Capitolo 24

-Posso parlarle un attimo, Michiru? -

Aveva visto il terrore nel suo sguardo. I suoi occhi si erano velati di quella paura che sempre più spesso vedeva nei suoi pazienti e nei loro familiari. Sapeva benissimo di non dover interferire, che il suo compito era solo occuparsi della salute della sua paziente, ma non riusciva a restare indifferente e impassibile davanti a quegli occhi, così pieni di terrore.

Forse perché ricordava tutte le notti che l'aveva vista raggomitolata su una sedia, con la mano intrecciata a quella della madre.

Forse perché i suoi occhi gli ricordavano lei.

Forse perché era una sua amica.

Non sapeva cosa lo stesse spingendo a parlarle per cercare di tranquillizzarla.

Si fermò a pochi passi da lei, sorridendole quando vide la confusione farsi spazio nei suoi occhi.

-Va tutto bene? -

-I valori di sua madre sono tutti nella norma, considerata la sua situazione ma non è di questo che volevo parlarle- si portò una mano tra i capelli, chiedendosi per l'ennesima volta se non stesse sbagliando.

-Lo so che è preoccupata ma sua madre ha bisogno di restare calma. Ho notato la sua preoccupazione e come me anche sua madre… se c'è qualcosa che io possa fare per aiutarla…-

-Mi dica che andrà tutto bene-

-Questo non posso farlo, Michiru- sussurrò, abbassando lo sguardo incapace di sostenere quello dell'altra -Posso assicurarle che è in ottime mani e che faranno il possibile per…-

-Sì, lo so- lo interruppe, facendo un passo di lato per allontanarsi da lui -Lo so- ripeté, deglutendo nell'evidente tentativo di bloccare le lacrime.

Rimasero immobili, entrambi incapaci di dire o fare altro.

Odiava sentirsi impotente come in quel momento, odiava non poterle dare nessuna certezza. Amava il suo lavoro, aveva sempre desiderato diventare un dottore per poter aiutare gli altri ma era in situazioni come quella che finiva per odiarlo.

Aveva conosciuto Michiru proprio in quel corridoio e anche se in principio era solo la figlia della sua paziente, con il tempo e dopo aver saputo della sua amicizia con Amy, aveva iniziato a considerarla un'amica.

Fece un passo verso di lei, allungando un braccio per toccarla, per cercare in qualche modo di consolarla, bloccandosi quando sentì qualcuno parlare.

-Che succede? -

Lasciò cadere lentamente il braccio voltando lo sguardo verso la bionda che, ignorandolo totalmente, si avvicinò a Michiru.

-Dove eri? -

-Con Amy- affermò, alzando la mano, ora fasciata -è successo qualcosa? - le chiese con tono evidentemente preoccupato, spostando per la prima volta lo sguardo su di lui.

-Stavo solo spiegando a Michiru che sua madre è in ottime mani, che i dottori…-

-Tu come stai? -

Lo interruppe, rivolgendo tutta la sua attenzione all'altra, sfiorandole delicatamente il viso, avvicinandosi, mentre l'accarezzava delicatamente ai lati degli occhi, come se sapesse del suo bisogno di lasciare andare le lacrime.

E fu allora che vide gli occhi dell'altra riempirsi di lacrime, facendo crollare quella maschera che con forza aveva ostentato pochi istanti prima.

Avvertì un senso di disagio, si sentì un intruso davanti a quella complicità, a quell'intimità che riuscivano a trasmettere solo guardandosi.

Si schiarì la voce per poi scusarsi e allontanarsi, senza aggiungere altro.

Era uscita dalla stanza di sua madre perché troppo confusa e spaventata da quello che stava provando. Non aveva saputo controllare quella paura che prepotente le stava invadendo il cuore, rendendole difficile respirare con normalità.

-Non ci riesco- mormorò, mentre una lacrima si liberò lenta dai suoi occhi -Ci ho provato, ma…-

-Vieni qua- sussurrò, attirandola a sé, fino a farle affondare il viso nel suo petto -Ci sono io- si limitò a dirle, stringendola forte.

E, proprio come era successo accanto all'auto, circondata dal suo calore, lasciò uscire quelle lacrime che la paura e la rabbia le stavano provocando.

Si era ritrovata a chiedersi, come in un momento del genere avesse potuto provare un sentimento ostile nei confronti della madre, che stava rischiando di portarla ad aggredirla. Si aggrappò alla camicia della bionda, stringendola forte tra le dita, mentre si lasciava cullare dalle sue braccia. Avvertì le labbra di Haruka poggiarsi sulla sua testa, tra i suoi capelli, lasciandole un bacio che ebbe la capacità di farle battere forte il cuore.

Non riuscì a capire per quanto tempo restarono in quella posizione, sapeva solo che la lenta carezza della mano di Haruka sulla sua schiena e le sue labbra che continuavano a lasciarle baci tra i capelli, le avevano fatto dimenticare dove si trovassero, le avevano fatto trovare quel controllo che poco prima l'aveva abbandonata, facendola crollare nel corridoio di un ospedale, a pochi passi dalla madre.

