Cercavo qualcosa da dire a mia sorella, qualcosa di intelligente, qualcosa che la potesse aiutare, come quelle cose che spesso sapevano dire lei e Cissy per consolare qualcuno, ma non mi veniva niente.

Così, dopo qualche domanda esplicativa, le ho risposto cupa: "Dovremmo provare ad ottenere una pozione rivelatrice, così da esserne sicure, dopo tutto, non è detto che sia come pensi…" lei ha annuito, senza piangere, senza essere triste, sembrava solo sollevata di poterne parlare con qualcuno. Ma anche agitata di avere una risposta definitiva dalla pozione rivelatrice.

Ci siamo accordate: la domenica successiva, durante la gita ad Hogsmeade degli studenti, noi saremmo rimaste a scuola la mattina, io che sono più abile con le pozioni, avrei preparato l'occorrente, nel frattempo, lei avrebbe parlato anche con Cissy e, appena pronte, ci saremmo ritrovate tutte e tre insieme, come sempre quando c' era qualche problema grosso, per vedere il responso.

Quel giorno abbiamo fatto esattamente così.

Mentre sfogliavo il giornale utile con gli ingredienti e preparavo l'occorrente, mi ha raggiunta Rod, il quale, sgranando gli occhi ha esclamato: "Merda! Sei incinta?" io ho riso e voltandomi a dargli un bacio ho risposto: "No tranquillo, nessun piccolo Lestrange in arrivo, è per mia sorella Andromeda, ha paura di essere incinta, non sappiamo come fare" lui ha alzato le spalle e si è avvicinato per aiutarmi a mescolare la pozione: "Cosa la preoccupa?"

Io mi sono stupita della sua calma: "Cazzo Rod, mia sorella ha sedici anni, lo sai? Come può avere un figlio? E poi i miei a casa la uccideranno… non vanno per niente d'accordo, ultimamente Andromeda sta diventando peggio di Sirius… a casa è solo un gran casino"

Lui continuava a guardare la pozione per vedere se era pronta, stavamo entrambi a mescolare il piccolo calderone bollente, in silenzio, assorti, poi mi ha detto: "Io sono nato che mia madre aveva diciotto anni, solo due più di Andromeda ed era anche più gracile e malata, eppure… almeno credo, perché non me lo ricordo, è stata buona e brava con me.

Sai? Ho le foto! Mi sorrideva e mi teneva in braccio.

Per cui, ce la può fare anche tua sorella. E in ogni modo, anche io e te ci sposeremo presto, è ora di crescere per tutti, non lo dici sempre anche tu che ci aspetta la conquista del mondo magico?"

Avevo smesso di stare attenta alla pozione, lo guardavo.

E pensavo che tante cose di Rod sono strane… lui sa essere così dolce a volte, io invece, non ci riesco mai.

Ho detto di sì comunque, e mi sentivo anche più tranquilla; ci siamo baciati per tutto il resto del tempo, sul pavimento della classe di pozioni, mentre quella sostanza bolliva ed emanava calore e fragranza di noci e farina morbida.

Quando è stato tutto pronto, Rod è andato con Rab e Barty ad Hogsmeade e ci siamo dati appuntamento per il pomeriggio. Poi ho raggiunto Andromeda e Narcissa nel dormitorio.

Mia sorella più piccola, era seduta composta sul letto, sempre perfetta, ma si torturava le unghie con le dita e anche gli anelli che portava, per cui ho afferrato subito quanto fosse agitata. Dromeda era ancora con la camicetta da notte, bellissima, rossa e bianca, le donava tantissimo, e mi guardava come per capire che doveva fare.

"Credo tu debba farci la pipì dentro Dromeda, dentro questa ampollina! E se il colore vira al rosa fuxia, sei incinta, altrimenti la pozione resterà trasparente" c' è stato un gran silenzio a quel punto, rotto da Cissy che ha aggiunto: "Vuoi che veniamo in bagno con te? Hai bisogno?" ma Dromeda ha detto che preferiva fare da sola. Così mi sono seduta vicino a Cissy ad aspettare.

Lei subito mi ha preso la mano e piangendo mi ha detto: "Ci andremo di mezzo tutte, succederà il disastro a casa Bella! E qui a scuola che diranno?" improvvisamente ho come avuto una brutta sensazione: non avevo ancora chiesto chi fosse il padre.

