Distrazioni

Scriveva ininterrottamente da ore ormai, sprofondato nella sua sedia, con le cuffie alle orecchie per non avere distrazioni.

Non si accorse di lei fino a quando la sua sagome emerse dalla penombra in cui aveva fatto sprofondare la stanza per concentrarsi meglio, indossava una maglietta di cotone finissimo che disegnava perfettamente le linee del suo corpo sempre così desiderabile e un paio di short chiari ai quali difficilmente avrebbe potuto resistere.

Si era seduta su di lui, gli aveva sfilato piano la penna tra le mani, i fogli svolazzavano per la stanza, lui aveva provato a resistere, forse solo per sembrare un uomo tutto d'un pezzo e professionale, ma si chiese immediatamente a che pro.

C'era una sola cosa a cui Jameson Rook non riusciva a resistere e quella era la sua straordinaria, cocciuta, dolcissima compagna Nikki Heat, che ora gli stava sfilando via anche le cuffie, inducendolo al silenzio con un rapido gesto del dito sulla bocca. Labbra che presto avrebbero trovato altro da fare...

"uhmmm, no, no, no!"

Un rapido crtl+A, poi tasto Canc e tutto scomparve dal display che tornò bianco, candido, come la sua ispirazione in quel momento, rimpianse per una frazione di secondo l'epoca in cui scriveva a mano, perché avrebbe potuto accartocciare il foglio con tutta la rabbia che aveva in quel momento

"dannazione Rick toglietela dalla testa!"

Bene ora parlava anche da solo, si alzò dalla scrivania e andò verso il patio a respirare un po' d'aria piena di salsedine, magari gli si sarebbero schiarite le idee.

Era lì già da due settimane, a chiudere il secondo libro su Nikki Heat. La prima settimana era stata un inferno con Gina che avrebbe dovuto essere di sostegno, e non solo, per la scrittura.

Che illuso, aveva reagito come un adolescente ferito. Ah sì tu stai con Demming, bene ed io torno con la mia ex, tanto noi due non abbiamo mai avuto niente a che spartire no? NO?

Dopo sette giorni di scontri praticamente su tutto, anche sulla quantità di zucchero da mettere nel caffè, lui l'aveva pregata di tornare a New York, era stato tutto un grandissimo sbaglio, si era profuso in scuse e l'aveva messa alla porta promettendole che il libro sarebbe stato pronto comunque, anche senza la sua assidua presenza in loco.

Aveva apprezzato la solitudine per circa i primi due minuti, al terzo già gli mancava da morire la donna che aveva stravolto la sua vita non solo lavorativa, e che lui come un babbeo aveva consegnato nelle mani di quel poliziotto pur di non ammettere che sì, diamine sì, provava qualcosa per lei, più di qualcosa, ma la paura di non essere affatto contraccambiato, o che tutto sparisse al solo fare un passo in più, aveva rovinato tutto.

Ed ora era lì, da solo, in una casa piena di stanze vuote che profumavano d'estate, ma mancavano di risate, parole o sospiri da condividere con lei. E ogni riga che scriveva gli sembrava una proiezione delle sue fantasie, anche le più recondite, su quello che sarebbe potuto essere se lei avesse accettato quell'invito a venire negli Hamptons, e se lui fosse stato anche solo un poco più intraprendente!

Ancora sei giorni, non un minuto oltre, era tutto quello che aveva ottenuto dopo un'estenuante telefonata con Mr. Burton, della prestigiosa casa editrice Penguin Books con cui collaborava già da due anni.

Del resto non avrebbe potuto spuntare nulla di più, era in ritardo già su tre scadenze procrastinate ogni volta accampando giustificazioni più o meno realistiche. Stavolta Burton era stato chiaro, o consegnava il manoscritto entro il fine settimana oppure avrebbe dovuto restituire l'anticipo e con ogni probabilità cercarsi anche una nuova casa editrice.

