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Capitolo XXI

Il fuoco e le rose

PARTE III

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C'erano tante cose da fare. Troppe.

Il tempo era divenuto all'improvviso un nemico implacabile.

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Albert aveva verificato che il successivo piroscafo per Southampton sarebbe partito solo sei giorni dopo.

Sapeva che quel tempo sarebbe stato un tormento per Candy e cercò di esserle utile in ogni modo per permetterle di affrontare con la dovuta calma tutte le necessarie incombenze.

Si fece carico di recapitare a Bryan le sue dimissioni e consegnò personalmente al Columbia la sua richiesta di congedo.

Candy si preoccupò intanto di scrivere le motivazioni della sua frettolosa partenza a Miss Pony, Suor Maria ed allo zio William, sperando che la comprendessero.

Fu difficile scriverle per lei. Come mandare un telegramma di chiarimenti ai suoi più cari amici.

Salutò solo Annie e Pamela, ma quella fu la parte più indolore; si aspettavano e incoraggiavano la sua partenza, per quanto spiacevole potesse essere per loro separarsi da lei.

Distribuì in associazione piccoli regali per i pazienti, i medici e le infermiere.

Preparò i suoi bagagli e lasciò le sue chiavi alla padrona di casa.

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Rimaneva solo una dovuta confessione da affrontare.

La rimandò fino all'ultimo, cercando nella sua testa il coraggio e le parole giuste.

Non c'erano parole giuste.

Non ci sono parole giuste per chiudere una storia d'amore.

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Volle recarsi da sola nell'appartamento dove Anthony si era trasferito dopo aver lasciato Princeton in attesa di chiarirsi le idee e progettare il suo prossimo futuro.

Loro non si erano più visti né cercati dal giorno dell'incendio ma in effetti era stato lui ad essere completamente sparito, fagocitato da infinite riunioni familiari da cui era riuscito caparbiamente ad uscire indenne.

Candy lo affrontò senza preamboli.

"Ti rispetto troppo, non posso sposarti senza essere sincera con te…

Ho tentato… ho tentato in tutti i modi di proteggere la nostra storia, Anthony, ma non ci sono riuscita…".

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Le sue parole squarciarono rumorosamente l'aria densa, carica d'umidità.

Come l'eco di esplosioni lontane arrivarono alle orecchie ancora sorde di Anthony.

"Mi stai dicendo che non mi ami più, Candy?" le disse compassato, come se stesse attendendo da un pezzo quel colpo letale.

"Avevo creduto che potesse essere solo un momento di confusione…".

La ragazza continuò a torturare il nastro del suo abito tra le dita.

"È tutto così difficile… Mi spezza il cuore addolorarti ma… io devo partire. Devo andare da Terence…".

In un impeto di orgoglio, Anthony ritirò indietro la sedia su cui era seduto e si afferrò alle estremità della piccola scrivania.

"E me lo dici così?" la attaccò sprezzante.

"Anthony… io ho provato a…".

"No Candy, per favore… non continuare, non voglio ascoltarti distruggere tutto con la tua squallida rivelazione…. Quando me lo avresti detto se non fosse partito?

Davanti ad un prete o durante la nostra prima notte di nozze, quando non saresti riuscita a fare l'amore con me per l'ennesima volta?".

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Impulsivamente lei cercò di abbracciarlo.

Tutta quella rabbia e quel dolore…

Non poteva sopportarli in quegli occhi che ancora amava…

"Mi dispiace tanto…".

Anthony però si scostò non lasciandosi toccare.

"Ti dispiace? Sai che me ne faccio dei tuoi sensi di colpa?

Io ti ho donato la mia vita! Tutta la mia vita… per una poco di buono come te!

Aveva ragione la zia Elroy! Aveva ragione mio padre! Tu non sei degna di starmi al fianco…".

"Anthony, sei stravolto ma… è stata ed è tuttora una scelta straziante per me… non puoi parlarmi così…".

L'occhiata distaccata che le lanciò la paralizzò.

"Così…? come a una qualunque ragazza facile, Candy...?" la incalzò con un'insolenza non si si sarebbe mai aspettata di ricevere.

"Hai accettato di sposarmi mentre avresti voluto solo che te lo avesse chiesto lui… Nonostante la bastardata che mi ha fatto, vuoi fuggire via per raggiungerlo…

Perché, cosa stai facendo di diverso da quelle quattro donnacce che gli girano intorno?".

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Uno schiaffo fermo arrestò quel cieco risentimento.

"Non rimarrò più qui a farmi maltrattare da te! Sei tu che stai rovinando tutto!".

Candy lo lasciò sbattendo la porta.

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Il morbo della gelosia aveva logorato ancora una volta il suo autocontrollo rendendolo schiavo del suo istinto.

Anthony pianse a lungo quella scenata inopportuna.

Rimpianto e disinganno marcarono feroci il suo bellissimo viso.

La odiava e l'amava. No, non la odiava. Odiava sé stesso per non essere riuscito a farsi amare da lei.

Aveva creduto davvero che sarebbero stati più forti di tutto. Più forti di Terence e della passione con cui era maledettamente piombato nella loro vita e se l'era presa.

Ed ora, cosa gli sarebbe rimasto? Quanto gli bruciava quello schiaffo…

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Riacquistato un barlume di lucidità, decise di tentare il tutto per tutto.

Si precipitò alla Nuovo Sorriso, sicuro che Candy vi sarebbe andata subito a sfogarsi dell'accaduto.

Lì trovò Albert, seduto ad un tavolo del refettorio già rimesso a nuovo grazie ad una recente donazione privata.