Avevo dato per scontato troppo… non sapevo se mia sorella avesse osato insozzarsi con quel nato babbano… non ero più sicura di niente. Nemmeno Rod ci aveva pensato, ma ora qualcosa dentro di me, una di quelle sensazioni inspiegabilmente magiche che sento e che sempre si realizzano, mi diceva che sarebbe davvero successo un disastro.

Ho abbracciato forte Cissy, nonostante odiassi e odi le manifestazioni d'affetto di quel genere, dicendole: "Tranquilla, un modo ci sarà, noi due non ci allontaneremo, promesso, ti proteggerò io, nessuno ti farà soffrire Cissy"

Poi mi sono subito sciolta da quell'abbraccio che non sopportavo e, anche se il regolamento lo vieta, ho iniziato a fumare; dopo un bel po' mi sono accorta che, questa volta, Rod mi aveva regalato le sigarette colorate al sapore di menta selvatica. Ho sorriso: pensare a lui in quel momento mi rendeva davvero felice, non so perché.

In quel momento l'altra mia sorella è uscita dal bagno, con un espressione davvero angosciata, ci ha guardate entrambe e ci ha detto che la pozione era diventata di un deciso colore fuxia acceso, poi si è buttata sul letto ripentendo: "E ora che faccio, come faccio?"

A quelle parole qualcosa si è risvegliato in me, non mi piaceva la situazione e volevo risolverla, ho chiesto: "Chi è il padre Andromeda?"

Lei mi ha guardato impaurita, Cissy si è voltata verso di lei attendendo una risposa, ancora una volta tutto taceva, finchè non ha risposto: "Ted Tonks"

E io, d'istinto, senza neanche dover riflettere più sulla faccenda ho aggiunto: "Allora devi abortire"

Cissy portava lo sguardo da me a Dromeda e da Dromeda a me, ancora confusa.

Mia sorella più grande mi ha guardato leggermente sulle difensive e mi ha detto: "Uccidere il bambino? Non so… forse è la soluzione migliore… ma non so cosa dire ora" io ero sempre più decisa: "Liberatene, e subito" ho detto quasi urlando.

Cissy a quel punto è saltata in piedi e si è affiancata a me: "Bella ha ragione, risolvi questo problema, fai tornare tutto alla normalità!" poi è uscita dalla stanza, dicendo che voleva andare ad Hogsmeade insieme ai suoi compagni.

Io volevo infinitamente fare lo stesso. Sapevo che stavamo tutte soffrendo, tutte lo sapevamo, ma sapere che il bambino sarebbe stato un mezzo babbano… questo non lo potevo tollerare. Odio i babbani, come loro odiano noi, non potremo mai mischiarci, mai.

"Allora, che hai deciso Dromeda?" lei mi guardava incerta, tremava leggermente: "Non lo so Bella, forse… forse farò come dici, non so come si cresce un bambino"

"Bene" le ho risposto, poi me ne sono andata, per la rabbia, la delusione nei confronti di mia sorella che era arrivata tanto in là con uno di quelli, uno dei babbani.

Mi sono sorpresa a pensare, percorrendo i corridoi verso la sala comune: "Uccidi quell'ammasso di cellule senza poteri magici. Sangue mezzobabbano. Se non lo farai tu sorella, prima o poi lo farò io"

Mentre indossavo il mantello scuro e pesante coi colori della mia casa, mi sono guardata alla specchio per vedere se ero carina e pronta per uscire.

Ma ho visto i miei occhi, la mia immagine oscura, i miei capelli neri a ricoprirmi parte del volto, mi sentivo strana, ho sfiorato la mia immagine allo specchio e mi sono detta di nuovo, questa volta a voce leggermente più alta: "Se non lo fai tu, lo farò io sorella, prima o poi"

Ho giurato a me stessa che non sarebbe finita lì.

Ad Hogsmeade ho raggiunto gli altri, avevo voglia di distrarmi, di scatenarmi un po' dopo quella mattina d'inferno.

Ho trovato Rod con suo fratello e Barty ad annoiarsi sopra alcune panchine di un parchetto.

Ricordo di aver pensato che i ragazzi, senza le ragazze, non combineranno mai nulla.

