Capitolo 26

Era la prima volta dopo circa sei mesi, che si allontanava da sua madre per un'intera settimana. Erano stati mesi lunghi e difficili, durante i quali si era presa cura della madre, anche quando oramai era guarita e non aveva bisogno di lei. In più di un'occasione la madre le aveva detto di stare bene, che la sua presenza constante non era più indispensabile, aveva addirittura cercato di coinvolgere anche Haruka, insinuando che con il suo comportamento la stava trascurando. E anche se sapeva che le parole della madre avevano un fondo di verità, la paura di una sua ricaduta era stata più forte di qualsiasi dubbio potesse inculcarle per forzarla a tornare alla vita di prima.

Aveva trascorso i primi mesi a casa dei suoi, trasferendosi per poter assistere la madre. Anche se il padre aveva assunto un'infermiera qualificata, lei si era rifiutata di allontanarsi. In quei mesi aveva visto Haruka tutti i giorni, quando lei andava a salutarla e restavano insieme qualche ora, poi la bionda se ne andava, evitando di imporre la sua presenza al padre. Nelle rare occasioni in cui i due si erano incontrati, l'uomo si era limitato a salutarla cordialmente, senza però andare oltre. Anche se sembrava aver superato la loro relazione, sembrava ancora titubane nell'accettarla nella loro quotidianità. Dal suo lato Haruka si era mostrata molto paziente, cercando in più di un'occasione di interagire con l'uomo, che sembrava sempre essere impacciato e a disagio in sua presenza.

-A cosa pensi? -

Da quando aveva accettato di accompagnarla dai suoi genitori per il giorno del loro anniversario, Haruka aveva continuato a preoccuparsi per lei, cercando di farle capire che non era necessario, che avrebbe capito se non era ancora pronta ad allontanarsi per così tanto tempo. Però, ogni volta che lei ribadiva di volerla accompagnare, i suoi occhi si illuminavano e lei non riusciva a fare a meno di sentirsi in colpa, per averla messa da parte per tutto questo tempo.

-Hai detto ai tuoi di noi? -

La vide voltarsi verso di lei per guardarla e sorriderle, per poi riportare la sua attenzione sulla rivista che stava leggendo da quando erano salite sull'aereo.

-I miei lo sanno già, Michiru. Non devi temere in una loro reazione negativa- affermò, appoggiando una mano sulla sua gamba. Era diventato il suo modo di farle sapere che le era vicina, senza però apparire invadente agli occhi del padre.

-Lo so, ma hai detto loro che siamo una coppia? Eravamo amiche, mi hanno conosciuta come tua amica, ora…-

-Siamo ancora amiche, Michiru- puntualizzò, stringendole leggermente la gamba -comunque non ricordo se ho detto chiaramente che stiamo insieme, ma sono sicurissima che lo hanno capito. Ho parlato molto negli ultimi mesi con mia madre e lei sembra non aver bisogno di parole, quando si tratta di me-

Appoggiò la mano sulla sua, cercando di non pensare a come l'idea di affrontare la famiglia di Haruka le causasse un senso di malessere, dovuto all'agitazione per come avrebbero reagito alla sua presenza nella vita della loro figlia.

Aveva incontrato i genitori di Haruka un pomeriggio ai tempi del liceo. Quel giorno pioveva e, poiché sapeva benissimo che sua madre non avrebbe gradito la presenza della bionda, aveva inventato una scusa per evitare di invitarla a casa sua. La bionda non aveva esitato, portandola a casa sua, dove furono accolte dalla madre che si era mostrata subito gentile nei suoi confronti, senza mai farla sentire un'intrusa. Ricordava perfettamente di essersi subito sentita al suo agio, arrivando in più di un'occasione ad invidiarle una madre del genere. Non che la sua fosse una madre cattiva, solo non era così espansiva come quella di Haruka. Ricordava ancora come l'aveva salutata con un abbraccio, invitandola a tornare presto.

-Non essere così preoccupata, i miei ti adorano e poi ti assicuro che se anche fosse il contrario, non cambierebbe nulla fra noi- cercò di rassicurarla senza staccare gli occhi dalla rivista. A volte sembrava essersi creato un muro tra loro, che anche se sottilissimo, la lasciava sempre con una strana sensazione. Voltò lentamente la mano per far incastrare le dita tra quelle della bionda e stringerle debolmente. Quel semplice gesto catturò l'attenzione della bionda, che voltò il viso per specchiarsi nei suoi occhi, rimanendo in silenzio come se cercasse di carpire i suoi pensieri.

-Andrà tutto bene, Michiru- mormorò, lasciando andare la rivista sulle gambe, avanzando in avanti con il busto per avvicinare il viso al suo -Ti amo- bisbigliò, per poi appoggiare le labbra sulle sue.

