Istantanee
esterno giorno - spiaggia deserta
Ocean Beach a Wainscott, una delle spiagge più grandi degli Hamptons, fuori stagione poi, chi s'incammina per una passeggiata può fare miglia e miglia, senza incontrare anima viva, si può avere l'impressione che la sabbia possa ingoiarti, uno spazio liscio, piatto che a tratti sembra non avere soluzione di continuità con l'acqua del mare.
Lui era arrivato lì all'alba, aveva lasciato una New York imbiancata dalla neve, improvviso colpo di coda di un inverno che faticava a lasciare spazio alla primavera. Sulla costa era solo freddo, camminava già da qualche ora, quando aveva notato che si era tremendamente allontanato da casa, aveva fatto inversione e continuato a camminare, magari sperando che veramente la sabbia potesse ingoiarlo, farlo sparire, o potesse portarselo via uno di quegli tsunami di cui lui aveva inspiegabile terrore, e che, anche se da quelle parti non si erano mai visti, lo avevano indotto a comprare la villa a strapiombo sulla scogliera, molto, molto in alto, al sicuro.
Tra i tanti sinonimi con cui aveva cercato di definire ciò che provava in quel momento ne aveva scelti tre: frustrato, arrabbiato, sconsolato.
Frustrato, perché lo erano le sue speranze, era bastata quell'unica frase 'io ricordo tutto', per farle incenerire in un istante
Arrabbiato, con sé stesso, perché si era illuso che sarebbe bastato tempo e finalmente lei avrebbe capito che lui era lì, ad aspettarla e forse anche un po' con lei, perché gli aveva mentito, quel giorno in ospedale e per tutti quei sette lunghi mesi
Sconsolato, perché le ripicche da adolescenti, quando si è adulti, non funzionano, si era solo fatto ancor più male a tentare di apparire disinvolto e coinvolto in chissà quali affari amorosi con la hostess di turno. I colpi di testa col detective Slaughter e Jacinda erano solo serviti a chiarirgli che era e sarebbe rimasto molto a lungo innamorato di Kate Beckett, volente o nolente, quella donna gli era entrata nelle vene e non c'era trasfusione di vita dissoluta che tenesse per mandarla via
Richard, l'amore non è un interruttore. Non puoi semplicemente spegnerlo. Non puoi lavorare fianco a fianco con lei e non sentire niente.
La madre aveva ragione, come sempre, del resto, ma non riusciva a levarsi dalla testa che probabilmente era stato tutto un parto della sua fantasia, lei non aveva mai avuto nessun interesse per lui, altrimenti avrebbe trovato il modo di farglielo capire
S'inchinò sulla battigia, ad osservare le onde che si muovevano pigre sulla risacca, avrebbe voluto non pensare più a nulla, tabula rasa, esattamente come facevano le onde quando si ritraevano dalla sabbia, tutto liscio, piatto, uniforme, amorfo
interno giorno - casa di Kate
Era tornata a casa, aveva anche iniziato a nevicare, diavolo, doveva essere già primavera e invece sembrava che l'inverno non ne volesse sapere di andarsene via, ed era l'esatta proiezione di come si sentiva lei in quel momento, incapace di scrollarsi le ultime paure di dosso, congelata dal timore che ormai fosse tardi, che avesse atteso troppo, chiedendo a Rick una pazienza che non era suo diritto pretendere.
Quel 'ti amo', pronunciato con il poco ossigeno che la disperazione di perderla gli aveva lasciato nei polmoni, era riecheggiato nella sua mente per giorni, da quando aveva ripreso conoscenza. Era consapevole che fosse stata la sua ancora di salvezza, così come non aveva dubbi di non essere pronta ad affrontarne le conseguenze.
Non lo vedeva da qualche giorno, e i segnali erano stati chiari, la loro 'collaborazione' stava giungendo al termine, Rick si era stancato di aspettare, era andato oltre, aveva ripreso la sua vita fuori dalle righe, come lei aveva sempre temuto, di essere solo un'altra delle sue conquiste, una lunga parentesi dal suo stravagante modo di vivere. Eppure le parole del Dr. Burke continuavano ad affiorare tra i mille pensieri in cui non riusciva a fare ordine
Beh, forse dal suo punto di vista, la domanda è: "Cosa non hai fatto?"