-Mi vuoi dire cosa è successo? -

-Vuole vederti-

-Okay- sciolse l'abbraccio per afferrarla per le spalle e allontanarla per poterla guardare negli occhi -ed è per questo che ti ho trovata quasi in lacrime con quel dottore? -

-Non sono stata io a…-

-Michiru… è normale avere paura, non devi vergognartene-

-Non è questo- bisbigliò, facendo un passo indietro, liberandosi dalla presa della bionda -ero arrabbiata, lei prima cerca di difendere mio padre, poi mi dice di non vergognarmi dei miei sentimenti, come se per lei non fosse un problema. Avrei voluto urlarle in faccia di smetterla di fingere, che ricordo perfettamente come ti guardava quando venivi a casa nostra. Ricordo ogni suo sguardo deluso quando le dicevo che uscivo con te, ricordo il sollievo che lessi nei suoi occhi quando le dissi di Toy. E ora mi dice che l'ha sempre saputo che tu mi amavi, mi dice che non mi farai mai del male. Come può essere così ipocrita? -

-Michiru è un periodo assurdo per tutti, non essere così dura con te stessa e con tua madre-

-Lo vedi, anche tu riesci a tollerare il suo comportamento- affermò, sorridendo sarcastica -Io non ci riesco, non riesco ad entrare di nuovo in quella stanza e a far finta di nulla-

La vide avvicinarsi a lei senza dire nulla, limitandosi a guardarla, le appoggiò entrambe le mani ai lati del viso, facendo scivolare i pollici sulla pelle sotto i suoi occhi, avvicinando il viso al suo.

-Di cosa hai paura Michiru? - sussurrò un attimo prima di appoggiare le labbra sulle sue: un bacio a stampo, delicato ma profondo -Cosa ti impedisce di accettare che per tua madre non sia un problema? -

-Potrebbe morire Haruka- mormorò, deglutendo con difficoltà -lei lo sa, ecco perché…- chiuse gli occhi, mentre le lacrime tornarono di nuovo a bagnarle il viso -non è giusto, non…-

Le impedì di continuare, impossessandosi delle sue labbra, in un bacio più intenso, invadendola e cercandola con ardore. Si lasciò invadere dal suo sapore, lasciandole il controllo mentre il suo cuore si riempiva di quella magnifica sensazione che aveva da sempre la capacità di renderla leggera, libera da ogni pensiero, da ogni preoccupazione.

Sospirò quando la bionda staccò le labbra dalle sue, appoggiando la fronte sulla sua. Lambì le labbra con la lingua per assaporare ancora una volta il suo sapore, chiudendo gli occhi.

-Va meglio ora? - la sentì domandarle con voce tremante.

Andava meglio?

Quando era tra le sue braccia andava sempre tutto bene.

Quando le sue labbra la sfioravano tutto il mondo perdeva ogni importanza.

-Ti amo- mormorò, continuando a tenere gli occhi chiusi.

-Lo so- la sentì rispondere con convinzione e serietà.

-Avresti dovuto rispondere che anche tu mi ami- protestò, aprendo gli occhi e specchiandosi in quelli di lei.

-So anche questo- dichiarò, sorridendo debolmente.

-E dimmi c'è qualcosa che non sai? -

-Come aiutarti- sussurrò, fissandola dritto negli occhi.

-Lo stai già facendo-

Ed era vero, con la sua sola presenza aveva alleviato tutte le sue preoccupazioni, mettendo a tacere le sue paure e la sua rabbia.

La vide sorridere poco convinta delle sue parole, per poi staccarsi dalla sua fronte -Credo sia meglio andare da tua madre, prima che si faccia troppo tardi-

-Non devi andare se non…-

-Va tutto bene, non preoccuparti. Tu piuttosto, posso lasciarti da sola? –

Quando aprì la porta la prima cosa che avvertì fu il bip costante dei macchinari e il silenzio assordante che regnava nella stanza. Richiuse piano la porta, indugiando per un attimo immobile, sentendosi a disagio. Prese un profondo respiro e si allontanò dalla porta, avvicinandosi al letto. La madre di Michiru aveva gli occhi chiusi e respirava debolmente: aveva il volto pallido, segnato dalla stanchezza e dalla sofferenza. Rimase a fissare quel viso provato dalla stanchezza e si ritrovò inspiegabilmente a pensare a sua madre, al suo sorriso e ai suoi occhi, ripromettendosi di chiamarla, di esserle più vicina.

Fece un passo indietro, decidendo di lasciarla riposare e di ritornare più tardi, quando la voce della donna la fece fermare.

