Capitolo 9: Rotta per il faro
La squadra era arrivata al Bosco dei Sussurri. Il viaggio fu lungo e silenzioso: nessuno voleva parlare. Tutti si sentivano in colpa per la morte di Entrapta: chi si incolpava per una determinata azione che aveva compiuto nella missione e chi per un'altra. Si fermarono in un punto imprecisato della boscaglia, ancora muti. «Come ho potuto lasciare che accadesse.» ruppe il silenzio Ben, incolpandosi per l'accaduto: doveva essere l'eroe, quello che lo faceva ormai come mestiere da quando aveva dieci anni, invece… Invece aveva fallito. «Non è colpa tua.» corresse Bow, non volendo che si prendesse la colpa. «Infatti è stata colpa mia!» esclamò poi Adora «Entrapta è persa per via del mio piano!». Un altro breve silenzio ci fu, rotto subito da Mermista «Questo è successo perché eravamo tutti insieme.». «Mermista ha ragione.» aggiunse Perfuma, asciugandosi qualche lacrima «Stare insieme ci rende vulnerabili.». «Magari c'è una ragione per cui l'Alleanza delle Principessa si era sciolta in passato…» tornò a parlare la principessa di Salineas «Forse questa storia è stata una pessima idea.». Quella frase fece tremare Glimmer: i suoi sforzi stavano per andare a vuoto. «Mermista, no. Non puoi dire questo.» pregò la principessa di Bright Moon. «Come vuoi…» disse la Principessa dell'Acqua «Ma non voglio più farne parte comunque.». Con quella frase, tutti gli sforzi di ricreare una squadra in grado di sconfiggere l'Orda andarono in pezzi. Glimmer si guardò attorno velocemente, sperando che qualcuno fosse ancora intento a provare: niente. Tra Adora e Ben che si incolpavano, Falco del Mare che rimaneva in silenzio e Perfuma che piangeva, fecero perdere la speranza alla ragazza. «Falco del Mare…» tornò a parlare Mermista, rendendo alla fine il suo tono triste «Riportami a casa.». Il capitano annuì tristemente, facendo ripartire lo Skiff.
Mermista raggiunse Salineas cavalcando una grossa onda. Si fermò al Cancello del Mare, che nel frattempo si stava richiudendo, guardando il punto da cui era arrivata. Si fece avvolgere dall'acqua dell'oceano, dissolvendosi.
Perfuma era tornata a Plumeria. Giunta nel suo regno, fece la cosa più giusta da fare verso una cara amica scomparsa: erigere un memoriale. Usò il suo potere per far crescere delle radici, manipolandole in modo che avessero la forma di Entrapta. Nel vedere il volto sorridente, la principessa scoppiò di nuovo a piangere.
Frosta aveva capitano che Adora e Ben non avevano tutti i torti. Il suo regno prima o poi sarebbe stato assalito: l'attentato al ballo era solo l'inizio. Di fronte alla sua pietra runica, alzò le braccia al cielo ed utilizzò tutto il suo potere affinché il Regno delle Nevi non fosse del tutto circondato da una spessa muraglia di ghiaccio.
La Squadra Migliori Amici era giunta finalmente a Bright Moon. È stato bello tornarci per Glimmer, ma dopo tutte le cose successe non lo era più così tanto. Con Bow che la sorreggeva ed i due eroi dietro, il gruppo camminò per il lungo ponte. «Oh Glimmer!» esclamò Angella nel vedere sua figlia. La regina corse subito verso la sua amata bambina, stringendola in soffocante abbraccio. «Mamma, mi stai stritolando.» gemette la principessa sperando che la donna mollasse un po' la presa. L'arciere, dopo tutte le cose triste e brutte che erano successe, riuscì a tornare allegro, commosso dall'abbraccio di madre e figlia. Si aggiunse subito anche lui, irritando non poco la ragazza.
