.

Capitolo XXII

Senza fiato a respirare, senza parole a gridare

PARTE II

.

.

.

Il parroco della piccola basilica gotica che chiudeva l'angolo di Church Street, ai limiti dell'Old Town, stava riponendo delle ostie nel tabernacolo dopo avere ultimato la celebrazione quotidiana quando si sentì chiamare dalla voce inconfondibile del celebre divo.

"Si ricorda di me, Padre Torres? Ci ha presentati Gordon Craig qualche giorno fa…".

"Certo che mi ricordo, signor Graham!".

"Può chiamarmi anche Granchester, è il mio vero nome…".

"Bene signor Granchester, sono piacevolmente sorpreso di rivederla".

Il vecchio sacerdote si girò pigramente lanciando un'occhiata perplessa al loro vestiario.

Ma la luce colorata del suggestivo mosaico sulla vetrata, che si rifrangeva in centinaia di sfumature sui loro volti raggianti, non lasciava spazio a molte domande.

"Immagino che possa intuire cosa le stia per chiedere…" lo preparò Terence suscitandogli un sorrisetto pungente.

"Decisamente non è il tipo che perde tempo lei…".

"Oh no..." ribatté lui investendolo con l'intensità del suo sguardo sofferto "in questo caso si sbaglia, ne ho perso di tempo… C'è un momento però in cui le cose si vedono chiaramente ed aspettare appare semplicemente inutile. Ci sposi, per favore, padre! Le assicuriamo che non prenderemo alla leggera questo impegno!".

Orlando Torres si scrollò le spalle robuste, colpito dal fervore del suo interlocutore.

"Per la verità io…" gli replicò dubbioso "non sono abituato a celebrare matrimoni così precipitosamente…".

"Precipitosamente?" lo incalzò ancora Terence.

"Che cosa le serve di più? La chiesa è libera, ha i due sposi che non potrebbero amarsi di più davanti e qui ci sono le fedi…".

"La prego, padre Torres, ci sposi!" lo supplicò anche Candy.

"Io e Terence ne abbiamo diritto! Il nostro amore ha superato tante dure prove prima di potere finalmente esistere. Ci permetta oggi stesso di consacrarlo davanti a Dio!".

C'era una ferma risolutezza in quelle parole che uscivano imploranti dalla sua bocca.

L'uomo di chiesa non aveva bisogno di ulteriori prove.

"Buona scelta, Terence" disse rinfilandosi i paramenti che si era appena sfilato e stringendosi in vita il cingolo "la sua fidanzata mi sembra una ragazza che non si arrende facilmente!".

"Oh no, ha ragione…" gli diede atto lui "potrebbe piantarsi qui in sagrestia per giorni fino a quando non riuscirebbe a strapparle la sua accondiscendenza, padre… e stia sicuro che ci riuscirebbe, io ne so qualcosa. C'è un rottweiler nascosto nei panni di questa fragile ed avvenente fanciulla!".

"Terence!".

Candy, rossa in volto, gli assestò una pedata punitiva delle sue.

"Quanto mi piace leggere l'amore negli occhi dei giovani…" osservò il prete riaprendo lo sportellino dietro di sé e riprendendo il calice e la pisside tra le mani.

"E nei piedi…" sbottò Terence massaggiandosi lo stinco dolente.

"Vuol dire che accetta?" chiese Candy.

"Certo che accetto, non potrei mica deludere il suo bel visino sognante, signorina! Forza, venite qui, andiamo a chiedere al sacrestano di procurarci i testimoni!".

Terence lo bloccò sulla porta per un'ultima sentita richiesta.

"Padre, posso accompagnare Candice all'altare? Ci terrei tanto a poterlo fare io stesso…".

"Va bene, va bene, però vi chiedo la cortesia di entrare nella cappella dall'ingresso principale, avanzando insieme verso di me. Stiamo già stravolgendo abbastanza il cerimoniale, che il buon Dio ce lo perdoni…".

.

L'insolito e quanto mai imprevisto rito di nozze iniziò a celebrarsi di lì a poco.

Nella navata centrale deserta, illuminata solo dalla luce filtrata delle alte bifore, una coppia di innamorati felici fece il suo ingresso sulle note dell'incerta marcia nuziale di un improvvisato organista raccattato all'ultimo minuto in oratorio.

Non c'era disarmonia più armonica però in quel piccolo luogo sacro di campagna. L'ambiente spoglio e gravemente mistico era inondato dal vulcanico sentimento che univa quell'uomo e quella donna.