-Ho bisogno di parlarti-

La vide aprire gli occhi e voltare lo sguardo verso di lei, sorridendole appena -Non ti ruberò molto tempo-

-Non volevo svegliarla, Michiru mi ha detto che voleva parlarmi, ma posso tornare più tardi. Deve riposare-

-Avvicinati, Haruka- mormorò la donna, mettendosi seduta, aiutandosi facendo leva con le mani sul materasso.

Si avvicinò al letto, guardandola con circospezione, sentendosi a disagio sotto il suo sguardo, lo stesso che nel corso degli anni aveva imparato a ignorare, ma che in quella stanza sembrava volerla leggere dentro.

-Quella mano è collegata all'occhio di mia figlia? - le chiese, indicando con un cenno della testa la sua mano fasciata.

Abbassò lo sguardo sulla sua mano, per poi rialzarlo e fissarlo sulla donna.

-Non nel modo in cui lei crede- affermò, mettendosi subito sulla difensiva.

-Non volevo accusarti di nulla- mormorò, distogliendo per un attimo gli occhi dai suoi.

-Come sta mia figlia? - le chiese, quando la bionda si sedette sulla sedia accanto al letto -Era arrabbiata con me, si è calmata? -

-È un momento difficile per Michiru- le rispose, non sapendo esattamente come commentare quelle parole.

-So benissimo che non è facile per lei, come so che non ha gradito le mie parole- affermò, spostando il cuscino che aveva dietro la schiena per mettersi più comoda -i suoi occhi non riescono proprio a nascondere quello che prova, non quando le emozioni sono troppo forti da gestire. Di solito riesce a controllare le proprie emozioni, riesce a mostrarsi distaccata, ma questa volta non è riuscita nel suo intento-

Ed era vero: era raro vedere Michiru non riuscire a controllarsi. Per tanti anni era rimasta al suo fianco chiedendosi quando sarebbe crollata, quando la sua maschera di indifferenza sarebbe caduta in mille pezzi e lo aveva fatto solo quella sera, quando l'aveva baciata su quel divano, quando i suoi occhi non erano riusciti a nascondere il desiderio che stava provando.

Quando l'intensità di quello sguardo l'aveva spaventata, tanto da indurla ad allontanarsi da lei.

-La prima volta che ho visto i suoi occhi velati di qualcosa che non fosse indifferenza è stato quando sei partita. Non le ho mai chiesto niente, perché in cuor mio speravo che un giorno o l'altro l'avrebbe superata-

S'irrigidì all'istante nell'udire quell'affermazione. Strinse forte le dite chiuse in un pugno, lottando contro la voglia di alzarsi e di uscire da quella stanza.

-Ho sempre saputo cosa provavi per lei, non so come ho fatto, quando l'ho capito, so solo che ho sempre avuto questa consapevolezza-

-Perché ha chiesto di voler palare con me? -

-Forse perché ti devo delle scuse-

-Lei non mi deve proprio nulla, se proprio si vuole scusare dovrebbe farlo con sua figlia-

-Sapevo lo avresti detto- sospirò la donna, lasciandosi andare con la schiena al cuscino -Ami mia figlia Haruka? -

-Che razza di domanda è questa? -

-Ho bisogno del tuo aiuto- affermò, guardandola con determinazione negli occhi -Lei è mia figlia e io devo sapere che avrà qualcuno al suo fianco, se io…-

Rimase in silenzio, abbassando lo sguardo, non sapendo proprio cosa ribattere davanti al suo sguardo, davanti alla sua preoccupazione e al suo timore.

-Promettimi che ti prenderai cura di lei-

Staccò la schiena dal cuscino allungandosi per afferrarle la mano -Promettimi che starai al suo fianco, che qualsiasi cosa accada, ti prenderai cura di lei. Promettimi che la metterai prima di qualunque cosa, che sarai pronta a farti da parte se la tua presenza dovesse essere un problema-

Alzò il volto per fissare lo sguardo in quello della donna, non capendo fino in fondo cosa le stesse chiedendo.

-Cosa mi sta chiedendo? -

-Lui ha solo sua figlia, Haruka e anche se adesso il loro rapporto non è dei migliori, avrà bisogno di lei se mi dovesse succedere qualcosa-

-Non ho ancora capito cosa si aspetta da me-

-Voglio solo che resterai al suo fianco, senza metterla contro suo padre-

-Non resterò a guardare se lui le farà del male- affermò, ritirando la mano per sottrarsi dalle sue dita.

-Promettimi solo che le darai la forza di superare qualsiasi cosa lui faccia, ricordandole che lui la ama, che anche se è così testardo, per lui lei è importante-

Si alzò, riflettendo sulle parole di quella donna, che in fin dei conti le stava semplicemente chiedendo di non influenzare Michiru con la sua opinione su suo padre.

Restò di spalle, a pochi passi dalla porta -Non le farei mai del male. Michiru ama suo padre e non sarò certo io ad impedirle di vederlo, di avere un rapporto con lui- affermò, prima di aprire la porta e uscire da quella stanza, con una sensazione strana.

