L'ospite austriaca

Nei giorni successivi all'emanazione della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, Oscar aveva assistito all'interrogatorio di Jacques Delacroix, l'assassino del sedicente Charles de Valenciennes. L'uomo si era avvicinato alla sua vittima e gli aveva sparato, gridando: "Hai ucciso il Re, topo di fogna!". Subito tratto in arresto, era stato interrogato e l'opinione che si consolidò fu che si trattasse di un mitomane, schiavo dei suoi demoni e di una vita sempre condotta ai margini della legalità. Oscar sospettava, però, che qualcuno avesse armato la mano di Delacroix, approfittando della mente fragile e delle precarie condizioni di vita dell'uomo. Sulla vera identità di Charles de Valenciennes, invece, le guardie brancolavano nel buio.

Quanto all'argomento della nomina di Robespierre a Ministro Guardasigilli, nessuno aveva ancora osato portare la proposta all'attenzione della Regina. Oscar restava dubbiosa sulla correttezza e sull'opportunità di quell'idea mentre André e Girodel attendevano gli sviluppi, ritenendo che dovesse essere lo stesso Mirabeau a esporsi.

La gravidanza di Oscar era l'unica cosa a procedere tranquillamente, malgrado la presenza di qualche lieve, ma persistente malessere. Un fisico allenato e una mente temprata avevano fatto sì che la donna, seppure non più giovanissima per i canoni dell'epoca, riuscisse a fronteggiare i disagi col minor fastidio possibile. Se il corpo e la mente reagivano con stoicismo, come erano sempre stati addestrati a fare, il cuore, invece, seguiva vie proprie e Oscar, pur essendo contenta dell'arrivo di un figlio suo e di André, era contrariata dai mutamenti e dall'appesantimento che il proprio organismo avrebbe subito e dalla, seppure temporanea, perdita dell'agilità. Non disponendo del fisico possente e della muscolatura di un uomo, Oscar aveva sempre puntato tutto sulla velocità e sulla destrezza e l'idea di restarne sprovvista la faceva sentire come Sansone spogliato della chioma da Dalila. Non l'avrebbe mai ammesso apertamente, ma era spaventata da una situazione per lei del tutto nuova e pure un po' stizzita di non potere delegare quell'incombenza ad André. Avrebbe, insomma, preferito trovarsi il figlio bello e pronto mentre non gradiva affatto la prospettiva di doverlo fare lei. La notizia della gravidanza, per ora, non era stata divulgata ed era conosciuta soltanto dai futuri genitori.

Negli ultimi giorni di agosto, la Regina chiamò Oscar nei suoi appartamenti e la mise a parte di un segreto per lungo tempo custodito.

– Dovete recarVi, un'altra volta, a Strasburgo, sulle sponde del Reno, Madame Oscar e scortare qui, dalla frontiera, mia sorella, Maria Cristina di Sassonia Teschen – disse la Sovrana, con voce che tradiva una certa inquietudine.

Maria Cristina era sempre stata una spina nel fianco per Maria Antonietta. Più anziana di tredici anni rispetto alla sorella minore, la giovane Maria Cristina aveva dominato la piccola Maria Antonietta e, grazie a un'intelligenza e a una diplomazia non comuni, era diventata la figlia prediletta di Maria Teresa. La giovane Arciduchessa aveva presto intuito i punti deboli del carattere materno, rivolgendoli a proprio favore. Seguiva la madre come un'ombra, la compativa, le dava sempre ragione, le scriveva in continuazione, riuscendo, così, a tenerla in pugno. Si era persino fatta accordare, in via del tutto eccezionale per l'epoca, la possibilità di contrarre un matrimonio d'amore. Con la sua lingua tagliente, Maria Cristina aveva, in passato, causato non pochi attriti fra la madre e le sorelle, tanto che, durante una precedente visita a Versailles, avvenuta tre anni prima, Maria Antonietta l'aveva trattata con molta freddezza.

Adesso, però, Maria Cristina giungeva in Francia in qualità di ambasciatrice dell'Imperatore Giuseppe II, a riprendere una questione che, se fosse andata a buon fine, avrebbe garantito una certa stabilità alla Reggenza di Maria Antonietta.