Per vari corridoi del castello, Angella aveva camminato senza staccarsi da Glimmer, sotto gli sguardi delle guardie e del restante degli adolescenti. La ragazza non ne poteva più «Mamma, sto bene… Smettila adesso!». «Invece no che non la smetto!» dichiarò la regina contraria alla richiesta «Ero fuori di me dalla preoccupazione!». Con le buone non funzionò, perciò la figlia dovette divincolarsi per sfuggire. Vedendo la principessa libera dalla presa senza teletrasporto, la madre si accigliò confusa «Di solito di teletrasporti via dai miei abbracci, che succede?». Glimmer era ora nel panico: sua madre era già preoccupata così, figurati se gli avesse detto che glitcciava a causa di qualcosa che gli aveva fatto la Tessitrice d'Ombre! «Niente!» rispose subito l'interessata con parecchia agitazione «Ho bisogno di caricarmi! Tutto qua!». «Ma certo…» commentò apprensiva Angella, voltandosi verso i due soldati dietro di lei «Guardie, portatela nella camera della Pietra Lunare immediatamente.». Guardie? Glimmer sapeva che se l'avessero vista con i suoi tic avrebbero avvisato sua madre. «Non serve che mi portino: posso camminare!» ribatté la principessa, trovandosi una giusta scusa «Mi stai mettendo in imbarazzo.». «Bene… Così avrai il tempo di dirmi che è successo.» affermò la regina, facendo poi tornare i quattro adolescenti sul precedente tema delicato «Ho saputo della perdita di Entrapta… Purtroppo.». Al nominare la principessa di Dryl, tutti si ammutolirono pieni di sensi di colpa. «E bene? Glimmer… Bow… Adora… Ben…» chiese Angella in cerca di risposte dai ragazzi «Qualcuno può dirmi che è successo?». Rimasero ancora qualche secondo zitti, poi Ben, Adora e Bow iniziarono a parlare tutti insieme cercando di spiegare gli avvenimenti. «Lascia in pace i miei amici!» interruppe la principessa «Dacci un minuto!». «Un minuto!?» domandò sconvolta la madre «Sei stata prigioniera dell'Orda! Sono quasi impazzita all'idea delle cose terribili che ti sarebbero potute succedere! . «Ti prego, mamma: rilassati. Sto bene. Parleremo dopo.» tranquillizzò la figlia, allontanandosi per andare nella sua stanza. «Questa conversazione non è finita!» ricordò la regina. Vedendo la sua amica andare via, Bow salutò con un inchino Angella e partì anche lui. Adora e Ben si incamminarono subito dopo l'arciere, fermandosi poi. «Ci… Ci dispiace.» disse la bionda in colpa. «È colpa nostra.» disse invece il ragazzo, sentendosi anche lui in colpa. Dopo questo tornarono dagli amici, lasciando la madre di Glimmer preoccupata.
Glimmer svoltò un angolo del corridoio, uscendo dal radar di sua madre. Si appoggiò poi al muro affaticata, glitcciando. I tre amici giunsero proprio nel bel mezzo della sua crisi, accorrendo verso la ragazza pieni di preoccupazione. «Succede sempre più spesso.» fece notare Ben. «Fa male?» chiese Bow preoccupato. «No… Non molto.» rispose la principessa a fatica. «Dobbiamo dirlo a tua madre: lei saprà cosa fare.» suggerì l'arciere. «No!» ribatté la ragazza, allontanandosi leggermente dal gruppo. «Glimmer, la Tessitrice d'Ombre ha fatto qualcosa ai tuoi poteri.» disse poi Adora, cercando di fargli capire il concetto «Non puoi teletrasportarti e qualunque cosa sia continua ad accadere.». «Non voglio che mia mamma si preoccupi ancora di più già non faccia, ok?» sbottò Glimmer, spiegando il motivo di tanta segretezza. I tre davanti a lei rimasero in silenzio: dal suo punto non aveva tutti i torti. «E poi, mi sento sempre meglio dopo essermi caricata perciò…» tornò a parlare la principessa «Mi caricherò, fermerò le crisi e mia mamma non lo dovrà mai sapere.».