.

Candy e Terence raggiunsero a braccetto l'altare non riconoscendo nel loro totale coinvolgimento i tre volti familiari che li osservavano dagli ultimi banchi.

Padre Torres li accolse aiutandoli a sistemarsi sull'inginocchiatoio e diede inizio alla funzione, cominciando a leggere con voce coinvolgente le Sacre Scritture.

.

Man mano che i minuti passavano e che quel sacerdote appena conosciuto li accompagnava in una toccante cerimonia alla loro unione come marito e moglie, Candy non poteva non pensare a tutto quanto le era accaduto nel giro di così pochi mesi.

.

Tre mesi per l'esattezza.

Tanti erano bastati a Terence per sovvertire tutte le sue certezze.

.

E ora… si ritrovava con lui, a sposarlo lontano dagli Stati Uniti, in un posto dove avrebbero vissuto forse per tutta la vita che lei conosceva solo dai libri di scuola e dove avrebbe dovuto ripartire da zero alla ricerca di una propria identità.

Aveva avuto il coraggio di rinunciare a tutto per lui…

Ma non provava alcun senso di svuotamento o perdita. Continuava a guardare i suoi occhi ardenti e si sentiva protetta e viva.

Con una nuova voglia di affrontare il mondo e di ricominciare insieme a lui.

Lui che era capace di stupirla sempre. Con il calore della sua irruenza e la sorprendente delicatezza che sempre riusciva ad usarle.

Non c'era nessun altro che fosse riuscito a comprenderla così, in tutte le sue sfumature, anche le più nascoste.

Aveva addirittura voluto accompagnarla all'altare. Non le era sfuggito il profondo significato che quel gesto aveva voluto rappresentare. Ed a pensarci bene, questo era stato solo uno dei tanti gesti silenziosi con cui Terence le aveva gridato il suo amore incondizionato ed attento, fin da quando si erano conosciuti a Londra.

Candy sospirò.

Forse il suo istinto lo aveva percepito da subito, era questo l'ultimo nodo che aveva da sciogliere. Il fermento solo sopito che si era portata dentro in tutti quegli anni aveva una sola spiegazione.

.

No, non erano stati tre mesi.

.

Terence le aveva rapito l'anima da quando lo aveva conosciuto, esattamente come le aveva confessato era accaduto a lui.

Il suo agitato mare di affascinanti contrasti l'aveva irrimediabilmente attratta e conquistata da allora.

Era stato un impulso che si ero fatto strada in lei lento e prudente, per cominciare presto a puntare i piedi in un presente che non ammetteva spazio.

Ma lei, disorientata, non era riuscita ad accettare di potere amare due persone nello stesso tempo.

Per questo era fuggita. E aveva scelto il mare calmo. L'altro amore.

E ancora per questo Terence, che immediatamente lo aveva capito, l'aveva lasciata libera aspettando che maturasse la forza di mondare la sua vista da quel velo trasparente ma spesso che la appannava.

Come tutto le appariva lampante ora.

Aveva sempre saputo cosa stesse cercando. La sua ansia era meno tormentata ed appariscente di quella che animava Terence ma altrettanto concreta.

Ed era questo e solo questo amore che aveva appagato la sua ricerca.

Questo sentimento che le scoppiava ora nel petto e che lei avrebbe voluto gridare a tutti senza più impedimenti era diverso da tutto quanto avesse mai provato prima!

.

Man mano che i minuti passavano e che i suoi occhi si abituavano al contrasto di rosa e nero degli abiti nuziali vicini sull'altare, Anthony si sentiva sempre più una barca alla deriva.

Era venuto in Inghilterra per cercare di ripianare il loro rapporto ed appellarsi a quel legame di comprensione e fiducia che non li aveva mai traditi, anche nei momenti difficili. Non aveva più alcuna sicurezza ma una flebile speranza… quella non lo aveva ancora abbandonato.

Aveva attraccato la sua barca a quell'ultimo appiglio. Vederla. Parlarle. Supplicarla.

Sarebbe arrivato anche a questo pur di poterla riavere con sé.

Ma la visione di quell'intimità lo aveva sconvolto più di quanto avrebbe potuto credere. La barca aveva preso il largo. Una corrente sempre più impetuosa la stava allontanando dalla riva.

Da lontano ora poteva osservare più chiaramente. Non gli piaceva affatto quello che vedeva ma doveva riconoscere che mai, in maniera così netta, aveva potuto capire come stessero le cose in realtà.

