Capitolo XXIII

Nottingham, 4 settembre 1194

"Sono contenta di sapere che le cose tra te e Guy stiano andando bene", commentò Rebelle, dopo che Violet aveva finito di raccontarle – entrando anche in particolari piuttosto intimi – della propria esperienza a letto col marito.

Rebelle era giunta a Nottingham da Chetwood per scortare un carro pieno di botti di sidro destinato al castello; probabilmente sarebbe stata l'ultima volta, perché col matrimonio avrebbe ceduto il proprio posto al suo vice, Harry, per occuparsi di Rivendale, sia come signora della proprietà, sia come capo delle guardie. Con l'occasione, si era naturalmente recata a far visita alla cugina baronessa.

"E scommetto che quando arriverete al dunque, ti chiederai perché mai hai aspettato tanto", soggiunse la giovane guerriera con un sogghigno sfrontato. Violet si sentì arrossire, ma non poteva dar torto alla cugina: se quello che aveva sperimentato finora era solo la premessa delle vere gioie coniugali, avrebbe certamente rimpianto il tempo perso.

"Forse hai ragione", ammise, poi corrugò la fronte, colpita da un pensiero, "O forse no: ho ancora bisogno di tempo, e Guy l'ha compreso. Se avessi affrettato le cose, adesso non sarei qui a maledire il mio ciclo lunare che mi costringe ad aspettare qualche giorno prima di…" s'interruppe, a corto di parole, ma non arrossì di nuovo: che diamine, stava parlando del suo legittimo marito! Solo, non sapeva come esprimere quei concetti per lei nuovi.

"Prima di provare nuovamente il piacere che può darti l'uomo che ami e che ti ama", disse per lei Rebelle, usando per una volta un linguaggio meno diretto del suo solito.

"Guy non mi ama", protestò Violet.

"Questo lo dici tu", ribatté prontamente la donna più giovane, "Che ragione avrebbe altrimenti di rispettare la tua reticenza? Ieri notte poteva prenderti senza tante storie, e a te non sarebbe neanche spiaciuto. Invece ha scelto di aspettare ancora, per darti tempo di abituarti all'idea che anche tu lo vuoi quanto lui vuole te. Non può esserci nessun altro motivo."

"È solo una tua supposizione! Se mi amasse, me lo direbbe, non credi?"

"Ma anche no, magari ancora non se n'è reso conto, oppure pensa che tu non lo ricambi e quindi non vuol esternare i suoi sentimenti. Molti uomini ritengono una debolezza confessare il loro amore a una donna che non li contraccambia."

Violet si limitò a scrollare le spalle, per niente convinta.

Quando Rebelle rimontò a cavallo, dopo essersi congedata, venne colpita da un pensiero: Violet non aveva negato di amare Guy. Sorrise tra sé: vedeva per la cugina un futuro matrimoniale felice come il proprio…

OOO

Era tardo pomeriggio quando Guy e Drastan tornarono da Stafford. Guy lasciò libero il suo braccio destro, esortandolo a raggiungere Rivendale, mentre lui andava in cerca di Violet. La trovò nel suo giardino, intenta a raccogliere alcune erbe; china su un basso cespuglio di rosa canina, di cui stava staccando i frutti, volgeva le spalle a Guy, che non poté evitare di notare le sue sensuali curve posteriori, che la posizione rivelava sotto la gonna. Sentì una prevedibile agitazione nelle brache, ma si dominò: non era il momento, né il luogo.

"Violet", la chiamò, quietamente per non spaventarla. La donna raddrizzò la schiena e si girò; vedendolo, gli rivolse un sorriso.

"Bentornato! Com'è andata?" gli domandò subito, ansiosa di conoscere la risposta.

"Bene… sicuramente meglio di quanto mi aspettassi. Isabella non è arrabbiata con me, o almeno, non lo è più: ha un buon matrimonio, tre figli sani ed è contenta della propria vita."

Parlando, Guy si era avvicinato; fermandosi davanti a lei, le prese una mano e se la portò al petto.

"Grazie per avermi convinto a cercarla e a andare a trovarla", concluse, "Te ne sarò sempre grato."

Violet fece mezzo passo avanti, posando anche l'altra mano sul suo torace.

"Sono molto felice che tu e Isabella abbiate potuto spiegarvi", dichiarò, "Ha gradito il pan di spezie?"

"Moltissimo: anche lei pensa che sia praticamente identico a quello che faceva nostra madre."

"Ne sono lieta. E li hai invitati a venire a trovarci?"

"Certo, e tra qualche tempo verranno sicuramente."

"Meraviglioso, non vedo l'ora di incontrare nuovamente tua sorella e conoscere la sua famiglia. Devi raccontarmi tutto, ogni singolo dettaglio!"

"Lo farò senz'altro", le assicurò Guy, "ma sarà meglio che prima vada a farmi un bagno."

"Darò subito disposizioni che portino il necessario in camera tua."

"Posso fare da solo, tu finisci qui."

