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Capitolo XIX

Una lacrima per rinascere

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Il grande giardino di Lakewood era un'apoteosi di colori, profumi e musica.

Elroy aveva voluto fare le cose per bene. Almeno in questo.

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Era da molto tempo che non organizzava un ricevimento in grande stile; circa tre anni per l'esattezza, da quando, si diceva insistentemente, erano cominciate a peggiorare le condizioni fisiche del vecchio e latitante William.

L'anziana matriarca in quegli anni si era chiusa sempre di più nella sua già nota riservatezza, assumendo un atteggiamento di dignitoso 'lutto' che aveva fatto sbizzarrire la fantasia di più di una mente malpensante. Già da tempo circolavano ormai le voci di un'avvenuta dipartita dell'ancora ufficialmente presidente delle imprese Andrew, che sarebbe stata tenuta segreta ai più per evitare il caos nel già turbolento e ingovernabile clan.

Ma per il giorno più importante del suo caro Alistair, Elroy aveva deciso di occuparsi personalmente di tutti i dettagli del cerimoniale.

Aveva curato con attenzione gli addobbi dello spettacolare gazebo dove si sarebbe svolta la funzione, le musiche dell'orchestra, il ricco menù e finanche l'organizzazione degli alloggi per chi sarebbe rimasto lì a dormire. Stear si era infatti portato da Boston molti compagni universitari per ospitarli quella notte e poi c'era quell'attore shakespeariano di New York dalla dubbia reputazione a cui il nipote teneva molto. Non lo avrebbe voluto tra gli invitati, visto il seguito di pettegolezzi che lo accompagnava, ma non si era potuta esimere dall'accoglierlo con tutti gli onori che la famosa ospitalità degli Andrew era in grado di riservare.

Aveva saputo da Stear che ruolo importante avesse avuto nell'impedirgli di partire per il fronte qualche anno prima. Il profondo senso di gratitudine che aveva provato per lui era perciò prevalso su tutto.

Lei non avrebbe potuto sopportare una seconda dolorosa perdita… ora che un altro vuoto inconfessabile dilaniava il suo cuore! Era sinceramente grata per questo a Terence Graham!

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Così, per impegnare il tempo e incardinare positivamente le sue energie, la donna aveva trasformato villa Andrew in un ambiente favoloso.

La cornice magnifica dei giardini in fiore, del pergolato di rose nel suo pieno rigoglio e dei mille giochi d'acqua dei ruscelletti artificiali le avevano reso il compito estremamente semplice. Lakewood in quei mesi caldi sembrava un ridente Eden, con tanto di cigni a bagno e pavoni scorrazzanti per i vialetti.

Elroy si era limitata a pennellare il superfluo.

Sui banconi allestiti per il rinfresco aveva appositamente fatto comporre incantevoli ghirlande che richiamavano perfettamente i motivi a contrasto bianco e blu del servizio di stoviglie in stile Flora Danica, fatto arrivare direttamente dalla Reale Fabbrica di Copenaghen.

Questo era l'ultimo prezioso omaggio che aveva voluto concedere al suo smisurato amore per il lusso. Lo aveva scelto in uno dei suoi recenti viaggi in Europa, qualche mese dopo la firma dell'armistizio, come buon augurio per le future nozze dei suoi adorati nipoti. Era lo stesso modello del famoso e monumentale set di oltre 1.500 pezzi del matrimonio della Principessa Alessandra di Danimarca, creato in un primo momento per Caterina di Russia e lavorato a mano per anni da Johann Cristoph Bayer sulle illustrazioni floreali dell'Enciclopedia Botanica Danese.

Sotto il gazebo i tavoli dove si servivano i cocktail, ricoperti dalle eleganti tovaglie in seta italiana, sembravano la trama di un delicato ricamo sul quale quelle preziose porcellane risaltavano con il loro immacolato chiarore.

Senza alcun dubbio anomalo quel blu cobalto per un matrimonio in pieno giorno!

Lei lo aveva subito fatto notare agli interessati e la stessa osservazione era stata sollevata anche da Meredith O' Brien, la madre della sposa, ma quando entrambe avevano visto Patricia avanzare verso di loro con il suo abito panna impreziosito da piccole rose blu erano rimaste incantate.

La linea piatta del vestito, per ovvie ragioni, le era stata intimata da Meredith, Patty però con quel tocco di colore aveva voluto esprimere un moto di ribellione alle ottuse convenzioni sociali che l'avevano afflitta negli ultimi mesi, prima che Stear la convincesse ad affrontare insieme a lui senza timori l'esito imprevisto delle loro azioni.

Era lo stesso blu che gli sposi avevano voluto indossassero anche in un solo particolare tutti gli invitati come piccolo inconsueto portafortuna per loro.

Ora Elroy doveva riconoscere che quella scelta si era dimostrata davvero azzeccata.

I quattrocento e più ospiti imposti dagli anziani alla cerimonia sembravano da lontano tante macchie di gradazioni accese che si inserivano in piena armonia nel verde lussureggiante dei filari di salici e betulle e nell'arcobaleno di sfumature dei fiori del giardino dando vita a quello che sembrava un quadro en plein air di Pierre Auguste Renoir.

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Stear era al settimo cielo.

A dispetto delle scenate e delle prescrizioni che era stato costretto a subire, aveva raggiunto caparbiamente un altro obiettivo. Come faceva sempre quando si intestardiva.

Leggiadro come una libellula, fluttuava tra i tavoli ed i divanetti dispensando battute di spirito e giochicchiando goliardicamente con i suoi amici in barba alle etichette.

Erano presenti tutti gli esponenti delle più abbienti famiglie di Chicago e New York, oltre a molti soci in affari degli Andrew, ma tutti, pur nel rispetto del rigidissimo galateo imposto dal cerimoniale, apparivano a loro agio e festosi.

Elroy rilassò per un attimo la sua espressione sempre controllata.

Questo era un altro merito di Stear, pensò. Far sentire gli altri liberi di esprimere la propria personalità. Il buon cuore e la disponibilità di quel ragazzo, anticonformista e geniale, rendeva impossibile non perdonargli qualunque cosa. Per questo era benvoluto dalla famiglia nonostante si fosse ribellato più di una volta ai suoi severi dictat.

