Collisione

Rieccomi qui a parlare da solo, forse dovrei preoccuparmi, prima non lo facevo... prima di cosa? di due matrimoni falliti, delle notti insonni per accudire la mia principessina dai capelli rossi. È buffo non sono mai stato molto fortunato con le donne, anche se tutti là fuori mi ritengano una specie di playboy, anche Paula continua ad insistere perché faccia quelle pagliacciate che, dice lei, piacciono tanto alle mie fan e molte provano anche ad infilarsi nel mio letto, poche con successo, di nessuna ricordo qualcosa di significativo, la devo smettere, il mio ego non ha bisogno di questo, io non sono così. E poi oggi lì in libreria, mentre firmavo e chiacchieravo e sorridevo, e firmavo firmavo incrociavo occhi sorridenti, estasiati o solo curiosi, sono stato catturato, colpito e affondato da due iridi verdi screziate di pagliuzze dorate, ma non è stato il colore, bellissimo intendiamoci, c'era qualcosa lì dentro che non avevo mai visto prima d'ora, una luce potente imbrigliata da un velo di tristezza. Devo aver fatto la figura dell'idiota perché mi sono bloccato, a guardarla come se fosse stata un'apparizione, o almeno credo d'aver dato quell'impressione.

Lei sorrideva, sembrava felice ed emozionata di essere lì davanti a me, teneva una copia del libro tra le mani, e mi guardava, senza porgermelo per farlo firmare. Io non so se è stata solo la mia immaginazione, ma credo che abbiamo superato di molto la soglia socialmente accettabile con cui due persone possono guardarsi negli occhi senza che il tutto diventi imbarazzante se non peggio.

Non ricordo neanche se poi alla fine le ho firmato la copia, non ricordo il suo nome, se me lo ha detto oppure no, ricordo quegli occhi e credo che ora passerò i miei giorni a cercarli per perdermici dentro di nuovo.

L'ho fatto, ho aspettato più di un'ora, col mio fidanzato in auto ad aspettarmi, ed ora ho una copia firmata dell'ultimo romanzo di Richard Castle, e, cosa ancora più incredibile, l'ho visto in carne ed ossa davanti a me, finalmente in 3d e non piatto e grigio come lo riproducono le retro-copertine dei suoi romanzi. Mentre ero in fila mi sono data, nell'ordine, della ridicola, della pseudo adolescente che fangirla per un tizio di cui in effetti non sa niente di più che quello che scrivono i giornali, della codarda quando, arrivata lì davanti, avrei tanto voluto dirgli di quanto i suoi romanzi mi abbiano aiutata ad andare avanti dopo la morte di mamma, e invece sono stata zitta, lì impalata a guardarlo, a studiarmi i suoi lineamenti così regolari, la barba di un giorno, sicuramente studiata ad arte ma che gli stava benissimo. Aveva avuto un sorriso per tutte coloro che mi hanno preceduta, ma quando è stato il mio turno, è successo qualcosa, mi ha guardata in un modo, nessuno m'ha mai regalato uno sguardo così, sembrava potesse penetrarmi l'anima... o forse me lo sono solo immaginata, dato che sono i suoi romanzi ad averlo fatto in qualche modo. Come dice il mio psicologo, una specie di transfert positivo. Non credo che dimenticherò presto quegli occhi azzurri sorridenti nonostante la stanchezza che lasciavano intravedere, e chissà perché, invece che ai bagordi, m'ha fatto pensare a qualcosa di più intimo e importante che gli avesse tolto il sonno. Non lo saprò mai, non li rivedrò mai quegli occhi azzurri, ed è meglio che la smetta di fantasticare su uno scrittore famoso e irraggiungibile prima che Will s'ingelosisca anche per i miei pensieri.

fine