Fin da bambina se qualcun le chiedeva cosa avrebbe fatto da grande, la sua risposta era sempre stato il dottore. Mai una volta nei suoi progetti c'era stato posto per un uomo o per l'amore. Durante l'adolescenza aveva visto le sue amiche infatuarsi con facilità mentre lei era sempre stata impegnata nello studio e la cosa non le era mai pesata. A lei piaceva e l'unico suo obiettivo era quello di poter un giorno aiutare gli altri. Crescendo aveva conosciuto uomini con cui aveva avuto una relazione, ma mai nessuno l'aveva catturata completamente. Il suo obiettivo, il suo lavoro veniva sempre prima.

Tutto era cambiato quando aveva incontrato lui.

Fin dal primo sguardo aveva percepito un qualcosa di diverso in lui, tanto da spingerla a fare il primo passo.

Tetsu era un ragazzo ligio al dovere ma sempre attento alle sue esigenze. Un ragazzo che comprendeva le sue ambizioni e non le ostacolava, anzi sembrava volerla spronare ogni giorno di più.

Afferrò il telefono e rimase a fissare lo schermo nero. Lui l'aveva presentata ai suoi amici, l'aveva portata al matrimonio della cugina, presentandola a tutta la sua famiglia, senza mai fermarsi un attimo a chiedersi se fosse la cosa giusta o meno. Nemmeno una volta si era mostrato insicuro o spaventato. L'aveva presa per mano davanti a tutti, l'aveva baciata e mai una volta aveva omesso la sua professione e il suo grado. E con suo stupore tutti l'avevano accolta, ignorando completamente la loro differenza di età.

Accese il telefono e avviò la chiamata quando qualcuno bussò alla porta.

-Avanti- rispose, chiudendo la telefonata e posando il telefono sulla scrivania.

-Disturbo? –

-Tetsu che ci fai qui? – gli chiese, alzandosi d'istinto per avvicinarsi a lui.

-Ho pensato di invitarti a pranzo- rispose, entrando nell'ufficio e chiudendosi la porta alle spalle.

Amy si avvicinò, fermandosi a un passo da lui – Sono reperibile, non posso allontanarmi, ma se per te va bene possiamo andare al bar dell'ospedale e mangiare qualcosa insieme-

-Per me va benissimo- dichiarò mentre lei si allontanò per spegnere il computer, afferrò il telefono e si avvicinò a lui.

-Sono pronta-

-Allora andiamo- rispose, afferrando la maniglia per aprirle la porta.

-Non sta dimenticando qualcosa, dottore? - mormorò, appoggiando la mano sulla porta per impedirgli di aprirla.

-A cosa si riferisce dottoressa? - le chiese, intuendo dal suo sguardo di cosa si trattasse.

-Non mi ha salutata- bisbigliò, appoggiandogli entrambe le mani sul viso.

-Rimediamo subito- l'afferrò per i fianchi e l'attirò a sé, per poi baciarla. E come ogni volta il suo cuore cominciò una corsa per tenere il passo con le sensazioni che le sue labbra erano in grado di regalarle. Labbra che sapevano perfettamente come combaciare con le sue. Lo sentì gemere debolmente quando gli sfiorò la lingua con la sua, approfondendo il loro bacio.

-Sarà meglio andare- mormorò, staccandosi da lei. Aprì la porta e si fece da parte per farla passare. Rimasero in completo silenzio mentre attraversavano il corridoio per raggiungere il bar. Era la prima volta che si facevano vedere in giro insieme senza un motivo di lavoro e stranamente la cosa non le dava fastidio.

Ogni volta che aveva immaginato di camminare al suo fianco in ospedale, ogni volta che aveva immaginato di andare a un appuntamento con lui davanti agli occhi indagatori dei loro colleghi, la paura del disagio che avrebbe provato, l'aveva sempre frenata.

Si fermarono al bancone, presero un vassoio e ordinarono il loro pranzo, poi si avviarono alla cassa.

-Allora come è andata la giornata? - le chiese, completamente a suo agio.

-Bene, nessun caso complicato- rispose, prendendo la sua carta dal camice per pagare.

-Lascia, faccio io-

-Grazie- mormorò, senza obiettare -Sai prima che tu arrivassi stavo per chiamarti-

-Davvero? - pagò il loro pranzo e poi si voltò verso di lei, lasciando vagare lo sguardo per la sala alla ricerca di un poto libero. -Guarda laggiù c'è un tavolo libero-

Lo seguì fino al tavolo e si sedettero.

-Allora di cosa avevi bisogno? - le chiese, afferrando la bottiglietta d'acqua.

-Volevo solo chiederti se sabato sei libero- rispose, iniziando a mescolare la sua insalata.

