Capitolo 23
Tremavano
A nulla serviva il suo tentativo di calmarsi, di afferrarle l'una nell'altra, di respirare profondamente.
Non serviva a nulla.
Le sue mani continuavano a tremare, proprio come il suo cuore, che sembrava essere improvvisamente impazzito nel suo petto.
Un petto che sembrava star combattendo una guerra.
Portò una mano tremante all'altezza del cuore nel vano tentativo di calmare quel dolore sordo che le rendeva difficile anche solo respirare.
Lo aveva avvertito nell'esatto momento in cui aveva visto il suo nome sul display, aveva subito avuto la terribile sensazione che fosse successo qualcosa.
Voltò il viso verso il finestrino, fissando senza vedere realmente la strada avvolta dal buio, mentre continuava a chiedersi come avesse potuto suo padre farle una cosa del genere.
Non dirle che la madre stava madre…
Spalancò all'improvviso gli occhi quando un terribile pensiero la colpì.
E se fosse già…
-Andrà tutto bene-
Andrà tutto bene…
Voleva crederci, crederci davvero ma in quel momento le sembrava alquanto difficile. L'ultima volta che aveva parlato con il dottore di sua madre era stato abbastanza chiaro.
Ha bisogno di questo intervento e più lasciamo passare il tempo e più aumenta il rischio di…
Aveva abbassato il viso e non aveva concluso la frase.
Sua madre però a quei tempi era troppo debole e suo padre si era rifiutato di dare il suo consenso. A quei tempi non aveva obiettato, ora le sembrava di aver sbagliato. Avrebbe dovuto insistere, avrebbe dovuto opporsi quando la madre aveva deciso di ritornare a casa, rimandando l'operazione.
Chiuse gli occhi, sospirando, combattendo contro le lacrime che continuavano a premere, minacciando di inondare i suoi occhi.
Tua madre è stata ricoverata, dovresti venire Michiru.
Il dottore parla di operare.
Mi dispiace non so altro.
Mi ha chiesto Tetsu di chiamarti.
Di quella telefonata ricordava solo le parole di Amy che ad ogni singola sillaba infliggevano un colpo al suo cuore.
-Come ha potuto farlo? - mormorò a se stessa, continuando a tenere lo sguardo fisso nell'oscurità oltre il finestrino.
-Vedrai che ci sarà una spiegazione. Di sicuro è rimasto al suo fianco e non…-
-Non ci credi nemmeno tu-
Si voltò verso di lei, sussultando nel vedere la tristezza che rendeva lucidi i suoi occhi. Le appoggiò la mano destra sulla gamba nel vano tentativo di consolarla, di infonderle quel calore di cui aveva bisogno.
Abbassò lo sguardo su quelle dita malconce che avevano sempre uno strano effetto su di lei. Con delicatezza fece scivolare la sua mano sotto di esse, intrecciando le dita con le sue, mentre si lasciava andare allo schienale, pregando di non essere in ritardo.
Spense il motore e senza aspettare oltre si slacciò la cintura e scese dall'auto, bloccandosi quando vide il corpo di Michiru pietrificato al suo posto. Chiuse lo sportello e si precipitò da lei, accovacciandosi per guardarla meglio.
-Che succede? -
-Ho paura- sussurrò, stringendo forte le dita tra di loro -ho una dannata paura di… rivederla di nuovo su quel letto, con tutti quei tubi…-
Le strinse forte le mani quando vide che non riuscivano a smettere di tremare.
-E sono così dannatamente arrabbiata con quel bas…- rise amaramente, spostando lo sguardo sulla bionda -non riesco nemmeno a chiamarlo come si merita. Sono proprio patetica- scosse la testa, liberando le mani dalla presa della bionda.
-Ok fallo ora- affermò, alzandosi e afferrandole un braccio -Fallo ora e poi basta-
-Cosa? - chiese, guardandola confusa mentre usciva dall'auto e l'affiancava.
-È normale sentirsi così, dopo tutto quello che è successo. Ora però lei ha bisogno della tua forza, quindi lasciati andare ora, qui con me-
Rimase immobile a fissarla mentre gli occhi di Haruka diventavano man mano più dolci, facendole amplificare tutte le emozioni che aveva tenuto incatenate nel suo cuore.
Crollò miseramente quando avvertì le dita della bionda afferrarle la nuca e attirarla a sé, facendole sprofondare il viso nel suo petto. Strinse forte tra le dita la sua maglietta, lasciando uscire quelle lacrime che avevano rischiato di farla annegare nel tentativo di bloccarle.
Non le disse nulla.
Non cercò di consolarla.
Non cercò di rassicurarla.
Si limitò a stringere forte tra le braccia quel corpo singhiozzante, avvolgendolo tra le braccia mentre liberava tutto il suo dolore e la sua rabbia.
