Capitolo XXV
Nottingham, 8 settembre 1194
Rebelle si era trasferita da un paio di giorni a Rivendale Hall ed aveva invitato Violet ad andare a trovarla. Desiderosa di confidare alla cugina gli ultimi sviluppi del suo rapporto con Guy, Violet decise che era il momento giusto per una visita, quindi, dopo che il marito l'ebbe salutata per recarsi a Bonchurch, tornò in camera per cambiarsi e indossare una tenuta più adatta a cavalcare.
Prima di recarsi alle scuderie, Violet chiese a Sally di andare a chiamare una guardia per scortarla; mentre attendeva che sellassero Snowflake, si presentò il sergente Ralf che, da quando lei aveva curato suo figlio Reggie per il morbillo, non perdeva occasione per aiutarla.
"Mia signora, mi hanno riferito che desiderate una scorta", esordì dopo averle rivolto un inchino di saluto.
"Sì, vado a Rivendale Hall a trovare mia cugina", confermò Violet, sorridendogli con simpatia, "Prendi un cavallo."
Cedric, il capo stalliere, si affrettò a sellare anche un destriero per il sergente; poco dopo, Violet e Ralf lasciarono il castello e si diressero ai cancelli di Nottingham.
"Come sta la tua famiglia?" s'informò Violet.
"Benissimo, signora, grazie", rispose Ralf, "Reggie parla sempre di voi, penso si sia innamorato", aggiunse ridendo. Anche Violet rise, intenerita; poi pensò a Guy, al fatto che le aveva detto di essere innamorato di lei – ancora stentava a crederci – e il cuore le batté più forte.
Arrivati a Rivendale Hall, Ralf saltò giù da cavallo ed aiutò la baronessa a scendere a sua volta di sella, poi prese le redini di entrambi i destrieri ed andò a legarli agli appositi anelli infissi nel muro delle scuderie, ancora in gran parte vuote.
Violet si diresse all'ingresso, ma prima che potesse usare il battiporta di bronzo, l'uscio si aprì e sulla soglia comparve Rebelle in persona.
"Violet, che bella sorpresa!" esclamò, abbracciandola, "Ti ho visto arrivare", aggiunse poi, arretrando per farla passare, "Mawa!" chiamò. Pochi istanti dopo sopraggiunse una donna sulla trentina, piuttosto corpulenta e dai capelli rossi, che Violet conosceva per essere parente di Maud, la cuoca di Chetwood Manor.
"Salve, Mawa", la salutò.
"Buongiorno, lady Violet", le sorrise la servitrice, per poi rivolgersi a Rebelle, "Mia signora?"
"Portaci da bere nel salone", la istruì Rebelle, "e poi vai a dire alla guardia di lady Violet che può andare in cucina a bere un boccale di birra, se lo desidera."
"Subito, mia signora. Cosa posso portare, a voi e a lady Violet? Birra, sidro, vino, acqua?"
Rebelle guardò la cugina, invitandola a scegliere.
"Sidro e acqua", decise Violet, "ma aspetta a portarceli. Cuginetta, non vorresti farmi prima visitare la casa?"
"Ma certo!" accettò Rebelle, con entusiasmo.
La magione era appena più piccola di Chetwood Manor, e tra i lavori fatti fare in vista del matrimonio, c'era l'aggiunta di una stanza da bagno al pianterreno, copiata da quella della casa di famiglia di Violet. Quando visitarono la stanza da letto padronale, Rebelle ammise ridacchiando che lei e Drastan l'avevano già inaugurata; quella confidenza rammentò a Violet la notte appena trascorsa tra le braccia del marito e di conseguenza il secondo motivo per il quale era venuta a trovare la cugina, oltre a vedere la casa ristrutturata.
Qualcosa nel suo atteggiamento insospettì Rebelle che, memore di quanto Violet le aveva rivelato la settimana prima, immaginò subito cosa fosse successo.
