Capitolo 7

Come acqua all'acqua

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Quando Candy si svegliò la mattina dopo stiracchiandosi, ancora intontita, si rese conto di avere dormito ben oltre i suoi consueti orari. La piccola sveglia accanto al letto segnava già le nove passate.

"Accidenti, sono crollata senza rendermene conto… Albert… devo assolutamente parlargli prima che se ne vada… Non voglio lasciarlo partire così... ".

Scese con un salto dal letto e si vestì in tutta fretta con quell'unico pensiero.

"Non partire senza che possa abbracciarti un'ultima volta, Bert, ti prego…".

Nel grande ed accogliente salone trovò però soltanto Miss Pony e suor Maria sedute ad un tavolo intente a sorseggiare un caffè con Annie ed Archie, che erano da poco arrivati. Appena la videro entrare istintivamente si sollevarono tutti dalla tavola per andarle incontro.

"Candy, tesoro, come stai?".

Annie la abbracciò forte per farle sentire il suo affetto incondizionato.

"Dov'è Albert? Non è con voi?" chiese la ragazza in difficoltà.

"È andato via già da un po', Candy. Ci ha detto di salutarti…" la bloccò suor Maria altrettanto a disagio.

Miss Pony cercò di attenuare la tensione che si tagliava a fette nella stanza.

"Albert ci ha raccontato tutto quello che è successo stanotte. Non preoccuparti, Candy… abbiamo capito…".

"Miss Pony…".

"So che è difficile esternare quello che provi, bambina mia" la rincuorò bonariamente la donna "e so che mai, per nessun motivo al mondo, avresti voluto ferire Albert…".

"Oh Miss Pony… suor Maria… è così difficile da spiegare… ma io… sento che devo andare da Terence… Ho bisogno di lui… e lui di me. Tutto questo tempo è come se non fosse mai passato…".

"Ma vuoi partire subito, Candy? Potresti scrivergli ed attendere qui che venga a prenderti…".

"No, non ha senso aspettare ancora… Non mi spaventa affrontare il viaggio da sola. Le condizioni del tempo sono migliorate. Lui… ha affrontato una bufera per venire da me!".

Le due donne presero atto delle sue intenzioni. Candy, quando prendeva una decisione, sapeva essere irremovibile.

Miss Pony la squadrò con sguardo materno ma fermo.

"Sei sicura?".

"Come sono mai stata in vita mia" fu la sua pronta e quanto mai decisa risposta.

"Allora suppongo che tu debba andare a preparare la valigia. Ho l'impressione che non ti rivedremo per un po' alla Casa di Pony…".

Candy abbassò il viso arrossendo.

"Sì, Miss Pony, ha ragione… Non so per quanto tempo starò via… ma non vorrei crearvi problemi qui…".

"Non ti dare pena anche per questo, Candy..." la pregò suor Maria "chiederemo a Lucille di darci una mano; accetterà volentieri, ne sono certa. Adora stare con i bambini!".

"E penseremo noi ad avvertire il dottor Martin" la anticipò Miss Pony.

"Il dottor Martin… dovrà cercare qualcuno che mi sostituisca… Ditegli che lo contatterò quanto prima per spiegargli tutto quello che è successo. Voglio seguire il suo consiglio ora… e non perdere altro tempo prezioso… Partirò con il primo treno! Mi dispiace, Miss Pony, ma non penso che potrò rimanere per il suo pranzo di compleanno…".

"Candy cara…" le disse affettuosa la donna avvicinandosi a lei per stringerle le spalle con vigore "va' da Terence e non pensare ad altro… Corri, insegui i tuoi sogni! Abbiamo vissuto in silenzio con te la sofferenza per troppo tempo… ora non possiamo che essere felici con te per quello che ti sta accadendo!".

"Grazie… grazie di cuore… per tutto… Vi voglio bene!" rispose lei commossa.

"Chiederò a Tom di accompagnarmi con il carro alla stazione. Terence mi ha detto che si sarebbe fermato a dormire in una pensione. Forse non è ancora partito…".

"Non se ne parla nemmeno" intervenne in quell'istante Archie. "Ti accompagnerò io e ti aiuterò a cercarlo… Non voglio che te ne vada da sola…".

Candy si lasciò convincere dalla sua offerta gentile e si affrettò a preparare alla meglio i suoi frugali bagagli e salutare i bambini.

Quando arrivarono alla stazione verificarono che Terence non aveva mai soggiornato nell'unico albergo del paese. La ragazza acquistò un biglietto per il treno successivo diretto a New York mentre il cugino si recò al telegrafo e si interessò di assicurarle al suo arrivo un autista personale per accompagnarla alla sua destinazione.

Un attimo prima che salisse nella carrozza, Archie le baciò la mano con tenero trasporto.

