Capitolo XXI
Nottingham, 28 agosto 1194
Violet era stesa a letto, la caviglia slogata accuratamente avvolta in un bendaggio che conteneva l'impiastro di argilla verde. Per passare il tempo e alleviare il tedio della sua forzata immobilità, stava cucendosi una camiciola nuova. Sally le aveva tenuto compagnia fino a poc'anzi, rammendando alcuni grembiuli della madre; ora l'aveva lasciata momentaneamente da sola per andare a portarle gli indumenti aggiustati.
Udì bussare alla porta.
"Avanti", invitò, deponendo il lavoro di cucito. Sulla soglia comparve Guy:
"Sono passato a vedere come stavi."
Anche se non stava sorridendo, il suo sguardo era pieno di calore; Violet se ne sentì avvolgere come in un abbraccio, e la sensazione le piacque.
"La caviglia sta guarendo", lo informò, sorridendogli e facendogli cenno di avvicinarsi, "ma mi annoio da morire, a restar chiusa in camera. Sono abituata a occuparmi di ben altro che di cucito", sollevò la camiciola per mostrargliela, "Per fortuna Sally mi fa compagnia; e Fred continua a passare per tenermi informata sull'andamento dei lavori del giardino e della cappella", il suo sorriso si allargò, "Sospetto che sappia quanto io mi stia annoiando e quindi viene anche quattro volte in un giorno, solo per dirmi che i giardinieri hanno finito di piantare la camomilla piuttosto che i vetrai di aggiustare le finestre…"
Avanzando nella stanza, Guy lanciò una breve occhiata al piede della moglie, le cui dimensioni minute erano evidenti nonostante l'ingombrante fasciatura. Rammentò divertito che sua madre Ghislaine, che li aveva invece molto grandi, si era sempre presa in giro da sola, dicendo d'aver i piedi di una gigantessa.
"Fred è un brav'uomo", commentò, fermandosi accanto al letto; Violet batté sul materasso accanto a lei e quindi si sedette, "Ti farebbe piacere, per alleviare la noia, se io mangiassi qui con te, finché non sarai in grado di scendere nel salone?"
Violet fu gradevolmente sorpresa dalla sua offerta.
"Certo che mi farebbe piacere", rispose, un po' timidamente; poi pensò che, ancora una volta, dimenticava che lui era Guy, non solo, che era suo marito, e che poteva dirgli esattamente quello che le faceva piacere. A differenza del primo marito.
"Mi farebbe moltissimo piacere", aggiunse quindi con maggior sicurezza.
"Bene, allora dirò a Sally di portare i miei pasti qui, a cominciare dalla cena di stasera", concluse Guy.
Rimase a chiacchierare con lei finché non tornò la cameriera, a cui comunicò subito quanto aveva deciso. La giovane donna annuì senza commentare, ma pensò che sua madre aveva ragione: sir Guy – no, ora Lord Nottingham – era innamorato di lady Violet. Quel matrimonio aveva provocato un grande sbigottimento in tutti, e qualcuno aveva espresso compassione per la povera lady Violet, ancora troppo influenzati da anni di cattivo comportamento da parte del cavaliere nerovestito; ma col trascorrere delle settimane, erano giunti a cambiare idea e alcuni avevano iniziato a mormorare che Guy era preso d'amore per la bella moglie, a cominciare da Joanna. Ora Sally decise che avevano ragione.
Guy si congedò, lasciando sole le due donne. Sally, che per carattere assomigliava molto alla madre e quindi era tutt'altro che timida, ed inoltre aveva preso a benvolere la dolce ma anche determinata signora di Nottingham, decise di indagare.
"Vostro marito è molto gentile, con voi", osservò, tornando a sedersi accanto al letto. Violet annuì: la cameriera – e chiunque altro, eccetto Rebelle – non aveva idea di quanto, in realtà, lui fosse stato e fosse tuttora gentile con lei. Quale altro uomo non le avrebbe imposto la consumazione del matrimonio, attendendo per settimane che lei si sentisse pronta? La sua mente ritornò a quel momento nella foresta di Sherwood, quando si era lasciata andare ai baci e alle carezze del marito, e sentì nuovamente le sue parti intime scaldarsi; arrossì.
Vedendo che Violet taceva e che le sue guance si colorivano mentre il suo sguardo si faceva sognante, Sally giunse all'ovvia conclusione: la baronessa ricambiava il sentimento del marito.
"Siete fortunata", commentò, "Poche nobildonne si sposano per amore."
Bruscamente richiamata al presente, Violet lanciò un'occhiata alla servitrice ed aprì bocca per smentirla, poi ci ripensò: non aveva senso rivelare a chi non era strettamente coinvolto che si era sposata per puri motivi dinastici, e che aveva scelto Guy come il male minore… senza sapere che, in realtà, si sarebbe rivelato tutt'altro che un male, e anzi forse sarebbe stato un gran bene.