-Di mattina no, lavoro fino alle venti-

-E la sera? -

-Sono libero, pensavo di trascorrere la serata con te-

-Ecco io sabato ho già un impegno. Ho una cena con le ragazze e volevo chiederti se ti andrebbe di accompagnarmi-

-Vuoi che ti accompagni ad una cena con le tue amiche? -

-Già, se sei libero e se ti fa piacere-

-Ne sei sicura, Amy? Non voglio che tu ti senta in qualche modo…-

-Sono sicura Tetsu. Ho conosciuto i tuoi amici e ho conosciuto i tuoi parenti, è giunto il momento che anche tu conosca la mia famiglia-

Quando arrivarono davanti alla villa della famiglia di Haruka furono subito accolte dalla madre della bionda, che non diede loro nemmeno il tempo di suonare il campanello. La donna avvolse la figlia tra le braccia, stringendola forte, nonostante fosse più bassa della bionda. Restarono abbracciate fino a quando la donna non fece un passo indietro e si voltò verso Michiru, fissandola come se si fosse accorta solo in quel momento della sua presenza.

-Mamma ti ricordi di Michiru? -

La donna la fissò attentamente, spalancando gli occhi quando capì chi fosse.

-Certo che mi ricordo di lei- si avvicinò e la strinse in un abbraccio, proprio come aveva fatto la prima volta che si erano viste -Sei diventata ancora più bella- dichiarò, facendola arrossire per l'imbarazzo. La donna fece un passo indietro continuando ad alternare lo sguardo da lei alla bionda, mentre uno strano sorriso appariva sul suo viso -Siete bellissime insieme- affermò, apparentemente ignara dell'imbarazzo che lei stava provando in quel momento. Non si era aspettata un simile comportamento e, anche se ne era felice, non sapeva come reagire.

-Non restate lì, forza andiamo in cucina che vi preparo qualcosa- dichiarò, volandosi per dirigersi in cucina.

-È andata tutto bene, hai visto? -

Sussultò alla voce della bionda, che si era avvicinata a lei fino a poggiare le labbra a pochi centimetri dalle sue orecchie, per non farsi sentire dalla madre.

Fece un passo indietro, lanciando uno sguardo nella direzione della donna per essere sicura di non essere vista -Non… mi sembra tutto così…-

-Cerca di rilassarti, dai- mormorò, abbassandosi per sfiorarle la punta del naso con la sua. Si specchiò negli occhi della bionda che avevano sempre la capacità di infonderle coraggio e sicurezza, proprio come in quel momento che incurante di tutto la portò ad allungarsi per appoggiare le labbra su quelle dell'altra.

Accettò quel contatto inaspettato, ricambiandolo e approfondendolo, incurante della presenza della madre nell'altra stanza. Michiru era sembrata preoccupata e ansiosa per tutto il viaggio e ora questo suo bacio significava che iniziava a sentirsi a suo agio. Poteva capire la sua tensione, dopo il comportamento dei suoi genitori ma voleva davvero che capisse che la sua famiglia aveva da tempo accettato la sua omosessualità, e l'aveva fatto con semplicità e amore.

Fece un passo verso l'altra, bloccandosi quando sentì un colpo di tosse, palesemente finto, dietro di lei, capendo all'istante chi c'era alle sue spalle. Si staccò dalle labbra di Michiru, che era rimasta immobile al suo posto e si voltò lentamente, fino a trovarsi di fronte alla cugina, che con in braccio il suo bambino, la fissava con un sorrisino stampato sul volto.

-Ci sono dei bambini in casa, Haruka! Certe cose è meglio se le fai in privato. Te l'ho già detto l'altra volta- esclamò la donna, rimanendo a fissarla, trattenendo un sorriso.

-Judy- l'ammonì la bionda,

-L'altra volta? - chiese Michiru, rivolta alla bionda che continuava a fissare la cugina.

-Non darle retta, è una stronza-

-Sono felice anche io di rivederti- dichiarò la cugina, avvicinandosi alla bionda, dandole uno schiaffo dietro la testa -e non dire le parolacce, lui ci sente sai? -

-Ma se non parla nemmeno- protestò la bionda, strofinandosi il punto dove la cugina l'aveva colpita -Mi hai fatta male! -

-Così fai la figura della pappamolle davanti alla tua conquista- l'apostrofò la donna, rivolgendosi poi a Michiru -Sei ancora in tempo, scappa! -

-Mi sa che ormai è già tardi- rispose Michiru, ridendo di fronte all'espressione oltraggiata della bionda.

-Judy lei è Michiru, Michiru mia cugina Judy. Ti ho parlato di lei, ricordi? -

-Michiru? Quella che…-

-E lui è il piccolo Jonathan! - dichiarò, afferrando il bambino dalle braccia della cugina, con il solo scopo di interromperla, non sapendo cosa volesse dire. Ricordava di come si era ritrovata a sfogarsi con lei, raccontandole tutta la sua storia con Michiru, e ricordava benissimo le parole della cugina che non si era risparmiata a farle sapere cosa ne pensasse, e che opinione, non propria buona, aveva di una che stava con un uomo mentre amava una donna.