Lo stesso corpo che in quel momento, sfoggiando sicurezza, si apprestava a varcare l'ingresso dell'ospedale senza lasciar trapelare nessun segno di cedimento. Tutto il suo dolore, la sua paura erano stati spazzati via da quelle lacrime che poco prima le aveva asciugato dal viso con le sue dita.
-Scusi, sono qui per la signora Kaio-
-Mi lasci controllare- rispose la donna dietro al bancone che si apprestò a digitare il nome, mentre fissava lo schermo, irrigidendosi all'improvviso.
-Mi dispiace signora ma non sono autorizzata a darle informazioni-
-Che significa? -
Sentì la voce incrinarsi mentre poneva quella domanda il che la portò ad avvicinarsi al suo fianco e appoggiarle una mano sulla schiena.
-Non posso dare informazioni a nessuno-
Avvertì il corpo di Michiru irrigidirsi quando comprese il vero significato di quelle parole.
-Nessuno? Io sono sua figlia! - ringhiò, sbattendo con forza la mano sul bancone.
-È pregata di non urlare, questo è un ospedale- puntualizzò la donna, visibilmente infastidita dalla reazione di Michiru -Suo padre ha espressamente chiesto di non dare informazioni a nessuno. Ora se vuole scusarmi devo tornare al mio lavoro-
-Cosa sta succedendo? -
Vide lo sguardo della donna spalancarsi al suono di quella voce mentre le sue guance si coloravano leggermente per l'imbarazzo.
-Dottore…- mormorò, voltandosi verso l'uomo che era intento a riporre quella che doveva essere una cartella clinica.
-Tetsu? -
Vide l'uomo alzare lo sguardo su Michiru e fu allora che lo riconobbe: era quello che l'aveva avvertita al gala, lo stesso che l'aveva fermata quando stava per massacrare quel bastardo.
-Michiru è arrivata finalmente-
-Finalmente? Che significa? Come sta mia madre? -
Ed ecco che tutte le sue paure tornarono a galla, portandola ad agitarsi di nuovo. Lasciò vagare lentamente la sua mano lungo la schiena di Michiru nel banale tentativo di farla
calmare.
-Si calmi Michiru, ora le spiego la situazione-
-Veramente dottore…-
-Va tutto bene Juliette, se hai problemi fai pure il mio nome- dichiarò, facendo il giro del bancone per fermarsi al loro fianco.
Senza aggiungere altro fece segno ad entrambe di seguirlo mentre si dirigeva verso gli ascensori.
-Sua madre ha avuto un lieve collasso, non sappiamo bene se sia dovuto alla sua condizione o a qualche fattore esterno, ma comunque il primario ritiene necessario intervenire ora-
-Quindi deve essere operata? -
-Questo si sapeva già- precisò l'uomo, fermandosi davanti all'ascensore, voltandosi per guardare Michiru negli occhi -Ha bisogno di quest'intervento, Michiru-
-Lo so, però-
S'irrigidì quando vide la mano del dottore appoggiarsi sul braccio di Michiru nel tentativo di consolarla -È in buone mani, e poi è consigliabile farlo ora che le sue condizioni sono stabili anziché aspettare che si aggravino-
Era stupido, lo sapeva, eppure moriva dalla voglia di afferrare quelle dita e stringerle forte.
Respirò profondamente, cercando di calmare quella terribile sensazione del tutto fuori luogo. La verità era che si sentiva totalmente impotente in quella situazione e il pensiero di essere la causa di tutto quello che stava succedendo era davvero difficile da sopportare.
Lasciò andare un sospiro pesante, aprendo gli occhi quando avvertì la voce di Michiru richiamare la sua attenzione.
-Va tutto bene? - le chiese l'altra, fermando con la mano le porte dell'ascensore per impedire che si richiudessero. Non aveva notato che erano già entrati e che la stavano fissando per indurla a raggiungerli.
Senza aggiungere nulla fece qualche passo in avanti, entrando nell'ascensore e appoggiandosi alla parete, continuando a rimanere in disparte.
Calò un silenzio imbarazzante nell'abitacolo ristretto, riusciva a sentire il disagio di Michiru anche se non sapeva decifrare a cosa fosse dovuto: alla presenza del dottore oppure alla sua presenza.
Forse era semplicemente preoccupata della reazione del padre.
-Come va l'occhio? -
La domanda del tutto innocente del dottore scaturì in lei una strana reazione, facendola mettere sulla difensiva.