La donna lo vide scherzare accanto ad Archie e ad Anthony come quando erano bambini.

Li ricordava bene, come se li avesse ancora davanti agli occhi, mentre si rincorrevano spensierati e uniti tra quegli stessi viali. Loro erano il bene più grande che le avesse offerto la sua vita lunga ma avara di vere emozioni e ricca dei più acuti dolori.

Ritrovarseli adesso davanti così cresciuti le riempiva il cuore di soddisfazione ed orgoglio.

Il cocciuto e simpatico Stear, l'impeccabile ed acuto Archie ed il bellissimo e brillante Anthony, il suo preferito senza dubbio. Quanto le ricordava la sua amata e sfortunata Rose Mary!

Continuava a fissare il suo sguardo di un azzurro disarmante mentre sorrideva accanto a quella piccola orfana che William si era ostinato ad adottare.

Ormai Candice, doveva riconoscerlo, aveva provato di saper condurre un'esistenza dignitosa e stimabile e si era sempre dimostrata devota a suo nipote. Questo nel tempo aveva addolcito sensibilmente l'atteggiamento burbero con cui l'aveva da sempre trattata.

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Dopo circa un'oretta di presentazioni e conversazioni di conoscenza superficiale, un maggiordomo avvertì gli invitati che potevano cominciare a prendere posto per la funzione. Le due damigelle d'onore rientrarono dalla sposa per assistere negli ultimi ritocchi Meredith e Martha, che tanto aveva fatto per mediare tra la ragazza ed i suoi genitori quando aveva comunicato la sua intenzione di sposarsi.

Dopo un'altra mezz'ora, l'etereo suono dei violini e dell'organo a canne mozze che dominava il patio richiamò l'attenzione della folla verso l'arco fiorito che faceva da ingresso al gazebo.

Cullata dalla musica Patty si sospinse emozionata verso Stear, seguita da Candy ed Annie.

Le due bridesmide non potevano essere più affascinanti.

Annie, fidandosi del suo istinto, si era fatta confezionare da Gabrielle Chanel i due vestiti che avrebbero donato loro gli O'Brien. Erano entrambi in crepe di seta blu, a vita molto bassa e spalline sottili, arricchiti da accessori e decorazioni di perline color panna, in contrasto netto con l'abito della sposa. Solo i modelli differivano notevolmente. Miss Brigthon aveva scelto una morbida scollatura sulla schiena, che aveva coperto in modo raffinato con una stola irregolare lavorata alle estremità con frange di perline più piccole, mentre Miss White Andrew, dopo non poche rimostranze, aveva accettato un sensualissimo décolleté che, sul corpetto definito dell'abito, contribuiva non poco ad evidenziare le sue proporzioni indiscutibilmente femminili.

Entrambi i modelli avevano fatto chiacchierare le signore di una certa età al loro ingresso ma il giudizio alla fine era stato indulgente.

I tempi stavano cambiando e le linee e le forme dell'eleganza con loro. Come la lunghezza degli abiti femminili da giorno che ovunque si fermavano poco sopra i polpacci, cosa che avrebbe reso più semplice ballare alle invitate.

Stear e Patty avevano insistito infatti per una festa danzante. Sarebbero partiti per il loro brevissimo viaggio di nozze a ricevimento non ancora terminato e volevano lasciare gli ospiti nel pieno dei balli e del divertimento.

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Dopo una funzione sentita, la folla si fece intorno ad i due sposi cingendoli in un augurio collettivo affettuoso che aveva ben poco dell'ingessata compostezza dei saluti iniziali.

Gli aperitivi cominciarono ad essere serviti ai tavoli mentre le donne si riparavano all'ombra per proteggersi dall'afa del pomeriggio estivo sfoggiando i loro variopinti ventagli ed i graziosi ombrellini parasole.

Stear prese per mano sua moglie e la invitò al ballo d'apertura, un dolce romantico ballo in cui i due giovani non staccarono per un attimo i loro sguardi.

Poi arrivò il momento delle tradizioni. I Cornwell, originari di New Orleans, avevano insistito tanto perché fosse rispettato il rito delle due torte nuziali, molto sentito dalle loro parti. Furono portate nel gazebo due enormi Saint Honorè, una per lo sposo ed una per la sposa. Entrambi avrebbero dovuto tagliare per sé una fetta e poi invitare genitori e parenti a fare un brindisi con un discorso beneaugurante.

Stear riuscì a stento ad evitare che i compagni di corso lo spingessero per scherzo con la testa nel dolce mentre Patty, assaggiato il suo, si voltò gongolante verso le sue due amiche per invitarle ad avvicinarsi.

La torta della sposa era circondata da dieci nastri che avevano le estremità infilate nella panna. Per consuetudine le damigelle avrebbero dovuto tirarne fuori uno. Legato all'estremità avrebbero potuto trovare un anello di carta, simbolo di un imminente matrimonio all'orizzonte, o un tappo di sughero.

"Forza, Candy, provaci tu!" esclamò curioso Stear.

Candy non esitò un secondo ed estrasse il suo nastro tra l'interesse pettegolo ed il chiacchiericcio generale.

"E' un anello!" confermò mostrandolo a tutti.

"Ora tocca alla seconda damigella!" proseguì Anthony, contento del risultato della prima estrazione.

Ma Annie non accettò l'invito, rifiutandosi educatamente.

Subito Iriza Legan, a detta di tutti buona cugina di Stear nonché 'intima amica' della sposa, alzò la mano proponendosi come sostituta.

"Annie cara, sei la solita timida. Ma visto che le tradizioni vanno rispettate posso offrirmi io al tuo posto… non si sa mai… potrebbe essere in arrivo per me una proposta di matrimonio!" disse maliziosa guardando Anthony che ancora riempiva dall'infanzia le sue inconfessabili fantasie.

"Nastro ti prego, che almeno oggi qualcuno faccia giustizia di questa serpe…" bisbigliò Stear alzando gli occhi al cielo in un'impercettibile preghiera.

Iriza avanzò con passo sicuro, spostando bruscamente Annie dalla torta, ed afferrò il nastro a lei più vicino tirandolo via di getto. La maggiore dimensione del tappo di sughero annodato finì per rigettarle sul viso una buona porzione di panna.