Era rimasto seduto accanto al letto della moglie, vedendola riposare mentre la sua mente continuava a lavorare, facendogli rivivere l'ultima conversazione avvenuta con la donna che ora dormiva sdraiata in quel letto, mentre lui non riusciva a pensare ad altro.

Sin da quando era piccola, aveva sempre sognato di vederla un giorno crearsi una sua famiglia, felice e circondata dall'amore di un uomo degno di stare al suo fianco, al quale avrebbe affidato la sua azienda. Aveva sempre immaginato per la sua unica figlia, una vita agiata ed era proprio con questo proposito che si era impegnato per creare un'azienda in grado di garantirle un futuro tranquillo.

-Dovresti davvero fermarti un minuto e cercare di capirla-

-Non mi va di parlarne ora. Riposati-

Non aveva nessuna intenzione di affrontare quell'argomento a poche ore dalla sua operazione. E poi non c'era nulla di cui discutere.

-Si amano-

-Lei crede di essere innamorata, è diverso-

-Prova a guardarle e capirai che sono realmente innamorate-

Lui lo aveva fatto, le aveva guardate.

Aveva visto come sua figlia si era lasciata andare tra le braccia di quella, lasciando cadere la sua maschera di indifferenza, piangendo tra le sue braccia.

Aveva visto come quella l'aveva stretta e come era riuscita a starle accanto senza dire nulla, riuscendo a darle il conforto di cui aveva bisogno.

Aveva visto come l'aveva baciata e come sua figlia aveva ricambiato, incurante di essere in un luogo pubblico.

Era stato sul punto di raggiungerle per farle allontanare, per cacciarle via, poi la voce della figlia l'aveva immobilizzato.

Ti amo

E la sincerità del suo tono lo aveva fatto rimanere immobile, incapace di fare altro.

-È troppo giovane per sapere realmente cosa sia l'amore- cercò di contrastare, stupendosi nel vedere il sorriso dipingere il volto della moglie.

-Alla sua età noi stavamo già facendo progetti per il nostro matrimonio-

-È diverso-

-È la stessa cosa- protestò, allungando la mano, incitandolo ad avvicinarsi -pensa se i miei oppure i tuoi non avessero accettato la nostra unione. Come ti saresti sentito? -

-Ti avrei sposata lo stesso-

-Questo lo so, non ti ho chiesto questo, ti ho chiesto cosa avresti provato-

Non rispose, perché sapeva benissimo cosa stava cercando di fare e ci stava riuscendo alla grande

-Daresti questo dolore a tua figlia? Vuoi davvero essere la causa del suo dolore? -

Si alzò, avvicinandosi al letto, fissando il viso pallido della moglie, che dormiva serenamente. Le sfiorò delicatamente la pelle del viso, mentre la sua domanda continuava ancora a tormentarlo.

-Non voglio mai più vederla piangere- mormorò, deglutendo nel ripensare il volto della figlia rigato di lacrime, le dita che stringevano forte la camicia dell'altra e il corpo scosso dai singhiozzi.

Promettimi che le starai accanto.

Promettimi che accetterai il suo amore.

Promettimi che avrai cura della nostra bambina.

Scosse lentamente la testa, ripensando alle richieste della donna che amava da tutta una vita e che rischiava di perdere.

Avvicinò il viso a quello della moglie fino a sfiorarle la fronte con le labbra, dandole un bacio leggero, facendo attenzione a non svegliarla.

Ti amo

Rimase immobile a fissare il volto della donna, mentre la sua mente sembrava in continuo fermento, impedendogli di rilassarsi.

Lei è la tua famiglia.

Quando io non ci sarò più avrai solo lei.

Non voglio che tu stia da solo.

Le vuoi bene, è tua figlia.

Sospirò, allontanandosi dal letto in cerca di aria, si diresse verso la porta perché improvvisamente quella stanza sembrò essere diventata troppo piccola, troppo stretta per la sua mente che continuava a riproporgli la voce della moglie e a infondergli un'insensata paura. Si allontanò da quel luogo che in quel momento lo rendeva ansioso.

Aprì la porta e uscì, inspirando profondamente, incamminandosi nel corridoio bloccandosi quando la vide, sdraiata sulle sedie, che dormiva con la testa appoggiata sulle gambe dell'altra, che aveva la testa appoggiata al muro, con gli occhi chiusi.

Il suo sguardo corse a quella mano che, con lenti movimenti, accarezzava i capelli della figlia, trasmettendo in quel semplice gesto tutto quello che provava per l'altra.

Si tolse la giacca e lentamente l'adagiò sulle gambe nude della figlia, mentre la bionda apriva gli occhi. Senza dire nulla, lasciò una carezza sul volto stremato di Michiru per poi allontanarsi e sedersi sulla sedia vuota accanto ad Haruka.

La vide irrigidirsi continuando però a rimanere in silenzio, mentre le dita della mano affondavano nei capelli di Michiru, che continuava a dormire.

