TYRION

Lasciò cadere la lettera sul tavolo dove si arrotolò di nuovo.

Già due giorni prima era arrivato un corvo portando la notizia, ma conoscere i dettagli per esteso faceva un altro effetto.

Gli Stark avevano perso Grande Inverno.

Senza nessuna avvisaglia i Greyjoy erano salpati dalle loro miserevoli isole, avevano cavalcato verso nord e adesso, a scaldarsi il culo davanti al caminetto della Sala grande, c'era l'ex protetto di Ned Stark che si faceva chiamare principe Theon.

Gli sfuggì un sorriso ironico "principe" addirittura, come se fosse bastato un titolo a fare di un uomo un Signore.

I Greyjoy avevano passato anni e anni ad inseguire un sogno di regalità che non possedevano né avrebbero mai posseduto e questo per un semplice motivo che era causa di tutte le loro sconfitte, ma che si rifiutavano di riconoscere: loro, come tutti gli uomini di ferro, non erano altro che feccia, una marmaglia dedita unicamente a scorrerie e stupri. Mai motto di una casata era stato più indovinato del loro...

Erano pirati di basso livello, del tutto ignari di come si amministrasse un regno, nemmeno se piccolo e pulcioso come le loro isole. Non avevano il senso dell'onore, del rispetto e della lealtà dei signori del nord, ma nemmeno l'audacia, l'intraprendenza e l'astuzia di quelli del sud.

Avanzavano ciechi nella vita, come onde grigie, e alla fine si infrangevano sui solidi scogli dei loro avversari, riducendosi a una schiuma inconsistente.

I Greyjoy non sarebbero mai stati re di niente, nemmeno di quei quattro spunzoni di terra su cui ammuffivano, figuriamoci di Grande Inverno.

Però quello che stava succedendo spostava gli equilibri.

Che cosa avrebbe fatto Robb Stark?

Senza ser Roderick, i suoi fratelli erano completamente sprovvisti di alcun sostegno, gli uomini di ferro avrebbero potuto farne quello che volevano... Se tornava indietro per riprendere il proprio castello avrebbe dovuto abbandonare l'avanzata, e in quel caso l'esercito di suo padre ne avrebbe approfittato per marciare verso nord e chiuderli oltre l'incollatura.

Non conosceva molto Robb Stark, ma se non aveva nemmeno preso in considerazione l'idea di scambiare Jaime con Sansa, c'era da aspettarsi che non abbandonasse i territori faticosamente guadagnati per i due fratelli minori.

Si sentiva strano. La notizia tutto sommato lo sollevava, sapeva bene che se Stannis avesse potuto contare sull'appoggio degli Stark, la sua famiglia avrebbe avuto vita dura, e che avere le truppe di suo padre impegnate a nord lasciava la capitale pericolosamente scoperta, ma... C'era una parte di sé che inspiegabilmente gioiva della fatica inaspettata che il grande Tywin Lannister stava facendo per tenere a bada un ragazzo di 17 anni... E per una ragione molto simile gli sarebbe davvero piaciuto vedere cosa si sarebbe inventata Cersei, se Stannis fosse riuscito ad arrivare alla Fortezza Rossa.

Gli sarebbe piaciuto vedere Joffrey isterico, diventare verde per la paura e la rabbia!

Gli sarebbe piaciuto, se solo questo non avesse significato la fine della propria famiglia.

Era complicata la vita quando le persone che si odiavano di più erano anche quelle che più si amavano, dopotutto.

Quindi si sarebbe spremuto il cervello e avrebbe fatto qualunque cosa, tutto quello che era in suo potere, per difendere la città, la sua famiglia, e quel pazzo di suo nipote sul trono.

Erano Lannister, e potevano anche odiarsi, ma si proteggevano in quanto tali.

Se solo avesse avuto lì suo fratello. Jaime non era un grande stratega, ma avere il suo supporto sarebbe stato d'aiuto.

Non erano più giunte notizie da quando Robb aveva scritto loro per riavere le sorelle e i resti di suo padre.

Era abbastanza sicuro che fosse vivo, ma non era certo che sarebbe riuscito a rivederlo.

E poi c'era quella storia di Joffrey.

Imprecò fra sé. Fra tutte le cose stupide che Jaime avesse fatto, generare Joffrey era certamente la peggiore.

L'ultima cosa di cui Westeros aveva bisogno era un nuovo re folle, ma sembrava che il continente occidentale non riuscisse a sottrarsi a quel destino.