Chinandosi, le sfiorò le labbra con un bacio e la lasciò. Sorridendo contenta, Violet tornò a dedicarsi ai frutti di rosa canina, poi passò alle foglie di verbena e alle infiorescenze di luppolo, riponendo tutto nel suo cesto di vimini. Terminata la raccolta, portò le erbe nel suo laboratorio, dove le predispose per l'essiccazione. Quando finì, era ormai ora di cena; si lavò rapidamente le mani nel catino, usando l'acqua della brocca che faceva rinnovare ogni giorno, poi si recò in camera per cambiare la semplice tunica che usava per i lavori d'erboristeria con una di più elegante. Ancora poco avvezza alla costante presenza della servitù, rammentò di mandare a chiamare Sally solo quand'era quasi arrivata. La cameriera giunse nel giro di pochi minuti e l'aiutò a indossare la ricca veste di vellutino rosso scuro, dallo scollo ricamato con un motivo floreale in filo d'oro, e a pettinarsi, fissando espertamente le ciocche scure con degli spilloni d'oro decorati con granati di colore molto simile al vestito.

A cena, e più tardi in camera di Violet, Guy raccontò alla moglie i dettagli del suo incontro con Isabella, Thornton e i loro tre figli, nonché le sue impressioni.

"Sono davvero molto felice che tu abbia ritrovato tua sorella", dichiarò Violet, deponendo il calice sul tavolino, "Non capisco perché tuo cognato ti abbia trattato tanto freddamente…"

"Forse mi disprezza per avergli ceduto Isabella in moglie in cambio di denaro", ipotizzò Guy, sorseggiando il sidro di mele verdi, particolarmente secco e frizzante.

"Non ne avrebbe il diritto", commentò Violet, aggrottando la fronte, "Gli affari si fanno in due: se pensa che tu gli abbia venduto Isabella, lui allora l'ha comprata, quindi è responsabile dell'accaduto tanto quanto te."

Guy le lanciò un'occhiata, ancora una volta colpito dal suo acume e buonsenso.

"Non avevo mai visto la faccenda da questo punto di vista", ammise.

"Chi sta al di fuori della questione, spesso ha una visione più chiara dell'insieme", gli fece notare Violet, e lui assentì, concordando.

OOO

Tre giorni dopo, Violet trascorse tutto il pomeriggio a curare il suo orto; era particolarmente caldo, per essere l'inizio di settembre, così quando finì, anche se non aveva fatto lavori pesanti era fradicia di sudore, nonostante l'abito estivo e il cappello di paglia che aveva indossato.

Rientrando che era ormai sera, ordinò ad un servitore di far riempire la vasca nella nuova stanza da bagno, ricavata dalla camera accanto alla propria e terminata pochi giorni prima. Era stata realizzata una porta tra le due stanze, mettendole in comunicazione diretta per la maggior comodità dell'utilizzatrice.

In attesa che i servitori riempissero la vasca, passando dalla porta esterna che dava sul corridoio, Violet si deterse il sudore dal viso e dal collo usando una pezzuola, bagnata nella brocca d'acqua che teneva sempre in camera. Il suo ciclo lunare era terminato il giorno precedente e quindi niente le precludeva un bel bagno tiepido.

Sally le porse delle boccette di oli profumati, prese dallo scaffale dove erano riposte assieme a spugne ed asciugamani; per variare dalla sua usuale fragranza floreale, stavolta Violet scelse rosmarino e salvia, l'uno tonificante e l'altra deodorante. Sally l'aiutò a spogliarsi e ad entrare nella vasca rivestita di teli di lino, con un tappetino sul fondo per aumentare la comodità della seduta.

"Vi lavo la schiena, signora", si offrì Sally, bagnando la spugna nell'acqua odorosa.

"Grazie", accettò Violet, chinandosi in avanti ed abbracciandosi le ginocchia per agevolare la cameriera. Sally le passò la spugna sul dorso, più volte e in maniera energica.

Qualcuno bussò alla porta esterna.

"Chi è?" domandò subito Violet, precedendo Sally.

Da dietro il pannello di legno giunse una nota voce dal timbro baritonale:

"Sono Guy."

Per un momento, Violet pensò di dirgli di tornare più tardi; ma era del tutto normale che un marito assistesse al bagno della moglie – e poi, ragionò mentre sentiva il cuore accelerare i battiti, non sarebbe stata la prima volta che la vedeva nuda…

"Sto facendo il bagno", gli disse ad ogni buon conto, anche se probabilmente lo sapeva già, dato che aveva bussato alla porta di quella stanza e non della camera da letto, "Entra pure."

Guy seguì il suo invito.

"Buonasera, mia signora moglie", disse, chiudendosi la porta alle spalle, "Spero di non disturbarti."

"Certamente no", rispose Violet; sotto lo sguardo acceso di quegli occhi azzurri, sentì improvvisamente molto caldo, "Che… ne dici della nuova stanza da bagno?" aggiunse frettolosamente, per distogliere la sua attenzione da sé. Non che le dispiacesse essere al centro dell'interesse del marito, ma in presenza di altri – in questo caso Sally – preferiva altrimenti.

Era la prima volta che Guy vedeva la nuova stanza da bagno e quindi si guardò attorno con attenzione, anche se in realtà avrebbe voluto tener gli occhi fissi sullo spettacolo della moglie nuda nella vasca. Notò che il pavimento era stato coperto di sottili piastrelle di pietra levigata e che era leggermente in pendenza verso una piccola grata di ferro al centro del locale; non faticò a comprenderne il motivo: in quel modo, l'acqua che fosse eventualmente debordata dalla vasca sarebbe stata convogliata verso la griglia, defluendo facilmente. In fondo alla stanza, sulla parete esterna, campeggiava il camino, ora spento, ma che in inverno avrebbe fornito un bel calore. Vari scaffali esibivano l'occorrente per il bagno, come ampolle contenenti gli oli, cestini di erbe e fiori essiccati, asciugamani, pezzuole, spugne.