-Quella mano è collegata all'occhio? -

Ruppe il silenzio, facendola trasalire impercettibilmente per poi sorridere, mentre abbassava lo sguardo per fissare la mano.

-Sua moglie mi ha fatto la stessa domanda- rispose, continuando a fissarsi la mano -non nel modo che crede lei-

-Quindi è legata al suo naso? -

La vide trasalire, voltandosi per poi guardarlo con stupore: -Come fa a saperlo? -

Aveva subito notato l'occhio nero di sua figlia, la rabbia e l'orgoglio però gli avevano impedito di chiederle spiegazioni. Quando poi lo aveva incontrato qualche ora prima, all'entrata dell'ospedale, aveva subito collegato l'occhio al naso rotto di Toy.

-Come sta sua moglie? -

-Cosa hai fatto? - gli chiese, solo per vedere come avrebbe risposto.

-Nulla- mormorò, distogliendo per un attimo lo sguardo -ecco i documenti che mi ha chiesto- continuò, porgendogli una cartellina, con l'evidente scopo di cambiare argomento.

-So tutto- si limitò ad affermare, stringendo forte le dita intorno a quella cartellina quando lo vide impallidire.

-È stato un incidente-

-Non ti sto chiedendo spiegazioni, non mi interessa se hai ragione o meno, mia figlia non la tocchi! - la voce calma ma dura, senza lasciare trapelare la minima traccia del rancore che stava provando in quell'istante.

-Forse lei non sa che…-

-So anche quello- lo interruppe, facendo un passo in avanti -questo non giustifica il suo occhio-

-Non volevo farle del male, è stato davvero un incidente-

-Conto sul buon senso e che accetti che ormai è tutto finito. Quando mia moglie starà meglio, provvederò a trasferirti definitivamente se per te è un problema restare qui-

-È rotta? - le chiese, indicando la mano con un cenno del capo, evitando di rispondere alla sua domanda.

-No- si limitò a rispondergli, continuando ad accarezzare lentamente i capelli di Michiru, ancora addormentata sulle sue ginocchia.

Rimase a fissarle, soffermandosi su quelle dita che continuavano a sfiorare i capelli della figlia, in un gesto carico d'affetto e d'amore. Si ritrovò a ripensare alle parole della moglie, alla discussione avuta con la figlia, a tutte le volte che aveva ostacolato il loro rapporto.

Si amano

Prova a guardarle e capirai che sono realmente innamorate

Distolse lo sguardo, sospirando rassegnato davanti alla realtà che la moglie aveva visto e capito prima di lui.

Che aveva accettato come lui, nonostante tutto, faticava ad accettare.

Si alzò, si avvicinò alla figlia, allungò la mano per sfiorarle il viso -Non vi darà più fastidio- mormorò prima di allontanarsi e ritornare in camera dalla moglie. Le afferrò la mano, accarezzandole il palmo lentamente, facendo attenzione a non svegliarla.

-Te lo prometto- bisbigliò, appoggiando la fronte sulla mano della moglie, che continuava a stringere tra la sua.

-Grazie- sussurrò, la donna ricambiando la stretta del marito.

Non riusciva a stare ferma.

Erano appena due ore che la madre era entrata in sala operatoria e, anche se era ben consapevole della lunga durata dell'operazione, era così agitata che non riusciva a restare ferma. Era rimasta seduta al fianco della bionda per la prima mezz'ora, poi però la mente non smetteva di proporle pensieri e paure e aveva sentito l'esigenza di fare qualcosa.

Quando quella mattina si era svegliata, la prima cosa che aveva notato furono le pareti bianche che la circondavano, subito dopo aveva percepito la mano di Haruka tra i suoi capelli e il calore delle sue gambe sotto la testa. Si era alzata improvvisamente, ricordandosi di dove si trovasse, sorprendendosi quando notò una giacca appoggiata sulle sue gambe. L'afferrò e subito capì che era di suo padre e quando chiese spiegazioni alla bionda, le spiegò cosa fosse successo. Si era ritrovata a rimuginare sul comportamento del padre, aspettandosi un qualcosa anche quando gli aveva ridato la giacca, lui però l'aveva ripresa senza tradire nessuna emozione, ignorandola, limitandosi ad indossare l'indumento e ad allontanarsi da lei.

Si fermò, posando lo sguardo sull'uomo seduto con lo sguardo perso nel vuoto, mentre le parole della madre le tornarono alla mente

Lui vuole solo il tuo bene

Non aveva compreso appieno il significato delle parole della madre e forse non riusciva a farlo nemmeno in quel momento

Tu però promettimi che non ti allontanerai

Sobbalzò quando avvertì due braccia cingerla da dietro, sospirando quando fu invasa dal suo odore.

