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Capitolo XVII

Un terribile incubo

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Erano passate circa due settimane dal franco incontro tra Albert ed Anthony.

Appena ripresosi dal suo malore, il direttore della Nuovo Sorriso aveva dovuto mettere al corrente i responsabili dei progetti di ricerca ed il personale della struttura del pericolo di sfratto imminente. Si era quasi commosso nel vedere la reazione scoraggiata del suo amico Bryan ma insieme a lui aveva concordato una strategia per difendersi dall'aggressione sconsiderata degli Andrew.

Avevano così immediatamente preso contatto con un importante studio legale, non secondo quanto a fama a quello dei Brown. Contestualmente, avevano cominciato a cercare dei terreni da poter acquistare nell'ipotesi peggiore ad avviato una campagna di sensibilizzazione tra i loro benefattori per prepararli all'eventuale richiesta di nuovi e più corposi aiuti nel caso quell'eventualità si fosse verificata. Albert aveva pensato anche ad un modo per coinvolgere maggiormente la stampa nella loro attività.

Attirando su di loro l'attenzione dell'opinione pubblica sarebbe stata infatti ancora più grande la risonanza che avrebbe procurato l'espropriazione. Gli Andrew avrebbero potuto guadagnare pure qualche dollaro, ma avrebbero perso la faccia in questa storia!

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In tutti quei giorni Candy non aveva visto Anthony.

Lui non l'aveva cercata e lei non aveva fatto niente per contattarlo. Non si erano mai tenuti il punto in quel modo.

Candy era sempre contrariata, tuttavia cominciava a non poterne più di quel silenzio.

Non era possibile che proprio loro non riuscissero più a capirsi.

Si era concentrata ancora di più sul suo lavoro, aspettando da un momento all'altro di vederselo entrare dalla porta, ma il tempo stava passando inspiegabilmente.

Per sua fortuna le incombenze non le mancavano; in ospedale le tirocinanti avevano bisogno di un intenso periodo di formazione e le era stata assegnata una nuova paziente personale, il che l'aveva costretta a diradare la sua presenza alla Nuovo Sorriso.

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Dal giorno dell'esordio non era riuscita a vedere più neanche Terence. Anche lui, fatta eccezione per le ore di lezione in laboratorio, aveva ridotto le sue visite per concentrarsi sulle prime esibizioni in teatro.

Non avevano così potuto condividere le recensioni entusiastiche dei giornali sull'esaltante prova della compagnia Stratford. Articoli su articoli che continuavano a fioccare quotidianamente sull'evento, acclamando le memorabili interpretazioni di Otello e Iago.

Terence era stato una scommessa di Robert in quel ruolo e la risposta del pubblico e della critica stava confermando che il talentuoso regista aveva anche un ottimo fiuto.

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Quel pomeriggio la ragazza si era precipitata di corsa in associazione dopo il suo turno al Columbia per potere scambiare quattro chiacchiere con lui, sperando che fosse rimasto per il pranzo con Albert. All'ombra della Grande Quercia aveva scorto qualcuno sdraiato a leggere ed aveva pensato di riconoscerlo.

Una volta arrivata lì, però, si era accorta che si trattava di Charlie, che era venuto a rilassarsi sul prato a preparare la sua poesia per la lezione successiva.

"Oh sei tu!" lo salutò celando un po' di delusione.

"Buongiorno, bella infermiera! Se stai cercando il mio tutor l'ho visto non molto tempo fa con il direttore Walker. Stavano passeggiando qui intorno".

"Che intuitivo che sei, ragazzino! Come hai fatto a capire che stavo cercando Terence?".

Charlie la squadrò impertinente.

"Avevi le guance colorate di rosso quando sei arrivata… non penso che fosse per me!".

"Charlie!".

"Eh eh Candy, ora stai diventando ancora più rossa! Se Terence ti vedesse sono sicuro che comincerebbe a prenderti in giro… anche se sarebbe felice di vedere quanto ti manchi!".

"Smettila, tu sei troppo fantasioso! Lo stavo solo cercando per complimentarmi con lui per i suoi successi…" lo ammonì lei con un'occhiataccia fuggendo via imbarazzata verso il vialetto.

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"Non sono neanche qui… ma dove si saranno cacciati?".

Aveva cercato i due amici per un buon quarto d'ora senza riuscire a trovarli.

Nella sua ricerca affannata era rimasta incuriosita da un capannone che era stato messo in piedi, da pochi giorni probabilmente, sul retro dell'edificio principale. Aveva l'aspetto di una piccola serra.

Incuriosita da un profumo di fiori, mosse qualche passo nella sua direzione.

"Candy…".

Quella voce la fece arrestare sul colpo, in debito di ossigeno.

"Anthony…".

Anthony continuava a fissarla, lasciando trasparire tutto il suo sentito pentimento.

"Scusami! So che non basta semplicemente ripetertelo ma è un atto dovuto per me.

Ho sbagliato a trattarti in quel modo!".

"Anthony, ti stai scusando con me ma è con te che dovresti farlo" gli rispose lei trattenuta.

"L'ho già fatto… In questi giorni mi sono preso del tempo per riflettere su come stia pericolosamente sbandando la mia vita ed ho capito che devo decidermi a darle una decisa sterzata se non voglio affondare in un pantano… Tutte queste responsabilità mi stanno portando a rinnegare i miei valori…".

C'era una profonda e crescente forza nella sua voce. Sembrava che una nuova coscienza di sé si fosse fatta strada tra le ceneri di un lungo travaglio interiore.

"So che ce l'hai ancora con me e non posso fartene un torto" continuò avvicinandosi di qualche passo "ma ti prego… seguimi, solo per pochi minuti… Credo che i fatti debbano contare più delle parole tra noi…".

Dolcemente le prese la mano invitandola ad entrare con lui nel capannone.

Con suo enorme stupore, Candy si ritrovò effettivamente immersa in una bellissima serra impreziosita da tante incantevoli varietà di rose. Poco distante un piccolo ma prodigioso angolo di colore all'aperto faceva da base ad un fastoso pergolato.

"Ma… perché… tutto questo…?".

Anthony non le rispose subito, sollecitandola ad avanzare verso la fitta aiuola centrale dominata dallo splendido contrasto tra il bagliore niveo delle Dolce Candy ed il colore caldo del giallo dai bordi rosa delle Bacio di Candy.

"Ricordi quella mattina, Candy? Io non potrò mai dimenticarla.

Quando ti incontrai avevi le lacrime agli occhi… Eri poco più di una bambina ma la tua infanzia ti aveva già costretta impietosamente a sperimentare l'abbandono e la sofferenza, come era successo a me…

Mi sono subito innamorato dello sguardo dignitoso che mi lanciasti quando ti accorgesti che ti stavo osservando e mi chiamasti in quel modo buffo… il mio principe…

Dal tuo volto si levò un luccichio che mi estasiò. Ti dissi che eri molto più bella quando sorridevi!

Sei sempre bella, Candy… ogni giorno di più… ma avevo ragione… il tuo sorriso e la tua forza sono una dote preziosa che ti rende una perla rara in un mare di scialba avvenenza.

Io non sarò mai degno di te, amore mio, ti stimo immensamente per come sei, non dubitarne mai…

Tu non ti pieghi davanti a nulla e non ti arrendi…

Voglio che anche tu sia fiera di me e delle mie azioni! E che conservi sempre per me quell'espressione di incantevole ammirazione con cui mi guardavi a Lakewood… qualunque cosa ci possa accadere in futuro…

Mi sento sconfitto pensando di averti deluso, rischiando di perdere il tuo amore ed il tuo rispetto!

Non riuscirei a vivere con questo scrupolo…".

"Oh Anthony, come hai potuto pensarlo? Io non voglio lasciarti!" lo tranquillizzò Candy immergendosi in un abbraccio che sapeva di una matura seconda occasione per loro.

"Ho sempre creduto in te!".

Anthony appoggiò teneramente la testa sulla sua spalla, lasciandosi accarezzare da quelle parole.

"Io sono meno di niente senza di te…" le confessò prima di ritrarsi cercando come un assetato il suo bacio.

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Rimasero per un lungo momento fronte a fronte a guardarsi negli occhi, felici di potervi leggere nuovamente fiducia.