"Certamente molto comodo", commentò, poi gli venne un'idea, "Sally, fa portare una vasca anche per me: farò il bagno insieme a mia moglie."

L'idea intrigò molto Violet; vedendo la sua espressione compiaciuta, Guy sentì un tuffo al cuore: faceva ben sperare che anche lei fosse desiderosa quanto lui di stare nuovamente in intimità assieme.

Sally non fece una piega – dopotutto, era costume abituale che marito e moglie facessero il bagno insieme, anche nella stessa vasca se era abbastanza grande – e si affrettò a deporre la spugna per uscire a dare le necessarie disposizioni.

Guy si avvicinò a Violet, che non accennò a coprirsi, cosa del resto inutile dato che lui aveva già visto tutto, di lei, qualche sera prima; il ricordo le colorò le guance di rosa, non per il pudore, bensì per l'eccitazione che provava al pensiero che sicuramente tra poco avrebbero ripetuto l'esperienza.

Vedendola arrossire, ma senza distogliere lo sguardo né coprirsi, Guy immaginò i suoi pensieri e sentì la consueta tensione all'inguine.

"Ti piace l'idea di fare il bagno con me?" domandò a bassa voce, un angolo della bocca incurvato all'insù.

Violet gli rivolse un sorrisetto birichino che gli fece mancare il fiato:

"Oh sì… moltissimo."

La risposta, pronunciata con voce leggermente roca, gli mandò frecce di desiderio nei lombi. Non solo era evidente che lei lo desiderava, ma sembrava anche esserne consapevole. Forse quella sera si sarebbe sentita pronta a diventare veramente sua moglie… Non poteva esserne sicuro, ma lo sperava molto.

Poco dopo, un trambusto alla porta annunciò l'arrivo della seconda vasca, portata da due inservienti; erano seguiti da altri quattro robusti uomini, che portavano ciascuno due grossi secchi d'acqua. Sebbene la presenza di servitù maschile fosse comune anche durante il bagno di una signora, Guy si sentì stringere nella morsa della gelosia perché altri uomini potevano vedere la moglie senza veli; ma i servi la sapevano lunga e tennero gli occhi accuratamente lontani da lei.

Entrò anche Sally, che si rivolse al barone:

"Quale fragranza preferite, mio signore?"

"Cedro", rispose Guy, che amava il profumo fresco ed agrumato di quell'essenza. In pochi minuti, la vasca fu piena e, mentre gli inservienti uscivano, Sally aggiunse l'olio al bagno. Guy si tolse la giubba e la posò su una sedia; la cameriera si affrettò a deporre la boccetta e accennò ad aiutarlo a spogliarsi, ma lui scosse la testa.

"Faccio da solo. Puoi andare: chiameremo noi quando avremo finito", disse in tono perentorio. Sally fece una riverenza a entrambi ed uscì.

Guy si tolse anche la camicia e tornò a girarsi verso Violet; scorgendola che lo osservava con occhi spalancati, pensò che si sentisse in apprensione e quindi le rivolse un lieve sorriso tranquillizzante. Vide la sua espressione diventare vorace e si sentì mancare il fiato, comprendendo che Violet non stava provando timore, bensì desiderio.

Desiderio per lui.

La gola gli si seccò; per un attimo vertiginoso, considerò la possibilità di sollevarla dalla vasca e portarla direttamente a letto. Tuttavia, era precisamente l'atteggiamento che si era prefisso di non tenere, per non spaventarla; il suo obiettivo era farla spasimare dalla voglia di fare l'amore con lui, fino a farla supplicare di prenderla, così che fosse interamente consapevole del suo desiderio come proprio e non come riflesso di quello del marito, o peggio ancora, un dovere da osservare.

La sua virilità, ormai del tutto risvegliata, premeva dolorosamente all'interno delle strette brache. Pensò di liberarsi in fretta dell'indumento, ma forse la vista della sua nudità nella piena gloria maschile l'avrebbe turbata, così preferì prima rassicurarla:

"Sei più desiderabile che mai, moglie mia… ma ti ricordo che non accadrà nulla che tu non voglia."

Violet annuì: ne era assolutamente sicura, tuttavia gli era grata per averlo esplicitato ancora una volta, dimostrando la propria considerazione e premura.

Guy sedette e sfilò gli stivali, poi tornò ad alzarsi e si liberò delle brache; nel lasciarle cadere sulla sedia col resto dei vestiti, lanciò un'occhiata di sbieco a Violet e la colse che stava fissando, con espressione avida e vagamente frastornata, proprio il simbolo della sua mascolinità. Esso sobbalzò in risposta a quello sguardo; il desiderio che lo divorava gli oscurò la vista e la mente. Con uno sforzo, si obbligò a resistere e ad entrare nella propria vasca invece che saltare dentro a quella di lei. Si sedette in modo da fronteggiare Violet ed appoggiò le spalle al bordo, cercando di rilassarsi.

Incerta su cosa dire, Violet decise di andare su un argomento neutro:

"Com'è andata la giornata?"