-Meglio, Haruka mi ha comprato delle gocce-
-Haruka? -
-Oh…- Michiru si voltò verso Haruka come se solo in quel momento si fosse ricordata di non averla presentata -Giusto, Haruka lui è Tetsu uno dei dottori di mia madre- disse Michiru per poi voltarsi verso di lui e continuare -Tetsu Haruka-
Il dottore allungò la mano nella sua direzione, rimanendo perplesso quando la bionda gli porse la sinistra invece della destra -Ti sei fatto male, quasi dimenticavo- mormorò, cambiando mano e stringendo quella della bionda -Quindi io sono uno dei dottori e tu sei? -
Istintivamente lanciò uno sguardo nella direzione di Michiru non sapendo come rispondere a quella domanda.
-La mia ragazza- rispose l'altra togliendola da ogni imbarazzo, con una calma che in quel preciso istante lei non stava minimamente provando.
Sentirla definire in quel modo con tanta disinvoltura era stato… il cuore sembrava impazzito nel suo petto. Lasciò subito andare la mano del dottore pur di evitare che avvertisse il tremore delle sue dita, facendo un passo indietro quando l'altro iniziò a fissarla intensamente. Quell'ascensore diventò improvvisamente stretto e soffocante sotto la pressione del suo cuore che ancora continuava a reagire alle parole di Michiru e allo sguardo indecifrabile di quel dottore.
-Credo di doverle delle scuse- lo sentì borbottare, mentre continuava a fissarla. E anche se si era trattato solo di un millesimo di secondo, poteva giurare di averlo visto spostare lo sguardo sul suo seno, facendola irrigidire sul posto -non avevo capito che…-
-Non ti avvicinare in questo modo- ringhiò, infastidita e alquanto a disagio dal suo comportamento, sussultando quando avvertì il calore delle dita di quel dottore afferrarle la mano destra e iniziare ad accarezzarla.
-Scusi, le ho fatto male-
-Ma che cazzo fai? - ringhiò, ritirando di scatto la mano, avvertendo su di sé lo sguardo di Michiru -e smettila di darmi del lei-
Lo vide spalancare gli occhi davanti alla sua reazione mentre Michiru sembrava divertirsi davanti alla sua reazione, facendola sentire improvvisamente a disagio.
Non le piaceva
Quel dottore non le piaceva proprio.
Fu salvata dal suono delle porte dell'ascensore che si aprivano, liberandoli da quella situazione assurda e imbarazzante.
Senza dire nulla, uscirono dall'abitacolo, continuando a restare in silenzio.
-Credo che… sua madre non… forse è meglio se io torni al lavoro. Trova sua madre nell'ultima stanza- affermò, indicando il corridoio alla sua destra.
-Grazie di tutto Tetsu- dichiarò Michiru, facendolo sorridere.
-Non deve ringraziarmi- si voltò per andarsene per poi bloccarsi -E Haruka dovresti mettere del ghiaccio su quella mano. Non è rotta ma può gonfiarsi ancora di più se continui a forzarla-
Rimase immobile a fissare la sua schiena che si allontanata, non riuscendo a capire quel suo comportamento. Già al gala era sembrato particolarmente appiccicoso, anche se in quell'occasione se non fosse stato per lui che l'aveva fermata…
Sembrava flirtare con Michiru anche se continuava a mantenere una certa distanza, continuando a darle del lei anche se erano coetanei, se non addirittura più giovane di loro. Non aveva esitato a condurle dalla madre di Michiru anche se questo lo avrebbe messo nei guai.
Si riscosse dai suoi pensieri quando avvertì le dita di Michiru sfiorarle delicatamente la mano destra
-Hai guidato solo con la sinistra- constatò, fissando le sue dita che sembravano ancora più gonfie di poco prima.
-Sto bene- bisbigliò, allungando la mano sinistra per scostarle una ciocca di capelli che le copriva il viso -Tu piuttosto, come stai? -
-Starò meglio quando la vedrò- affermò, facendo un passo in avanti, facendo diminuire la distanza che le separava.
-Hai capito che tuo padre non vuole che tu stia qui, vero? -
-Certo- mormorò, mentre i suoi occhi si velavano di tristezza -Ma lei è mia madre e devo vederla- chiuse per un attimo gli occhi per poi tornare a posarli su quelli della bionda -Potrebbe essere l'ultima volta- mormorò, con la voce spezzata.
-Ehi- l'attirò a sé, afferrandole il volto con entrambe le mani -ricordi cosa ti ho detto nel parcheggio? Ha bisogno che tu sia forte-
-Hai ragione- bisbigliò, mentre cercava di cacciare indietro le lacrime: era sempre più difficile tenere a bada il terrore di perderla. La paura di vederla di nuovo su un letto di ospedale, completamente inerme.
-Io devo vederla… tu puoi aspettare qui se non vuoi…-
-Shhh- la bloccò, appoggiandole le labbra sulle sue -Non ti lascio da sola-
Quando la signora Kaio gli aveva chiesto di telefonare sua figlia, aveva subito capito che fosse successo qualcosa. La sua mante poi aveva subito fatto riferimento all'episodio della festa e aveva dedotto che i rapporti dei Kaio con la figlia non fossero proprio idilliaci.