"Buona fortuna, Candy… E di' a Terence che se stavolta non riuscirà a renderti felice dovrà vedersela sul serio con me…".

Il suo dolce viso tornò ad illuminarsi come a lui piaceva tanto.

"Tu prenditi cura di Annie, Archie… mi raccomando…".

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Terence cominciò a ravvivare stancamente il fuoco nel caminetto dopo avere rinunciato a studiare per quella sera. La temperatura nella casa si stava ancora abbassando e lui non riusciva a mantenere fissa sul copione la sua attenzione per non più di due minuti in preda ad una smania insopprimibile.

Appena tornato a New York era andato subito da Robert. Avevano discusso in modo schietto di quanto era avvenuto ed il regista gli aveva suggerito di prendersi comunque qualche giorno libero, come programmato prima che le nozze saltassero, per ricaricare le energie dopo questo ulteriore shock. Avrebbe ripreso il suo ruolo con la prima rappresentazione della settimana successiva. In quel modo avrebbero placato anche i clamori della stampa, già in fibrillazione alla spasmodica ricerca di indiscrezioni sulla vita sentimentale della giovane stella dopo le eclatanti dichiarazioni che aveva reso Susanna.

Quando la fiamma divenne abbastanza stabile e diffusa, Terence si sedette sul divano rimanendo immobile per un lungo tempo ad osservare l'ipnotica danza del fuoco tra i tizzoni incandescenti.

"Quante altre sere dovrò passare così, in attesa di tue notizie, Candy?".

Prese la corrispondenza che aveva ritirato dal portiere al suo rientro e la sfogliò nervoso. Solo un telegramma sarebbe già potuto arrivare. Ma oltre ad alcuni biglietti di auguri e felicitazioni inviate in anticipo per il matrimonio con Susanna non trovò niente.

"Non devo essere impaziente… le ho chiesto di prendersi i suoi tempi per riflettere. Deve sconvolgere un'altra volta la sua vita, è sciocco da parte mia aspettarmi una risposta così presto…".

Aprì un cassetto del mobile accanto al camino e ne estrasse un'elegante scatola dalla carta un po' consumata. Sciolse il nastro e prese tra le mani l'anello di piccoli diamanti che recava al centro un fulgido smeraldo.

Lo aveva con sé da tanto tempo. Da quando un giovane ragazzo emozionato aveva invitato la sua donna alla sua prima prova da protagonista, ansioso di chiederle di rimanere con lui per sempre. Erano passati quasi cinque anni.

Eppure quell'anello era rimasto sempre lì in quel cassetto. Come a rappresentare per lui una flebile speranza che un giorno avrebbe potuto infilarlo al dito della sua destinataria.

In quel momento, però, un pensiero lo agghiacciò. E se non fosse più arrivata nessuna risposta?

Se, nonostante tutto, lei avesse lo stesso scelto Albert?

"No, non può essere… I suoi occhi non mi hanno lasciato intendere questo. E quella voce accorata quando ha urlato il mio nome da lontano…".

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Si avvicinò nuovamente al fuoco per riscaldare le mani ed il cuore.

"Mi ha chiamato 'Terry'... come allora… mi sembra ancora di sentirla".

"Terry!" disse Candy in quell'esatto momento bussando alla sua porta.

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Terence faticò non pochi istanti a riconoscere che non si trattava del frutto della sua fantasia.

"Terence, sono Candy! Apri la porta!" ripeté lei a voce più alta temendo che fosse già a letto.

Il giovane si alzò di scatto e si affrettò ad aprire con le gambe che non lo reggevano in piedi.

Spalancò la porta e la vide davanti a lui, stupenda come allora nel suo cappotto rosso, con due piccole valigie nelle mani.

Si guardarono entrambi con gli occhi pieni di lacrime e si scambiarono un lungo sorriso.

Dopo un travagliato peregrinare le loro anime avevano finalmente fatto ritorno a casa.

"Sono qui…Terry… sono tornata…" gli disse Candy stravolta dall'emozione "… come acqua all'acqua…".

Lui la accolse nuovamente tra le sue braccia, braccia che mai avrebbero dovuto lasciarla andare, attirandola all'interno e richiudendo la porta dietro di loro.

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Il tempo sembrò davvero liquefarsi in quell'abbraccio…

Ricordi lontani riconquistati di prepotenza al presente ed esplosioni nascenti in un intreccio inestricabile.

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Terence la teneva stretta con forza, come se temesse che potesse dissolversi da un momento all'altro.

Candy aveva abbandonato la testa sul suo petto, riuscendo a percepire distintamente il battito furioso del suo cuore.

Non avevano entrambi il coraggio di staccarsi.