"E tu e Guy?" la sollecitò quindi; il sorriso di Violet fu risposta sufficiente, "Quando, stanotte?" incalzò, sorridendo a sua volta.
Violet annuì.
"Avevi ragione, sai?" disse poi, "Può davvero essere bellissimo, giacere con un uomo. Avevo già avuto un… assaggio, come sai, e pensavo che fosse stato meraviglioso, ma non credevo che potesse essere addirittura meglio…"
Rebelle sogghignò, soddisfatta e contentissima per Violet.
"Raccontami tutto", la esortò, "Com'è iniziata?"
"Stavo facendo il bagno…"
Violet descrisse la propria esperienza nei dettagli, ma mantenendo un certo pudore; quand'ebbe terminato, Rebelle sorrideva da un orecchio all'altro, rammentando una cosa che le aveva detto mesi prima.
"Ricordi quella volta, mentre facevamo il bagno io e te, quando abbiamo parlato di uomini e io dissi che mi auguravo che ce ne fossero due come li sognavamo?" le domandò; Violet ci mise qualche istante a ricordare, ma poi le sovvenne ed annuì, "Non mi sarei mai aspettata di essere esaudita in maniera così perfetta, e in così poco tempo!"
"Io men che meno", confessò Violet.
"Dai, andiamo a brindare!" la esortò Rebelle. Tornarono al piano di sotto, dove si accomodarono nel salone. Avendole sentite arrivare, Mawa sopraggiunse poco dopo, portando da bere. Rebelle la congedò e si occupò personalmente di versare il sidro nei calici, poi le due cugine brindarono alla rispettiva felicità coniugale.
"Scommetto che adesso ti penti d'aver aspettato tanto", la fanciulla guerriera non riuscì a trattenersi dal prendere in giro la cugina.
Violet rise, poi scosse la testa:
"In realtà no: non sarebbe stato altrettanto bello, se avessi affrettato le cose e mi fossi obbligata a giacere con Guy prima di essere pronta. Ad ogni modo, è tutto merito suo, per aver saputo aspettare e per avermi saputo insegnare un poco per volta cos'è veramente l'amore coniugale", sorrise a Rebelle, "E parlo d'amore a ragion veduta", concluse in tono allusivo.
Rebelle posò il bicchiere e sollevò un sopracciglio:
"In che senso?"
"Nello stesso senso in cui anche tu puoi parlare di amore coniugale", spiegò Violet, mentre il suo sorriso diveniva più ampio, "Guy mi ha confessato di amarmi…"
Anche il sorriso di Rebelle si allargò:
"Sul serio? Ma è meraviglioso!"
Brindarono di nuovo, poi parlarono dell'ormai imminente matrimonio. Rebelle la informò che avrebbe indossato un abito femminile – confezionato a Chetwood Manor da Mary, che era molto brava con l'ago – di seta blu con ricami in oro, i colori della sua casata, ma che sotto avrebbe indossato, come di consueto, le brache.
"E magari anche un pugnale infilato nella cintura", sogghignò Violet.
"Ci puoi scommettere!" ammise Rebelle ridendo.
"Non ti smentisci mai, vero?"
"Giammai, altrimenti non sarei io!"
"Hai proprio ragione."
Violet si fermò anche a pranzo, poi a metà pomeriggio si congedò per tornare a Nottingham, sempre scortata dal sergente Ralf. Erano arrivati oltre metà strada, quando da dietro la copertura degli alberi, in quel punto piuttosto fitti, sbucarono improvvisamente otto uomini armati di tutto punto; cinque di loro assalirono Ralf, mentre tre correvano verso Violet.
Estraendo la spada, Ralf urlò:
"Fuggite, signora!"