Suo nipote era pazzo, violento e figlio dell'incesto, come un Targaryen qualsiasi.

Doveva trovare una soluzione prima che la cosa degenerasse. Avrebbe voluto contare su sua sorella, ma sapeva che era impotente quanto lui, nessuno aveva alcun ascendente sulla mente di Joffrey.

Le notizie che giungevano dal bordello di Baelish erano sempre le stesse, nessun tipo di accoppiamento, solo folle, inaudita violenza.

Bevve il vino ma non lo gustò.

Il re traeva piacere solo dalla vista di soprusi e dolore... e il suo matrimonio con Sansa Stark era stato fissato.

Ancora trenta giorni e poi era probabile che dovessero raccogliere il corpo della sposa con un cucchiaio.

Tamburellò le dita sul tavolo come faceva sempre quando era pensieroso.

Bussarono.

«Avanti»

«Primo Cavaliere, Sandor Clegane è qui»

«Fallo entrare»

Lo aveva convocato per avere aggiornamenti, novità che sapeva non gli sarebbero piaciute.

«Era il mio turno di riposo» esordì il Mastino entrando.

«Buongiorno anche a te»

«Non è un buongiorno»

«Immagino, visto la nottata movimentata che hai avuto...»

«Non è successo niente, abbiamo solo parlato» rispose scocciato.

«Oh mi fa davvero piacere sapere che avete solo parlato, perché pensa, mi avevano detto che hai fracassato una faccia, rotto una spalla e che quello a cui hai infilzato la mano potrebbe non rientrare in servizio!»

«Erano mezze seghe, non hai perso nulla»

«Che diavolo è successo Clegane?»

«Uomini che non sanno badare nemmeno a sé stessi non dovrebbero badare agli affari degli altri» disse solo.

«Ti ho fatto una domanda»

«Davvero mi hai chiamato per parlare di questo?» chiese a sua volta.

«No, in realtà vorrei che ci scambiassimo confidenze» ironizzò.

L'uomo scattò in avanti e si appoggiò al tavolo, la sua massa enorme torreggiava sopra di lui.

«Sai che si è fatto fare una stanza per le torture? Hai idea di quello che farà alle puttane la dentro? Di quante ne ammazzerà? Sei al corrente di quello che succede nella tua corte Primo Cavaliere, o no?»

«Sono al corrente...» rispose nascondendo il disagio.

«Allora hai sentito cosa mi ha fatto fare?»

«A Lady Sansa? Sí, mi dispiace»

«Mi dispiace un cazzo» sbattè il palmo sul tavolo «L'ha fatto fare a me. A me! Con queste mani, questa, per l'esattezza» disse alzando la mano destra «Ha preteso che mettessi le dita dentro di lei» prese fiato «Non era già stata punita abbastanza, no, andava brutalizzata in questo modo. Andava umiliata ancora di più davanti a quei tre figli di puttana che non vedevano l'ora di andare a raccontarlo» voltò la testa di lato e guardò altrove; respirò «Hai sentito come parlano di lei, sai cosa dicono?»

«Metterò fine a queste chiacchiere e»

«Sì certo, metterai fine alle chiacchiere, tutto a posto allora. Tu non eri lì, io sì... non lo hai visto, non sai com'era, il modo in cui la guardava... Non era normale. Cosa le farà la prossima volta?»

«Non ci sarà una prossima volta»

«Sì invece, continuerà finché non l'avrà ammazzata» gli puntò il dito contro «Ti avevo detto che non volevo avere a che fare con questa storia!» sibilò.

Tyrion bevve l'ultimo sorso dalla sua coppa, poi si versò del vino e riempì anche quella del Mastino, sperando che lo aiutasse a calmarsi.

L'uomo afferrò la coppa e la trangugiò tutta come fosse stata acqua fresca in una giornata afosa, poi si sedette senza che nessuno lo avesse invitato a farlo.

Era davvero enorme, non aveva mai conosciuto un uomo più grosso di lui, a parte la Montagna. Non era solo straordinariamente alto, aveva spalle larghe, braccia e gambe muscolose e le mani più grosse che avesse mai visto. Non c'era da meravigliarsi che gli altri soldati avessero paura di lui.

