Capitolo XXVIII

Nottingham, 15 settembre 1194

" Come ti sembro?"

La domanda di Rebelle conteneva una nota insolitamente insicura. Violet le sorrise:

"Sei bellissima. Drastan rimarrà imbambolato."

Rebelle si toccò i boccoli in cui Mary aveva appena finito di acconciare i suoi capelli, per poi congedarsi e lasciar sole le due cugine.

"Tu dici?" insistette, incapace di nascondere il proprio nervosismo.

"Sei la sposa più bella di tutta la contea", le assicurò Violet, porgendole la collana d'oro e agate, dono di nozze di William. Rebelle scostò la lunga chioma bruna per permettere a Violet di allacciarle il monile attorno al collo.

"Non sono abituata a tutti questi orpelli", si lamentò. Le rare volte che Rebelle indossava un abbigliamento femminile, tendeva a scegliere vesti molto semplici, mentre il suo abito da sposa aveva elaborati ricami dorati sul corpetto. L'abito era blu, il colore della Vergine perché si supponeva che la sposa fosse illibata, ma era solo un caso, perché blu e oro erano i colori della casata di Rivendale.

"Suvvia, per poche ore puoi sopportare", disse Violet fermamente.

"Non vedo già l'ora di togliermi tutto", brontolò la sposa.

"Drastan ti aiuterà di certo molto volentieri, stasera…"

Il tono di malizioso divertimento della cugina fece ridere Rebelle.

"Hai ragione", ammise, poi tirò su l'orlo della gonna, "Comunque non ho rinunciato né alle brache, né al pugnale", aggiunse, scoprendosi fino alla coscia dove aveva fissato il fodero con l'arma e confermando quel che aveva detto tempo addietro alla cugina. Violet sospirò, fingendo esasperazione:

"Sei incorreggibile, cuginetta!"

Lo scambio aveva parzialmente sciolto il nervosismo della sposa, che ora si sentiva un poco più tranquilla.

Poiché la residenza degli sposi sarebbe stata Rivendale – in realtà lo era già, ma ovviamente per convenzione si fingeva che non fosse così – era stato deciso che Rebelle avrebbe trascorso la notte prima del matrimonio a Chetwood, mentre Drastan avrebbe dormito al castello di Nottingham, da dove sarebbe arrivato assieme Guy, il suo testimone, per siglare il contratto di nozze davanti al notaio, proprio com'era accaduto qualche mese prima per Violet. Il corteo nuziale sarebbe quindi partito da lì per recarsi a Rivendale, dove fra Tuck aspettava gli sposi nella chiesetta del villaggio per benedire il matrimonio. Si sarebbe poi tenuto il banchetto nuziale, all'aperto data la stagione mite, anche stavolta non molto nutrito in quanto a invitati perché Rebelle e Drastan avevano preferito la semplicità, tanto da non aver neppure organizzato delle danze.

Violet aveva preceduto il marito e lo sposo di un paio d'ore, per poter stare con la cugina aiutandola a prepararsi ed per offrirle supporto morale, così come aveva fatto Rebelle con lei qualche mese prima. Ripensò a quel giorno, rammentando quanto fosse stata nervosa – anzi, impaurita da ciò che credeva l'aspettasse la sera. Mai avrebbe immaginato come sarebbe invece andata a finire…

"Andiamo a mangiare qualcosa", esortò la cugina, "Non ho fatto colazione al castello e sto morendo di fame."

"Anch'io", ammise Rebelle. Diversamente da Violet, a lei il nervosismo metteva appetito, invece di toglierlo. Scesero pertanto in cucina, dove Maud le rifocillò con pane, burro, miele e porridge, oltre che latte tiepido.

Tornarono poi in camera di Rebelle ad attendere l'arrivo dello sposo e del suo testimone. Incapace di stare ferma, Rebelle continuò per tutto il tempo a camminare avanti e indietro, guardando continuamente fuori dalla finestra. La sua ansia stava cominciando a contagiare anche Violet, che ad un certo punto aprì bocca per invitare la cugina più giovane a sedersi e mettersi tranquilla, ma proprio allora Rebelle annunciò:

"Sono arrivati Robin e Marian!"

