Capitolo 25
Erano trascorse più di cinque ore da quando la mamma era entrata in sala operatoria e non era ancora arrivato nessuno a dar loro notizia. Sentiva la paura attanagliarle il cuore sempre di più e la mente sembrava frullare ininterrottamente: non faceva altro che ripensare alle parole di Sabri e allo sguardo del padre, poco prima di andare al bar.
Non avevano più parlato, aveva accettato il caffè dalle mani di Haruka e non aveva aggiunto altro, limitandosi a berlo con calma.
-Come stai? -
Alzò lo sguardo per specchiarsi in quello della bionda che sembrava davvero preoccupata.
-Non lo so- rispose, chiudendo gli occhi e sospirando quando l'altra le accarezzò delicatamente il viso -Ho la testa che frulla, non smette di pensare-
Aprì gli occhi e le sorrise debolmente -non faccio altro che chiedermi se non abbia sbagliato tutto. Ti ho fatto male Haruka e non riesco a…-
-Non devi pensare a questo ora- sussurrò, sfiorandole delicatamente il labbro inferiore con il pollice, continuando a fissarla.
-Non ci riesco- mormorò, appoggiando la mano sulla sua -la mia mente è irrequieta, se non penso a te penso a cose brutte e quando mi sforzo di non pensarle mi ritornano in mente le cose che ti ho fatto-
Deglutì per mandare giù quel nodo che le stringeva la gola e le bagnava gli occhi, mentre avvertiva la fronte dell'altra appoggiarsi sulla sua.
-Ho una voglia matta di baciarti- bisbigliò Haruka a pochi centimetri dalle sue labbra -ma non credo che tuo padre approverebbe-
Suo padre
Non sapeva a che punto fossero: da un lato sembrava averle accettate mentre dall'altro sembrava ancora guardarle con disapprovazione e disgusto. Era stata più di una volta sul punto di avvicinarsi a lui e di stringergli forte la mano per fargli capire che non era da solo, che lei comprendeva cosa stesse provando in quei momenti, che anche lei era spaventata; poi però la paura di un suo rifiuto l'aveva fatta desistere.
-Non so come comportarmi con lui- ammise, staccandosi dalla bionda per tornare a guardarlo: sembrava così solo su quella sedia -non credo di avere la forza di affrontare un suo rifiuto in questo momento-
-Ha bisogno di tempo Michiru e questo non è certamente il momento adatto per costringerlo ad accettarci-
Lo sapeva benissimo, ma in cuor suo sapeva anche di non avere il coraggio di specchiarsi di nuovo nella delusione che ultimamente leggeva negli occhi del padre.
-Sai ho sempre sognato di trovare una persona che mi amasse come lui ama lei. Mi sono sempre chiesta cosa si provasse ad amare un'altra persona in quel modo e ora che l'ho trovata, ora che so cosa si prova ad amare incondizionatamente un'altra persona, non posso condividerlo con lui-
Sentì le dita di Haruka afferrarle la nuca e attirarla a sé, costringendola a voltarsi per scontrarsi con le sue labbra. E il contatto con le labbra calde e morbide dell'altra le scaldò il cuore, facendole immediatamente dimenticare tutte le sue paure.
Fu un bacio casto e delicato, che ebbe la forza di un uragano, facendole scombussolare il cuore, colmandola di amore.
-Scusami, non sono riuscita a trattenermi- mormorò, appoggiando la fronte sulla sua.
-Non devi mai scusarti per un bacio del genere- bisbigliò, sfiorandole il labbro inferiore con il pollice.
Rimase a specchiarsi negli occhi caldi della bionda, continuando a sfiorarle la pelle del viso con tocchi delicati fino a quando il rumore di una porta aperta la fece balzare di colpo dalla sedia, spazzando con un colpo secco tutta la tranquillità che l'altra era riuscita a conferirle.
Sentendo il cuore scoppiarle nel petto e le gambe tremanti, si voltò per affrontare il volto stanco del dottore, che lentamente si stava avvicinando al padre.
Vide l'uomo fermarsi a pochi passi dal padre, che si era alzato, e guardarsi intorno.
Sentiva le gambe pesanti e la paura attanagliarle il cuore, stringendolo in una morsa sempre più stretta ad ogni passo che faceva per raggiungere il padre. Cercò di regolare il battito del cuore facendo profondi respiri, ma era tutto inutile: la paura la stava letteralmente divorando.
Si fermò al fianco del padre, lottando contro quel senso di nausea che all'improvviso la colpì. Desiderando aggrapparsi all'uomo al suo fianco, che ora sembrava così forte e sicuro di sé. Cercò di trovare qualche indizio dal volto del dottore, ma oltre la stanchezza, la sua espressione non lasciava tradire nulla.
-Allora, l'intervento è durato più del previsto- iniziò a parlare il medico, mantenendo la tipica calma e compostezza che aveva sempre riscontrato in quell'uomo che da tempo aveva in cura la madre -abbiamo avuto delle complicazioni- continuò, lasciando vagare lo sguardo dal padre a lei, per poi tornare a posare gli occhi sul padre -la situazione era peggio di quello che ci aspettavamo-
Si portò una mano al petto nel vano tentativo di frenare la corsa impazzita del suo cuore. Voltò il viso per guardare il padre, ma lui continuava a fissare il dottore.
-Abbiamo dovuto usare una procedura diversa da come avevamo progettato, ecco perché ci è voluto tutto questo tempo-
Il dottore tornò di nuovo a posare gli occhi su di lei e per la prima volta la sua espressione lasciò trasparire un'emozione: le sorrise un attimo prima di continuare a parlare.
-L'intervento è perfettamente riuscito-
Rimase immobile ad assaporare il vero significato di quelle parole mentre le lacrime iniziarono a bagnarle il viso.
-Possiamo vederla? -
La voce del padre catturò la sua attenzione e per la prima volta vide i suoi occhi lucidi, mentre cercava in tutti i modi di controllare il sollievo che stava evidentemente provando in quel momento.
