SANDOR

Aveva appena finito il turno di servizio.

Era presto, albeggiava ad est e sentiva un grosso buco nello stomaco.

Scese nelle cucine, prese un boccale di birra leggera e andò al cesto del pane.

«Ehi, non toccarle tutte» disse una delle donne. Lui ringhiò senza neanche guardarla, mise una pagnotta nel piatto e andò nella sala delle guardie per mangiare qualcosa prima di andare a dormire.

La stanza era grande e poco illuminata. I ceri della notte si erano quasi tutti consumati, e mandavano tremuli bagliori agli stendardi appesi alle pareti.

C'era anche il suo, tre cani neri in campo ocra. Principalmente era lì per suo fratello, a lui non fregava un cazzo di quelle stronzate, non alzava mai gli occhi a guardarlo. La sua famiglia, per lui, non era nulla. Il suo retaggio, la casata, erano solo parole e individui, nulla con cui avesse mai voluto essere identificato. Si sedette in fondo al tavolo lungo sotto le finestre, in un angolo male illuminato, e prese un sorso di birra.

Da quando aveva lasciato Sansa nelle sue stanze aveva fatto in modo di non pensarci: erano giorni che non pensava ad altro che a non pensarci.

Avrebbe dovuto parlarle...

Ma per dirle cosa? Mi dispiace? Le parole erano vuote, solo i fatti contavano, e il fatto era che aveva infilato le sue dita sporche dentro di lei.

Si portò la mano al viso e si strofinò gli occhi.

E un'altro fatto era che gli era piaciuto farlo. A prescindere da Joffrey, da quei tre coglioni e dal modo orrendo in cui era successo.

Il cuore accelerò al ricordo. Per quanto lo riguardava era il modo migliore in cui un uomo potesse toccare una donna, ma per lei... per lei doveva essere stato un incubo.

Scosse il capo.

Riusciva quasi a sentire il disgusto che aveva provato, il disprezzo. Lui stesso lo provava.

L'aveva insozzata con la sua lordura e non poteva farci nulla.

Quello che era successo aveva reso la sua condizione fastidiosamente ovvia: la voleva.

..e al tempo stesso non voleva contaminarla.

Da mesi evitata la questione perché lo spaventava: era lei che lo spaventava, il modo in cui lo faceva sentire.

"Fanculo".

Era tutto folle. Anche solo il fatto che stesse lì a rimuginarci era ridicolo. Un uomo come lui, che poteva sfondare teste senza batter ciglio, un uomo che aveva da tempo sepolto virtù e morale, che si sentiva contorcere le budella al pensiero di una ragazzina alta la metà di lui e con la metà dei suoi anni.

Odiava sentirsi così.

Non c'era motivo per sentirsi così!

Il re gli aveva dato un ordine e lui lo aveva eseguito, fine della storia.

E sì, quella ragazza lo eccitava, perché non poteva semplicemente riconoscerlo? Gli era piaciuto toccarla, era un uomo, non c'era nulla di strano. Aveva immaginato di farlo decine di volte, e allora? Doveva smetterla di fare il coglione.

Ma allora perché si sentiva così?

Bevve un lungo sorso.

Perché era piccola ed era sola; era davvero un uccellino che poteva raccogliere da terra e tenere stretto, ma bastava stringere un po' di più per spezzarlo.

"Smettila di pansarci, cazzo", pensò.

Ma non poteva. Continuava a sentire la sua pelle sotto le dita e ad immaginare di andare avanti.

E ogni volta sopraggiungeva la vergogna.

Non sapeva perché, ma sepeva che sarebbe stato capace di aspettare che crescesse e.. E cosa?

Anche senza Joffrey, i Lannister e la sua famiglia, cosa avrebbe mai visto in lui?

Il Mastino, nient'altro.

Il gusto acido della frustrazione crebbe nello stomaco. Avrebbe dovuto solo scoparla, fotterla fino a farle capire cos'erano gli uomini, la carne, la vita... Si portò le mani alla testa: voleva farlo, e allo stesso tempo voleva salvare il suo spirito, le sue speranze e la sua innocenza.

Preservare quella luce che la realtà non aveva ancora spento.

Lui la vedeva quella luce.

Gli venne da ridere, un sorriso terribilmente amaro "Sei davvero un povero coglione".

Ma... Non era mai stato un uomo di fede, e lei aveva un qualcosa di immateriale. Era al tempo stesso sia la cosa più sacra che avesse, sia quella che più di tutte voleva profanare.

La desiderava. E quanto voleva possederla, tanto sentiva il bisogno di proteggerla, anche da sé stesso.

«Ora basta!» disse in un sussurro, basta.

Aveva dato appena un morso al pane e il bisogno di dormire gli faceva dolere la testa; iniziò a contare nodi del legno per tenere la mente occupata. Era solo a 15 quando entrarono una dozzina di soldati Lannister. Ridevano.