Quando li ho salutati, si sono subito animati, ho chiesto loro un'altra sigaretta e ho proposto il da farsi: "Entriamo alla Testa di Porco, rubiamo una bottiglia di whisky incendiario e ce la dividiamo per il pomeriggio; poi, verso sera, andiamo ai Tre manici di scopa, il locale di quei fottuti grifondoro e rompiamo i vetri a forza di palle di neve e ce ne scappiamo subito a scuola, allora, chi ci sta?"

Ho detto la frase tutta ad un fiato, gli altri mi guardavano interdetti.

Comunque, a questa proposta Barty ha detto di sì, senza neanche pensarci su, Rab non era molto d'accordo e si sono messi a discutere, nel mentre mi si è avvicinato Rod e mi ha domandato all'orecchio: "Tua sorella è incinta vero?" io ho abbassato lo sguardo e ho detto di sì. Lui è diventato più serio e stava per dire qualcosa, ma l'ho preceduto: "Di quel mezzo babbano, Ted Tonks"

Allora Rod ha solo detto: "Che schifo" e poi ha urlato agli altri: "Si fa quello che ha detto Bellatrix, fratello, smetti di fare lo sfigato e vieni con noi"

I due fratelli si sono guardati in maniera molto eloquente, ma incomprensibile ad estranei al loro strano linguaggio, e subito Rab ha detto: "Andiamo, ma veloci a rubare che devo fare un'altra cosa più tardi"

E così è stato, abbiamo fatto realmente tutto, compreso rompere i vetri, e correre via lontano, come matti, per non farci beccare, e durante tutto il pomeriggio, ero così ubriaca da divertirmi davvero tanto sulla neve, come una bambina scatenata e felice.

Mi ci ero buttata e rotolata e scivolata così tanto, che al ritorno a scuola ero quasi totalmente inzuppata dalla neve.

Camminavo con Rod per i corridoi, verso la sala comune e verso i dormitori e ridevamo, e lui mi abbracciava continuamente e mi spogliava, dai vestiti bagnati che avevo ancora addosso. Poi, nella sua stanza, al caldo del camino, chiusi dentro tramite un incantesimo oscuro rudimentale, ma che mi aveva reso molto orgogliosa per averlo saputo fare, ci siamo nascosti sotto le coperte ad asciugarci, mi ha spogliata tutta e abbiamo fatto l'amore.

Facciamo sempre di più l'amore ultimamente, perché ci riusciamo sempre meglio, e diventa sempre più bello.

Per questo anche io, ho sempre più voglia.

Rod lo farebbe in continuazione…

Anche se, dato che è ancora solo un ragazzino, non un uomo, spesso si sbrodola troppo presto e, quelle volte, io penso sempre che Lord Voldemort, di certo, è più bravo, più uomo…

Dopo aver passato un po' di tempo a parlarci abbracciati, svestiti, sotto le coperte, e dopo essermi cambiata, e aver indossato vestiti pesanti per compensare il freddo preso, sono salita in sala grande per la cena. Non ho rivolto la parola ad Andromeda, sapevo che aveva bisogno di me, di un mio sguardo, anche solo di un sorriso, ma non sono riuscita a fare nulla di tutto ciò, non la capivo e non la capisco, per me sta solo rinnegando la sua natura di strega scegliendo di mischiarsi a quel mezzo babbano, che per natura appunto, non è un mago per davvero.

Ho salutato Cissy, che parlava, anche se in maniera un po' triste, con le sue compagne del quarto anno. Prima di sedermi, mi si è avvicinato Rab in maniera misteriosa e circospetta: "Bellatrix" mi ha detto sfiorandomi leggermente il braccio con tanta delicatezza, tanta così, non l'avevo mai sentita da nessuno: "quando hai finito di mangiare, possiamo vederci solo un attimo, io e te, prima di scendere in sala comune?" ho sorriso perché avevo capito che non voleva suo fratello tra i piedi, ma ho risposto di sì.

Dopo la cena mi sentivo veramente meglio, avevo mangiato e mi erano tornate le energie dopo quella giornata pazzesca, l'effetto dell'alcol che lentamente era sparito, mi aveva lasciato una sensazione dolce di stanchezza, e fare l'amore con Rod mi rendeva felice, mi sento sempre con l'umore alle stelle dopo averlo fatto: innamorata, contenta, appagata.