Poi lui cominciò a spiegarle come aveva vissuto quei lunghi e tormentati giorni.

"Ho parlato con mio padre. Gli ho detto che sulla pratica Nuovo Sorriso la mia posizione è in contrasto con la sua e che non mi sento di difendere una causa che non condivido.

Sono convinto che gli Andrew debbano fare un passo indietro stavolta e gli ho comunicato che farò di tutto per cercare qualche cavillo legale che invalidi la richiesta, anche se lui me ne toglierà la competenza.".

"E come ha reagito?".

"Non l'ho mai visto così risentito! Non ama che le persone gli si mettano contro…".

Anthony aveva ancora nelle orecchie il modo provocatorio in cui Vincent l'aveva salutato.

"Non deludermi, Anthony… ti prego!".

Suo figlio un tempo avrebbe abbassato lo sguardo remissivamente ma in quest'ultima occasione aveva contrastato la sua sottile imposizione con fierezza.

"Io non lo vorrei mai, papà… se tu cercherai di comprendermi non lo farò… ma in questo momento, scusami, per me è più importante non deludere me stesso!".

"Avete litigato allora?" gli chiese Candy agitandosi.

"Non esplicitamente. Mio padre colpisce con il sorriso sulle labbra, lo sai. Ma io non mi fermerò, in questa faccenda voglio andare fino in fondo.

E per dimostrarti come la penso, volevo farti vedere il mio giardino… Sono tornato da Albert e gli ho chiesto uno spazio per potere installare questa piccola serra ed il pergolato. A Princeton non ne ho a sufficienza per lavorare sui miei innesti. Un roseto potrà arricchire le sedute del laboratorio di fitoterapia del dottor Ross... anche se ho richiesto che i fiori vengano soltanto innaffiati dai pazienti. Per il resto me ne occuperò io. Questo è il mio modo per dimostrarti che non intendo permettere a nessuno di toccare la Nuovo Sorriso… Ho piantato le mie radici in questo terreno!".

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Candy era rimasta profondamente impressionata. Quel gesto e quelle parole le stavano dimostrando che Anthony era davvero cresciuto. Era diventato un uomo.

"Amore, non temere… Sono convinta che quando questa storia sarà finita tu e tuo padre vi riconcilierete!".

Anthony continuò a seguire con il dito l'orlo colorato di una rosa candia in un circolo continuo.

"Per ora mi interessa di più riconciliarmi con una splendida ragazza che mi è mancata da morire in queste due settimane… Che ne dici, tesoro, aspetto che finisca il tuo turno e ce ne andiamo fuori per una bella cena romantica?".

"No Anthony, non stasera…" lo frenò lei.

Stasera vado a teatro a vedere Terence. Mi ha regalato due riservati per la prima fila! Avevo deciso di andarci con Annie ma credo che avrà nulla da obiettare se la avverto che vieni tu con me!".

Il giovane sospirò. C'era ancora un argomento spinoso che andava affrontato per il bene della loro relazione.

"Ci tieni tanto a vederlo?".

"Sì… e tengo tanto a lui, Anthony. Io non voglio nasconderti nulla… per me la sua amicizia è preziosa".

"Allora…" le rispose inghiottendo il rospo più indigesto che avesse mai dovuto mandar giù "non sarò io a privartene, te lo prometto! Verrò con te all'Astor, ho letto tanti commenti positivi sullo spettacolo, ci divertiremo!".

Interpretando correttamente la sua presa d'atto e la sua non semplice condiscendenza, Candy gli si fece accanto.

"C'è una cosa che devo raccontarti di lui… Tempo fa si è offerto di accompagnarmi a casa e siamo rimasti tutta la serata a parlare… conoscendoci meglio. Non è successo nulla tra noi, ovviamente, ma volevo che tu ne fossi al corrente. Io non ho segreti con te!".

"Anche io devo rivelarti una cosa che lo riguarda… di cui non mi sento per nulla fiero… ma è giusto che tu sappia…".

Vincendo il suo orgoglio Anthony le raccontò nei minimi dettagli di come aveva aggredito verbalmente e fisicamente l'attore.

Si aspettava una nuova colorita reazione di disapprovazione ma il suo atteggiamento comprensivo lo rassicurò. Candy aveva perfettamente capito l'esplosione di rancore e di insicurezza che lo aveva spinto a comportarsi in maniera così irrazionale, anche se non la condivideva.

"Sono felice che tu abbia avuto il coraggio di parlarmene".

"Non si ripeterà più, posso darti la mia parola… però ti chiedo di stare attenta! Quell'uomo è attratto da te… La sua amicizia non è completamente disinteressata! Ora ti sto parlando con la lucidità non con il rancore".

La sua coerente constatazione turbò istintivamente il bel volto della ragazza.

"Anthony, non ti preoccupare! Terence vuole solo il mio bene, ne sono più che sicura...".

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"Prego signori, vogliate seguirmi da questa parte!".

"Per la fila sei potete venire con me. Vi mostrerò i vostri posti!".

A due ore dalla rappresentazione ed a circa due settimane dal fortunato esordio di Otello, le maschere dell'Astor Theatre giravano freneticamente in platea per offrire il migliore servizio di accoglienza all'infinita folla che continuava ininterrottamente ad arrivare.

Per quello spettacolo era prevista la presenza del presidente Wilson e del suo entourage governativo al completo. L'occasione mondana d'eccezione aveva richiamato un pubblico superiore alla pur rilevante capienza del teatro. In molti non erano riusciti a trovare uno straccio di biglietto ed erano rimasti fuori dall'ingresso, aspettando qualche colpo di fortuna dai bagarini in sollecita attività.

Si vociferava che alla fine dello spettacolo il presidente in persona avrebbe consegnato un importante riconoscimento pubblico alla compagnia, evento di per sé di assoluta rarità visto che il nuovo lavoro era stato messo in scena da pochissimo, come un'attraente anteprima di fine stagione, in attesa di riprendere in autunno un programma serrato di esibizioni che si sarebbe concluso all'inizio di gennaio con un lungo tour nazionale.

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Ogni angolo del maestoso edificio crepitava di frenesia e curiosità.

La luce del grande lampadario che sovrastava la scalinata centrale sembrava rifrangersi nell'ambiente circostante in mille cristalli di luce azzurra. Un po' di quella luce era riflessa negli occhi di ognuno dei presenti a quella che sarebbe di sicuro stata una serata da ricordare nella storia di Broadway…

Le signore di gran classe avevano ingaggiato una guerra a suon di collier e diademi ricercati, portati con disinvoltura a impreziosire seducenti decolté e spalle nude vezzosamente coperte da stole vivaci e luccicanti di paillettes. Molte avevano osato anche nell'acconciatura, intrecciando perline e pietre preziose in giochi arditi tra le onde lucide e ben definite dei lunghi capelli o negli incantevoli fermagli che trattenevano le ciocche ribelli degli onnipresenti tagli corti. Qualcuna sfoggiava sensuali cappellini velati molto in voga quell'anno per proteggere i capelli dall'umidità delle fresche serate estive newyorkesi.

Il ticchettio delle loro andature ancheggianti e lo sventolio dei ventagli piumati animava di suoni e colori il foyer ed i palchi, annebbiati dal fumo acre dei sigari e da quello mellifluo delle Gauloises brunes.

Il vociare assordante in cui si sovrapponevano le conversazioni maliziose femminili sotto voce e le discussioni maschili di politica e affari a voce ben impostata, rimbombava in profondi echi, rafforzato nella sua intensità dall'ottima acustica del palazzo.

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Ovunque il pettegolezzo sul vero argomento di interesse della serata era dominato da tre nomi.

Robert Hathaway. Terence Graham. Susanna Marlowe.

Uno di questi su tutti.

Terence Graham.

Il suo nome affiorava dappertutto. Parole di ammirazione, di invidia, di desiderio.

Teso come una corda di violino, il produttore Irvin Brother passeggiava nervosamente tra le file riservate intrattenendosi in conversazioni doverose con un occhio sempre rivolto in alto verso il palco d'onore, già riempito delle attese celebrità.

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Anche Candy ed Anthony erano arrivati sulla passerella abbastanza in anticipo, riconosciuti ed immortalati da qualche scatto dei fotografi.

Quando varcò l'elegante soglia di ingresso addobbata da splendide composizioni floreali, Candy sentì un brivido.