E a giudicare da come si erano evolute le cose, la sua teoria aveva ben presto trovato un fondamento: Michiru aveva una relazione con quel ragazzo.
Peccato che lui fosse una lei!
Come aveva fatto a non accorgersene!
Continuava ancora a tormentarsi anche quando si fermò davanti alla porta del suo ufficio e bussò, attendendo il suo invito per entrare.
-Avanti-
Aprì la porta, trovandola seduta alla sua scrivania con il volto completamente immerso nei suoi documenti. Proprio come aveva immaginato.
-Sta ancora lavorando? - chiese, facendo un passo in avanti, chiudendo la porta.
La vide alzare lo sguardo e fissarlo, sorridendogli quando si accorse chi fosse -Ho finito, stavo giusto mettendo in ordine- rispose, togliendosi gli occhiali.
-Hai bisogno di qualcosa? -
-No, sono in pausa e ho pensato di passare per un saluto-
La vide alzarsi e fare il giro per appoggiarsi sul bordo della scrivania. Era stupenda con quel camice a fasciarle il corpo slanciato, lo aveva pensato dalla prima volta che si erano incontrati.
E continuava a pensarla in quel modo.
-Hai il turno di notte? -
-Sì, e credo che resterò per un altro turno. Non posso perdermi l'operazione della signora Kaio, anche solo per guardare-
-Perché non prendi qualche ora di permesso? -
-Non serve-
-Posso occuparmene io se hai problemi-
-Grazie, ma non serve dottoressa-
-Tetsu avvicinati- mormorò, allungandogli una mano, aspettando che l'altro l'afferrasse.
Fece come gli aveva chiesto, stringendole la mano e avvicinandosi fino sfiorarle le gambe con le sue.
-Hai chiuso la porta? -
Annuì fissando rapito i suoi magnifici occhi, che nonostante non riuscissero a celare la stanchezza, erano comunque stupendi e trasmettevano la sua innata gentilezza.
-A chiave? -
Si ritrovò ad annuire di nuovo, mentre le dita dell'altra sfioravano delicatamente la pelle del suo volto.
-E siamo soli-
Sorrise quando comprese cosa stesse per dire.
-Allora perché ti ostini a darmi del lei e a chiamarmi dottoressa? -
Bella domanda.
In accordo avevano deciso di non far trapelare la loro relazione, se così si poteva considerare, e forse era proprio per questo motivo che in ospedale si sentiva a disagio se doveva rivolgersi a lei in altro modo.
In quel luogo lei era e sarebbe stata sempre la dottoressa Mizuno.
-Non sono a mio agio, lo sa…-
-Non continuare- lo interruppe, appoggiandogli l'indice sulle labbra -lavoriamo entrambi per molte ore e se neanche quando siamo soli riesci a considerarmi come Amy e non come la dottoressa Mizuno, credo che questa cosa non possa funzionare-
Non rispose.
Non sapeva cosa rispondere.
Appoggiò la fronte su quella dell'altra, lasciandosi cullare dalla sensazione delle sue dita tra i capelli.
-Chiamami per nome- bisbigliò, sfiorandogli le labbra con il respiro -Voglio sentirti dire il mio nome, ora-
Avvicinò le labbra alle sue, fermandosi per mormorare il suo nome per poi baciarla.
-Sicuro che non vuoi chiedere un permesso? -
-Va bene così dot...Amy- le avvolse il viso con entrambe le mani, posandole un casto bacio sulle labbra -vai a casa? -
-Prima voglio andare dalla signora Kaio per vedere come sta. Mi accompagni? -
-Meglio che io resti lontano per un po'- affermò, spostandole i capelli che le coprivano gli occhi.
-Cosa è successo? -
-Credo che la tua amica mi odi-
-Michiru? -
-Haruka-
-Haruka? -
-L'ho scambiata per un ragazzo e ora credo che mi odi-
Sorrise davanti alla sua espressione desolata -Non credo che sia così, forse stai leggermente esagerando-
-Non hai visto come mi ha guardato- si lamentò, facendo un passo indietro -sono sicuro che moriva dalla voglia di colpirmi-
-E io sono sicura che in questo momento abbia ben altri pensieri per la testa- si staccò dalla scrivania, togliendosi il camice per appenderlo al gancio -almeno che tu non abbia fatto qualcosa…- continuò, voltandosi per guardarlo.
-Cosa avrei dovuto fare? -
-Di sicuro hai avuto un atteggiamento ambiguo verso Michiru. È l'unico motivo che possa spiegare il suo odio nei tuoi confronti-
Lo vide riflettere sulle sue parole, come se stesse rivivendo la conversazione avuta con le due.
