Danza della Fata Confetto* I
Personaggi: Milo, Camus, menzioni speciali per Saori e Hyoga | Cronologia: fine settembre 1986
Milo, ragionevole, argomentava: era solo una bambinetta troppo viziata, tutta vestitini vezzosetti, sorrisetti di circostanza da donna navigata - niente di cui preoccuparsi -; aveva organizzato una pagliacciata - niente per cui darsi pena.
Lui però non si calmava: Sagittarius, trafugata, era all'asta; un'intera annata di bronzetti aveva disertato, neanche un'ora dall'investitura, per partecipare alla pagliacciata - per la fattura della bambinetta.
Il gran vociare che se ne faceva era un corno di guerra in lontananza.
Avevano inviato Hyoga, ancora un po' pulcino, per sistemare la faccenda in fretta.
Seduto in armi, come di vedetta, Camus si preoccupava, si dava pena.
Hyoga non tornava.
Danza della Fata Confetto II
Personaggi: Milo, Camus; menzioni speciali per Saori, Hyoga e Isaac | Cronologia: fine settembre - inizio ottobre 1986
Hyoga non tornò, né l'avrebbe fatto: la bambinetta si diceva Athena; anche Hyoga aveva disertato.
Intorno a loro già si mormorava.
Camus, abbandonato, dormiva un sonno inquieto nel suo nido vuoto. Milo lo vegliava, preoccupato; Camus non gli parlava: taceva e si crucciava - già Isaac, non l'aveva seppellito.
Milo intuiva, ma non gli importava - né dei mormorii, né della bambinetta, né della guerra che si avvicinava a passetti di fata.
Spietata, nella notte, ogni stella tintinnava come una pugnalata; la luna sogghignava - fredda, un po' funesta.
Tornando a letto, si portò Camus stretto stretto al petto; glielo promise: l'avrebbero salvato.
Danza della Fata Confetto III
Personaggi: Camus, Milo, Hyoga, menzione speciale per Saori | Cronologia: 24 ottobre 1986
Sospesi, avevano atteso, come rugiada su una ragnatela; stregati, avevano temuto, sperato, dubitato. Poi Hyoga era tornato - come nemico, come un invasore.
S'era combattuto.
Hyoga il pulcino era ormai cresciuto: Camus - maestro - aveva predicato, l'aveva risparmiato; Milo - matrigna - lo aveva svezzato - con quindici punture, come un rito.
Poi tutto era finito. Camus - da vero padre - gli aveva dimostrato qual era il prezzo d'avere troppo amato.
A Milo non restava che il rimorso, quell'ultimo dolore mai provato, lo sforzo disumano del pianto trattenuto, e un po' d'odio represso, inconfessato, per quella fatina che avrebbe servito - ligio, devoto, sospeso, come per incanto.
Note:
*Di nuovo dallo Schiaccianoci, perché a me la Danza della Fata Confetto mette inquietudine.
