Capitolo XXIV
Nottingham, 8 settembre 1194
Guy si svegliò, disturbato da un raggio di sole che lo colpiva sulle palpebre. Aprì gli occhi: una lama di luce penetrava tra le imposte non perfettamente accostate, arrivando dritta sul letto, dove si faceva sinuosa seguendo il contorno del suo corpo e di quello di Violet, addormentata tra le sue braccia sotto le coperte.
Si scostò per non essere accecato e si rizzò su un gomito per osservare nella penombra il viso della moglie dormiente. Dopo aver fatto l'amore, avevano chiamato i servi per far portar via l'acqua dalle vasche e pulire la stanza da bagno, poi avevano cenato; in seguito, erano tornati a letto ed avevano fatto l'amore un'altra volta, prima di addormentarsi abbracciati. Un angolo della sua bocca si sollevò in un sogghigno divertito: chissà che pettegolezzi stavano già attraversando il castello, riguardo al barone che aveva di nuovo dormito tutta la notte con la baronessa! Beh, le chiacchiere si sarebbero presto esaurite, anche perché sarebbe diventata prassi normale che dormissero assieme: gli piaceva troppo tenere Violet tra le braccia, dopo l'amore. E non solo allora: gli piaceva il contatto fisico con lei, anche solo toccarle la mano durante i pasti ad esempio.
Come richiamata dai suoi pensieri, Violet emise un sospiro e si mosse, per poi immobilizzarsi subito ed aprire gli occhi di scatto, non spaventata ma certamente sorpresa. Quella era soltanto la seconda volta che si svegliava con un uomo al suo fianco e chiaramente non c'era abituata.
"Buongiorno, moglie mia", la salutò in tono dolce. Lei gli sorrise, un sorriso così felice che gli venne un nodo di commozione alla gola.
"Buongiorno, marito mio", lo contraccambiò Violet. Era ancora incredula riguardo a quanto era accaduto tra loro, non tanto la consumazione del matrimonio ma, soprattutto, la confessione dei loro reciproci sentimenti. Mai avrebbe creduto che ci si potesse sentire in uno stato di beatitudine tale come quello che stava provando in quel momento.
Guy si sporse verso di lei e le baciò le labbra. Violet gli cinse il collo con le braccia e gli si strinse addosso. Il bacio si approfondì, inizialmente dolce, poi infiammandosi sempre più.
Non ci volle molto perché la stanza si riempisse di nuovi sospiri amorosi.
OOO
"Stamattina hai un'aria decisamente soddisfatta", sghignazzò Drastan, mentre con Guy si stava recando alle scuderie: dovevano recarsi a Bonchurch, dov'era stata richiesta la presenza dello sceriffo. Guy gli aveva confidato dei progressi in camera da letto con la moglie e la sua espressione estatica era un indizio chiarissimo che le cose si erano ulteriormente evolute.
"Ne ho ben donde, amico mio", ammise Guy, parlando a bassa voce, "Ho trascorso la notte con mia moglie."
Drastan si mise a ridere; non comprendendo il motivo della sua ilarità, Guy si accigliò e lo guardò storto, ma il cavaliere biondo non si fece certo impressionare.
"Non credo che hai trascorso tutta la notte con Violet dormendo, dico bene?" lo provocò, anche lui sottovoce.
Guy roteò gli occhi:
"Certo che non ho solo dormito, con lei! Ma anche stavolta ci sono andato piano."
Ora Drastan era tornato serio.
"Hai fatto bene", commentò, "E com'è andata?"
L'espressione di Guy si ammorbidì; accennò perfino ad un sorriso, e Drastan capì tutto.
"È valsa la pena aspettare, allora", commentò, sorridendo a sua volta.
"Assolutamente sì", rispose Guy, "Non osavo sperare in una risposta tanto passionale…"
S'interruppe, temendo d'essere troppo indiscreto; ma dopotutto stava parlando con Drastan, il suo migliore amico nonché testimone di nozze, ricordò.
"Una donna focosa, dunque", commentò Drastan, sempre sottovoce, "Come la mia Rebelle", guardò l'amico, "Siamo uomini fortunati, vecchio mio."
Guy annuì, ma non aggiunse altro perché erano arrivati alle scuderie, dove gli stallieri sellarono in fretta Darkshadow e Mjolnir; i due montarono in arcione e si diressero fuori Nottingham.