Era stato costretto a vederli fondersi uno tra le braccia dell'altra e farsi schiaffeggiare con una tale brutalità da quell'impudica resa per poterlo riconoscere.

Cominciò a fremere e strapazzare le pieghe dei pantaloni tra le dita quando, sempre più distanti da lui, li vide pronunciare le loro appassionate promesse.

.

Terence infilò l'anello al dito di Candy, senza riuscire a trattenersi dal baciarlo.

Lei fece altrettanto, baciando prima l'anello e poi la mano dell'uomo che aveva scelto di legare al proprio destino.

Padre Torres li lasciò fare e riprese il messale per concludere il rito ma lo sposo si sovrappose alle sue parole chiedendogli un'altra piccola deviazione dalla consuetudine.

"Aspetti, la prego, mi lasci solo un minuto…".

Ricevuto il suo paziente segno di consenso, si girò quindi verso la sua sposa e si rivolse a lei con una voce smorzata che si faceva via via più potente.

"Dolcissima Candy, ti ho sempre parlato con i miei silenzi…

Sono stati per anni i confidenti ed i carcerieri dei miei sentimenti afoni…

Un giorno però ho affidato ad un foglio i miei pensieri e loro sono fuggiti tutti lì.

Si sono accomodati ed hanno preso la forma di versi.

Ho scelto di donarteli perché ti parlassero di me e di quello che realmente provavo, come io non riuscivo a fare. Quei versi sono rimasti a trepidare fino a che non si sono ribellati al silenzio.

E tu li hai saputi leggere…

C'è una pagina bianca alla fine di quel libro, che ti devo.

La voglio riempire ora con l'ultima poesia che si sta componendo nella mia mente.

E stavolta voglio che la scriviamo insieme… perché si tratta del nostro amore…".

.

A pochi centimetri dal suo viso, cominciò a recitare per lei.

.

"Lo abbiamo alimentato con le nostre parole e protetto con i nostri sguardi

il nostro spaventato amore che aveva fretta di nascere.

Lo abbiamo lasciato crescere nonostante la paura

questo nostro timido amore,

come un bambino che scopre il mondo con le sue dita e con la sua bocca.

Lo abbiamo respirato questo nostro insensato amore.

.

Lo abbiamo sentito vibrare sulla pelle e deflagrare nella gola

il nostro insolente amore che aveva voglia di gridare.

Lo abbiamo nascosto, zittito, ricacciato via

questo nostro prepotente amore,

come un cane randagio che non si cura dei suoi passi ed entra dalla porta socchiusa.

Lo abbiamo temuto questo nostro ingombrante amore.

.

Lo abbiamo mangiato, bevuto, ingoiato in ogni sospiro rubato e brivido violento

in ogni promessa, sorpresa, delusione, schiaffo e lacrima

Lo abbiamo cercato, sognato, accarezzato tra le mani senza poterlo stringere

questo nostro inconfessabile amore,

come un fuoco indomabile che tutto invade e tutto confonde.

Che ha saputo scaldare il gelo dell'anima e leggervi un desiderio assoluto.

.

E lo abbiamo difeso, con coraggio e passione,

il nostro profondo amore che è al di sopra di tutto.

Lo abbiamo messo da parte come un tesoro prezioso

questo nostro amore perfetto

che ha saputo donarsi senza pretendere, che ha saputo rinunciare e piangere.

Lo abbiamo capito questo nostro vero amore.

.

E ora lui freme di vita.

E scalpita nei nostri occhi

il nostro spensierato amore che vuole solo essere vissuto.

Abbiamo lottato per lui, affrontato un oceano di sensi di colpa.

Lo abbiamo conquistato, afferrato, stretto finalmente al nostro petto,

come un raggio di sole che scalda tiepido e attutisce ogni dolore.

Lo abbiamo costruito questo nostro incrollabile amore.

.

Dammi la mano,

ora dobbiamo solo camminare…".

.

Seguendo il senso della sua trascinante invocazione, Candy ripose la mano nella sua.

"E' solo questo che ho sempre voluto…" gli disse lievemente "camminare con te, ovunque ci conduca la nostra strada… per tutti i giorni che ci riserverà la vita…".

.

Sensibilmente colpito, il sacerdote riprese a parlare.

"Credo che non ci sia molto da aggiungere… Con il potere conferitomi dalla Santa Chiesa io sono davvero felice di dichiararvi…".

.

"Aspetti ancora, padre… per favore…".

.