-Tu dici? - le chiese, facendo trapelare la sua agitazione per la situazione.
Si avvicinò a lui, cercando di trattenere la risata che la sua espressione le suscitava -Non ti preoccupare, parlerò con lei-
Nessun corridoio le era mai sembrato lungo come quello che si accingeva a percorrere in quel momento. Avvertiva il corpo di Haruka camminarle accanto, ma nemmeno il suo calore, la sua presenza, riuscivano a calmare quel terrore che continuava a provare al pensiero di doverla vedere di nuovo sdraiata su quel letto.
Quando era successo quella volta aveva provato una paura diversa, la paura di non sapere cosa stesse succedendo, la paura dell'ignoto.
Quello che stava provando ora era diverso e più spaventoso, perché a differenza della volta precedente, sapeva perfettamente cosa avrebbe visto una volta varcata quella porta.
Si fermò quando vide la figura del padre, voltato di schiena, mentre parlava al telefono. Con la coda degli occhi lanciò uno sguardo alla bionda che si era fermata al suo fianco e non riuscì a non vedere come il suo corpo si fosse teso come una corda di violino, mettendosi sulla difensiva. Le sfiorò la mano, che stava stringendo in un pugno, con le dita, portandola a staccarsi d'istinto da quel contatto per poi lanciarle uno sguardo che sembrava dirle Non ora. E anche se sapeva che aveva ragione, che non era il caso di dargli l'opportunità di sbraitare, quel gesto la ferì.
-Richiamo io, Margareth-
Margareth!
Anche in quel momento, quando sua moglie stava combattendo tra la vita e la morte, anche ora che sua madre rischiava di morire, lui continuava a pensare solamente al lavoro.
Margareth era la segretaria di suo padre da anni, ricordava la sua presenza nell'azienda da quando era bambina, quindi non le era sembrato strano che lui la chiamasse a quell'ora. Anche la donna ormai era abituata a ricevere telefonate dal padre ad ogni ora del giorno e della sera. A volte si era ritrovata a chiedersi cosa ci fosse davvero tra quei due.
Poi però si ritrovava a darsi della stupida, perché Margareth non aveva mai oltrepassato il limite, riuscendo a tenere sempre ben separati la vita privata dal lavoro.
-Tu che ci fai qui? -
La voce fredda e gelida del padre riuscì a distrarla dai suoi pensieri incoerenti, riportandola alla realtà, in quel corridoio di ospedale, a pochi passi da una porta che la separava dalla madre, stesa su un letto.
-Sono qui per vedere mia madre-
Fece qualche passo in avanti, bloccandosi quando il padre le sbarrò la strada.
-Dove credi di andare? - ripose il telefono nella tasca, per poi posare gli occhi su quelli di Michiru.
Fu in quel momento che vide realmente il volto del padre: era pallido e stanco, stravolto dallo stesso terrore che stava provando lei, glielo leggeva negli occhi, oltre quell'astio che le stava versando addosso.
-Questo è il mio posto- affermò, addolcendo il tono perché anche lui stava soffrendo.
-Il tuo posto? - ripeté con scherno -e dimmi qual è il suo posto? Forse nel tuo letto ma di sicuro non qui-
-Non essere volgare, il suo posto è al mio fianco-
Moriva dalla voglia di voltarsi indietro per vederla, per rassicurala, per chiederle di non ascoltarlo, di non badare alle sue parole. Era ben consapevole dello sforzo che la bionda stesse facendo, anche se non poteva vederla, perché era rimasta qualche passo indietro, poteva immaginare il suo volto stravolto dalla rabbia, le sue dita strette forte in un pugno mentre serrava forte la mascella.
Senza aggiungere altro oltrepassò il padre dirigendosi verso la porta, bloccandosi quando avvertì le dita forti e insistenti del padre afferrarle il braccio, stringendolo forte e tirandola per allontanarla dalla porta -Non vai da nessuna parte-
-È mia madre- affermò, mentre cercava di liberarsi dalla presa del padre che si faceva sempre più insistente. Percepì il corpo della bionda scattare in avanti portandola a scuotere la testa e a fissarla, implorandola con lo sguardo di non muoversi. Cercando di farle capire che andava tutto bene.
-E dimmi hai pensato a tua madre quando…-
-Papà mi stai facendo male-
-Non chiamarmi in quel modo. Non sei più mia figlia. Hai smesso di esserlo quando ti sei infilata nel letto di quella-
E quello che fece più male non furono le sue parole, non il suo tono: furono i suoi occhi.
Occhi di puro odio.
Ora basta!
Senza riflettere, avanzò verso quell'uomo, afferrandogli il polso della mano che stringeva il braccio di Michiru, costringendolo a lasciarla libera.