Poi, all'improvviso, Terence interruppe il loro silenzio e la guardò negli occhi con un'intensità che la scosse profondamente.

Si avvicinò al suo volto e la baciò con impeto sulle labbra.

Candy lasciò andare un brivido incontrollato. Si sentiva vibrare in tutto il suo essere come una foglia sferzata dalla tempesta.

Ricambiandolo con la sua stessa passione, cominciò ad assaporare anche lei le sue labbra, accarezzandole con le proprie in un moto frenetico; senza neanche rendersene conto, le dischiuse leggermente lasciando che lui si facesse strada in lei con decisione. Terence colse il suo debole segnale e si abbandonò fremente al suo desiderio in quella scoperta intima ed inebriante dell'amore.

I loro corpi si strinsero sempre più vicini mentre un fiume in piena di sensazioni mai provate fluiva dentro di loro senza trovare più argini.

"Ti amo… da morire…" le sussurrò appoggiando la fronte alla sua in un gesto di tenerezza.

"Anche io Terence, ti amo… da sempre…" gli rispose lei ancora tremante.

In quell'attimo Candy non riuscì più a dominarsi e scoppiò a piangere in maniera convulsa.

"Non credevo che sarebbe mai più potuto accadere…".

Terence fermò il suo sfogo asciugandole le lacrime con la carezza delle sue labbra.

"Non piangere così, amore mio… non voglio più vedere lacrime su questo viso. Vivrò d'ora in avanti perché tu non debba più soffrire nella vita, te lo giuro!".

"Sono lacrime di gioia, queste, Terry…" lo tranquillizzò lei accarezzandogli la guancia accaldata "non mi sono mai sentita così felice!".

Il ragazzo le sorrise con dolcezza, con quel sorriso caldo e rassicurante che aveva nella sua vita riservato solo a lei.

"Adesso calmati, su… vieni qui…".

Si avvicinò alle sue spalle e la aiutò a sfilarsi il cappotto.

"Togli questo che è tutto bagnato e vieni a riscaldarti accanto al fuoco. Non pensavo che avresti affrontato così presto il viaggio… con questo tempo. Credevo che mi avresti scritto…" le fece mentre l'accompagnava al divano vicino al camino.

"Non è stato un viaggio faticoso. Il tempo è migliorato, non ho affrontato i disagi che hai avuto tu…" gli rispose lei apprezzando le sue premure.

"Vado a prepararti qualcosa di caldo. Intanto tu sfilati quegli stivali e mettiti comoda". Terence andò a prendere in un armadio una coperta di lana ed una vestaglia femminile. "Tieni questi per riscaldarti. Io arriverò tra poco con un bel tè!".

"Ma questa... sembra... " esclamò Candy riconoscendo la vestaglia rosa di Eleanor Baker che lui le aveva una volta offerto in Scozia in un meraviglioso pomeriggio d'estate di qualche anno prima.

"È proprio quella... L'ho conservata perché mi ricordava te...".

Dopo non molto Terence tornò dalla cucina con una teiera fumante e cominciò ad aggiungere altra legna nel camino.

Candy lo guardava muta, accoccolata sotto la coperta con la tazza tra le mani. Rimasero per un po' così, con lo sguardo perso nel bagliore del fuoco che diveniva via via più forte ed una sensazione familiare di intesa che rinasceva con naturalezza tra loro di minuto in minuto senza bisogno di parole e spiegazioni.

"Mi sembra di essere lì... " si lasciò sfuggire la ragazza a bassa voce.

Terence si voltò e rimase a guardare inebriato il suo viso rischiarato dalla luce instabile delle fiamme.

"Anche a me sembra di essere ancora lì… ma ora è tutto diverso, Candy… Non sono più quel ragazzino terrorizzato dalle sue emozioni…".

Le si avvicinò e le sciolse i capelli raccolti in una coda di cavallo con un grosso fermaglio.

I lunghi riccioli biondi le scesero abbondanti sulle esili spalle.

"Anche allora avrei voluto dirti che sei bellissima, come nessuna altra donna… I tuoi occhi hanno da sempre avuto il potere di leggermi dentro e dissolvere tutte le mie difese…".

Le tolse la tazza vuota dalle mani e cominciò a sfiorarle il viso con una pioggia di piccoli baci, come se volesse appropriarsi con la sua bocca di ogni angolo del suo volto ed imprimerselo nell'anima; poi si fermò sulle sue labbra e la baciò ancora.

"Non riesci neanche ad immaginare che cosa provo stringendoti tra le mie braccia…

Ti desidero da così tanto tempo…".

Mentre diceva queste parole Terence percepì nei suoi occhi lucidi un sottile velo di imbarazzo.

Fino a quel momento tutto era stato cuore ed istinto. Non si erano neanche resi conto di essersi spinti con una tale semplicità dove mai avevano osato, anche quando si erano sentiti più vicini.

