CAPITOLO 112
Sharon rimase abbracciata a Rusty per vari secondi.
«Mamma, bevi un goccio d'acqua» le consigliò il ragazzo allungando il braccio per prendere il bicchiere sul comodino. Lei si staccò da lui e bevve.
Era tutta sudata, quell'incubo l'aveva devastata.
«Stai meglio?»
«Sì» rispose Sharon insicura riprendendo a respirare con più calma.
«Vuoi parlarne? Cosa hai sognato?»
«No, Rusty, non voglio ricordare…» rispose evasiva.
«Ok come vuoi…ora prova a riposare ancora un po', è notte fonda…» le disse il figlio.
«Sì…ci proverò…» rispose lei.
«Vuoi che resto un po' qui con te?»
«No, tranquillo…sto meglio…» Sharon gli accarezzò la testa.
«Se hai bisogno chiamami…ok?»
«Grazie tesoro». Sharon lo abbracciò di nuovo prima che lui andò via.
Quando rimase di nuovo sola si alzò per andare in bagno a rinfrescarsi il viso. L'acqua fresca sulla pelle le dava sollievo. Sollevò il volto ancora grondante di acqua e si ritrovò a fissare la sua immagine allo specchio. Vedeva una donna colpevole e bugiarda. Non riusciva a riconoscersi in quel riflesso. Lei non era così, non era mai stata così.
Tornò a letto e si rannicchiò, rimase a fissare la parete senza riuscire a conciliare il sonno. Iniziò a ripensare al suo incubo e ai segnali che la sua mente le stava inviando. Passarono un paio d'ore durante le quali ogni tanto si assopiva ma di certo non si poteva dire stesse dormendo.
Quando suonò la sveglia aprì gli occhi, aveva mal di testa e si sentì tutta indolenzita come se avesse appena corso la maratona senza nessun tipo di preparazione fisica. Si fece forza e si alzò. Dopo una doccia rigenerante il mondo sembrava migliore ma ancor di più lo sarebbe stato dopo una buona tazza di caffè.
Quella mattina uscì di casa molto presto e si diresse alla Crimini Maggiori, era ancora troppo presto per andare in ospedale da Andy. Entrando vide che il suo ufficio era stato sistemato, tutto era pulito e in ordine come se quella notte maledetta non fosse mai accaduta. Purtroppo però era accaduto tutto. Sospirò e varcò la soglia della stanza e andò a sedersi sulla sua poltrona dietro la scrivania. Rimase a pensare per una manciata di minuti, poi sentì i primi agenti entrare in servizio e con loro anche i membri della sua squadra. Uscì dall'ufficio e li salutò.
«Buongiorno»
«Buongiorno, capitano» ricambiarono Mike, Amy e Julio.
Provenza, entrato dopo di loro, era sorpreso di vederla in ufficio.
«Capitano, non credevo sarebbe venuta al lavoro oggi…hanno rimandato l'operazione di Flynn?»
«No, lo opereranno in mattinata, sono passata per…» per cosa? Perché non riusciva a dormire per gli incubi provocati dalla sua coscienza che le corrode la mente? Perché non riusciva a stare a casa dovendo condividere quelle quattro mura con il suo ex marito che la ricatta da quando sono finiti a letto insieme? Perché… «…per prendere una cosa che avevo dimenticato nel trambusto dell'altra sera…» disse mentendo dopo una lunga pausa.
Provenza non era convinto. «È sicura di stare bene?»
«Sì…» rispose lei mentendo di nuovo.
«Capitano, se per lei va bene, dato che al momento non sono arrivati nuovi casi, io verrei in ospedale con lei, nel caso ci fossero urgenze qui, tornerò per occuparmene. È d'accordo?»
«Sì, certo tenente.»
«Bene, allora andiamo. Ragazzi, se succede qualcosa, chiamatemi.»
«Sì, tenente.» rispose Julio.
«Teneteci aggiornati riguardo ad Andy» aggiunse Mike.
«Portategli i nostri auguri» si accodò Amy.
«Grazie ragazzi, riferiremo» rispose Sharon.
Andarono in ospedale con l'auto di Provenza. Durante il viaggio silenzioso, lei prese la parola.
«Come è andata ieri sera la proposta? Ha accettato?» domandò incuriosita.
Provenza sorrise. «Bene! È andata bene…sì, ha accettato…sono molto felice»
«Ad Andy farà piacere saperlo, una buona notizia in questa giornata dura»
«Sì, ne sono sicuro» rispose lui. «Ehm…capitano, ora che siamo soli, mi può dire cosa le succede? La noto strana, triste, assente»
«Grazie tenente, a una donna fanno sempre piacere dei complimenti»
«Dico sul serio, c'è qualcosa che la preoccupa e non si tratta solo dell'operazione a Flynn o delle minacce a Rusty.»
«Da quando mi conosce così bene, tenente?»
«Dunque lo ammette» la stanò lui.
«Sì. C'è qualcosa che mi sta tormentando ma è una questione molto personale e non voglio parlarne.»
«Capisco…mi scusi se sono stato invadente.»
Lei annuì col capo accettando le sue scuse. Passarono altri minuti in silenzio.
«Tenente, posso farle una domanda?»
«Sì…»
«Secondo lei, se un albero cade nella foresta e nessuno è lì per sentirlo, fa rumore?»
Lui rimase perplesso dall'inaspettata domanda. Ci pensò un attimo e poi azzardò una risposta. «Ehm…sì…credo di sì…insomma…se cade un rumore lo fa…»
«Sì, ma se nessuno è lì per sentirlo? Il suono è provocato dalle vibrazioni che si propagano nell'aria ma solo un apparato uditivo potrebbe percepirle…»
«Mhh…già…» sospirò Provenza pensando «vuol dire che se io mangio una tavoletta di cioccolato senza che nessuno mi veda è come se non l'avessi mai mangiata?»
«Sì… il concetto è quello…» rispose lei.
«Ma io l'ho mangiata, il mio corpo lo sa, la mia coscienza lo sa…» aggiunse lui.
«Già…la coscienza…» Sharon sospirò. Per un attimo era stata sul punto di confidarsi con Provenza ma non era la persona adatta, prima o poi si sarebbe sicuramente lasciato sfuggire qualcosa con Andy. Non era assolutamente la persona giusta da cui cercare un aiuto o un consiglio. Le vie del Signore sono imperscrutabili, abbi fede e Lui ti indicherà la via giusta. Ripensò alle parole del prete dell'ospedale.
«Capitano, se ha bisogno di parlare di qualcosa…»
«Tenente, lì c'è un posto!» Lei lo interruppe indicando un posteggio libero nel parcheggio esterno dell'ospedale.
Provenza capì che non era il caso di insistere, lei non voleva parlarne e gliel'aveva già detto espressamente.
In quel momento il cellulare di Sharon squillò.
Continua…