-Perché non ti siedi un attimo- sussurrò al suo orecchio -vado a prenderti qualcosa al bar-

-Non ho fame- si girò, per guardarla negli occhi -non ho fame, Haruka- ribadì, bloccando qualsiasi protesta l'altra era sul punto di farle -ma berrei volentieri un caffè-

-Come vuoi, ma siediti e riposati, io vado a prendere il caffè-

Le lasciò un bacio sulla fronte, afferrandola per il braccio e accompagnandola per farla sedere, lasciandola solo quando la vide seduta.

Non le aveva detto nulla, eppure aveva sentito la sua presenza, la sua vicinanza che le stava dando la forza di non crollare. Chiuse gli occhi, lasciando andare la testa all'indietro, appoggiandola al muro, cercando di frenare la sua mente che sembrava non volerla sapere di smettere di pensare. Avvertì la sua presenza e il suo cuore iniziò a battere più velocemente, lo sentì sedersi al suo fianco senza dire nulla. Poteva sentire il suo calore e un inspiegabile nodo in gola, le rendeva difficile respirare. Stava soffrendo proprio come lei, forse anche di più, voleva fare qualcosa per smuovere quell'assurda situazione che si era creata, ma davvero non sapeva cosa fare. Ingoiò per mandar giù quel nodo, aprendo gli occhi nell'esatto istante in cui la sua mano si appoggiava sulla sua gamba.

-Andrà tutto bene-

La voce poco più di un sussurro, gli occhi che cercarono i suoi.

-Lei è forte-

Batté lentamente le palpebre, facendo cadere lacrime calde che sciolsero quel nodo, lasciandola libera di respirare.

Coprì la mano del padre con la sua, ritrovando quel conforto e quella sicurezza che, da piccola, riusciva a provare solo tra le sue braccia.

Appoggiò la fronte sulla spalla del padre mentre quel peso che le gravava sul cuore, sembrò svanire lentamente, sciolto dal significato di quel semplice gesto. Quel contatto, seppur sostenuto e quasi indifferente, significava che lui stava provando ad accettarla. Ad accettare lei e il suo amore, e anche se era solo un piccolissimo passo in avanti, a lei sembrava un enorme progresso.

-Hai bisogno di allontanarti per un po'-

Si staccò dal padre, guardandolo confusa, non riuscendo a capire cosa le stesse dicendo.

-Resto io qui- girò lentamente il viso per incontrare lo sguardo della figlia -Se continui così, crollerai ancora prima che tu possa rivederla-

Cercò di ribattere ma fu bloccata dal padre -Vai dalla tua…-

Lo vide bloccarsi in evidente disagio.

Lo vide distogliere lo sguardo dal suo.

-Vai da… lei- mormorò, evitando di guardarla.

Quando aveva chiamato suo cugino, lo aveva fatto con il solo scopo di salutarlo: aveva deciso di ritornarsene a casa, non aveva nessun senso continuare a restare.

Lui però le aveva chiesto di incontrarsi, le aveva detto di non potersene andare senza neanche pranzare con lui un'ultima volta.

Non aveva nessuna voglia di incontrarlo.

Non aveva nessuna voglia di parlare con lui.

Non voleva assolutamente rispondere alle sue domande.

Lui però non le aveva dato scelta, costringendola ad accettare il suo invito, per poi darle buca. Quando aveva chiesto di lui, le avevano detto che era impegnato in un intervento e che l'avrebbero avvisato del suo arrivo.

Si era così diretta al bar del piano terra, decidendo di aspettarlo lì, inconsapevole di chi avrebbe trovato a pochi passi da lei.

La prima cosa che pensò nel rivederla fu la consapevolezza di ciò che le aveva fatto.

Fu tentata di allontanarsi, di scappare da lei perché non sapeva proprio come affrontarla, cosa avrebbe potuto dirle per non perdere la sua amicizia, per spiegarle cosa l'avesse spinta a fare un gesto tanto crudele.

Non poteva certo dirle cosa pensava realmente della persona che ama, aveva già fatto abbastanza.

Fece un passo indietro quando i suoi occhi la fecero bloccare, impedendole di sottrarsi a quello sguardo. Come un automa si avvicinò a lei, morendo dalla voglia di stringerla forte tra le braccia, di chiederle scusa, di spiegarle che l'altra non era la donna giusta per lei, che non meritava di essere trattata in quel modo.

Avrebbe tanto voluto chiederle di tornare a casa con lei, di assicurarla che l'avrebbe aiutata a dimenticarsi di lei.

-Ciao- mormorò, fermandosi a pochi centimetri da lei.

-Cosa ci fai qui? -

-Ho un appuntamento con mio cugino- mormorò, sentendosi a disagio sotto quello sguardo, sotto il peso di quello che aveva fatto.

Rimasero in silenzio, entrambe in evidente imbarazzo, entrambe ben consapevole che non sarebbe mai più stato come prima fra loro.

-Perché lo hai fatto? -

E il tono della sua voce, privo di rancore, fu come un pugno al cuore. Avvertì subito di aver sbagliato, di non avere nessuna spiegazione valida per quello che aveva fatto.