In quell'istante invece la realtà riemerse dal sogno ed i cinque anni passati riacquistarono tutto il loro ingombrante peso tra loro.

"Terence… io devo raccontarti tutto…".

"Non devi spiegarmi nulla, non ce n'è bisogno. Mi basta sapere che ora se qui con me…".

Candy si ritrasse da lui leggermente. "No Terry, è giusto che ti spieghi. Sento di doverlo fare…

In tutti questi anni ho continuato a convivere con questo amore che avvertivo incancellabile ma ormai… immorale e scorretto... perché tu appartenevi ad un'altra donna... Avevo rinunciato a te e non avevo più il diritto di avere pretese. Mi sentivo terribilmente in colpa per tutte le notti in cui ci sognavo, stretti l'uno all'altra come siamo ora, a condividere quello che non avevamo purtroppo avuto il tempo di vivere. E stavo terribilmente male al solo pensiero di immaginare che tu in quegli stessi momenti potessi tenere lei tra le tue braccia, lasciandoti andare come era naturale che fosse. Ero sconvolta da questo senso di vuoto… ed ho lottato con tutte le mie forze per non soccombere e riuscire a guardare avanti rassegnata… E' stato allora che mi sono avvicinata ancora di più ad Albert… Forse all'inizio non gli ho fatto neanche capire quanto avessi bisogno di lui... ma tu mi conosci, ho sempre cercato di farmi forza davanti alle difficoltà e non coinvolgere le persone a cui tengo nelle mie sofferenze. Ho cercato di dimostrarmi davanti a tutti forte e risoluta… enfatizzando una serenità ritrovata che però non mi ha mai neppure sfiorata. Solo con lui sono riuscita ad aprire veramente il mio cuore… sono arrivata a dipendere dal suo sostegno…

Noi due nel tempo ci siamo entrambi sorretti ed aiutati… e nella nostra vicinanza abbiamo finito per fraintendere la natura di quello che ci univa…".

Terence storse il labbro quando lei pronunciò l'ultima frase, cercando di controllare il suo temperamento geloso.

"È stato lui per primo a dirmi che il suo affetto per me era cambiato…" proseguì Candy a mezza voce "… e che si stava innamorando... Io in quel momento ero molto confusa e non riuscivo a mettere a fuoco quello che veramente provavo nei suoi confronti. Albert è una persona dolcissima, che merita in tutti i modi un amore pieno e appassionato. Io volevo e voglio per lui ogni bene possibile. Ho pensato che potessi sforzarmi di avvicinarmi in modo diverso e permettere che nel tempo il mio modo di sentire cambiasse, consentendomi di voltare pagina e di andare avanti come anche tu mi avevi chiesto. Sarebbe stato più facile per tutti. Ma tra noi non c'è mai stato nulla, ti assicuro, se non un solo bacio… ricambiato con la

volontà ma non con il cuore. Sì, sono stata una stupida a fargli capire che poteva tra noi esserci qualcosa di più, ora lo so. Ho finito per tradire in maniera sconsiderata lui… e te".

"Tu? Tu non sei capace di tradire. Io non mi sento offeso. Quando ho saputo di voi, è vero, mi sono sentito ribollire il sangue nelle vene, lo sai che sono una testa calda… ma ho anche pensato che fosse giusto che ricominciassi a vivere. Non potevo chiederti di continuare a conservarti fedele a me in maniera insensata".

"Ma tu hai continuato a farlo!" gli disse lei accorata.

"Non mi interessa nulla di tutto quello che è successo!" la interruppe definitivamente Terence fermando il suo sfogo in un altro saldo abbraccio.

"So solo che questa vita ci ha sottratto crudelmente troppi ricordi…".

I suoi ardenti occhi blu puntarono Candy con un'intensità disarmante.

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La sua voce profonda e calda come la brezza dell'estate scozzese… Passi incerti dopo una corsa tra gli alberi al riverbero cristallino del sole sullo specchio d'acqua di lago… eco di scherzi, rincorse ed infantili prese in giro, poi, d'improvviso, la fine della fuga… Terence l'aveva imprigionata con le sue braccia contro quell'albero. L'aveva guardata con quella stessa intensità…

"Adesso tocca a me…" le aveva sussurrato lasciandole intendere che avrebbe voluto baciarla per la seconda volta…

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Candy deglutì a fatica in quell'onirica atmosfera sospesa ancora irrealmente a metà tra passato e presente… sentiva il respiro fermarsi in petto, risentiva la stessa esplosione di emozioni dentro di sé. Anche allora aveva chiuso gli occhi rabbrividendo al pensiero delle sue labbra così vicine…

"Ma io ora voglio che noi due recuperiamo tutti quei ricordi… e li viviamo tutti, senza fretta… attimo per attimo!".