La sala di accoglienza era gremita di gente all'inverosimile.

Era inevitabile per lei il confronto con quel totale silenzio in cui l'aveva trovata immersa la prima volta che l'aveva attraversata insieme a Terence.

Quella gente la animava e la copriva in quel momento come un vestito effimero che dopo poche ore si sarebbe sfilata via per tornare all'intimità dei suoi segreti.

Per un attimo provò difficoltà a respirare nella calca.

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Le voci sul riconoscimento d'encomio che sarebbe arrivato dopo l'esibizione si rincorrevano anche in platea.

"… Dicono che premieranno il regista ed i due attori protagonisti. Il merito è soprattutto di Terence però. Ha creato un personaggio straordinario, elevando a vertici mai raggiunti la prestazione di tutta la compagnia!".

"Gli attori ne sono a conoscenza?".

"Oh sì, me lo ha detto lui stesso. Siamo molto amici, sa?".

In molti si vantavano di essere suoi amici.

Candy ascoltava tutte quelle voci sorridendone e ricordando le parole di Terence:

"Nessuno tra tutta questa gente che si professa mia amica mi conosce veramente".

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Aveva lasciato il suo soprabito nel guardaroba e si era avviata al braccio di Anthony verso i posti prenotati dagli attori in prima fila tra gli sguardi insistenti dei presenti già seduti. Il vestito da sera di seta leggera e soffice chiffon che indossava brillava dello stesso verde dei suoi occhi.

Al suo passaggio aveva avvertito non pochi interessati apprezzamenti maschili. In altre occasioni ne avrebbe ricevuto un deciso fastidio ma quella sera era felice più che mai di apparire seducente.

Quando il sipario cominciò ad aprirsi, si lasciò cogliere da una sconosciuta eccitazione.

Lei era stata su quel palco.

Vi aveva recitato e provato l'emozione di immedesimarsi in un personaggio. Comprendeva ancora meglio l'incantesimo che vi si stava come ogni sera perpetuando ora che lei stessa aveva fatto l'esperienza di oltrepassare lo specchio senza vetri che quel piccolo spazio di sogno rappresentava.

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"Karen! Ti prego, va' a chiamare Susanna, non capisco perché non sia già qui… Dille che stasera c'è il presidente Wilson nel palco d'onore e che dopo lo spettacolo è prevista la consegna di alcuni premi. Bisogna dare tutti il meglio per un'occasione del genere… non ammetto cedimenti!" dispose Hathaway seccamente pochi attimi prima di entrare in scena insieme a Mark.

"Vado subito a chiamarla, Robert! Credo che si sia attardata nel suo camerino!".

Continuando a rimbrottare, Karen si affrettò a raggiungere la stanza della protagonista.

"Diva fino all'ultimo! Deve anche farsi venire a pregare di entrare in scena!".

Susanna, in effetti, era ancora seduta nel suo camerino.

Era sempre l'ultima ad arrivare nel back stage ma quella sera stava esagerando; il nervosismo le aveva fatto perdere la cognizione del tempo e la completa freddezza.

Continuava a manipolare l'occorrente seguendo le precise istruzioni che le erano state impartite, eppure sembrava che le sue mani si rifiutassero di eseguire gli ordini dettati dal cervello. Ormai era più di mezz'ora che non riusciva a portare a termine quella semplicissima operazione. Nell'ansia di preparare tutto alla perfezione mentre gli altri si fossero recati nel retroscena per il loro momento di raccoglimento personale aveva anche dimenticato di chiudere a chiave la porta.

Karen la trovò solamente accostata.

"Susanna, sei qui?" disse aprendola senza premure.

Colta all'improvviso da quell'imprevista irruzione, la prima attrice ripose frettolosamente tutto ciò che aveva davanti nella sua borsetta voltandosi verso la collega come una iena.

"Si bussa prima di entrare, Karen! Non ti hanno insegnato le buone maniere in famiglia?".

"Io… volevo solo avvisarti che è iniziato il primo atto! Robert mi ha mandato a verificare perché non fossi ancora pronta visto che stasera riceveremo un riconoscimento dal presidente Wilson! Sai che lui ci tiene molto a fare bella figura…".

"Sto venendo! Non ho bisogno dei richiami di Robert! Avevo solo mal di testa e stavo prendendo una medicina!" rispose lei sgarbatamente per giustificare quanto aveva intravisto la rivale.

"Fa' come diavolo vuoi! Io sono venuta solo perché mi è stato chiesto! Ti ricordo che il tuo turno è nella terza scena. Per me puoi presentarti anche un minuto prima!".

"Bene, ora che mi hai avvertita mi sento meglio!" la aggredì nuovamente Susanna con lo stesso tono sgradevole per istigarla ad andarsene lasciandola terminare quanto aveva in sospeso.

Karen se ne venne via ancora più irritata.

"Io non ti sopporto, odiosa presuntuosa viziata! Un giorno qualcuno capirà che la mia Bianca vale più della tua Desdemona! Oh sì… quel giorno mi prenderò la mia giusta rivincita!".

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Desdemona intanto aveva tirato un sospiro di sollievo, riaprendo la borsetta.

"Quella stupida ha rischiato di mandare tutto all'aria, maledizione! Perché non riesco a fare le cose per bene stasera?" continuava a ripetersi irrequieta.

Sapeva perfettamente qual era la risposta. Una parte di lei credeva che fosse una follia…

Quella parte sincera voleva ancora proteggerlo dalla sua vendetta.

Ma l'odio ormai aveva accecato il suo cuore. Non c'era più spazio per la pietà.

"C'è Wilson stasera? Ancora meglio…" ghignò alzandosi dalla sedia per raggiungere il resto del cast.

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Terence per tutto l'inizio dello spettacolo era rimasto ritto accanto all'ingresso in scena continuando a scrutare inquieto in platea. Sperava con tutto il cuore che Candy avesse accettato il suo invito.

"Accidenti! Con tutta questa luce non riesco a vedere niente… Candy dove sei? Sei venuta a vedermi? Voglio che tu sappia che sono il migliore!".

"Terence, attento! Ti stai sporgendo troppo in avanti! Così ti vedranno dal pubblico!".

L'avvertimento di Karen non raggiunse le sue orecchie. Sembrava che si fosse imbalsamato in quella posizione di rigida attesa.

"Terence! Ma mi stai ascoltando?".

Solo quando si sentì strattonare per il braccio le prestò attenzione.

"Eh? Parlavi con me, Karen?".

"Ragazzi, stasera siete tutti sulle nuvole! Ma cosa vi succede?" sbraitò lei spazientita mentre il sipario si chiudeva zittendo le loro parole tra gli applausi di un'ottima prima scena.

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"Che magnifica interpretazione!" bisbigliò Candy al suo posto avvicinandosi ad Anthony. "Robert Hathaway è un mostro di talento! Mi ha agghiacciata la cattiveria del suo Iago! Il suo viso pacato si è trasfigurato in una maschera di odio e di vendetta quando ha sfogato la sua umiliazione contro Otello per avergli preferito Cassio come Luogotenente. È stato perfetto!".

"A me piace molto anche l'interprete di Roderigo! Mi sembra si chiami Mark Romney…" le confidò Anthony.

"Uhm…" lei scosse leggermente il capo a quel nome. "Non deve essere difficile per lui sostenere quel ruolo. Odia davvero Terence con tutte le sue forze. Sembra una beffa della sorte per loro la trama di quest'opera. Rivali sulla scena per amore e nella vita per il teatro… Terence mi ha raccontato che quell'uomo ha cercato più volte di metterlo in difficoltà in maniera scorretta da quando lui è arrivato alla Stratford e ha ottenuto la stima del regista. Mi fa paura, trama continuamente alle sue spalle… è ossessionato da lui! Proprio come Roderigo che si rode di invidia perché Otello ha sposato la donna che ama!".

Anthony si stupì di quante cose fosse arrivata a sapere della vita di Terence. In silenzio accettò la profondità a cui quel legame si era spinto, malgrado la sua volontà.

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Dopo un breve intervallo, il buio ridiscese in sala carico di aspettative. Il tanto atteso ingresso del primo attore era arrivato.

Candy si strinse emozionata ai braccioli della poltrona.