"Sì, sono fortunata", confermò, "Che dici, le maniche sono abbastanza ampie?" domandò poi, mostrando la camiciola. Sally comprese che non voleva approfondire il discorso e saggiamente non insistette; del resto, non era di natura particolarmente pettegola, e la sua curiosità era dettata più dal nascente affetto per la sua padrona che da indiscrezione.
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Nei giorni seguenti, Guy mantenne la parola e venne a consumare i propri pasti – colazione, pranzo e cena – in camera di Violet; fece eccezione soltanto una volta, il giorno in cui dovette andare a Knighton per indagare sul principio d'incendio che aveva minacciato i lavori alla magione di Marian, ormai quasi completata. In quell'occasione aveva incontrato sia lei che Robin, e la leggera rotondità del ventre della giovane donna gli aveva fatto sospettare che fosse incinta. Quando gli era stato confermato, aveva fatto loro i propri auguri, con una sincerità che era trasparita dal suo tono e che aveva favorevolmente colpito Robin, ancora incapace di liberarsi del tutto dalla diffidenza e dal rancore verso Guy.
La sera, tornato al castello, Guy aveva riferito la novità a Violet, che era stata molto contenta per i suoi amici. Allo stesso tempo, però, la notizia le aveva rammentato la responsabilità che si era assunta riguardante la continuazione della propria famiglia, un dovere che aveva accettato ma che ancora non aveva compiuto. Un dovere che Guy sembrava intenzionato non soltanto a renderle gradito, ma anche piacevole, considerò con un caldo brivido intimo che le fece avvampare le guance. Sperò che il marito non lo notasse.
OOO
Il settimo giorno dopo l'incidente, Violet tolse la fasciatura e cominciò a muovere i primi passi con la dovuta cautela, nonché a compiere esercizi per riattivare la funzionalità della caviglia offesa.
Quando salì da lei per la cena, Guy la trovò seduta davanti al piccolo tavolo di fronte al caminetto spento, invece che sul letto. Al suo sguardo sorpreso, Violet gli sorrise e sollevò l'orlo della gonna per mostrargli la caviglia sbendata e non più gonfia.
"Ancora qualche altro giorno e potrò tornare a camminare normalmente", gli annunciò, "anche se per un po' di tempo sarà meglio non correre, né saltare o ballare."
"Sarai in grado di ballare, al matrimonio di Drastan e Rebelle?" si informò, accomodandosi sulla sedia di fronte, "So quanto ami la danza", aggiunse, ricordando la prima volta che avevano ballato insieme, alla fiera di Pasqua. Cielo, erano passati solo quattro mesi e mezzo? Gli sembrava molto, molto più tempo.
Non aveva idea che Violet stava facendo la stessa considerazione.
"Penso di sì, almeno i balli più tranquilli", rispose, riflettendo, "Magari per prudenza eviterò saltarelli e gighe", concluse.
Sul tavolo c'erano già le caraffe con l'acqua e il vino; Guy prese quest'ultimo e riempì i calici d'argento con l'emblema di Nottingham.
"Brindo alla tua ritrovata mobilità", disse, sollevando il bicchiere verso la moglie.
"Grazie", rispose lei, ricambiando il gesto. Bevvero un sorso, poi Violet chiese al marito della sua giornata. Lo faceva sempre, mostrandosi interessata alle sue attività di sceriffo e di feudatario, e spesso faceva osservazioni sagaci e calzanti che Guy apprezzava.
Bussarono alla porta: erano i servitori con la loro cena. Quella sera, Joanna aveva preparato un pollo, cucinato sullo spiedo a fuoco lento per tutto il pomeriggio, accompagnato con carote stufate e funghi arrostiti sulla graticola. Il profumo delle pietanze fece venire l'acquolina in bocca a entrambi i commensali.
Uno dei servitori posò davanti a loro un tagliere di legno, poi gli altri vi misero la carne e le verdure, svuotando i vassoi; una fantesca portò loro un acquamanile colmo d'acqua profumata con succo di limone, per pulire le mani prima e dopo il pasto, nonché un asciugamano di lino. Infine, con un inchino, i servitori si ritirarono, lasciando i coniugi a mangiare in solitudine.
Dopo essersi sciacquato le mani, Guy afferrò il pollo e lo spezzettò, usando abilmente il coltello; poi, avendo notato che la moglie privilegiava il petto, lo tagliò in pezzetti che le offrì, secondo l'usanza che voleva il cavaliere servire la dama. Lei accettò con un sorriso di ringraziamento.
Quando terminarono di mangiare, si lavarono e asciugarono le mani.
"Joanna è davvero una cuoca eccellente", commentò Violet in tono soddisfatto, intingendo un pezzetto di pane nel vino a conclusione del pasto; si pensava infatti che quella zuppa aiutasse la digestione.