– Dovete sapere, Madame Oscar, che mio fratello, l'Imperatore Giuseppe II, l'anno scorso, non venne qui per suo divertimento, ma per discutere col defunto Re di una questione molto importante. Egli ci propose l'invio in Francia di un contingente militare di cinquantamila uomini col quale avremmo potuto più facilmente presidiare il territorio e reprimere i focolai di rivolta. In cambio, però, la Francia avrebbe dovuto cedere all'Austria l'Alsazia e la Lorena e il Re non se la sentì di accettare. Mio fratello, ora, vuole riaprire le trattative, ma, essendo gravemente ammalato, manda qui nostra sorella a parlamentare.

Oscar rimase perplessa per quella strana proposta e, dopo alcuni istanti di assoluto silenzio, espresse i suoi dubbi alla Regina.

– Maestà, i fatti di metà luglio hanno dimostrato che violenza chiama violenza e che mettere un'intera popolazione sotto la tutela armata di un esercito è una scelta da evitare.

– Si tratterebbe di un esercito regolare, esperto e addestrato e non di un reggimento di mercenari violenti e inaffidabili.

– Maestà, non trovo prudente accogliere sul suolo francese un contingente militare straniero. In poco tempo, raccoglierebbero informazioni su di noi, sulle nostre tattiche, sulle nostre abilità, sui nostri punti deboli e su quelli forti mentre noi non godremmo di altrettanto vantaggio…. E come prenderebbero, i membri dell'Assemblea Nazionale, la cessione dell'Alsazia e della Lorena, in un'epoca di carestia, in cui le risorse vanno tenute strette e non dismesse? Direbbero che avete caldeggiato una politica filoaustriaca e rovescerebbero la Vostra reggenza….

– Madame Oscar, paventate ciò che non è stato ancora deciso e che, se lo fosse, sarebbe una benedizione, perché disporre di un contingente militare straniero ci darebbe la possibilità di utilizzare le nostre risorse per altri fini, come sgominare la rete dei ribelli. La cessione dell'Alsazia e della Lorena è fuori questione.

Oscar tacque, perché l'esperienza le aveva insegnato che, quando la fermezza dei leoni di Casa Jarjayes si scontrava con l'ostinazione asburgica, era sempre quest'ultima a prevalere. Tacque e si preparò al viaggio.

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André guardò Oscar fra l'incredulo e lo sbigottito, quando la donna gli comunicò che stava per mettersi in viaggio alla volta del confine austriaco. L'uomo aveva, da subito, avvertito la titubanza e il disagio che la moglie nutriva nei confronti della gravidanza e, pur comprendendone i motivi, ne era rimasto perplesso e infastidito, pensando che un evento così bello dovesse suscitare soltanto gioia. Ora, questo viaggio e le difficoltà che ne sarebbero conseguite avrebbero acuito la stanchezza di Oscar e André considerava tutto ciò un'enorme imprudenza.

– Oscar, nelle tue condizioni, dovresti riguardarti e non mettere a repentaglio la tua vita e quella del bambino con sforzi smisurati e imprudenti.

– Io sto bene e il bambino pure. Quelli che tu definisci "sforzi smisurati e imprudenti" non sono altro che le mie mansioni militari, di fronte alle quali non mi sono mai tirata indietro.

– Adesso, però, è diverso – rispose André, con un lampo di fastidio nei begli occhi di smeraldo – E trovo che la Regina sia stata molto egoista a incaricarti di una simile missione nel tuo stato – aggiunse, poi, con tono secco.

– La Regina non sa che sono incinta…. Non abbiamo divulgato la notizia, ricordi? Il mio stato non è ancora visibile….

– Ritengo, comunque, che tutto ciò sia estremamente avventato…. avventato e inutile…. Come Comandante Supremo delle Guardie Reali, dovresti svolgere soltanto lavoro d'ufficio e di coordinamento e non partecipare a missioni come questa. Potresti mandare Girodel…. Anzi, lo stesso Girodel, come Colonnello, dovrebbe essere esonerato da queste incombenze…. Potresti inviare il Capitano de Valmy…. In fin dei conti, quando scortasti in Francia la Delfina, ricoprivi il grado di Capitano anche tu ed eri persino più giovane di Valmy….

– Già, ma la Regina lo ha chiesto a me e non a Girodel o a Valmy. Può darsi che, date le attuali congiunture, tema per l'incolumità della sorella. Pensa, poi, a cosa succederebbe se un'Arciduchessa austriaca rimanesse vittima di un attentato in suolo francese!