A Bonchurch Hall, vennero accolti da Eve, la fidanzata di Much, che l'aveva affrancata dalla sua condizione servile per poterla sposare. Si erano innamorati a dispetto del fatto che lei fosse una spia al soldo di Vaisey, che tramite lei sperava di indurre Much a fornire informazioni su Robin Hood; quando il vecchio sceriffo aveva scoperto il voltafaccia di Eve, l'aveva fatta arrestare e sicuramente l'avrebbe condannata a morte, se lei non fosse riuscita a fuggire. Quando Robin aveva assegnato Bonchurch a Much, costui l'aveva fatta cercare e, ritrovatala, le aveva chiesto di sposarlo, ma prima aveva dovuto renderla una donna libera. Il matrimonio era fissato per la settimana seguente a quello di Drastan e Rebelle, in settembre.
Guy si aspettava una certa diffidenza, poiché era stato il braccio destro di Vaisey che, dopotutto, per poco non l'aveva fatta uccidere; ma Eve si comportò in maniera cortese, sebbene non propriamente cordiale, facendoli accomodare nel salone ed offrendo loro della birra fresca di cantina.
Stavano bevendo quando, poco dopo, vennero raggiunti da Much.
"Benvenuti a Bonchurch", disse il giovane uomo, che aveva più o meno l'età di Robin, "Grazie per essere venuti."
Il suo atteggiamento era ancora alquanto nervoso, quando aveva a che fare con Guy, anche se cercava di nasconderlo. Guy finse di non accorgersene: sapeva che aveva ancora molta strada da fare per conquistare la fiducia di Much, così come quella di Robin e degli altri membri della sua banda; e non aveva garanzie che ci sarebbe mai riuscito.
"Nostro dovere", rispose in modo spiccio, poi si rese conto che forse era stato un tantino troppo brusco; non era facile cambiare abitudini, pensò, celando una smorfia, "Qual è il problema, precisamente?" aggiunse quindi in tono più garbato.
Con fare ancora titubante per la novità del suo stato, accentuata dalla presenza del barone, Much si sedette a capotavola, come gli spettava in quanto padrone di casa.
"Un furto, ma sospetto che l'accusa sia falsa", rispose, cercando di assumere un atteggiamento sicuro come ci si aspettava da un nobile, per quanto di nomina recentissima.
"E come mai?" indagò Drastan. Aveva simpatia per Much, avendolo incontrato occasionalmente, e lo considerava una persona sincera e fortemente leale, tratti caratteriali che gli piacevano molto in chiunque.
"L'uomo accusato di furto è Paul Guilford, il figlio di Mastro Giles. Il ragazzo dice di conoscervi personalmente, Lord Nottingham."
Lo sceriffo annuì, confermando:
"È vero. Lavora alla ricostruzione di Knighton Hall. Per quanto ne so, è un bravo ragazzo, che sta seguendo le orme del padre e un giorno diventerà un eccellente mastro muratore come lui", corrugò la fronte, "Mi riesce difficile credere che sia un ladro. Chi lo sta accusando?"
"Ellis, il mastro sellaio", rispose Much "Dice di averlo sorpreso nottetempo nella sua bottega; Paul ammette che c'era, ma nega assolutamente di aver mai avuto intenzione di rubare alcunché."
"E allora, che ci faceva lì?"
"Non vuole dirlo, ma io sospetto che fosse andato a trovare Tetsy, la figlia di Ellis."
Drastan inarcò un sopracciglio, ben immaginando la situazione: anche lui, quando correva la cavallina prima di conoscere Rebelle, era andato a trovare di nascosto molte fanciulle…
"E lei cosa dice?" domandò.
"Si rifiuta di commentare, e se quel che sospetto è vero, non mi stupisce, visto che suo padre è un tipo manesco e potrebbe ammazzare Paul per aver insidiato l'onore della figlia, o lei per averglielo permesso."
L'espressione di Drastan si rabbuiò: se c'erano uomini che disprezzava senza appello, erano quelli che mettevano le mani addosso a chi era più debole di loro, come donne, bambini e vecchi.
"Anzitutto, dobbiamo chiarire il motivo della presenza di Paul nella bottega di Ellis", decise Guy, "Se è vero che era lì per Tetsy, ma non vuole parlare per non coinvolgerla, dobbiamo convincerlo che proteggeremo lui e la ragazza e che nessuno riceverà danno", si alzò, "Dove si trova il ragazzo?"