Cercando di distrarsi da pensieri troppo ardenti, Guy cominciò a raccontarle, con lei che ascoltava interessata. Dopo un po', Violet prese la spugna che ancora fluttuava nell'acqua e cominciò a strofinarsi, prima un braccio, poi l'altro; il movimento attirò l'attenzione di Guy, che non poté fare a meno di seguire il percorso della spugna fino al suo petto e poi più in basso. Un seno spuntò dall'acqua, l'areola scura che contornava il rilievo appena accennato del capezzolo, e le parole gli morirono in gola.

Non udendo più la sua voce – di cui aveva imparato ad amare il suono – Violet sollevò lo sguardo e lo vide fissarla con espressione famelica. Un calore improvviso divampò nel suo ventre, mentre una vibrazione ancora nuova per lei percorreva il pozzo della sua femminilità.

Un istinto atavico la indusse a raddrizzare la schiena, facendo emergere anche l'altro seno; passò la spugna prima attorno ad uno, poi all'altro, muovendoli sensualmente, gli occhi di Guy incollati addosso che la incendiavano sempre di più. Senza rendersene conto, socchiuse le labbra ed emise un sospiro pieno di desiderio.

Udendolo, Guy sentì la gola seccarsi; deglutì, mentre il sangue cominciava a rombargli negli orecchi.

"Violet…" gemette. Era per metà un avvertimento, per metà una supplica.

"Guy…" boccheggiò lei in risposta, senza fiato.

Guy non resistette oltre; afferrò l'orlo della vasca e si sollevò in piedi, schizzando acqua ovunque, poi scavalcò il bordo e in due passi fu accanto alla vasca di Violet. Le tese la mano in un gesto più invitante che perentorio; lasciando cadere la spugna, Violet l'afferrò e si alzò, l'acqua profumata che le ruscellava giù dal corpo. Guy la guardò tutta, percorrendo con gli occhi ogni sua deliziosa curva, soffermandosi più a lungo sullo scuro triangolo di riccioli alla giunzione delle cosce; sentì l'acquolina in bocca, immaginandosi mentre assaporava il nettare del suo fiore femminile, che sicuramente nessuno aveva mai assaggiato.

Le passò un braccio attorno alle spalle e si chinò a passarle l'altro dietro le ginocchia; Violet si aggrappò al suo collo mentre lui la sollevava fuori dalla vasca.

Rendendosi conto che stavano entrambi grondando acqua, Guy pensò che non fosse il caso di inzuppare il letto. Rimise in piedi Violet ed abbrancò uno degli asciugamani, che drappeggiò attorno alla moglie, aiutandola rapidamente ad asciugarsi, poi fece lo stesso con un'altra salvietta.

I loro occhi tornarono ad incontrarsi.

Gli asciugamani caddero a terra contemporaneamente.

Guy si sentiva ardere di un fuoco che mai nessun'altra donna aveva acceso in lui. Tuttavia, era più determinato che mai a trattenere il violento desiderio che lo scuoteva e farle sentire non solo la propria passione, ma anche la propria tenerezza. Le prese il volto tra le mani ed avvicinò le labbra alle sue.

"Violet… mio fiore…"

C'era così tanta dolcezza nella sua voce che Violet si sentì piegare le ginocchia. Angolò la testa, andandogli incontro; Guy non si fece pregare e posò la bocca sulla sua, trovandola già schiusa. Con un ansito, protese la lingua per accarezzare la sua; Violet rispose con un'urgenza che lo infiammò ancora di più e minacciò di mandare in frantumi il poco controllo che ancora aveva su se stesso.

Violet passò le braccia dietro la schiena di Guy e gli si strinse addosso, premendo il seno sul suo petto muscoloso; contro il ventre, sentì la durezza di quella parte peculiare del corpo maschile che non avrebbe mai pensato di poter desiderare di sentire dentro di sé come lo stava desiderando in questo momento. Voleva diventare la moglie di Guy in tutto e per tutto, lì e adesso. Istintivamente, strofinò il bacino contro di lui e lo udì gemere.

Sentendola strusciarglisi addosso, Guy andò a fuoco.

"Violet…" gemette, "Non sai quello che mi stai facendo…"

"No", ammise lei, "così come non so quello che tu stai facendo a me… Guy, io… voglio essere tua moglie… ora!"

Il sangue di Guy scese tutto all'inguine, e allo stesso tempo il suo cuore volò in alto. Circondò Violet con le braccia e la strinse.

"E io voglio essere tuo marito", le mormorò sulle labbra, prima di tornare a baciarla, con un fervore che non veniva soltanto dal bassoventre, ma anche dall'anima; lei gli rispose con uguale fervore.

I nterrompendo il bacio, Guy tornò a sollevarla in braccio e rapidamente si diresse nella camera accanto, dove la depose sul letto, sopra le coperte. Si sdraiò al suo fianco e tornò a prenderle il viso tra le mani per guardarla negli occhi.

"Grazie", le disse, semplicemente. Violet comprese che la stava ringraziando per il dono di se stessa che gli stava concedendo, ma anche per aver fiducia in lui.

"Grazie a te", gli sussurrò di rimando, "per il tuo rispetto, la tua pazienza, la tua comprensione…"

"Sei la cosa più bella e preziosa che mi sia mai capitata in tutta la mia vita" dichiarò lui, con voce bassa e intensa, "Meriti ogni cosa io possa darti."