Nella Zona della Paura, neanche la Tessitrice d'Ombre se la stava passando bene. Hordak aveva saputo della fuga dei due prigionieri e dei due leggendari eroi. «Non solo hai perso la principessa conosciuta come Glimmer…» incominciò il malvagio leader con tono irritato, scendendo le scale che portavano al suo trono ed avvicinandosi «Ma sono venuto a conoscenza del fatto che sapevi che Adora era She-Ra fin dall'inizio!». Dietro la strega, un gruppo di soldati stava ad ascoltare in completo silenzio. Tra di loro si trovavano Scorpia e Catra, con un enorme sorriso stampato sul volto. «Ora capite perché ho creduto che fosse così importante riportarla qui?» cercò di difendersi la donna. «Quello che hai fatto è stato invitare ad attaccarci una guerriera nemica perfettamente a conoscenza delle nostre operazioni!» interruppe Lord Hordak con grande rabbia, uscendo finalmente dall'ombra e mostrandosi «Se l'avessi saputo non avrei mai autorizzato il tuo folle piano!». Catra si lasciò andare una leggera risata ed un sussurro «Sì… Pessimo piano!». «Non era il tuo di paino?» gli sussurrò Scorpia, venendo subito fermata da una gomitata della gatta. Il discorso andò avanti, con due occhi color magenta che spiavano dal condotto di areazione.
Glimmer si stava ricaricando presso la Pietra Lunare. Era sdraiata sul solito tavolino azzurro, con un sorriso stampato sul volto. La sua tranquillità venne interrotta da un familiare sguardo preoccupato. «So che mi stai guardando.» chiarì la ragazza, sicura che ci fosse il suo amico arciere a fianco. «Non è vero.» disse lui, scrutando la principessa in ansia. Glimmer aprì un occhio, fregando Bow che si allontanò e se ne andò subito a sedere per terra, non mollando lo sguardo sull'amica. Poco distante, Adora si stava allenando colpendo il vuoto e Ben stava giocando con il suo Ultimatrix. Ci fu un attimo di silenzio, senza contare il rumore del bracciale e della spada, poi la principessa si alzò prontamente dal lettino. «Visto? Ve lo avevo detto! Avevo solo bisogno di… Agh!» furono le parole della ragazza dopo essersi messa in piedi, subendo una crisi. «Non ha funzionato!» esclamò sorpresa la principessa. «FUNZIONATO!? Ha peggiorato le cose!» sbottò in preda al panico il ragazzo di colore. La situazione stava diventando grave, e la voce di Angella non migliorò la situazione. «Glimmer! Sei lassù!?» gridò la regina al piano terra. Adora e Ben guardarono la donna in avvicinamento, abbassandosi e sperando di non essere stati visti. «Eh… Ragazzi.» chiamò la bionda «Abbiamo un problema.». «Non possiamo permettere che mia madre mi veda così!» esclamò Glimmer impanicata, cercando di pulire l'aria dagli effetti del glitch. «Tranquilli…» incominciò Benjamin «Siate naturali ed andrà tutto bene.». Tutti e quattro si misero in modo tale da non destare sospetti, giusto in tempo per l'arrivo della regina. «Eccoti qua, Glimmer. Ti senti meglio?» disse la madre, trovandosi la figlia in posa sul lettino e gli altri attorno a lei con sorriso stampato sul volto. «Mamma, una ragazza non può ricaricarsi in privato?» la fermò la principessa, scendendo dal tavolino «Comunque ce en stavamo andando!». Fu così che tutti gli adolescenti corsero via. «Va tutto bene? Glimmer…» disse Angella, andando su tutte le furie per la mancata risposta «Glimmer! Non mi voltare le spalle!». L'ordine andò a vuoto, facendo impensierire la donna «Volevo solo parlarti.».
L'assemblea con Hordak era finita. Scorpia e Catra stavano camminando per il corridoio, con quest'ultima in uno stato euforico. «Cavolo! Hordak ha davvero strigliato la Tessitrice d'Ombre!» esclamò la gatta, contenta che qualcuno gliel'avesse fatta vedere alla strega «Hai visto che sguardo aveva lei?». «Sì… Bè insomma credo. È difficile vederlo con la maschera ed il resto.» disse l'altra ragazza. All'improvviso, un rumore robotico attirò la loro attenzione. Si voltarono, trovandosi seguite da un androide da combattimento. Vedendosi guardato, la macchina si girò da un altro lato e finse che fosse lì per caso. Le due ragazze lasciarono perdere la palla robotica e tornarono a camminare, con il robot che tornò a seguirle. «Che le serva di lezione: se vuole prendersi il merito dei MIEI piani, può prendersi anche la colpa.» tornò a parlare il Capitano dell'Esercito, fermandosi poi a capire questa storia dell'androide. «Che succede?» domandò la ragazza scorpione, venendo zittita e scostata dalla gatta. Catra iniziò a odorare l'area come se fosse alla ricerca di qualcosa. Scorpia si mise a fare la stessa cosa verso il muro, commentando «Sì… Sì, è cemento.». L'altra ragazza non diede retta al commento, continuando la sua ricerca verso il condotto di areazione. Avvicinandosi alla griglia, capì che aveva fatto centro. Tolse la grata, facendo uscire allo scoperto Entrapata. Tossì leggermente e gemette per la botta dalla piccola caduta. Girandosi verso destra, si trovò l'ex amica di Adora sconvolta. «Ciao.» salutò nervosamente la scienziata. Catra ringhiò all'intrusa.