-Ma che cazzo hai fatto! - esclamò nell'attimo esatto in cui posò lo sguardo sulla cugina.

-Haruka! - l'ammonirono contemporaneamente sia Michiru sia Judy.

-Vedo che andate già d'accordo, ma sul serio Judy cosa hai fatto? Ricordo di averti accompagnata personalmente in ospedale per sbarazzarti di quella cosa e ora… cosa hai fatto? -

-Senti so che per te le cose sono un po' diverse ma credevo sapessi come funzionano queste cose- rispose la donna, appoggiandosi una mano sul ventre gonfio.

-Ah Ah! Molto divertente! -

-Ragazze venite in cucina, ho preparato uno spuntino-

Furono interrotte dalla voce della madre di Haruka che le richiamava dalla cucina.

-Ne riparliamo- affermò la bionda, aggiustandosi il bambino su un fianco e facendo segno a Michiru di seguirla.

-Allora ragazze come è andato il viaggio? - chiese loro la madre, mentre metteva in tavola un piatto con biscotti e del tè freddo.

-Bene- rispose Michiru, accettando con un sorriso il bicchiere che la donna le stava porgendo.

-Siamo venute in aereo mamma, se non fosse andato bene difficilmente avresti potuto chiedercelo- puntualizzò la bionda, mentre si dirigeva in frigo a prendere una coca cola, continuando a tenere tra le braccia il bambino, che curioso le stava appiccicando le mani sul viso.

-Non essere scortese con tua madre! -la rimproverò Judy, mentre si sedeva, facendo una smorfia di dolore.

-Hai male alla schiena? - le chiese la bionda, ignorando il suo richiamo -hai visto il dottore? -

-Sto bene- rispose la cugina, evitando di guardarla negli occhi, infastidendola ancora di più.

Spostò la sedia accanto a quella di Michiru e si sedette, continuando a fissare la cugina -Dov'è tuo marito? - le chiese, mentre aggiustava il piccolo sulle sue gambe anche se lui sembrava non aver nessuna intenzione di voler restare seduto.

-È andato a prendere Samuel, sta arrivando-

Seguì quello scambio di battute non riuscendo a capire cosa turbasse così tanto Haruka. Le aveva parlato della cugina ai tempi del liceo, le aveva raccontato di come avesse perso entrambi i genitori in un incidente, e di come sua madre l'avesse cresciuta come una figlia. All'epoca era sembrata essere d'accordo con la decisione presa dalla madre, ora invece avvertiva una certa tensione fra le due e non riusciva a capirne il motivo.

-Come sta tua madre, Michiru. Haruka mi ha parlato dell'operazione- le chiese la madre di Haruka, distraendola dai suoi pensieri.

-Ora sta bene- rispose, lasciando scivolare l'indice sul bordo del bicchiere -È stato un periodo davvero difficile, ma ora sta bene- sorrise, quando avvertì la mano di Haruka sfiorarle la gamba, proprio come aveva fatto negli ultimi mesi per infonderle coraggio e farle sentire che lei c'era.

-Sono davvero felice per te e la tua famiglia- affermò la madre della bionda, facendo vagare lo sguardo da lei a sua figlia, mentre un sorriso tenero e sincero affiorava sul suo volto.

Furono interrotte dal rumore della porta d'ingresso che veniva aperta per poi essere richiusa in modo brusco.

-Non ho ancora finito! -

Un ragazzino poco più quindicenne, entrò come una furia dirigendosi al frigo -Lo sapevo- mormorò, aprendo lo sportello per afferrare una bottiglia d'acqua.

-Samuel…- iniziò, bloccandosi all'ingresso della cucina, quando si accorse della loro presenza-Scusate non sapevo ci fossero ospiti- affermò in evidente imbarazzo.

-Haruka? - esclamò il ragazzino, lasciando perdere la bottiglia per avvicinarsi alla bionda -quando sei tornata? - le chiese, fermandosi quando lei si alzò, la vide appoggiarsi il piccolo su un fianco e avvicinarsi al ragazzo.

-Cosa hai fatto all'occhio? - gli chiese, afferrandogli il viso per guardare il livido che aveva sotto l'occhio destro.

-Oh non ti ci mettere anche tu! - protestò il ragazzo, sfidandola con gli occhi. Occhi dello stesso colore di quelli di Judy ma che sembravano uguali a quelli della sua donna, che in quel momento sembrava veramente preoccupata per quel ragazzo.