André tacque, perché sapeva che, quando Oscar si metteva in testa una cosa, contraddirla sarebbe stato inutile, se non, addirittura, controproducente. Rimase in silenzio, ma un'ombra gli avvolse il cuore e gli scurì il volto. Questo era il primo vero screzio che aveva agitato la loro vita coniugale e che aveva determinato una delle poche prese di posizione verso di lei. Avrebbe, preferito che Oscar avesse anteposto le loro esigenze e il benessere del loro figlio alle richieste della Regina e alla ragion di Stato. A volte, gli sembrava che le perplessità di Oscar verso la maternità rasentassero la tiepidezza nei confronti del bambino e tutto ciò lo addolorava.

– Bene, Oscar, io verrò con te – disse André, con tono pacato, ma deciso.

– Non sei più il mio attendente e non sei mai stato il mio medico – rispose Oscar con un sorriso rassicurante – Non è necessario che tu mi segua.

– Io verrò con te – ripeté l'uomo e, subito dopo, prese congedo da lei e si allontanò.

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Oscar si mise sull'attenti per salutare l'imperiale ospite straniera che, dall'interno della carrozza, guardava stancamente gli uomini schierati ad accoglierla. Il caldo dei primi giorni di settembre stagnava nell'abitacolo della berlina da viaggio, intorpidendone le occupanti, bene attente a muoversi il meno possibile mentre, con eleganti ventagli, si arieggiavano languidamente l'epidermide lucida.

Alcuni passi dietro a Oscar, André, con volto impassibile e lievemente cupo, seguiva ciò che si svolgeva davanti ai suoi occhi, desideroso di aiutare la moglie e di recarle tutto il sollievo possibile.

– Vi do il benvenuto sul suolo francese, Altezza Imperiale. Sono Oscar François de Jarjayes, Comandante Supremo delle Guardie Reali. Giungo qui su ordine della Regina Maria Antonietta, per scortarVi alla reggia di Versailles e assicurare l'incolumità della Vostra persona.

Il bel volto ovale, impregnato di risolutezza asburgica, dell'Arciduchessa si fissò su quello di Oscar, perdendo l'espressione stanca e annoiata. Le labbra sottili, meno prominenti di quelle della sorella, si incresparono in un lieve sorriso alla base del naso dritto mentre gli occhi, intelligenti e magnetici, si accesero di vivo interesse sotto la dolce curva delle sopracciglia allungate.

– Vi ringrazio, Comandante de Jarjayes. Le Vostre premure saranno particolarmente gradite – rispose l'augusta viaggiatrice, con voce regale e allo stesso tempo gaia, malgrado l'età matura, fissando, nel contempo, l'Ufficiale con occhi insolitamente risoluti per essere quelli di una donna.

Congedò, quindi, Oscar con un cenno del capo e un sorriso sicuro, senza distogliere lo sguardo mentre la donna le faceva il saluto militare. André, dietro la moglie, si inchinava, compito come sempre, ma leggermente irrigidito.

– André, io affiancherò a cavallo la carrozza dell'Arciduchessa per garantirne l'incolumità. Tu torna pure nella nostra berlina.

– Oscar, in considerazione del tuo stato, sarebbe consigliabile che tu viaggiassi in carrozza, così come all'andata. Il Capitano de Valmy potrà cavalcare accanto all'Arciduchessa.

– André, preferirei scortare io l'Arciduchessa, per mantenere il controllo della situazione.

– Bene, io cavalcherò al tuo fianco – rispose l'uomo, con tono gentile, ma fermo e, così parve a Oscar, solcato da una venatura di sottile fastidio.

Il convoglio riprese il suo lento cammino verso la reggia, scortato dalle Guardie Reali comandate da Oscar. L'Arciduchessa Maria Cristina guardava fuori della carrozza, sventolandosi pigramente, nell'inutile tentativo di contrastare l'afa settembrina. Gli occhi di lei si perdevano nella campagna francese per poi fissarsi, con frequenza crescente, sul serico biondo delle chiome del Comandante de Jarjayes. La donna soldato cavalcava fieramente, dritta e imperturbabile, nonostante il caldo e la stanchezza. Guardava dinanzi a sé, a niente altro pensando che all'incolumità dell'illustre ospite e all'adempimento del dovere. André manteneva lo sguardo basso, cavalcando alcuni passi dietro alla moglie, sempre più taciturno e imperscrutabile.

– E' molto che state fissando il Comandante Supremo delle Guardie Reali – cinguettò una dama di compagnia dell'Arciduchessa mentre appoggiava una carta da gioco sul tavolino da viaggio.