«Che cosa mi chiederà di farle la prossima volta? Di scoparla? Di cavare un occhio? Di ucciderla? Questo non è il mio lavoro, io sono una fottuta guardia del corpo»

«Mi rendo conto, Clegane, sarai pagato per il servizio»

L'uomo lo guardò con un odio che quasi riusciva a sentire «Non voglio i tuoi dannati soldi Lannister. È una ragazzina e l'ho praticamente stuprata...» scosse lievemente la testa, sembrava davvero turbato.

Conosceva il Mastino da quando, da ragazzo, il padre era stato vassallo dei Lannister a Castel Granito, eppure in tanti anni era la prima volta che sembrava avere rimostranze su qualcosa.

«Non l'hai stuprata..»

«Ti ho detto quello che ho fatto, non farmelo ripetere»

«È sicuramente stata una circostanza molto spiacevole, ma fortunatamente Lady Sansa l'ha superata bene..»

«Bene?»

«Cosa dovrei fare, lui è il re» abbassò la voce ad un sussurro «La cosa può non piacerci, ma resterà tale con o senza di noi che osserviamo le cose e cerchiamo di contenere i danni. Sansa ci serve e il nostro compito è che resti sana e salva, di più non possiamo fare. Ci sono troppe cose in gioco, cose troppo più importanti»

Il Mastino lo ascoltava serio e accigliato, si vedeva che comprendeva i principi, ma non li condivideva.

«Non sei diverso dagli altri Lannister» disse fra i denti «solo più nano»

«Mi dispiace molto per Lady Sansa, quello che le è successo è orribile, ma chiunque converrebbe con me, Clegane, che tu non ne hai alcuna responsabilità, hai solo eseguito un ordine. Io lo so, la corte lo sa, lo sa anche Sansa Stark, non devi sentirti in colpa»

A quel punto al Mastino scappò un sorriso; si allargò anche sulla parte ustionata del volto in modo inquietante «Oh certo, noi non siamo mai responsabili della merda che facciamo. Cazzo no, noi eseguiamo gli ordini, solo quello. Io faccio quello che mi dicono di fare e tu prendi decisioni importanti.. Chi può biasimare te, Primo Cavaliere? Chi può biasimare me, il mastino che morde quando il padrone lo ordina?» fece una smorfia «È molto comodo...»

Era vero, lo sapeva, qualche volta lui stesso si era interrogato sulla questione, però non aveva immaginato che il Mastino fosse dotato della medesima capacità di scrupolo.. Iniziò a guardarlo con un'attenzione diversa, come se lo vedesse per la prima volta.

«Non devo essere io a dirti che viviamo in un mondo difficile, lo sai da te. Mi piace? No! Approvo la violenza che lo regola? No! Preferirei passare i pomeriggi con una bella ragazza che mi succhia l'uccello? Sì! Ma a nessuno frega nulla di questo, nessuno ci darà un premio per le buone intenzioni, sarà già tanto se ci verranno ricosciute le sagge decisioni»

Versò altro vino e si alzò in piedi «E adesso ho bisogno che tu mi dia delle risposte»

Clegane fece un cenno col capo.

«Cosa ha fatto Joffrey mentre tu, ecco.. esaminavi la ragazza?»

«Nulla. Ridacchiava e basta. Poi quando abbiamo finito ha dato ordine di portare le puttane»

Non c'erano dubbi che suo nipote si eccitasse con la violenza ed il sopruso, ma ancora non c'era modo di capire se fosse in grado di compiere un atto sessuale.

Forse Joffrey stava andando "per tentativi", forse presto si sarebbe accorto che violentare lo eccitava "positivamente".

Magari in quel modo sarebbe riuscito a...

Si fermò, non era l'orrore del gesto in sé a nausearlo, ma il fatto che lui stesso stesse valutando quella possibilità come una soluzione al problema. Era troppo orribile perfino per un cinico come lui.

«Pensi che sia impotente?» chiese il Mastino.

Lo guardò male, non doveva dire quella cosa a voce alta, in realtà sarebbe stato meglio se non lo avesse nemmeno supposto, ma solo uno stupido non lo avrebbe sospettato, e il Mastino non era uno stupido, né un sempliciotto. Comunque fosse, a quel punto, era inutile nascondersi dietro un dito.

«Non lo so ancora, forse no. Credo abbia solo estremo bisogno di violenza»

«Quindi gli farete uccidere una puttana ogni volta che dovrà eccitarsi?»

Scosse la testa, i pensieri si accavallano uno sopra l'altro mente valutava le varie possibilità «Sembrerebbe non bastare.. D'altronde non ha mai provato con Sansa, la sta tenendo da parte, forse solo con uno stupro»

La poltrona cadde pesantemente a terra e una delle decorazioni del bracciolo si ruppe.