Snowflake, spaventato, si impennò nitrendo. Eccellente cavallerizza, Violet lo controllò e lo fece voltare, dandogli di tallone per farlo partire al galoppo; ma uno degli assalitori fu più veloce e riuscì ad afferrare le briglie, strattonandole in modo che lo stallone si fermasse. Violet gli sferrò un calcio alla testa, ma lui si spostò e lo ricevette invece sulla spalla. La forza del colpo lo fece vacillare, ma non fu sufficiente a fargli mollare la presa sulle redini. Uno degli altri le puntò contro la spada.
"Non opponete resistenza, signora, e non vi sarà fatto alcun male!" sbraitò. Violet non gli diede retta e tirò le briglie a destra e a sinistra nel tentativo di liberarle dalla presa del furfante che le teneva, senza successo; allora provò a far partire Snowflake al galoppo, ma sopraggiunse il terzo uomo, che abbrancò i montanti della bardatura a lato del muso del cavallo e vi si appese con tutto il suo peso, immobilizzandolo.
A quel punto, il farabutto armato di spada strappò le redini di mano a Violet.
"Non muovetevi, o il vostro uomo morirà", la minacciò. Violet lanciò un'occhiata allarmata a Ralf, che era stato disarmato e disarcionato dagli altri uomini, uno dei quali gli aveva appoggiato la punta della spada sul collo; il suo cavallo era scappato e non ve n'era traccia.
"No!" gridò Violet, cercando istintivamente di proteggere il leale sergente; si voltò verso il suo assalitore, fulminandolo con lo sguardo, "Va bene, signore: non farò altra resistenza, ma lasciate andare la mia guardia."
L'uomo fece un cenno al compare, che si abbassò ed agguantò il davanti della tunica di Ralf, che esibiva le nuove insegne nere e verdi di Nottingham. Lo tirò in piedi in malo modo, poi lo trascinò verso Violet, gli altri malfattori alle calcagna.
"Abbiamo un messaggio per il tuo padrone", gli annunciò quello che teneva le briglie di Snowflake, "Digli che i tre Cavalieri Neri superstiti hanno preso sua moglie e che, se la rivuole, deve seguire le istruzioni contenute in quel rotolo", accennò col capo, e il furfante che non teneva Ralf produsse una pergamena arrotolata e suggellata con la ceralacca, "Le deve seguire alla lettera. In caso contrario, la sua bella signora moglie morirà. Sono stato chiaro?"
Ralf lanciò un'occhiata angosciata a Violet, che la ricambiò cercando di non apparire spaventata come in realtà si sentiva. In quel momento, avrebbe dato qualsiasi cosa per essere come Rebelle, o come Marian nei panni del Guardiano Notturno, ma poiché era un desiderio vano, tutto quello che poteva fare era cercare di sopravvivere a questa sventura con meno danni possibile, assecondando o contrastando i suoi aguzzini in base all'opportunità. Fece un minuscolo cenno d'assenso a Ralf.
"Siete stato chiaro", confermò quest'ultimo, tornando a guardare colui che aveva parlato. Il tono e l'atteggiamento erano remissivi, ma Violet aveva visto nei suoi occhi un lampo di determinazione: Ralf aveva capito che in quel momento la resistenza era inutile e che era meglio obbedire alla richiesta. Una volta messo al corrente dell'accaduto, Guy avrebbe deciso che cosa fare. Conoscendo Guy, Violet era propensa a ritenere che, invece di cedere al ricatto, egli avrebbe organizzato i soccorsi; Rebelle, Drastan e Robin si sarebbero di sicuro uniti a lui, e non si sarebbero fermati finché non l'avessero trovata. Chiunque fossero questi tre Cavalieri Neri, era sicura di una cosa: avevano i giorni contati.
OOO
All'andata, Drastan aveva raccolto le confidenze di Guy riguardo alla notte trascorsa con Violet – che, a tutti gli effetti pratici, era stata la loro prima notte di nozze – e si era sentito molto felice per l'amico. Ora, mentre tornavano verso Nottingham, si girò verso di lui:
"Dai, sbrighiamoci a rientrare: tua moglie ti starà aspettando con impazienza!"
