti voi.
-Cosa?…- Un nuovo sussulto.
-Era questo che ti stava a cuore sapere più di tutto, giusto? Be'... non me lo spiego neanche io. Naturalmente ci sono state delle migliorie. In mezzo secolo anche la scienza più progredita diventa obsoleta, e io ho continuato assiduamente coi miei studi… ma onestamente, le vostre prestazioni… soprattutto di recente… hanno raggiunto livelli che non dovrebbero essere possibili secondo i controlli di laboratorio. Oppure… riuscite a fare cose che non sono previste dalla vostra struttura...dalla vostra programmazione. E io non capisco il perché. Soprattutto tu… la tua resistenza al controllo mentale… i casi in cui sei riuscito a stabilire da solo una connessione telepatica diretta quando ti sei trovato in grave pericolo… per quanto rari… E dopo il tuo… incidente, ti ho studiato dentro e fuori fino al livello atomico. Tutto funzionava come previsto… eppure… no. Non ve ne ho parlato per non allarmarvi, ma è come se… i vostri poteri avessero iniziato ad evolversi per conto loro… in un modo che io non posso controllare né prevedere. E non ho idea di come continueranno a cambiare in futuro.
Lo fissò con uno sguardo sconfitto. Lui si sentì invadere da un'ondata di gelo. -Perciò aveva parlato di… catalizzatore? È questo che ci sta succedendo? È possibile… che abbia qualcosa a che fare con le nostre perdite di controllo?
-Temo… di sì. Posso solo fare delle ipotesi… che in qualche modo possedeste delle capacità latenti fin da prima, e che queste siano state liberate dal nostro intervento su di voi… in un modo che non riesco a comprendere. Nel tuo caso… da ciò che mi hai descritto… sembra che più che avere tempi ridotti di reazione e movimento, com'era all'inizio… tu sia diventato in grado di manipolare il tempo.
La mente gli vorticò. -Ma non è possibile…
-Non con la scienza attuale, no. E i tuoi impianti non dovrebbero poterti permettere di farlo, per come li ho progettati io. Tuttavia… a meno di buttare all'aria ogni mia nozione di fisica, e con tutto quello che sta succedendo non lo escludo… è l'unica spiegazione possibile. Ti muovi su un piano temporale diverso da quello del resto del mondo, forse perfino al di fuori del tempo… pur continuando ad interagire con esso. È qualcosa che esula dalle mie conoscenze. Diciamo pure… che sconfina nel soprannaturale.
-Soprannaturale…- Una parte di lui era spaventata a morte. Un'altra faceva collegamenti logici con incredibile calma. Era di QUESTO che il piccolo voleva avvertirmi?... -Ma se è così… sarebbe una coincidenza troppo strana, non è vero? Che tutti noi avessimo il potenziale per sviluppare poteri del genere?… Credevo che fossimo stati scelti a caso. Che avessero semplicemente raccolto delle persone che non sarebbero mancate a nessuno.- Con una eccezione, pensò. E gli balenò in mente qualcosa. -Professore, non ha parlato dei miei circuiti sensoriali. Anche quelli sono stati adattati da… da un modello precedente, non è vero?
-Eh?… Ah, sì… sì, certo. E non solo quelli, naturalmente.
-Come?
-Non te ne avevo mai parlato? Strano che mi sia sfuggito.- Le immagini scorsero rapidamente all'indietro per poi fermarsi di nuovo. -Da principio, uno dei problemi maggiori che dovemmo affrontare era la struttura ossea. Doveva essere allo stesso tempo flessibile, leggera e abbastanza robusta da sostenere il vostro peso accresciuto… oltre a mantenere le funzioni del normale midollo spinale, ovviamente. Non potevo rifarmi al lavoro precedente perché le sue proporzioni erano troppo diverse da quelle di un adulto… così dovetti ricominciare da zero… ma il risultato iniziale non mi soddisfece. Troppo rigido, troppo grezzo… così, quando ebbi l'opportunità di intervenire su un fisico più agile e delicato… ne approfittai per realizzare questo.