Drastan e Much si alzarono a loro volta.
"L'ho preso in custodia io e l'ho rinchiuso nel granaio", rispose il signore di Bonchurch, avviandosi alla porta, "Seguitemi, prego."
Uscirono dalla magione ed attraversarono il cortile, diretti all'edificio di legno che ospitava il granaio, presidiato da due robusti contadini armati di bastoni. Quando entrarono, trovarono Paul seduto su una balla di fieno, le mani legate ad uno dei montanti che sostenevano il piano rialzato. Aveva i capelli biondi arruffati, un occhio nero e un labbro spaccato, segni evidenti che era stato picchiato.
Non appena vide comparire Guy, il ragazzo – che poteva avere diciotto o diciannove anni – si alzò e gli rivolse un accenno d'inchino, impacciato dai legacci.
"Sir Guy…" cominciò, poi si corresse, "Lord Nottingham, sono molto felice di vedervi!"
Guy rifletté sul fatto che, fino a pochi mesi prima, nessuno sarebbe stato felice di vederlo. Che questo ragazzo lo fosse, dimostrandosi fiducioso che lui potesse aiutarlo, gli riscaldò il cuore.
"Chi ti ha ridotto così?" domandò in tono perentorio, "In che guaio ti sei cacciato, ragazzo?"
Paul accasciò le spalle.
"È stato Ellis, mio signore; ma non sono un ladro, ve lo giuro!"
"Ti credo", lo rassicurò Guy, "ma sei stato sorpreso nella bottega di Mastro Ellis. Lui dice che eri lì per rubare, tu lo neghi: è la tua parola contro la sua, riguardo alle tue intenzioni, ma rimane il fatto che eri in casa sua senza il suo permesso. Cos'eri andato a fare?"
Paul distolse lo sguardo.
"Non ero lì per rubare", insistette, "Non posso dire altro."
"Temi di disonorare il nome di Tetsy?" interloquì Drastan, facendo trasparire simpatia dal suo tono.
Paul arrossì, ma non disse niente.
"Ascolta, ragazzo", continuò Drastan, "ci hanno detto che Ellis è un uomo manesco, ma non devi temere le sue rappresaglie, né per te né per lei. Ci penseremo noi ad assicurarci che vi stia lontano, ma dobbiamo sapere", concluse.
Paul parve combattuto.
"Potete davvero tenere Tetsy lontana dalle grinfie di Ellis?" chiese, in cerca di rassicurazione.
Era quasi un'ammissione, si rese conto Guy.
"Certamente", gli garantì.
"E come?"
"Questo dipende da vari fattori, a cominciare dal vero motivo per il quale ti trovavi nella bottega del sellaio."
Paul deglutì, cercando di scacciare le proprie paure.
"Non ero nella bottega da solo", confessò infine, "C'era anche Tetsy. Ci… stavamo baciando. Vedete, io e lei ci amiamo…"
La voce gli mancò vedendo Guy accigliarsi.
"Se l'ami, perché non hai fatto le cose alla luce del sole e chiesto a Mastro Ellis il permesso di corteggiarla?" volle sapere, "Non sei uno spiantato, hai un mestiere e un giorno erediterai l'attività di tuo padre. Puoi offrirle una vita dignitosa. Ellis non può avere niente da obiettare."
"Invece sì", lo contraddisse Paul piano, "perché lui vuole che Tetsy sposi Nolan, il mercante di lana di Nottingham."
"Cosa?" trasecolò Much, "Quel vecchio vizioso?" si girò verso Guy, "Neanche le prostitute vogliono saperne, di quel… quel porco! Quel che vuol fare Ellis è… rivoltante!"
Guy conosceva bene la fama di Nolan, il mercante di lana più ricco della contea, e forse anche delle contee circostanti, e ne era francamente disgustato.
"Suppongo che Tetsy sia contraria", commentò, più un'affermazione che una domanda.
"Assolutamente!" esclamò Paul, "Lei ama me!"
"Quindi la vorresti sposare?"