"Un tappo? Non è possibile? Stear… questa è opera tua!" sbraitò la ragazza, che crescendo aveva affinato la sua avvenenza ma non i suoi modi insolenti.

"Scommetto che lì dentro sono rimasti solo tappi! Per questo hai chiesto a Candy di estrarre il primo nastro ed Annie si è rifiutata! Avete organizzato tutto per prendervi gioco di me!" continuò su tutte le furie tra le risate del gruppo di amici.

"Oh Iriza… se lo avessimo organizzato volontariamente non sarebbe riuscito così bene!" rincarò la dose Archie sbellicandosi senza troppo tatto.

Sarah Legan dovette intervenire direttamente per togliere la figlia da quell'impasse. C'erano molti giovani rampolli dell'alta società che avrebbero potuto rappresentare un ottimo partito ed una scena di isteria non sarebbe stata di sicuro un buon biglietto da visita per lei.

"Dai Iriza… non te la prendere… è evidente che queste frivolezze lasciano il tempo che trovano… Siamo qui tutti per divertirci!".

"È vero, siamo qui per divertirci e festeggiare…" ribadì Elroy accostandosi al tavolo dei flute.

"Amici cari, permettetemi di fare il primo brindisi! Oggi è un giorno lieto per tutti noi qui riuniti. La benevolenza di Dio ci ha concesso di poter benedire sotto questo tetto un'altra felice unione.

Alistair, Patricia… a nome di tutta la famiglia io non posso che augurarvi una vita intera d'amore come quello che traspare oggi dai vostri occhi... una vita ricca di ogni bene e prosperità, come entrambi meritate! Che l'amore trionfi sempre!". La matriarca alzò in alto il calice con un'espressione solenne.

Fu poi la volta dei genitori degli sposi che proposero altri due brindisi formali.

Infine, inaspettatamente, si fece avanti Stear, sollevando deciso il suo flute verso la sua consorte e facendo un cenno, evidentemente concordato, ad un giovane inserviente.

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"Alla mia bellissima Patty…" cominciò con gli occhi lucidi di commozione. "Oggi ti hanno fatta vestire con questo abito elegante ma informe per ragioni di morale ma io non ho mai ossequiato le rigide convenzioni sociali e non mi vergogno di dire davanti a tutti che esso nasconde la bellezza delle tue grazie arrotondate e la splendida pancia in evidenza che porta il frutto del nostro amore!

Non c'è niente di più celebrabile di una nuova vita concepita da due persone che si amano, in qualunque momento ciò avvenga! Volevo che tutti voi, invitati a festeggiare con noi le nostre nozze, foste pienamente partecipi della nostra felicità!".

Mentre finiva la frase si avvicinò al tavolo che era stato appena trasportato ed alzò il grande velo blu rivelando una terza torta nuziale alla cui sommità spiccava una statuina raffigurante gli sposi. A differenza però delle classiche figurine da matrimonio, in questa la sposa teneva in braccio un grazioso frugoletto.

Stear azionò il piccolo congegno alla base del grande piatto d'argento facendo mutare la musica della marcetta nuziale del piccolo carillon in una delicata ninna nanna.

In un silenzio tombale si girò soddisfatto, passando in rassegna le espressioni esterrefatte dei presenti.

In molti avevano capito, ma sentirlo parlare così esplicitamente era un vero oltraggio al comune senso del pudore! Per gli Andrew e gli O'Brien si trattava di uno scandalo senza precedenti.

Patty si sentì raggelare il sangue non riscontrando alcuna reazione. Gli occhi dei suoi genitori la guardavano distaccati ed imperscrutabili.

Vedendo che nessuno si muoveva, Anthony si fece avanti di qualche passo ed iniziò a battere forte le mani per far sentire la sua calorosa approvazione al discorso del cugino.

Dopo qualche attimo, Terence gli si fece accanto e cominciò a battere le mani con la stessa forza. Archie, Candy ed Annie li seguirono immediatamente.

Ancora un secondo di silenzio e nonna Martha si unì ai giovani tenendo per mano Meredith.

"Auguri! Auguri agli sposi ed al frutto benedetto del loro amore! Siamo negli anni venti, signori! Che l'amore trionfi davvero su tutto!".

Timorosamente i Cornwell e gli O'Brien accettarono il nuovo brindisi dell'anziana donna e gli altri invitati a quel punto non poterono che imitare il loro esempio.

"Dopotutto… si amano dai tempi della scuola… si sarebbero sposati comunque prima o poi…" ripetevano le voci a bocca socchiusa con un atteggiamento via via più benevolente.

Solo Elroy era rimasta ferma accanto alla piccola colonna inghirlandata. In fondo si aspettava da Stear un simile gesto di rottura ma in quel momento la sua testa stava cominciando a girare in un moto ingovernabile.

"Scusatemi, credo di non sentirmi bene!".

"Zia, cosa succede?" le urlarono i coniugi Cornwell soccorrendola.

"Non è niente, non preoccupatevi, ho solo bisogno di stendermi. Vi prego, datemi una mano a rientrare! Stear! Patricia! Credo che noi dobbiamo parlare per qualche minuto insieme ai vostri genitori!".

Stear si era preparato ad una sonora lavata di capo, anche se sapeva che nessuno avrebbe potuto infierire contro di loro più di tanto, se non altro per non creare altro scandalo.

Mentre si accodava al gruppetto, chiese con un gesto ad Anthony ed Archie di venire dentro con lui per ricevere un supporto sincero.

Candy ed Annie si mossero per aggiungersi a loro. Lo sposo però le bloccò.

"No, rimanete qui, voglio che la festa continui nella sua allegria. Da ora questa allegria sarà soltanto più vera! Date il buon esempio e continuate a ballare! Noi saremo di ritorno con la zia tra non molto!".

Con risolutezza si rivolse quindi al direttore della piccola orchestra chiedendogli di riprendere a suonare.

George comprese subito cosa intendesse e fu il primo a muoversi invitando Annie di far coppia con lui.

In quel momento anche Terence si avvicinò a Candy.