A Bright Moon, più precisamente, nella stanza di Glimmer, la squadra stava cercando ancora una soluzione alle crisi della principessa. «Magari è come un raffreddore. teorizzò la ragazza magica, prendendo in mano vari oggetti e buttandogli a terra «Non sono mai stata malata prima d'ora: avere una madre immortale ha i suoi vantaggi.». Intanto dietro di lei: Adora stava guardando fuori dalla finestra, Ben stava pensando e Bow si impegnava a riordinare la stanza. «Che si fa quando viene il raffreddore?» chiese infine la principessa, voltandosi verso gli amici. «Ci si nasconde!» rispose la bionda con tutta la serietà del mondo. Tutti i presenti la guardarono confusi. «Che c'è? Esternazioni di debolezza fisica sono scoraggiate nell'Orda.» di difese l'ex soldatessa «E hanno ragione: non mi sono allenata e guarda cos'è successo!». Iniziò così a tirare pugni ad un cristallo, irritata dal fatto che avesse fallito. Ben dovette fermarla prima che rompesse qualcosa «Piantala, Adora! Non hanno ragione!». A quel punto, anche Bow iniziò a parlare «Ok, raffreddore: molti liquidi e… riposo. Preparò una zuppa!». «Ottimo, e io farò un riposino.» dichiarò Glimmer, iniziando ad andare verso il letto «Quando mi sveglierò sarò come nuova. Sì, devo… Solo fargli fare il suo corso.». Sicura delle sue parole, la ragazza malata si mise… sotto il suo letto. «Perché ho messo il letto così in alto!?» esclamò lei irritata, guardando il mobile attaccato al soffitto. «Mi dai una mano?» chiese poi la principessa al suo amico. Bow, prontamente, se la caricò sulla schiena, cercando di farla mettere in piedi sulle spalle: inutile. Non riuscirono neanche ad avvicinarsi all'obbiettivo che caddero a terra. Glimmer quindi tentò di saltare ed aggrapparsi alla sporgenza: inutile anche quello per via della sua altezza. L'arciere portò poi una sedia da usare per mantenere l'equilibrio mentre il ragazzo di colore la aiutava ad elevarsi da terra: ancora inutile. I due, e la sedia, caddero a terra. Adora, dopo aver gesticolato un po' con la spada, e Ben, dopo aver guardato i fallimenti dei ragazzi di fronte, si avvicinarono per aiutargli a rialzarsi. «Non lasceremo che quello che hai faccia il suo corso: stai peggiorando!» esclamò il portatore dell'Ultimatrix. «No! Non è vero!» ribatté Glimmer, subendo alla fine della frase una crisi. «Ok… Magari un pochino sì.» riformulò lei ristabilizzandosi. «Ti sei ammalata per qualche magia oscura che la Tessitrice d'Ombre ha creato con il Black Garnet.» spiegò l'ex soldatessa, trovando una probabile soluzione «Magari la spada ed il bracciale possono guarirti: She-Ra e Ultra Fangofiammante sono riusciti a guarire gli alberi di Plumeria!». A quella dichiarazione, Bow non era molto convinto «Eh… Più o meno… Non proprio.». «No, Adora.» corresse il portatore dell'Ultimatrix «Nessuno dei due ha curato un bel niente.». «Bè… She-Ra ha aggiustato il Cancello sul Mare.» ribatté Adora. «Glimmer non è un macchinario.» fece notare il ragazzo, sotto approvazione dell'altro. «Senza contare il fatto tu non hai ancora il pieno controllo dei poteri di She-Ra.» continuò l'arciere. Glimmer rimase in silenzio ad ascoltare entrambe le parti, ma capì che forse valeva la pena tentare l'idea dell'amica. «Questa è una grande idea!» esclamò la principessa, allontanandosi leggermente con l'altra ragazza «She-Ra mi guarirà e poi tutto tornerà normale! Quanto potrebbe essere difficile?». «Nessuno di voi ha sentito quello che abbiamo detto?» domandò confuso il ragazzo di colore. Benjamin gli mise una mano sulla spalla «Lascia perdere.». Così i due eroi si trasformarono, irritando Bow per non avergli prestato attenzione.