Una struttura aggraziata, lucente, campeggiò sullo schermo. Forme lunghe e affusolate, che quasi trasmettevano bellezza nonostante il materiale di cui erano fatte, nonostante lo sfrigolio dell'energia che le muoveva… così come il corpo che animavano. -Fu un successo. Una delle mie migliori creazioni. Non potevo però replicarlo su corpi più pesanti o che avevano subito ricostruzioni più invasive. Ma ovviamente… non c'è stato alcun problema ad impiantare questo stesso scheletro su di te. Direi anzi che è stato necessario, dato il tuo tipo di specializzazione. Dopo, quando c'è n'è stato bisogno, ho cercato di applicare le stesse migliorie su entrambi…
Il tremito violentissimo, incontrollabile, gli si diffuse in tutto il corpo. Non riusciva a distogliere lo sguardo. Si afferrò un braccio con l'altro, stringendo con forza.
Parte di me…
Carne della mia carne… e… osso delle mie ossa…
Chinò la testa. -Spenga. Spenga… per favore.
La luce del sole all'esterno era quasi accecante dopo il buio del laboratorio, calato ancor più fitto per qualche interminabile secondo quando lo schermo era stato disattivato. Non che ai suoi occhi potesse dare molto fastidio. Ma teneva ancora lo sguardo rivolto a terra, mentre si infilava la giacca.
I miei occhi…
Lo scienziato gli stava davanti sulla soglia, tenendo in braccio il neonato che taceva sia fisicamente che mentalmente. Un silenzio inquietante quanto i suoi strani discorsi di quei giorni. Gli lanciò un'occhiata fugace senza riuscire a decifrare la sua espressione.
-Quindi hai davvero intenzione di andare ad indagare? Pensi che potrà essere d'aiuto?
-È l'unica pista che abbiamo. Non ho molto da cui partire… i documenti che ci riguardavano sono stati quasi completamente distrutti quando siamo stati rapiti… ma ricordo qualcosa di molto vago. So in quale ospedale sono nato, e posso andare a cercare qualcuno dell'istituto… o del carcere minorile.- Non erano ricordi piacevoli. S'incupì ancor più. Se almeno fosse stato certo di essere sulla strada giusta. Ma sembrava che il piccolo oracolo non avesse intenzione di dargli altri indizi. -E poi… il percorso centrale dell'eclissi non passerà di qui… ma mi recherò nel parco di Garig Ganak Barlu, per osservarla in pieno nel momento culminante. Per qualche motivo… non riesco a spiegare il perché… ma ho la sensazione che sia molto importante.
Il vecchio annuì. -Parlavamo proprio di questo, non è vero? Le tue sensazioni a volte si rivelano una guida molto più precisa di tutte le deduzioni del computer. Quale che ne sia la ragione. Ti auguro di trovare quello che cerchi. E… torna presto.
-Certo. Spero solo che non vi attacchino durante la mia assenza. Mi terrò in contatto, se ci fosse bisogno del mio aiuto. Mi saluti lei gli altri.
-Non vuoi dirglielo di persona?
-No, io…- Probabilmente non avrebbero capito. Come potevano, se lui stesso non sapeva spiegarsi del tutto le sue ragioni? E quasi sicuramente avrebbero disapprovato che se ne andasse in giro da solo in un momento simile, per un motivo… apparentemente così futile. Era già successo altre volte. Inoltre… ultimamente avevano tutti i nervi a fior di pelle… per quanto si sforzassero, sembrava che non riuscissero più ad andare d'accordo come un tempo… e non se la sentiva di affrontarli adesso, in queste condizioni.
Siamo sempre stati così uniti… ma forse ora questa crisi ci sta dando il colpo di grazia. Forse ci sono cose a cui neanche la più grande delle amicizie può resistere… anche se non dovrei pensare questo…
Per non parlare del fatto che… dopo aver visto quelle immagini sventrate di loro… si sarebbe solo sentito peggio ad affrontarli. Specialmente…
-Stai andando via di nuovo?…
…lei.
Chiuse la porta interna, gli venne incontro con aria stupita. Avrebbe dovuto sapere che non sarebbe mai riuscito ad eluderla. -Perché… non hai avvertito nessuno?