"Vieni, Candy! Stear ci ha chiesto di non fermare le danze! Sarei onorato se mi concedessi cortesemente questo splendido valzer! Non dirmi di no, ti prego… vedo già Iriza Legan che mi sta puntando!".

La ragazza lo guardò diretta in viso.

Sembrava il Terence di sempre. Scanzonato e irriverente.

Per uno strano caso, aveva indossato un vestito chiaro molto simile a quello di Anthony, dal cui taschino spiccava un fazzoletto blu che Anthony aveva invece sostituito con una rosa dello stesso colore.

Si sentì rincuorata vedendo la sua espressione incoraggiante ed accettò senza ritrosie il suo invito.

A due a due gli invitati accompagnarono le prime coppie riprendendo a ballare. L'atmosfera di festa tornò in breve a ricomporsi, grazie anche al virtuosismo dei musicisti scelti da Elroy.

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(suggerimento musicale: Johann Strauss – Blue Danube)

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In quel lungo valzer Candy sentì il calore degli occhi di Terence che non abbandonarono per un secondo il suo volto.

Dopo quello che era successo tra loro riusciva ora ad interpretare in maniera del tutto diversa il modo in cui le sue braccia la tenevano fermamente stretta al suo corpo. Ne percepiva nitidamente l'impeto ed il desiderio forzatamente repressi dalla situazione e dal freno che lei gli aveva opposto.

Avrebbe dovuto esserne imbarazzata. Ma Terence non voleva metterla in imbarazzo.

Amarla era inevitabile per lui ma voleva che la forza dei suoi sentimenti non le impedisse di mettere a fuoco con maggiore chiarezza i propri.

Sicuro che lei comprendesse perfettamente tutto questo, continuava a scherzare di buonumore bisbigliandole all'orecchio i suoi pungenti commenti su quanto era accaduto poco prima.

Candy avrebbe dovuto tenere le distanze... Gli occhi di tutti gli invitati avrebbero di sicuro osservato con curiosità quell'inedita coppia così affiatata. Ma una strana euforia glielo impediva.

In tutta la confusione che annebbiava la sua mente vi era un'unica assoluta consapevolezza.

Quando era insieme a Terence si sentiva bene.

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Quel valzer volò in un baleno, seguito da altri.

Quando Anthony ed Archie tornarono in giardino loro erano ancora lì a battibeccare, serrati in un altro divertito ballo.

"Perché insisti a guardarmi fisso così, Terry?" sbuffò la ragazza ad un tratto giocando nel constatare che il suo cavaliere aveva ripreso a fissarla come se i suoi grandi occhi fossero l'unica cosa verso cui valesse la pena di indirizzare lo sguardo.

Terence le si accostò ancora di più per risponderle.

"E dove altro dovrei guardarti?" puntualizzò in un sensuale sussurro. "Hai esagerato con la tua abbondante scollatura, signorina! Ti stanno guardando con avidità tutti gli uomini presenti! Sai che sono un gentiluomo corretto, non posso abbassare lo sguardo… anche se mi piacerebbe tanto…".

Un sorriso impunito, che chiudeva la sua linea intrigante in un'irresistibile curvatura d'espressione, fece da contorno alle sue maliziose insinuazioni.

Candy scoppiò in una risata aperta mentre le sue guance non trattenevano quell'ormai frequente rossore contro cui non poteva più nulla.

"Che sfacciato che sei…" lo rimproverò cercando di calpestare con decisione il suo piede in risposta alla sua irriverenza.

Più veloce, lui schivò la pestata rincorrendo la sua risata in una risposta sempre più fragorosa.

"Eh no, mia seducente damigella, a costo di ballare una mazurka non ti permetterò di pestarmi i piedi!".

"Allora balla la tua mazurka, Terence!" lo provocò lei continuando a cercare le sue scarpe per la dovuta punizione.

"La vuoi smettere, che cominciano a malignare su di noi?".

"La colpa è tutta tua! Mi fai sempre perdere il controllo!".

"Vorrei tanto che cominciassi a perderlo sul serio quel controllo con me!".

"Ancora…? Dovresti avere cento piedi per tutte le pestate che dovrei darti, Terence Graham!".

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Mentre l'eco di quelle risate arrivava senza filtri alle sue orecchie, Anthony continuava a guardarli in silenzio.

I pugni stretti. I muscoli tirati dal nervosismo. Il bel volto contratto in una maschera di inevitabile delusione.

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Archie, che gli era accanto intento a sorseggiare il suo Manhattan, si rese conto del suo zittirsi improvviso e gliene chiese la ragione.

Anthony alzò semplicemente il viso nella loro direzione.

Non c'era bisogno di molte spiegazioni.

"Sembra che siano diventati molto amici…" commentò il cugino con disgusto.

"Amici… amici molto cari…" rafforzò lui con un'espressione più triste che irritata.

"Andiamo, non penserai che possa accadere qualcosa tra loro…".

"Forse e già accaduto, Archie! Sono solo io che mi ostino a non vederlo" gli confessò mestamente.

"Anthony…".

"Ci siamo da poco riconciliati… ci vediamo molto più spesso adesso. Lei sembra sempre la stessa Candy con me… allegra e premurosa ma… quando li vedo insieme non posso fare a meno di dubitare… Io mi fido della sua onestà però… Oh Archie, Candy non vorrebbe mai farmi soffrire! Ma io non voglio la sua affettuosa dedizione, voglio il suo amore! Abbiamo condiviso troppo per accontentarci di una pallida idea di ciò che siamo stati l'uno per l'altra fino a ieri!".

Archie insorse prontamente alle sue parole.

"Anthony, non essere sciocco! Credi che Candy sia capace di buttare al vento un amore importante come il vostro per una stupida attrazione fisica… per un farabutto come Terence?".

"Anche io lo pensavo, Archie… ma per quanto mi spiaccia ammetterlo, Terence non è un farabutto… e credo che le voglia bene sinceramente!" replicò lui con un filo di voce.

"Sì… ma lei ama te! Dalle fiducia, Anthony! Anthony… ma mi ascolti?".

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Lo sguardo trasparente di Anthony era ormai assente.

"Candy… non fuggire più… scegli, ti prego… sceglimi ancora…".

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Senza più udire né voci né suoni, si diresse verso di lei.

