La vendetta di Jack – parte prima -
Quella mattina, quando lei entrò nel suo ufficio, trovò un mazzo di rose rosse a gambo lungo. Erano bellissime! Pensò subito ad Andy, le voleva fare una sorpresa. Lesse il biglietto: Rose bellissime per una donna bellissima! Tutta la squadra era sulla scena di un crimine e lei stava aspettando che tornassero. Sorrise pensando ad Andy e alla serata romantica che aveva trascorso insieme. Dopo una mezz'ora si presentò nel suo ufficio l'ultima persona che lei avrebbe immaginato: Jack!
Era ben vestito, ordinato ed elegante nel suo modo di porsi, sembrava un uomo nuovo, profumava di fresco, fece capolino alla sua porta e sfoderando un sorriso malizioso, entrò nel suo ufficio.
"Posso disturbarti un momento?" Chiese lui educatamente.
"Jack, cosa ci fai qui? Quando sei uscito di prigione?" Chiese lei sorpresa di vederlo.
"Sono uscito due mesi fa, sono in un percorso di riabilitazione e attualmente sto lavorando per l'ufficio del procuratore come consulente esterno. Insomma, mi sto riprendendo la mia vita. Volevo vederti per chiederti scusa, per il nostro ultimo incontro e sperare di poter parlare con te, in maniera civile, dei nostri figli. Nel mio percorso di riabilitazione devo fare ammenda, con tutte le persone a cui ho fatto del male e vorrei cominciare da te." Detto questo aspettò una risposta da lei, che lo guardava con occhi stupiti.
"Non so cosa dire …Jack… io…" Balbettò lei. Jack entrò nel suo ufficio, rimanendo in piedi: "Lo so, lo so che ti sei rifatta una vita e te lo meriti. Non sono nessuno per dirti cosa fare, però vorrei riprendere il rapporto con i nostri figli e per fare questo ho bisogno del tuo aiuto, Sharon." Pronunciò il suo nome con delicatezza e amore, tanto che lei rimase sbalordita. In effetti Jack era cambiato completamente, sembrava un altro uomo, sembrava l'uomo di cui lei si era innamorata più di 20 anni fa.
"Sono solo passato a salutarti e se lo vorrai, potremo chiamare i nostri figli, insieme, se tu me lo permetterai. Ecco il mio biglietto da visita, con i miei contatti. Spero di sentirti presto Sharon, buona giornata." Lui si voltò e uscì dall'ufficio, lasciandola a bocca aperta. Dopo qualche secondo lei si riprese, anche se non credeva a quanto aveva appena visto, sembrava impossibile, Jack era cambiato.
Dopo venti minuti rientrò la squadra dalla scena del crimine, stavano discutendo finchè Andy non entrò nell'ufficio del capitano.
"Siamo tornati capitano." Disse lui e lei gli corse incontro e lo baciò non curante degli sguardi di tutti puntati su di loro.
"Ti sono mancato parecchio tesoro, ma sarei tornato da te." Disse lui prima di ricambiare il bacio con altrettanta passione.
"Grazie per le rose, Andy! Sono bellissime!"
"Quali rose?"
"Quelle che mi hai fatto trovare in ufficio questa mattina. Guardale, sono stupende! Grazie!"
"Non te le ho mandate io?! Chi le ha inviate?!" Chiese lui stupito, con un pizzico di gelosia, nel tono di voce.
"Come non le hai inviate tu? … ma … il biglietto diceva: Rose bellissime per una donna bellissima! Ho pensato che fossi tu, l'artefice di tutto questo."
"Hai uno spasimante misterioso capitano …" Lei rimase in silenzio, non sapeva cosa pensare, si avvicinò e prese il biglietto.
"A cosa stai pensando?" Chiese lui.
"Non riesco a capire … dal biglietto non si capisce, non è firmato. Sentirò il negozio di fiori, tutto questo è molto strano."
"Ehm … scusate, possiamo tornare alle indagini?" Chiese Provenza intromettendosi nel discorso.
"Certo tenente, mi aggiorni pure. Parleremo dopo di questi fiori Andy. Tenente Mi dica pure." Il tenente Provenza aggiornò il capitano sugli sviluppi che stava prendendo il caso a cui stavano lavorando e degli ulteriori indizi che aveva trovato dopo il sopraluogo sulla scena del crimine.
Dopo aver ascoltato dal tenente Provenza gli ultimi aggiornamenti, la squadra stava lavorando per cercare i riscontri a quanto emerso sulla scena del crimine.