Nell'atmosfera notturna sospesa di un'altra calle veneziana, i fasci di luce di alcune torce annunciavano un passaggio umano concitato. Erano Iago ed Otello che accorrevano insieme alla servitù.

Iago, mostrando la sua perversa ambiguità, stava avvertendo il suo superiore dell'ira paterna di Brabanzio, dai lui stesso istigato in precedenza contro di lui; il vecchio era, a suo dire, furioso perché temeva che il comandante dell'esercito veneziano avesse rapito sua figlia Desdemona irretendola con magici artifici.

Terence, diffidente, gli stava davanti.

Hathaway era riuscito a rendere la sua figura possente quasi anonima al cospetto del giovane allievo; incurvito e meschino, sembrava addirittura fisicamente più insignificante, come la levatura morale del suo personaggio, facendo risaltare all'ennesima potenza l'impressionante presenza scenica del protagonista.

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Terence, con il volto irriconoscibile per il marcato trucco, era invece statuario.

Come in un atto di consapevole e ferina seduzione, la sua voce e la sua fisicità conquistavano con prepotenza le emozioni più intime del pubblico ad ogni nuova battuta, inducendolo docile alla sua adorazione.

Il suo fascino non ammetteva rifiuti in questa conquista.

Terence era attore.

Era indiscutibilmente un grande attore.

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Le sue parole, misurate eppure cariche di pathos, stavano fendendo e saturando l'etere dell'Astor fino al palco degli autorevoli spettatori mentre proteggeva con dignità il suo onore e quello della donna adorata che aveva onestamente sposato.

"Che sfoghi come vuole il suo dispetto" andava dicendo riferito a Brabanzio.

"I servigi che ho reso alla Repubblica parleranno più forte dei suoi lagni.

Nessuno sa, di quanti sono qui - ed io mi tengo ancor dal proclamarlo fino a quando non sarò più che certo che tornerà a mio onore farne vanto -ch'io traggo la mia vita ed il mio essere da famiglia reale, e che i miei meriti posson parlar da soli in faccia al mondo, senza ch'io debba togliermi il cappello davanti ad una sorta di grandezza qual è quella cui ora son venuto perché io voglio che tu sappia, Iago, che s'io non fossi tanto invaghito della dolce Desdemona, non m'indurrei a porre alcun confine o restrizione alla mia libertà d'uomo non accasato, manco per tutti i tesori del mare…".

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"Sei bravo, Terence! Molto bravo!".

Candy non riusciva a distogliere lo sguardo dai suoi occhi splendenti della più accesa passione.

Per lei non era solo quel magnifico interprete che stava scaldando il palco con le sue indiscutibili capacità.

Riconosceva in quel bagliore del suo sguardo le parole di perduto innamorato che gli aveva sentito pronunciare davanti ai suoi allievi della Nuovo Sorriso ed in quel teatro vuoto.

Sapeva quanto gli fosse costato quel suo sogno e quanto amasse tutto quello che riusciva a plasmare con tanta apparante facilità attraverso le flessuose modulazioni della sua voce.

"Siate anima!" diceva spesso incitando i suoi ragazzi in associazione. Lei capiva ora che quelle parole erano più che mai vissute dentro di sé.

La sua recitazione era anima.

Perciò le appariva così bella.

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Quando, all'inizio della scena III, il Moro accettava di sottomettersi al giudizio del Consiglio davanti al Doge ed ai Senatori per difendersi dall'infamante accusa di rapimento e stregoneria, lui aveva cominciato a cercarla tra i visi semi-avvolti nell'oscurità delle prime file.

Mentre il marinaio testimone avvertiva l'assemblea dell'imminente pericolo corso dalla Serenissima ad opera degli Ottomani, la cui flotta avanzava ormai al largo di Cipro, e Brabanzio si lagnava del suo strazio di padre offeso e defraudato del suo più prezioso bene, Otello aveva pochi secondi di oblio in scena.

In quel ridotto lasso di tempo, l'attore si affannò a scorrere le poltrone riservate senza riuscire a riconoscerla.

Impietosamente la luce tornò a baciarlo nel momento in cui il Consiglio attendeva una sua discolpa dall'accusa di corruzione di Desdemona.

Terence avanzò di qualche passo verso la platea, pronto all'accorato sfogo del suo amore puro per la donna. Proprio in quel momento il riflettore deviò la sua traiettoria in linea trasversale e lui la intravide.

I loro sguardi si incrociarono per qualche secondo di impalpabile sintonia.

"Amore mio, guardami! Stasera recito solo per te!".

"Ti guardo Terence, sono venuta per applaudirti!".

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"… Colsi un giorno l'attimo per estrarle dal cuore la preghiera ch'io volessi narrarle ancor d'accapo la storia delle mie peripezie ch'ella aveva ascoltato solo a pezzi ed a forza distolta.

Acconsentii, e spesso le truffai più d'una lacrima col narrarle dei colpi di sventura sofferti dalla mia giovane età. E, terminato ch'ebbi la mia storia, quasi a compenso di tante mie pene ella mi offerse un mondo di sospiri; giurò ch'era una storia molto strana, meravigliosamente miserevole, meravigliosamente commovente; ella avrebbe voluto non udirla, e tuttavia sentiva il desiderio che il cielo avesse fatto per lei tal uomo".

I suoi occhi mentre parlava guardavano solo lei in tutto il teatro. La sua Musa. La sua Desdemona. L'unica che aveva saputo ascoltare la sua storia.

"Mi ringraziò e mi disse perentoria che se mai avess'io per avventura avuto tra gli amici miei qualcuno che si fosse di lei innamorato, gli insegnassi a narrarle la mia storia, ché quello solo l'avrebbe sedotta... A questo punto io mi dichiarai: ella m'amò pei corsi miei perigli, ed io l'amai per quella sua pietà.

Ecco: tutta la mia stregoneria, gli incantesimi miei, è tutto qui".

Quelle parole scolpite nel silenzio.

La finzione si stava tingendo per la seconda volta di sconvolgente verità.

Era una verità che arrivava al cuore, ma rimaneva prigioniera della coscienza.

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Anthony percepì il leggero tremore del corpo della sua donna e si girò verso il suo viso. Lui non avrebbe voluto vedere ma la sua sensibilità e la sua acutezza non gli potevano risparmiare di intuire ciò che lei forse non avrebbe mai avuto il coraggio di confessargli.

Saperla ancora sua ed avere la percezione che cominciava a perderla…

Era possibile che con la bocca gli dicesse che continuava ad amarlo e con gli occhi lo tradisse in modo così evidente?

Non si trattava più di combattere ad armi spiegate.

Le aveva offerto la sua sincerità e la sua dignità. Per loro parlava un passato di comprensione e tenerezze.

"Ma l'amore non si fa scegliere" pensò contraendo il petto in un irrigidimento nervino "prende senza chiedere. E senza porgere scuse".

Con un riflesso motorio involontario sospinse le gambe in avanti, come a volere frenare una corsa di cui temeva un giorno o l'altro di dovere assistere al traguardo da mero spettatore.

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"Ella viene. Mi sia testimone".

L'introduzione di Otello aprì il palco dopo qualche istante al previsto ingresso di Desdemona.

Ed eccola Susanna!

Con l'eleganza di una farfalla, entrò in scena avvolta nel suo appariscente costume che la rendeva di una bellezza regale. Si avvicinò ai membri del Consiglio guardando Terence con devozione e cominciò a difendere a spada tratta il loro amore, confermando la sua totale obbedienza al marito e la sua volontà di seguirlo fino in battaglia.

Era una dichiarazione d'amore reale quella. L'ultima che Susanna aveva giurato a sé stessa di regalargli.

Il pubblico era estasiato dal fervore con cui il suo esile corpo proclamava con voce ferma e forte di avere consacrato al suo uomo la sua anima e le sue sorti.

Ma sull'ultima frase Desdemona cadde in un'incertezza:

"Ed io, privata della sua presenza, condurrei una vita di tristezza…".

Fu solo un piccolo passo falso, una leggera caduta di timbro, percepita soltanto da pochi spettatori in platea e dagli attori che erano accanto a lei.

Susanna però si odiò per la sua debolezza. Non gli avrebbe più permesso di abusare del suo cuore… a costo di una vita di tristezza!