Nulla e nessuno intorno a lui. Solo lei davanti. Lei che si staccava dalle braccia di Terence dopo il loro ultimo Strauss. Lei che allegra si voltava verso di lui. Lei che abbassava gli occhi istintivamente scoprendolo ad osservarla mentre un sorriso le risaliva lieve sulle labbra come una specie di scusa.

Ma lui ora aveva il diritto di conoscere la verità.

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"Anthony…".

"Seguimi, tesoro, per favore…".

Senza obiettare Candy si fece condurre verso il piccolo palco sopraelevato da cui Stear un'ora prima aveva fatto la sua rivelazione. Sentiva la sua mano che la stringeva ma non aveva la minima idea delle sue intenzioni.

Nell'attenzione crescente, guadagnarono il palchetto facendosi strada tra i tavolini già imbanditi per la prossima distribuzione della seconda tranche di dessert. Anthony richiamò pacatamente tutti verso di loro e prese anche lui due calici di champagne, porgendogliene uno.

Si schiarì leggermente la voce e diede sfogo al suo cuore.

"Permettetemi di proporre ancora un brindisi approfittando dell'amichevole e gradita presenza di tutti voi, amici! Zia Elroy, sta' tranquilla, ti sei appena ripresa dal tuo piccolo malessere e non voglio che le mie parole ti sconvolgano nuovamente, ma sento che questo è il momento giusto per farlo! Papà… ascolta bene anche tu!

Abbiamo appena brindato al trionfo dell'amore…

È proprio a questo amore che voglio brindare anche io adesso… all'amore vero, che sa affrontare le difficoltà facendo forza sulle solide basi della sua sincerità e sulla ricchezza dei ricordi indelebili che riesce a costruire… che sa guardare negli occhi e vincere i suoi momenti di umana caduta, che non si arrende e riesce a parlare e lascia che le parole, parole sempre nuove, lo facciano crescere e diventare… giorno dopo giorno… gioia dopo gioia e prova dopo prova… più bello e più incrollabile!

È il tipo di amore che mi lega e mi legherà sempre a te, mia dolcissima Candy!" disse volgendosi verso di lei ed accostando i loro calici. "Te lo ripeto davanti a loro oggi e, se vorrai, te lo ripeterò per tutti i

nostri giorni futuri. Perché tutti sappiano che io ho riposto nelle tue mani ogni intima parte di me.

Senza dubbi e senza tentennamenti.

Non c'è niente altro che desideri di più in questa vita che renderti mia moglie!".

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Un nuovo sconcertante silenzio investì Lakewood come uno scroscio improvviso di pioggia a ciel sereno.

Nessuno si aspettava in quella occasione anche una proposta di matrimonio.

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Candy guardava attonita il viso di Anthony emozionato e supplicante.

La sua accorata esternazione le aveva parlato alle corde più profonde del suo essere perché ne conosceva intimamente il significato e le motivazioni.

Era la risposta esplicita ad una domanda che non le aveva ancora diretto quella che la stava scongiurando di dargli. Anthony e la loro preziosa storia erano lì in appassionata attesa, su quel piatto della bilancia che lui sperava pendesse ora definitivamente da una parte. Perché era un solo un semplice e pesante sì che si aspettava a chiare lettere da lei.

Un fiume di ricordi le passò davanti a rammentarle chi fosse per lei quel giovane prostrato alle sue ginocchia come un pretendente d'altri tempi. I primi batticuori e le prime carezze rubate agli sguardi indiscreti, le tenerezze al chiar di luna nell'abbraccio riservato dei suoi magnifici fiori e le corse trepidanti per vedersi in disparte in collegio e rubare alle regole un secondo in più di baci e tenerezze.

Anthony era il suo mare calmo, il suo porto sicuro… le braccia che sempre l'avrebbero accolta…

Il ragazzo… ora l'uomo… che sapeva leggerle nell'animo e non giudicarla…".

"Anthony…" cominciò a parlare confusa mentre la voce di secondo in secondo le si abbassava inesorabilmente.

Mentre lo guardava scorse dietro di lui tra la folla il volto straziato di Terence.

"Non farlo, ti prego!" le stava gridando di dolore.

Anthony le prese la mano per spronarla a ritrovare il suo coraggio.

"Candy, tesoro mio, dimmi che accetti, dimmi solo un sì ed ogni secondo della mia vita sarà consacrato solo ed esclusivamente alla tua felicità!".

La ragazza si sentì attraversata da un lungo tremito. La sua testa oscillò come se contenesse un macigno.

Come un automa chiese di rispondere alla sua coscienza.

E la sua coscienza pronunciò un flebile: "sì'".

Non tutti lo udirono, ma il suo destinatario lo percepì come la più assordante e meravigliosa delle dichiarazioni d'amore.

Anthony prese entrambe le sue mani e pianse di gioia con il viso nascosto tra queste, ringraziandola per avere finalmente scelto.

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Nell'onda inarrestabile dei secondi che erano ripresi a scorrere, Candy si sentì travolta da baci e strette di mano che la stordivano di felicitazioni e vuote parole di circostanza.

Nel frastuono si sentì le gambe cedere.

Puntò lo sguardo nell'angolo lontano in cui pochi attimi prima aveva intravisto Terence ma lui non era più lì…

Vacillando si aggrappò al braccio di Anthony.

"Anthony, mi manca l'aria…".

"Avviati verso il roseto delle Dolce Candy, penserò io a gestire le formalità. Aspettami lì, ti raggiungerò tra qualche minuto. Te la senti di camminare?".

Lei assentì con il capo, cercando di sottrarsi con discrezione a quel bagno di affettate moine.

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In pochi minuti raggiunse ancora barcollante il terzo ingresso di pietra della residenza che frenava il corso del piccolo ruscello accanto al roseto che il signor Cartwidge, storico giardiniere di famiglia, curava ormai da anni con la stessa cura che avrebbe avuto Anthony.

Le rose erano ancora nel pieno della loro fioritura. Tra poche settimane sarebbero cominciate a sfiorire ma quel giorno la calda luce del sole rendeva ancora più straordinario il bagliore dei loro delicati petali. Verso il limitare della tenuta, poco più a destra del punto in cui aveva conosciuto Archie tanto tempo prima, un'ampia chiazza di bianco risaltava come un manto di perle, richiamandola con il suo inebriante effluvio.