Terence si voltò come una tigre, riconoscendo la provenienza di quelle intempestive parole.

"Anthony?".

"Sì, Terence, sono io…".

Alla sua risposta laconica, il giovane si parò furioso davanti a Candy con il proprio corpo.

"Cosa ti salta in mente? Non ti permetterò di rovinarci questo momento…".

"Ho bisogno di parlare con Candy e tra qualche minuto sento che non ne avrei più la forza" gli oppose glaciale Anthony.

"Tu… tu non puoi…".

"Non credo che sia tu a dovermi dire cosa sia lecito in amore, Terence, non credi?".

"Io ti sbatto fuori da qui a calci!".

"No Terry, calmati, per l'amor del cielo" intervenne Candy "siamo in una chiesa… Io… voglio ascoltare quello che ha da dirmi…".

"Ma Candy…".

Anche Stear fece per alzarsi ed andare a trattenere il cugino ma Albert lo indusse a fermarsi.

"Lasciamolo parlare, Stear! Ha ragione Candy, Anthony non è sciocco né cieco".

.

Candy si avvicinò ad Anthony turbata.

Quello schiaffo con cui l'aveva lasciato era stato per lei doloroso come se l'avesse inferto a sé stessa e non avere più avuto la possibilità di chiarire con lui, sapendolo sopraffatto da una tale sofferenza, era stato il conto più salato da dovere pagare alla sua scelta; mai e poi mai avrebbe voluto vivere sapendo che il rancore avrebbe calpestato senza pietà ogni splendido ricordo di loro nella memoria di quel ragazzo che era ancora per lei così importante.

"Parla Anthony, ti ascolto…" lo esortò cercando di ritrovare la tenerezza in quegli occhi che la osservavano asettici.

Anthony le sfiorò la mano, toccando l'oro dell'anello come a cercare l'ennesima innegabile evidenza.

Poi, inaspettatamente, le sorrise. Con un sorriso triste ma benevolo.

"Se qualcuno mi avesse predetto solo qualche mese fa che oggi avrei assistito al tuo matrimonio da spettatore gli avrei riso fieramente in faccia…" cominciò a confessarle "ma era destino che io facessi anche quest'assurda esperienza nella mia vita!

Mi sembra tutto un incubo, Candy… vorrei che ci svegliassimo tra qualche minuto scherzandoci su insieme ma so che non è così… lo leggo nei tuoi occhi accesi dall'amore.

È un amore che non mi riguarda più, dovevo vedervi oggi sbattendo il muso sui gradini di questa chiesa per riuscire ad accettarlo.

Voglio che tu sia felice, continuo a volerlo anche ora, sapendo che non sarò io a costruire con te quella felicità. Era necessario dirtelo, prima che uscissi da qui come signora Granchester perché, perdonami, non avrò la forza di rimanere a congratularmi con voi.

È difficile riuscire a rinunciare… È difficile sopprimere un sentimento che ti pulsa ancora vivo nel petto sapendo che è semplicemente inutile continuare a nutrirlo…

Sii felice… e non pensare a me, saprò rialzarmi. Tu mi hai insegnato a non cercare più scuse.

Ma ti chiedo solo una cosa… non cancellarmi dal tuo cuore quando i giorni diventeranno anni e la nostra storia ti sembrerà solo un fresco venticello che ha attraversato la tua adolescenza!".

"Io non ti cancellerò, Anthony… e non voglio lasciarti uscire dalla mia vita!".

"Non accadrà, tesoro… il tempo curerà questa ferita, ne sono certo…" le promise lui baciando la sua fronte e lasciandola.

"Sei una bellissima sposa…".

Trattenendo le sue emozioni, Anthony tese a Terence la mano.

"Credo che io e te ora possiamo deporre le armi… non c'è più alcun nemico da combattere…".

"Vorrei che mi odiassi, Anthony" gli disse Terence ricambiando con riconoscenza la sua stretta.

"Non lo farò, se saprai amarla sopra ogni cosa, come avrei fatto io. Ma sono convinto che tu non abbia bisogno delle mie raccomandazioni…".

Sembrò allontanarsi ma si girò ancora verso di lui.

"Dovresti sostituire i narcisi* del tuo giardino, Terence. Sono il simbolo dell'amore non corrisposto che da oggi non fa più parte della vostra vita".

Senza dire altro, si scusò con il sacerdote per l'indebita interruzione e si avviò verso l'uscita.

Candy e Terence lo videro raggiungere a passi esitanti la grande porta lignea e sparire dietro di essa.