-Ehi, non rivolgerti mai più in quel modo, hai capito? - l'ammonì la bionda, fissandolo con serietà -ricordati che sono stata io a cambiarti il pannolino quando eri…-

-Oh ancora con questa storia! -

-Samuel smettila! - lo ammonì Judy -piuttosto mi dici perché il tuo coach voleva vederci? -

-A quanto pare ha due gravi insufficienze che il signorino ha pensato bene di nasconderci-

-Cosa? Dove? E poi cosa centra il coach con i suoi voti scolastici? -

-Sembra che la politica della scuola non ammetta che i giocatori abbiano brutti voti, quindi se non recupera non lo faranno giocare le prossime partite-

-Quale materia devi recuperare? - gli chiese la bionda, con tono calmo e indulgente -forse posso aiutarti-

-Tu? -

-Ragazzino bada bene a quella che stai per dire- lo ammonì la bionda sfidandolo con lo sguardo.

-Matematica e arte- ammise il ragazzo, abbassando lo sguardo.

-Matematica e arte- ripeté la bionda -beh io posso aiutarti con la prima-

-Haruka con rispetto ma…- cercò di dire quello che doveva essere il padre del ragazzo.

-Ma cosa? Ero la migliore al liceo. Diglielo tu Michiru-

L'uomo si voltò verso Michiru e solo allora allungò la mano per presentarsi -Scott-

-Michiru- rispose, stringendogli la mano -e sì, Haruka ha fatto da tutor a tantissime ragazze al liceo-

-Quindi tu sei Michiru? - chiese Samuel, attirando la sua attenzione.

-Già, sono Michiru. Hai sentito parlare di me? - gli domandò, alzandosi per offrirgli la mano.

-Non ha fatto altro che nominarti. Parlava di te ogni giorno. E ora capisco anche il perché- dichiarò, stringendole la mano.

-Ah sì? -

-Sì- affermò, annuendo con la testa.

-Puoi far capire anche me? - gli chiese lanciando uno sguardo alla bionda, sorridendo nel rendersi conto che il ragazzino non le aveva ancora lasciato la mano.

-Samuel…- tentò la bionda ma fu tutto inutile.

-Sei davvero uno schianto-

-Oh…grazie-

-Comunque piacere di conoscerti, io sono Samuel-

-Beh Samuel sei davvero simpatico e sai una cosa? Credo di poterti aiutare con arte, se ti fa piacere-

-Allora cosa pensi della famiglia Tenou? - le chiese, sdraiandosi al suo fianco.

Avevano trascorso una serata tranquilla, cenando tutti insieme, coinvolgendola nella quotidianità di quella casa, come se avesse sempre fatto parte di loro. Aveva visto negli occhi dei suoi genitori la felicità di averla conosciuta e anche Michiru era sembrata perfettamente a suo agio.

-Hai una famiglia stupenda, Haruka e credo di essere perdutamente innamorata di tuo padre. È un uomo fantastico-

-Credo che anche lui si sia innamorato di te- affermò, sorridendo mentre ripensava a come lo aveva sorpreso a fissarla con gli occhi che brillavano dalla felicità -e a giudicare da come ti fissava Samuel credo che mio padre non sia l'unico. Anche se per lui è solo una questione di ormoni- precisò, aggiustando il cuscino.

-Non sei obbligata a farlo-

-A cosa ti riferisci? - le chiese, spegnendo la luce, lasciando la stanza al buio

-Sei stata gentile ad offrirti ad aiutare Samuel, ma davvero non sentirti obbligata-

-Mi va di farlo. È un ragazzo straordinario e poi mi ha detto che sono uno schianto, è il minimo che io possa fare per sdebitarmi- rispose, avvicinandosi a lei per appoggiarle la testa sul braccio.

-Posso farti una domanda? -

-Certo-

-Perché hai reagito in quel modo quando hai saputo della gravidanza di Judy? -

-Mia cugina ha rischiato la vita quando ha partorito Jonathan, ha avuto un'emorragia…abbiamo davvero rischiato di perderla- mormorò, chiudendo gli occhi mentre ricordava i momenti terribili che avevano vissuto. -È successo qualche settimana dopo il mio arrivo, ricordo ancora la paura quando ha iniziato a sanguinare, l'abbiamo portata subito in ospedale e poi…tutto è precipitato velocemente. È stata una stupida, sono sicura che non si è fermata nemmeno un attimo a chiedersi cosa ne sarebbe stato di Samuel se le fosse successo qualcosa-

-Purtroppo queste sono cose che non si possono prevedere-

-Lo so, ma ora lei sa perfettamente che potrebbe succedere di nuovo e cosa fa, invece di pensare ai suoi figli…-

-Credi che non abbia pensato ai suoi bambini? - le chiese, alzandosi per guardarla negli occhi.