Da dietro la grande porta poteva udirsi il fragore prepotente dell'acqua che scorreva verso la cascata.

"E' tutto come allora…" meditò ad alta voce immergendo una mano tra le deliziose ninfee fluttuanti.

"Ma quanta vita è passata…".

"E quanta ne passerà, Candy… ma noi saremo sempre qui…" la sorprese Anthony impedendole di proseguire oltre.

"Anthony… sei già riuscito a liberarti?".

"Non potevo certo lasciarti sola a lungo, mia promessa sposa…" scherzò il giovane chiaramente commosso.

L'espressione di lei lo accolse con un silenzioso rimprovero.

"So che ti dispiace che lo abbia fatto in pubblico".

"E' così, Anthony…".

"Scusami per non avertene parlato prima. Ho pensato che sarebbe stato un bene per noi ricevere l'approvazione generale della famiglia sui nostri progetti. La zia Elroy è stata ormai piegata nel suo orgoglio dalla rivelazione pubblica di Stear, l'abbiamo colta in un momento di debolezza, ed anche mio padre non credo oserà ostacolare le nostre decisioni, visto che gli altri sono unanimemente d'accordo. Se l'incontro che ho programmato con una certa persona darà i risultati che mi aspetto, tra poche settimane non li avremo tutti così cerimoniosi nei nostri confronti. Ma ora voglio fare le cose come si deve…".

Con un tono fattosi d'un colpo più serio, tirò fuori dalla tasca un incantevole solitario e glielo infilò al dito.

"Questo ti dimostra che non è stato un gesto impulsivo il mio! Avevo già pensato di chiedertelo in questi giorni e dove altro avrei potuto se non qui, circondati dall'incanto delle nostre Dolce Candy che rinascono ogni anno più belle? Nessuna di queste rose possiede però una minima parte della tua anima, Candy! Tu sei unica ed io mi sento l'uomo più ricco della Terra…".

"Anthony, io…".

Candy provò a rispondergli ma lui la anticipò ancora.

"Ti ricordi il primo bacio che ci scambiammo alla St. Paul's School, Candy? Io lo ricordo ancora tra i brividi… era il giorno della festa di maggio…

Quel giorno ti feci una sorpresa, raggiungendoti al ricevimento in maschera travestito senza averti avvisata.

Sapevo della tua punizione e non contavo di incontrarti subito ma quando ti vidi arrivare trafelata con quel costume di Giulietta che rendeva onore alla tua grazia, mi sentii i piedi che si sollevavano da terra per l'emozione.

Ricordi? Ti strascinai via dal ballo perché altrimenti mi saresti saltata al collo piangendo dalla gioia! Finalmente ero riuscito a raggiungerti a Londra!

Ho lottato come un forsennato per potermi rimettere in piedi in quegli interminabili mesi con quel solo pensiero e quella sola speranza! Già allora avrei voluto chiedertelo… Eravamo due ragazzini ma il mio amore era già maturo per farti dono di me".

"Anthony…".

"Chiudi gli occhi, Candy… e sogna! Voglio che la tua vita sia un sogno, come tu hai reso un sogno la mia da quando ti ho vista piangere sotto quel pergolato!".

Le sue labbra la cercarono per legarla in un bacio.

Candy si abbandonò arrendevole a quel tepore. Un senso di benessere le pervase la pelle, placando la sua inquietudine.

Sì, Anthony era ancora l'unico futuro possibile! Sentiva le sue braccia che la cingevano proteggendola e desiderandola. Aveva solo bisogno di lasciarsi andare e fidarsi di lui, come aveva sempre fatto!

Chiuse quindi gli occhi, permettendo che i loro corpi si unissero in quel morbido scambio di conferme.

Non aveva smesso di tremare ma la sua coscienza sembrava ora più appagata.

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"Anthony! Anthony!".

La voce forte di Archie costrinse il giovane a staccarsi controvoglia da lei.

"Anthony… la zia e tuo padre ti stanno cercando! Credo che sia venuto il tuo momento delle spiegazioni!".

"Non posso evitarlo!" le disse regalandole un altro piccolo bacio di saluto sulle labbra.

"Ci vediamo fra poco… se mi lasciano uscire vivo…".

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Candy rimase ad osservarlo mentre si allontanava di fretta nel giardino.

Si avvicinò ad una rosa che risaltava tra le altre per la sua perfezione e ne accarezzò qualche petalo.

Rimase così, in pacato dialogo con quella piccola meraviglia della natura, fino a che un soffio di vento insistente le arrivò alle spalle.

Si girò indietro con timore, come sapendo cosa attendersi.

Terence era lì innanzi a lei, anche lui in preda ad un evidente tremore.

Gli occhi iniettati di sangue, la voce fredda e risentita.

"Come hai potuto farlo?".

Un istinto primordiale le suggerì di fuggire ma dove avrebbe potuto trovare rifugio quell'acuto senso di colpa che stava provando?

"Non devo dare spiegazioni a te, Terence…" gli obiettò senza convinzione mentre un uragano di rancore si abbatteva implacabile su di lei.

"Tu… non puoi sposarlo, Candy… Non è lui che ami!".

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Candy indietreggiò impaurita mentre Terence continuò ad avanzare.

"Non me ne andrò da qui finché non mi confesserai quello che senti! Io non so più attendere le tue paure!" le rigettò addosso con tutto il pianto e la rabbia compressi nel suo petto.

"Ti prego, Terence, non torturami…" continuò lei a scongiurarlo.

Ma lui la catturò tra le sue braccia, impedendole di difendersi ancora.

"Sei tu che mi stai torturando…" le rinfacciò conquistando di forza una distanza ravvicinata tra le loro labbra.

"Io so leggere solo amore in questi occhi!".

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Con slancio quasi brutale, vinse la sua rigidità premendo la bocca sulla sua in un rovente bacio rubato.

Candy cercò di svincolarsi da lui ma le sue labbra erano inebriate da una sconvolgente ribellione.

I suoi occhi spalancati e intimoriti riuscivano a riflettere solo il viso intenso di Terence che la stava baciando.

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Era un bacio vero. Un bacio d'amore.