"Ma certo! Solo che, senza il permesso di suo padre, l'unico modo era fuggire insieme… Ne ho parlato con mio padre e lui era disposto a proteggerci. Volevamo andare a Sheffield e farci sposare là da un monaco o da un prete, e poi saremmo tornati a Knighton Hall da mio padre. Ero andato da Tetsy a dirle tutto questo e a stabilire il giorno della fuga, quando Ellis ci ha sorpresi…" si sfiorò l'occhio contuso, "Mi ha preso a pugni, e avrebbe picchiato anche Tetsy se non le avessi fatto scudo col mio corpo…"
Guy si girò verso Much:
"Dov'è la ragazza, adesso?"
"Conoscendo l'indole violenta di Ellis, l'ho affidata a sua zia, la vedova del birraio."
"Ben fatto", disse Guy; Much si sentì arrossire per l'inaspettata lode e raddrizzò la schiena tutto compiaciuto, "Andiamo a parlare anche con Tetsy: se riusciamo a indurla a confermare la versione di Paul, la questione sarà risolta."
Drastan lanciò un'occhiata al ragazzo, ancora legato al montante.
"Portiamolo con noi", suggerì a Guy, "La sua bella si fiderà certamente più di lui che di noi, e quindi lui ha maggiori probabilità di convincerla a parlare."
Guy annuì, concordando con il suo vice; Drastan usò il proprio pugnale per tagliare i legacci di Paul, poi lo afferrò per un braccio e lo condusse con sé, seguendo Guy e Much che si avviavano fuori del granaio.
Pochi minuti dopo erano a casa della zia di Tetsy. Much bussò con decisione; la porta venne aperta quasi prima che terminasse, segno che erano stati visti arrivare, e sulla soglia comparve una donna corpulenta dai capelli chiari.
"Buongiorno, Magda", esordì Much con educazione ma anche con fermezza, "abbiamo bisogno di parlare con tua nipote", aggiunse senza giri di parole. La donna lanciò un'occhiata diffidente a Guy, che gliela restituì con un cipiglio.
"Entrate", disse Magda, scostandosi. I quattro uomini la seguirono nella modesta cucina, che fungeva anche da soggiorno, una stanza disordinata ma abbastanza pulita. Tetsy era intenta a curare delle erbe di campo; non appena li vide entrare, si alzò strofinandosi le mani sul grembiule. Era una ragazza sui quindici anni, bionda e piuttosto carina. Scorgendo Paul, si portò le mani alla bocca.
"Oh Paul… come stai?" proruppe, con palese preoccupazione.
"Se la caverà", tagliò corto Guy, ma in tono abbastanza gentile, "Veniamo subito al punto: come sai, tuo padre ha accusato Paul di voler rubare nella sua bottega, ma lui dice che non è vero e che si trovava lì per te, perché progettavate di fuggire insieme per evitare il tuo matrimonio con un altro. Confermi?"
Gli occhi azzurri di Tetsy si sgranarono.
"Io… io…" balbettò, visibilmente molto spaventata.
"Va tutto bene", intervenne Paul, "Lord Nottingham mi ha garantito che ti terrà lontana da tuo padre, al sicuro."
La ragazza parve rilassarsi un poco, ma esitava ancora.
"Ma se mio padre non ci darà il suo consenso al nostro matrimonio, non avremo risolto niente", obiettò.
"Se proprio non vuol saperne", dichiarò Much, ergendosi in tutta la sua altezza, "il permesso ve lo darò io in quanto tuo signore, Tetsy."
Guy gli lanciò un'occhiata sorpresa: era sempre stato abituato a vedere Much come un sempliciotto, spesso pasticcione, e la sua nomina a nobile, per quanto di rango minore, lo aveva fatto un po' sorridere; ma doveva ammettere che Much si era sempre dimostrato valoroso, onesto e affidabile, sia in Terrasanta che qui. C'erano grandi nobili di cui non si poteva dire altrettanto – il vecchio barone era stato uno di questi. Much sarebbe stato un valente signore, per Bonchurch.
Tetsy lo guardò con immensa gratitudine.
"Mio signore, avete un cuore buono!" esclamò, "Grazie!"
"Grazie infinite, sir Much!" proruppe anche Paul.
Much passò lo sguardo dall'uno all'altro, con manifesto orgoglio ma anche con una vena d'imbarazzo.
Guy tornò a rivolgersi a Tetsy:
"Allora, ragazza, confermi la versione di Paul?"
"Sì, mio signore, la confermo", dichiarò la fanciulla a quel punto.