Come allora Terence si chinò silenzioso sulla sua fronte sfiorandola con la più delicata delle carezze.

"… E voglio che ne creiamo di nuovi… e preziosi…".

Dalla fronte scese ancora sulle sue guance vellutate fino alla sua bocca.

"… che niente e nessuno possa mai più portarci via…".

Così dicendo si allungò per prendere il piccolo pacco che era ancora lì sul mobiletto. Lo aprì e ne estrasse l'anello.

"C'è una cosa che devo fare… e… forse penserai che sia pazzo a farlo così… in questo momento… Forse lo sono realmente, Candy, sono totalmente pazzo… ma non posso più tenerlo con me. Questo… anello è sempre stato tuo, ti appartiene come ti appartengo io, da sempre, da quando ti ho incontrata quella notte sul Mauretania ed hai cambiato la mia vita. Avrei voluto dartelo cinque anni fa, dopo la prima di Romeo e Giulietta…".

"Terence…".

"Avevo pensato a tutto, un invito romantico a cena, mi sarei anche inginocchiato davanti a te per chiedertelo. Sapessi quante volte l'ho stretto tra le mani sognando di mettertelo al dito ed immaginando la tua reazione. Quando ti avrei chiesto di diventare mia moglie…

Avrei voluto solo renderti felice, amore mio, come hai sempre meritato di essere. E invece ti ho solo attirata in una trappola, ti ho fatta illudere… mentre io già sapevo…".

Candy lo fermò risoluta. "Ma perché ti torturi ancora Terence? Non è così che sono andate le cose! Tu volevi solo…".

"Volevo rivedere i tuoi occhi, Candy, per nutrirmi ancora della loro luce per un'ultima volta… e trovare il coraggio… Sapevo già che la situazione di Susanna ci avrebbe costretti a prendere decisioni dolorose ma non sono riuscito ad essere tanto forte da parlartene subito… ed evitarti quello strazio… perdonami!".

"Se Susanna non avesse tentato il suicidio ed io non fossi stata così ostinata… quella sera… tu lo avresti fatto… e la nostra vita non sarebbe stata così penosamente stravolta. E quell'anello ora… sarebbe…".

Il suo sguardo tristemente rivolto alla propria mano lo ferì come un colpo di pugnale.

"Può ancora esserlo… se tu lo desideri ancora come lo desidero io…

Ma aspetta, non rispondermi ora…".

Terence prese il gioiello e glielo ripose tra le mani richiudendogliele con dolcezza.

"Tienilo con te… e dammi l'opportunità di provarti quanto siano profondi e sinceri i miei sentimenti! Quando sarai sicura che sia arrivato il momento, se vorrai, lo indosserai. Ed io capirò…".

"Oh Terry… io… ora…".

Lui la zittì stringendole le mani con più forza.

"Shh.. non dire altro… ora lascia solo che io ti ami…".

Aveva pronunciato queste parole avvicinandosi lentamente a lei e guardandola fissa con uno sguardo penetrante ed ansioso. Candy era rimasta immobile, incapace di una seppur minima iniziativa.

Le aveva sempre fatto questo effetto quando accendeva in quel modo i suoi magnifici occhi, che sapevano essere così espressivi e destabilizzanti. Lei sapeva di esserne totalmente attratta, in una maniera che aveva sempre temuto potesse sfuggirle dal controllo. Si era più volte detta che Terence era in grado di smuovere i suoi istinti più inconfessabili, al di là di quel senso del pudore che la rigida educazione ricevuta le aveva insegnato ad imporsi.

Quando lui le si avvicinò nuovamente e cominciò a baciarla, non si tirò più indietro e si lasciò guidare liberamente da quei brividi che anche lei non era più in grado di tenere a freno.

Terence percepì che le sue resistenze si stavano dissolvendo e cominciò a sfiorarle la pelle del viso con la sua bocca in maniera quasi impercettibile; il suo modo di baciarla le faceva venire la pelle d'oca.

Al culmine di quel sottile gioco, tenero e sensuale, si impossessò nuovamente delle sue labbra, cominciando ad esplorare timidamente con le sue carezze le attraenti forme del suo corpo. Senza riuscire più a trattenersi, tuffò il viso nelle pieghe del suo collo latteo sprofondando tra i suoi capelli ed inebriandosi del loro profumo di miele.

In quel momento la sua mano si fece più audace e si diresse sotto la vestaglia verso i nastri che chiudevano la scollatura del suo vestito cominciando a scioglierli.

Trovando le sue ultime energie, Candy però lo bloccò ancora, arrossendo vistosamente.