Senza rendersene conto lei dischiuse contro ogni controllo le sue labbra sentendo l'imbarazzante calore della lingua di lui che la avvinceva in una lotta affamata ed estremamente dolce allo stesso tempo.

Si sentì annientata e viva. E contro ogni freno, cominciò a ricambiare la sua irruenza intrecciandosi alle sue carezze, aspirando il suo ossigeno, respirando la sua passione…

Terence la strinse al suo corpo con sempre maggiore attrito. Le sembrò di avvertire il battito forsennato del suo cuore nel ruvido sfregare del suo torace contro il suo seno. Un lampo. Una tempesta.

Erano entrambi totalmente in balia di una forza che non erano in grado di dominare.

Mentre continuavano a tremare, si aggrapparono l'uno all'altra con le mani, le bocche, gli occhi, lacerati dalla stessa eclatante e triste evidenza.

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"No!".

Il rumore sordo di uno schiaffo sferzò l'aria. Terence si coprì con la mano la guancia che ancora gli bruciava.

"Perché lo hai fatto?" lo aggredì Candy singhiozzando.

"Perché lo 'abbiamo' fatto, Candy! Domandalo anche a te!".

"Cosa credi di avere ottenuto con questo? Io mi fidavo di te! Mi fidavo!" lo incalzò lei sempre più in difficoltà. "Non voglio vederti mai più, Terence!".

Ancora una volta le sue gambe la sospinsero in fuga sconvolta.

"Candy!".

Il ragazzo accennò a rincorrerla ma si fermò dopo pochi passi. Colmo di rabbia, raccolse un sassolino da terra e lo scagliò nel ruscello con tutta la sua energia.

Il piccolo sasso rimbalzò sul pelo dell'acqua due, tre, quattro volte prima di sparire, come un sogno che ostinatamente tentasse di non affondare.

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Come aveva osato baciarla? Come aveva potuto profanare quel luogo che tanto rappresentava per lei ed Anthony?

Candy era furiosa con Terence.

Era facile avercela con lui.

Corse a lungo per smaltire la sua collera ma più correva più si sentiva bugiarda.

Stoppò allora la sua corsa ed iniziò a guardarsi dentro senza cercare più scuse.

"Perché non ti ho fermato subito?".

Sulle labbra ancora quel dolce insistente sapore.

Non era quello di Anthony.

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Annie e Patty, che avevano notato da lontano il suo strano comportamento, la raggiunsero per sincerarsi che si sentisse bene.

"Perché andavi correndo da sola per il giardino, Candy?" le domandò Patty preoccupata.

Candy si asciugò le lacrime cercando di nascondere il suo smarrimento.

"Cara Patty, non darti pena per me, hai già avuto i tuoi pensieri oggi! Volevo solo sfogare a modo mio le emozioni impreviste di questa giornata!".

"Non credo ad una parola di quello che mi stai dicendo" la ammonì l'amica "ma spero me ne parlerai quando lo riterrai opportuno. Anche io ho avuto bisogno dei miei tempi per confidarmi con voi. Sai che io ed Annie ti saremo sempre vicine…".

"Sì, lo so!".

"Ora rientriamo. La festa non è ancora terminata!".

"Va bene, Patty…" acconsentì lei remissiva "rientriamo… ma non credo che rimarrò fino alla fine. Mi è venuto un terribile mal di testa ed ho bisogno di andare presto a riposare!".

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Nel pieno della notte Candy continuava a girarsi e rigirarsi nel suo letto senza trovare tregua.

Si sentiva la gola secca e le mani sudate.

Incapace di dormire, si levò a sedere con i gomiti sulle ginocchia ed il mento appoggiato sui pugni chiusi. Pensò che avesse bisogno di placare quella fastidiosa sete per potere riprendere un sonno tranquillo.

Allungò nel buio la mano sul comò per cercare il bicchiere d'acqua che vi aveva riposto qualche ora prima ma non le bastò a dissetarsi.

"Devo bere ancora" mormorò tra sé indossando la sua vestaglia ed alzandosi per raggiungere la cucina della villa.

Percorse affannata il lungo corridoio. Le gambe procedevano lente, come timorose di andare avanti.

Ad un tratto scorse una piccola luce proveniente da una stanza. Era la camera di Terence quella.

Istintivamente si avvicinò e notò che la porta era completamente spalancata.

Guardò dentro. Terence era lì in piedi che le puntava ancora addosso i suoi magnifici occhi.

"Non restare sulla soglia, Candy, entra! Ti stavo aspettando" le disse cogliendola di sorpresa. "Dimmi che ti è piaciuto baciarmi!".

"Non parlare così, mi fai paura" balbettò lei frastornata.

"Sei tu che ti fai paura, non le mie labbra. Quelle le desideri con tutta te stessa, l'ho sentito. Fremevi tra le mie braccia! Su, dimmelo, che vuoi il mio amore per sentirti donna!

Tu puoi prendere tutto da me… lo sai…".

Candy fece un passo indietro.

"Che cosa ci faccio qui? Io devo andare".

"Nessuno ti costringe. Va', se vuoi veramente…".

Il suo piede si alzò per un altro passo ma il suo viso si voltò verso di lui e poi tutto il suo corpo gli andò dietro.

"Terence…

Oh Terence non è questo che voglio!" gli rispose slanciandosi verso la sua bocca stavolta consapevolmente.

"Mi vuoi con tutta l'anima, questa è la verità" le insinuò Terence con quel tono profondo che le rabbrividiva la pelle.

"Ti voglio con tutta l'anima…" gli ammise lei arrendendosi alle sue braccia.

Terence la baciò un'altra volta con ardore, sollevandola di peso per riporla sul suo letto.

"Il mio cuore, la mia mente, il mio corpo…" le disse tra baci sempre più audaci.

"Il tuo cuore, la tua mente, il… tuo corpo…".

"Prendimi dentro di te, Candy!".

In un gesto impulsivo le strappò la camicia di dosso, rivelando ai suoi occhi la completa nudità dei suoi seni. A piccoli morsi nervosi conquistò la sommità del collo scendendo verso la sua desiderata meta mentre avvertiva la sua pelle scaldarsi e tendersi di piacere.