"Ma Tetsy!" intervenne Magda, affiancandosi alla nipote, "Sei proprio sicura? Paul è solo un muratore, se invece tu sposassi Nolan, saresti ricchissima…"
Tetsy fulminò la zia con lo sguardo.
"Non m'importa di essere ricca, se per diventarlo devo aprire le gambe a un uomo che neanche le puttane vogliono più saperne!"
Magda ansimò, ma Guy non avrebbe saputo dire se per il linguaggio esplicito della fanciulla o per la nozione in se stessa.
"Penso che la situazione sia chiara", annunciò, "ma per legge, devo tenere un processo pubblico. Lo faremo nella piazza di Bonchurch."
Much annuì, ma parve un po' disorientato, così Drastan intervenne:
"Serviranno delle panche e un tavolo. A chi posso chiedere?"
"Ah… A Eve, ci penserà lei a dare gli ordini necessari", rispose Much, riscuotendosi.
"E si dovrà mandare a chiamare Mastro Ellis", proseguì Drastan.
"Ma certo", annuì il signore di Bonchurch, scrollandosi definitivamente di dosso lo smarrimento, "Manderò Gerald, il mio soprintendente."
Meno di mezz'ora dopo, era tutto pronto; invece della panca, Eve aveva fatto portare delle sedie imbottite di cuscini per Guy e per Much ed uno scranno per Drastan. Adesso erano tutti e tre seduti dietro ad un tavolo su cavalletti coperto da una stoffa blu e nera, i colori di Bonchurch diventati l'insegna di Much. Non c'era che dire, pensò Guy: Eve era una padrona di casa perfetta e, nonostante la sua umile origine – comunque non diversa da quella di Much – era degna del ruolo di signora di Bonchurch.
Una piccola folla – gli abitanti del villaggio – si era raccolta attorno al perimetro della piazzetta ed era in silenziosa attesa degli eventi. Qualcuno occhieggiava lo sceriffo con espressione intimorita, altri solamente curiosa, avendo forse sentito voci riguardo al mutato atteggiamento di Guy, divenuto inaspettatamente il nuovo barone di Nottingham.
"Mastro Ellis, fatti avanti", comandò Much con voce chiara. Dalla folla emerse un uomo alto e robusto; diversamente dalla sorella, aveva una chioma corvina striata di grigio, ed una corta barba ben curata gli ornava il mento. Era abbigliato con una tunica elegante ed un mantello pretenzioso. Era evidente che fosse un uomo vanitoso e che amava apparire più del semplice, per quanto benestante, mastro artigiano che era in realtà; ed era altrettanto evidente che voleva usare la figlia per migliorare la propria condizione, facendola sposare al ricco mercante, che a lei piacesse o meno. Per riuscirci, però, doveva trovare il modo di preservare il buon nome della figlia, e quindi, invece di accusare il giovane Paul di averla sedotta o perlomeno di averci provato, e pretendere un matrimonio riparatore, aveva preferito incolparlo di tentato furto, in maniera da allontanarlo da Tetsy e proseguire coi suoi piani. Aveva contato sul proprio prestigio, ma non aveva fatto i conti con l'onestà del nuovo signore di Bonchurch, che aveva voluto vedere chiaro nella faccenda.
Ellis cominciò a marciare tutto tronfio verso il trio di nobili, ma incontrando lo sguardo truce dello sceriffo, le sue spalle cominciarono ad afflosciarsi e il suo passo si fece esitante. Quando si fermò di fronte a lui, pareva che si fosse sgonfiato come una vescica bucata. Drastan lo squadrò senza celare il proprio disprezzo per quello che aveva capito essere un uomo capace di prendersela solo coi più deboli, ma che se la faceva sotto con chi sapeva essere più forte o più potente di lui.
"Mastro Ellis", esordì Guy in tono asciutto, "hai accusato il qui presente Paul Guilford di aver cercato di rubare nella tua bottega. Confermi la tua accusa?"
Ellis si sentì perforare dagli occhi dello sceriffo e fu tentato di negare. Poi scorse il ragazzo che aveva sorpreso a baciare la figlia e il sangue gli montò alla testa: per colpa sua, i suoi piani per arricchirsi col matrimonio che aveva combinato per Tetsy rischiavano di andare all'aria. Gonfiò il petto.
"Certamente", rispose con arroganza.