Così dicendo, spronò Mjolnir al galoppo; il cavallo da guerra rispose prontamente scattando in avanti, sempre felice di correre. Darkshadow scosse la criniera ed emise uno sbruffo, segnalando la propria voglia di imitare il compagno, ed allora Guy lo assecondò. A quel ritmo, avrebbero raggiunto Nottingham in una mezz'ora; i loro cavalli erano ben addestrati ed abituati a pesi e sforzi molto maggiori di una libera corsa per campi e boschi, per cui non si sarebbero stancati troppo.
Arrivati in vista del ponte levatoio, diminuirono la velocità al trotto, poi al passo; entrarono in città e si diressero al castello. Quando vi arrivarono, Guy considerò che era metà pomeriggio passato e che, se non c'era niente di impellente che richiedesse la sua attenzione, poteva anche congedare Drastan, in modo da andare in cerca di Violet per stare un po' con lei… possibilmente in posizione orizzontale.
"Puoi andare, vecchio mio", disse quindi, dopo essersi accertato che non c'erano compiti urgenti da espletare, "Per oggi può bastare così."
Drastan gli rivolse un sogghigno:
"Fretta di concludere la giornata e di andare a sdraiare la tua dolce mogliettina, eh?"
Guy lo guardò di traverso, ma non ottenne altro che farlo ridere più forte; sollevò gli occhi al cielo, esasperato, poi pensò di ripagarlo con la stessa moneta:
"Scommetto che tu farai lo stesso con Rebelle…"
"Certamente, a meno che non sia lei a sdraiare me", sghignazzò Drastan, facendo sbottare anche Guy, suo malgrado, in una risatina.
"La tua promessa sposa ama davvero così tanto prendere l'iniziativa?" domandò, incuriosito. Non era abituato a donne che cominciavano spontaneamente i giochi amorosi, ma ora pensava che gli sarebbe piaciuto che Violet facesse come la cugina, perché l'idea di essere l'oggetto del suo desiderio lo stuzzicava. Moltissimo.
"Almeno tanto quanto piace a me", ammise Drastan, "Ho sempre ritenuto terribilmente eccitante che una donna mi dimostri quanto mi vuole, ma se è Rebelle a farlo… beh, solo a pensarci, mi trovo a essere subito pronto", concluse, spostando il peso sui piedi in un modo che fece comprendere a Guy quanto, esattamente, fosse pronto.
"Allora vai da lei", lo esortò, dandogli una pacca sulla spalla, "Ci vediamo domani."
In quel momento, udirono passi in corsa fuori dalla porta dello studio, lasciata aperta; sulla soglia comparve Ralf, la tunica stropicciata e sporca di terriccio e il labbro inferiore spaccato laddove era stato chiaramente colpito da un pugno munito di guanto armato. In mano recava un rotolo di pergamena.
"Mio signore!" esclamò, affannato, "È successa una cosa terribile!"
"Calmati, Ralf", lo esortò Drastan, "Prendi fiato e poi parla."
Il sergente prese due respiri profondi, poi disse:
"Stavo scortando lady Violet di ritorno da Rivendale Hall, quando siamo stati assaliti da otto uomini armati. Non erano banditi, erano chiaramente dei soldati ben addestrati. Mi sono trovato circondato da cinque di loro, ho provato a combattere, ma erano troppi e mi hanno sopraffatto…"
Il suo tono esprimeva chiaramente il suo nervosismo: rammentava bene come il vecchio barone aveva trattato coloro che fallivano il loro compito e, anche se il suo successore aveva dimostrato d'essere fatto di tutt'altra pasta, non poteva fare a meno di ricordare che prima di questo era stato il suo braccio destro e, volente o nolente, temeva che potesse trattarlo come in passato erano stati trattati altri nelle sue condizioni.