Il fatto che avesse scelto di dedicarsi ad un nuovo genere e che avesse già ottenuto discreti successi non aveva per nulla mutato le regole sulle scadenze, né l'atteggiamento dispotico della casa editrice che lo aveva accolto dopo la Black Pown, così come non era per nulla cambiata la sua innata capacità di ridursi all'ultimo minuto.

Era impossibile spiegare ad un profano cosa accadesse, ma era inevitabile, la sua mente si ostinava a mettere paletti anche quando non ce ne era minimamente bisogno, a volte nonostante avesse ben chiare le scene o i dialoghi da scrivere, diventava molto più avvincente accendere il mini drone e farlo girare per il loft, o fissare la pagina bianca in attesa che la prima parola con cui iniziare il capitolo apparisse da sola, magicamente sullo schermo, cosa che stranamente non avveniva mai. Solo che ora non c'era neanche il tempo per giocare con i suoi arnesi elettronici preferiti, che erano stati riposti in luoghi sicuri, lontani dalle manine dei gemelli che riuscivano ad arrampicarsi ovunque, neanche fossero figli di Spiderman.

E spesso l'ispirazione arrivava nei momenti meno opportuni, magari mentre li stava portando a scuola tutti e tre e nel tragitto cantavano a squarciagola, o stava tentando di vestirne uno, mentre l'altro, già pronto, si rispogliava e Lily rideva. E come era venuta se ne andava svolazzando dalla sua mente.

Aveva adottato numerose strategie, si era messo addirittura le cuffie per isolarsi, ma sapeva che poteva farlo quando c'era anche Kate che poteva controllare i ragazzi, quindi spesso ora scriveva di notte e questo era fantastico e tremendo allo stesso tempo, se scriveva non aveva tempo per stare con sua moglie e la cosa lo rendeva inquieto, anche se era solo per poche notti, fino alla consegna, e Kate lo aveva spronato a farlo, ben conoscendo la sua attitudine a distrarsi.

Quella sera però le mancava più del solito, era una sera d'estate, era immerso nelle scartoffie dei suoi appunti, all'improvviso entrò una folata di vento dalla finestra lasciata aperta, lui ne respirò il sapore di salsedine ebbe una specie di déjà-vu, lui intento a scrivere, nella villa al mare tanti anni prima, solo. Sorrise tra sé, quante cose erano cambiate, la casa era tutt'altro che vuota e silenziosa, al contrario, scoppiava di energia vitale e delle risate dei bambini, e poi c'era lei, il suo profumo era ovunque.

Aveva chiuso gli occhi per qualche secondo, beandosi di quella sensazione di pienezza, e quando li aveva riaperti l'aveva trovata davanti a lui. La sua sagoma era emersa dalla penombra, indossava una maglietta di cotone finissimo che disegnava perfettamente le linee del suo corpo sempre così desiderabile e un paio di short chiari ai quali difficilmente avrebbe potuto resistere.

Si era seduta su di lui, gli aveva sfilato piano la penna tra le mani, i fogli svolazzavano per la stanza, lui l'aveva accolta con un sorriso beato, lei gli stava sfilando via anche le cuffie, inducendolo al silenzio con un rapido gesto del dito sulla bocca

"dormono, tutti e tre, mi mancavi da morire" gli aveva preso il viso con entrambe le mani, accarezzandolo, poi si era chinata per baciarlo

"anche tu" si affrettò a rispondere non appena ebbe la facoltà di farlo

Kate si accorse del modo particolare in cui la osservava il marito "che c'è?"

"uhm, nulla è che, non ci crederai ma... tanti anni fa, ho scritto esattamente questa scena..."

"non mi sembra d'averla mai letta..."

"infatti, non era una scena tra Rook e Nikki... era nostra, solo nostra"

Staccò la testa dal bordo della sedia su cui era sprofondato per accoglierla meglio e cerco le sue labbra, era arrivata l'ispirazione, e bisognava assecondarla, assolutamente, avrebbero scritto un'altra preziosa pagina della loro vita, insieme.

fine

ispirata dal disegno di Pascal Campio Art instagram p/BItwnPnh2Sm/