Compreso il suo cuore, pensò; e meritava anche che glielo dicesse. Prese fiato per pronunciare le parole, ma lei avvicinò il viso al suo e lo baciò intensamente, quasi disperatamente, con un'urgenza che gli rubò allo stesso modo respiro e pensieri. Non poté fare altro che rispondere con uguale ardore.

Violet sollevò una gamba e la posò su quella di Guy, stringendolo contro di sé; Guy rispose circondandole la vita con un braccio e ricambiando la stretta. Girarono sul letto, lui sopra di lei; Violet schiuse le gambe, pronta ad accoglierlo, ed emise un lamento sensuale sentendo la punta della virilità di Guy sfiorare il suo accesso femminile. Guy ondeggiò i fianchi, strofinandosi contro di lei, sul punto di entrare; ma si trattenne all'ultimo momento, memore dei suoi propositi.

"Non così in fretta, cuor mio", le sussurrò. Sollevò la testa per guardarla, un sorrisetto malizioso a incurvargli gli angoli della bocca; la vide ricambiare il suo sguardo con aria un po' smarrita, ed il suo sorriso si accentuò, riempiendosi di promesse. Chinò la testa e depose lievi baci sul collo e la gola di Violet; contro le labbra, percepì il battito selvaggio del suo cuore, che corrispondeva al proprio.

Scese ancor più in basso, spostandosi sulle braccia, disegnando un sentiero di piccoli baci sul petto di Violet, risalendo poi sulla soffice rotondità di un seno per raggiungerne l'apice. Prese tra le labbra il duro bocciolo, suggendolo delicatamente; udendo il gemito di Violet, aumentò la suzione su di esso e, con i polpastrelli, stimolò l'altro. Lei gli infilò le dita tra i capelli e gemette più forte. Incoraggiato, Guy scambiò le attenzioni da un seno all'altro, indugiando qualche istante prima di proseguire verso la sua meta e realizzare il desiderio che lo aveva colto prima: assaggiare l'essenza segreta di Violet. La volta precedente l'aveva raccolta dalle dita, ma ora voleva provarla direttamente.

Scivolò lungo il suo corpo fremente, depositando altri baci lungo la via, tra i suoi seni e sul ventre, mordicchiando delicatamente la calda pelle profumata di erbe aromatiche; con dita lievi, sfiorò il nodo del suo piacere e Violet boccheggiò. Spingendo le dita più in basso, Guy le posò sui morbidi petali, già irrorati della rugiada del desiderio.

Al suo sensuale tocco, Violet emise un lamento; sentì un fiotto di calore tra le gambe e venne scossa da un tremito. Poi Guy posò la bocca sul suo luogo più intimo; dapprima la sfiorò con le labbra, poi cominciò a lambirla. Alla nuova, esplosiva sensazione, Violet sussultò e lanciò un'esclamazione acuta, senza fiato. Guy l'afferrò più saldamente per evitare di perdere il contatto e spinse la lingua dentro di lei, lentamente, per abituarla. Non contento di udire i suoi gemiti d'incredulo piacere, ne spiò la reazione: la testa gettata all'indietro, il corpo inarcato e le mani strette sul copriletto gli confermarono che Violet stava godendo felicemente delle sue attenzioni, con un abbandono che lo esaltò al punto da fargli dimenticare il proprio bisogno. Si concentrò su di lei, continuando a vezzeggiarla con le labbra e la lingua, alternativamente suggendola e lambendola in profondità.

Violet era preda di un vortice inarrestabile di piacere; il suo respiro si fece sempre più rapido, i suoi lamenti sempre più forti, i suoi tremori più convulsi. Quando infine raggiunse la vetta, dalle sue labbra sfuggì un lungo gemito lacerante, quasi un singhiozzo, mentre le sue profondità si contorcevano e tremavano nel compimento.

Guy l'accompagnò attraverso l'orgasmo, rallentando il ritmo delle sue attenzioni a mano a mano che procedeva; quando gli spasmi si calmarono, la sfiorò ancora con alcuni piccoli baci, poi si sollevò sui gomiti. Si passò la lingua sulle labbra, ancora piene del suo sapore, gustandolo una volta di più, e la guardò.

Violet giaceva sul letto, i capelli in disordine attorno alla testa, l'espressione estatica, il respiro ancora affannoso, il corpo abbandonato nella soddisfazione. Era la visione insieme più erotica e più commovente che Guy avesse mai scorto in tutta la sua vita ed il suo cuore si gonfiò.

Percependo il suo sguardo, Violet socchiuse gli occhi e lo ricambiò. Cercando di calmare il respiro, prese fiato per parlare:

"Guy, questo è stato… indescrivibile…"

"Tu sei indescrivibile", mormorò lui, arrampicandosi lungo il suo corpo e adagiandosi nuovamente al suo fianco, "Se ti piace così tanto, sarò felice di farlo ogni volta che vorrai… anche ogni giorno", soggiunse, la voce roca.

Violet sentì le sue profondità fremere a quella prospettiva allettante.

"Oh sì", rispose di getto, poi arrossì per la propria sfrontatezza e distolse gli occhi da quelli del marito. Accorgendosene, lui le mise l'indice sulla guancia per farla tornare a voltare il viso verso il proprio.