– E' un uomo molto affascinante – osservò Maria Cristina, guardando svogliatamente le sue carte e lanciando, di sottecchi, una più interessata e vivace occhiata in direzione di Oscar.

– Non lo sapete Altezza? – continuò, con inflessione gaia, la dama – L'affascinante Comandante, in realtà, è una donna.

– Che cosa dite, è una donna? – esclamò, stupita, l'Arciduchessa, sollevando, in modo appena percettibile, le sopracciglia sottili mentre un sorriso le sfuggiva dalle labbra, conferendo un'espressione più vivace al volto sudato.

– Il padre l'ha educata come un uomo e ci è riuscito molto bene – concluse la divertita dama di compagnia, allungando un'altra carta sul tavolino.

– Interessante – esclamò la figlia di Maria Teresa, appoggiandosi allo schienale e lanciando un'intensa occhiata a Oscar che continuava a guardare dritto davanti a sé mentre André taceva.

Il viaggio proseguì per dieci giorni. Il convoglio marciava di giorno e faceva tappa, di notte, in alcuni castelli di proprietà della Corona. L'Arciduchessa giocava a carte con le sue dame, piluccava frutta di stagione e beveva limonata oppure ascoltava le letture delle dame, tenendo in braccio il suo carlino. Di tanto in tanto, lanciava lo sguardo vivace e indagatore verso Oscar che cavalcava al fianco della carrozza, immersa nel suo mondo di piani militari e di senso del dovere. Quegli sguardi arrivavano ora diretti, ora obliqui; ora fugaci, ora persistenti; ora scrutatori, ora apparentemente appannati dalla noia, ma tutti, indifferentemente, bruciavano come tizzoni ardenti sull'anima di André che procedeva sempre più impassibile e chiuso in un ostinato silenzio, colmo di disagio.

Alla mattina del decimo giorno, il sole luccicò, in lontananza, sui cancelli dorati della reggia, annunciando ai viaggiatori che il viaggio era finito.

– Altezza Imperiale, siamo arrivati! – esclamò la dama.

– Bene – rispose Maria Cristina, chiudendo il ventaglio e accarezzando il capino del suo cane – Prepariamoci a entrare in questa capanna.

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– Spero che il Vostro viaggio sia stato confortevole, cara Sorella – disse Maria Antonietta, con voce freddamente cordiale.

– Di sicuro, è stato piacevole e interessante l'arrivo. Avete messo a mia disposizione le persone migliori – rispose l'Arciduchessa con tono vivace mentre si guardava intorno.

Oscar si mise sull'attenti nel salutare la Regina. André, dietro di lei, serbava la sua consueta espressione composta e taceva.

Dato il grave lutto che aveva colpito la Francia e la difficile situazione politica, non furono organizzati festeggiamenti e rappresentazioni teatrali in onore dell'ospite straniera che, pertanto, trascorse il suo soggiorno francese facendo lunghe passeggiate nei giardini della reggia, in compagnia della sorella o di alcuni cortigiani. Oscar aveva quasi sempre il compito di scortare la comitiva mentre André restava negli alloggi della moglie oppure si univa al gruppo, mantenendo, in ogni caso, un rigoroso silenzio anche se, di tanto in tanto, dei rapidissimi lampi verdi gli squarciavano le iridi, per finire, subito dopo, risucchiati dalla bonaccia dell'autocontrollo.

Una mattina, finalmente, le due sorelle si incontrarono in uno dei salottini privati della Regina per discutere del vero motivo di quella visita.

– Deve sentirsi davvero male l'Imperatore per delegare a Voi l'incarico di venire a trattare con me, togliendosi il piacere di un altro viaggio – disse Maria Antonietta, con voce carica di apprensione, scostandosi un poco il velo nero dal volto e sistemandoselo dietro le spalle.

– Cara Sorella, mi duole informarVi che l'Imperatore, purtroppo, è in fin di vita…. Sapete, la tisi…. Si è cercato di tenerne nascoste le condizioni di salute il più possibile, ma, ormai, c'è poco da fare….

– Oh, no! – esclamò Maria Antonietta, coprendosi metà volto con la mano destra – Povero fratello mio! La vita mi ha tolto i miei figli, mio marito e, ora, anche mio fratello!

– E' stato abbandonato da tutti, dai cortigiani, dai Ministri e finanche da nostro fratello Leopoldo che preferisce rimanere nel Granducato di Toscana, indifferente alle sorti dell'Impero – continuò Maria Cristina.