Sono andata, così, ad incontrare Rab.

"Volevo solo dirti che oggi ho preso una cosa per te" mi ha detto un po' timido e un po' pieno di entusiasmo.

"Mio fratello, quell'idiota, mi ha fatto capire che eri un po' triste, ci siamo divertiti, ci siamo sfogati oggi, ma sapevo che desideravi questa cosa da tanto tempo, che qui a scuola non te la fanno usare, ma tu ci tieni… per cui te l'ho comprata io" dicendo questo mi ha porto un pacchettino rettangolare piuttosto piccolo.

"Come ogni strumento di una strega, o un mago, deve avere uno stretto legame con chi lo usa, strettissimo! Per questo spero ti piacerà, che sarà speciale e personale per te, e ti ricorderai che te l'ho regalato io, sempre, e che l'ho cercato e trovato pensando a te, tutto il tempo" poi è restato in silenzio… e alla fine ha aggiunto: "perché" … "perché non volevo tu fossi triste tutto qui, nient'altro"

Credo volesse dire qualcos'altro, ma meglio che non l'abbia detto.

Ero comunque molto contenta del suo regalo, del fatto che gli piacessi così tanto e non volevo in alcun modo che si allontanasse da me. Volevo continuare a piacergli sempre, allora l'ho afferrato dolcemente per il polso e gli ho dato un lungo e sensuale bacio sulla guancia, facendo scendere le mie dita, pian piano fra le sue.

Poi ho aggiunto: "Grazie Rabby, lo aprirò subito appena sarò sola, quando sarò nel mio letto. Buona notte" lui era così perso che è andato via veloce, dicendomi: "Notte Bella"

Ho sorriso… gli piaccio proprio… ma, strano, questo non mi disturba.

Nel mio letto, con le tende tirate, ho aperto finalmente il regalo, e devo dire che ero davvero tanto curiosa.

Un mazzo di tarocchi. Un regalo stupendo, l'ho desiderato molto, ma non trovavo quelli adatti a me. Questi di Rab erano invece perfetti, personali.

Il nostro preside, dice che la divinazione non è una buona arte magica. Non le dà importanza, mentre io penso siano solo sciocchezze… la divinazione è importante, collegare i poteri con sensazioni e visioni, che sono in grado di chiarirci evoluzioni, sia emotive che di situazioni reali, è fondamentale per un mago, o una strega e dovremmo impararlo bene. Ma il preside si sa, è un babbanofilo, non capisce nulla di antichi riti e usanze.

Comunque, io ad usare fuoco, specchi, acqua, o cristalli per la divinazione, non sono proprio portata; per leggere i significati nei tarocchi invece sì.

Subito ho creato la giusta atmosfera per leggerli e ho voluto vedere come terminerà questo anno scolastico, come sarò io.

Man mano che giravo le carte, sentivo come una sensazione: un presagio eccitante e sconvolgente allo stesso tempo.

Volevo arrivare veloce all'ultima carta, quella che indica i cambiamenti, gli incontri, ciò che mi aspetta, ciò che voglio finito questo periodo della mia vita.

Di questo presagio che percepivo, avevo un po' paura e un po' lo desideravo, lo agognavo anzi. E più mi avvicinavo alla carta in questione, più sentivo l'energia che emanava, che scaturiva magicamente da essa.

Poi l'ho girata… e c'era lui, lui, il diavolo.

Lo sapevo, lo sentivo.

Questa carta rappresenta il magnetismo, la volontà imperiosa, la passione sfrenata, è anche la carta del genio, colui che può permettersi il lusso di fare tutto.
Il diavolo è il simbolo della degenerazione e della rovina, la stregoneria malvagia, la magia oscura.

Io so chi rappresenta quella carta.

È lui, Lord Voldemort.

È lui che mi chiama.

È lui che mi vuole.

È destino.

Il mio destino.

Il giorno dopo, per la colazione, sono arrivata in sala comune per ultima: Cissy si stava incamminando verso le aule, vicina ad un paio di amiche e parlava di aritmanzia e del compito che avrebbero dovuto svolgere a breve. Ho capito dal suo sguardo che non sapeva nulla di nostra sorella, come me del resto.