Il conte e la contessa di Huntingdon erano gli unici invitati al di fuori della cerchia dei diretti interessati. Erano venuti in carrozza per riguardo allo stato di Marian, ormai a metà del quinto mese di gravidanza.

Robin raggiunse William nel salone, mentre Marian salì da Rebelle.

"Allora, come sta la sposa?" domandò sorridendo.

"Nervosa come un gatto!" rispose Violet ridendo.

"È vero", ammise Rebelle con un sospiro, "Non capisco perché sono tanto agitata", borbottò poi, "Desidero con tutto il cuore sposare Drastan, non vedevo l'ora che arrivasse questo momento, e adesso sono tesa come la corda di un arco. Non dovrei solo essere felice?"

"Sei semplicemente impaziente", la tranquillizzò la cugina, "Dai, tra poco Drastan sarà qui e finalmente diventerai sua moglie."

"Sì", sorrise la fanciulla guerriera, poi guardò Marian, il cui ventre prominente era ben visibile sotto all'abito, "Allora, tu e Robin avete deciso i nomi?"

L'ultima volta che si erano viste, al mercato di Nottingham – prima della disavventura del rapimento di Violet – la giovane contessa aveva raccontato loro che lei e il marito erano molto indecisi.

"Sì, alla fine abbiamo optato per Richard se sarà maschio, in onore del nostro re; e se sarà femmina, la chiameremo Meliora, come mia nonna materna."

"Belli tutti e due", dichiarò Violet, "Come procede la tua gravidanza? Le nausee sono passate?"

Dopo essere sfuggita a quel malessere nel primo trimestre, quando è più comune, Marian aveva cominciato a manifestarlo un paio di settimane prima. Violet le aveva consigliato di mangiare poco e spesso, spuntini leggeri ogni due ore circa invece di tre pasti al giorno, e di bere frequentemente pochi sorsi di una tisana a base di menta piperita, finocchietto e liquirizia.

"Sono quasi scomparse, grazie ai tuoi consigli", le assicurò la futura mamma.

Rebelle aveva ricominciato a camminare per la stanza e a guardare fuori dalla finestra, ma ora almeno Violet era distratta dalla presenza di Marian e non ne fu disturbata.

Meno di dieci minuti dopo, la sposa vide arrivare il notaio.

"Ecco, è arrivato Harper!" annunciò.

Naturalmente egli precedeva lo sposo e il suo testimone per essere pronto con il contratto nuziale, la cui firma avrebbe reso legalmente valido il matrimonio. Mary andò ad aprirgli la porta e lo condusse nel salone, dove lo attendeva William che, in quanto tutore legale di Rebelle, fungeva a tutti gli effetti da padre della sposa.

Col matrimonio, per legge la tenuta di Rebelle diventava formalmente di proprietà del marito; Drastan, così come Guy, avrebbe mantenuto il proprio nome, ma i figli avrebbero assunto quello della madre. Del resto, essendo Drastan un figlio cadetto, aveva poco senso che i suoi figli si chiamassero col nome di un luogo che non avrebbero mai ereditato e forse neppure mai visto.

Rebelle, sempre di sentinella alla finestra, qualche minuto dopo fu la prima a scorgere l'arrivo di Drastan e Guy.

"Sono qui!" esclamò, nella voce un tono acuto che ne denunciava l'estrema eccitazione. Si mosse per uscire dalla camera, ma Violet la fermò:

"Aspetta, dove vai? Non è ancora il momento di scendere: dobbiamo aspettare che sia tutto pronto, e poi Mary verrà a chiamarci."

Come Violet, anche Rebelle aveva deciso di non essere accompagnata allo sposo, ma di andare a lui da sola, per lo stesso motivo della cugina: era lei ad aver scelto Drastan come marito, non qualcun altro ad averglielo proposto o, peggio ancora, imposto, e quello era il modo per affermarlo.