Guy confermò, prima di imitarla. Guardò la moglie che masticava lentamente il boccone, incantato dalle dolci ombre sulle sue guance, create dalle ciglia abbassate sullo sguardo intento al secondo pezzetto di pane che stava intingendo. Venne preso da un'irresistibile voglia di baciarla.
Come percependo la sua occhiata, Violet sollevò gli occhi dal calice ed incrociò quelli del marito; qualcosa in essi le fece sentire un calore che le era ancora nuovo, ma che oramai aveva imparato a riconoscere per quello che era.
Desiderio.
"Mia signora moglie", mormorò Guy, la voce di un'ottava più bassa, "lo sai che sei bellissima?"
Violet arrossì e sentì ancor più caldo.
"Grazie, mio signor marito", rispose sottovoce. Le sembrò che anche la propria voce avesse un tono più basso del solito.
Un nugolo di farfalle invase lo stomaco di Guy e il sangue gli scese nel bassoventre. Da quando Violet s'era storta la caviglia, non avevano più condiviso momenti intimi come nel bosco, il giorno che si erano recati al convento, perché lui temeva di farle male, nel caso fosse diventato troppo irruente; ma ora che sapeva che era quasi guarita, il desiderio di baciarla ed accarezzarla come aveva fatto l'ultima volta deflagrò, facendogli decidere di continuare da laddove avevano lasciato. I servitori non sarebbero venuti a riprendere le stoviglie e gli avanzi fin quando non fossero stati chiamati, per cui non aveva timori che potessero interromperli e sorprenderli in atteggiamenti privati.
Si alzò e le porse la mano; lei non esitò ad accettarla, alzandosi a sua volta. Prima di prenderla tra le braccia, Guy volle chiarire le proprie intenzioni, per rassicurarla e per assicurarsi che anche lei lo desiderasse.
"Vorrei riprendere il discorso che abbiamo interrotto nel bosco la scorsa settimana", disse, il suo tipico mezzo sorriso soffuso di dolcezza, "ma solo se lo vuoi anche tu."
A quella prospettiva, Violet si sentì rimescolare il sangue nelle vene, ma non distolse i propri occhi da quelli del marito.
"Sì", sussurrò, "anch'io vorrei riprendere il discorso, m…ma", balbettò leggermente, "non so se sono pronta a portarlo a termine…" concluse, incapace di controllare del tutto il proprio nervosismo.
"Non è necessario", la tranquillizzò Guy, toccato dalla sua sincerità, ma anche grato per essa, "Mi fermerò in qualsiasi momento tu me lo chieda."
Gliel'aveva già detto altre volte, ma sentiva che lei aveva bisogno di sentirselo ripetere.
Violet annuì e fece un passo avanti, piazzandosi a ridosso del marito, il volto alzato verso il suo; Guy allora la chiuse nel cerchio delle proprie braccia ed abbassò la testa, posando le labbra su quelle di lei.
Come le altre volte, iniziò delicatamente, per non intimorirla; poi chiese accesso alla sua bocca, schiudendo la propria ed accarezzandole la giunzione delle labbra con la punta della lingua.
Violet raccolse subito l'invito; non si limitò ad accoglierlo, ma gli andò incontro, iniziando il bacio sensuale per prima.
Guy ne fu infiammato; con un sospiro, la strinse contro di sé, premendo le sue morbide curve contro la durezza del proprio corpo. Sollevò una mano, posandola sulla nuca di Violet, ed angolò la testa in modo da aver maggior accesso a quella bocca calda e dolce, che stava rispondendo così bene alle sue sollecitazioni e anzi ne chiedeva di più.
Contro l'addome, Violet sentì tutta la consistenza del desiderio di Guy; spinta dall'istinto, ondeggiò il bacino, strofinandosi contro il marito.
Guy gemette, mentre la sua smania raggiungeva picchi ancora più alti; per un momento, fu tentato di spingere Violet sul tavolo, incurante di stoviglie e caraffe, per infilarsi tra le sue ginocchia e prenderla, ma si contenne subito. Le lasciò le labbra per guardarla; lei aprì gli occhi: lo sguardo annebbiato, un po' smarrito, gli rammentò che doveva procedere con gentilezza e cautela e che non doveva, per nessun motivo, lasciarsi sopraffare dal bisogno di farla sua.