"Terry… Non credere che io non desideri le stesse cose… ma vorrei che tra noi tutto fosse perfetto…" riuscì a dirgli con un filo di voce.

"Tra noi 'è' tutto perfetto!" rispose lui continuando ad accarezzarla.

"Io intendevo dire che …".

Terence si rese conto di dovere reprimere l'ardore della passione che lo consumava ormai da anni per consentirle di lasciarsi andare con lui con la lenta naturalezza che meritava la sua purezza.

"So cosa provi, Candy, ma ti chiedo solo di… fidarti di me… Io ti amo e ti… rispetto. Non devi temere niente quando sei con me…".

Candy stemperò quella sottile tensione cercando sicurezza tra le sue braccia.

Non temeva sul serio nulla quando era con lui, non lo aveva mai temuto a dire la verità, anche se lui si era sempre divertito a stuzzicarla impudentemente godendosi il suo impaccio, eppure, allo stesso momento, si sentiva turbata da tutto quello che stava accadendo così velocemente tra loro.

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"Rimani con me stanotte!" le propose Terence in quell'istante prendendole il viso tra le dita per strapparla ai suoi timori. "Mi piacerebbe tanto che ti stabilissi qui… ma non voglio che qualcuno possa ficcare il naso nei fatti nostri e crearci problemi. Domani prenoteremo per te una stanza in un ottimo albergo non molto distante. Potrai soggiornare lì, così non alimenteremo stupidi pettegolezzi. Al più presto, penserò a convocare la stampa prima che ci pensi qualche voce malevola... Ci assaliranno per un po' ma presto, non preoccuparti, non saremo più argomento scottante e ci lasceranno finalmente in pace".

"Va bene" accettò lei ponderando la saggezza delle sue parole.

"Stanotte però…" tornò a stuzzicarla il giovane maliziosamente "nessuno sa che sei qui… mia cara signorina Tarzan Tuttelentiggini… ed io non ho alcuna intenzione di lasciare andare né te né le tue lentiggini… prima di averle salutate come si deve una per una! Non sai quanto mi sono mancate!".

Candy scoppiò a ridere di gusto alla sua frase.

"Oh Terry… le mie lentiggini! Sul serio ti sono mancate?".

"Le ho sognate tutte le notti… se proprio vuoi sapere la verità… e sono contento che siano rimaste tutte lì sul tuo viso. Forse sono anche di più di quelle che ricordavo…".

"Ed io che pensavo sul serio non ti piacessero…".

"Non mi piacciono, le adoro! E te ne sarai accorta, ma anche tutto il resto mi dispiace affatto…" la incalzò lui lanciandole una mirata provocatoria.

"Beh… anche la tua faccia di bronzo è rimasta la stessa, se vuoi sapere la verità da me… Pensavo di ritrovarti più maturo, Terence Graham… invece ti diverti ancora a prendermi in giro come un ragazzino!".

"Mi diverto da matti, miss Andrew! Non smetterò mai di provocarti, anche quando saremo due vecchietti sbraitanti… Non posso farci niente, il tuo visetto imbronciato è incantevole!

Anche quella sera in cui mi presentai malconcio nella tua stanza del dormitorio femminile… stavo malissimo ma non riuscii a trattenere il mio desiderio di provocarti… anche se pensandoci col senno di poi mi comportai proprio come uno sciocco… Avrei dovuto farti credere di avere bisogno di qualche attenzione in più per sentirmi meglio… magari ti saresti intenerita e mi avresti regalato un generoso bacio consolatorio!".

Ritrovando la loro istintiva complicità, Candy lo spinse via bonariamente, come faceva un tempo quando si punzecchiavano.

"Terry… sei…".

"Un uomo da sposare, lo so…".

"… volevo dire… un uomo impossibile!".

Il suo dito si spostò dal suo petto alle sue labbra zittendo sul nascere un'irriverente replica.

"Non pensavo che ti ricordassi di quella sera…".

Terence distolse lo sguardo verso i ceppi ardenti davanti a loro.

"Non ho dimenticato niente, Candy… niente…" le confermò incupendosi leggermente.

"Sono sopravvissuto in tutto questo tempo solo grazie a quei nostri ricordi…".

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Ogni altra parola sembrò in quel momento superflua.

Passarono così, tra silenziosi baci e abbracci il resto della notte.

Ricordando e creando ricordi…

Solo quando fu quasi mattina, la stanchezza li vinse restituendoli al sonno l'uno tra le braccia dell'altra.

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Terence fu il primo a svegliarsi. Ancora incredulo per tutto quello che era successo, mosse leggermente la mano sfiorando quella di lei, ferma sul suo petto.

Candy dormiva ancora abbracciata a lui con la testa appoggiata nell'incavo del suo braccio. I suoi capelli erano sparsi ovunque sulla sua camicia in maniera disordinata.