Andromeda invece, non l' ho vista per niente nella sala grande.

Guardando verso il tavolo dei tassorosso, ho notato anche l'assenza di Ted Tonks (o almeno così mi pareva, sono tutti così terribilmente simili, alcuni gruppi di ragazzi o ragazze, che stento a distinguerli).

Sentivo di odiarlo comunque, lui e il disastro che stava provocando.

Ma per la prima volta in vita mia, ho percepito più a fondo, anche di odiare mia sorella, di accostarla a quel mezzo babbano inutile ed estraneo. Sentivo sempre più che le cose fra noi stavano rompendosi, non sarebbero tornate più come prima, al punto in cui eravamo arrivate.

Loro, Dromeda e Tonks, erano diventati una coppia, facevano quel che facevamo io e Rod, quelle cose così intime, personali, profonde, quello spogliarsi di tutto l'uno davanti all'altra… lei aveva scelto di farlo con un mezzo babbano.

E noi tre invece, non saremmo più state le sorelle di un tempo. Come stavamo noi tre insieme non stava nessuno.

E Dromeda ha rovinato tutto. Perché?

Cercavo di mangiare qualcosa mentre pensavo a queste evoluzioni dei nostri sentimenti, ma non mi era affatto facile.

Mi sentivo solo arrabbiata, molto arrabbiata e anche tremendamente delusa.

In quel momento mi ha raggiunto Barty, in perfetta tuta da quiddich, alto per la sua età, magro e biondo, faceva già la sua figura, spiccava per la sua aria di altezzoso distacco e superiorità rispetto a molti, anche se era solo un pischelletto per me.

Sembrava davvero un perfetto giocatore della squadra di quiddich di serpeverde, se non fosse stato per una sigaretta avvoltolata frettolosamente in una cartina, che si rigirava per le mani con impazienza.

"Ciao Barty, non sapevo giocassi a quiddich!" gli ho detto mentre finivo la colazione. Lui ha trangugiato un succo di zucca e mi ha risposto: "Mio padre, quel bastardo, non mi lascia mai in pace, ora vuole che impari anche a fare il ragazzo bravo e sportivo, così ha fatto in modo di farmi entrare in squadra: odio il quiddich, odio dover infilare una palla in un cerchio e odio le stupide regole di gioco"

Ho sorriso, in fondo lo capivo benissimo… quante stupide costrizioni ho dovuto subire anch'io… "Forse, Barty, quello che odi è tuo padre…" ho detto, pensando anche a me stessa oltre che a lui.

"Forse sì" mi ha risposto scontroso, e poi ha aggiunto: "Fumi con me? Non ho voglia di entrare subito in classe"

Con tutte le materie che avevo da recuperare, saltare le ore di lezione non era esattamente la cosa più intelligente che avrei dovuto fare, ma non ho resistito: "Andiamo fuori, moriremo di freddo, ma almeno nessuno ci scoccerà"

Quando ho detto quella frase, non avevo idea di come mi stessi sbagliando…

Io e Barty infatti, stavamo parlando tranquillamente già da mezzora, quando, dal nulla, ci siamo imbattuti nel gruppetto di mio cugino: i quattro malandrini sfigati.

Potter e Sirius si vantavano ampiamente di aver convinto gli altri due a saltare la prima ora di esercitazioni per il G.U.F.O. di fine anno e ridevano gasandosi a vicenda.

Guardandoli avvicinarsi, ho di nuovo avuto quella brutta sensazione, quella sensazione di somiglianza con quel ragazzino impertinente e insopportabile di Sirius.

Il modo di camminare, anzi, di incedere, era lo stesso; il modo di parlare ad alta voce, in maniera del tutto naturale, entusiasta, era lo stesso; il modo di vantarsi di poter convincere chiunque, di avere sempre le idee migliori, era lo stesso. E poi quel suo sguardo verso di me.

Guardarsi dritto negli occhi. Senza paura, sfidandoci perennemente.

Lo stesso.

Si è avvicinato per primo Potter, lanciando non so quale offesa a Barty, perché era entrato di straforo nella squadra, solo grazie al padre e non ai suoi meriti…

Se solo Potter sapesse, ricordo di aver pensato, quanto Barty odia il quiddich, quasi quanto odia suo padre, non tirerebbe certo fuori queste stronzate.