-La signora è ancora sedata e deve restare in terapia intensiva per almeno quarantotto ore, ma posso farvela vedere solo per un attimo-
Seguì i due uomini senza dire nulla, troppo confusa anche solo per rivolgere una qualsiasi domanda.
-Ha perso molto sangue durante l'intervento, ora è intubata e le stiamo facendo delle trasfusioni…-
La voce del dottore sembrava lontana mentre il battito del suo cuore sembrava un rumore assordante che le impediva di percepire completamente quello che stava dicendo l'uomo.
Lanciò uno sguardo a suo padre, che sembrava perfettamente padrone della situazione, continuava ad ascoltare le parole del medico con attenzione e, dal movimento delle labbra, intuì che gli stava ponendo domande al quale l'altro rispondeva mentre lei non riusciva ad ascoltarli, troppo impegnata a tenere a bada il cuore e le lacrime.
Si fermarono davanti a una parete di vetro, coperta da un'enorme tenda di colore blu. Il dottore si voltò verso di loro e restò per un secondo immobile a fissarli -Non lasciatevi impressionare, ricordatevi che è ancora sedata-
Si girò, colpì due volte sul vetro e qualcuno al di là della stanza, spostò la tenda.
La prima cosa che vide furono i macchinari che circondavano un letto, i tubi che circondavano braccia dalla pelle bianchissima. Si portò una mano alla bocca facendo un passo in avanti, appoggiando le dita tremanti al vetro che la divideva dalla donna sdraiata su quel letto completamente circondata da tubi e macchinari.
-Oddio- sussurrò mentre lacrime incontrollate le bagnavano il volto.
-Non lasciarti impressionare, dopo un'operazione così lunga preferiamo tenere i pazienti addormentati per dar modo al corpo di riprendersi con calma- cercò di rassicurarla il dottore.
Rimase a fissare sua madre completamente inerme su quel letto mentre suo padre e il dottore continuarono a parlare, senza che lei sentisse una singola parola. I ricordi del volto sorridente della madre continuavano ad insinuarsi nella sua mente, portandola a pregare silenziosamente di poter rivedere quel sorriso ancora una volta.
Sussultò quando sentì una mano appoggiarsi sulla sua spalla, alzò il viso per specchiarsi negli occhi lucidi del padre che la fissarono per un istante e poi si posarono sul corpo della madre.
-È una donna forte- mormorò con la voce roca per le lacrime trattenute.
Si coprì il volto con entrambe le mani e si lasciò andare a un pianto liberatorio.
Avvertì la mano del padre stringerla forte e attirarla a sé, fino a farla sprofondare nel calore del suo petto.
-Andrà tutto bene-
Quando era arrivato il dottore aveva deciso di restare in disparte, di non intromettersi in un momento così delicato, preferendo dare la possibilità a Michiru e a suo padre di affrontare qualsiasi cosa il dottore era sul punto di dir loro insieme, restando indietro ma comunque pronta ad offrirle il suo aiuto in caso di bisogno.
Ora seduta su quella sedia non faceva altro che fissare la porta, chiedendosi cosa stesse succedendo. La paura e il non sapere la rendevano nervosa, inducendole uno stato di ansia che proprio non riusciva a gestire.
Voltò il viso quando avvertì qualcuno avvicinarsi a lei, rilassandosi quando vide lo sguardo calmo e delicato di Amy, che la fissava con un sorriso rassicurante.
-Ehi! - la salutò, sedendosi al suo fianco -Come va? -
-L'intervento è finito- rispose, appoggiandosi allo schienale.
-Lo so- ammise -Io intendevo tu come stai? -
-Non lo so- mormorò, guardandola per un attimo, chiedendosi cosa provasse realmente in quel momento.
Sapeva che moriva dalla voglia di far parte di quello che stava accadendo.
Sapeva che l'unica cosa che voleva era stare al suo fianco e poterla sostenere, poter essere la sua spalla.
Sapeva che non era certo il momento per imporre la sua presenza.
-Michiru? -
-È con il padre- rispose, lanciando per l'ennesima volta lo sguardo verso quelle porte, che si ostinavano a rimanere chiuse -Credo siano andati dalla madre-
-E tu? -
-Io resto qui ad aspettarla-
-Ho parlato con le infermiere di turno e ho chiesto loro di mettervi a disposizione una camera per riposarvi, quindi chiedi pure a loro per qualsiasi cosa-
-Hai parlato con le infermiere- affermò, voltandosi per guardarla negli occhi -quindi sai come sta-
-L'intervento è andato bene, ora la tengono ancora sedata per permettere al suo corpo di riprendere le forze-
-Amy siamo sole, dimmi come stanno veramente le cose-
-Cosa intendi? -
-Voglio sapere cosa mi aspetta. Devo essere pronta… lei avrà bisogno di me e io… dimmi come sta veramente-
-Haruka io non sono specializzata in cardiologia, posso solo dirti che i valori al momento erano stabili, che dopo un intervento complicato come quello che ha subito la madre di Michiru, è normale prendere varie precauzioni. Nessun dottore può dirti cosa accadrà, tu devi solo restare al suo fianco come hai fatto e come continui a fare-
S'irrigidì quando avvertì le dita di Amy afferrarle le mani e stringerle, non era abituata a un gesto del genere da lei. Era sul punto di dirle di smetterla, di lasciarla andare quando il rumore delle porte che si aprivano la fecero scattare in piedi, facendola voltare verso di lei.
I suoi occhi volarono alla ricerca di quelli di Michiru per cercare di comprendere cosa fosse successo, come affrontare la situazione, come aiutarla. Senza dire niente, attirata da quegli occhi rossi e lucidi, da quell'ematoma che sembrava diventare sempre più brutto, fece qualche passo verso di lei, raggiungendola, fermandosi a pochissimi passi da lei.