-Ehm… sarà il caso che vada di là a controllare il sistema d'allarme- si affrettò a dire il professore. -Sapete, in caso di un altro attacco improvviso… Buon viaggio, allora. E facci avere presto tue notizie.- Si affrettò ciabattando verso l'interno dell'edificio, lasciandoli soli.
-Che cos'hai?- Non c'era ombra di rimprovero nel tono di lei, solo preoccupazione. Lui abbassò di nuovo gli occhi a terra, incapace di guardarla. E non solo per l'imbarazzo. Si sentiva come abbagliato alla sua vista. Sei… così bella… forse più di quanto ti abbia mai vista prima. E io… ti voglio così bene…
Ma aveva sempre condiviso con lei i suoi pensieri, fin dall'inizio di quella storia. Non sarebbe stato capace di tenerglieli nascosti adesso, e tantomeno di mentirle. Così le raccontò l'esperienza della sera prima e la decisione che aveva preso. E attese che parlasse.
Lei rimase pensierosa per un attimo. -E quindi pensi… che scoprire la verità su tua madre… e su di te… potrebbe aiutarci a superare il nemico?
-Almeno è quel che credo significhi. Quello strano discorso e… le immagini che ho visto in sogno.
-E vuoi andare da solo.- Era un'affermazione, non una domanda. Alzò gli occhi e la vide tranquilla in viso. Sapeva delle remore, della vergogna che provava… ogni volta che si trattava del suo passato. -Però… senza nessuno con te, potrebbe essere un rischio.
Non gli disse: non puoi farlo. Non gli disse: portami con te. Tese solo una mano fermandosi a pochi centimetri dal suo viso. -Io… ho sempre saputo chi sei davvero. Senza bisogno di ricerche o altro. Però… capisco cosa provi.- Gli occhi le si oscurarono per un attimo. -Quegli attacchi mentali ti hanno segnato… e non possiamo essere sicuri che non si ripeteranno quando sarai lontano… quando io non potrò…- Gli sorrise debolmente. -Cerca… di non farmi preoccupare.
Gli sembrava quasi che le punte delle sue dita luccicassero. Come i suoi occhi. Ma quella non era un'impressione. Come sempre, pensava a consolare… a sorreggere… prima che a se stessa.
Tu… sei la mia luce. Lo sei sempre stata. Lo sai, non è vero?
Carne della mia carne. Osso delle mie ossa...
Anche se ci fosse tra voi qualcuno di puro, non vi salverà…
No. Avrebbe potuto sopportare tutto… ma non di perdere lei. Non che lei fosse sporcata dal contatto di quei mostri inumani…
Siamo stati… due adolescenti innamorati… per tanto, troppo tempo, senza mai poter essere di più… senza mai poter andare oltre. Ci bastava così. Ma adesso… adesso…
Afferrò la mano davanti al suo viso. Le catturò le dita tra le sue.
-Cosa…
La attirò a sé con forza, prendendole entrambe le braccia.
-…stai…
La baciò. Con violenta, disperata tenerezza.
La sentì tremare per un istante e poi abbandonarsi nel suo abbraccio. Le sue labbra erano calde, soffici… le sue dita gli si muovevano sul petto. Il sapore delle lacrime si mescolava al bacio. Erano uniti nello stesso palpito, nell'impeto di cuori che cominciavano a fondersi…
Per un istante. Poi si ritrasse, spaventato, colpevole.
-Scusa, io…
Vide negli occhi di lei il suo stesso sguardo, e ammutolì. Senza un'altra parola, si voltò nascondendole il viso e andò alla macchina.
È questo il mio peccato. Ora lo so. Brucerò nel mio stesso fuoco.
Ma prima di aprire lo sportello, non riuscì a fare a meno di guardarla per un'ultima volta. E mormorare- così piano che nessun altro sarebbe riuscito ad udirlo: -Quando tornerò… dovremo parlare. Di… tante cose.
E vide solo per un attimo i suoi occhi umidi. E gli parve, solo per un attimo, di vederle compiere un lieve cenno d'assenso.
Due paia di occhi osservavano la scena e seguirono l'auto che si allontanava, dalla finestra del piano di sopra. Uno preoccupato. Uno soddisfatto.