Sirius continuava a guardarmi. Non l'aveva mai fatto per così tanto tempo, così a lungo e così intensamente. Mi sono avvicinata e lui e mi ha afferrato il polso, tirandomi leggermente da parte. Gli altri, impegnati a prendere in giro Barty e abituati alle continue lotte fra noi cugini, non ci hanno fatto caso.

Ma quella era una discussione più seria.

"Ho saputo di Dromeda" mi ha detto cupo.

"Come l'hai saputo?" ho semplicemente chiesto.

"Lei stessa me l'ha confidato! La sera della gita ad Hogsmeade, era sconvolta, impaurita poverina, aveva bisogno di supporto, di aiuto, e tu e quella piccoletta della tua degna sorella, l'avete lasciata sola! Ma che razza di persone siete?"

"Le ho detto quello che penso! Non avevo altro da dirle!" ho risposto incerta, nemmeno io so cosa dovrei fare con mia sorella, semplicemente non capisco perché sia stata tanto stupida da far succedere questa cosa.

"Allora sei stata tu a dirle di abortire!" pausa… "già, e chi se non tu… diabolica ragazzina senz'anima né coscienza! Egoista e semplicista!"

Ho risposto che non volevo discutere con lui di questa cosa, di come io la pensassi… ma ho chiesto comunque cosa le avesse consigliato di fare.

"Le ho detto di parlarne con il suo ragazzo, anche se è un mezzosangue, a lei non devono importare queste cose, la cosa che conta è un'altra! Perché ne è innamorata: è questo quello che conta davvero"

A queste parole, qualcosa mi è nato dentro,,, innamorata di un mezzosangue… innamorata di un mezzosangue… mi vorticavano nel cervello e non capivo più nulla, era come se mi riguardassero così da vicino, così nel profondo, da non poterle nemmeno sopportare.

Non si trattava più di mia sorella, si trattava di me… ma non potevo sopportare questa cosa, non capivo nemmeno da dove mi venisse questa sensazione: innamorata di un mezzosangue.

Così, non so bene come, ho reagito contro Sirius: ho iniziato a colpirlo, a spingerlo, a picchiarlo. Entrambi volevamo afferrare la bacchetta per combattere, ma entrambi ci bloccavamo a vicenda. Ad un certo punto, mi sono buttata di peso sopra di lui, che ha perso l'equilibrio e siamo caduti a terra. Io sopra e lui sotto, a picchiarci, urlarci contro e facendoci male; lo facevamo spesso da piccoli, quando litigavamo, ma ora… ora c'era qualcosa di strano, diverso.

Cadendo mi ero rotta le calze e graffiata le ginocchia, sentivo il sangue uscirmi e il dolore martellarmi nei punti della botta, sentivo il mio battito veloce e lui che mi teneva le braccia strette, serrate fortemente. Mi avvicinava a sé e non capivo perché.

Ma era strano e bello. Era come stare vicina a me stessa, essere attratta da me stessa. E fare la guerra a me stessa.

Per un istante, mi sono persa in quei suoi occhi blu grigi… e lui, anche lui, guardava dritto nei miei, così, senza più muoverci. Mi sono persa nel suo odio… chiedendomi perché ne prova così tanto e così profondamente.

Quell'odio, mi piaceva. Mi faceva sentire forte.

Non appena gli altri ci hanno visti più fermi, ci hanno immediatamente separati. Noi continuavamo a guardarci, se possibile, con più odio di prima.

"Non immischiarti negli affari di mia sorella" gli ho urlato contro e lui, liberandosi dai compagni, si è avvicinato a me e mi ha detto con rabbia: "Tu stalle lontana! Tu fai soffrire chiunque con la tua cattiveria, tu sei peggio, molto peggio dei nostri genitori! Loro hanno in mente la loro facciata da purosangue e null'altro… ma tu, io ti conosco, io ti sento, ti percepisco: tu sei pericolosa, tu credi, sei convinta…"

Gli ho dato una sberla forte, molto forte, che l'ha zittito…

Poi ho aggiunto: "Non sono affatto come dici, ma molto, molto di più! Non mi sottovalutare"

Detto questo ci siamo tutti separati, silenziosi e pensierosi, concentrati sulle nostre riflessioni.