Specchiandosi in quelle pozze d'acqua le afferrò il volto con entrambe le mani, facendo scivolare i pollici in una lenta carezza. Si fissarono senza dire nulla, limitandosi a parlarsi con lo sguardo. Sentì un nodo stringerle la gola, impedendole di dire qualsiasi cosa. Avrebbe voluto dirle qualcosa, essere in grado di tranquillizzarla in qualsiasi modo, ma la tristezza, il dolore e la paura che leggeva in quelle iridi, le impedirono di aprire bocca. Abbassò lentamente il viso, fino ad appoggiarle le labbra sulla fronte, chiudendo gli occhi quando avvertì le braccia di Michiru cingerle la vita e un sospiro di disperazione sfuggire dalle sue labbra.
Le lasciò un bacio sulla fronte, staccandosi solo un attimo, prima di appoggiarsi con la fronte alla sua. In quella posizione riusciva ad avvertire il corpo di Michiru tremare leggermente, segno evidente del suo dolore. Affondò le dita tra i suoi capelli, afferrandole la nuca per poi attirarla a sé, facendola sprofondare nel suo petto, con la speranza di riuscire in quel modo di farle sentire la sua presenza. Trasmettendole tutta la sua comprensione e il suo amore.
Rimasero in quella posizione, ignorando completamente le persone attorno a loro, impegnate solo a sentirsi reciprocamente.
Solo quando avvertì il respiro di Michiru diventare stabile, aprì gli occhi per specchiarsi nello sguardo del padre di Michiru, fermo immobile a qualche metro da loro, intento a fissarle.
E, anche se sapeva di doversi staccare, di dover rispettare la presenza di quell'uomo che faticava ad accettare il loro amore, rimase ancorata alla sua donna, perché in quel momento aveva bisogno di sentire il calore del suo corpo.
Lo vide avvicinarsi a loro, facendo scivolare lo sguardo dai suoi occhi alla sua mano, intrufolata tra i riccioli dell'altra, mentre continuava ad accarezzarle la nuca con possessività.
-Michiru-
Avvertì il corpo di Michiru irrigidirsi al suono di quella voce, mentre le braccia allentavano la presa sulla sua vita.
-Ora cerca di calmarti. Tua madre è una donna forte- allungo la mano per lasciare una carezza sulla schiena della figlia, prima di alzare lo sguardo e puntarlo sul suo -Portala a casa-
-Non vado da nessuna parte- ribatté Michiru, staccandosi dal suo corpo per voltarsi e fronteggiare il padre.
-Il dottore ha detto che è inutile restare qui. Ora deve solo riposare-
-Vai tu, io resto-
-Non puoi fare nulla qui-
-Allora vieni a casa con noi-
-Non posso lasciarla da sola- mormoro, distogliendo per un attimo lo sguardo da lei -tu però vai, riposati, ne hai bisogno-
-Ma…- cercò di protestare, bloccandosi quando avvertì le dita della bionda richiamare la sua attenzione. Alzò lo sguardo per vedere l'altra scuotere debolmente la testa, chiedendole in silenzio di non proseguire in quella protesta.
-Non posso lasciarla- ripeté il padre, lasciando scivolare lo sguardo sulle dita della bionda che la stavano toccando prima di continuare -e credo proprio che tu possa capirmi-
La vide abbassare lo sguardo, consapevole del significato delle parole del padre.
-Prenditi cura di mia figlia- le sussurrò l'uomo, quando alzò lo sguardo e incrociò il suo.
Si era diretta in quello stanzino perché era sicurissima di trovarlo lì. Quando Michiru e suo padre erano arrivati, aveva deciso di andarsene in silenzio, non volendo intromettersi in un momento così privato e anche perché se voleva vederlo, che era anche il motivo che l'aveva spinta a recarsi prima all'ospedale, doveva fare presto.
Aprì la porta senza bussare e fu la prima cosa che vide, quando fece un passo in avanti per poi chiudersi la porta alle spalle.
Era di spalle con addosso ancora il camice verde, quello che aderiva perfettamente ai suoi muscoli. Quello per cui tutte le infermiere, e non solo, non riuscivano a staccargli gli occhi di dosso.
-È già così tardi? - lo sentì chiederle, mentre afferrava uno zaino dall'armadietto.
-Sono arrivata prima- ammise, avvicinandosi a lui -Volevo sapere come…-
…Stai.
Avrebbe voluto dirgli ma si limitò a lasciare la frase in sospeso. A volte non sapeva come comportarsi, la paura di lasciarsi andare troppo, di interferire in qualsiasi modo nella sua carriera, la frenava.
-L'intervento è andato bene- affermò, aprendo lo zaino e iniziando a cercare qualcosa all'interno.
-Lo so, ho chiesto-
-Hai chiesto- ripeté, alzando lo sguardo per fissarlo nei suoi occhi.
-Tu come stai? - sussurrò, allungando una mano per sfiorargli la pelle appena sotto gli occhi -sembri distrutto-
Lo sentì sussultare al suo tocco, lanciando lo sguardo alla porta, per poi farlo vagare per la stanza.
-Siamo soli- lo rassicurò, avvicinandosi a lui -non devi preoccuparti-
Sorrise alle sue parole, lasciando cadere lo zaino ai suoi piedi per poi appoggiare la fronte sulla sua, chiudendo per un attimo gli occhi, godendosi del calore di quella mano che con delicatezza gli sfiorava il viso.
-Perché sorridi? - bisbigliò, facendo un ulteriore passo in avanti.
-Stavo solo pensando che ci siamo invertiti i ruoli- dichiarò, aprendo gli occhi per specchiarsi in quelli azzurri e confusi dell'altra -una volta eri tu quella prudente e io quello imprudente-
Rimase in silenzio a riflette sull'ingenuità del suo tono, ma sulla potenza delle sue parole: era sempre stata lei quella restia, quella sempre spaventata, ed ora…
Ora il suo cuore era riuscito a vincere quella guerra con il cervello e lo aveva fatto in modo subdolo, lentamente, senza neanche che lei se ne accorgesse.
-Solo perché so che non c'è nessuno a quest'ora- dichiarò, cercando di mascherare il turbamento dalla sua voce.
