CAPITOLO 116
«Ehm ehm…vedo che si è ripreso benone dall'anestesia, signor Flynn» disse il dottor Conrad entrando nella stanza.
Sharon ed Andy si sentirono come due ragazzini sorpresi a baciarsi. «Dottore, ho con me la medicina migliore…è lei che mi fa stare bene…» disse guardando Sharon e stringendole la mano.
«Mi fa piacere, signor Flynn però…devo chiedere alla signora di attendere fuori…» disse il medico poi rivolgendosi verso Sharon «devo visitare suo marito»
«Sì…ehm…io approfitto per andare un momento a casa e in centrale, torno tra poco, ok?»
«Ok, vai tranquilla tanto chi si muove da qui?» scherzò Andy facendole l'occhiolino.
Sharon tornò al condominio ed entrò in casa. Sbatté la porta.
Era furiosa e su Jack si sarebbe scagliata da lì a poco tutta la sua ira.
«Mamma, credevo tornassi per cena» le disse Ricky, seduto in cucina a lavorare al computer.
«Il medico doveva visitare Andy così sono tornata un attimo. Prima risolviamo questa storia meglio è. Dov'è?»
«In camera sua…» rispose il figlio.
Sharon camminò a passo veloce lungo il corridoio fino ad arrivare alla porta della stanza. Entrò senza neanche bussare e vide Jack mentre stava preparando la sua valigia.
«Non ho sentito bussare» disse lui senza neanche guardarla.
«Non ho bisogno di bussare in casa mia, Jack.» rispose risoluta lei.
«Vedo che sai già tutto…tranquilla…finisco di raccogliere la mia roba e me ne vado…»
«Voglio che tu ora mi guardi negli occhi e mi dica la verità. Subito!» gli urlò strappandogli dalle mani i vestiti che lui stava sistemando nella valigia.
Lui la guardò ma fece fatica a sostenere il suo sguardo così carico di delusione.
«Ok…io…ho mentito…»
«Che novità…» rispose lei.
«Mi dispiace» Jack abbassò la testa «io…per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo accolto, sentivo affetto da parte dei miei figli e da te…io…volevo solo provare a recuperare la mia famiglia» sembrava sincero ma le sue parole ormai non riuscivano più a far intenerire Sharon.
«Non si può recuperare nulla sulla base di una menzogna.»
Jack cambiò atteggiamento attaccando, perché si sa, la miglior difesa è l'attacco. «Da che pulpito vien la predica…parli proprio tu…dopo quello che abbiamo fatto solo un paio di notti fa…»
«Non osare menzionare mai più quel che è successo, chiaro?» gli ringhiò Sharon a bassa voce.
«Ci penserà la tua coscienza a ricordartelo…»
«Alla mia coscienza ci penso io, tranquillo. Ora voglio solo che tu te ne vada da qui. Non sopporto più la tua presenza»
«Sì…me ne vado…me ne vado…» chiuse la valigia uscì dalla stanza e percorse il corridoio fino al salone dove trovò Ricky.
Sharon, si avvicinò al figlio che strinse le mani della madre tra le sue. Solo un attimo prima di varcare la soglia, Jack si voltò verso l'ex moglie e il figlio. Lei lo guardava a sua volta e non sapeva più cosa aspettarsi da lui. Minacce? Scuse? Sincerità? Altre bugie? Jack era imprevedibile, aveva mille volti.
«Spero che un giorno mi perdonerete per aver mentito…»
«Un giorno, forse. Non oggi…» rispose duramente il figlio.
Continua…