Un mare di lucenti ed indisciplinati riccioli biondi.

Con gli occhi spalancati si lasciò andare ad un sorriso che aveva il sapore di una vittoria; si sentiva rinascere a nuova vita in quella mattina d'inverno…

Percependo i suoi pur minimi movimenti, anche Candy aprì gli occhi.

"Buongiorno!" gli disse guardandolo ancora assonnata.

"Un giorno eccellente… Dammi un pizzico e dimmi che non sto ancora sognando...".

La ragazza non se lo fece ripetere un'altra volta e gli assestò un pizzicotto deciso sul braccio.

"Ecco… così sei sicuro che è tutto vero...".

"Ahi… non ti ho detto di riempirmi di lividi… Non hai perso la tua mano pesante, Tarzan!" fece lui ritirando il braccio ed accentuando la sua reazione di dolore.

"Ma smettila… non ti ho fatto niente! Vedrai che male ti farò in futuro, Terence Graham, se non ti comporterai bene e non filerai dritto!".

"Accidenti, mi fai quasi paura… Sai che quando fai quella faccia arcigna sembri tanto suor Grey? Guarda che neanche lei è mai riuscita a zittirmi!".

"Eh no, mio caro, suor Grey non sarebbe mai stata capace di darti un sonoro ceffone per rimetterti in riga… io sì!" gli rispose Candy scoppiando in una fragorosa risata.

Terence la seguì in quel fanciullesco e spensierato scoppio d'ilarità per poi farsi d'un tratto serio in volto. "Ma che razza di incantesimo mi avrai mai fatto, Candy? Tu ed il tuo contagioso sorriso riuscite da sempre a farmi sentire il cuore più leggero!".

"Anche io mi sento così quando mi sei vicino!" gli confidò lei sincera facendo per alzarsi dal divano. "Sai che ti dico? Adesso tu rimarrai qui comodo mentre io andrò in cucina e ti preparerò una buona colazione per farmi perdonare!".

"No, non preoccuparti, vado io. Sarai ancora stanca per il viaggio".

"Guarda che mi fa piacere rendermi utile... E sono curiosa di vedere la tua faccia davanti alle leccornie che ti cucinerò. Potrei stupirti con i miei progressi!" gli rispose con un occhiolino furbetto.

"Oh Candy, se dovessi dare importanza a queste qualità in una donna, non avrei certo proposto a te di sposarmi! Ricordo che non eri propriamente portata per le faccende domestiche… me lo dicesti proprio tu!".

"Ma come ti permetti! Io sono una casalinga perfetta!".

Con aria imbronciata gli si lanciò contro per ribellarsi all'offesa con l'intento di colpirlo. La sua spinta lo scaraventò a terra.

"Noto con disappunto che non hai neanche perso la cattiva abitudine di gonfiarmi come un pallone…" sbottò Terence "… ma forse ti sfugge un particolare…".

Alzandosi con un salto agile la sospinse sul divano bloccandole i polsi fino ad immobilizzarla "… che io sono più forte di te…".

Candy si difese cercando di svincolarsi dalla presa.

"Guarda che posso anche mordere, se non stai attento…".

"Lo so che potresti… ma non starebbe certo bene che la futura Granchester continui a comportarsi come un maschiaccio…".

Terence la guardò con un sorriso di sfida.

Poi… un'altra volta quella sensazione irrefrenabile, quella voglia di lei.

Continuando a stringerle mani avvicinò lentamente la sua bocca e riprese a baciarla con trasporto, lasciandosi nuovamente inebriare dalle infinite sensazioni che gli provocava il contatto con la sua pelle. Stava ancora per perdere il suo autocontrollo, quando decise a malincuore di staccarsi.

"Forse… è meglio che cominciamo la nostra giornata… Facciamo così... mentre tu prepari qualcosa di caldo io mi vesto e scendo a prendere dei dolci. Ho in mente una sorpresa che ti piacerà di sicuro se sei rimasta la golosa che ricordo".

"Va bene" accettò lei ancora scherzosamente polemica "penso che sarò in grado di prepararti almeno un caffè per quando sarai tornato…".

Mentre correva in cucina, Terence si chiuse in bagno per prepararsi e calmare con l'acqua gelida la sua agitazione. Poco dopo ne uscì, perfettamente a posto, e prese alla svelta il cappotto e la sciarpa dall'appendi-abiti.

"Sarò di ritorno in un lampo… tu rimani qui, ti prego… non sparire!" le intimò filando via di corsa.

Candy rimase alla finestra aspettando di vederlo in strada; dopo qualche minuto lo vide apparire da lontano mentre si affrettava correndo eccitato.

"Mi rallegra il cuore vederti così felice, Terry!" si disse entusiasta.