Alle parole di Violet, la sposa si arrestò in mezzo alla stanza.

"Hai ragione", sospirò, poi ricominciò a fare avanti e indietro.

"Consumerai il pavimento", osservò Marian. Rebelle stava per risponderle male, poi s'accorse che l'altra aveva parlato con simpatia. Rise nervosamente:

"Hai ragione, ma non riesco proprio a star ferma!"

Finalmente, pochi minuti dopo Mary bussò alla porta per avvisare che era venuto il momento di scendere. Violet e Marian quindi precedettero Rebelle nel salone; Marian raggiunse Robin, mentre Violet andò a posizionarsi accanto a Harper, di fronte a Guy. Lei e il marito si scambiarono un sorriso, poi si girarono verso la porta, in attesa della sposa.

Come per il matrimonio di Violet, anche stavolta Jack Knowles fungeva da usciere; vedendo che tutti erano pronti, aprì la porta per far entrare Rebelle.

Drastan, pochi passi davanti a Harper e ai testimoni, era insolitamente pallido e fissava la soglia col fiato sospeso. Era elegantemente abbigliato con una camicia bianca della più fine tela di lino ed una tunica sbracciata di velluto color nocciola, brache marrone scuro e stivali al ginocchio di pregiata pelle di vitello. Quando Rebelle comparve nel vano della porta, il cuore gli fece un salto nel petto: era semplicemente stupenda.

Rebelle cercò subito con gli occhi il suo sposo e, vedendolo guardarla imbambolato – proprio come aveva predetto Violet – gli rivolse un sorriso luminoso. Drastan si sentì girare la testa come se fosse stato brillo; raddrizzò la schiena, ricambiando il sorriso, e prese un respiro per cercare di calmare il cuore che gli stava facendo capriole nel petto.

Rebelle sentì che le ginocchia le tremavano; per un istante, si arrestò sulla soglia e si obbligò a calmarsi: per tutti i santi del paradiso, non doveva affrontare un avversario in duello, ma stava per sposare l'uomo che amava con tutta se stessa! Facendo appello a ogni oncia della sua feroce determinazione di guerriera, si mosse e cominciò ad avanzare, marciando più che camminando, fino a raggiungere Drastan. Lui le porse la mano, che lei prese, ed assieme fecero gli ultimi pochi passi verso Harper.

Il notaio lesse ad alta voce il contratto matrimoniale, tramite cui gli sposi venivano informati dei loro reciproci diritti e doveri e che affidava Rivendale alle cure di Drastan di Greenmere, e poi chiese loro conferma del fatto che si stavano unendo in matrimonio di loro spontanea volontà. Dopo la loro risposta positiva, i due sposi si scambiarono gli anelli e la rituale stretta di mano e Harper li dichiarò formalmente marito e moglie. Tenendo la mano della sposa, Drastan l'attirò a sé e, sorridendo, le sfiorò le labbra con un bacio leggero, ma lei gli buttò l'altro braccio al collo e lo strinse, premendo maggiormente la bocca contro la sua. Quando si staccò, gli rivolse un sorriso birichino che lo fece ridacchiare: la sua Rebelle doveva sempre fare le cose a modo suo!

"Prego, firmate qui", interloquì il notaio, indicando sulla pergamena del contratto. Drastan prese la penna d'oca ed appose il proprio nome in calce al documento, e Rebelle fece altrettanto – per poco scrivendo Rebelle invece di Isabelle – poi si fecero avanti Violet e Guy per firmare a loro volta nella loro qualità di testimoni, mentre gli sposi si tenevano per mano e si guardavano amorevolmente negli occhi.

Osservandoli, William rammentò il proprio matrimonio e sorrise, felice che la nipote avesse trovato un uomo da amare così come la sua Adèle aveva trovato lui.