«Cazzo se avrei voluto esserci!» disse un tipo tarchiato, si chiamava Curt o Cort, non ne era sicuro.

«Ma quindi è proprio vero!» esclamò un'altro.

«Come no, me lo hanno confermato diverse persone»

«E chi è stato?»

«Il Mastino»

Udì ripetere il proprio nome più volte, misto ad un parlottio confuso, poi un altro chiese «Ma in pratica che è successo?»

«In pratica» e si sporse in avanti per dare più enfasi «gli ha fatto infilare un dito dentro la fica della sua fidanzata!»

Quei pochi che ancora non sapevano i dettagli si diedero alle esclamazioni.

«Porca troia!»

«Ma perché?»

«E chi cazzo lo sa!»

«Io avevo sentito che era stato Blount..» riferì un tale dal naso schiacciato.

«Sì, quel coglione dice che lo fatto lui, ma Trant e Kettleblack in persona mi hanno confermato che è stato Clegane»

«Per gli dei, avrei voluto farlo io..» seguirono una serie di sghignazzi d'approvazione.

«Ve lo immaginate che bella fichetta deve avere?»

«Cazzo sì, però io non mi limiterei alle dita..» disse ondeggiando il bacino in avanti.

«Oh sì, le donne del nord sono tutte ottime scopate, sì sa. Non è vero Den?»

«Sì, ma non me la farei, non mi piacciono le ragazzine» poi dopo un attimo di silenzio aggiunse «però gliela leccherei volentieri!» la risata collettiva salì fragorosa e rimbombò nella stanza vuota.

Si sentì tremare le braccia, ma era stanco, non voleva creare guai.

«Eh, una bella cavalcata davvero!»

A quel punto scattò in piedi, la panca stridette forte sul pavimento, prese il boccale di birra e camminò verso l'uscita.

«Ehi, ecco l'eroe» disse il coglione che aveva condotto il discorso «Clegane, vieni qui, siediti con noi»

Si fermò, lo guardò e non disse nulla.

«Dai, solo un momento» insisté spostando una sedia.

Avrebbe dovuto proseguire, ma era già troppo tardi: sedette.

«Allora dicci» iniziò il tarchiato «com'è la Stark là sotto?» sulla faccia gli si era allargato un ghigno idiota.

Ma lui non rispose.

«Dai Clegane, guarda che lo sa tutta la fortezza, non serve fare il discreto. Allora com'è?»

Bevve un sorso di birra e continuò a non rispondere.

«Eddai» insisté quello dal naso schiacciato «l'hai fatta bagnare?» e gli posò la mano sulla spalla.

«Non toccarmi» disse finalmente, con la voce fioca.

Rise «Ma lei l'hai toccata però eh...» sibilò fra i denti «deve averla talmente stretta da farti impazzire..»

Uno, un tale di nome Berren, che doveva avere più di cinquant'anni storse la bocca «Non ci capite proprio un cazzo di donne: vanno rigirate e prese dietro, quello sì che è fottere»

Sentì il lato ustionato del viso fremere, serrò la mascella e la testa gli pulsò dolorosamente.

«Beh ma allora il Mastino è perfetto! Il cane che si ingroppa la lupa, vorrei proprio ved»

Poi urlò.

Il pugnale era affondato nel dorso della mano, la stessa con cui lo aveva toccato poco prima, inchiodando quel coglione alla tavola; poi si era alzato e il boccale era finito in mezzo ai denti di Berren, dopodiché era stata la testa di Berren a finire contro la tavola. Aveva avuto giusto il tempo di sentire il rumore del naso che si rompeva, che aveva afferrato quel dannato chiacchierone, Curt o Cort o come diavolo si chiamava, gli aveva girato il braccio dietro la schiena e l'aveva spinto in avanti, contro il tavolo «Che ne dici se adesso vi ingoppo io, eh, ti pare una buona idea? Che ne dici se sfondo il tuo fottuto culo di merda?»

Afferrò il pugnale, che era ancora piantato nella mano del tipo dal naso schiacciato, e glielo avvicinò alla bocca «oppure potrei ficcartici questo, pensi che questo ti farebbe bagnare?»

L'uomo farfugliò qualcosa, ma aveva il viso troppo schiacciato per essere comprensibile «Come hai detto? Non ho capito, vuoi che lo faccia anche agli altri?»

Nessuno fece nulla, nessuno disse nulla.

«Stavo andando a letto, sai sono un po' stanco, ma ti prometto che se risento anche solo fiatare di questa storia, vi sfondo così tanto che nemmeno Ditocorto saprà che farsene dei vostri culi!» dette un colpo secco al braccio dell'uomo che cominciò ad urlare «La spalla!» gridò cadendo a terra, insieme all'altro che si teneva la mano ferita «La spalla!» frignava, come una ragazzina.

Come una ragazzina.

Una ragazzina...