Una volta che ebbe terminato in cucina, cominciò anche lei a provvedere alla sua toilette per farsi trovare pronta al suo rientro. Appoggiò, come le aveva detto, le sue valigie nella sua stanza da letto e cominciò a guardarsi intorno istintivamente. La camera non era molto grande ma ordinata ed arredata con sobria eleganza. Su una parete campeggiavano alcuni manifesti di suoi spettacoli, appositamente stampati su carta pregiata. Sul comodino accanto al letto erano riposti con ordine vari testi teatrali e libri di poesie. In alto sul muro, sopra la spalliera del letto, era appeso un piccolo crocifisso che la stupì non poco.

"Ci sono tante cose di come sei adesso che davvero non conosco…" pensò. Presa dal suo gioco, finì il suo giro di esplorazione rapita da tutti quei dettagli che gli parlavano così intimamente di lui fino a quando si fermò davanti ad una porta chiusa.

"Questo deve essere il tuo studio. Perché mai lo terrai chiuso a chiave?" si domandò curiosa.

Tornata in cucina cominciò a lavare le stoviglie nel lavabo.

Mentre era lì in piedi, immersa nei suoi pensieri, si sentì abbracciare dalle spalle.

La sua mente non poté non tornare a quell'abbraccio disperato con cui si erano separati sulle scale dell'ospedale Saint Jacobs.

Erano nella stessa posizione. Lui la stringeva intensamente a sé nello stesso modo.

D'impulso gli prese le mani che la cingevano come allora all'altezza della vita.

"Ricordi anche questo?" le sussurrò lui commosso.

"Come potrei… non ricordare?".

Terence appoggiò il mento sulla sua spalla rafforzando la stretta a ribadire il loro essersi definitivamente ritrovati a dispetto di tutto.

"Perché non ti sei voltata? Neanche una volta… è stato lancinante…" le domandò in un soffio all'orecchio.

"Perché sapevo che non avremmo più potuto lasciarci… Se mi fossi voltata non ne avrei più avuto il coraggio… Un coraggio vigliacco e sordo, Terry, che ci ha storditi entrambi…".

"È tutto finito ora. Possiamo lasciarci finalmente alle spalle tutto quel dolore…" continuò Terence facendola voltare con delicatezza verso di lui.

Candy lo fissò supplichevole.

"Da oggi, però, dobbiamo riprometterci di essere totalmente sinceri, Terence, a costo di essere costretti a dirci cose che possano farci ancora soffrire. Solo così saremo in grado di affrontare insieme qualunque ostacolo!".

"Hai ragione, piccola saggia… faremo così… impareremo a fidarci l'uno dell'altra… ad ogni costo. Te lo prometto!".

Terence la accompagnò alla tavola dietro di loro.

"Mangiamo ora o i dolci si fredderanno!".

Candy gradì molto la sua sorpresa.

"Buoni, vero? Sono croissant francesi. Ce ne sono alla crema, al cioccolato, alle mele ed alla marmellata. Ne avevi mai mangiati?".

"No" rispose la ragazza con il naso sporco di zucchero a velo "sono davvero buonissimi… ma perché ne hai comprati così tanti?".

"Volevo farteli assaggiare tutti e non sapevo scegliere. E poi… immagino che anche alla Casa di Pony ti lasciassi viziare da miss Pony e suor Maria con i dolci, non è vero? Non voglio essere da meno!" scherzò Terence malizioso.

Lei captò la sua sottile provocazione e ribatté risentita: "Tanti dolci? Vuoi dire forse che mi trovi ingrassata?".

"A dirti la verità, non mi dispiacciono in alcun modo i posti in cui sei cresciuta di volume…".

"Terence!".

"Dai Signorina Permalosa, sto scherzando! Finisci quel cornetto, su! Ci aspetta una giornata intensa!".

"Dove vuoi portarmi?".

Il giovane spalancò ammiccante la porta con una smorfia enigmatica sul viso che era già tutto un programma.

"Voglio farti conoscere la mia New York! Che da oggi sarà anche la tua New York!

Perché se ancora non ti fosse chiaro, amore mio, io non ti permetterò mai più di uscire dalla mia vita!".

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Continuando a battibeccare divertiti uscirono dall'appartamento e si avviarono in strada, dove si costrinsero controvoglia a tenere le distanze ed assumere un atteggiamento più formale per non dare troppo nell'occhio.

Un vento freddo spazzava severo Times Square quella mattina, costringendo i passanti a tenersi stretti alla testa i loro cappelli.

Ma i loro cuori in fiamme ne percepivano solo il benevolo sibilo, dolce sottofondo delle loro risate.

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Grazie di cuore a chi mi sta leggendo e a chi vorrà lasciarmi un suo apprezzatissimo commento!