Dopo le congratulazioni agli sposi, fecero un primo brindisi con il sidro secco che tanto piaceva a Rebelle; i villici avrebbero festeggiato con un abbondante banchetto il secondo matrimonio nel giro di due mesi scarsi e ne erano decisamente entusiasti. Poi lasciarono Chetwood alla volta di Rivendale, gli sposi e i testimoni a cavallo, così come William, seguiti da Robin e Marian in carrozza. Con loro andarono anche Harry, ora capo delle guardie di Chetwood, e due armigeri.

Nella tenuta di Rebelle, decine di vessilli nei colori degli sposi – oro e blu per lei, azzurro e verde per lui – decoravano la magione, la cappella e ogni edificio visibile. Gli abitanti accolsero il piccolo corteo con urla giubilanti ed applausi, facendo loro ala fino alla chiesetta, davanti alla quale li attendeva fra Tuck nella sua tonaca migliore, un gran sorriso stampato sulla faccia bruna: aveva conosciuto Rebelle al castello di Nottingham, dove veniva spesso a trovare la cugina baronessa, e la fanciulla guerriera gli era piaciuta molto, avendola riconosciuta come uno spirito affine. Poiché stimava anche Drastan, che gli era sembrato fin da subito un uomo affidabile e profondamente leale al suo signore, era stato ben felice di accettare di benedire queste nozze.

Drastan scese da cavallo per primo e si avvicinò al frisone di Rebelle; la sposa, poco abituata a farsi aiutare a smontare, si sollevò sulla staffa sinistra e passò la gamba destra sopra alla schiena di Blackfire prima di rendersi conto che lo sposo era lì per assisterla. A quel punto, Drastan ridendo allargò le braccia.

"Salta, amor mio!" la invitò. Ridendo a sua volta, Rebelle eseguì, gettandosi tra le braccia del marito, che ne approfittò per darle un bacio meno casto di quello che si erano scambiati a Chetwood. Lei non si fece pregare a ricambiarlo, tra gli strilli entusiasti dei villici.

Entrarono nella cappella, incedendo elegantemente come si conviene a una coppia di nobili; ciò richiese un certo sforzo da parte di Rebelle, molto più avvezza alla marcia.

Tuck procedette alla benedizione, alla fine della quale gli sposi si scambiarono un leggero bacio.

T erminata la semplice cerimonia, si recarono tutti al padiglione che era stato allestito dietro la casa padronale, dove si sarebbe tenuto il banchetto nuziale a cui avrebbero partecipato anche gli abitanti di Rivendale. Il tavolo degli sposi, dove avrebbero preso posto anche i testimoni, e quello riservato a William, Robin, Marian e Tuck, erano coperti da tovaglie di lino bianco ricamato e da stoviglie d'oro, d'argento e prezioso vetro soffiato, e le sedie erano state imbottite di cuscini per la comodità dei commensali; i tavoli destinati ai villici invece erano semplici assi di legno su cavalletti con panche, e sopra erano posati piatti e bicchieri di legno.

Quando tutti si furono accomodati, il Maestro di Tavola ricevette dalla sposa il segnale per iniziare e quindi fece a sua volta cenno ai servitori, che cominciarono a portare in tavola la prima portata, una zuppa di porri e verze condita con coriandolo; venne poi un gustoso stufato di cervo e carote, a cui fece seguito luccio arrostito sulla graticola e insaporito da un miscuglio di erbe aromatiche essiccate che era una ricetta segreta di Roger, il cuoco di Rivendale Hall; poi venne il piatto principale, cinghiale arrosto accompagnato da cavolfiore lessato e passato al burro fino a farlo diventare dorato e croccante in superficie. Tra un piatto e l'altro, si mangiava un po' di frutta – mele, pere, uva, mirtilli rossi e neri, prugne e susine – servendosi dai cestini, mentre giocolieri, acrobati e cantori si esibivano nello spazio lasciato libero davanti alla tavola degli sposi. Vennero poi serviti pasticcini ai datteri e ai fichi, ed infine formaggio con miele. Da bere c'era scelta tra vino rosso e bianco, sidro, birra e acqua fresca di fonte aromatizzata con succo di mirtilli.