Le rivolse quindi un piccolo sorriso rassicurante, poi si scostò leggermente ed abbassò le mani sulla fibbia della cintura che le cingeva i fianchi, cominciando ad aprirla lentamente, dandole il tempo di fermarlo, se avesse voluto. Lei non accennò a farlo, così quando l'ebbe slacciata, la lasciò cadere a terra. Senza una parola, Violet si girò e sollevò i capelli, scoprendo l'allacciatura che chiudeva il suo vestito sulla schiena. L'invito era chiaro e Guy sentì il cuore balzargli in gola; cercando di contenere l'agitazione che gli stava mozzando il respiro, slegò il nodo che teneva fermi i lacci, poi li allargò. Violet afferrò l'orlo della scollatura e tirò fino a farsi scivolare la veste dalle spalle, poi sfilò le braccia dalle maniche e la lasciò andare. L'abito si ammucchiò attorno ai suoi piedi e Violet tornò a girarsi; la camiciola che indossava non era trasparente com'era stata la sua camicia da notte nuziale, ma sotto la stoffa leggerissima si indovinavano le curve del suo corpo. Guy le percorse con gli occhi, avidamente, e sotto il suo sguardo acceso Violet si sentì accaldata.
Guy tornò a guardarla in viso, le iridi scurite dal desiderio; la voglia di prenderla tra le braccia e baciarla a perdifiato, per poi portarla a letto, accarezzarla e baciarla dappertutto e infine farla sua moglie in tutto e per tutto lo infiammava, ma sapeva di doversi controllare, perché voleva che per lei fosse un'esperienza stupenda che le facesse dimenticare per sempre la brutalità con cui era stata trattata dal primo marito. Fece quindi un respiro per calmarsi, poi si slacciò la giacca e la tolse, buttandola sulla sedia e rimanendo con la sola sottotunica, nera come tutto il resto del suo abbigliamento. Se ne liberò rapidamente, rimanendo a petto nudo di fronte alla moglie.
La vista del suo torace muscoloso e quasi completamente glabro, che vedeva da vicino per la prima volta, fece mancare il respiro a Violet. Charles aveva sempre indossato una camicia da notte quando esercitava i propri diritti coniugali; ma per la sua attività di guaritrice, Violet aveva visto molti uomini in quelle condizioni, quando doveva visitarli o applicare oli e unguenti medicamentosi. Parecchi di loro avevano avuto un fisico possente al pari di Guy, tuttavia nessuno le aveva provocato vampe di calore come quelle che stava provando adesso, né le aveva fatto accelerare tanto il battito cardiaco.
Le sue emozioni fuori controllo si rifletterono sul suo volto. Guy le colse e comprese che Violet lo desiderava, che ne fosse consapevole o meno; ora stava a lui renderla cosciente del proprio desiderio fino a volerlo accogliere dentro di sé e diventare con lui un corpo solo.
Si chinò e la sollevò in braccio; con pochi passi delle sue lunghe gambe, la trasportò verso il letto, dove la depose. Le tolse le morbide scarpe da casa, poi la lasciò brevemente per liberarsi degli stivali, ed infine si stese al suo fianco, tornando a stringerla. Violet lo circondò con le braccia, ricambiando la stretta, ed avvicinò il viso al suo, lo sguardo abbassato sulle sue labbra, in un chiaro invito a baciarla. Guy non si fece pregare e le sigillò la bocca con un bacio, sforzandosi di farle percepire più tenerezza che bramosia. Violet lo ricambiò, la lingua che accarezzava la sua in modo ancora timido, ma decisamente sensuale. Era una donna appassionata che un uomo meschino aveva calpestato al punto da farle aborrire l'amore carnale; ma lui le avrebbe fatto scoprire quali gioie esso poteva invece riservarle.
Le lasciò la bocca e, lentamente, cominciò a scendere lungo il suo collo accarezzandola con le labbra, deponendole piccoli baci sulla gola e sul petto. Con una mano le sfiorò il seno e sentì il suo ansito quando toccò il capezzolo sensibile attraverso la stoffa della camiciola. Trovò il laccio che ne chiudeva la scollatura e lo tirò, aprendolo, poi infilò la mano sotto l'orlo e la posò a coppa attorno ad una morbida rotondità. Col pollice, titillò il capezzolo, che si erse prontamente.
Violet non era mai stata toccata in quel modo; sentendo le dita di Guy accarezzarle la sensibile punta del seno, ansimò di nuovo. Le sue viscere avvamparono, sintomo del suo desiderio, e gemette.
Incoraggiato da quei suoni, Guy scostò la camiciola dalla spalla di Violet, scoprendole il seno che aveva accarezzato, ed abbassando la testa ne prese il capezzolo in bocca, suggendo delicatamente. Sentì Violet sussultare ed emettere un suono che esprimeva piacere; allora mordicchiò la dura gemma con le labbra, traendo altri suoni deliziati dalla gola della moglie.
Violet sentiva sempre più caldo, in particolare il suo grembo sembrava voler andare a fuoco. Ogni bacio, ogni carezza che Guy le elargiva la faceva anelare a qualcosa di più, qualcosa di cui aveva solo sentito parlare, l'estasi amorosa che non aveva mai conosciuto. Finora.