Riprendendo immediatamente il controllo delle sue emozioni, continuò a recitare, ormai decisa a non lasciarsi intimorire dai suoi sentimenti ancora agonizzanti.

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Nell'animato finale del primo atto i due attori protagonisti uscirono di scena correndo. Avevano qualche minuto per riprendere fiato mentre sul palco Iago imbastiva con Roderigo il suo crudele intrigo per far credere ad Otello che Desdemona lo tradisse con il suo fidato Cassio.

"Sta andando tutto magnificamente…" disse Terence compiaciuto.

"Sì…" gli rispose Susanna "sei molto ispirato questa sera!".

Terence si asciugò il sudore dalla fronte.

"Quanto odio questo trucco sulla pelle, Susanna, mi sembra di soffocare…".

Era proprio quello che lei aspettava di sentirsi dire. Sapeva che con il caldo il trucco ed il colore di base applicato sul viso potevano essere molto fastidiosi.

"Vieni, Terence, prendiamoci da bere. Con questo caldo anche a me sembra si secchi la gola!".

Insieme raggiunsero il piccolo angolo delle quinte dove gli attori sostavano nelle pause per rinfrescarsi e schiarire la voce. Gli altri erano in quel momento in scena o accanto all'ingresso a seguire le battute finali dell'atto.

Susanna si avviò, stavolta senza tentennamenti, verso il tavolo basso su cui come di consueto erano stati lasciati bevande e piccoli spuntini.

Senza far eccessivamente notare il suo gesto, prese di getto l'unico bicchiere già mezzo pieno e lo vuotò in un sorso. Terence la imitò versandosi un po' d'acqua dalla bottiglia aperta che era lì accanto.

Bevve tutto d'un fiato e se ne versò ancora fino a finirla.

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"Bevi Terence, bevi!".

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L'innamorata delusa lo guardava ormai con distacco.

"Non si può più tornare indietro ora! Ma è quello che ti meriti! È solo colpa tua!".

Mentre gli sorrideva ipocritamente, continuava a maledire la sua bellezza che per mesi aveva reso schiava la sua ragione. "Stavolta quando scapperai dalle mie braccia sarai atteso dal baratro!".

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Intanto il primo atto era terminato.

Una folla di attori rientrò nelle quinte soddisfatta.

Robert si avvicinò a loro per ritemprarsi anche lui dalla tensione. Si aprì una nuova bottiglia e bevve due o tre volte.

"Terence, sei sublime stasera, bravo! Susanna, a te invece cosa è successo? Hai avuto un calo di voce?".

La ragazza non apprezzò la sua critica ma abbozzò.

"Scusami, Robert, devo essere leggermente influenzata, ho dovuto prendere una medicina per l'emicrania!".

"Non preoccuparti, fai del tuo meglio come al solito, cara…" la rassicurò il regista prima di scappare ad organizzare il rientro in scena.

Anche Mark si era avvicinato al tavolo ma appena vi aveva scorto Terence aveva rinunciato alla sua pausa.

"Vuoi un bicchiere d'acqua?" lo richiamò Susanna cogliendo al volo l'occasione, sicura di un suo rifiuto.

"No grazie, Susanna! Non ho sete!" rispose lui gentile fissando invece il rivale con vivo disprezzo. Era evidente che non gradisse la sua compagnia.

"Non lo sopporto quel mediocre!" le bisbigliò Terence all'orecchio.

"E lui non sopporta te…" gli rispose lei contenta di avere riportato la sua attenzione su quel particolare.

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"Atto secondo!" avvertì nel frattempo l'assistente di scena per richiamare tutti al raccoglimento.

L'attrice lasciò il compagno al tavolo per raggiungere Robert ed attendere il loro nuovo ingresso.

Si rincontrarono in scena solo dopo una manciata di minuti.

Era il momento in cui i due amanti si ritrovavano dopo che la terribile bufera aveva anticipato la fine della guerra, annientando con la sua furia l'intera flotta turca. Desdemona aveva atteso trepidante la nave con a bordo il suo sposo, temendo per la sua vita. E lui era tornato. Con l'ultima vela amica.

Era tornato per vivere la loro unione.

Quanto adorava Susanna quella scena! L'avrebbe recitata eternamente solo per sentire quelle parole appassionate e vedere il suo viso illuminarsi in quel modo. Leggervi Amore!

Ne aveva avuto solo una piccola riprova qualche settimana prima. Quell'uomo avrebbe saputo dare tutto sé stesso se fosse riuscito ad innamorarsi…

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"La meraviglia di trovarti qui giunta prima di me, è tanto grande quanto la mia lietezza, gioia mia!

Se seguono bonacce come questa a una tempesta in mare, soffino i venti da svegliar la morte,

e s'arrampichi la mia stracca nave sulla cima delle spumose creste alte quanto l'Olimpo, per tuffarsi di nuovo nell'abisso, per quanto dista il cielo dall'inferno!

Se morte ci cogliesse in questo istante, sarebbe la felicità suprema, perché mi sento l'anima pervasa da un gaudio sì assoluto, che più grande non potrà mai serbarmi l'ignoto mio destino".

La voce potente di Terence si arricchiva di sfumature in un gorgoglio gutturale sensuale in questa parte. Ogni volta lei si sentiva rabbrividire come se la stesse intimamente possedendo.

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Susanna gli si avvicinò e gli fermò la mano sul cuore, appoggiando languidamente il capo sul suo petto.

"Voglia il cielo che questo nostro amore e questo nostro ineffabile gaudio s'accrescano col volgere dei giorni!" recitò addolcendo la sua voce.

Lui la abbracciò con impeto.

"Così fate che sia, benigni dei! Non so manifestar colle parole quello che provo: mi fa nodo qui, è troppo grande la gioia!".

La sua bocca si avvicinò al suo viso in attesa.

Robert aveva voluto una scena d'amore molto prolungata, di cui i giornali avevano straparlato scandalizzati ed entusiasti. Un lungo, interminabile bacio. Seguito da un secondo.

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Terence posò le sue labbra su quelle della sua partner come da copione.

Presente, passato, sogni, delusione, vendetta nella reazione della donna.

Susanna sapeva che Candy era lì a guardarli in prima fila. L'aveva scorta anche lei alla luce del riflettore.

Voleva che li guardasse.

Forte dell'incapacità di reazione che lo avrebbe vincolato, aprì quel bacio al massimo realismo aggredendo quella bocca che più volte l'aveva aggredita.

Terence sentì la sua lingua premergli contro e farsi strada con avidità in lui. Lo sentì come una violenza, ma non poté tirarsi indietro. Il fastidio per la visione che Candy, davanti a loro, ne avrebbe avuto lo ferì profondamente.

Provò rancore per Susanna. Non le avrebbe mai più concesso di avere tanto spazio nella sua vita…

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Non sapeva che quello era il meditato addio che l'attrice stava dando a lui ed alle proprie speranze.

Il macabro conto alla rovescia era scientificamente iniziato.

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Nella mezz'ora successiva erano previste varie scene d'azione.

Terence si muoveva molto sul palco, con la padronanza che gli era consona.

Solo al momento di rientrare insieme a Robert a metà del terzo atto, cominciò ad avvertire uno strano capogiro. Avrebbe dovuto seguire il regista a stretto giro ma un senso di vertigine lo costrinse ad appoggiarsi al muro prima di riprendere tutte le forze ed affrettarsi ad entrare per non far risaltare il lieve ritardo.

Mentre camminava sentì un formicolio nelle gambe, come se le cominciasse a sentire legnose. La fluidità dei suoi movimenti, che lo contraddistingueva in scena, appariva lievemente offuscata.

Quello era l'atto in cui Iago cominciava a realizzare il suo diabolico piano. Parlando per frasi fatte e con molte reticenze, doveva cominciare a sobillare il suo signore sull'impudicizia ed il grave atto di tradimento di cui si sarebbe macchiata sua moglie.

Terence era presente a sé stesso ma sembrava meno brillante nei dialoghi, a dispetto del pathos crescente che avrebbe dovuto richiedere la sua interpretazione. I suoi occhi erano appesantiti da una strana patina di stanchezza.

Robert si rese subito conto che qualcosa non andava per il verso giusto.