.

Padre Torres rivolse loro uno sguardo interrogativo.

"Miei cari, volete ancora che concluda quella frase?".

Terence cercò risposte sul viso impallidito di Candy.

Fu un unico attimo di spasmodica attesa che gli accelerò pericolosamente il respiro.

Ma i luminosi occhi della sua donna ripresero a splendere solo per lui, rassicurandolo che nulla era cambiato.

E non lo sarebbe mai stato da quel momento in avanti.

"Certo che lo vogliamo, padre!" rispose Candy con convinzione.

"Terence Granchester, Candice White Andrew, io vi dichiaro marito e moglie.

Che l'uomo non osi separare ciò che Dio ha unito!" proclamò solennemente il sacerdote.

"Lo sposo può… ecco… volevo dire, può baciare la sposa…" concluse, anticipato sul tempo, davanti alle loro labbra già suggellate in un bacio che non aveva più saputo aspettare.

.

Solo quando decisero di staccarsi, i loro amici si fecero avanti per festeggiarli.

Entrambi si stupirono della loro presenza ma furono estremamente contenti di potere condividere quell'incontenibile gioia con due delle persone a loro più care.

"Piccola, ora sì che posso partire, ti lascio in ottime mani, vero, amico mio?" esclamò Albert non trattenendo qualche lacrima.

"Lo è e lo sarà, fidati!" lo rassicurò Terence.

"Ma… non mi dire… abbiamo fatto commuovere anche il signor 'tutto d'un pezzo', Lentiggini!".

Albert rise alla sua battuta, asciugandosi le guance.

"Già, se Bryan fosse qui mi prenderebbe anche lui in giro per questo… Non sono riuscito a contenere la mia 'tempesta emotiva'! Mi spiace enormemente dovermi separare da te proprio ora, Candy" continuò facendo una lunga pausa "ma so che stai facendo la cosa giusta ed io non posso che essere con voi".

"Auguri di cuore, ragazzi" aggiunse Stear posando la sua mano sulla spalla dello sposo "che la vita vi riservi solo il meglio! E, mi raccomando, non fatemi aspettare troppo. Voglio tanti cuginetti per mio figlio!".

"Patty sente che sarà una bambina, Stear, non cominciare a fantasticare troppo…" lo pungolò Candy.

"Fantasticare? No… gli ho solo già predisposto un piccolo laboratorio di meccanica. Sarà un inventore geniale come il papà… e se sarà una bambina… vuol dire che diventerà il maschiaccio di famiglia e sarà la prima laureata del MIT. Gli Andrew sono abituati ai terremoti in gonnella ormai!".

"Di chi stai parlando, Stear? Non mi viene in mente proprio nessuna che abbia simili caratteristiche…" gli strizzò l'occhio Terence stringendo la vita di sua moglie.

"Credo che il terremoto che hai sposato di sicuro non potrà mai annoiarti, Terence! Assicurati però di assumere una buona cuoca in casa se vuoi che questo matrimonio duri".

"Albert, anche tu? Quando vi coalizzate siete terribili voi uomini…" ironizzò anche la sposa fingendo di prendersela.

Subito dopo, però, spense forzatamente le sue risate.

"Credi che Anthony ci stia aspettando là fuori?".

Albert si rabbuiò.

"Non vorrei deluderti, Candy, ma credo si sia avviato alla stazione. È stata una giornata straziante per lui. Forse è il caso che lo raggiungiamo anche noi, è meglio che non affronti da solo questo momento".

"Ma… dovete subito ripartire? Potremmo ospitarvi noi per qualche giorno…" insistette lei.

"Non credo sia opportuno, visto come stanno le cose, e poi questo momento è solo vostro, non avete bisogno di ospiti invadenti a cui pensare. C'è un piroscafo che parte domani mattina, se riusciamo a prendere un treno stasera stessa potremmo riuscire ad imbarcarci. Dobbiamo cominciare a salutarci".

"Non se ne parla nemmeno" obiettò premuroso Terence "vi accompagneremo noi alla stazione!".

Albert però non si lasciò convincere.

"Abbiamo affittato un'auto, non preoccupatevi. Ci avete detto che avete due anelli da restituire, no?".

"Gli anelli, già…".

Candy si voltò verso il fondo della navata cercando l'anziana coppia.

"Non sono venuti più in chiesa… saranno ancora al parco…".