Era rimasta immobile a fissare la scena, imponendosi di non reagire, di non intromettersi, di non peggiorare la situazione, ma non era riuscita a fermarsi quando aveva visto gli occhi di Michiru riempirsi di dolore, riempirsi di lacrime, che con uno sforzo immane, non aveva liberato.
Uno sguardo ferito dall'uomo che le aveva dato la vita.
Dall'uomo che lei più amava al mondo.
-Non osi mai più toccarla in quel modo- ringhiò, lasciando andare il polso dell'uomo, facendole scudo con il proprio corpo.
-Haruka, ma cosa stai facendo? -
-Sono stata zitta ma ora basta. Non può farti del male-
-Non mi ha fatto male-
Si voltò per guardarla e non ci fu bisogno di dire altro per farle capire che era inutile mentire, che i suoi occhi urlavano più forte di qualsiasi parola.
-Non farei mai del male a sua figlia- iniziò a dire, voltandosi per fronteggiare di nuovo quell'uomo, che ora la guardava con stupore -Se avessi anche un minimo dubbio sui sentimenti che ci legano, sarei la prima a fare un passo indietro. Io non pretendo che lei mi accetti, sinceramente non mi interessa essere accettata da lei o da qualsiasi altro, ma… per lei è diverso- affermò, voltandosi per un attimo a guardare la donna che ora la fissava con occhi spalancati -lei non merita il suo disprezzo, non merita di essere ferita da suo padre- tornò a fissarlo, sfidandolo a contraddire le sue parole -Non è mai stato suo intento fare qualcosa che potesse indispettirla. Michiru è legata a lei e a sua madre e sono sicura che anche lei non vuole far del male a sua figlia, quindi lei ora andrà da sua madre, io resto fuori-
-Haruka…-
Sentì il sussurro della sua voce mentre avvertì le dita sfiorarle la mano, in una carezza incerta.
-Non usi il suo disprezzo nei miei confronti per far del male a sua figlia e a sua moglie-
Si voltò verso Michiru, allungando una mano per sfiorarle la guancia quando notò una lacrima bagnarle il viso -Ora vai da lei, forza- mormorò, asciugandole il viso -io ti aspetto qui- bisbigliò, sussultando quando la vide alzarsi sulle punte per poggiare le labbra sulle sue.
-Ti amo- sussurrò, per poi voltarsi e dirigersi dalla madre.
Rimase immobile a fissarla mentre sospirava pesantemente, aprendo la porta e scomparendo dietro di essa. Restò a fissare quella porta, ormai chiusa, chiedendosi se avesse fatto la cosa giusta.
-Haruka? -
Si voltò incrociando lo sguardo perplesso di Amy che lasciava viaggiare i suoi occhi da lei all'uomo poco distante, che sembrava ancora sconvolto da quello che era successo poco prima. Incrociò per un attimo gli occhi del padre di Michiru, che ora appariva sconvolto e disorientato. Lo vide spostare lo sguardo sulla porta per poi voltarsi e allontanarsi, senza dire nulla.
-Cosa è successo? -
Non aveva nessuna voglia di parlarle, aveva solo bisogno di stare da sola e di riflettere su quello che era appena successo.
Non riusciva a non pensare ai suoi occhi, al dolore che aveva letto in quel pozzo azzurro, e non riusciva a non pensare che tutto questo era dovuto a lei.
Alla sua presenza nella sua vita.
Non le rispose, la oltrepassò per sedersi su una sedia poco distante dalla stanza della madre di Michiru.
-Dimmi almeno se la madre di Michiru sta bene-
-Credo stia bene, Michiru è con lei- affermò, lasciandosi andare sulla sedia, imprecando quando la urtò con le dita della mano sinistra.
-Dovresti metterci del ghiaccio-
Sorrise, guardandosi la mano -Lo ha detto anche quel dottore-
Avanzò e si sedette al suo fianco, afferrandole gentilmente la mano -Non è rotta-
-Ha detto anche questo-
-È un bravo ragazzo, anche se può essere come dire…-
-Irritante? -
-Non avrei usato proprio quella parola, ma ti assicuro che è un bravo ragazzo-
-Avresti dovuto dirmi che è un bravo dottore-
La vide arrossire, mentre lasciava andare la sua mano -Hai ragione- mormorò, appoggiando la schiena allo schienale della sedia.
-Le altre lo sanno? -
-No e non chiedermi perché, non saprei risponderti-
Quando avevano iniziato a frequentarsi le era sembrato giusto tenerlo nascosto sul posto di lavoro, lui era agli inizi della sua carriera e non voleva metterlo in una situazione imbarazzante. Così avevano iniziato a vedersi di nascosto, lontano da occhi indiscreti e senza nemmeno rendersene conto lo aveva trasformato nel suo segreto, tenendolo ben lontano dalle sue amiche.