-Non lo so, so solo che sta rischiando molto. Avrebbe dovuto riflettere bene prima di prendere qualsiasi decisione-

-Stai dicendo che avrebbe dovuto interrompere la gravidanza? -

-So bene che suona male ma… a volte bisogna mettere le proprie esigenze da parte-

-Credo di non capirti-

-Quando ha scoperto di essere incinta di Jonathan, Samuel non ha reagito proprio benissimo. Per anni ha avuto la sua mamma tutta per sé, poi all'improvviso la sua vita è cambiata con l'arrivo di Scott e per lui è stato davvero difficile-

-Non è figlio di Scott? -

-No, Judy è rimasta incinta di Samuel quando aveva quindici anni, il padre non lo ha mai riconosciuto, i suoi genitori non l'hanno mai accettato. Quando ha conosciuto Scott, Samuel era già grande-

-I genitori di Judy? -

-Sono morti in un incidente stradale quando era incinta di Samuel-

-Oh…-

-Mia madre ha subito deciso di prendersi cura di lei. È per questo che si sono trasferiti qui, la sua vita era in questo posto e non volevano stravolgerla ancora di più. Quando è nato Samuel è stato un po' come se fosse di tutti noi, facevamo i turni per aiutarla, soprattutto di notte. Lei infondo era ancora così piccola-

-Eppure Samuel mi è sembrato davvero legato a Scott e al fratello-

-Questo perché Scott gli è stato accanto quando Judy ha rischiato di morire. Per settimane quando è tornata a casa, Samuel si rifiutava di parlarle, preferendo trascorrere le giornate a casa con mia madre. È stato Scott a convincerlo a parlare di nuovo con la madre, promettendogli che avrebbe badato lui a lei. Pensa a come reagirebbe se le succedesse qualcosa. Perderebbe la madre e anche la fiducia in Scott. È per questo che penso che avrebbe dovuto riflettere bene prima di decidere-

-Credo non sia per niente facile decidere tra la tua vita e quella di un bambino che cresce dentro di te-

-Ed è proprio questo l'errore. Si tratta di decidere se sia giusto lasciare tre bambini senza una madre-

-Tu cosa avresti fatto? -

-Io? -

-Non hai mai pensato ad avere un bambino? -

-No, non ho mai… credo di non aver mai avuto quello che chiamano istinto materno-

-Però se ho capito bene, pensi che tua cugina avrebbe dovuto mettere in primo piano i suoi bambini invece che le sue convinzioni. E dimmi Haruka che cos'è questo? -

-Buon senso? -

-Amore, Haruka- mormorò, sfiorandole il viso -È amore, è quello che tu definisci istinto materno-

-Vorrei davvero riuscire a vedermi con i tuoi occhi- ammise, chiudendo gli occhi.

-Cosa vuoi dire? - le chiesi, alzandosi per sedersi cavalcioni su di lei.

-Non tutti considererebbero il mio pensiero come amore materno- mormorò, spostandole una ciocca di capelli dal viso.

-Capisco cosa intendi, anche io ho sempre pensato che se un giorno dovessi trovarmi nella posizione di dover scegliere tra la mia vita e quella del mio bambino, sceglierei la sua, però il tuo ragionamento mi ha fatto riflettere-

-Hai pensato spesso ad avere un bambino? -

Rimase in silenzio, sorridendo appena mentre avvicinava il viso a quello della bionda, fino a baciarle delicatamente le labbra.

-Non spesso- rispose, ma dal suo tono riuscì a capire che le stava mentendo.

Non riusciva a dormire

Erano giorni che non dormiva bene. La sua mente sembrava ritornare sempre a quelle parole. Ogni sera, come Michiru si addormentava, la sua mente ritornava irrimediabilmente a quel momento, facendola diventare irrequieta.

Quella sera era particolarmente difficile, dopo averla vista mentre interagiva con Jonathan e dopo aver visto come si impegnava nell'aiutare Scott con il progetto d'arte.

Le era già capitato di chiedersi se le stesse privando un sogno, ma quella sera sembrava peggio.

Si alzò per andare in salotto, avvertiva il bisogno di camminare, di lasciare uscire dal suo corpo e dalla sua mente quell'irrequietezza che non voleva abbandonarla in nessun modo. Mai nella sua vita aveva pensato a un figlio, l'idea di un bambino suo non l'aveva mai nemmeno sfiorata, neanche quando il suo rapporto con Michiru era diventato così importante. Ogni volta che aveva pensato al loro futuro c'era sempre stato il loro amore e nessun'altro ed era sempre stata convinta che anche per Michiru fosse stato così.

Nell'ultima settimana invece tutto era cambiato.

Entrò in cucina e vide Judy che teneva tra le braccia il piccolo Jonathan mentre con l'altra mano afferrava una tazza.

-Tutto bene? - le chiese, avvicinandosi per prendere Jonathan dalle sue braccia.