"Allora… pozzo di talento, dimostra anche qui quanto vali, senza arrenderti mai!" disse a quel punto Stear congedandosi dall'amico con una schietta pacca di incoraggiamento.

"Con Candy al mio f

ianco potrei abbattere a mani nude le montagne, Stear, lo sai…" gli rispose Terence si lasciò anche lei coccolare dall'espansivo entusiasmo del cugino.

"Per favore, prendetevi cura di Anthony, Stear…" lo pregò quando si furono salutati.

"Gli staremo vicino, Candy, non dubitarne. Per questo siamo venuti fin qui. Tu ora devi pensare solo al vostro futuro e cerca di non sentirti in colpa se scoppi di felicità. È giusto che sia così, te la meriti tutta!".

"Grazie, amici miei…".

L'auto a noleggio era parcheggiata proprio ai piedi della breve scalinata. Quando Albert vi prese posto e sporse il viso oltre il finestrino Candy non si trattenne e gli corse incontro per lanciarsi tra le sue braccia un'ultima volta.

"Oh Albert, scrivimi presto e non ti stancare troppo! Cerca di occuparti un po' anche di te! E salutatemi tutti, mi raccomando! Io vi penserò continuamente!".

"Su, Candy, smettila di frignare come una bambina! Non credo che sia il massimo per uno sposo entrare in casa con la sposa inconsolabilmente in lacrime…" sdrammatizzò lui per stemperare il distacco.

"L'America non è poi così lontana! Non voglio solo scrivervi, io voglio rivedervi presto, inteso? Ci sono tante cose di cui dobbiamo ancora parlare… e mi va di farlo di persona!" le preannunciò sibillino mentre cominciavano definitivamente a separarsi.

.

"Ti dispiace che siano andati via, vero?" chiese Terence appena furono partiti.

Candy annuì ma si affrettò subito a tranquillizzarlo notando che aveva cominciato ad incupirsi.

"Certo che mi dispiace ma, tutto sommato, sono felice di essere rimasta sola con te, signor Granchester" scherzò scostandogli dal viso con un soffio una ciocca di capelli più lunga.

"Bene, signora Granchester, perché mi sembra che abbiamo un discorso in sospeso io e te… che ora siamo pienamente legittimati a proseguire… Restituiamo questi anelli e corriamo di corsa a casa nostra, amore!".

"Uhm, di cosa stai parlando? Non mi ricordo proprio nulla di lasciato in… sospeso, forse ti stai sbagliando…" gli miagolò lei all'orecchio aspettandosi una pronta reazione.

"Vuoi dire che i miei baci si dimenticano così facilmente? Credevo fosse assolutamente impossibile…".

"Sei un presuntuoso narcisista, Terence…".

"E tu una bugiarda, Candy!" scoppiò a ridere lui.

"La tua memoria ha bisogno di una piccola rinfrescata, mia signora!".

.

Rincorrendosi tra mille battutine ed altrettanti infuocati avvicinamenti raggiunsero il parco e cominciarono a guardarsi intorno.

Non c'era alcuna traccia dei due anziani.

"Forse hanno voluto che li tenessimo noi…" convenne Candy sfilandosi l'anello per osservarlo da vicino.

"Lo penso anche io. È stato davvero un bel gesto…".

.

"Terence…".

"Cosa c'è?".

"Guarda…".

La ragazza gli allungò la vera perché leggesse il nome impresso all'interno.

"Terence…".

.

Terence pronunciò quel nome allibito, sfilandosi tremando il proprio anello dal dito.

Insieme poterono leggere il secondo nome: Candice.

.

Il vento che si stava alzando sempre più forte accarezzò sui loro volti un'espressione di indescrivibile meraviglia.

In tutta la loro storia nulla si era dimostrato più straordinario della realtà.

.

Intanto, una pioggia sempre più insistente cominciò a cadere sul loro abbraccio.

.

(suggerimento musicale: Can't Help Falling In Love,

brano adattato dalla romanza Plaisir d'amour del 1785 - versione cantata da Michael Buble)

.

.

.

.

*Mentre nella cultura ebraica e cristiana il narciso rappresenta un emblema di "rinascita", la simbologia derivante dal mito greco di Narciso attribuisce a questi fiori, che Kyoko Mizuki/ Keiko Nagita ha scelto di associare nelle novelle al personaggio di Terence quasi in contrapposizione alle rose di Anthony, il significato di "incapacità di amare" e di "amore non corrisposto". Ho voluto che Anthony, antagonista nella storia, avesse una visione diversa di quei fiori..