Da quando avevano iniziato a vedersi era stata bene attenta a non far trapelare nessun sentimento, nessuna reazione davanti agli altri. Tetsu aveva appena iniziato la sua carriera e non voleva metterlo in difficoltà in nessun modo. Era stato sempre questo il suo pensiero, ma ultimamente sembrava essersene completamente dimenticata.
-Ora però devo…- si staccò, mettendo della distanza fra di loro.
La verità era che non riusciva più a capire cosa provava realmente per lui. Di sicuro i suoi sentimenti erano cambiati, si erano trasformati in qualcosa di importante ma allo steso tempo aveva paura di farlo diventare reale. Forse era per questo che ancora non lo aveva presentato alle sue amiche.
-Ma non hai fatto anche ieri il turno di notte? -
-Già, sto sostituendo Karen, ha avuto un problema. Però domani ho la giornata completamente libera e dopodomani vengo di pomeriggio per un paio d'ore-
-Quindi domani hai la giornata libera- ripeté, piegandosi per afferrare il suo zaino. Lo aprì per prendere un paio di chiavi e avvicinarsi a lei.
-Vieni da me quando finisci- le disse, porgendole le chiavi -non credo di riuscire ad aspettarti, tu però entra e fai come se stessi a casa tua-
Afferrò le chiavi con riluttanza, guardandolo con confusione -Ma hai bisogno di riposare-
-Ho due giorni di riposo- ammise, sfiorandole delicatamente il viso -domani possiamo trascorrerlo insieme- le lasciò un bacio sulle labbra, facendole battere furiosamente il cuore.
Il tragitto verso casa era stato avvolto nel più totale silenzio. Si era lasciata andare con la testa al finestrino mentre continuava a pensare e ripensare a tutto quello che era successo nelle ultime ore.
Tutto quello che aveva sempre temuto si era avverato in un susseguirsi frenetico, che non le aveva dato nemmeno il tempo di comprendere appieno cosa fosse realmente successo. Al suo fianco la bionda aveva guidato senza chiederle nulla, ma continuando a tenere una mano sulla sua gamba per farle sapere che non era da sola. Chiuse per un attimo gli occhi, lasciandosi cullare dal lento movimento dell'auto mentre l'immagine della madre sdraiata su quel letto, in quella stanza fredda e anonima, le fece stringere un nodo in gola.
-Michiru siamo arrivate-
Aprì gli occhi guardandosi intorno, evitando di guardarla negli occhi, troppo consapevole delle lacrime che minacciavano di inondarle il viso. Senza dire nulla, uscì dall'auto dirigendosi verso casa, desiderando restare per un attimo da sola.
-Stai bene? -
La voce della binda la fece sussultare: era rimasta immobile di fronte al divano che poche ore prima l'aveva vista tra le braccia dell'altra, ignara di quello che l'attendeva, intenta a prendere e a pretendere carezze e sospiri.
-Ho bisogno di un bagno caldo-
Era confusa, arrabbiata e terrorizzata.
Arrabbiata per quel destino crudele che minacciava di fa crollare come sabbia il suo amore per la bionda.
Terrorizzata per sua madre e per quello che l'aspettava.
-Vai, io nel frattempo ti preparo qualcosa da mangiare- rispose la bionda, dirigendosi in cucina per controllare la segreteria telefonica.
-Non ho fame-
-Devi mangiare qualcosa, domani sarà una giornata… hai bisogno di essere in forza-
-Ma io…-
-Niente storie- si avvicinò a lei e le sfiorò delicatamente il viso -solo un panino-
Si specchiò nei suoi occhi e la preoccupazione che vi lesse la fece sentire terribilmente in colpa, tanto da indurla ad annuire senza protestare oltre. Accettò il bacio che l'altra le lasciò sulle labbra e si diresse in camera, dove era ancora tutto come lo avevano lasciato: il letto sfatto, gli abiti lasciati ai piedi di quest'ultimo.
Afferrò la camicia della bionda, portandosela per un attimo al viso, respirando il suo profumo, trasalendo quando avvertì il corpo dell'altra dietro al suo -Me ne occupo io, tu vai a fare il bagno-
Si voltò, avvicinandosi a lei, attirata dal calore del suo corpo, che aveva la capacità di farla sentire al sicuro. Per tutta la giornata era stata avvolta dalla paura, che aveva stretto forte i suoi artigli intorno al suo cuore, facendola sentire sull'orlo di un precipizio, e ogni volta che era stata sul punto di cadere, il solo sentirla al suo fianco, l'aveva tenuta in sospeso, impedendole di crollare.
-Vieni con me- mormorò, stringendosi la camicia al petto -fai il bagno con me-
Rimasero a fissarsi senza dire nulla, comunicando con lo sguardo tutte le paure e le preoccupazioni che stavano affliggendo la mente di entrambe. Non ci fu bisogno di parole nemmeno quando la bionda le tolse la camicia dalle mani, per afferrargliene una e trascinarla con sé in bagno. Aprì l'acqua calda mentre lei afferrò la bottiglia di bagnoschiuma per versarne una dose generosa nell'acqua. Cullate dal rumore dell'acqua che riempiva la vasca, diffondendo l'odore del sapone per la stanza, mentre il vapore appannava lo specchio posto sopra al lavabo.
Con calma si lasciò spogliare dalle mani gentile della bionda, che sfiorandola senza malizia la liberò di ogni singolo indumento, lasciandola completamente nuda. Rimase a fissarla con desiderio, senza però essere invadente, prima di iniziare a spogliarsi.
Quando furono entrambe nude, si immerse nell'acqua calda, restando al centro per permettere alla bionda di immergersi dietro di lei. Solo quando Haruka si fu seduta, si avvicinò a lei, fino a lasciarsi andare di schiena al suo petto, sospirando di sollievo quando avvertì le braccia della donna avvolgerla e stringerla forte. Avvolta dal calore dell'acqua e dal corpo di Haruka le sembrava di essere ritornata a qualche ora prima, quando tutto era perfetto, quando l'unica cosa che le interessava era lasciarsi andare tra le braccia della donna che amava.