"Erano cinque contro uno", considerò Drastan, "Non potevi far molto…"
"Che ne è di mia moglie?!" esclamò invece Guy, tra furore e ambascia.
"L'hanno catturata, ma non le hanno torto un capello", gli assicurò Ralf, "Almeno, per quanto io abbia potuto vedere. Mi hanno detto di dirvi che i tre Cavalieri Neri superstiti l'hanno presa e che, se la rivolete indietro, dovrete fare esattamente quello che sta scritto qui", concluse, porgendogli il rotolo di pergamena, "Alla lettera, signore… o lei morirà", aggiunse a voce bassa, chiaramente in pena.
Guy gli strappò la pergamena di mano e spezzò il sigillo; srotolato il documento, lo lesse in fretta. La sua espressione si fece terribilmente cupa.
"Puoi andare, sergente", disse in tono sordo che mal celava la sua furia.
"Sono a vostra disposizione per qualsiasi cosa possa aiutare lady Violet", dichiarò Ralf di getto, ma Guy si era già girato per dirigersi alla propria scrivania.
"Lo sappiamo, Ralf", gli assicurò Drastan, "Ora vai a farti curare quel labbro. Non dire niente a nessuno, per nessun motivo. È un ordine."
"Sissignore."
Il sergente si inchinò e prese congedo. Quando fu uscito, Drastan chiuse la porta e poi si voltò verso Guy.
"Chi sono questi Cavalieri Neri? E perché ce l'hanno con te tanto da rapire tua moglie?" indagò.
Guy aveva posato la pergamena sulla scrivania, di cui stava ora stringendo il bordo del ripiano, talmente forte che le nocche erano sbiancate. Alle domande dell'amico, prese un respiro profondo, poi si voltò e disse:
"Drastan, quel che ti sto per dire non deve uscire da questa stanza. Voglio la tua parola d'onore."
Il cavaliere biondo annuì.
"Hai la mia parola d'onore", confermò.
Guy prese un altro profondo respiro.
"I Cavalieri Neri erano una setta, fondata dal principe Giovanni, composta di baroni che lo volevano aiutare a impadronirsi del trono, approfittando dell'assenza di re Riccardo", spiegò a voce bassa, "Vaisey ne era a capo; perfino sua sorella Davina ne faceva parte, e io, come suo collaboratore, vi ero affiliato."
Fece una pausa per vedere l'effetto che le sue parole avevano su Drastan. L'amico lo fissò per alcuni momenti con espressione impietrita.
"Devo sedermi", borbottò poi, marciando verso la sedia più vicina e lasciandovisi cadere, "Vuoi dire che hai cospirato contro il re?" domandò conferma, ancora incredulo.
Guy annuì:
"Ero talmente accecato da ambizione e avidità di potere che mi sono fatto trascinare da Vaisey nella sua follia più grande: il suo piano era di porre sul trono d'Inghilterra quel debosciato di Giovanni, solo per poi liberarsene e prenderne il posto, rivendicando il titolo in virtù della sua parentela con i Plantageneti per parte di madre. Alcuni anni fa mi ha mandato in Terrasanta a uccidere il re, ma Robin di Locksley mi ha fermato. All'inizio di quest'anno, Vaisey ha ideato un nuovo piano, ma esso è miseramente fallito – ancora una volta grazie a Locksley – e pertanto il principe Giovanni sciolse permanentemente la setta. Tuttavia, Vaisey non ha rinunciato alle sue ambizioni e così ci siamo recati in Terrasanta allo scopo di assassinare il re. Riccardo è stato ferito da Vaisey, ma Locksley, assieme alla sua banda e a Marian, ha impedito che accadesse l'irreparabile. È stato allora che ho quasi ucciso Marian, che si era frapposta tra me e il re per fargli da scudo", udì l'ansito che Drastan emise a quella confessione, ma non si fermò, "Quando Vaisey è morto, sulla via del ritorno, ho deciso di cambiare radicalmente la mia vita, di fare ammenda ai tanti atti malvagi che avevo compiuto agli ordini del vecchio barone."