Si mangiò e si bevve in abbondanza per gran parte del pomeriggio, con gli abitanti di Rivendale che continuavano a inneggiare e a brindare agli sposi. Violet rammentava il proprio banchetto nuziale, ridotto ad appena sette persone perché per lei il matrimonio era stato un obbligo, per quanto avesse scelto personalmente lo sposo, e quindi non aveva avuto nessuna voglia di grandi celebrazioni; ma il ricordo non la disturbava, considerando come poi erano andate le cose tra lei e il marito.

Le ombre erano ormai lunghe quando anche l'ultima portata – una torta con pere e crema dolce – venne terminata. A quel punto, era tempo che le donne venissero a prendere la sposa per accompagnarla in camera da letto; Violet fece un cenno d'intesa a Marian ed entrambe si alzarono. Arrivò anche Mawa, accompagnata da una delle servitrici più giovani, la sedicenne Rose.

Invitata delle quattro donne, Rebelle si alzò, lanciò un'occhiata piena di promesse allo sposo – neanche tanto di nascosto – e poi si allontanò.

"E allora, Drastan", sogghignò Guy, ben ricordando come aveva agito l'amico al suo matrimonio, "facciamo un brindisi alla tua bella sposa…"

Gli riempì il bicchiere di vino, ma Drastan rise:

"Non mi farai ubriacare, vecchio mio! Non ci sono riuscito io con te, tu non lo farai con me!" si avvicinò all'orecchio del suo testimone, "Voglio essere perfettamente sobrio per godermi la mia sposa al meglio, capisci cosa intendo…"

Guy sogghignò, annuendo, e prese un sorso dal proprio calice. Anche lui aveva ragionato a quel modo e non avrebbe certo impedito all'amico di fare altrettanto.

I paesani comunque provarono a rendere lo sposo almeno brillo, chiamando altri brindisi, ai quali Drastan rispose facendo sempre solo finta di bere e bagnandosi invece appena le labbra.

Dopo i primi due, Drastan sollevò il bicchiere verso lo zio della propria sposa.

"Sir William", disse ad alta voce, "sapete già che amo vostra nipote con tutto il cuore. Vi prometto che farò qualsiasi cosa per renderla felice, a qualsiasi costo."

William sorrise.

"Ne sono sicuro, Drastan", ribatté, poi ridacchiò, "Tuttavia, non è con me che dovete impegnarvi, ma con Rebelle. E sono più che sicuro che, se non vi comporterete bene con lei, non avrà nessuna esitazione a farvelo sapere forte e chiaro."

Drastan rise:

"Non ho alcun dubbio in merito a questo!"

Robin rise a sua volta ed intervenne:

"Una moglie con un carattere forte assicura un matrimonio vivace ", asserì, "Tutto potrete dire della vostra vita coniugale, sir Drastan, tranne che sia noiosa, e io brindo a questo!"

Tutti quelli che lo udirono sollevarono i bicchieri o i calici in risposta, e anche quelli che non avevano sentito fecero lo stesso, perché ogni scusa era buona per bere un sorso.

Poi Robin si fece serio ed aggiunse:

"Un'altra cosa però vi dico, sir Drastan: una donna dal carattere forte non raddoppia, ma triplica la forza di un uomo e della famiglia che forma con lui. Voi, io, e anche Gisborne, siamo uomini fortunati."

"Concordo", dichiarò William, che tempo prima si era espresso nello stesso modo, "e mi ascrivo nel novero degli uomini fortunati. Brindiamo alle nostre spose!"

Di nuovo, tutti elevarono un brindisi e bevvero.

Dopo un lasso di tempo che giudicò adeguato, Drastan si alzò.

"Vado a raggiungere la mia sposa", annunciò, anche se non ce n'era bisogno alcuno. Guy si alzò a sua volta, per compiere il suo dovere di testimone di nozze scortando lo sposo fino alla stanza nuziale.