La sera stessa del litigio con mio cugino, sono successe diverse altre cose.

Ero seduta in sala comune, vicino ad uno dei tanti caminetti che riscaldano l'ambiente freddo e umido di quella parte di sotterranei. Nonostante ci avviciniamo ormai alla primavera, la sala comune di serpeverde, resta sempre piuttosto fredda.

Dato che le calze mi bruciavano ancora sulle ginocchia graffiate, avevo indossato un paio di pantaloni morbidi che mi fasciavano leggermente i fianchi dandomi un aria da adulta, soprattutto, mi pareva, rispetto alla solita divisa scolastica, che ormai indossavo da ben sette anni.

A volte mi chiedo se mi mancherà, una volta finita la scuola, la mia divisa, i miei colori smeraldo e argento… mi chiedo se mi mancherà tutto questo, la sala comune, i sotterranei, i corridoi che, all'inizio trovavo così eccitanti e misteriosi, il lago nero… tutto.

Ma poi, riflettendoci, forse non ci penserò più per niente.

Per farmi passare il dolore alle ginocchia per la botta, avevo provato un unguento creato da me per un' esercitazione di erbologia: funzionava perfettamente e mi sentivo orgogliosa di questo.

Mi faceva sentire come una vera strega, sapevo creare le magie che più mi servivano, senza l'aiuto dei miei professori oramai. O quasi…

Rod era seduto ad un metro da me, sullo stesso divano. Era furioso e ogni due minuti in media litigavamo su qualsiasi cosa. Era arrabbiato perché ero rimasta fuori con Barty alle prime ore della mattina, era geloso… e poi era arrabbiato per come era andata la mia lite con Sirius, era geloso della posa che avevamo assunto durante la lite e del fatto che mi fossi fatta male a causa di mio cugino.

Quando si arrabbia con me è davvero cattivo, diventa aggressivo per ogni cosa, mi ferisce ed è duro e anche violento in certi casi.

Lo osservavo, aveva un'aria arrabbiata e triste, era molto silenzioso… sempre più spesso mi pareva crescere e diventare più adulto davanti ai miei occhi.

Io invece, mi trovavo sempre così ragazzina…

Mi sono avvicinata a lui, d'istinto. Non mi rendevo conto, ma ora che scrivo, rifletto sul fatto che ormai non sopporto che stia arrabbiato con me. Non mi sento felice e non mi sento bene. È come se ora dipendessi molto di più da lui rispetto a prima, rispetto ai primi mesi in cui stavamo insieme.

Non mi ero mai resa conto che il nostro rapporto fosse diventato tanto stretto, tanto intenso anche. "Rod, perché ti sei messo con me?" gli ho domandato abbassando lo sguardo sul libro che tenevo sulle ginocchia ed evitando di guardarlo in viso. Attendendo curiosa la sua risposta.

Dopo averci pensato poco su, sempre sfogliando con noncuranza un giornale di arti guerriere, Rod mi ha detto: "Perché sei purosangue, come me"

Mi ha risposto in maniera sincera, questo lo sapevo, ma senza eccessivo trasporto. Allora ho aggiunto: "Perché sei sempre geloso di me?" stavolta alzando lo sguardo verso il suo e aspettando la risposta con ansia.

"Perché sei bella… mi piaci, voglio che ti importi solo di me. Tu piaci molto agli altri ragazzi e per me, quelli, potrebbero pure morire ogni volta che ti guardano"

Avevo percepito un segnale chiaro di avvicinamento… così ho provato ad avvicinarmi a lui e sedermi sulle sue ginocchia.

Roddy, neanche ha atteso di avermi fra le braccia, che ha iniziato a baciarmi con tanta passione, quasi rabbia, tanto che mi faceva male alle labbra, le sentivo morse e afferrate fra i suoi denti in un ciclone di desiderio e voglia di possesso che ancora non avevo mai sentito.

Mi piaceva. Da matti.

Mi stringeva anche forte, con le braccia e le mani sui miei fianchi e poi cingendomi la vita. E io ho iniziato a stringerlo forte a me e ad accarezzargli la nuca e i capelli, con forza, con tanta passione.