Dopo essere stata beccata in pieno da Catra e Scorpia, Entrapta venne saldamente incatenata al muro di una cella: ogni suo arto era legato in modo tale che non fuggisse. Anche i lunghi capelli erano legati, ma inutilmente visto che fu in grado di liberarsi facilmente. Sorrise a quel fatto, ma il suono di una tastiera la riportò seria. Dalla porta della cella arrivarono i due Capitani dell'Esercito. «Prigioniera.» disse la gatta tenendo in mano un teaser. «Si chiama Entrapta.» gli ricordò l'altra. «So il suo nome. Stavo solo… Lascia perdere.» incominciò Catra, lasciando poi perdere il ragionamento con la ragazza scorpione e tornando alla scienziata. «Lord Hordak in persona mi ha incaricata di interrogarti.» spiegò lei alla principessa «Quindi è inutile fare resistenza.». Entrapta non ascoltò neanche una parola di quello che gli venne detto, ma si mise giochicchiando con le prese che tenevano i suoi capelli. I due soldati si guardarono confuse, poi la ragazza gatto sparò un colpo dal blaster parecchio vicino alla prigioniera. «Non mi importa che cosa comporterà: farò in modo ti tirarti fuori i piani della Ribellione uno ad uno.» minacciò Catra puntando l'arma alla gola. La tecno/principessa non ascoltò di nuovo, prendendo dalle mani della carceriera lo strumento e spingendola via «Quello cos'è?». Premendo inconsciamente il bottone sul blaster, un colpo partì verso il soffitto e ne fece un grosso buco. Prontamente Scorpia si mise sopra all'amica, coprendola dai detriti. Scampata al pericolo, la gatta tornò irritata verso la ragazza. «Affascinante!» commentò la scienziata estasiata dal congegno. «Ridammelo subito!» gli ordinò il Capitano dell'Esercito, strappandogli l'arma dai capelli. «Oh, mi piace quell'affare!» esclamò la tecno/principessa «Posso averlo?». «No!» sbottò impazientita Catra «E piantala: io ti sto interrogando!». «Bè, ok. Che vuoi sapere allora?» domandò Entrapta. La gatta la guardò confusa, facendo finalmente iniziare l'interrogatorio «Perché ti nascondevi nella Zona della Paura?». «Stavo solo aspettando che tornassero i miei amici.» rispose l'interrogata «Avevano avuto problemi a trovarmi prima, così ho pensato di rendergli le cose più facili restandomene buona qui.». Il Capitano dell'Esercito ascoltò ogni singola parola. C'era una valida ragione se l'avevano lasciata in dietro, ma sapeva già come riuscire a sfruttare la situazione a suo vantaggio. «Ti hanno abbandonata.» spiegò Catra. «No, no. Sono i miei amici: torneranno.» ribatté la scienziata, liberandosi del tutto dalle catene. «Dimmi: la tua coda secerne qualche agente paralizzante, vero? Credi potrei averne un campione per studiarlo?» cambiò argomento la principessa, mettendosi la sua visiera da lavoro e puntando alla coda della ragazza scorpione. «Ehi! Non puoi toccare la coda di una donna senza chiedere il permesso!» sbottò Scorpia, allontanando la sua coda dai capelli della prigioniera. Catra, per riportare la ragazza sul precedente argomento, tornò a parlare con voce consolante «Begli amici. Ti hanno abbandonata e non torneranno. È proprio tipico di Adora: ha abbandonato anche me come se non valessi niente.». «E anche me!» si intromise l'altro Capitano dell'Esercito «Insomma, non me ne volevo andare, ma avrebbe potuto chiedermelo.». La gatta la lasciò perdere, affiancandosi a Entrapta e continuando «Adora e Ben hanno trovato i loro amati Bow e Glimmer. Ha tutti i ribelli importa solo delle persone come loro… Ma tu non sei come loro, vero?». La tecno/principessa rimase