E se si stesse proteggendo non prendendo più rischi emotivi?
'Rischi emotivi', lui era sembrato addolorato e ferito, all'improvviso, c'era stato un episodio scatenante, doveva esserci, tornò indietro con la memoria, e trovò il momento preciso, e capì.
Lasciò sul davanzale la tazza di tè che avrebbe dovuto servire inutilmente a scaldarla e uscì, di corsa.
esterno giorno spiaggia deserta
Si ritrovò in compagnia di un cagnolino che correva su e giù per la spiaggia a pochi metri da lui, lo guardò giocare per un po', poi prese un piccolo pezzo di legno portato a riva dalla mareggiata, tracciò segni senza senso, in attesa che le onde ripulissero tutto, lo fece di nuovo e di nuovo, poi si alzò improvvisamente, lanciò il legnetto, e si mise a correre verso casa, era stato un cretino, un totale imbecille egoista, non aveva capito nulla!
Forse avrebbe dovuto cambiare prospettiva, forse aveva guardato tutta la faccenda solo dal suo punto di vista, quello che voleva lui, senza soffermarsi poi molto a capire che Kate aveva bisogno di 'guarire', le ferite che aveva dentro, erano ben più dolorose di quella del proiettile che l'aveva quasi uccisa, aveva bisogno di tempo e di qualcuno, forse, disposto ad attendere, ancora, e forse quelle ferite si sarebbero chiuse come fa l'acqua con i segni sulla sabbia, forse.
esterno giorno Villa Hamptons - lungomare
Si era precipitata lì senza chiedersi se lui avesse voluto vederla, ancora. Aveva trovato la casa vuota o almeno, nessuno aveva risposto al suono ripetuto del campanello. Era risalita in auto, aveva fatto pochi metri, c'era una balaustra che dava sul mare, pioveva, era scesa, aveva bisogno di aria, aveva bisogno di pensare.
Era stato più forte di lei, ma quando aveva capito cosa era successo si era sentita morire dentro, non avrebbe mai voluto mentirgli, ma era così difficile e doloroso spiegare fino in fondo quanto fosse spaventata, in parte ci era riuscita, sulle altalene, tanti mesi prima, ma sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontare la questione, semplicemente aveva continuato a non sentirsi all'altezza dell'amore che lui non solo le aveva dichiarato, ma in fin dei conti le dimostrava ogni giorno, con il suo stesso modo di essere e di rapportarsi a lei. Attenzioni che, a ben guardare, c'erano sempre state, quasi fin dal primo giorno che si erano incontrati, prima più timide, poi sempre più costanti, mai invadenti, sempre... perfette, e lei si chiedeva ogni giorno come poter anche solo avvicinarsi a quella perfezione, lei che aveva cocci della sua anima sparsi un po' ovunque, come avrebbe potuto dargli quello stesso amore.
Guardava quella spiaggia deserta che sembrava non finire mai, il sole era sorto da poco, emanava la sua luce opaca da dietro la coltre di nuvole, sembrava di stare dentro un disegno in bianco e nero, solo sfumature di grigi, delle nuvole che si riverberavano sull'acqua, della sabbia che sembrava aver perso il suo colore.
Sospirò si era arresa troppo velocemente, forse, doveva riprovare, non poteva finire tutto così.
Stava tornando all'auto quando la sagoma scura di un uomo che correva sul bagnasciuga attirò la sua attenzione, per il modo in cui lo faceva, sembrava una corsa disperata, urgente, di certo non era uno che si stava allenando. Se non fosse stato per il cane che correva insieme a lui avrebbe giurato fosse Castle.
Un raggio di sole comparve alle sue spalle, un piccolo squarcio tra le nuvole, l'ombra divenne più netta e riconoscibile, era lui, era lui!