Lasciò scivolare le mani lungo le braccia dell'altra fino a poggiarle sulle sue ed intrecciare le loro dita.
-Ti fa ancora male? - le chiese quando avvertì ancora le bende fasciarle la mano, bende ormai fradice, alzandola per togliergliela dall'acqua.
-No- rispose, muovendo le dita come per mostrarle che non stava mentendo -Sai tua madre mi ha chiesto se fosse collegata al tuo occhio-
-Davvero? - chiese con finto interesse, iniziando a liberarla dalla benda, sfiorandole delicatamente le dita -non mi hai detto di cosa voleva parlarti-
-Mi ha chiesto che intenzioni avessi con la sua bambina- rispose con il chiaro intento di mascherare la tensione che aveva scatenato quella domanda. Non aveva nessuna intenzione di riferirle cosa realmente la donna aveva cercato di chiederle. Anche se, ripensandoci a mente fredda, poteva anche capire cosa avesse spinto la donna a chiederle di non intromettersi tra la figlia e il marito, non era del tutto sicuro che Michiru potesse capire.
-E tu cosa le hai risposto? - sussurrò, facendo intrecciare le dita con quelle della bionda.
-Le posso assicurare che le mie intenzioni sono onorevoli- rispose, lasciando scivolare la mano libera sotto l'acqua, sfiorandole la pelle dei seni e lungo tutto il corpo, fermandosi appena sopra l'inguine.
-Cosa mi nascondi, Haruka? Cosa ha detto che non mi stai dicendo? -
-Niente- mentì, sperando di riuscire a risultare convincente.
-Se non vuoi dirmelo, va bene, anche perché penso sia qualcosa che forse non vorrei sapere, dal momento che mi stai mentendo spudoratamente pur di non dirmelo, però voglio che tu sappia che qualsiasi cosa sia, non lasciare che diventi un problema tra di noi. Ora più che mai dobbiamo essere unite-
-Non mi ha…-
Si voltò con il busto, ritrovandosi faccia a faccia con la bionda, le appoggio un dito sulle labbra e mormorò: -Non mentirmi, non ti riesce-
Afferrò il dito che le premeva sulle labbra e lo baciò prima di lasciarlo ricadere nell'acqua per appoggiare la mano sulla guancia dell'altra e avvicinarsi alle sue labbra per baciarla teneramente -Mi ha chiesto scusa- ammise, appoggiando la fronte su quella di Michiru, omettendo ancora una volta la parte in cui la donna le aveva esplicitamente chiesto di farsi da parte se Michiru e il padre avessero avuto problemi.
-Ti ha chiesto scusa- ripete l'altra con stupore.
-Già- sussurro, tornando di nuovo a sfiorarle le labbra. Amava farlo e sembrava che Michiru fosse della sua stessa idea, perché ogni volta che lo faceva era sempre pronta a ricambiare.
-Cosa le hai risposto? -
-Credo di essere stata scortese e dura- ammise, sfiorandole la punta del naso con la sua -le ho specificato che non era a me che doveva delle scuse, ma piuttosto a sua figlia-
Non disse nulla, si limitò a fissarla per un attimo per poi afferrarle il viso con entrambe le mani e baciarla, invadendola con la lingua, schiacciandosi al suo corpo caldo e bollente.
-Ho così paura- bisbigliò con le labbra ancora attaccate a quelle di Haruka -Sembrava così fragile in quel letto- si rimise seduta, appoggiando a schiena al petto dell'altra, che la cinse forte tra le braccia.
-È una donna forte, Michiru- le disse, appoggiandole il mento sulla spalla.
-Anche lui lo ha detto- affermò, piegando le gambe e portandosi le ginocchia al petto -ma vederla con tutti quei fili, immobile in quel letto… anche lui è spaventato-
-Tuo padre? -
-Non mi ha detto nulla, però io lo vedo nei suoi occhi-
Rimase per un attimo in silenzio, ripensando a quei momenti tra le braccia del padre, quando tutto sembrava essere insignificante di fronte alla paura di poter perdere la persona più importante per entrambi.
-Credo sappia tutto- mormorò mentre allungava il braccio per afferrare lo shampoo -mi ha chiesto se la mia mano fosse legata all'occhio nero. Quando gli ho detto di no, ha subito affermato che allora era legata al naso di Toy-
-Quindi si sono visti- affermò, chiudendo gli occhi, lasciandosi cullare dalle dita di Haruka che le stavano massaggiando delicatamente il cuoio capelluto.
-L'ho sentito sussurrarti che non ti avrebbe più dato fastidio-
Non le aveva detto nulla, non aveva minimamente menzionato il suo occhio con lei, anzi le era sembrato che non lo avesse nemmeno notato e invece si era addirittura premurato di liberarla dalla presenza della persona che aveva sempre voluto al fianco della figlia.
-Non riesco proprio a capirlo. Non riesco a capire cosa prova nei miei confronti. Vorrei essere forte abbastanza da fregarmene ma non ci riesco-
Fin da piccola aveva sempre fatto in modo che lui fosse orgoglioso di lei, che la guardasse con quella luce negli occhi che la faceva sentire così soddisfatta. Quella luce che non vedeva da qualche tempo.
Odiava sentirsi così succube dell'opinione del padre. Odiava se stessa per non riuscire a fregarsene e viversi liberamente la sua vita.
-Dobbiamo avere pazienza con lui, Michiru- dichiarò, afferrando il soffione -Non dobbiamo insistere, non in questo momento-
-Lo so, ma…-
Odiava vedere quello sguardo nei suoi occhi.
Si sentiva ferita.
E odiava sentirsi in difetto per qualcosa che la rendeva perfetta.
-Scivola un po' in avanti- le chiese mentre regolava l'acqua -Credo sia meglio procedere con calma-
-Cosa vuoi dire? - chiese, voltando la testa per guardarla, mentre scivolava in avanti come le aveva chiesto.
