Birthday
"Allora a domani detective" si era avvicinato alla sua scrivania, col cappotto ancora poggiato sul braccio, come se in realtà non fosse del tutto pronto ad andare via. Aveva accompagnato quel saluto con uno sguardo che preludeva a qualcos'altro, o almeno questa era la netta impressione che aveva avuto lei osservandolo da dietro i fogli del rapporto che stava stilando
"Notte Castle" aveva finto di essere stata presa di sorpresa, non poteva fargli capire che lo stava osservando già da cinque minuti nei suoi strani spostamenti per l'ufficio, prima da Montgomery apparentemente per un saluto che però non avveniva mai con tanta rapidità, poi uno scambio di occhiate con Ryan che per essere un poliziotto non sapeva assolutamente reggere il gioco... sì ma quale gioco? Cosa stavano tramando tutti? O forse era lei che come sempre, il giorno del suo compleanno diventava ancora più paranoica della media dei detective di New York, ma no, Kate tranquillizzati, sanno tutti che non festeggi da anni ormai...
Castle si girò su sé stesso per andarsene, poi tornò sui suoi passi fermandosi di nuovo accanto alla scrivania, sospirò per segnalare rumorosamente la sua presenza, Kate alzò lo sguardo al cielo, sbuffò e spostò il foglio per mostrarsi a lui che prese quell'apparizione come un invito a parlare "Mi chiedevo... non fai nulla stasera?"
"Mi stai invitando fuori per caso?"
"No, cioè, perché mi diresti di sì?" per una frazione di secondo sembrò sinceramente spiazzato
"NO"
"Ah ecco appunto, era curiosità, non è un giorno... speciale?" alzò il sopracciglio per sottolineare la domanda
"E tu cosa ne sai? hai frugato nei miei documenti?"
"Non esattamente..."
"Uhm, guarda non voglio neanche saperlo"
"Cosa?" fece finta di cadere dalle nuvole, era irritante quando faceva così e lo sapeva, benissimo
"Ok, non ti dirò cosa faccio la sera del mio compleanno, né le altre sere"
"Bene, così potrò immaginare..."
"Spero di apparirti armata anche nelle tue fantasie malate Castle"
"Oh sì sarebbe intrigante e non sai..."
"Basta ok... devo andare" decise che aveva un impegno inderogabile, esattamente in quel momento, le sei di sera, del giorno del suo compleanno, aveva intuito che c'era qualcosa nell'aria già dal pomeriggio, ma contava sulla discrezione dei suoi colleghi, non aveva fatto i conti con le innate capacità coercitive di Richard Castle, li aveva sicuramente convinti a preparare qualcosa per lei. Non che non fosse una cosa molto carina, ma lei... lei proprio non ce la faceva a festeggiare, l'aveva sempre vissuto come il giorno in cui si appuntava un anno in più della sua vita senza Johanna, si concedeva solo una cena col padre, niente di più, ma quella volta no, Jim l'aveva chiamata scusandosi ma l'avevano trattenuto a Seattle, avrebbero festeggiato domenica.
Prese al volo il soprabito, volò tra le scrivanie dritta verso l'ascensore, era salva! No, contrordine, Castle si era infilato in ascensore con lei, abbozzando uno "scendo con te allora" sempre con quel sorriso che la faceva impazzire, ehm, no imbufalire...
Spinse il tasto del piano terra così forte che sembrò lo avesse preso a pugni, mise le braccia conserte e non lo degnò di uno sguardo fino a quando un sussulto dell'ascensore non le fece perdere l'equilibrio che riprese solo appoggiandosi inavvertitamente alle spalle di Rick "scusa..." oddio cosa era? Cosa aveva appena provato? Cos'era quel brivido che le aveva attraversato la schiena non appena aveva respirato il profumo del suo dopobarba e come diavolo faceva ad avere ancora addosso quel profumo dopo un'intera giornata fuori casa? E perché non se ne era accorta prima?
Queste e mille altre domande le affollarono una mente piuttosto confusa, nel giro dei pochi secondi che ci vollero all'ascensore per avere l'ennesimo sussulto, un balletto delle luci fino al completo arresto brusco, al buio assoluto
"ops, credo ci sia un guasto..." Castle provò a spingere qualche tasto a caso senza sortire alcun effetto
"sembra andata via la luce... in tutto l'edificio!"
"hai paura del buio Beckett?"
"ma che dici Castle!"
"ma, hai il fiato corto... claustrofobia?"