Era stato proprio a causa della solitudine in cui era rimasto relegato che l'Imperatore si era visto costretto a rivolgersi alla sorella Maria Cristina, verso la quale nutriva del risentimento, a causa delle insistenti voci su una presunta relazione che, molti anni prima, l'avrebbe unita alla prima moglie di lui, Isabella di Borbone Parma.

– Leopoldo è stato sempre il più freddo di tutti noi…. – mormorò la Reggente, cercando di darsi un contegno, malgrado il magone che le stringeva la gola.

– Poiché l'Imperatore nutre dell'affetto per Voi, intende reiterare la proposta che fece al Vostro defunto marito, ma a condizioni molto più vantaggiose.

– E quali sarebbero queste condizioni vantaggiose? – domandò Maria Antonietta, asciugandosi gli occhi.

– Vi invierebbe quel contingente di cinquantamila uomini per dieci anni e Voi potreste conservare l'Alsazia e la Lorena, corrispondendo all'Austria, per tutta la durata dell'accordo, un decimo delle rendite di quelle regioni.

– L'accordo è sicuramente vantaggioso….

– L'Imperatore intende, in questo modo, accomiatarsi da Voi da buon fratello, senza contare che farebbe anche un dispetto al Granduca Leopoldo….

– E sia, accetto – disse Maria Antonietta senza pensarci due volte.

Le due sorelle rimasero a discutere sui dettagli del trattato per circa mezz'ora, decorsa la quale si alzarono dalle rispettive poltrone e uscirono all'aperto, incamminandosi all'ombra di uno dei viali della reggia.

– Voi non avete mai avuto molta simpatia per me e non Ve ne faccio una colpa, ma sappiate che potrete sempre contare sul mio aiuto – disse l'Arciduchessa.

– Vi… Vi ringrazio…. – mormorò Maria Antonietta.

La Regina aveva sempre considerato la sorella responsabile delle incomprensioni che avevano amareggiato il suo rapporto con la madre, ma, adesso, quella madre era morta, il fratello stava per seguirla e lei doveva tenersi stretti i pochi parenti che le rimanevano. Maria Antonietta guardò il sentiero del viale che si snodava davanti a lei, socchiuse le palpebre e sospirò.

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– Mi chiedo che valore possa avere la parola di un Imperatore moribondo – mormorò alla moglie un pensieroso André mentre sedeva su una delle poltroncine dell'ufficio di lei – Il successore non tarderà a capire che si è fatto un pessimo affare e a risentirsi. Tutto ciò potrebbe anche scatenare una guerra….

– Il patto non sarà vantaggioso per l'Austria, ma è, pur sempre, un patto – rispose Oscar – Io temo, piuttosto, che questi uomini, rimanendo qui così a lungo, otterranno pericolose informazioni su di noi.

– Staremo a vedere….

– André, ti vedo strano – disse Oscar, cambiando argomento – Sei sempre così taciturno, quasi contrariato….

– No, è che sono un po' stanco – si schermì lui, punto sul vivo – E mi dispiace che tu non ti riguardi.

In quel momento, Jean, l'attendente di Oscar, entrò nella stanza e li interruppe.

– Generale, Conte di Lille, siete stati invitati alla cena di commiato dell'Arciduchessa Maria Cristina.

– Non vedo perché dovremmo parteciparci – si affrettò a dire André – Non abbiamo una goccia di sangue reale nelle vene.

– André, è un grande onore….

– E andiamo a prenderci quest'onore – rispose, ironico, lui.

Si presentarono, quindi, alla cena di commiato dell'Arciduchessa, lei in alta uniforme e lui con un completo color avorio, decorato con fili d'oro. Maria Antonietta era sempre grave, come ormai le capitava da molti mesi mentre la sorella, nonostante l'età matura, compensava in gaiezza e civetteria. Motteggiava con un cortigiano, scherzava con l'altro e, di tanto in tanto, lanciava occhiate birichine a Oscar che pareva non accorgersi di alcunché, avvolta dalla consueta aura di irraggiungibilità. Questo atteggiamento, anziché scoraggiare Maria Cristina, la incuriosiva, rendendola ancora più determinata. André, ad eccezione di poche parole di convenienza scambiate con i vicini, taceva e fuggiva gli sguardi.

– Questo trattato inaugura una nuova era – disse, allegra, l'Arciduchessa – E' auspicabile che, d'ora in poi, Francia e Austria stiano molto vicine. Cosa ne pensate, Generale de Jarjayes?