-Lo ami? -
Lo amava?
Tetsu era entrato nella sua vita a punta di piedi ma con la forza di un uragano. Si era insinuato nella sua mente e nel suo cuore con i suoi modi gentili e con la sua passione che la faceva sentire desiderata e amata.
-Hai paura che non approvino? -
-Non è questo-
Sapeva benissimo che le ragazze non avrebbero mai giudicato il suo rapporto con Tetsu, come sapeva perfettamente che presentarlo a loro avrebbe significato renderlo reale.
Avrebbe significato fare un passo in avanti, dare un nuovo significato a tutto ciò che li legava.
Sospirò quando avvertì il suo profumo, ancora prima di sentire i suoi passi.
-Non è ancora andata a casa? -
Ed eccolo il suo cuore che reagiva alla sua voce, al suo tono calmo che sembrava sempre avvolgerla in un abbraccio caldo.
-Stai andando dalla madre di Michiru? - gli chiese, aprendo gli occhi e fissandolo intensamente.
Annuì, lanciando uno sguardo in direzione della bionda, che in silenzio, fissava quella conversazione muta, carica di parole non dette.
-Allora io vado- affermò il dottore dopo un imbarazzante silenzio, dirigendosi verso la porta dopo aver fatto un cenno di saluto alla bionda.
-È pazzo di te-
-Dai vieni con me giù al pronto soccorso, vediamo di medicarti quella mano- dichiarò, alzandosi all'improvviso, eludendo le sue parole.
Quando aveva aperto la porta era stata accolta dal suono lento e continuo della macchina collegata al cuore della madre, dalla luce soffusa accesa che impediva all'oscurità di avvolgere il corpo sdraiato su quel letto, proprio come l'ultima volta.
Si era avvicinata al letto, evitando di fare rumore per non svegliarla, bloccandosi al suo fianco. Il cuore iniziò a battere furioso nel suo petto quando vide il volto della madre pallido, deglutendo quando vide il braccio attraversato dall'ago collegato alla flebo, appesa al lato del letto.
Con dita tremanti le sfiorò la fronte, per poi abbassarsi e poggiarle un bacio.
Avvertì gli occhi colmarsi di lacrime e respirò a fondo per impedirsi di piangere.
Non lo avrebbe fatto.
Anche se in quel momento la madre dormiva, non avrebbe permesso alle lacrime di uscire, non avrebbe permesso alla sua paura di prendere il controllo.
Afferrò la sedia e si sedette accanto al letto, afferrò la mano della madre e la strinse piano, mentre si concentrava sul respiro della donna, che le rivelava che il suo cuore stava continuando a lottare.
Appoggiò la fronte sul letto, accanto alla mano della madre e chiuse gli occhi, lasciando vagare la mente completamente affollata da tutto quello che era successo.
-M…Michiru? -
Alzò la testa incontrando gli occhi ancora assonnati della madre.
-Sei arrivata- bisbigliò mentre cercava di alzarsi.
-Aspetta, ti aiuto- si alzò per aiutarla a mettersi seduta.
-Che ore sono? -
-È tardi- rispose, mentre le aggiustava il cuscino -come ti senti? -
-Posso affermare di essere stata meglio- affermò, trasalendo quando vide il volto della figlia -Oddio Michiru, cosa hai fatto? - le chiese, allungando il braccio per sfiorarle il viso.
-Nulla- dichiarò, spostando indietro la testa -solo uno stupido incidente-
-Michiru? -
-Davvero mamma, sto bene- cercò di tranquillizzarla, sedendosi di nuovo sulla sedia.
La donna non insistette oltre, continuando però a fissare quell'occhio, facendola sentire terribilmente a disagio.
-Sei venuta da sola? -
-No, con Haruka- affermò, sorprendendosi quando vide il sollievo dipingersi sul viso della madre.
-E dove l'hai lasciata? - le chiese, mentre cercava di trovare una posizione comoda.
-È fuori che aspetta- mormorò, cercando di capire la reazione di sua madre.
-Con tuo padre? - le chiese visibilmente preoccupata, segno che era a conoscenza di tutto.
-Lo sai? - sussurrò, cercando si sovrastare il suono del cuore che batteva furioso nel suo petto.
La madre le sorrise per poi spostarsi in avanti per afferrarle le mani, che stava stringendo forte in un pugno senza nemmeno accorgersene.
-Sei arrabbiata? - domandò, con la voce di una bambina che aveva appena fatto un pasticcio.