Anche Robin si alzò, pregustando le consuete battute sboccate che solitamente accompagnavano questo momento, ma con suo grande rammarico, Drastan declinò fermamente.

"Non potete sottrarvi alla consuetudine, sir Drastan!" protestò, "Gisborne, diglielo anche tu!"

Si accorse d'aver usato ancora una volta la solita apostrofe con l'ormai ex avversario, invece del suo titolo, ma Guy non parve aversene a male e anzi ricambiò:

"Non posso, Locksley: se ricordi bene, neppure io, al mio matrimonio, ho voluto la scorta. Quindi, non ritengo di essere nella posizione di imporla a Drastan."

Robin fece una smorfia delusa e tornò a sedersi borbottando, suscitando la benevola ilarità di William.

"Ci vediamo lunedì al castello", disse allora Guy, rivolgendosi allo sposo con un sorrisetto e, rammentando quel che Drastan aveva detto a lui, aggiunse, "Vedi di non strapazzarti troppo, o domani camminerai storto per il mal di schiena…"

Riconoscendo la propria battuta, il cavaliere biondo scoppiò in una risata e, scuotendo la testa, si allontanò.

A quel punto, Guy rimase da solo al tavolo degli sposi; notandolo, William esortò Robin e Tuck a prendere le loro sedie per andare ad accomodarsi assieme a lui, in attesa che Violet e Marian tornassero. Quanto a lui, andò a sedersi accanto al genero, sulla sedia precedentemente occupata da Drastan.

Poco dopo, Marian tornò; Robin fece cenno alla moglie di accomodarsi vicino a lui, sulla sedia che aveva portato per lei. Allo sguardo interrogativo di Guy, Marian rispose:

"Violet s'è fermata un attimo in cucina, arriva subito."

Difatti, poco dopo la baronessa di Nottingham raggiunse il marito, portando una tazza di infuso per il padre che si era fatta preparare in precedenza, tenendo presente la difficoltà di William nel digerire la carne. L'anziano cavaliere la ringraziò, commosso dalla sua premura. Da quando la figlia se n'era andata, soffriva un po' di solitudine, e ora che anche Rebelle aveva lasciato definitivamente la sua casa, la sensazione si era ulteriormente acuita, nonostante le cure affettuose della servitù. Tuttavia, sapeva che le cose dovevano andare così, e vi era rassegnato.

Violet tornò a sedersi accanto a Guy.

"Come sta Rebelle?" s'informò William, rivolto alla figlia, "Impaziente di stare col suo sposo, immagino?"

Il suo tono saputo fece sorgere un sospetto in Violet.

"Ah… sì, direi di sì", rispose con prudenza, ma William sogghignò:

"Non penserai che non mi sia accorto che lei e Drastan hanno già ampiamente goduto delle gioie coniugali, vero?"

Violet rimase senza parole, perché era certa che Rebelle fosse stata molto prudente nelle sue scappatelle notturne con Drastan, in quei mesi; né il padre aveva mai lasciato intendere di esserne al corrente.

"Oh, è stata molto discreta", le assicurò William, indovinando i suoi pensieri, "ma dopo un po' mi sono accorto di certi sottili cambiamenti di atteggiamento in lei e Drastan", ridacchiò, "Non sono cieco, figlia mia, ed è difficile che due giovani sani e innamorati riescano a resistere alla tentazione. A dire il vero, neppure tua madre e io abbiamo resistito, anche se è accaduto solo poche settimane prima delle nozze…"

Violet arrossì: sua madre gliel'aveva confidato, prima che lei sposasse Roganton, ma naturalmente era stata una cosa tra donne, e trovava un po' imbarazzante che ora gliene parlasse suo padre. Quelli non erano argomenti che solitamente un genitore maschio affrontava con la prole femminile, e per di più in presenza di un uomo di chiesa: fra Tuck era infatti poco lontano ed aveva sentito benissimo.