Il suo primo attore non era il tipo d'uomo che si lasciasse intimorire dalle pressioni esterne. Quel calo di attenzione non poteva essere addotto all'emozione per l'importante pubblico che era lì ad assistere. Pensò subito che stesse accusando un malore.

Durante il serrato e tanto atteso dialogo del fazzoletto, in cui l'infido Alfiere faceva credere al suo signore, ormai arso dalla gelosia, di avere visto Cassio asciugarsi la barba con il fazzoletto donatogli da sua moglie, il regista gli si avvicinò e, in deroga parziale a quanto previsto nelle prove, gli prese il braccio stringendolo due volte bruscamente. Era il gesto in codice che aveva concordato con i suoi attori per comunicarsi in scena il disagio per uno spiacevole imprevisto. Terence scostò la sua mano ricambiandogli la stretta.

Per lui significava che non stava chiedendo aiuto.

Rendendosi conto dell'evidente flessione della sua prestazione, il giovane cercò di reagire.

Con grande forza d'animo ed occhi colmi di sangue e foschi propositi, affascinò ancora il pubblico con un efficace monologo mentre affidava al suo nuovo Luogotenente il compito di uccidere Cassio e riservava a sé stesso la parte più difficile: l 'assassinio della donna amata.

Un ultimo, più tiepido applauso accolse la sua uscita di scena.

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Poi, inesorabile, arrivò il tracollo.

Più volte nei dialoghi successivi ebbe qualche improvviso calo di memoria e si aggrappò ai bisbigli del suggeritore. La testa cominciava a pulsargli con fitte intense ma un nervoso eccitamento gli impediva di prendere atto della situazione.

La prima violenta lite con Desdemona del terzo atto si rivelò del tutto deludente. Terence anticipava le sue battute ed alzava eccessivamente la voce. Sembrava fuori di sé.

Un silenzio inquietante accolse l'ulteriore chiusura del sipario.

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Infuriato con lui, Hathaway gli si scaraventò contro scuotendolo per le spalle.

"Terence, che diamine stai combinando? Ti ha dato di volta il cervello? Se non ti concentri di più ti sostituisco!".

"Va tutto bene Robert, non capisco perché ti scaldi tanto! È tutto sotto controllo!".

"Bene un corno! Stai recitando da cani! Si può sapere che ti sta succedendo?".

Terence continuò a minimizzare con un atteggiamento irritante.

"Io non ti lascio rientrare in questo stato, accidenti!" gli intimò perentorio Robert.

Con le pupille dilatate dall'effetto ormai avanzato dell'oppiaceo ingerito, lui però lo scostò di forza e senza ascoltarlo si trascinò sul palco.

Le luci di scena gli sembrarono mille spilli conficcati negli occhi. Istintivamente si parò il volto con le mani mentre il pavimento sotto i piedi sembrava muoversi come scosso dalle onde del mare provocandogli un'insopportabile sensazione di nausea.

Greta, che interpretava Emilia, la moglie di Iago, continuava a guardarlo disorientata, cercando di seguire il filo delle sue battute ed accentuando la visibilità della propria gestualità per non esporlo oltremodo all'attenzione del pubblico. I fari si spostarono prontamente su di lei illuminandola mentre difendeva accoratamente la fedeltà della sua cara Desdemona.

Ma Terence stava vivendo una realtà distorta in quel momento. Si fece in avanti farneticando battute sconnesse sulle gambe che a stento lo reggevano in piedi e si riprese la scena delirando.

In quello stesso istante, Susanna si frappose tra loro. Il copione richiedeva che Otello le scaricasse addosso tutta la sua ira, ormai accresciuta a dismisura dalle prove false riportategli da Iago, coprendola di disprezzo.

Terence si voltò verso di lei cominciando a ridere istericamente.

"Vieni qui, tortorella, qui, ti prego!".

Il suo viso era grondante di sudore freddo. I movimenti contratti in spasmi muscolari accentuati da un evidente tremore. Susanna si spaventò nel vedere l'effetto che la sostanza gli stava provocando.

Trepidante gli andò incontro ammonendolo.

"Che vuoi fare?".

Il giovane la afferrò aggressivo e cacciò via Greta senza mollare la presa.

"Fammi vedere gli occhi. Guardami bene in faccia!".

Lei tentò di ritrarsi. Le stava facendo male.

"Te lo chiedo in ginocchio: che vuol dire codesto tuo linguaggio?

Nel tuo dire non sento le parole, ma la violenza" gli rispose cercando di sfuggire alle sue mani.

"Ebbene, chi sei tu?".

"La tua sposa, signore, la tua sposa leale e veritiera" mormorò ancora confusa mentre le sue parole, quanto mai false in quel frangente, le graffiavano la gola.

"Brava! Giuralo e dànnati!".

Urlando lui la scaraventò in terra ed avanzò barcollante di fronte al pubblico.

"Maledizione! Il sipario! Forza! Chiudete quel sipario!" ordinò Robert non tollerando che quello spettacolo ridicolo si protraesse oltre.

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Terence guardò nel buio con gli occhi persi. Un vuoto imbarazzante invase la sua mente.

"Cosa… cosa viene adesso…? Non ricordo più nulla… Io non ricordo…".

Mentre il tendone tardava a chiudersi, il divo osannato sperimentò inerte il suo personale, terribile incubo.

Abbandonata ogni spavalda fierezza, il suo sguardo impaurito cercò in platea il gobbo, ma i suoi occhi non vedevano più e le sue orecchie non percepivano suoni. Un solo frastornante rimbombo nella sua testa…

"Non ricordo più nulla!".

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Poi un altro suono gli arrivò. Erano fischi del teatro gremito.

Uno schiaffo che mai, nei suoi più angosciosi sogni, avrebbe pensato di sperimentare.

Il pubblico lo assalì con un coro di insulti mentre rimaneva lì fisso a farsi uccidere senza difendersi.

Con la morte nel cuore e la vergogna che gli bruciava il sangue nelle vene.

Ancora, per una frazione di secondo, incrociò gli occhi in lacrime di Candy.

"Mi dispiace…" farfugliò affranto.

Vedendo che il sipario stentava ancora a chiudersi per un difetto tecnico, Robert si precipitò sul palco e lo trascinò via mentre, ormai in preda alle contrazioni nervose, lui cominciava a vomitare senza più alcun dominio di sé, prima di perdere i sensi tra le sue braccia.

"No! Non può finire così!" fu l'ultima cosa che gridò disperato maledicendo quel telo porpora che si abbatteva come una mannaia sul suo futuro.

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Susanna lo osservava da lontano, ancora in scena, fingendo magistralmente il suo sbigottimento.

La vera tragedia, come aveva esattamente previsto, si era consumata prima del fatidico ultimo atto.

Quella sera Otello non avrebbe strangolato Desdemona.

La donna sedotta ed offesa nella sua dignità si era presa finalmente la sua rivincita!

Le sue infinite lacrime erano state vendicate dalla vista di quello sguardo smarrito che brancolava incerto nella sua agonia. Misero e disperato come quello di chi sa di aver gettato al vento le proprie certezze.

"Soffri, Terence, ora tocca a te!".

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Dal pubblico non erano ancora terminati i fischi. Molti stavano già abbandonando l'Astor disgustati dall'accaduto.

"Era ubriaco!".

"No, si è drogato!".

Le voci si rincorrevano nel teatro sconvolto in un'implacabile corsa.

"Ma che ha combinato?" sbottò Anthony ancora bianco in volto per lo shock.

"Si è rovinato la carriera drogandosi! Quel ragazzo non cambierà mai… È votato all'autodistruzione!".

Candy era rimasta annichilita per tutto il tempo su quella poltrona da cui aveva goduto della migliore prospettiva sul dramma di Terence. Lo aveva incitato nel suo cuore a reagire, a riprendersi quel palco e quell'ovazione che aveva meritato nel primo atto. Ed aveva sofferto per quel suo viso scorato e disorientato. Pianto con i suoi brividi e con quei suoi occhi umiliati che la cercavano nel buio senza riuscire a partorire lacrime.

Le accuse di Anthony la levarono da uno stato di tranche.

"Non provare più a dire queste cose, Anthony, te ne prego!" lo ammonì continuando a piangere.

"Mio Dio, l'hanno avvelenato! È così chiaro! Lui non metterebbe mai a rischio la sua carriera così. Ama troppo recitare! Non posso crederci, chi può odiarlo così tanto da volerlo distruggere in questo modo?".