Drastan fece un gesto per interromperlo e Guy tacque.
"Quanti sanno di tutto questo?" domandò il suo vice, in tono teso.
"Di ancora vivi, molto pochi: Locksley, Marian, Much, Little John, Allan A Dale. Anche altri due membri della banda di Locksley, Will e Djaq, ma sono rimasti in Terrasanta e non torneranno più in Inghilterra. Prima del matrimonio, l'ho detto a Violet. E ora a te."
"Quindi Rebelle non ne sa nulla?"
"No, e neppure sir William."
"E il principe Giovanni?"
"Non conosce esattamente il mio grado di coinvolgimento", specificò Guy, "Certo sospetta che io sappia molto, dato che ero il braccio destro di Vaisey; e secondo me è per questo che mi ha offerto la carica di sceriffo pro tempore, nel tentativo di assicurarsi il mio silenzio, ed eventualmente il mio sostegno. Il mio piano era di fare del mio meglio, qui a Nottingham, finché re Riccardo fosse stato assente; e poi, quando fosse tornato, contavo di defilarmi, in Francia o in Scozia. La morte di Vaisey ha lasciato vacante il titolo di barone, che non sapevo spettasse a sir William di Chetwood, che però vi ha rinunciato in favore del figlio. La morte di Jeffrey ha fatto sì che il re decidesse di far passare il titolo attraverso Violet, e lei mi ha chiesto di sposarla…"
Un pensiero lo colpì all'improvviso.
"Drastan, è tutta colpa mia se l'hanno rapita", dichiarò con amarezza, "Quando hanno saputo del mio matrimonio con Violet, gli ultimi tre Cavalieri Neri si devono essere sentiti minacciati da me, diventato barone di Nottingham e quindi loro pari", gesticolò verso la pergamena stesa sul tavolo, "e adesso mi intimano di stilare una confessione relativa al mio coinvolgimento nella setta e di darglielo in cambio di mia moglie, così mi avranno in pugno per il resto della vita", si prese il volto tra le mani, "E pensare che, solo pochi giorni fa, io e Violet abbiamo parlato proprio di questo, e lei mi ha consigliato di redigere un documento in cui li denunciavo, da mettere al sicuro e usare come deterrente contro di loro. L'ho fatto, ma non ho fatto in tempo a metterli sull'avviso e loro mi hanno preceduto, rapendola."
"Ma chi sono, costoro?" volle sapere Drastan.
"I baroni di Buckingham, Spencer e Rotherham."
Drastan decise che, per il momento, avrebbe lasciato perdere l'affiliazione di Guy con questi cospiratori e si sarebbe invece concentrato sul rapimento di Violet.
Scrutò il volto dell'amico, dove angoscia e rabbia si mescolavano.
"Che intenzioni hai?" domandò. Il volto di Guy divenne di pietra.
"Di andare in cerca di mia moglie e di sottrarla alle loro grinfie", affermò in tono sordo, "E poi, di farli fuori."
Drastan annuì: la pensava esattamente come lui.
"Ti aiuterò", dichiarò fermamente.
Guy lo guardò, tra l'incredulo e il sollevato: incredulo perché l'altro, pur avendo appreso che aveva cospirato contro il re, era disposto ad assisterlo, e sollevato per lo stesso motivo.
"Grazie, amico mio", mormorò.
L'altro scrollò le spalle:
"Non so se lo faccio soltanto per Violet o anche per te", ammise, "Dopotutto, sei un traditore della corona; ma per ora non voglio pensarci. Quel che dobbiamo invece pensare è di ideare un piano. Per prima cosa, dobbiamo ispezionare il punto in cui hanno teso l'agguato e trovare le loro tracce per metterci all'inseguimento; ma non possiamo fare tutto da soli."