"ma no, ti dico che sto benissimo, la smetti? Sarà la tua presenza"
"oh!" non poteva vederlo in viso ma sapeva esattamente quale espressione maliziosa avesse dipinta
"non ti illudere, intendevo che la TUA PRESENZA ha la capacità di indispettirmi normalmente, figuriamoci chiusi qui con tu che adesso inizierai a fare battute a raffica"
All'improvviso una luce blu illuminò i loro visi, effettivamente piuttosto vicini "la torcia del cellulare..." si giustificò lui che evidentemente aveva armeggiato col dispositivo mentre lei parlava
Quell'imprevista epifania dei loro volti tolse il fiato ad entrambi perché si ritrovarono a guardarsi dritto negli occhi, circostanza che si era già sporadicamente presentata ma in contesti che avevano mille vie di fuga, lì non ce ne era affatto, ed entrambi faticarono a scollarsi da quell'inaspettata opportunità di scrutare l'anima di quell'essere così diverso, intrigante, frustrante enigmatico che avevano davanti.
"magari potresti... usarlo per chiamare aiuto" parlò senza muovere un muscolo, la mente andava avanti, il corpo s'era fermato lì, dove era più confortevole rimanere
"ehm, usarlo... cosa ah certo il cellulare... certo..." Rick girò il display verso di sé tentando di schiarsi la voce e forse anche le idee, le sembrò piuttosto impacciato, non l'aveva mai visto così poco sicuro di sé, eppure ormai erano più di due anni che si frequentavano
"non c'è campo, ma che diamine è successo? Sono saltati anche i ripetitori?"
"ehi! Qualcuno ci sente? Siamo qui!"
"gli uffici erano già quasi del tutto vuoti Beckett, e se è successo qualcosa di grosso non credo baderanno a noi..."
"e quindi cosa proponi?"
"di aspettare, non possiamo fare altro, oh già il tuo appuntamento... mi spiace..."
"no, non è vero che ti dispiace Castle, tu sotto sotto stai gongolando..."
"farò tardi anche io, se proprio vuoi saperlo... avevo un impegno importante a cui non sarei mancato per nulla al mondo, ed ora siamo qui, imprigionati..." alzò la testa per guardarsi intorno come se fosse servito a trovare una soluzione alla loro situazione, poi scrollò le spalle e si sedette a terra, dopo qualche secondo Beckett seguì il suo esempio, sedendosi difronte a lui
Rimasero in silenzio per qualche minuto, ognuno evidentemente perso nei suoi pensieri, ma con Rick Castle non si poteva sperare che riuscisse a rimanere zitto troppo a lungo
"posso farti una domanda Beckett, se vuoi puoi anche non rispondermi"
"messa così già mi inquieta Castle... dai spara"
"perché non festeggi mai il tuo compleanno? Esposito e Ryan mi hanno detto che non sono mai riusciti a portati fuori, neanche per una birra, insomma è un giorno in cui bisognerebbe festeggiarsi, coccolarsi, stare con chi ti vuole bene..."
"ti serve per il libro? Pensavo che ormai Nikki Heat avesse un suo carattere bel delineato..."
Si aspettava una battuta come risposta e invece Castle la sorprese, facendole scattare tutti gli allarmi intrusione possibili
"no, niente Nikki, solo Beckett"
Vedeva solo alcuni tratti del suo profilo parzialmente illuminati dal bagliore del cellulare, ma le bastò per capire che era serio, molto serio, soprattutto quando proseguì il discorso "Mi piacerebbe vederti più sorridente sai, e a volte mi sembra che tu... voglia punirti, come se pensassi di non meritare di essere felice..."
Non rispose immediatamente, possibile che fosse così trasparente per lui? Da quella prima volta in cui lui aveva 'indovinato' la sua storia mettendo insieme i pochi indizi che aveva potuto raccogliere solo osservandola era stato un crescendo. Quell'uomo la destabilizzava, perché nonostante fossero come la notte e il giorno, per temperamento e interessi, c'erano sempre stati momenti in cui l'aveva sentito vicino e complice come nessun'altro.
"sei coraggioso Castle, mi hai detto tutto questo e non puoi neanche sottrarti alla mia ira qui dentro..."
"devo iniziare a recitare le mie ultime preghiere?"