Sandor Clegane era scattato in piedi e lo sovrastava in modo spaventoso.

«Che hai detto?» era minaccioso. Sapeva che non lo avrebbe mai toccato, tuttavia percepì un lieve brivido dietro al collo.

«Non voglio che le faccia del male, è chiaro, mi piace quella ragazza, ma il fatto è che se Joffrey non riesce a... fotterla e metterla incinta, la sua posizione si farà ancora più instabile! La cosa migliore che potrebbe succederle sarebbe partorire degli eredi per la corona, a quel punto godrebbe di una certa sicurezza, inoltre durante la gravidanza starebbe lontano da lei» si rese conto di aver assunto, senza volerlo, quel tono vagamente saccente che aveva sempre fatto imbestialire suo padre «Dopodiché mio nipote potrebbe semplicemente dimenticarsi di lei e dedicarsi alle puttane come qualunque altro re prima di lui. E ad ogni modo Clegane, per quanto non sia un tipo che tiene alle formalità, non puoi parlarmi in quel modo del cazzo!»

Si allontanò dal tavolo e andò verso la finestra «Tu non dovresti sapere nulla di queste cose..»

«Io non voglio sapere un cazzo di queste cose infatti» disse voltandosi «non chiamarmi più. Non voglio avere nulla a che fare con quello che la riguarda» si diresse verso la porta.

Un pensiero lo colpì all'improvviso.

«Clegane» lo richiamò «ne sei consapevole almeno?»

«Di cosa?»

«Di essere innamorato di lei»

Il viso dell'uomo trasfigurò e per un attimo assunse un'aria davvero sinistra. Solo ora si rendeva conto di cosa significasse "non stuzzicare il can che dorme".

«Mi prendi per il culo, nano?»

«Beh credimi, suona assurdo pure a me che l'ho detto. Insomma ti avevo chiesto di controllarla, non di perdere la testa.. Ma non pensare che ti giudichi: sono un romantico e questa è la cosa più follemente romantica che possa immaginare!» gli veniva onestamente da sorridere, un po' perché non poteva evitare di compiacersi per aver colto una così improbabile debolezza in un uomo come quello, e un po' perché era davvero un romantico, dopotutto. Non era stato lui a sposare una sconosciuta perché si era innamorato a prima vista?

«Tu non stai bene!» rispose secco il Mastino.

«Oh indubbiamente, troppo alcol, troppe donne... Ma su questo non credo di sbagliarmi sai? E se non te ne rendi conto sarebbe meglio che ti prendessi la briga di ragionarci su, per la tua sicurezza e per la sua»

Lo vide squotere il capo, con una sufficienza che non lo convinceva affatto, poi gli diede di nuovo le spalle.

«Pensi mai di - diciamo - fare del male al nostro amato re?» chiese a voce bassa.

Il Mastino rimase di spalle, a metà strada tra la scrivania e la porta, senza proferire parola.

«Già, con tutto quello che le fa passare... Ma Clegane, se fai qualche cazzata hai finito. E se non fai attenzione e qualcuno se ne accorge, potresti mettere in pericolo anche lei» lo guardò attentamente per cercare una reazione, ma il corpo del Mastino non tradì la minima emozione.

«Pensaci, già ora fai fatica a sopportare, che farai quando sarà sua moglie e lui.. beh hai capito»

Ancora nessuna risposa.

«Ti concedo di essere un abile dissimulatore e che non tutti qui siano attenti osservatori quanto il sottoscritto ma... Quando avrai la sensazione che sia troppo, quando penserai di non farcela più... vattene, o sarà troppo tardi»

«Hai finito?» chiese finalmente con un rantolo talmente basso da far vibrare i vetri.

Stava per rispondere quando qualcuno bussò in modo concitato «Mio Lord!» dissero da fuori la porta.

«Avanti»

Uno dei suoi paggi personali entrò e allungò la mano verso di lui, era paonazzo e aveva il fiato corto.

«È appena arrivato un corvo, mi hanno detto che è urgente!»

Congedò il ragazzo e srotolò il biglietto. Giungeva dal Nord.

«Dei!» si lasciò sfuggire e si portò una mano alla fronte. Poi si ricordò che Clagane era ancora lì.

«Dovremo dirlo alla ragazza prima che si sparga la voce» disse cupo.

«Quale voce?»

Sospirò «Cattive notizie»