"Signorina, ma che dice? Se ne raccontano tante su di lui, il suo amico ha ragione! Io, personalmente, per uno squilibrato che passa il tempo tra le bettole, che prende a pugni i fotografi e si droga in scena non sprecherò mai più un biglietto, può giurarci!".

Come una tigre aggredita nella sua tana, la ragazza si voltò verso l'insolente spettatore seduto dietro di loro e se lo mangiò con gli occhi sporgendosi accaldata dalla spalliera della poltrona.

"Come si permette? Lei non conosce Terence! Non può parlarne in questo modo! Lui è un professionista serio ed un artista di talento!".

"Perché… lei lo conosce, signorina?" si difese l'uomo con un sorriso insinuante. "Oh beh… già, Terence Graham ne conosce di donne!".

Candy reagì incendiandosi.

"Vieni, Anthony, andiamocene via! Non voglio più ascoltare simili corbellerie da chi solo un'ora fa applaudiva in piedi Terence ed ora sa solo sputargli addosso il suo fango!".

"Candy, ma dove hai intenzione di andare?".

"Da lui, Anthony! Dobbiamo fargli sentire che gli siamo vicini! Spero solo che chi gli ha fatto questo abbia avuto un minimo di rispetto per la sua salute. Un'overdose può creare seri danni, non voglio neanche pensarci!".

Prese di scatto la pochette e si involò verso l'uscita laterale, sperando che le permettessero di accedere al backstage. Anthony non poté fare altro che seguirla correndo con lei.

Ma ogni ingresso ai camerini sembrava bloccato dalla sorveglianza. Un mare di uomini impediva l'accesso ai tanti curiosi che si accalcavano nei corridoi scalpitando.

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Dalle stanze interne si udivano urla e schiamazzi di ogni genere in una confusione assordante.

"I giornalisti! Chi ha fatto entrare i giornalisti?" andava gridando il vecchio Jack Prison imponendo ai custodi di non far più passare nessuno dopo che evidentemente qualcuno aveva senza scrupoli aperto un varco ai reporter in cerca di scoop.

Dal proscenio arrivava la voce desolata di Irvin Brother che annunciava la sospensione dello spettacolo a causa di un 'grave imprevisto'.

Con la coda dell'occhio Candy scorse Greta che si affrettava tra le quinte e riuscì a farsi notare chiamandola a squarciagola.

L'attrice la riconobbe e le si avvicinò facendosi strada tra la folla.

"Signorina Candy, non sono più qui..." le bisbigliò all'orecchio senza farsi sentire dagli altri. "Hathaway l'ha fatto subito trasferire in ospedale per un'uscita secondaria! Credo che siano andati al Lincoln Hospital!".

"Come sta?" le domandò lei allarmata.

"Non lo sappiamo. Era privo di sensi quando lo hanno portato via. E tremava tutto. Era tutto sudato! Che Dio lo protegga, povero ragazzo!".

"Accompagnami da lui, Anthony, ti prego!" chiese Candy supplicante.

"Va bene, Candy, andiamo!".

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"Come va?".

Il volto di Robert Hathaway era tetro mentre chiedeva spiegazioni al dottore di turno continuando a tenere con fermezza il braccio di Eleanor Baker.

L'uomo lo scrutò senza lasciar trapelare giudizi morali.

"Ha assunto oppio per via orale, signor Hathaway!" gli disse freddamente.

"Gli abbiamo fatto le analisi necessarie per verificarlo ma la sintomatologia è ben chiara".

"La dose è stata massiccia?" continuò ad insistere il regista.

"No, non si preoccupi, la quantità di un'assunzione ordinaria per uso personale…".

Robert ed Eleanor lo puntarono sdegnati.

"Cosa sta insinuando dottore, lei pensa che si sia drogato spontaneamente?".

"Non sto facendo nessuna supposizione, signora Baker, non si agiti così! Ho solo costatato che non ci sono segni di violenza sul suo corpo… Non voleva uccidersi, solo stordirsi!".

Irritata da quell'atteggiamento chiaramente allusivo, l'attrice chiese ed ottenne caparbiamente che il celebre paziente fosse dimesso e trasportato nel suo appartamento.

"Va bene" non poté negarle il medico "vista la delicatezza della situazione gli manderò del personale specializzato per una prima assistenza domiciliare. Credo che in mattinata riuscirà già a svegliarsi".

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Fuori dai cancelli dell'ospedale intanto la calca continuava a crescere.

C'erano giornalisti che tentavano di carpire dal personale un qualunque straccio di notizia ed ammiratori che non riuscivano ancora a capacitarsi di quanto avvenuto. I più erano semplici passanti incuriositi dallo stesso putiferio di voci.

Per reazione a quell'invasione, la struttura si era barricata in un perentorio no comment bloccando qualunque fuoriuscita di informazioni.

Candy ed Anthony passarono qualche ora tra quella folla indispettita cercando di capire cosa stesse accadendo all'attore. Ma nessuna voce seppur minima trapelava sulle sue condizioni.

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"Andiamocene Candy, si sta facendo tardi…" suggerì Anthony.

"Anthony, ma io non voglio lasciarlo solo!".

"Non penso sia solo… e francamente credo che non sia più qui. Forse questa è solo una manovra per depistare la stampa ed i curiosi. Lo avranno già riportato a casa sua".

"Allora andiamo lì, conosco l'indirizzo!".

"Candy! Candy! Fermati! Sei stremata! Ti ci accompagnerò, sta' tranquilla, ma ora andiamo da te, voglio che ti riposi per qualche ora. Non penso che lui sia in grado di ascoltare o parlare con qualcuno in questo momento!".

A malincuore la ragazza seguì il suo consiglio e lo invitò a restare per quel poco di notte che era ancora da passare. Gli sistemò un posto comodo in soggiorno e si ritirò nella sua stanza. Non chiuse occhio però. Se ne rimase sveglia nel buio, per non disturbare Pamela, sperando che i minuti passassero il più in fretta possibile e che giungesse presto mattina.

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Terence si riprese dal suo torpore nel suo letto, solo cinque ore dopo, assistito da medici ed infermieri.

Sua madre ed il suo mentore gli stavano davanti angosciati quando riaprì gli occhi e cominciò a lamentarsi per il dolore alla testa ed allo stomaco. In un angolo della stanza, in disparte, Scottie lo fissava preoccupato e muto.

"Che cosa ti è successo, ragazzo?" gli chiese apprensivo Hathaway.

Lui si toccò la fronte ancora calda.

"Io… non lo so… È tutto così assurdo per me! Non riesco ancora a credere che sia accaduto… Qualcuno… deve avermi fatto prendere un veleno!".

L'uomo e la donna più maturi si guardarono interdetti.

"Qualcuno? Qualcuno ti ha drogato? Hai un'idea di quando possa essere avvenuto?".

Per quanto si sforzasse di ricordare nessun particolare gli affiorava alla mente.

"Terence… un giornalista ha trovato nel tuo camerino una boccetta semivuota… Il dottor Fox ci ha riferito che hai assunto oppio".

"Ma che diavolo…? Una mente malata ha pensato a tutto questo per distruggermi… Robert tu sai che non ho colpe… vero? Dimmi che è così, ti scongiuro!".

Si aggrappò sconvolto alla sua camicia. Il solo pensiero che la loro fiducia avesse per un attimo vacillato lo straziava più dei fischi ricevuti.

"Terence…" lo confortò Robert "io ed Eleanor siamo dalla tua parte, lo sai, ed anche il tuo amico che da ore ti veglia senza dire una parola! Accidenti, ti avevo suggerito di stare attento alla tua condotta per non procurarti nemici! Posso prometterti che farò di tutto per aiutarti… ma stavolta non posso proteggerti dal massacro della critica! Il produttore è imbestialito, voleva cacciarti via su due piedi! Per il bene della compagnia sono stato costretto a prendere un necessario provvedimento.

Devo toglierti la parte, Terence… Ho deciso di affidare a Mark il ruolo di Otello. Dopo quello che mi avevi raccontato tu, l'avevo minacciato di espellerlo dalla compagnia se si fosse comportato ancora in modo indecoroso, e sai quanto mi infastidisca regalargli ora questa opportunità, ma lui è l'unico che possa reggere il tuo confronto! Mi dispiace…" gli disse triste sapendo la sofferenza che gli avrebbe procurato.