-Voltati e inclina la testa all'indietro-
-Cosa intendi con procedere con calma? - domandò, mettendosi come le aveva detto l'altra.
-Semplicemente che non dobbiamo imporgli la mia presenza- specificò, affondando la mano sinistra tra i capelli dell'altra -Chiudi gli occhi- bisbigliò per poi avvicinare il soffione alla sua testa per sciacquarle i capelli -Evitiamo gesti troppo espansivi davanti a lui-
-Definisci espansivi, perché a me non sembra di esserlo nei tuoi confronti davanti a lui, anzi…-
-Fino ad ora no, ma le cose sono diverse adesso. Sono sicurissima che non indugeresti molto se sentissi il bisogno di stringermi la mano e di baciarmi-
Ed era vero, non aveva esitato a definirla ragazza davanti al dottore della madre, come non aveva esitato a tuffarsi tra le sue braccia davanti al padre.
-Non penso di essere d'accordo con te-
-Michiru quando tua madre tornerà a casa avrà bisogno di tranquillità-
-Quando mia madre tornerà a casa avrà bisogno di me-
-Esatto, lei avrà bisogno di te e non della tensione che si creerebbe con la mia presenza-
-Cosa stai cercando di dirmi Haruka? - richiese, spostandosi per guardarla negli occhi.
Chiuse l'acqua e lasciò cadere il soffione, l'afferrò delicatamente per farla avvicinare e le tolse le gocce d'acqua che scendevano dai capelli, bagnandole il viso.
-Sto solo dicendo che io potrò accompagnarti e venire a prenderti, ma non credo sia giusto imporre la mia presenza-
Restò in silenzio a fissarla, chiedendosi cosa le avesse detto la madre per spingerla a decidere una cosa del genere. Le afferrò il viso con entrambe le mani, avvertendo tutto l'amore che quelle parole erano riuscite a trasmetterle.
-Ti amo…- mormorò, appoggiando la fronte sulla sua -…così tanto-
Si era addormentato con la speranza di ritrovarla al suo fianco al suo risveglio e, anche se la prima cosa che aveva avvertito ancora prima di aprire gli occhi era stato il suo profumo, una parte di lui era rimasto deluso quando aveva allungato il braccio per trovare il letto vuoto.
Aprì gli occhi per rendersi conto di aver dormito davvero fino a tardi, alzandosi sorridendo quando notò che la maglia che le aveva lasciato sulla sedia non c'era, segno che l'aveva indossata. Afferrò il telefono per controllare se era stato cercato in ospedale, indugiando indeciso se telefonare e chiedere notizie della signora Kaio oppure evitare. Sospirando, lasciò cadere il telefono sul letto per alzarsi e dirigersi in cucina.
Fece un passo per avvicinarsi quando le squillò il telefono, facendolo fare istintivamente un passo indietro. La vide posare la tazza che aveva tra le mani per afferrare l'aggeggio che continuava a vibrare. Restò per un attimo a fissare lo schermo, come a decidere se rispondere o meno, poi la vide accettare la chiamata e riporre il telefono sul tavolo.
-Amy? -
-Sei in vivavoce- rispose alla donna, afferrando di nuovo la tazza con entrambe le mani, mentre continuava a fissare lo schermo del suo portatile.
-Stai guidando? -
-No…-
Percepì l'indecisione sul suo viso mentre lasciava vagare lo sguardo tra le mura della cucina.
-Ti ho chiamato a casa ma non c'eri, ho provato un paio di volte poi mi sono preoccupata-
-Ho fatto il turno di notte-
-Ti ho svegliata? Scusa non lo sapevo, ora riattacco-
-Non ti preoccupare ero già sveglia, cosa volevi dirmi? -
-Ecco vedi…Mamoru mi ha fatto la proposta!-
Fu allora che decise di allontanarsi, di tornare in camera.
Sorrise nel percepire l'emozione nella voce di Usagi, che stava aspettando questo momento dalla prima volta che aveva incontrato Mamoru.
-È stato così romantico- la sentì sospirare, facendole nascere una strana sensazione, come se invidiasse l'emozione che la sua amica stava provando in quel momento.
-Sono davvero felice per voi, ve lo meritate- affermò, dandosi mentalmente della stupida per aver anche solo provato un sentimento tanto negativo nei confronti della sua amica.
-Grazie. Ti ho chiamata per invitarti a casa mia per iniziare i preparativi-
-Avete già fissato una data? -
-No-
-E non ti sembra un po' affrettato iniziare i preparativi? -
Il silenzio che ne seguì la fece sentire ancora peggio di come si era sentita poco prima. Usagi era diversa da lei, era una ragazza che amava sognare e lei le stava rovinando il suo momento speciale.
-Scusa, quando dovremmo vederci? -
-Le altre vengono questo pomeriggio per… tu però puoi venire anche in serata- mormorò, perdendo tutta la vivacità di poco prima.
-Oggi non posso- affermò senza pensarci oltre -Devo…- cercò una scusa per giustificarsi, non potendo dirle che aveva già un impegno, al quale non voleva assolutamente rinunciare -la madre di Michiru è stata operata- mormorò, sperando di distogliere l'attenzione dell'amica dalla sua vita.
-Oddio, non lo sapevo. Come sta? -
Afferrò il telefono per togliere il vivavoce per poi portarselo all'orecchio -È stato un intervento difficile, è andato bene ma ora bisogna vedere come reagisce-
Si alzò prendendo la tazza per dirigersi al lavandino, dove aprì l'acqua rimanendo a fissare mentre la tazza si riempiva.
-Credi che dovrei chiamare Michiru? -
-Penso che le farebbe piacere, però non chiamarla ora, chiamala nel pomeriggio. È stata una giornata dura-
Chiuse l'acqua, e indietreggiò, appoggiandosi al tavolo.