Guy lo fissò:
"Chi proponi?"
"Ralf, ovviamente, che non vorrà saperne di essere lasciato da parte: dopotutto, Violet gli aveva affidato la propria incolumità e lui ha fallito. Non aveva alcuna possibilità, contro otto uomini, ma conoscendolo, si sentirà ugualmente responsabile. Poi Locksley, visto che mi hai detto che sa tutto; e con lui, i suoi uomini, Much e gli altri. E naturalmente Rebelle: se cercassi di tagliarla fuori, mi spellerebbe vivo."
"Allora andiamo a prendere Ralf e facciamoci portare sul luogo dell'imboscata, e intanto mandiamo a chiamare Locksley e gli altri, compresa Rebelle; ma non rimarremo ad aspettare quelli che non sono abbastanza vicini per partire subito."
Drastan si alzò di scatto e i due uscirono di corsa, in cerca di Ralf. Dopo essersi fatti spiegare esattamente dove lui e Violet erano stati aggrediti, Drastan diede ordine a tre messaggeri di recarsi alla massima velocità a Rivendale Hall, Locksley Manor e Bonchurch Hall, pregando i rispettivi proprietari di raggiungerli nel luogo in cui Violet era stata rapita. I messi corsero alle scuderie, presero i cavalli più veloci a disposizione e si diressero a spron battuto alle rispettive mete.
A quel punto, Guy e Drastan andarono a prendere le loro cavalcature; a Ralf venne dato un altro cavallo in luogo di quello fuggito durante l'assalto. Meno di mezz'ora dopo, erano nel luogo preciso dov'era avvenuto il misfatto.
Smontato da Mjolnir, Drastan si mise ad ispezionare il terreno; Guy lo lasciò fare, sapendo che l'amico era molto più bravo di lui a individuare le tracce.
Dopo diversi minuti passati ad esaminare ogni orma ed ogni segno lasciato per terra e sulla vegetazione circostante, Drastan puntò un dito:
"Sono andati di là."
Guy considerò la direzione:
"Sono diretti a Rotherham; me l'aspettavo, perché dei tre possedimenti è il più vicino a Nottingham."
"Quando dista?" s'informò Drastan.
"Una quarantina di miglia", rispose Guy, osservando la posizione del sole che cominciava a calare, "Mancano tre ore al tramonto, non ce la faranno prima del buio."
Drastan annuì:
"Non possono viaggiare di notte nella foresta, a meno di non rischiare di azzoppare i cavalli facendoli inciampare in qualche radice sporgente o altri ostacoli, e dovranno quindi fermarsi."
"Vale anche per noi", commentò cupamente Ralf.
Anche se avevano fretta di lanciarsi all'inseguimento, si disposero ad attendere per un'ora, come d'accordo, per permettere a Rebelle, Robin e Much – ed eventualmente altri – di raggiungerli. Rebelle, la cui dimora era la più vicina, fu la prima ad arrivare. Appariva furibonda.
"Chi è che ha osato far questo?" esclamò non appena giunse a portata di voce.
Guy non poteva raccontarle tutto, non in presenza di Ralf, per cui aveva deciso per una versione alleggerita.
"Tre uomini", rispose pertanto, "di cui conosco un segreto che, se svelato, potrebbe loro nuocere grandemente; vogliono assicurarsi che io non parli."
"Saranno loro a non poter più parlare, quando li avremo trovati", ringhiò la giovane guerriera, "perché provvederò personalmente a tagliar loro la lingua… e anche qualcos'altro!" si guardò attorno, "Che stiamo aspettando? Inseguiamoli!"
"Aspettiamo Locksley e possibilmente altri dei suoi", rispose Drastan, "Sappiamo che sono stati in otto a tendere l'agguato, ma non possiamo sapere se ce ne sono altri, quindi più siamo e meglio è."