Guy rimase a guardarlo in silenzio, tanto a lungo che Ellis cominciò a sentirsi nuovamente incerto.
"Vi dico che stava rubando nella mia bottega", affermò, ma la sua voce non era molto salda.
Guy continuò a tacere, limitandosi ad inarcare un sopracciglio; Ellis comprese che non gli credeva minimamente.
"Giuro che è vero!" esclamò in tono che rasentava la disperazione, perché gli era ben chiaro che, se lo sceriffo non gli credeva, non aveva nessuna possibilità.
"Paul dice invece che era lì per Tetsy", disse finalmente Guy, con apparente indifferenza.
"Cosa? No!" negò Ellis in fretta, "Mia figlia è una fanciulla virtuosa e illibata! Ed è già promessa!"
"Lei non è d'accordo", ribatté Drastan, sulla falsariga di Guy.
"Certo che è promessa, ho dato la mia parola!"
"Non ho detto che non è d'accordo sul fatto di essere promessa", sogghignò Drastan con espressione allusiva.
Ellis diventò bianco come un cencio per essere stato pubblicamente indicato come incapace di vegliare sulla virtù della figlia.
"Non capisco perché dica il contrario!" esclamò, mostrandosi costernato.
"Perché ama Paul e vuole sposare lui, non chiunque tu abbia scelto per lei", intervenne Much.
"Esigo che venga visitata da un cerusico!" sbraitò allora Ellis, improvvisamente furioso, "Dimostrerà che è ancora vergine e non ha nessun bisogno di un matrimonio riparatore! E io non darò mai il permesso che sposi quello spiantato!"
"Ho un ottimo lavoro", si fece sentire Paul, in tono sorprendentemente fermo, considerando la sua posizione e l'età, ma evidentemente l'amore per Tetsy gli dava forza, "e tra non molti anni prenderò il posto di mio padre, Giles Guilford, diventando mastro muratore", fece due passi avanti, uno sguardo di sfida chiaramente visibile nell'occhio non tumefatto, "Posso offrire a Tetsy una vita decorosa."
"Piuttosto ti ammazzo!" urlò Ellis, fuori di sé. Sembrava davvero pronto a saltare addosso al ragazzo e a riempirlo di pugni nonostante la presenza del suo signore, dello sceriffo di Nottingham e del vice di quest'ultimo. Drastan si alzò di scatto, tanto che lo scranno cadde all'indietro, e fece tre rapidi passi verso Ellis, la mano posata sull'elsa della spada, pronto ad estrarla dal fodero. Vedendolo avanzare, il sellaio arretrò, l'espressione improvvisamente terrorizzata.
"Tu non ammazzerai proprio nessuno", ringhiò il cavaliere biondo, "Ora lo sceriffo pronuncerà la sentenza e tu dovrai adeguarti. Altrimenti, quello che finirà ammazzato sei tu. Sono stato chiaro?"
Ellis deglutì vistosamente ed annuì. Pusillanime, pensò Drastan con disgusto.
Guy si posò all'indietro sullo schienale della sedia, guardando Ellis con espressione identica al proprio vice.
"In questo caso", disse ad alta voce, in modo che tutti sentissero, "abbiamo la parola di Mastro Ellis contro il giovane Paul Guilford, ma Tetsy conferma la versione di Paul e non quella del padre. Pertanto, decreto che Paul Guilford venga assolto dall'accusa di tentato furto ai danni di Mastro Ellis."
"E io", aggiunse Much, "in quanto signore di Bonchurch, concedo il permesso a Tetsy figlia di Ellis di sposare Paul Guilford."
Ellis tornò a sgonfiarsi e barcollò all'indietro. Nessuno fece cenno di andare ad aiutarlo, anzi, tutti gli sguardi erano indirizzati a Paul con favore ed al terzetto di nobili con rispetto. Era lampante dove fosse la simpatia dei presenti.
Ellis tornò a raddrizzarsi e lanciò un'occhiata omicida a Paul. Guy, che non gli aveva tolto gli occhi di dosso, se n'accorse, e la sua fronte si corrugò in un cipiglio poco raccomandabile.
"Ellis!" tuonò, raddrizzandosi all'improvviso; l'apostrofato sussultò e volse lo sguardo sullo sceriffo, subito intimorito, e perfino Drastan si girò di scatto a guardare l'amico, "Non pensarci neanche! Questi due giovani sono sotto la mia personale protezione e, se succede loro qualcosa di anche solo minimamente sospetto, sappi che ti attende la forca!"