– Oh! Io…. – si stupì Oscar che non si aspettava di essere interpellata mentre André reprimeva un sussulto – I rapporti fra le due nazioni devono rimanere distesi come all'epoca del fidanzamento e del matrimonio dei Delfini….

– Sorella – disse Maria Cristina, rivolta a Maria Antonietta – Sarà il Generale de Jarjayes a scortarmi alla frontiera, così come al mio arrivo?

– Maestà, perdonate l'ardire – si inserì André, infrangendo ogni protocollo – Mia moglie è in attesa del nostro primogenito e deve riposare.

– Oh! Madame Oscar, ma è meraviglioso! Vi porgo le mie più sincere congratulazioni e anche a Voi, Conte di Lille! Sarà il Colonnello de Girodel a scortare l'Arciduchessa Maria Cristina alla frontiera.

André tornò in silenzio mentre i presenti si congratulavano con lui e con Oscar.

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– Oh, Madre, perché mai dovrei fare una cosa così bizzarra?! – protestò la giovane Duchessa de Gramont et de Guiche.

– Perché è arrivato il momento di colpire! Quel parvenu del neoConte di Lille non ha affatto gradito l'esuberanza dell'Arciduchessa austriaca e quella sciocca della moglie è stata l'unica a non accorgersi di nulla…. Tutta la corte, invece, ne parlava…. – e rise allegramente.

La Contessa di Polignac detestava da sempre Oscar e non perdeva occasione per recarle danno. Qualche mese addietro, poi, essendosi raffreddata l'amicizia della Regina, aveva cercato la protezione del Duca d'Orléans di cui era diventata l'amante e, su richiesta di lui, si era incaricata di minare la serenità del matrimonio di Oscar e di André e, con essa, la stabilità del Consiglio di Reggenza del quale il Duca era un membro poco gradito e dalla rilevanza marginale.

– Oh, Madre, ma io cosa c'entro in tutto ciò? Non sarò certo io a fare da terzo incomodo fra loro due! Non metterò a repentaglio il mio matrimonio!

– Oh, Aglaé, ma cosa ti salta in mente?! Mettere a repentaglio il matrimonio con il tuo giovane, affascinante e ricco marito! Con tutte le acrobazie che ho dovuto fare per assicurarti una simile unione! Per questo, ti ho esortato a stringere amicizia con la giovane de Soisson!

– Ma perché mai dovrei frequentare una ragazza così…. ordinaria? Sembrava una pastorella arcadica sprovveduta, sbucata fuori da un dipinto, mentre passeggiava al braccio di quel colossale soldato! E quel vestito….. Oh, mio Dio, quel vestito! Sono pronta a scommettere quel che volete che se lo è cucito da sola, perché non oso immaginare che una qualsiasi sartoria degna di questo nome confezionerebbe un modello così fuori moda, mal rifinito e con quei colori che nessuno usa più da almeno cinque anni!

– Aglaé, allora non mi ascolti! Durante quella passeggiata per i giardini della reggia, lo sguardo che la pastorella arcadica, come la chiami tu, ha lanciato al Conte di Lille era inequivocabile! Fattela amica, conquistane la fiducia e disporremo di un'ottima leva per mandare in frantumi quel matrimonio!

Aglaé de Gramont et de Guiche guardò la madre indispettita e rassegnata: la Contessa di Polignac l'aveva avuta vinta un'altra volta.

In questo capitolo, come sempre succederà, si mescolano cose storicamente vere con altre di mia invenzione.

Tutto ciò che riguarda il carattere di Maria Cristina d'Asburgo Lorena e i rapporti di lei con la madre, con i fratelli e con la cognata, l'Arciduchessa Isabella di Borbone Parma, è vero, così come è vero che l'Imperatore Giuseppe II morì di tisi il 20 febbraio 1790.

L'accordo fra Francia e Austria e il viaggio in Francia di Maria Cristina per stipularlo sono, invece, di mia invenzione.

Il modo in cui il sedicente Charles de Valenciennes ha assassinato il Re e l'uccisione dello stesso ad opera di Jacques Delacroix sono una rivisitazione dell'omicidio di J.F. Kennedy ad opera di Lee Harvey Oswald che fu, a sua volta, ucciso da Jack Ruby che gli urlò: "Hai ucciso il Presidente, topo di fogna!".

Il prossimo capitolo sarà molto movimentato e conterrà la trasposizione rovesciata di una notissima scena del cartone animato.

Buona lettura a tutti!