Guy scoprì anche l'altro seno e si spostò per dedicargli la propria attenzione, mentre faceva scivolare una mano lungo la curva del fianco di Violet, poi lungo la coscia fino a dove riuscì ad arrivare. A quel punto, afferrò la sottile stoffa della camiciola e cominciò a raccoglierla, tirando su l'orlo e scoprendo le sue gambe, finché non poté accarezzarne la pelle, serica e calda sotto le sue dita.
Muovendosi del tutto per istinto, Violet sollevò la gamba e la posò sopra quella di Guy. Deliziato dalla sua risposta, Guy l'agganciò dietro al ginocchio e se la portò più vicino, facendo entrare in contatto il centro del suo corpo con la propria coscia. Un inconsueto ma stranamente famigliare formicolio invase la parte più intima di Violet che, per alleviarlo, si strofinò contro la gamba del marito.
La sua eccitante reazione fece gemere Guy.
"Oh Violet…" mormorò, "Mio fiore…"
Quel tenero appellativo la commosse e le fece stringere più forte le braccia attorno a lui.
"Guy…" sussurrò di rimando. Avrebbe voluto ricambiare le sue attenzioni, ma la propria inesperienza la frenava; così, si limitò ad accarezzargli le spalle e la schiena.
Sentire le mani di Violet muoversi su di lui lo fece sospirare di piacere. Era evidente che la moglie stava gradendo molto quel che stavano facendo, e così Guy decise di portarla ancora un po' più in là. Gentilmente, la spinse supina ed inserì la mano tra le sue ginocchia. Agendo ancora una volta puramente per istinto, Violet rispose schiudendole. Lentamente, Guy risalì l'interno della coscia, sfiorandone la pelle morbida; quando posò le dita sulla sua parte più segreta, ne percepì la calda rugiada e quell'evidenza di desiderio per lui lo emozionò profondamente.
Al tocco di Guy, Violet inspirò bruscamente, colta di sorpresa dalla sensazione di piacere; sentì aumentare il calore tra le gambe ed emise un piccolo lamento che esprimeva sia gradimento, sia stupefazione, un lamento che ripeté più forte quando Guy iniziò ad accarezzarla proprio nel punto più sensibile.
Guy sollevò la testa dal suo seno e la guardò, in cerca di segnali di consenso. La vide con la testa gettata all'indietro, gli occhi chiusi e le labbra semiaperte su vocalizzazioni che non lasciavano dubbi sul fatto che esprimessero apprezzamento. Esplorò delicatamente i petali roridi del suo fiore femminile, bagnando le dita in quegli umori che rivelavano il desiderio di Violet; poi inserì gentilmente una falange, muovendola in piccoli cerchi, nell'intento di abituarla alla sensazione di qualcosa dentro di lei, qualcosa di gradevole, non una violazione, bensì una gentile preparazione per quando i loro corpi si sarebbero congiunti nell'atto d'amore.
Gli occhi di Violet si spalancarono e per un attimo Guy temette che, nonostante la sua delicatezza, si fosse spaventata. Poi si rese conto che il suo sguardo era nebuloso per la delizia, e ne trovò conferma nel gemito sospiroso che emise un attimo dopo. Incoraggiato, Guy iniziò a strofinare sapientemente il centro del suo piacere con il pollice. Violet tornò a chiudere gli occhi ed emise un lamento più forte. Il suo respiro si fece sempre più affannato, mentre i suoi gemiti aumentavano di volume.
Violet era sopraffatta dalle sensazioni del tutto nuove che stava provando per le attenzioni di Guy. Il piacere che l'invadeva, partendo dai punti che il marito stava toccando con le dita o con le labbra, continuava a crescere, ancora e ancora; quando le pareva di non poterne provare di più, sopraggiungeva una nuova ondata e lei si sentiva trasportare più in alto, verso vette vertiginose che la lasciavano senza fiato. Le dita di Guy la stavano stuzzicando in modo gentile eppure stimolante fino a diventare quasi un tormento… ma un tormento assolutamente squisito. Le mancava il respiro, tanto che stava boccheggiando, il cuore che batteva impetuosamente, il rombo del suo stesso sangue negli orecchi. Cominciò a dimenarsi, incapace di trattenere il proprio corpo dal muoversi in cerca del compimento di qualcosa che non conosceva. Le parve di prendere fuoco, gemiti strazianti le cadevano dalle labbra esprimendo al contempo piacere e frustrazione. E poi, ciò cui anelava senza sapere cosa fosse, all'improvviso arrivò: un piacere fiammeggiante la travolse, annebbiando la sua mente, gettandola in un turbine vorticoso di sensazioni fisiche ed emotive. La sua carne venne percorsa dagli spasmi incontrollabili di un godimento che non aveva mai sperimentato; inarcò la schiena, stringendo convulsamente le braccia attorno al marito, preda di un diletto la cui intensità la sbigottì, e lanciò un piccolo grido di stupefazione, seguito da un lungo, straziante gemito di piacere. Quando i sussulti del suo corpo si placarono, ricadde sul materasso, senza fiato, la pelle ricoperta da un sottile velo di traspirazione.