Ci piaceva, penso, fare così lì, davanti a tutti, far vedere quanto sapevamo osare, quanto eravamo superiori, ma anche quanto ci amavamo e quanto eravamo uniti, sempre, fra mille litigi appassionati e mille offese da scalmanati.

Dopo un bel po' di minuti che andavamo avanti in quella maniera, attorno al divano ha iniziato a girare qualcuno…

Girava lì, come un pescecane attorno alla preda.

Ho aperto leggermente gli occhi per vedere chi fosse, dato che pareva proprio volerci interrompere: Rab.

Esattamente l'attimo dopo, anche Rod ha aperto gli occhi e, alla vista del fratello, ha ripreso a baciarmi più intensamente di prima.

Io sapevo perché… e lo trovavo divertente. Per questo ho esagerato anch'io.

I ragazzini del primo e secondo anno, garantito, avrebbero avuto di che commentare per giorni.

Stavamo lì a baciarci per far arrabbiare Rab. Ci piaceva essere sadici, lo sapevamo, era un segreto inconfessato, chiaro e palese fra di noi, era nell'aria.

Improvvisamente però, il gioco si è fatto serio ed è finito male.

Erano ancora tutti in sala comune, per cui tutti hanno potuto assistere alla scena.

Nel momento in cui Rab, timidamente ci ha interrotti a parole, richiamando la mia attenzione pronunciando soltanto: "Bella…" Rod si è voltato verso di lui infuriato.

Come un matto ha iniziato ad urlargli contro: "Lasciaci in pace, ci sei sempre attaccato, credi non me ne renda conto? Stupido sfigato di un fratello del cazzo! Sparisci dalla mia vista!"

Ero un po' sorpresa della reazione di Rod: i due Lestrange battibeccano in continuazione, ma non litigano praticamente mai, si vogliono bene in fondo.

Ora lui aggrediva così violentemente Rab… e non me lo aspettavo.

Mi sono alzata, perché ancora stavo seduta sulle ginocchia di Rod e lui si è alzato con me. Ma pareva proprio che Rab non avesse nessuna intenzione, stavolta, di battere in ritirata.

Infatti si è messo davanti al fratello e lo sovrastava anche di un po' nonostante fosse più giovane.

"Smetti di tirartela solo perché stai con lei. Dopo tutto potrebbe preferire chiunque a te, non sei niente in fondo, non vali niente più di me"

A quel punto Rod gli ha dato un gran pugno in pieno viso…

Rab non si è scomposto particolarmente, ma il sangue gli usciva dal naso leggermente e già si intravedeva un labbro gonfio.

A me, a vedere questa scena, dietro i capelli lunghi lisci e lucenti, lasciati cadere di proposito sul viso, per coprire la mia cattiveria, la mia perversione crescente, a me, dicevo, è spuntato un lieve sorriso sulle labbra. Mi volevano entrambi…

E mi piaceva ciò.

Rab ha inveito ancora: "Non siete neanche fidanzati, chi ti credi di essere?"

Allora è stato Rod a sorridere e, con tutta la rabbia e la cattiveria del mondo, gli ha detto ciò che gli avevamo tenuto nascosto fino a quel momento.

Con uno sguardo soddisfatto, conscio e felice di tutto il male e il dolore che avrebbe creato, ha sibilato: "Davvero ci siamo scordati entrambi di dirtelo? Ci sposiamo dopo la fine della scuola fratellino… contento per noi?"

Rab lo ha guardato sorpreso e arrabbiato, poi, si è voltato verso di me con disperazione, forse sperando di vedermi negare… ma quando ha visto il sorriso sulle mie labbra, fra i capelli neri e le luci verdi della sala comune, l'espressione innocente e forse speranzosa che ancora aveva, gli si è gelata in volto.

Subito dopo ha detto: "congratulazioni allora Bella"

Prima di uscire dalla sala comune e andare verso i dormitori, si è avvicinato a Rod, ma nessuno si aspettava di vedere Rab fare un simile gesto… ha iniziato dicendo: "congratulazioni anche a te maledetto fratello" e gli ha assestato un gran pugno nello stomaco.

Garantito Rod ha accusato il colpo, perché per tutto il resto della serata è stato fermo e silenzioso, cosa assolutamente inusuale per uno come lui.