"uhm, non subito... ok... dalla morte di mia madre non festeggio più con molto ardore... è un giorno come un altro, lei aveva sempre saputo renderlo speciale, anche quando ormai non ero più bambina, era uno dei nostri giorni speciali che magari trascorrevamo a qualche concerto o dentro un museo e poi a cena tutti e tre insieme... insomma è uno dei giorni in cui mi manca di più"
"e non hai mai pensato di rifare quelle cose anche senza di lei, per sentirla comunque vicina?"
Scosse la testa, no non c'aveva mai pensato e di sicuro non avrebbe voluto farle da sola
"ok, scusami sono stato invadente, come al solito"
"no, sei stato... carino a preoccuparti per me, non avrei mai pensato fossi capace di tale empatia per qualcuno che non fosse il tuo ego..." sorrise, per stemperare quel momento eccessivamente coinvolgente per entrambi
Rick stava per risponderle quando una voce attutita da fuori finalmente segnalò la presenza degli aiuti "tra un po' dovrebbe risolversi tutto, un po' di pazienza e vi tiriamo fuori di lì ok?"
Risposero in coro, felici di avere la libertà a portata di mano. Dopo pochi minuti tornò la luce e l'ascensore fece un sobbalzo, Rick si sdraiò di colpo a terra invitando nervosamente anche lei a fare altrettanto "sdraiati su, così se l'ascensore dovesse precipitare saremmo già rasoterra..."
"ma sei serio Castle?" gli porse una mano per aiutarlo a rialzarsi mentre il mezzo riprendeva a muoversi "dai su alzati... ma stiamo risalendo..."
"magari non potevano farci scendere..."
"tutte le manovre di sicurezza sono verso il basso lo sanno anche i bamb..." non riuscì a finire la frase perché le porte si spalancarono al piano del loro ufficio, che non era deserto come lo avevano lasciato, ma molto molto affollato, e festoso, un grande striscione recitava Happy Birthday Det. Beckett.
Kate alla fine aveva dimenticato d'aver sospettato qualcosa, c'era riuscito, l'aveva distratta, intrattenuta, fatta aprire, fin troppo, ed ora aveva anche difficoltà a trattenere le emozioni, maledetto Richard Castle. Andò incontro alla folla festante capitanata da Jim, che no, non era a Seattle, ma prima lanciò un'occhiataccia a quell'uomo impossibile che si godeva la sua sorpresa e il suo sorriso poggiato allo stipite dell'ascensore.
Trattandosi di un distretto di polizia che non poteva di certo fermare le proprie attività, ci fu un brindisi, qualche chiacchera e pacche sulle spalle, poi ognuno tornò al suo dovere.
"sei un truffatore Castle, vi siete inventati tutto, il black out, il guasto"
"ehm, sì avevamo bisogno di tempo per... allestire il tutto"
"avevamo certo perché quanti complici hai avuto?"
"io"
"anche io"
"pure io tesoro"
"ovviamente anche io"
"bhè avervi tutti qui è un bellissimo regalo, grazie"
"eh no, detective non te la cavi così" Castle l'aveva presa da parte provocandole una certa agitazione, ed ora, cosa aveva architettato?
"al compleanno si ricevono regali"
"perché questa affermazione, fatta da te mi spaventa?"
"mi offendi Beckett..."
"oh, non credo che la tua lucida corazza si possa scalfire..."
"ok, farò finta di non aver sentito, te lo concedo in quanto oggi è il TUO giorno, allora, buon compleanno" le porse una piccola busta con un piccolo sigillo rosso, Kate la prese sforzandosi di fermare le mani che avevano iniziato a tremare leggermente, troppe emozioni, non ce la faceva proprio a gestire tutto, soprattutto quegli occhi blu che non si staccavano da lei neanche per sbaglio
"non era necessario Castle..."
"invece sì, dai apri" la incalzò sorridente
Lei aprì, lesse alzò la testa dai due piccoli fogli rettangolari che erano usciti dalla busta, non sapeva se strozzarlo o baciarlo, e mentre decideva lui le offrì il braccio "andiamo? Il concerto inizia tra due ore, abbiamo il tempo anche per mangiare qualcosa e... no non è un appuntamento, tranquilla, è solo un regalo di compleanno!"
Si avviarono verso l'ascensore perfettamente funzionante "come facevi a sapere che amo Gershwin..." si bloccò sorrise anche a se stessa, come faceva, le leggeva dentro, non c'era niente da fare, forse avrebbe dovuto iniziare a prendere in considerazione l'idea di arrendersi,
buon compleanno Kate!
fine