"Niente pudori tra noi", la invitò, "Sei mia moglie: puoi esprimerti liberamente, con me. A letto come fuori dal letto. Va bene?"

Violet assorbì le sue parole ed annuì. Poi le sue sopracciglia si avvicinarono in un'espressione quasi corrucciata.

"Ma… non ci siamo ancora congiunti", disse in tono vicino al rimprovero. Guy sorrise.

"Porremo rimedio molto presto a questo", le promise, "Non c'è fretta, abbiamo tutta la notte."

"Vuoi dire che mi farai saltare la cena?" domandò lei, una scintilla maliziosa negli occhi. Lui ridacchiò:

"Non ci penso nemmeno! È mio preciso dovere nutrirti per tenerti in forze, specialmente stanotte… Chiameremo perché ci portino la cena in camera, che ne dici?" propose.

Lei gli mise la braccia al collo e lo attirò a sé.

"D'accordo", accettò, "ma a una condizione."

"Tutto quello che vuoi", promise Guy, un po' sorpreso dall'inaspettata richiesta.

"Ora mi lascerai fare a te quel che tu hai fatto a me…"

"Ma…"

"Niente ma", lo troncò Violet, spingendolo con le spalle sui cuscini, "Hai appena detto che posso esprimermi liberamente, no? E io ne approfitto subito…"

Guy sentì che la gola gli diventava secca: Violet era oro puro, si rese conto. Si chiese cosa mai avesse fatto per meritare una tale fortuna, lui che si era macchiato di tante azioni indegne. Poi sentì le mani della moglie toccarlo in modo assai intimo ed i suoi pensieri s'involarono. Emise un sospiro di piacere.

"Dovrai insegnarmi", gli rammentò Violet, continuando a vezzeggiare la sua erezione che, sotto le sue attenzioni, divenne ancora più solida.

"Stai andando benissimo", borbogliò lui, chiudendo gli occhi per meglio godere delle sue carezze.

"No", lo contraddisse lei, "Ho detto che voglio farti quel che tu hai fatto a me… baciandoti nel modo speciale in cui tu hai baciato me."

Gli occhi di Guy si spalancarono.

"Sei… sicura di volerlo fare?" indagò. La sua torre maschile già fremeva all'idea delle labbra di Violet attorno ad essa, ma lei era del tutto nuova ai giochi amorosi e non era certo che lei sapesse cosa l'aspettava. Certo, gliel'aveva detto anche la volta precedente e Violet non era sembrata disgustata, al contrario; ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, come diceva il proverbio.

"Se non lo fossi, non te l'avrei chiesto", dichiarò lei in tono di lieve rimprovero, "Oramai dovresti sapere che non parlo mai a vanvera."

Era vero, lo sapeva; ma non aveva osato sperare che ciò si applicasse in maniera così completa anche in camera da letto.

Annuì.

Violet gli sorrise, poi si chinò a baciarlo. Rispecchiando quel che aveva fatto lui in precedenza, gli accarezzò la lingua con la propria, esplorando la sua bocca in modo sensuale e dolce allo stesso tempo, ormai senza più timidezza ma con passione crescente. Poi scese a baciargli il collo e il petto, titillando i suoi capezzoli con le labbra e stuzzicandoli con i denti fino a farlo sospirare. Proseguì poi la discesa lungo il suo ventre piatto, mordicchiandolo; seguendo la traccia di peluria scura, raggiunse il nido di riccioli da cui si ergeva l'asta della sua virilità. Posò le labbra sulla punta in un bacio che lo sorprese per la sua fermezza, che confermava la risolutezza della moglie nel voler dargli piacere a quel modo. Rabbrividì di delizia.

Seguendo le indicazioni del marito, Violet schiuse la bocca e spinse la testa in basso, circondandolo e cominciando a suggere. Guy gemette; arrovesciò gli occhi all'indietro prima di chiuderli, sopraffatto, mentre lei lo dilettava in modo ancora inesperto, ma molto promettente.

Violet cominciò a salire e scendere lungo il suo scettro, usando anche la mano chiusa attorno ad esso. Guy prese ad agitarsi nel letto, non diversamente da come aveva fatto lei poco prima nelle sue stesse condizioni. Il suo respiro divenne sempre più affannato e i suoi lamenti amorosi crebbero di volume mentre percepiva approssimarsi il compimento. Pochi istanti prima del culmine, gemette un avvertimento:

"Violet, sto per…!"

Non era certo che lei avrebbe gradito accogliere il suo seme nella bocca, come le aveva detto in precedenza; ma lei lo tenne fermamente, continuando imperterrita, e pochi istanti dopo Guy fu travolto da un piacere tanto intenso da lasciarlo senza neppure il fiato di gridare. Affondò le dita nel materasso mentre tutto il suo corpo sussultava in tremiti irrefrenabili; alla fine, ricadde sulle coperte, mentre gli ultimi brividi lo percorrevano, esaurendosi.

Violet spillò ogni calda goccia, senza provare alcun ribrezzo: era il liquido da cui poteva nascere una vita, non c'era nulla di ripugnante in esso. E poi, veniva da Guy, e lei accettava tutto, di lui.

Quando lo sentì ammorbidirsi, dopo i tremori che lo avevano percorso, lo lasciò andare. Il suo sapore era un po' salato, forse vagamente amarognolo, considerò mentre sollevava la testa a guardare il marito, abbandonato sul letto come lo era stata lei poco prima. Voleva chiedergli com'era andata – dal risultato, la risposta era ovvia, ma avrebbe desiderato una conferma – tuttavia era inibita dalla consapevolezza della propria inesperienza.