Il mento di Ellis quasi cadde per terra e l'uomo sembrò rimpicciolirsi per l'evidente terrore.
Drastan tornò a voltarsi verso il malcapitato.
"Hai sentito lo sceriffo?" ringhiò, "Ti consiglio di pregare per la salute e la fortuna del tuo futuro genero..."
Il suo sorrisetto feroce indicava che si stava divertendo a spese del prepotente.
Ellis fissò il cavaliere biondo con sguardo inebetito. Chiaramente sconfitto, s'inchinò in accettazione della sentenza.
Soddisfatto, Guy tornò a rilassarsi contro lo schienale.
"Tetsy rimarrà a casa di sua zia Magda fino al matrimonio", decretò, "Quanto a te, Ellis, starai ben lontano da lei e da Paul. E poiché immagino che tu non intenda fornirle alcuna dote, ci penserò io", infilò una mano sotto la giubba e ne trasse un sacchetto di pelle; ne scosse il contenuto sul piano del tavolo e prese tre monete d'oro, "Eccola."
Paul fece tanto d'occhi a quel gesto inaspettato. Tetsy, che aveva assistito defilata a tutta la scena, rimase a bocca aperta, e così sua zia, che l'aveva accompagnata.
Much non volle essere da meno e, preso il proprio borsellino, ne trasse otto monete d'argento, aggiungendole a quelle di Guy.
"Ed ecco il mio contributo", annunciò. Qualcuno dei presenti cominciò ad applaudire, ed in pochi istanti gli altri si unirono a lui in un'ovazione rivolta al loro feudatario ed allo sceriffo.
Much si commosse, giacché non gli sembrava d'aver fatto niente di straordinario: dopotutto, aiutare chi aveva bisogno era quel che faceva anche quando era un fuorilegge con la banda di Robin.
Guy invece si sentiva incredulo: era la prima volta che otteneva un'approvazione tanto calorosa da parte dei villici. La sensazione era incredibilmente gradevole, quasi quanto un bacio di Violet; e lo rendeva pressoché altrettanto euforico.
Preferì non mostrare apertamente la propria emozione, limitandosi ad addolcire appena la propria espressione.
"Bene, direi che qui abbiamo finito", annunciò Drastan, alzandosi; vedendo Guy annuire a conferma, si rivolse al sellaio, "Ellis, puoi andare; ma rammenta bene quel che ti è stato detto."
Ellis s'inchinò nuovamente, fece tre passi camminando all'indietro come si conveniva a un plebeo congedato da un nobile, poi si girò e, cercando di darsi un contegno, se ne andò. Il suo volto era rabbuiato e sembrava promettere brutte cose, ma il cavaliere biondo era certo che non avrebbe avuto il coraggio di andare contro gli ordini del barone.
"È ormai mezzogiorno", osservò Much, lanciando un'occhiata alla posizione del sole, "Mio signore, sarei onorato se voi e sir Drastan vi fermaste a mangiare a casa mia."
Solo pochi mesi prima, anzi, addirittura solo poche settimane prima, non avrebbe mai creduto di poter aver desiderio di condividere volontariamente un pasto con Guy di Gisborne, pensò; ma le circostanze erano profondamente mutate, e sia lui che l'ex nemico si trovavano in posizioni del tutto diverse da prima.
Guy aveva fretta di tornare a casa da Violet, ma non poteva rifiutare un invito così cortese.
"Va bene", accettò quindi, "purché sia una cosa rapida…"
Ignorò l'occhiata saputa che Drastan gli lanciò e seguì Much verso la sua magione, dove Eve, saputo che si fermavano a pranzo, diede subito gli opportuni ordini in cucina.
Consumarono un pasto semplice, come auspicato da Guy, a base di gustoso stufato di manzo e verdure accompagnato con birra scura, seguito da deliziose pere cotte nel vino e cosparse di miele. Drastan non lesinò i complimenti alla padrona di casa, che gli rivolse dei gran sorrisi al punto da suscitare una punta di gelosia in Much; ma quando lei lo guardò con i suoi grandi occhi azzurri colmi d'amore, il neo signore di Bonchurch capì che non aveva motivo di preoccuparsi.