-Amy stai bene? Sembri strana-
-Sto bene Usagi, sono solo stanca- mentì, perché non le piaceva affatto il suo comportamento. Non le piaceva mentirle ma non aveva comunque il coraggio di dirle la verità. Cosa la bloccasse, non sapeva proprio dirlo. Sapeva con certezza che nessuna delle sue amiche l'avrebbe giudicata, come sapeva che lui non avrebbe giudicato le sue amiche. La verità forse era che a giudicare se stessa era proprio lei, che non faceva altro che chiedersi cosa stesse combinando, nell'accettare la corte di un tirocinante, più giovane di lei, che era all'inizio della sua carriera e che stava rischiando grosso in quella storia con lei.
-Allora ti lascio, ci sentiamo domani? -
-Sì, ti chiamo domani-
Restò per un attimo a fissare lo schermo, ormai spento, del suo telefono, che le rimandava la propria immagine, dove i suoi occhi riflettevano tutto il disagio e il tormento che stava provando.
-Hai finito? - il sussurro di Tetsu la portò a voltarsi, ritrovandolo sulla soglia della porta con addosso un pantalone della tuta e una maglietta bianca, con i capelli ancora bagnati, segno che si era appena fatto una doccia.
-Da quando sei sveglio? - gli chiese, appoggiando il telefono sul tavolo, voltandosi verso di lui, per accogliere le sue labbra, gesto ormai automatico, ma che aveva sempre la capacità di scaldarle il cuore.
-Sono venuto quando ti è squillato il telefono e ho preferito lasciarti sola-
-Era Usagi- disse, adagiandosi tra le sue braccia, che l'avvolgevano da dietro.
-Usagi…credo di non conoscerla- affermò, appoggiandole il mento sulla spalla.
-Forse l'avrai vista in ospedale…-
-Forse- si staccò da lei per prepararsi del caffè -al momento il suo nome non mi ricorda nessuno. Del resto lì sono un dottore non familiarizzo con i parenti dei pazienti-
Non disse nulla, non sapeva cosa rispondere. Lui non le aveva mai chiesto nulla ma lei sapeva perfettamente che quella situazione iniziava a stargli stretta, lo capiva da come reagiva quando finivano a parlare delle loro vite.
-Hai saputo qualcosa da Michiru? - le chiese, continuando a restare di spalle.
-No, ho pensato di aspettare prima di chiamarla-
-Hai fatto bene, dopo chiamo in ospedale per sapere come è andata la nottata-
Si voltò e si avvicinò a lei, afferrando la sedia per sedersi -Va tutto bene? - le chiese, quando l'altra continuava a restare in silenzio.
-Certo- bisbigliò -Credo solo di essere stata troppo dura con lei- afferrò la sedia e si sedette al suo fianco -sai Usagi è una romanticona, mentre io sono più… non lo so, credo di aver esagerato-
-Cosa è successo? - le chiese, spostandosi sulla sedia per guardarla negli occhi.
-Il suo ragazzo le ha finalmente chiesto di sposarlo-
-E non sei felice per lei? -
-Certo, Mamoru è un uomo fantastico, non è questo il problema. Abbiamo sempre saputo che questo momento sarebbe arrivato, stanno insieme praticamente da sempre-
-Ma…-
-Non c'è nessun ma… lei era così felice, mi ha invitata per iniziare a parlare dei preparativi e io, invece di essere felice con lei l'ho accusata di correre troppo. Non so cosa mi sia preso, non sapevo come declinare, come…-
-Era per oggi, vero? -
Alzò il viso specchiandosi per la prima volta, da quando avevano iniziato quella conversazione, nei suoi occhi -Non sapevo cosa inventarmi-
-Non hai bisogno di inventarti nulla- affermò, alzandosi per lavare la tazza.
-Tetsu so come la pensi, ma…-
-Sto solo dicendo che puoi andare se vuoi, non hai bisogno di inventarti nulla-
-È questo il punto- bisbigliò, alzandosi e voltandosi verso di lui, che continuava a darle le spalle -non ho mai pensato, nemmeno per un secondo di voler andare da lei. La prima cosa che ho pensato sei stato tu e l'intera giornata con te-
Si voltò e le sorrise, avvicinandosi per cingerle i fianchi e attirarla a sé -Questo mi lusinga davvero molto ma noi possiamo sempre trascorrere la notte insieme e quel che resta della mattinata- bisbigliò, sfiorandole la punta del naso con la sua -puoi andare nel pomeriggio dalla tua amica a patto che trascorri la notte nel mio letto- mormorò, sfiorandole le labbra con le sue – tra le mie braccia- continuò, un attimo prima di catturarle le labbra in un bacio lento e delicato.
-Sei sicuro? - gli chiese, sfiorandogli il labbro inferiore con il pollice, rendendosi conto solo in quel momento di come le tremavano le mani dopo il suo bacio.
-Sicurissimo- bisbigliò, appropriandosi di nuovo delle sue labbra, facendola arretrare fino a farla appoggiare al bordo del tavolo.
-Non so davvero cosa dire- mormorò, lasciando scivolare lentamente la lingua sul suo labbro inferiore -tendi sempre a mettere gli altri prima di te-
-È il mio lavoro far stare bene gli altri- affermò, sfiorandole la punta del naso con il suo -e far stare bene te, fa stare bene anche me-
E al suono di quelle parole, dette con tanta sincerità e tranquillità, il suo cuore sembrò esploderle nel petto. Una sensazione mai provata prima, un'emozione tanto potente che in un certo senso la spaventava con la stessa potenza.
-Allora mi dica dottore, come posso premiare tutta questa dedizione? - chiese, cercando di mascherare le sue vere emozioni, facendo vagare la mano sull'ampio petto di Tetsu.
-Ora che ci penso, ci sarebbe una cosa che potrebbe fare per me, dottoressa- dichiarò, con aria vagamente innocente.
-Oh mi dica- continuò maliziosa, facendo scorrere le dita oltre l'orlo dei pantaloni.
-Non mi riferivo a questo- protestò debolmente, tremando quando le dita di Ami lo sfiorarono, procurandogli brividi in tutto il corpo.