Guy emise un sospiro di beatitudine ed aprì gli occhi. Il suo sguardo era annebbiato dal piacere appena provato, ma si schiarì velocemente quando incontrò quello interrogativo di lei.

"Moglie mia, sei oro puro", mormorò, dando voce ai pensieri che prima gli avevano attraversato la mente.

Invece di arrossire come si era aspettata, Violet si sentì fiera di se stessa.

"Grazie, marito mio", rispose, contraccambiando l'appellativo che, in questa circostanza, non era formale, ma intimo ed eccitante.

Si sollevò, ascendendo il lungo corpo muscoloso di Guy per mettersi al suo fianco; lui la circondò con le braccia e la trasse a posare la testa sul suo petto.

Rimasero così per un po', sfiorandosi a vicenda, dolcemente. Poi poco per volta il registro delle loro reciproche carezze mutò, diventando più sensuale, finché Guy non fece girare Violet sulla schiena e si sollevò su un gomito, guardandola.

"Ora ti sposerò come si deve", dichiarò sottovoce. Violet sentì un calore ormai noto spandersi nel suo ventre e ricambiò il suo sguardo, piena di aspettativa.

Guy le sfiorò una guancia e lei chiuse brevemente gli occhi, apprezzando quel gesto tenero. Poi tornò ad aprirli.

"Fa' di me tua moglie", lo esortò a bassa voce.

Guy si chinò per un bacio che iniziò dolcemente, ma che ben presto divenne infuocato. Violet gli cinse la schiena con le braccia e lo tirò vicino, bramosa di sentire la sua pelle contro la propria. Lui continuò a baciarla sempre più ardentemente; le sue mani cominciarono a vagare sul corpo di Violet, contornando le curve del seno, poi della vita e del fianco, scendendo fino alla gamba. Come aveva fatto prima, Violet la piegò per sovrapporla a quella di Guy, che le accarezzò la parte posteriore della coscia. La risalì, arrivando fino alla rotondità del gluteo, in cui affondò le dita. Sorprendendola, la sollevò e, girandosi supino, la sistemò sopra di sé, infilando le ginocchia tra le sue. In quel modo, la calda femminilità di Violet posava proprio contro la sua virilità, nuovamente ben solida e pronta per lei. Muovendo i fianchi, Guy strofinò la propria durezza sulla sua morbidezza, strappandole sospiri di piacere.

Violet si sentiva ardere, un calore quasi insopportabile tra le gambe, proprio dove Guy la stava toccando così eroticamente. Le venne naturale dondolare i fianchi in controtempo, sfregandosi a sua volta contro di lui. Sentì la punta della verga maschile schiuderla, iniziando ad entrare in lei, e gemette di una bramosia che mai avrebbe pensato di poter provare.

Guy si sentì scivolare dentro di lei, ma si fermò appena all'inizio, cercando di abituarla alla sensazione d'invasione che avrebbe certamente provato; ma Violet era d'altro avviso. Agendo per istinto, abbassò il bacino e lo fece entrare maggiormente. Guy gemette: era così bello! Ma lei era troppo inesperta per poter condurre la danza d'amore, come avrebbe dovuto fare in quella posizione. Così, la prese per i fianchi e la tenne ferma.

"Aspetta, amor mio…"

Nel girarla sulla schiena, scivolò fuori da lei, che emise un suono rammaricato.

"Niente paura… non ti lascio…" la rassicurò, tornando a posizionarsi. Ruotò il bacino fino a trovare l'angolazione giusta, poi si mosse, affondando adagio nell'accogliente calore di lei.

Violet si sentì riempire dalla carne di Guy e trattenne il fiato, sopraffatta dalla sensazione di piacere che stava provando, non solo nel corpo ma anche nell'anima. Era come se fino a quel momento fosse stata incompleta, e adesso fosse invece finalmente intera. Schiuse le labbra ed esalò un gemito sommesso.

Accorgendosi che Violet stava trattenendo il respiro, Guy si fermò, timoroso di starle facendo male; ma subito dopo, lei emise un lamento che esprimeva chiaramente piacere. Rassicurato, tornò a spingere, fino a quando non fu completamente sepolto dentro di lei.

S'immobilizzò per qualche momento, per dare il tempo alla carne di Violet di adattarsi alla propria. Poi cominciò a muoversi, sempre con attenzione, cercando di capire quale fosse la maniera migliore per darle piacere.

Violet rimase ferma per qualche tempo, assaporando l'impetuosa sensazione che le dava sentire Guy muoversi dentro di lei. Poi, nuovamente spinta dal puro istinto, cominciò a oscillare i fianchi in controtempo a quelli del marito, come aveva fatto prima quand'era sopra di lui, aumentando così l'ampiezza del movimento e il conseguente piacere. Un gemito stupefatto le sfuggì dalle labbra.

Il suono infiammò Guy, che accrebbe la velocità delle sue spinte. Accorgendosene, cercò di rallentare, ma Violet emise un suono contrariato che lo indusse a mantenere il nuovo ritmo. Si concentrò per trattenere la marea del piacere che già sentiva montare dentro di sé, determinato a condurre Violet fino al culmine prima di lasciarsi andare.