Soddisfatto ed emozionato, Guy si fermò, senza però interrompere il contatto; dopo qualche istante, lentamente ritirò le dita. Bramoso di sentire il sapore segreto di Violet, se le portò alle labbra e le lambì, gustando il succo del suo piacere e trovandolo squisito. Ignorò la propria virilità, che stava pulsando dolorosamente, supplicando di essere appagata: aveva appena mostrato a Violet il piacere che poteva donarle, ma era troppo presto per chiederle di più. Così, si limitò ad accarezzarle dolcemente un braccio.
Sentendosi sfiorare, Violet aprì gli occhi; lo sguardo ancora sfocato, le occorse qualche momento per metterlo a fuoco sul volto di Guy.
"Cosa…" bisbigliò, rauca; deglutì e riprovò, "Cosa mi hai fatto?"
Per un momento, Guy si sentì combattuto tra la tenerezza che gli suscitava la sua inesperienza e la rabbia per il motivo che la causava, ossia il comportamento inqualificabile del suo primo marito.
"Ti ho dato piacere, moglie mia", le rispose sottovoce, "Il piacere che un uomo, per potersi chiamare tale, può e deve dare alla sua donna."
Violet corrugò le sopracciglia, perplessa.
"Ma… ma non ci siamo congiunti", obiettò. Lui la cinse, attirandola contro di sé, ed assunse un'espressione malandrina.
"Sono molti i modi in cui un uomo può dar piacere alla sua donna", spiegò; la sua voce profonda, più bassa di un'ottava, fece scorrere un caldo brivido lungo la spina dorsale di Violet, perché il suo tono sembrava contenere molte promesse. Inoltre, la durezza della sua mascolinità contro la gamba la eccitava.
"Oh", alitò, momentaneamente senza parole; poi le sovvenne una risposta adeguata e fece un sorrisetto, "E… sono molti anche i modi in cui una donna può dar piacere al suo uomo?"
Fu la volta di Guy di sentirsi percorrere da un brivido caldo mentre guardava la moglie negli occhi.
"Veramente… sì", mormorò, un po' titubante.
Violet si sentì fremere di anticipazione.
"Mi insegni?" chiese in un sussurro.
Guy si sentì seccare la gola. Avrebbe dato il braccio destro per poter affondare la propria carne in quella di lei, ma sapeva di doversi trattenere, almeno stavolta. Dopotutto, c'erano veramente altri modi in cui lei poteva appagarlo.
"Sei sicura di volerlo?" indagò, timoroso che lei potesse trovare la cosa sgradevole.
"Sì", fu la sua risposta, semplice e diretta.
Guy sollevò una mano e le accarezzò la guancia, poi si sporse a baciare le sue labbra morbide. Si girò supino, attirandola al proprio fianco, e con la mano le percorse il braccio fino ad intrecciare le dita con le sue.
"Toccami", la invitò. Dopo un momento d'incertezza, Violet chiese:
"Come?" poi cambiò la domanda, "Dove?"
"Dove vuoi. Dappertutto... come io ho toccato te."
Lei esitò brevemente, poi si sollevò per potersi muovere meglio e gli posò una mano sul torace. Adagio, percorse il contorno dei suoi pettorali, poi con dita lievi tracciò un cerchio attorno al capezzolo; infine lo sfiorò coi polpastrelli. Guy sospirò, gli occhi socchiusi, mostrando il proprio gradimento per quelle carezze incerte eppure così erotiche. Prendendo coraggio, Violet si chinò in avanti, i capelli che le ricadevano attorno al viso, e posò le labbra sulla sua gola, sfiorandone la pelle calda e leggermente ruvida per i peli della barbetta. Udì Guy emettere un altro sospiro. Ricordando come l'aveva baciata lui, dardeggiò con la punta della lingua, accarezzandolo, e cominciò a muoversi verso il basso, dirigendosi verso un capezzolo. Lo circondò con le labbra e lo stuzzicò, suggendolo e poi mordicchiandolo. Stavolta Guy emise un gemito; Violet non aveva mai fatto niente di neanche lontanamente simile in tutta la sua vita e si sentì fiera di se stessa. Passò all'altro capezzolo, riservandogli lo stresso trattamento, e frattanto spinse la mano sull'addome del marito, percorrendone il piano finché sotto le dita non sentì l'ombelico. Con l'indice ne tracciò il contorno, poi ne tentò l'avvallamento. In risposta, i muscoli addominali di Guy tremolarono. Allora Violet si mosse, scendendo lungo il corpo del marito, le labbra che lo sfioravano dal petto al ventre, mentre con la mano seguiva il sentiero di peluria che scendeva sotto l'orlo dei pantaloni. Il rigonfiamento sul davanti del cavallo era evidente e pensò che la costrizione doveva dargli fastidio. Si rizzò a sedere.