Rebelle avrebbe voluto ribattere che così rischiavano di perderli, ma si rendeva conto che il fidanzato aveva ragione e perciò contenne la propria ansia d'azione.
Pochi minuti dopo arrivò al gran galoppo Robin, accompagnato da Little John su un frisone particolarmente robusto in grado di portare la sua notevole stazza. Il robusto villico si era riconciliato con la moglie Alice ed era tornato a vivere a Locksley con lei e il figlio, per cui aveva subito risposto quando Robin l'aveva mandato a chiamare.
La prima domanda del conte di Huntingdon fu la stessa che aveva posto Rebelle:
"Chi è stato?"
"Spencer, Rotherham e Buckingham", rispose Guy succintamente. Robin lo guardò interdetto, poi comprese le implicazioni e annuì.
"Maledetti! Se le torcono anche solo un capello…"
"Li ammazzerò con le mie mani", completò la frase Guy, in un tono tanto terribile da far accapponare la pelle.
"Non so se ti lascerò qualcosa da uccidere, Gisborne", ringhiò Little John, "dopo che li avrò massacrati di botte!"
Agitò in aria i suoi enormi pugni, che sapeva usare come magli contro gli avversari e di cui qualche volta anche Guy aveva subito i devastanti effetti.
"Lord sceriffo, o lord Nottingham", lo corresse bruscamente Drastan. Little John lo fulminò con gli occhi:
"Per me rimarrà sempre solo Gisborne!"
Il cavaliere biondo non si fece intimorire:
"Mostrerai il dovuto rispetto al barone, bifolco, o te la vedrai con me!"
"Credi di farmi paura, biondino?" ruggì Little John, sfoderando tutto il suo temperamento permaloso.
"Basta!" abbaiò Guy, "Lasciamo perdere, abbiamo ben altro a cui pensare!" guardò Little John di traverso, "Chiamami come ti pare, ma siamo qui per salvare mia moglie, quindi se sei invece venuto per attaccar briga, puoi anche andartene!"
Little John sentì una punta di vergogna: aveva con Violet un debito morale, non solo perché aveva molto aiutato Robin e tutta la banda, lui incluso, ma anche perché aveva curato suo figlio da una brutta tosse, due inverni prima.
"Mi spiace", borbottò a denti stretti. Guy annuì seccamente, accettando le sue scuse.
"Ho mandato subito un messaggio a Much", intervenne Robin, distraendo i contendenti, "Penso che arriverà tra poco."
"L'ho già fatto avvertire io", lo informò Guy, "Non aspetteremo ancora per molto", aggiunse, accennando al sole declinante, "Dobbiamo cominciare l'inseguimento, prima che faccia troppo buio e rischiamo di azzoppare i nostri cavalli."
"La notte non ci fermerà", affermò Robin; all'occhiata scettica di Guy, spiegò, "Io e i miei uomini conosciamo questa foresta come le nostre tasche; useremo delle torce per vedere le tracce e seguiremo un cammino sicuro."
"Eccellente!" approvò Drastan con entusiasmo, "Noi proseguiremo, ma i manigoldi dovranno sicuramente fermarsi, e così li prenderemo in fretta!"
Pochi minuti dopo, sopraggiunse Much, in compagnia di Allan A Dale che, per puro caso, si era trovato a Bonchurch Hall all'arrivo del messaggero da Nottingham e non aveva esitato a unirsi alla caccia, anche lui memore dell'aiuto ricevuto da Violet quand'era un bandito.
Partirono subito all'inseguimento dei rapitori, con Robin e Little John – i più esperti cercatori di tracce tra loro – davanti a tutti, mentre Guy ragguagliava anche gli ultimi due arrivati sull'accaduto. Né Much né Allan risparmiarono ferali minacce contro i malfattori.
I tre Cavalieri Neri avevano le ore contate.