Violet si sentiva avvolta in un bozzolo di sensazioni così gradevoli che stentava a credere alla realtà di quanto le stava accadendo. Uno spasmo percorse le sue profondità, poi un altro, preannuncio del piacere che stava per sopraggiungere. La sensazione si accentuò, così come la velocità delle contrazioni, e pochi istanti dopo Violet venne gettata nel gorgo di un godimento così intenso che le oscurò la vista e obnubilò la sua mente. Un grido selvaggio le eruppe dalla gola, e un istante dopo un grido eguale, ma dalla tonalità molto più bassa, le risuonò negli orecchi: Guy. Il marito l'aveva raggiunta subito nella più squisita delle gioie coniugali.

Per lunghi istanti, ad entrambi parve di fluttuare in un altro mondo, fatto di pura delizia e di completo appagamento. Poi, lentamente, tornarono consapevoli di se stessi e di quanto li circondava.

Guy aveva affondato il viso sul cuscino, accanto a quello di Violet; ora sollevò la testa per guardarla. Incontrò subito il suo sguardo luminoso e le sorrise, più con gli occhi che con le labbra.

"È stato meraviglioso", sussurrò Violet, "Molto più di quanto pensassi…"

Il sorriso di Guy si fece più ampio.

"Felice d'aver superato le tue aspettative", commentò, poi la logica conclusione dell'affermazione della moglie lo colpì; inarcò un sopracciglio, "Vuoi dire che avevi immaginato questo momento?"

Violet esitò, improvvisamente un po' imbarazzata, ma poi ricordò l'esortazione di Guy di essere sempre se stessa, con lui.

"Sì", confessò quindi, con sincerità, "e pure spesso. All'inizio con timore, come sai… poi con curiosità, e dopo ancora con… desiderio."

Guy si sentì lusingato; aveva intuito che anche lei fosse bramosa di giungere a quel punto, ma sentirglielo ammettere era un'altra cosa.

Le sfiorò le labbra con un bacio.

"Sono ancor più felice di aver esaudito il tuo desiderio", mormorò, "È valsa la pena aspettare… ogni giorno, ogni ora d'attesa è valsa la pena."

Si scambiarono alcuni baci, con la tenerezza dell'appagamento. Poi all'improvviso Violet ricordò un appellativo che lui aveva usato. Il cuore le fece un balzo in petto e cominciò a batterle furiosamente.

"Come… come mi hai chiamata, prima?" domandò, quasi balbettando. Lui corrugò la fronte nello sforzo di ricordare.

"Quando?"

"Prima di girarmi… dicendo che non mi avresti lasciata…"

Guy cercò di fare mente locale, ma era difficile ricordare qualcosa nella nebbia della passione che l'aveva avvolto.

"Non…" cominciò, poi di colpo gli sovvenne e chiuse di scatto la bocca.

L'aveva chiamata amor mio.

Poteva fingere di non ricordare, pensò. O poteva dire che era solo un modo di dire, che gli uomini dicono spesso di amare una donna, quando sono a letto con lei, senza intenderlo veramente; ma Violet era sua moglie, non una donna qualsiasi. E già le aveva detto che pensava che fosse oro puro. Per entrambe queste cose, meritava la verità, da lui. La meritava sempre.

"Amore mio", rispose quindi, guardandola negli occhi, "E lo penso davvero, perché ti amo."

Violet sbatté le palpebre un paio di volte mentre il significato dell'ammissione di Guy si faceva strada nella sua mente.

Guy l'amava?

Sentì gli occhi che le si riempivano di lacrime di gioia.

Guy l'amava.

Gli prese il volto tra le mani.

"Guy di Gisborne, barone di Nottingham, marito mio… anch'io ti amo."

Le labbra di Guy s'incurvarono appena, ma i suoi occhi si illuminarono nel più solare dei sorrisi.

"Violet, mio fiore…" sussurrò, prima di baciarla con trasporto.

Dopo che si furono scambiati molti baci, Violet gli chiese:

"Quando hai capito che mi amavi?"

"L'ha capito Drastan prima di me", ammise Guy, ridacchiando, "Il giorno dopo il nostro matrimonio, quando gli ho detto che non ti avevo imposto la consumazione", le lanciò un'occhiata, improvvisamente preoccupato per l'indiscrezione che aveva dimostrato, "Spero che non ti spiaccia troppo, se mi sono confidato con lui…"

Violet scosse la testa in segno negativo:

"Drastan è il tuo migliore amico, ed è anche amico mio; e poi, io mi sono confidata allo stesso modo con Rebelle. Che, per inciso, ha capito che ti desideravo già dalla prima notte di nozze, solo che non lo sapevo perché… non avevo mai provato cosa fosse il desiderio."

L'accenno alla sua passata, orribile esperienza matrimoniale gli fece venir voglia, una volta di più, di poter strozzare Roganton.

Scacciò il fastidioso pensiero del primo marito di Violet e tornò a concentrarsi su di lei.

"E ora che lo sai, mi sembra di capire che ti piaccia…" la provocò con un sorrisetto allusivo.

Violet rifiutò di raccogliere.

"Parecchio", replicò, con un sorrisetto speculare. Guy si sentì percorrere da un caldo brivido: aveva appena avuto la conferma che lo attendeva una vita matrimoniale a dir poco deliziosa…