-Jonathan e suo fratello non vogliono proprio farmi dormire- rispose, afferrando la tazza con entrambe le mani -E tu, non riesci a dormire? - chiese di rimando, dirigendosi nel salone, facendole segno di seguirla.

-Hai detto fratello, sai già il sesso? -

-È un altro maschio, Haruka. Sembra che Scott non ne voglia sapere di avere una bambina- affermò, sedendosi sul divano, lasciandosi andare allo schienale.

-Avete litigato? -

-No- si limitò a rispondere, mentre guardava il piccolo Jonathan che con naturalezza si era adagiato tra le sue braccia, con la testa appoggiata sul suo seno.

-Ti va di parlarne? -

-Vuole un bambino-

-Te lo ha chiesto? -

-No, ma lo vedo nei suoi occhi- mormorò, mentre accarezzava delicatamente la guancia del piccolo che sembrava gradire particolarmente quella carezza.

-E tu? -

-Non ho mai pensato ad un bambino, nemmeno quando tutto è iniziato con lei-

-Ok, ma ora lo vuoi un bambino? -

-Non lo so- ammise con un filo di voce -lei però…-

-Haruka le hai detto come la pensi? -

-No-

-Devi farlo, non può costringerti…-

-Non capisci- la interruppe, alzando per la prima volta lo sguardo per guardarla negli occhi -il problema è proprio il contrario. Lei non ammetterà mai di volere un bambino se io le dicessi di non volerlo-

-Ma il tuo non era un no, giusto? -

-Non è nemmeno un sì- dichiarò, con un filo di voce.

-Devi trovare il coraggio di dirle come ti senti, sono sicura che se lo affronterete insieme, riuscirete a trovare una soluzione. Continuare in questo modo vi porterà solo ad allontanarvi-

Rimase in silenzio, rimuginando sulle parole della cugina mentre fissava il piccolo Jonathan che si era addormentato beatamente sul suo seno. Sapeva che Judy aveva ragione, anche se involontariamente, aveva innalzato un muro, che diventava sempre più fitto ogni volta che la vedeva interagire con i figli di sua cugina.

-Ehi? -

Alzò di scatto il viso nell'udire la sua voce, per vederla in piedi a pochi passi da lei, con indosso solo la camicia da notte.

-Tutto bene? Non ti ho vista…- si bloccò quando i suoi occhi notarono il piccolo Jonathan prima e Judy subito dopo.

-Scusate, non volevo intromettermi-

-Non ci disturbi, stavamo solo chiacchierando tra cugine- rispose Judy, cercando di apparire il più tranquilla possibile.

Dai suoi occhi però la bionda capì che Michiru non aveva abboccato, anzi sembrava aver percepito la tensione del discorso di poco prima.

-Ok, credo sia ora che io vada- esclamò all'improvviso Judy, alzandosi con la tazza ancora tra le mani.

-Lascia ci penso io- mormorò la bionda indicando con lo sguardo la tazza mentre le passava il bambino.

-Grazie- rispose la cugina, guardandola intensamente per poi salutare Michiru e lasciarle da sole.

C'era qualcosa che non andava.

Era ormai da giorni che la bionda era strana. In più di un'occasione l'aveva colta a pensare, a rimuginare su qualcosa che sembrava turbarla molto. La seguì quando si diresse in cucina per lavare la tazza lasciata da Judy, fino a fermarsi accanto al lavandino, dove la bionda aprì l'acqua.

-Ora mi vuoi dire cosa c'è che non va? - le chiese gentilmente, appoggiandosi al ripiano accanto a lei, fissando intensamente il suo profilo illuminato dalla luce dei lampioni che entrava dalla finestra.

Aveva aspettato che fosse lei di sua spontanea volontà a parlarle, ma non l'aveva fatto.

-A cosa ti riferisci? -

-Sei strana Haruka-

-Sto bene-

-È per Judy? Sei preoccupata per lei? Se vuoi resta, io posso tornare da sola- tentò con la speranza di spronarla a confidarsi con lei.

-Non voglio restare. Ho già parlato con Scott, gli ho detto di avvisarmi per qualsiasi cosa- affermò chiudendo l'acqua -Non c'è nulla Michiru-

Afferrò lo straccio per asciugarsi le mani, evitando di incrociare il suo sguardo.

-Ehi- la richiamò, afferrandola per il braccio e attirandola sé -C'è qualcosa che ti turba, lo so. Lo sento. Se non vuoi dirmelo va bene ma non mentirmi- bisbigliò, afferrandole il viso con entrambe le mani -io ci sono Haruka, mi puoi dire tutto-

La vide avvicinarsi a lei, appoggiarle la fronte sulla sua e chiudere gli occhi.

