«Adesso capisco.»

Regina si staccò da Emma, si girò per ritrovarsi davanti Robin. Il suo viso esprimeva rabbia e delusione. Ma che diritto aveva di giudicarla?

«Robin...»

«Adesso capisco perché non vuoi neanche ascoltarmi! Mi hai fatto passare per un mostro senza sentimenti e invece…»

«Invece cosa?» Si avvicinò a lui. «Io ti ho solo detto che non volevo più stare con te. È la verità e non puoi farmi la paternale dopo che hai messo incinta mia sorella, e non provare a prendere la scusa che era Marion, neanche un mese prima avevi detto di amarmi. E si adesso sto andando avanti anch'io e se vuoi saperlo è successo in viaggio.»

Robin rise scuotendo la testa.

«È iniziata molto prima invece, vero?»

«No.»

«Forse non fisicamente ma hai sempre voluto lei.»

«Mi dispiace» e non sapeva neanche perché si stesse scusando in qualche maniera. «Forse eravamo anime gemelle una volta, ma le cose sono cambiate, noi siamo cambiati e non era destino.»

Qualcosa negli occhi color cielo del fuorilegge cambiò. Sembrò rilassarsi, come se qualcuno gli avesse tolto un peso enorme dalle spalle. Regina si aspettava che si infuriasse, che le urlasse contro, e invece sembrava… sollevato.

«Forse.» La voce bassa, Robin sospirò; fece un passo verso di lei e le diede un bacio sulla guancia, stupendola. «Spero che sarai felice con lei» concluse, un cenno del capo verso Emma prima di allontanarsi a passi leggeri.

«Come stai?»

«Se dicessi che mi sento in colpa nonostante tutto saresti arrabbiata?»

Emma sorrise scuotendo la testa, le strinse la mano.

«No, è stato importante per un momento della tua vita.» La guardò negli occhi prima di continuare: «Sei pentita? Vorresti tornare indietro?»

Regina le prese il viso tra le mani.

«Sì, vorrei tornare indietro e baciarti il primo giorno che ti sei presentata davanti casa» rispose un attimo primo di premere le labbra sulle sue.

Spezzarono il bacio, si scambiarono un sorriso e ripresero il cammino verso l'ingresso. Regina si fece avanti per aprire la porta, ma mentre entrava si girò, guardando Emma negli occhi con un sorriso maligno sulle labbra.

«Comunque lo dirai tu ai tuoi genitori. Da sola.»

Emma spalancò gli occhi.

«Non dovremmo farlo insieme?»

«Sei grande abbastanza per dir loro che lascerai il nido, Anatroccolo.»

Gli occhi di Emma diventarono due palle da biliardo.

«Ma…»

«Niente "ma", Miss Swan.» Alzò la mano destra, palmo verso l'alto, e bastò un pensiero a far apparire la chiave di casa su di essa. «Prendere o lasciare.»

Emma rimase in silenzio per un istante. Poi afferrò la chiave con una smorfia risentita sul viso.

«Sei crudele.»

Regina arricciò il labbro superiore.

«Il lupo perde il pelo…»

Emma trattenne a stento una risata, poi la superò entrando in casa col sorriso sulle labbra. Regina chiuse la porta e le rivolse un sorriso sincero.

«Benvenuta a casa, Emma.»