"Fa' quello che devi, Robert…" gli rispose lui con un filo di voce.

"… Ma per far capire al pubblico che credo in te, ho ottenuto da Brother che tu rimanga alla Stratford" proseguì il regista. "Ti affiderò il ruolo di Jonathan, che ci lascerà a giorni e dovrebbe essere sostituito. Vedrai, con il tempo staneremo l'infame canaglia che ti ha teso questa trappola!".

"Sì, sarà certamente così…".

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Robert ed Eleanor gli si strinsero intorno abbracciandolo con tutto il loro affetto.

Con il volto ancora tirato, lui però chiese di essere lasciato solo.

I tre uscirono sconsolati dalla sua stanza. Avrebbero voluto aiutarlo con ogni mezzo ma Terence aveva bisogno di soffrire senza spettatori in quel momento.

"La prego, Scott, gli rimanga accanto e non gli faccia fare sciocchezze, di lei si fida!" supplicò Eleanor sulla soglia un attimo prima di scappare via per le scale rincorsa dal collega.

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Alle nove in punto, circa un'ora dopo, Candy ed Anthony erano già davanti al portone del signorile palazzo, ancora indecisi sul da farsi.

"Non posso più aspettare, Anthony, io salgo…".

"Ti accompagno…" le fece lui aprendole la portiera dell'auto.

"No, caro, grazie! Credo sia meglio che vada da sola. Ti prometto che non ti farò aspettare più di un quarto d'ora".

Senza obiettare Anthony la lasciò andare. Candy si sarebbe sentita meglio solo quando avrebbe potuto consolare il suo amico in difficoltà.

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Così lei bussò alla porta di Terence trafelata.

Una governante robusta di mezza età le venne ad aprire.

"Il suo nome, per favore!" le chiese gentilmente. "Il signor Graham mi ha lasciato una lista ristretta di nomi che posso lasciare entrare a salutarlo".

"Il nome? Sì… sono Candice White Andrew".

La donna scorse frettolosamente il breve elenco.

"Signorina Andrew, venga con me" la invitò.

"Il signor Terence si è svegliato da circa due ore. I medici che lo hanno visitato sono andati via da poco. Gli hanno prescritto qualche giorno di riposo, è molto provato da quello che gli è successo…".

Candy la rassicurò seguendola nel piccolo disimpegno.

"Lo immagino, starò con lui solo pochi minuti per lasciarlo riposare".

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Terence era nella sala da pranzo insieme a Scott.

Quando lei entrò nella stanza lo trovò seduto sul divano con il volto pallido, che squadrava fisso le piastrelle luccicanti del pavimento.

Il cuore le si irrigidì nel petto a quella vista.

"Terence… mi dispiace tanto per quello che ti hanno fatto…".

La sua voce lo scrollò dai suoi tormentati pensieri.

"Candy!".

Fece per alzarsi ma le forze esigue lo fecero ricadere malamente sul divano.

"Attento, sei ancora debole!".

La ragazza gli si lanciò incontro. Si guardarono intensamente.

Lui le prese dolcemente la testa fra le mani.

"Tu mi credi, vero? Io voglio solo che tu mi creda! Non mi importa di nient'altro!" la implorò.

"Sì, ti credo!".

"Grazie!".

Senza reprimersi la strinse forte a sé. Voleva sentirla ancora più vicina.

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"Mi hanno drogato, Candy! Ci ho pensato tanto! Credo sia stato quando ho bevuto qualche bicchiere d'acqua alla fine del primo atto. Devono aver messo qualche robaccia in quella dannata bottiglietta!".

"È una cosa spregevole" gli disse lei ancora sconcertata ritraendosi leggermente dalle sue braccia.

"Chi può odiarti fino a volere questo?".

"Non lo so… anche se…".

Candy lo fissò decisa. "Mark! Sono sicura che sia stato lui!".

Terence le confermò che aveva sospettato anche lui la stessa cosa.

"Quando io e Susanna ci siamo fermati a bere dietro le quinte si è rifiutato di unirsi a noi… forse sapeva cosa c'era in quell'acqua e si è defilato con una scusa…".

"Terry, ascoltami, ora tu non ti devi abbattere! Non devi lasciare che lui si senta vincitore! No… non devi dargli questa soddisfazione! Noi riusciremo a farlo uscire allo scoperto, non preoccuparti! È una persona arrogante e piena di sé, prima o poi commetterà un errore… e noi gliela faremo pagare… Tu ti riapproprierai presto del posto che ti spetta! Nessuno può permettersi di toglierti ciò che è tuo di diritto… e il pubblico capirà a breve che ha preso un abbaglio e tornerà ad applaudirti come meriti. La verità viene sempre a galla ed allora tutti dovranno porgerti pubblicamente le loro scuse!".

L'attore sorrise alla sua sentita arringa ritrovando la forza di scherzare.

"Se mi difendessi tu davanti a tutti così, con tutta questa passione, sono sicuro che si ricrederebbero e mi riabiliterebbero all'istante, Tarzan! Guai a contraddirti!".

Lei ricambiò affettuosamente il suo sorriso, stavolta senza ribattere alla sua mesta ironia.

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"Ho chiesto a Robert di contattare per me un detective" continuò Terence più fiducioso.

"Gli starà fisso alle costole ed in poco tempo sono sicuro che riusciremo ad avere le prove che cerchiamo!".

Contenta di sentirlo meno abbattuto, Candy si levò per salutarlo. Non poteva costringere Anthony ad aspettarla ancora.

Mentre raggiungeva la porta si accorse che non erano soli nella stanza. Scott era rimasto ad osservarla dal tavolo in fondo alla sala, affascinato dal suo carattere combattivo.

Terence glielo presentò come uno dei suoi migliori amici e lei lo trovò istintivamente simpatico.

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In un galante baciamano lo scrittore le rivelò quanto aveva meditato di dirle in quei lunghi minuti e in molti

altri precedenti.

"Mi sarebbe piaciuto conoscerti in un'occasione meno drammatica, Candy, ma sono felice di incontrarti! Sei proprio come ti ha descritta lui".

"Terence ti ha parlato di me?".

"Eccome se mi ha parlato di te… Mi ha parlato e mi ha fatto leggere…

Sei una fonte inesauribile di ispirazione da un po' di anni a questa parte per lui… Occhi di luce!".

"Io? Non capisco…" balbettò lei con voce tremante. Impulsivamente si voltò verso il viso sbiancato di Terence.

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"Candy…".

La sua mano si allungò per fermarla, ma lei sentì di dovere andare.

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"Terence… io … ho detto ad Anthony che non mi sarei attardata. Lui è di sotto che mi aspetta…".

Pronunciava quelle parole ma i suoi occhi sgranati gli stavano dicendo tutt'altro.

Erano increduli.

Candy aprì la porta e fuggì via senza più alzare lo sguardo.

Terence rimase ad osservarla sulla soglia con un'espressione inebetita.

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"Quella ragazza ti ama, Terence, fidati di me… e da stasera è consapevole di quello che provi anche tu!" gli disse Scott accostandosi dopo qualche istante di imbarazzo.

"Non avresti dovuto, Scottie, tu non avresti dovuto!" lo rimproverò lui infastidito.

Scott si scrollò le spalle per nulla pentito.

"Oh no… ti sbagli! Ho fatto esattamente quello che dovevo, stupido amico mio! Avresti mai avuto il coraggio di dirglielo apertamente prima o poi…?".

"Finora non sono riuscito a farlo…" ammise Terence abbassando il capo.

"Le parole mi muoiono in gola ogni volta… Non volevo sconvolgerla…".

"Lo vedi? Ora sarai costretto a parlarle. Credo che lei presto ti chiederà spiegazioni!".

.

.

Mentre scendeva le scale Candy correva. All'impazzita. Come il suo battito accelerato.

Contro qualunque volontà.

Le dolci parole delle sue poesie si coloravano nella sua mente di nuovi e sconvolgenti significati.

"'Cercami tra le righe'… le hai scritte tu… per me?

Terence…

Come ho potuto essere così cieca?".

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.

.

.

.

Tutte le citazioni sono tratte da Otello di William Shakespeare.