CAPITOLO 111

Sharon stava percorrendo il lungo corridoio dell'ospedale per andare alla stanza di Andy. Camminava e camminava, il ticchettio dei suoi tacchi scandiva il percorso che sembrava infinito. La stanchezza e l'affanno aumentavano sempre di più. Faticava a camminare come se i suoi piedi fossero ancorati al pavimento. Ogni passo le costava fatica. I pazienti, gli infermieri e i medici camminavano a passo svelto accanto a lei. Tutti la guardavano e parlottavano tra loro per il suo modo goffo di camminare. Sharon sentì improvvisamente le guance pizzicare di vergogna, sudava e le voci intorno a lei si facevano sempre più insistenti. Il rumore del suo respiro affannato era l'unica cosa che riusciva a sentire in modo chiaro.

Riuscì ad arrivare alla camera di Andy, entrò e vide che il letto era appena stato rifatto dall'infermiera.

«Buongiorno, scusi, sto cercando il paziente Andrew Flynn…» chiese.

«È stato dimesso poco fa, è venuta sua moglie a prenderlo» rispose la giovane infermiera.

«Sua moglie?» Sharon non capì. Uscì dalla stanza e il corridoio improvvisamente era vuoto, l'ospedale era diventato un luogo freddo e buio, un edificio visibilmente in disuso da parecchio tempo. Non riusciva a capire cosa stesse succedendo. A fatica riuscì ad arrivare agli ascensori, le porte si aprirono e lei salì. Le porte si chiusero e il mezzo iniziò a salire senza che lei avesse avuto il tempo di selezionare il piano sulla pulsantiera. Tutti i tasti sembravano non rispondere ai comandi. Finalmente le porte si riaprirono e quando scese si trovò alla Crimini Maggiori. Ma che diavolo? Si guardò intorno e vide in lontananza, nel suo ufficio, Andy e Jack, faccia a faccia. Le tremarono le gambe e le si fermò il cuore per un istante. Entrò nella sala principale e notò che la squadra la guardava con ribrezzo, con disappunto e disgusto.

«Come ha potuto?» le disse Provenza schifato.

«Non me lo sarei mai aspettato da lei…che aberrazione!» aggiunse Tao.

«Cosa?» Sharon cercava di domandare a cosa si riferissero ma nessuno la ascoltava, si limitavano a fissarla e schernirla.

«Bleah!» aggiunse Julio schifato.

«Cosa succede?! Volete spiegarmelo?!» Sharon si agitava ma nessuno le prestava attenzione. Le mancava il fiato. Decise di andare nel suo ufficio.

«Andy!» gli corse incontro e lo abbracciò. Lui la rifiutò allontanandola con una spinta. «Andy? Che ti prende? Come stai?» domandò preoccupata.

«Mi fai schifo!» le disse lui guardandola con disprezzo. «Jack mi ha detto tutto»

«Tutto…?» il suo respiro affannato tornava ad aggredirla quasi volesse assordarla. «Andy, lasciami spiegare, non è come sembra»

«Mi hai tradito! Cosa vuoi spiegare? Nel momento in cui io avevo più bisogno di te, tu mi hai tradito! Ti sei fatta scopare da un altro! Puttana!»

«No!» urlò lei.

Jack li guardava litigare e sghignazzava in modo malefico.

«Jack…perchè? Perchè!?»

«Perchè sei mia…e lo sarai per sempre…» rispose lui spavaldo.

«No!» l'attenzione di Sharon tornò su Andy «ti prego, lasciami spiegare…ho sbagliato ma…non è come sembra!»

«Mi hai tradito! Sei solo una puttana. Una lurida puttana!» Andy scandì le parole con una rabbia e un odio indescrivibili. Infine le diede uno schiaffo così forte che lei finì piegata sulla scrivania.

«Questo non è vero!» si difese lei cercando di rialzarsi mentre sentiva il sapore metallico del sangue in bocca.

«Non è vero?! Non è vero?!» la prese per i polsi strattonandola «Guardati! Mi fai schifo!» la lasciò spingendola lontano da lui.

Sharon si guardò ed era coperta solo dal lenzuolo avvolto intorno al suo corpo.

«Io non…no…» non capiva.

«Mi fai schifo…mi fai schifo…» la voce di Andy riecheggiava in modo sempre più cupo mentre intorno a lei, Jack, tutta la squadra, il prete dell'ospedale, i suoi figli e i colleghi la accerchiavano sempre di più guardandola con fare minaccioso e strattonandola.

«No…andate via…no…io non volevo…» Sharon si dimenava per allontanarli.

«Mi fai schifo! Lurida puttana!» Lo sguardo di Andy, carico d'odio, era ciò che le doleva maggiormente, più delle male parole, più dello schiaffo, più del giudizio della gente.

«No…no…no!» gridò.

«Mamma!? Mamma!» Rusty la scosse tenendola per le braccia. Sharon si dimenava cercando di divincolarsi della presa, infine si svegliò in un bagno di sudore e lacrime, agitandosi sentendo le mani del ragazzo intorno ai suoi avambracci. «Mamma!»

Accese la luce in fretta. Respirava affannosamente mentre il cuore le batteva all'impazzata. Non riusciva a parlare, lo guardava spaventata, con gli occhi spalancati e carichi di lacrime.

«Ehi! Hai avuto un incubo» le disse piano cercando di rassicurarla.

Lei lo abbracciò forte, fortissimo, iniziando a piangere e singhiozzare. Le lacrime calde e salate rigavano il suo volto, erano inarrestabili.

«È tutto finito, era un incubo…shhh tranquilla…»

Sharon sapeva bene che non era stato solo un incubo, era la sua coscienza che le presentava il conto.

Continua…