Accorgendosi dell'occhiata imbarazzata della giovane baronessa, il religioso le sorrise con fare rassicurante.

"La chiesa naturalmente disapprova i rapporti carnali prima del matrimonio", disse serenamente, "ma poiché non sono sempre stato un monaco, so benissimo che questo accade molto spesso. L'importante è che poi l'uomo e la donna in questione si uniscano nel sacro vincolo del matrimonio, proprio come hanno fatto lady Isabelle e sir Drastan."

"Trovo molto ipocriti quelli che negano il desiderio carnale", affermò Guy senza mezzi termini. Tuck gli piaceva, ma questo non gli impediva di stuzzicarlo spesso in merito a quelli che riteneva i falsi perbenismi della Chiesa, e l'ex soldato non si tirava indietro; anche perché per la maggior parte la pensava esattamente come Guy.

"Infatti san Paolo ha scritto che è meglio sposarsi che ardere", replicò, citando la prima lettera del santo ai Corinzi, "Nessun nega il desiderio carnale, ma la Chiesa esorta a contenerlo nel matrimonio."

"Però ci sono uomini di Chiesa che non seguono tale esortazione e si lasciano tentare dalla carne", osservò Robin, che ne aveva conosciuti diversi.

Tuck annuì senza scomporsi:

"Purtroppo è così, ma è una questione di coscienza e Dio non mancherà di giudicarli anche in base a questo, quando verrà la loro ora."

"E spesso sono proprio loro a tuonare contro la dissolutezza altrui", intervenne William, scuotendo la testa con riprovazione.

"Ipocriti, come dicevo prima", concluse Guy in tono feroce.

"Ne convengo", ammise Tuck con pacatezza.

Violet sorrise tra sé: le discussioni tra suo marito e il frate terminavano sempre in parità.

"Ormai la festa è finita", osservò, alzandosi, "Mawa si occuperà di far rimettere tutto a posto, noi siamo quindi liberi di tornare a casa."

"Molto bene", disse Guy, alzandosi a sua volta, "Sir William, volete che vi riaccompagniamo a Chetwood? Non è una gran deviazione, per noi."

"No, state tranquilli", rifiutò l'anziano gentiluomo, "Ho la mia scorta", ricordò loro, riferendosi a Harry e alle altre due guardie.

Robin e Marian li salutarono, poi salirono in carrozza e si diressero con la loro scorta verso Locksley, mentre Violet, Guy e William prendevano la strada per Nottingham, dalla quale si diramava poi quella per Chetwood.

Mentre caracollavano affiancati, William si rivolse alla figlia e al genero:

"Oggi ho notato che andate molto d'accordo, voi due. Direi anzi che tra voi si sia sviluppato dell'affetto, o sbaglio?"

Violet sorrise:

"Non ti sbagli, padre. A dire il vero, è più che affetto", lanciò un'occhiata amorevole al marito, "Abbiamo scoperto di amarci, come tu e la mamma."

"Meraviglioso!" esclamò William, felice della notizia. Non avrebbe potuto sperare in meglio: sia la figlia che la nipote avevano fatto un matrimonio d'amore, una cosa alquanto rara per la nobiltà, "Posso quindi sperare di diventare presto nonno?"

Violet si sentì ardere le orecchie e Guy si schiarì la gola, leggermente a disagio: non è mai facile parlare a un uomo del fatto che vai a letto con sua figli, perfino nel sacro vincolo del matrimonio.

"Diciamo che ci stiamo dando da fare", borbottò. William ridacchiò, divertito dall'atteggiamento del genero: mai si era visto Guy di Gisborne imbarazzato! Cielo, quanto era cambiato, da quando era al servizio del malefico Vaisey!

"Molto bene", disse, senza insistere ulteriormente.

Poco dopo giunsero al bivio che da una parte portava a Chetwood e dall'altra a Nottingham. Qui presero congedo gli uni dagli altri, ciascuno proseguendo con le proprie guardie verso casa propria.