-Farlo sapere a suo padre in quel modo-

-Lei non ti merita- sussurrò, lottando contro quelle lacrime che minacciavano di bagnarle il viso -non è giusto… non ha nessun diritto di trattarti in quel modo-

-Ti sei fermata un attimo a pensare che questi non sono affari tuoi? -

-Sono tua amica Haruka e…-

-E lei è la donna che amo e non avresti dovuto farle del male in quel modo- affermò, facendo qualche passo per allontanarsi da lei, senza aggiungere altro.

-Aspetta Haruka, io l'ho fatto per te-

La vide bloccarsi per poi voltarsi e fissarla con sguardo gelido. Facendosi coraggio si avvicinò a lei, fermandosi a pochi centimetri da lei -lasciami spiegare, per favore-

Continuando a restare in silenzio, la bionda le fece segno di seguirla, facendola sedere a un tavolo, spronandola, con lo sguardo, a parlare quando si furono sedute.

Appoggiò le mani sul tavolo, cercando di trovare le parole per farle capire cosa l'avesse spinta ad agire in quel modo. Doveva farle capire che l'atteggiamento di Michiru non era di una persona innamorata.

-Lei non ha nessun diritto di trattarti così-

-Tu non hai nessun diritto di parlare di lei in questo modo, come non avevi nessun diritto di fare…-

-Hai idea di quello che si prova nel vedere la persona che ami soffrire a causa di un'altra persona? Hai idea di cosa abbia significato per me vederla trattarti in quel modo? - la interruppe, guardandola dritta negli occhi -Non ne hai idea Haruka- bisbigliò, chiudendo per un attimo gli occhi -Sono venuta qui perché non riuscivo a dimenticarti. Sono venuta per vederti finalmente felice e mettermi il cuore in pace. E invece…-

-Questo non giustifica quello che hai fatto-

-Lo so come tu sai che io ho ragione. Come tu sai che non ha nessun diritto di giocare con i tuoi sentimenti e con quelli degli altri. Avrò sbagliato ma lei non si è fatta scrupoli nel costringerti ad accettare quella situazione-

Si alzò non avendo altro da dire, non quando lo sguardo della bionda le stava dando ragione, non quando sapeva che non lo avrebbe mai ammesso.

-Non volevo farti assolutamente del male, Haruka- affermò, fissandola dritta negli occhi – Non avrei mai potuto-

Non avrei mai potuto

Le credeva.

Credeva alle sue parole.

Credeva al fatto che aveva agito, anche se spinta dalla rabbia, convinta di aiutarla.

Le credeva perché sapeva perfettamente che le sue parole erano vere.

Se non fosse stata lei ad essere trattata nel modo in cui Michiru l'aveva trattata, se non l'avesse amata più di chiunque altro, se non avesse saputo dei veri sentimenti di Michiru, anche lei non avrebbe accettato il comportamento di Michiru.

E ora davanti ai suoi occhi, davanti al suo sguardo, non aveva la forza di difendere la sua donna. Non aveva la forza di accusarla, non aveva il coraggio di ammettere, nemmeno a se stessa, che Sabri avesse ragione.

Allungò la mano per afferrare la sua, ma si bloccò: non poteva farlo.

Non poteva darle quello di cui aveva bisogno.

-Posso almeno dirti addio? - la sentì sussurrare con occhi lucidi.

Lasciò scivolare la sedia e si alzò, avvicinandosi a lei per accoglierla in un abbraccio carico di un'emozione che non sapeva definire: da un lato c'erano quei mesi trascorsi insieme, quell'amicizia che l'aveva aiutata in un periodo davvero difficile della sua vita; dall'altro lato c'era il rancore per la persona che aveva ferito il suo amore, che aveva spinto la sua vita in un disastro.

-Non permetterle di metterti da parte. Tu meriti di essere amata-

-Cosa diavolo sta succedendo? -

S'irrigidì completamente nell'udire la sua voce. Si staccò da Sabri, voltandosi per scontrarsi con il volto di Michiru che non faceva altro che spostare lo sguardo da lei alla donna al suo fianco.

-Cosa ci fai tu qui? -

-Calmati Michiru- si avvicinò a lei, appoggiandole una mano sulla spalla.

-Da che parte stai? - ribatté, facendo un passo indietro per sottrarsi dal suo tocco.

-Avrai tempo per parlarle, ora devi stare calma- cercò di farla ragionare, ignorando volontariamente il suo tono di accusa e il suo rifiuto.

-Come mai così nervosa, non ti è piaciuto il mio regalo? -

Vide la rabbia trasformare il volto di Michiru, mentre faceva un passo in avanti per affrontare l'altra.