-Non… ci ho pensato molto ma…- aprì gli occhi per specchiarsi in quelli di Michiru -Credo di non volere bambini- sputò tutto d'un fiato, continuando a fissarla per carpire la sua reazione.

-Bambini? - domandò con evidente confusione -di cosa…-

-So che tu invece hai sempre sognato di avere un bambino ma io…- fece un passo indietro staccandosi da lei -e il solo pensiero di privarti di questo tuo desiderio…-

-Ma di cosa stai parlando? - le chiese, afferrandola di nuovo per il braccio, riportandola accanto a sé.

-Non fingere con me, anche se ora tu mi dici che non vuoi avere bambini, che non ci pensi spesso, so bene che lo dici solo per non mettermi pressione-

Rimasero in silenzio guardandosi intensamente negli occhi: la bionda aspettando la reazione di Michiru; Michiru ripensando alle parole dell'altra mentre tutti gli strani comportamenti assumevano pian piano un significato.

-Dì qualcosa-

-Ma cosa vuoi che ti dica Haruka? Come al solito sei arrivata a conclusioni tutte tue, stando ben attenta a non interpellarmi-

-Non…-

-Ora però stai zitta e fammi parlare- l'ammonì, zittendola subito -Vuoi sapere se voglio un bambino? Sì, Haruka lo voglio. Vuoi sapere se ci penso spesso? A dire la verità prima di venire qua non ci pensavo da un bel po'-

-Ma ora ci stai pensando- affermò, evidenziando che aveva ragione lei.

-Vedere tua cugina con il pancione mi ha portato a chiedermi come sarebbe stringere tra le braccia un bambino mio…un bambino nostro. Lo voglio adesso quel bambino? -

Rimase per un attimo in silenzio, le appoggiò una mano sul viso per poi parlare di nuovo -No, Haruka non lo voglio adesso. Ora ho solo bisogno di viverti-

-Ma…- provò a protestare la bionda, per essere bloccata subito dal pollice dell'altra appoggiato sulle labbra.

-Nessun ma, Haruka. Quando sarà il momento giusto lo avvertiremo entrambe-

-Io non voglio che tu rinunci a questo solo perché io…-

-Non sto rinunciando a niente Haruka. Penso solo che per me sia ancora presto. Ti assicuro che non lo sto facendo per te-

-Promettimi che non rinuncerai al tuo sogno. Nemmeno per me- mormorò dopo un attimo di esitazione -Promettimelo Michiru-

Sorrise davanti alla sua evidente preoccupazione -Te lo prometto- sussurrò, circondandole il collo -ora baciami-

Chiuse gli occhi nel momento esatto in cui le labbra della bionda si appoggiarono sulle sue, baciandola all'inizio con incertezza per poi approfondire, avvicinandosi a lei fino a far scontrare i loro corpi.

Non le aveva mentito: aveva sempre desiderato avere un bambino, e continuava ancora a desiderarlo. Era sicurissima che un giorno sarebbe diventata mamma, ma era anche sicura che quel giorno non era ancora arrivato. Dopo tutto quello che era successo, avevano entrambe bisogno di vivere il loro amore senza problemi e preoccupazioni.

-Mi raccomando chiamami appena atterrate-

Sorrise di fronte all'evidente agitazione di sua madre. Ogni volta che dovevano lasciarsi era sempre così.

-Non ti preoccupare, ti mando un messaggio- rispose la bionda, appoggiando l'ultima valigia all'ingresso -stai tranquilla- bisbigliò, stringendola in un abbraccio.

Quando lasciò andare la mamma si voltò per incontrare lo sguardo della cugina, si avvicinò e senza dire nulla si abbracciarono -Mi raccomando riguardati e per qualsiasi cosa chiamami-

Salutò Scott e Samuel, facendogli promettere per l'ennesima volta di avvisarla per qualsiasi cosa, diede un bacio sulla fronte al piccolo Jonathan e tornò di nuovo a salutare la madre. Ogni volta che doveva andare via era sempre così e quella volta sembrava ancora più difficile. Vide Michiru abbracciare e salutare tutti, proprio come se facesse parte da sempre della famiglia per poi avvicinarsi a lei con gli occhi lucidi. Era impressionante come in quei pochi giorni fosse riuscita ad entrare nei cuori di tutti.

Furono accompagnate all'aeroporto da suo padre che le aveva poi salutate con un abbraccio.

-Hai una famiglia fantastica. Mi sarebbe piaciuto restare qualche giorno in più-

-Torneremo presto- la rassicurò, appoggiandole una mano sulla gamba.

-Tua madre è una donna eccezionale- affermò, appoggiando una mano su quella della bionda -spero di essere anche io così-

-Lo sarai Michiru- dichiarò, girando la mano per intrecciare le dita a quelle dell'altra -Sarai una mamma meravigliosa-