Guy emise un suono di protesta quando lei si allontanò, subito rimpiazzato da uno di gradimento quando le agili dita della moglie cominciarono ad armeggiare con i lacci delle sue brache, inavvertitamente sfiorando la sua parte più sensibile. Quando la patta si aprì, la sua erezione si liberò, ergendosi orgogliosamente e tendendosi verso quelle mani tentatrici, vogliosa di carezze.
Violet abbassò lo sguardo sulla virilità di Guy. Raramente aveva visto quella parte anatomica di Charles, che veniva da lei in camicia da notte e si limitava ad alzare il proprio indumento e quello di lei prima di montarla. Anche ora Violet stava indossando la camiciola, ma era ancora sollevata attorno alla vita e abbassata sulle spalle, scoprendo le sue parti più intime; stranamente, non si sentiva in imbarazzo, ed anzi liberò le braccia dalle maniche per potersi muovere più agevolmente. Lo sguardo di apprezzamento che Guy lanciò al suo seno la infiammò, ma proprio in quel momento si rese conto che non sapeva come procedere oltre.
"Dimmi cosa devo fare adesso", lo esortò sottovoce, guardandolo in cerca di guida.
"Prima di tutto è meglio se mi levo i calzoni", borbottò Guy, afferrando l'orlo delle brache e cominciando a spingerle giù lungo le gambe. Quando se ne liberò, le gettò a terra, tornando a sdraiarsi sulla schiena, ora completamente nudo. Violet osservò il suo fisico, longilineo e muscoloso, trovandolo bellissimo ed eccitante; sotto il suo sguardo avido, Guy sentì la propria mascolinità diventare ancor più impaziente. Le prese la mano e, gentilmente, la condusse laddove si sentiva pulsare ormai dolorosamente.
"Toccami", le bisbigliò, spostandola su e giù in modo che lo strofinasse. Lei raccolse l'invito e, quando lui la lasciò, continuò a muovere la mano. Guy gemette, mentre un fremito lo percorreva dalla base alla punta. La lasciò fare per qualche altro momento, poi condusse le sue dita a circondarlo e a massaggiarlo dal basso in alto e viceversa, applicando una certa pressione.
Violet eseguì, dapprima con una comprensibile esitazione, poi con maggior sicurezza. I lamenti di Guy aumentarono, facendole capire che stava facendo bene. Rammentò una cosa che le aveva raccontato Rebelle dei propri giochi d'amore con Drastan; lanciò un'occhiata in tralice a Guy, che giaceva con gli occhi chiusi, le dita curve che affondavano nel materasso, e sorrise maliziosamente. Prima che la propria inesperienza la frenasse, rendendola timida, si chinò e posò le labbra sullo scettro maschile del marito.
Sentendo quell'audace carezza, Guy sussultò violentemente ed emise un'esclamazione soffocata. Per poco, Violet non perse il contatto, e di conseguenza piazzò la bocca più fermamente sulla punta; fu sorpresa di trovarvi una goccia, umida e calda, e senza pensare la lambì, trovando che il sapore fosse leggermente salato.
Un gemito sfuggì dalla gola di Guy, più alto di tutti i precedenti.
"Violet…!" esclamò, senza fiato, "Tu non sai cosa mi stai facendo…"
Lei si staccò brevemente per rispondergli:
"Ti sto dando piacere, marito mio."
Tornò a posare le labbra su quella carne solida e calda, continuando le carezze sia con le labbra che con la mano.
La mente di Guy era offuscata. Violet non aveva alcuna esperienza su come compiacere un uomo, ma l'istinto la stava guidando in un modo che lui non s'era aspettato. Non sarebbe stato in grado di trattenersi, ma attraverso la nebbia che gli offuscava la ragione, si fece strada un pensiero: se avesse raggiunto l'apice a quel modo, avrebbe rischiato che Violet si sentisse sgomenta o addirittura disgustata. Così, raccolse tutte le sue forze, seriamente minate dalle attenzioni che Violet gli stava elargendo, e gemette in tono urgente:
"Ti prego, fermati…!"
Violet s'interruppe e sollevò lo sguardo sul volto di Guy, sorpresa dalla sua richiesta.
"Non… non sono abbastanza brava…?" indagò, turbata. Era davvero così incapace di soddisfare suo marito?
Percependo la sua inquietudine, Guy scosse la testa.
"Sei perfetta", la rassicurò, "A dire il vero, troppo perfetta…" annaspò alla ricerca delle parole migliori, parole che non suonassero scurrili, "Temo che la mia reazione potrebbe risultarti sgradevole", concluse.