Era insieme a Stear, che era da poco tornato dal suo breve viaggio di nozze ed era passato a fare un saluto prima di ripartire con Patty per Boston.

I due uomini stopparono d'istinto la loro animata conversazione quando lo videro sulla porta con un aspetto trasandato.

"Albert… sai dove è Candy? Ti ha parlato? Stear, ci sei anche tu…".

La sua voce era affaticata, lo sguardo spaesato e dimesso.

Albert e Stear rimasero colpiti dalla sua sofferenza ma non mostrarono alcuna comprensione per la sua reazione.

"Sì, Anthony…" gli rispose Albert contrariato "Candy ci ha raccontato tutto".

"Tutto?".

"Sì...".

"E' partita, Anthony…" lo avvisò Stear. "Torniamo adesso dal porto…".

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"Partita?" ripeté lui come un automa. "No! Non posso credere che sia finita così".

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"L'hai ferita ragazzo, non lo meritava…" lo ammonì Albert.

Anthony chinò il capo.

"Ho perso completamente la ragione".

"Probabilmente lo avrà capito, ma le hai fatto male. Ha sofferto tanto per la vostra situazione prima di riuscire a leggersi dentro".

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La loro discussione fu interrotta da uno stridore di rotelle che proveniva dal corridoio.

Charlie entrò all'improvviso nel refettorio lanciandosi agitato verso Anthony.

"Non sai quanto sia dispiaciuto per le tue rose, Anthony" lo supplicò sinceramente pentito.

"So quanto ci tenessi e non avrò pace fino a quando non mi perdonerai! Credo che Candy, Terence e il direttore ti abbiano spiegato cosa è accaduto… io… non volevo incendiare il roseto e la serra!".

Anthony si voltò allucinato verso il suo viso. "Sei stato tu?".

Il ragazzino annuì con un cenno.

"E tu… lo sapevi?".

"Sì, Anthony…" gli confermò Albert "non mi hai dato il tempo di spiegarti… Terence si è addossato per altruismo una colpa non sua facendo sì che il giudice non disponesse il rientro di Charlie in riformatorio".

"Ha rischiato che Candy lo odiasse per questo…".

"Sì… ha rischiato… ma in quel caso le sarebbe stato anche più facile scegliere. È stato il suo atto estremo di amore per lei…".

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"Mio Dio! L'ho spedita dritta tra le sue braccia!".

Anthony realizzò devastato l'amara verità.

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Un solo pensiero si impossessò di lui in quel momento.

"Non posso lasciare che finisca così… Se c'è qualcosa che ancora posso fare per salvare il nostro rapporto, io… devo farlo!".

Si avvicinò a Charlie stringendogli la mano in segno di perdono, poi si voltò verso Stear supplicante.

"Voglio partire anche io… devo chiederle scusa e scongiurarla di non lasciarmi. Io e lei ci dobbiamo un'altra possibilità…".

Stear cercò di fargli cambiare idea.

"Non credo sia la cosa giusta da fare".

Ma lui sembrava irremovibile. Non avrebbe avuto pace se non fosse riuscito a parlarle un'ultima volta con sincerità.

"Tu sai dove è diretto Terence, vero? Sono sicuro che hai dato tu a Candy sue notizie" lo pregò schiacciato da una zavorra insopportabile.

"Va bene, Anthony, ti darò il suo indirizzo! Terence mi ha fatto giurare di non dirlo a nessuno ma io voglio troppo bene a tutti e tre e desidero che vi chiariate una buona volta per smettere di soffrire come cani e decidervi ad andare avanti! Però… se parti io vengo con te!".

"Ed io mi aggiungerò a voi" affermò Albert spiazzandoli entrambi.

"Come farà Bryan senza di te? Non muove un passo in associazione senza il tuo parere…" gli chiese Stear.

L'amico si alzò in piedi sgranchendosi le gambe.

"Oh... potrà sopravvivere, non ne dubito. Bryan dovrà imparare a fare un po' più a meno di me nei prossimi mesi… Vediamoci qui domani alle otto, mi sembra di avere letto che in mattinata parte un cargo mercantile per Southampton, potremmo ottenere un permesso per viaggiarvi a bordo!".

Stear lo contraddisse ancora scettico.

"Non credo che ci sarà possibile, Albert, di solito non consentono a passeggeri privati il passaggio transoceanico… conosco molti che ci hanno provato invano…".

"Dubiti per caso delle mie capacità persuasive?" replicò lui accennando un pallido sorriso.

Colpito dalla sua risolutezza, il giovane alzò platealmente le mani in segno di resa in una strana e inarrivabile comunicazione di sensazioni.

"Oh no, direttore Walker, non lo farei mai! Ho imparato che sei un tipo dalle infinite risorse, ritiro tutto quello che ho detto!".

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Albert chiuse la questione con decisione.

"Bene, allora cominciamo a preparaci. Devo assentarmi per contattare alcune persone, ci vedremo qui domattina!".

"D'accordo…" lo assecondò Stear "io vado ad avvertire Patty che dovrà viaggiare sola con Martha!".

Anthony lo trattenne sentendosi in colpa.

"Va' con lei, non mi va che la lasci sola…".

"Oh Anthony, sola? Se Martha ti sentisse, le sue urla ti schianterebbero i timpani! Non preoccuparti per loro! Sarà solo per qualche settimana… Io voglio starti vicino in questo momento!".

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Gli occhi spenti di Anthony si riempirono di riconoscenza.

"Grazie...".

Stear protesse il suo imbarazzo con un occhiolino affettuoso.

"A buon rendere, cugino! Anzi… speriamo che non tu non debba mai ricambiarmi una simile cortesia".