-Perché dovrei essere arrabbiata? - le afferrò le mani, facendole aprire le dita -Guardami Michiru- disse, appoggiandole una mano sul viso per farle alzare lo sguardo -Sono solo molto preoccupata-
-Per cosa? -
-Tuo padre- bisbigliò, staccandosi dalla figlia per appoggiarsi con la schiena al letto -Non lo accetterà facilmente…- restò per un attimo in silenzio, come se stesse scegliendo bene le parole da dire -Tu però promettimi che non ti allontanerai-
-Cosa? -
-Michiru lui è un uomo…-
-Non cercare di difenderlo, per favore. Non accetterà mai e…-
-Ascoltami- sussurrò, allungando un braccio per afferrarle di nuovo la mano -lui vuole solo il tuo bene-
-Haruka è il mio bene, mamma- affermò, sottraendosi dal tocco della madre, improvvisamente diventato fastidioso -ma non voglio parlarne ora-
Si alzò, allontanandosi da quel letto, combattendo contro la voglia di uscire da quella stanza.
-La ami-
Non rispose, ben consapevole che non fosse una domanda. Si avvicinò alla finestra, lasciando vagare lo sguardo tra le luci della città.
-Lo hai detto a Toy? -
-Diciamo di sì… tu come… hai visto la foto? -
-Non hai nulla di cui vergognarti-
Avvertì improvvisamente le lacrime colmarle gli occhi e il cuore battere furioso nel suo petto.
-Non devi vergognarti mai dei tuoi sentimenti. Lei ti ama veramente, credo di averlo capito dal primo momento che l'ho incontrata e sono sicura che non ti farà mai del male-
Lo sapeva benissimo, Haruka non le avrebbe mai fatto del male.
Non lo aveva mai fatto. Sin dal primo giorno della loro amicizia l'aveva sempre protetta, arrivando ad amarla in silenzio.
Respirò a fondo, cercando di trovare le parole adatte per riempire quel silenzio, divenuto improvvisamente pesante perché le parole della madre non rispecchiavano il suo comportamento nei confronti della bionda. Strinse forte le mani a pugno, combattendo contro l'impulso di rinfacciarle il suo distacco che aveva sempre mostrato nei confronti della sua donna.
Si voltò posando lo sguardo sul volto della madre, notando per la prima volta da quando era entrata in quella stanza tutta la stanchezza che segnava la sua pelle e i suoi occhi -non è il momento per affrontare questo argomento- affermò, facendo qualche passo in avanti avvicinandosi al letto -ora devi riposare-
-Michiru? -
-Davvero, mamma… ne riparleremo quando starai bene-
Vide la madre cercare di ribattere alle sue parole e venire interrotta dalla porta che veniva aperta. Si voltò incontrando lo sguardo sorpreso del dottore, quel dottore che iniziava a diventare il suo preferito.
-Oh non credevo fosse ancora sveglia- affermò, entrando della stanza e chiudendosi la porta alle spalle -sono venuto per controllare come andiamo-
Le fece un sorriso e si avvicinò al letto, dove afferrò la cartella clinica della madre e iniziò a leggerla attentamente, ignorandole completamente. Staccò lo sguardo da quei fogli per puntarlo sul macchinario che monitorava il cuore della madre, per poi tornare di nuovo a posarlo su quei fogli, trascrivendo quello che aveva letto.
-È tardi, dovrebbe riposare- disse, avvicinandosi alla madre per misurarle la temperatura -domani sarà una giornata molto dura, le conviene dormire-
Osservò la temperatura dopo che il bip del termometro aveva invaso il silenzio della stanza. Senza dire nulla, l'annotò sulla cartella, per poi prendere una luce e iniziare a puntarla negli occhi della madre per pochissimi secondi, per poi spegnerla e rimetterla nella tasca del suo camice.
Rimase a fissare quei movimenti così sicuri che però avevano la capacità di infonderle timore: anche se Tetsu sembrava tranquillo e non lasciava trapelare nessun segno di preoccupazione, il suo cuore iniziò a battere impazzito, avvolto dalla paura di quel dannato silenzio.
-Tutto bene? - si ritrovò a chiedere non riuscendo a controllare la sua ansia.
Lui si voltò per fissarla per poi sorriderle rassicurante -Non si deve preoccupare, sto solo facendo l'ultimo controllo per poter così preparare l'operazione di domani-
E anche se lui aveva usato un tono rassicurante, anche se non lasciava trapelare nessuna preoccupazione; anche se le sorrideva, non riusciva a rilassarsi.
Non riusciva proprio a rimanere tranquilla. Lanciò uno sguardo nella direzione della madre e si sentì improvvisamente a disagio, perché la tristezza che lesse nei suoi occhi le fece capire di star sbagliando tutto. Avvertì l'urgenza di uscire da quella stanza, aveva bisogno di aria, di calmarsi -Torno subito- mormorò, voltandosi per dirigersi alla porta.
-Michiru fai venire Haruka-
Tornò a guardare la madre, per un attimo -Perché? -
-Ho bisogno di parlarle-
