2 Parole
Ti Amo
Poteva sentirla, la voce dei suoi pensieri, dei suoi desideri che scandiva quelle due brevi parole con chiarezza cristallina, riusciva anche ad avvertire la nota acuta di felicità che la invadeva ogni volta che ascoltava quel suono interiore.
Peccato che avesse scoperto di essere portatrice di una sorta di difetto di fabbrica, come se un piccolo filamento di DNA, quello che collegava evidentemente in modo univoco quella breve allocuzione all'apparato vocale, per qualche accidente, era stato reciso o addirittura mai strutturato all'interno della sua scala elicoidale. NON CI RIUSCIVA. Era più forte di lei, ogni volta che pensava di poterlo fare si bloccava, la voce spariva, la sudorazione aumentava, qualsiasi tipo di pensiero strutturato evaporava all'istante dalla sua mente, lasciandola immersa nella nebbia fitta.
Aveva capito che non era timore, né si trattava del principio di un attacco di panico, era qualcosa legato al suo concetto di perfezione: irraggiungibile, impossibile, che nella vulgata comune poteva essere riassunto dall'espressione 'troppo bello per essere vero'
E poi c'era un altro ostacolo, a cui nessuno l'aveva mai preparata, ed era l'incredibile circostanza che probabilmente, quella voglia insensata di aprirsi, di concedersi in modo totale mente e corpo, e di cercare prima di tutto i modi per far felice lui, erano sintomi evidenti di un raro caso di Amore Vero, sì, proprio Quello, cantato dai poeti, raccontato nelle favole, a cui si può tendere, aspirare, sognare, ricevendone spesso copie sbiadite.
Non aveva mai pensato che potesse esistere un sentimento di tale portata nella realtà, era troppo, ti faceva scoppiare il cuore, ma non come quando t'infatui del primo ragazzo alle superiori, lì ormoni e inesperienza adolescenziale creano dei mix straordinari quanto fatui. No, lei stava sperimentando uno stato dell'essere superiore, nel quale la stupefacente attrazione sessuale che li calamitava sovente l'uno accanto all'altra, l'uno dentro l'altra, era solo un punto all'interno di un percorso complesso e avvolgente fatto di parole, sguardi, attenzioni, cura reciproca, il tutto avviluppato come in un anello di Moebius, infinito e sempre nuovo.
Due parole, cinque lettere, che possono essere pronunciate speditamente, che ad alcuni escono con facilità disarmante al punto da svilirne il significato perché involontariamente sovrapposto ad altri sentimenti ed emozioni, mi attrai = ti amo, sto bene con te = ti amo, è facile da dire quando dietro non c'è struttura.
Ma pesano come macigni, invece, quando vorrebbero significare tutto. Per lei avevano sempre avuto un senso profondo, vincolante, a tratti asfissiante per ciò che avrebbero comportato una volta dette e a maggior ragione per loro, sempre parchi di parole e generosi di sguardi, erano una specie di linea di demarcazione spaventosamente concreta.
Se lo teneva dentro da giorni, no, non era corretto, in realtà forse erano anni che nutriva quel sentimento, ma il coraggio di dirlo ad alta voce non l'aveva mai trovato, all'inizio neanche a se stessa, poi, da quando si era presentata fradicia alla sua porta pensando di aver perso tutto, con l'ostinata speranza di riuscire a non perdere lui, quelle due parole erano rimaste lì, scolpite dentro di lei, vere reali, ma ancora così importanti da non riuscire a pronunciarle. Io voglio te, gli aveva sussurrato con quel poco di fiato che l'emozione non le aveva ancora strappato via, voglio solo te. Ed era già tanto, tantissimo per una come lei, abituata trattenere i propri sentimenti per paura di scoprirsi, vulnerabile a sofferenze che non voleva più provare.
Lui non le aveva chiesto nulla, sembrava neanche curarsene, non dare peso al fatto che lei non gli avesse detto d'amarlo, Castle era così, le lasciava i suoi tempi ed i suoi spazi sempre.
Era in debito di due dichiarazioni d'amore, entrambe disperate, che lo avevano portato a pensare di averla persa per sempre. Due dichiarazioni a cui lei non aveva potuto rispondere. Poi era stato il quotidiano, il sorriso della mattina, il caffè, la battuta al momento giusto, ogni singolo evento mostrava il suo modo d'amarla, incondizionatamente.
All'inizio aveva pensato di dover 'imparare', che non sarebbe mai stata all'altezza, ma era bastato poco, dopo aver superato barriere che erano solo sue, ora lo sapeva, e tutto si era come liberato dalla coltre pesante in cui lei aveva abilmente ammantato tutto.
Lo ricambiava in ogni attenzione, sorriso o anche sola presenza silenziosa, ma ancora non aveva pronunciato quelle due parole, le sembrava sempre il momento sbagliato o non adatto, pensava di doverlo forse creare ad arte, stupirlo, si arrovellava, si bloccava, s'intimava di trovare una soluzione, girava su se stessa inconcludente e frustrata.
Quel pomeriggio faticosamente strappato al lavoro si era immersa nella lettura mentre Rick lavorava, stesa sul divano, completamente rilassata, la mente svuotata dai pensieri, il sole che inondava la stanza, era tutto straordinariamente normale. Lo vide apparire da sopra la sua testa, era arrivato per chiederle se voleva un caffè, lei alzò il braccio per raggiungere il suo collo, lo tirò leggermente verso di sé, volgendo la testa all'indietro per cercare i suoi occhi, lui le sorrise, lei senza pensarci, prepararsi, tremare disse semplicemente "Ti Amo Rick"
Fine