Con una mano si addentrò nei suoi slip cominciando ad accarezzare la sua intimità.

Candy si sentiva stordita dalla sua sensualità.

Sentiva la forza e le fiamme del suo corpo in ogni parte del proprio.

La mente totalmente persa dietro ogni suo movimento.

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"Il tuo cuore, la tua mente, il tuo corpo…" ripeté ancora lui.

"Il tuo cuore, la tua mente, il… tuo corpo!" ansimò lei rispondendogli.

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In quell'attimo sentì Terence che strisciava tra le sue gambe.

E le sue gambe che si aprivano per accoglierlo.

"Non abbassare il tuo viso, Candy, guardami! Gridamelo! Il tuo corpo lo ha già capito anche se la tua morale si rifiuta di accettarlo!".

"Terence… io ti voglio! Amami, Terence!" gli gridò finalmente libera.

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"Mio Dio!".

Candy si svegliò di soprassalto piangendo come una bambina.

La fronte madida di sudore. Il battito ancora accelerato. Ed un senso di potente eccitazione che le pulsava ancora tra le gambe.

"Anthony… come ho potuto farlo? Perdonami, mio caro Anthony, io non so più quello che mi sta succedendo… Vorrei che fosse più semplice, lo vorrei tanto… ma non è così! Dio mio, ti prego aiutami. Io sto perdendo la ragione!".

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Si alzò dal letto con i muscoli ancora tesi e si avviò verso il piano inferiore per andare a prepararsi una tisana calmante, portando con sé una candela.

Il corridoio era buio e deserto. Passò davanti alla stanza di Terence. La porta era chiusa.

Affrettando il passo, raggiunse il cucinino dei domestici che conosceva bene. La servitù era a letto e voleva evitare di svegliare qualcuno.

"Farò da sola…" decise cercando sul mobiletto il contenitore dei semi di finocchio e camomilla.

Trovatolo, si girò verso la credenza per prendere una tazza e scoprì l'ombra immobile di Terence.

Non si aspettava neanche lui di vederla.

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Alla sua vista sussultò come terrorizzata.

"Candy, che ti succede? Ti ho messo paura?".

"No…" farfugliò incerta lei "è solo che… non riuscivo a dormire e sono scesa a prepararmi una tisana".

"Se vuoi, vado via… stavo cercando del latte…".

"No, non preoccuparti… serviti tranquillamente…".

"… Anche io sono sceso perché non riuscivo a dormire… spero che sia per la tua stessa ragione…".

"Credo di sì..." gli rispose sommessa.

"Io… ti stavo sognando…".

Candy si irrigidì d'un colpo alle sue parole. Il suo respiro irregolare tradiva ancora l'intensità scioccante del suo sogno.

"Terry…".

"… ma ho voluto svegliarmi di forza!" aggiunse dolente Terence. "Sono stanco di sognarti soltanto!".

Lei lo guardò angosciata. Le lacrime nuovamente le aggredirono le guance.

Per una volta i loro occhi lasciarono trasparire uno scambio di emozioni palesemente complici.

"Non piangere, ti prego, io non voglio vederti piangere a causa mia…".

"Tu non c'entri, Terence… io non riesco a fermarmi… so solo che non riesco a fermarmi!".

"Amore mio, ti scongiuro, non fare così… Scusami, sono stato un egoista!

Non posso tollerare il risultato della mia impudente sincerità!".

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Una lacrima. Due. Un piccolo miracolo.

Terence l'abbracciò forte per proteggerla. E pianse con lei.

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"Ho sbagliato tutto… Avrei dovuto lasciare le cose come stavano tra noi. Tu sei la realtà più bella che la mia insensata vita mi abbia regalato! Ma ti prometto che, se ora andrai decisa per la tua strada, io saprò farmi da parte e, se vorrai, sparire nuovamente…".

"Ma io non voglio…".

"So capire quando è giusto fermarsi!" le ribadì determinato baciando teneramente la sua mano.

Candy gli accarezzò il viso. "Terry, tu stai piangendo…".

Asciugandosi quelle lacrime, Terence contemplò la sua mano.

"Sì… sto… piangendo…

È la mia anima che si è liberata della sua prigione…

Candy, queste lacrime nuove sono una prova del mio amore assoluto.

Tu mi hai reso la mia vita.

Solo tu avresti potuto.

Te ne sarò grato per sempre!".

"Oh… Terence!".

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Il giovane si voltò d'istinto per non guardare più i suoi occhi tristi.

"Vivi, amore mio, vivi come credi, io non sarò più un peso per te…" la rassicurò raggiungendo la porta per andarsene.

"Ma promettimi di essere felice perché altrimenti io stavolta non ti perdonerò…".

Senza attendere la sua replica, la lasciò sola nella stanza che all'improvviso le sembrò avvolta in un gelo insopportabile.

Candy si portò la mano alla bocca baciando le lacrime che Terence, dopo anni, era riuscito a piangere per lei.

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La strada per Chicago era lunga ed a tratti poco raccomandabile.

Ma Terence non aveva voluto rimanere a Lakewood un minuto di più.

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Corse per un lungo rettilineo senza toccare i freni.

Improvvisamente si arrestò brusco sul ciglio della strada. Un ripido precipizio costeggiava il tratto solcato in terriccio e pietra.

Preso da una smania crescente, scese dall'auto e si fermò a guardare il fondo nel buio pesto spettralmente illuminato solo dalle luci dei fari.

Il suo dolore lo prese gentilmente per mano.

"Vieni Terence… chiudi gli occhi… e avanza…".

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Terence chiuse gli occhi.

In altri tempi avrebbe forse seguito quell'invitante richiamo.

Ma ora riusciva a piangere in silenzio.

"Sto piangendo… sono quasi felice…" disse piano asciugandosi i piccoli cristalli che levigavano le sue guance.

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No… lui era vivo.

I suoi piedi ben saldi come robuste fondamenta su quella terra.

Non avrebbe potuto averla per sé ma aveva imparato a vivere le sue emozioni.

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"Saprò farmi bastare quel meraviglioso bacio che ti ho strappato per tutta la vita!" gridò a quel punto al vento che lo stava ad ascoltare.

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(suggerimento musicale: Jules Massenet – Meditation)