-E Toy come sta? - chiese, con sorriso malizioso negli occhi -Qualcosa mi suggerisce che non abbia gradito molto la sorpresa- continuò, indicandosi l'occhio -sbaglio? -

-Ora smettila! - l'ammonì, bloccando Michiru per un braccio -Vai via! -

-Posso portarvi qualcosa? -

La voce del cameriere che in evidente imbarazzo si era avvicinato a loro, le fece bloccare sul posto.

Era arrabbiata.

Voleva solo afferrarla e colpirla con tutta la forza che aveva.

Voleva proprio fare come aveva fatto la binda con Toy.

Moriva dalla voglia di scoprire che sensazione si provava nel colpire una persona che ti aveva fatto de male.

-Non servirà a nulla, Michiru. Calmati-

-Lasciami! - protestò, cercando di liberarsi dalla presa della bionda -non farò nulla- sussurrò, conscia della verità racchiusa nelle parole della bionda.

Non avrebbe concluso nulla aggredendola, anzi, comportandosi in quel modo stava solo alimentando la sua soddisfazione.

Prese un profondo respiro, per tenere a freno quella rabbia che le ribolliva nelle vene -Ci porti due caffè e dell'acqua, grazie- rispose, sorridendo verso il cameriere, ritrovando la calma. Almeno in apparenza.

-Sai pensandoci bene, dobbiamo proprio ringraziarti- affermò, liberandosi dalle dita dell'altra -mi hai evitato un bel problema. Sarebbe stato davvero difficile affrontare la questione con i miei- dichiarò, spostando una sedia per sedersi con tutta la tranquillità che in quel momento riusciva a manifestare -quindi se il tuo scopo era quello di metterti tra di noi, mi dispiace ma non ci sei riuscita-

Rimasero a fissarsi in completo silenzio, studiandosi reciprocamente

-Spero davvero che tu un giorno apra gli occhi Haruka e capisca finalmente come stanno realmente le cose-

-Cosa stai insinuando? -

-Ripensa a quello che ci siamo dette, Haruka-

-Di cosa parli? -

-Sabri smettila- cercò di ammonirla la bionda, avendo un bruttissimo presentimento.

-Del fatto che sei un'egoista? Del fatto che non ti sei fermata un attimo a pensare ai sentimenti della donna che dici tanto di amare? -

Batté violentemente le mani sul tavolo, alzandosi furiosa -Non provocarmi Sabri, non ti conviene-

-Oh che paura! -

-Ecco le vostre ordinazioni-

La voce del cameriere irruppe in quell'aria tesa, portando le due a fissarsi con rancore.

-Grazie mille- rispose, Michiru rivolgendosi al ragazzo con un sorriso forzato.

-Si figuri, posso portarle dell'altro? -

-Dei tovaglioli- rispose Michiru, lasciando scivolare lo sguardo sul bicchiere d'acqua che il ragazzo aveva appoggiato sul tavolo, a pochi centimetri dal suo braccio.

-Arrivano subito-

Quando il ragazzo se ne fu andato, afferrò i caffè e li porse alla bionda -Puoi portarli tu? - le chiese, con calma mentre una strana luce risplendeva nel suo sguardo.

-Certo- rispose, afferrando i bicchieri mentre la consapevolezza di quello che sarebbe successo tra pochissimi secondi le fece scorrere un brivido lungo la schiena -Non farlo- mormorò, più a se stessa che all'altra.

Afferrò il bicchiere con l'acqua e si spostò, avvicinandosi lentamente alla ragazza in piedi davanti a lei -Stai lontana da me e da Haruka- bisbigliò un attimo prima di lanciarle l'acqua in pieno viso.

-Dovevi proprio farlo? - le chiese la bionda una volta uscite dal bar.

-Non difenderla- l'ammonì, continuando a camminare al suo fianco, ripensando al volto sconvolto di Sabri e quello sbalordito del cameriere, che a stento era riuscito a trattenersi dal ridere -Tu lo hai preso a pugni io sono stata più clemente-

Aprì la bocca per ribattere, per farle presente che la questione era completamente differente. Era stata sul punto di farle presente che, seppur in modo sbagliato, Sabri aveva agito con buona fede.

Scosse la testa preferendo tacere, non era certo il momento per affrontare quell'argomento, non quando era così ostile.

-Almeno ti senti meglio ora? - le chiese, uscendo dall'ascensore che portava alla sala d'aspetto, dove il padre di Michiru era seduto con le mani incrociate.

-Molto meglio- rispose, avvicinandosi al padre e sedendosi al suo fianco.

Vide l'uomo alzare il volto per guardare la figlia per poi spostare lo sguardo su di lei e per la prima volta da quando lo conosceva, i suoi occhi non la guardarono con disgusto.

Senza pensarci troppo si avvicinò ai due, consegnò un bicchiere a Michiru e allungò l'altro all'uomo.

-Lo beva finché è caldo- mormorò, quando l'uomo la fissò.

Lo vide afferrare la tazza con titubanza.

Lo sentì bisbigliare un "Grazie" mentre si portava la tazza alle labbra.