Il capitano era nel suo ufficio, assorta nei suoi pensieri, rimase a fissare la finestra con il panorama di L.A. per alcuni minuti, poi la mente tornò a lui, Jack, che voleva riprendere a parlare con i suoi figli: era quello che lei aveva sempre desiderato per loro, avere un rapporto con il proprio padre. Forse le cose stavano cambiando? Jack sembrava un'altra persona. Forse il cammino di riabilitazione lo aveva aiutato a prendere coscienza dei suoi errori. C'era stato un tempo in cui Jack era davvero una persona diversa, l'amava e lei lo desiderava con tutta sè stessa. Poi lei era rimasta incinta di Ricky e lui aveva perso interesse per lei, perché? Aveva cercato in altre donne quello che lei non poteva dargli, perché? Lei era sua moglie, perché lui non l'amava per quello che era?
Le ritornarono alla mente le notti insonni che aveva passato da sola, aspettando che Jack tornasse a casa e lui, un giorno, non era più tornato. Quando si era rifatto vivo, voleva solo soldi e sesso da lei, non voleva altro. Poi era sparito. Lei era rimasta incinta di Emily e lui lo aveva saputo mesi dopo, quando si era rifatto vivo, perché aveva finito i soldi. Lei lo aveva accolto ancora a casa, nel suo letto, sperava così di poter ricostruire una famiglia, in fondo lei voleva solo questo. Ma Jack cercava altro, non cercava lei.
Un tentativo lo doveva fare, non poteva rinunciare solo per paura. Quella sera stessa li avrebbe chiamati e avrebbe detto loro del suo incontro con il loro padre e della possibilità di poter riallacciare i rapporti. Lei ci avrebbe messo del suo, avrebbe fatto la sua parte, perché i suoi figli meritavano qualcosa di più, da quell'uomo che per loro, era un estraneo. Ricky era stato il più difficile da affrontare, il ragazzo era ancora molto arrabbiato con il padre ed era diffidente nei suoi confronti, però per far felice sua madre, aveva accettato di parlagli al telefono.
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Il giorno seguente tutta la squadra della Crimini Maggiori, stava discutendo animatamente sull'andamento del caso e delle prove trovate, quando entrò Jack.
"Ciao Sharon!" Disse lui con un sorriso smagliante.
"Jack. Puoi aspettarmi nel mio ufficio per favore? Sarò da te in un momento."
"Niente ciao, come stai? Felice di vederti?" Disse lui cercando di fare il simpatico.
"Ciao Jack. Sono felice di vederti. Puoi aspettarmi nel mio ufficio? Sarò da te in un momento. Grazie." Disse lei sorridendo. Jack andò nell'ufficio del capitano Raydor e si sedette attendendo il suo arrivo. Dopo dieci minuti lei entrò: "Sono molto occupata Jack, perché volevi vedermi?"
"Ecco volevo chiederti se questa sera potevamo telefonare ai nostri figli e vorrei che ci fossi anche tu." Silenzio.
"Sei sempre stato libero di chiamare i nostri figli, ma non lo ha mai fatto, quindi cosa vuoi veramente da me?"
"Vorrei che tu li chiamassi e dicessi loro che io vorrei parlare con loro, che mi scuso per il mio comportamento, però sono sempre il loro padre e vorrei provare a riallacciare i rapporti con loro. Se tu mi aiutassi, sono sicuro che loro sarebbe ben disposti. Se tu mettessi una buona parola per me, per favore…"
"Jack …"
"So che ti sto chiedendo molto, non ho alcun diritto, però sono i nostri figli …" Disse lui con uno sguardo sinceramente contrito.
Lei sospirò, rimase un momento in silenzio, poi alzò lo sguardo e disse: "Per il bene dei nostri figli. Va bene, parlerò con loro e chiederò loro quando potrai chiamarli, ok?"
"Grazie Sharon, non sai quanto sia importante per me!" Disse lui e le corse incontro abbracciandola. Lei rimase interdetta, non si aspettava una reazione del genere da parte di Jack. Lui la lasciò, vedendo che lei non ricambiava l'abbracciò, si allontanò da lei, fece un colpo di tosse e disse: "Allora facciamo questa sera? Arriverò dopo le 20.30. Grazie. Ci vediamo dopo Sharon." Uscì dall'ufficio del capitano Raydor, lasciandola senza parole, davvero non riusciva più a riconoscere Jack.
Continua …