Chiuse l'ombrello che aveva tenuto aperto senza accorgersi che aveva smesso di piovere già da un po', scese in spiaggia, si mise a correre anche lei, lui era andato oltre, stava tornando verso casa era chiaro, dovette inseguirlo, per una volta, pensò, doveva farlo lei. Lo chiamò, più volte perché il vento portava via la sua voce. Alla fine lo vide bloccarsi all'improvviso e poi girarsi incredulo, il cane frenò con lui e iniziò a saltare cercando di richiamare la sua attenzione, senza successo
Lei arrivò affannata fermandosi a mezzo metro da lui, si guardarono senza dirsi nulla, entrambi troppo impegnati a riprendere una respirazione meno convulsa, per qualche secondo l'aria si riempi solo di sommessi rumori provocati dal cane che continuava a girare attorno a loro
"che ci fai qui Beckett?" era meravigliato, tutto si aspettava tranne di trovarsela davanti in una spiaggia deserta a chilometri da New York. Capì subito, dal modo in cui lei aveva abbassato lo sguardo, di essere stato involontariamente troppo brusco "no, intendevo... io stavo... correndo da te"
Stavolta fu lei ad alzare di colpo il viso e guardarlo meravigliata credendo di non aver compreso bene le parole
"credo di doverti delle scuse" lo dissero insieme, si guardarono ancora più intensamente rivelando all'altro sollievo e sorpresa
"inizia tu" di nuovo, insieme, sorrisero abbassando entrambi lo sguardo, ci pensò il cane a rompere quello che sembrava un imbarazzo invalicabile, mise le zampe sulla gamba di Castle alla ricerca di coccole, aveva inevitabilmente attirato l'attenzione di entrambi
"ti sei fatto il cane Castle?"
"ehm, no, credo mi abbia adottato... mi ha visto triste e sconsolato e deve aver deciso di tirarmi su il morale, mi segue da ore"
"triste e sconsolato... per colpa mia"
"no, cioè sì, ma no"
"ok, sei tu quello bravo con le parole di solito..."
"stavolta no, mi sembra che qualsiasi cosa io possa dire sarebbe sbagliata o inadeguata o..."
"shh – gli mise una mano sulla bocca, ritraendosi quasi subito, al contatto forse troppo avventato e così poco da lei – allora inizio io, ok?" lui annuì ingoiando a vuoto non sapendo cosa aspettarsi da quegli occhi verdi che non lo lasciavano più
"io ti ho sentito, al cimitero..."
"lo so"
"io... non ero pronta Castle, e forse non lo sono neanche ora"
"capisco"
"non credo, non saltare subito alle conclusioni"
"non lo faccio, al contrario, io sono stato un idiota, e un egoista, ho pensato solo quello che avrei voluto io e non a te..."
"io avrei voluto essere all'altezza, insomma ho lavorato duramente, mi sono fatta aiutare per far cadere quel muro..."
Avevano parlato di nuovo in contemporanea, carpendo solo alcune parole dell'altro, troppo agitati, alla ricerca affannosa di un chiarimento. Le parole si confondevano e un po' se le portava via il vento, il cane continuava a saltare e abbaiare festoso, il sole fece nuovamente capolino, loro fecero silenzio, si guardarono, si presero entrambe le mani e le strinsero, si baciarono lasciandosi senza fiato, ne ripresero qualche oncia, poi si baciarono di nuovo, come se non ne potessero fare a meno, e poi finalmente arrivò la primavera.
esterno giorno - molti mesi dopo
Camminavano sul bagnasciuga da un po' ormai, le braccia incrociate a tenere i fianchi l'una dell'altro, un cane scappato all'attenzione del suo padrone correva attorno a loro chiedendo di giocare. Rick si fermò prendendole il viso con le dita e girandolo verso di lei
"non ti rammenta nulla questo momento?"
Lei sorrise ricordava eccome, inclinò la testa leggermente su un lato, chiuse gli occhi e respirò il profumo del mare "il cane che corre, la spiaggia semi deserta, tu ed io... era più freddo però e anche più grigio"
"ma dopo è uscito il sole, no?"
"uhm sì e non ha più smesso di splendere, proprio come oggi"
"e non lo farà mai, almeno finché ci sarai tu, qui con me"
"sempre"
fine
