CAPITOLO 113

Sharon rispose al telefono. «Ricky?»

«Ciao mamma! Tutto ok?» domandò il figlio.

«Ehm…insomma…tu?

«Che vuol dire insomma?

«Niente è che…sto andando in ospedale»

«Come in ospedale? Stai male?» chiese preoccupato.

«No, non è per me…per Andy…deve sottoporsi ad una operazione»

«Qualcosa di grave?»

«Devono asportargli un coagulo nella carotide»

«Cacchio, sembra grave…»

«Diciamo che è un'operazione semplice ma che comporta sempre dei rischi…»

«Ho capito…ehm…niente, io volevo dirti che sono in treno, sto venendo a LA»

«Mi fa piacere, ho voglia di vederti…»

«Anche io. Papà?»

Sharon cambiò espressione. «È a casa. Ci sarà anche Rusty…non spaventarti per gli agenti fuori dalla porta, sono la sua scorta…»

«Scorta

«Sì, c'è un uomo che lo minaccia»

«Ah vedo che non vi fate mancare niente»

«Già…»

«Ok dai…allora ci vediamo più tardi»

«Sì…»

«Non avvisare papà, gli faccio una sorpresa»

«Ok…» concluse lei sollevata di non dover chiamare Jack. Ogni contatto con lui la rendeva nervosa. Anche solo pensare a lui. Avrebbe voluto cancellarlo dalla faccia della terra e dalla sua vita ma soprattutto avrebbe voluto cancellare quella notte…

Provenza e Sharon arrivarono fino alla stanza di Andy.

«Ehi…» le disse lui vedendola.

«Ciao» lei si avvicinò e si chinò su di lui per dargli un bacio che Andy approfittò per prolungare.

«Ehm ehm…» Provenza si schiarì la voce «Ciao Flynn, ci sono anche io…» lo salutò con un cenno della mano.

«Il solito guastafeste…»

«Ehi! Senti questo guastafeste ha bisogno di te tra qualche settimana eh! Devi farmi da testimone, vedi di non morire, ok?!»

«Ha accettato!?» domandò Andy.

«Certo, idiota! Che ti credevi? Io non fallisco mai!» Provenza rise .

«Mi scusi, mi scusi playboy!» lo prese in giro Andy.

I due amici si abbracciarono e Sharon si ritrovò a sorridere guardandoli. La loro amicizia era qualcosa di profondo e indissolubile. Era felice che Andy potesse contare un un amico sincero.

«Tornando seri…tra poco verranno a prendermi, voglio dirvi un paio di cose…» disse Andy.

«Agh! Non vai mica in guerra, Flynn! Tra un'ora sarai di nuovo qui a lamentarti di qualcosa!» borbottò Provenza.

«Louie…seriamente…» lo riprese Andy. Guardò lui e Sharon «se mi dovesse succedere qualcosa…»

«Non dirlo neanche» Sharon gli mise la mano davanti alla bocca per fermarlo. Lui posò la sua mano su quella di lei e la spostò tenendola e accarezzandola.

«Siete le persone a cui voglio più bene e mi dovesse succedere qualcosa, Louie, voglio che stiate vicini ai miei figli e a Natalie…»

«Tranquillo, Flynn» rispose Provenza.

«Andy, resterai tu stesso vicino a loro perché non ti succederà niente.» aggiunse Sharon.

«Sì ma se…»

«Shhh» lo fece tacere dandogli un bacio.

Provenza era imbarazzato assistendo a quella scena ma tutto sommato comprese la situazione.

In quel momento entrò nella stanza l'infermiera con l'anestesista.

«Buongiorno signor Flynn. È pronto?» esordì l'infermiera con tono allegro e rassicurante.

«Sì…credo di sì…» rispose lui.

«Ora si fa un bel sonnellino e al risveglio sarà come nuovo!» L'anestesista cercava di metterlo a suo agio mentre gli applicava la flebo con la pre-anestesia. «Andiamo?» gli domandò.

Andy guardò Sharon e distese il braccio libero per cercare con la mano quella di lei. Volevano dirsi tante cose ma in quel momento le parole furono superflue ed inutili. Si amavano. Riuscivano a trasmetterselo solo guardandosi.

«Ti aspetto…» gli disse lei sapendo che lui avrebbe capito il significato di quelle due brevi parole.

Le loro mani si staccarono scivolando via l'una dall'altra ed Andy venne portato via col letto.

Al condominio Rusty, scortato da due agenti, aveva deciso di andare a trovare sua madre al centro di recupero per tossicodipendenti e Jack rimase così solo in casa.

Ricky, che aveva deciso di sorprendere il padre con la sua visita, girò piano la chiave nella toppa, aprì delicatamente la porta e rimase sbalordito, schifato e deluso da quel che i suoi occhi stavano vedendo e le sue orecchie ascoltando.

«Accidenti! Non c'è neanche un goccio di whisky…un gin tonic…un cognac in questa dannata casa di perfettini!» ringhiò cercando dell'alcool nel mobile bar del salotto. «Spero almeno che la giornata prosegua meglio…con un pizzico di fortuna quel disgraziato morirà sotto i ferri e io finalmente mi riprenderò ciò che è mio, ciò che è sempre stato mio! Sharon sarà così fragile che riprendermela definitivamente sarà facile come pescare in un barile…» ghignò.

Il suo tono era maligno, le sue parole cariche d'odio e di rancore. Finalmente mostrava il suo vero volto. Senza maschere. Quando si accorse di non essere solo nella stanza era ormai troppo tardi…

Continua…