Whatever happens, it's ok

Lo scatto metallico delle manette le fece male dentro.

Un suono familiare, che spesso accompagnava la risoluzione di un caso, a cui la sua mente associava sollievo, e da poco anche stuzzicante divertimento, perché sì, dopo l'incontro con quella tigre nello scantinato, si erano divertiti eccome con quelle manette!

Ma non ora, vedere i polsi di Rick cerchiati da quegli anelli di metallo significava consegnarlo alle Tombe, morte certa, lo sapevano tutti, non sarebbe sopravvissuto ad una sola notte passata in quel carcere.

Aveva voluto essere lei a farlo, a mettergli le manette per consegnarlo ai poliziotti che avrebbero dovuto portarlo via, perché non poteva farlo nessun altro, perché voleva stargli vicino un'ultima volta, toccarlo, fargli sapere che lei sarebbe sempre stata al suo fianco, nonostante tutto.

Riuscì a trovare il coraggio di guardarlo negli occhi, aveva raccolto abbastanza fiato da riuscire a dirgli che avrebbe fatto qualsiasi cosa per tirarlo fuori, eco di quella promessa lanciata per scherzo nel corridoio del distretto solo qualche anno prima. Ma la voce le tremò quando incontrò i suoi occhi azzurri, il suo viso lambito dalla poca luce di quella cella, sembrava rassegnato e allo stesso tempo aveva cercato di scherzare, di rassicurarla. Continuava a parlarle, la prima volta che l'aveva arrestato, la biblioteca, e poi quella frase ripetuta, è tutto ok, qualsiasi cosa accada è ok.

Ma lei non si sentiva ok, per niente! Non era mai stata così rabbiosamente impotente e allo stesso tempo bloccata dalla paura, di non fare in tempo, di non trovare soluzioni, di non riuscire a salvarlo, di perderlo per sempre.

E lui era lì, in piedi, davanti a lei, le mani leggermente sollevate in avanti, i polsi chiusi in quelle manette fredde, la guardava grato che lei gli avesse creduto, anche quando le prove erano tutte contro di lui.

È tutto ok, è tutto ok, quella frase le risuonava nelle orecchie, cozzando con il terrore d'averlo consegnato agli uomini del triplo killer, quando i veri poliziotti si erano presentati, solo qualche minuto dopo averlo visto sparire in ascensore, scortato da chi? Come aveva fatto a non capire subito che Jerry Tyson non lo avrebbe neanche fatto arrivare in carcere, lo aveva rapito! Cercava di rimanere lucida, non doveva perdere la testa, non doveva! Chiuse gli occhi per un attimo, ancora le parole di Rick che le rimbombavano nella testa, il suo sguardo, preoccupato, ma anche... determinato... poi una frase del Capitano Gates "è ricercato per evasione, conosce i nostri metodi"

Il cuore iniziò a batterle forte, non poteva essere, o forse sì, rivisse quel momento dentro la cella, studiò il ricordo del viso di Rick, le sue parole, il suo sguardo. Prese la giacca e corse via, pregando che non fosse solo una sua disperata fantasia.

Corse, veloce, varcò la soglia della biblioteca, il cuore che non resisteva ogni volta che incrociava il viso di un uomo che non era lui, allontanando la speranza, una sala, poi un'altra, niente, poi l'ultima sala, due tavoli poche persone, in fondo nell'ombra, coperto da un berretto, sembra lui, è lui, si ritrova tra le sue braccia, il suo profumo, il suo respiro, niente manette

"grazie a dio sei ok!"

FINE