-A questo, cosa? - mormorò, avvicinando le labbra alle sue mentre con la mano lo afferrava con decisione, iniziando a muoverla lentamente.
-Amy…- ansimò, afferrandole il labbro inferiore con i denti, stringendolo, reprimendo l'impulso di assecondare il movimento di quelle dita con il suo bacino -davvero non mi riferivo a questo- continuò, afferrandole il polso, facendo appello a tutte le sue forze per fermarla.
-A cosa si riferiva, dottore?-
-Volevo semplicemente chiederti di accompagnarmi alla festa di laurea di un mio amico- bisbigliò, sospirando mentre lasciava andare il braccio di Amy, che ricadde lungo il suo corpo.
-Laurea? - chiese con evidente stupore.
-Già, e prima che tu dica di no, devi sapere che non ci sarà nessuno dell'ospedale, lui è un futuro avvocato e non conosce nessuno dei miei colleghi, quindi non ci sono pericoli-
-Perché? - mormorò, issandosi sul tavolo, nel vano tentativo di mettere un po' di distanza tra i loro corpi.
-Perché, cosa? - chiese confuso, facendo un passo indietro intuendo la sua voglia di staccarsi da lui.
-Perché vuoi che ti accompagni? Non conosco nessuno e poi…-
-Calmati, volevo solo evitare di fare la parte dello sfigato, per l'ennesima volta. Nessuno sa di noi, quindi per loro trascorro tutto il mio tempo al lavoro o a casa a guardare porno. Queste sono parole loro non mie- precisò, quando vide i suoi occhi luccicare di lussuria.
Rimase per un attimo in silenzio, fissandolo negli occhi mentre continuava a chiedersi cosa avrebbe dovuto fare. Stranamente l'idea di accettare la sua richiesta non le suscitava nessun timore o preoccupazione, anzi era stata sul punto di accettare senza nemmeno rifletterci.
Sorrise quando la consapevolezza della loro differenza di età le sembrò palese ancora di più dopo quella proposta.
-Perché sorridi? - le chiese, facendo un passò in avanti, sfiorandole le labbra, posizionandosi di nuovo tra le sue gambe.
-Stavo solo pensando quanto sia evidente la differenza tra i nostri mondi-
-Differenza? - chiese, irrigidendosi, preoccupato dalla piega che poteva prendere quel discorso.
-Sì, i miei amici pensano a mettere su famiglia mentre i tuoi muovono i primi passi nella vita da adulti-
La fissò elaborando le sue parole -Parli del matrimonio? Anche io sono stato invitato a un matrimonio- precisò, spingendosi ulteriormente a lei.
-Un tuo amico si sposa? - chiese lei scettica, inarcando un sopracciglio.
-Già, il mese prossimo-
-Davvero? Un tuo amico? -
-Sì e avevo intenzione di invitarti-
-Volevi portarmi al matrimonio del tuo amico? Non è un modo indiretto per farmi capire che vorresti accompagnarmi a quello di Usagi, vero? -
-Così mi offendi! Tom si sposerà davvero tra un mese, se vuoi lo chiamo e così te lo confermerà lui stesso! -
-Scusa non volevo offenderti- dichiarò, afferrandogli il viso con entrambe le mani e avvicinandolo al suo -ti credo- mormorò, appoggiando poi le labbra sulle sue per lasciargli un bacio a stampo.
-Questo è un sì? -
-Tetsu…-
-Non ci sarà nessuno dell'ospedale- insistette, fissandola intensamente.
-D'accordo- bisbigliò, sospirando solo per non lasciargli capire che aveva deciso di accettare fin dall'inizio.
Le catturò le labbra in un bacio che le fece battere forte il cuore, facendola gemere quando la lingua sfiorò la sua. Rispose al bacio lasciandosi traportare dal momento, mettendo a tacere quella voce nella sua mente che le stava sussurrando di aver sbagliato.
Voce che divenne un lontano eco quando le afferrò la mano per rimetterla dove era stata pochi istanti prima.
-Credo che sia ora di riprendere da dove l'avevo interrotta, dottoressa- bisbigliò, con le labbra ancora attaccate alle sue.
Sorrise alle sue parole, intuendo subito a cosa si stesse riferendo, ben lieta di assecondare quel suo bisogno. Lasciò vagare la mano lungo il suo corpo, godendo di ogni sua minima reazione.
Percepì ogni suo ansito, ogni suo brivido che portò la sua eccitazione ad aumentare rapidamente. Assecondò ogni movimento del suo bacino, che diventava sempre più frenetico e convulso. Chiuse gli occhi quando avvertì il suo corpo iniziare a tremare, portandola ad aumentare il ritmo delle sue carezze.
Percepì il calore del suo respiro, quando lasciò andare la fronte sulla sua spalla, mentre inseguiva freneticamente il movimento della sua mano con spinte veloci del bacino.
-Amy…- ansimò un attimo prima di irrigidirsi per poi lasciarsi andare al piacere, che portò il suo corpo a tremare incontrollato e il respiro ad accelerare.
Rimasero in quella posizione fin quando il respiro di Tetsu non tornò regolare, sentendosi particolarmente appagata quando si specchiò negli occhi di lui, che nonostante avesse appena raggiunto il suo piacere, continua a guardarla con uno sguardo carico di desiderio.
-Ora è il mio turno dottoressa- dichiarò, afferrandole il braccio e facendola scendere dal tavolo -non qui, in camera-
Non oppose nessuna resistenza, si limitò a seguirlo in camera, piena di aspettative.
-Se avessi immaginato che accettare di accompagnarti a un matrimonio avrebbe portato a questo, avrei accettato subito- cercò di stuzzicarlo quando le afferrò la maglietta per liberarsene e avvolgerle un capezzolo tra le labbra.
-Ricordami di avvisare mia cugina domani-
-Tua cugina? - chiese confusa, sopraffatta dalla sensazione che quella bocca le stava regalando, mentre scendeva lungo il suo corpo.
-La ragazza di Tom-