Violet non capiva.
"Come potrebbe essermi sgradevole sapere di averti dato lo stesso piacere che tu hai dato a me?" domandò.
"Non è quello", spiegò Guy, la mente più chiara adesso che lei si era staccata; di nuovo, cercò un modo delicato di esprimersi, "Quando l'uomo gode del proprio piacere… schizza del liquido… Tu sei nuova a tutto questo, forse potresti non gradirne il sapore."
Perplessa, Violet sostenne il suo sguardo; poi ci arrivò: Guy stava parlando del suo seme. Quello da cui poteva nascere una nuova vita. Non era una cosa brutta, pensò. Era l'atto di spillarlo che poteva esserlo, ad esempio come aveva fatto Charles con lei. Guy però stava agendo in modo totalmente diverso… talmente diverso, che non c'era alcun paragone tra le due cose. Il suo cuore si allargò per la considerazione che il marito le stava dimostrando.
"Se temi che il tuo sapore possa essermi sgradevole", mormorò, "dimmi in che altro modo posso darti piacere…"
Nella pausa, Guy si era leggermente rilassato. La richiesta di Violet lo rese nuovamente consapevole della sua mano attorno a sé, e questo tornò a consolidare la sua virilità.
"Puoi… continuare a toccarmi come stavi facendo prima di baciarmi", rispose, la gola secca per l'anticipazione.
Il sorriso che lei gli rivolse fece far capriole al suo cuore.
Violet riprese a manipolarlo; studiando attentamente le sue reazioni, riuscì ben presto a capire quale movimento e quale pressione gli erano più graditi, e quando i suoi gemiti si fecero più forti, accelerò il ritmo. Infine, Guy si tese, inarcando la schiena e piantando le dita nel materasso, e sotto la mano Violet sentì il calore umido del seme che sprizzava a tempo con le contrazioni della sua verga maschile, mentre gemiti incontenibili gli sfuggivano dalla gola. Violet provò improvvisamente una strana, inaspettata sensazione di potenza: lei, proprio lei era stata capace di tanto! E c'era di più: Guy aveva dimostrato di fidarsi di lei al punto da permetterle di toccare la sua parte più intima e vulnerabile, e da perdere del tutto il controllo, esponendosi e affidandosi completamente a lei.
Come quando le aveva confidato il suo terribile segreto riguardo al tentato regicidio, le aveva dimostrato fiducia totale.
Come lei aveva totale fiducia in lui.
E la fiducia era la base migliore per un matrimonio, migliore ancora dell'amore.
Quella considerazione la rattristò, temperando la soddisfazione che stava provando mentre guardava Guy godere sotto le sue mani. Quella tristezza aveva una sola spiegazione: era innamorata di lui. Avere la sua fiducia, per quando incondizionata e totale, non era abbastanza: desiderava il suo amore.
Ma lui era disposto a donarglielo?
Poi Guy aprì gli occhi, lo sguardo nebuloso che parlava di appagamento e benessere.
"Sei…" gracchiò; si schiarì la gola, e con essa anche i suoi occhi si rimisero a fuoco, "Sei straordinaria, Violet."
Lei arrossì, imbarazzata ma allo stesso tempo compiaciuta.
"Grazie", mormorò.
Guy si prese due respiri di tempo, poi si mosse per alzarsi, un gesto rassicurante alla moglie che lo guardava, un po' smarrita per l'inaspettato distacco. Andò al tavolo dove avevano cenato, da cui recuperò le salviette che avevano usato per asciugarsi le mani dopo averle pulite nella bacinella d'acqua e limone; ne portò una a Violet perché si detergesse la mano dal suo seme, mentre lui usava l'altra per ripulirsi.
Infine, tornò a stendersi accanto a lei e le tese le braccia.
" Vieni qui, mia signora moglie", le bisbigliò. Violet si risistemò rapidamente la camiciola, poi si rannicchiò contro di lui, posando la testa sulla sua spalla. Si sentiva esausta, sopraffatta dalla forza delle emozioni provate: il desiderio per Guy, il piacere che lui le aveva fatto provare per la prima volta in vita sua, quello che lei aveva donato a lui, e infine la scoperta di essere innamorata.
Guy si sporse ad afferrare il lenzuolo e ricoprì se stesso e la moglie: non era più molto caldo, la notte, e quindi non era il caso di dormire scoperti.
Rimasero così, teneramente allacciati, senza parlare. Il battito del cuore del marito, tornato regolare, ben presto cullò Violet nel sonno. Guy invece rimase sveglio ancora per un po', assaporando la meraviglia della sensazione del calore e della morbidezza del corpo della moglie contro il fianco, ma ancor più quella del senso di gioia e pienezza che stava provando.
Infine, poco a poco, anche lui scivolò nel sonno.