in silenzio per tutto il discorso. Tirò fuori il suo registratore, facendo il punto della situazione «Zona della Paura: quarantacinquesima ora. È corretto? Non so se sia corretto: era difficile dirlo tra quelle mura. Quarantacinquesima ora sono… Sono troppe. La ragazza felino sembra avere ragione… Non torneranno a prendermi.». Entrapta si levò la visiera, rivelando le sue lacrime e la sua faccia finalmente a conoscenza della verità. Catra sorrise: aveva fatto centro. «Non dovresti fingere di essere ciò che non sei con l'Orda. Pensa a quello che potresti realizzare qui… Quello che potremmo realizzare insieme.» disse la gatta, mettendosi di fronte al possibile nuovo acquisto. «Ho… Fatto più progressi nel mio lavoro qui in segreto di quanti ne abbia fatti nella mia vita non segreta là fuori.» rifletté la scienziata «Dovrebbero vederlo: la tecnologia dell'Orda mi dà molto su cui lavorare. Emily è il robot più avanzato che abbia costruito!». Catra e Scorpia si accigliarono «Scusa, chi è Emily?». «Oh, che maleducata!» si scusò la principessa «Permettetemi di presentarvi!». Subito la prigioniera batté le mani. I due soldati dell'Orda non capirono, ma poi una luce venne da dietro di loro. La ragazza scorpione si lanciò sull'amica, schivando il potente laser. «Ci penso io a te! Ci penso io a te! Ci penso io!» si ripeté la ragazza più grossa, mentre l'altra guardava il robot di prima entrare nella stanza ed affiancarsi alla padrona. Le due soldatesse si rialzarono, lanciando uno sguardo sorpreso verso l'enorme buco fatto dall'androide. «Quegli idioti non hanno idea di chi hanno abbandonato.» si disse Catra.
Adora, trasformata in She-Ra, si stava concentrando più che poteva per far funzionare il suo potere curativo… Anche gesticolando con la spada come se non stesse prendendo seriamente la cosa. «Ora… Eternia! Guarisci! Guarisci Glimmer!» si mise poi a dire la guerriera magica alla spada. Glimmer era al suo fianco, guardando scettica la bionda, e i due ragazzi erano seduti sul divanetto vicino al davanzale ad osservare la scena. «Devi per forza fare tutta questa sceneggiata?» chiese Infinite ridendo a ciò che stava vedendo dall'inizio della trasformazione. «Zitto tu!» gli gridò la spadaccina, con un evidente rossore di imbarazzo sul volto. «Chi vuole smettere di giocherellare con gli oggetti appuntiti? Ehi, sono io!» si intromise poi Bow, alzando la mano per farsi notare. Nessuna delle due ragazze gli diede retta. «Magari se la puntassi verso di me…» iniziò a pensare la principessa. A quella frase i ragazzi accorsero subito al loro fianco. «O, opinione impopolare, non puntare la spada contro la tua amica.» la interruppe il ragazzo in armatura scintillante, con approvazione assoluta dell'altro ragazzo. «Va tutto bene… Tutto sotto controllo!» tranquillizzò She-Ra. «Magari è un movimento. Non so, un movimento rapido… O un colpo.» finì di teorizzare Glimmer gesticolando. «Vuoi essere colpita da una spada!?» sbottò Bow. «Potete fare silenzio tutti quanti!?» gli urlò la guerriera, alzando poi la spada in alto «Ci sono!». La spadaccina fece un profondo respiro, puntando poi la spada verso l'amica. La principessa si preoccupò quanto l'amico nel vedere la lama molto vicino alla sua testa. «Sono l'unico a cui importa il controllo delle spade da queste parti?» domandò l'arciere, coprendosi il volto. «A quanto pare sì.» gli rispose l'altro ragazzo esattamente al suo fianco. La leggendaria eroina si concentrò, non dando retta a Bow o Infinite, facendo il miracolo: la Spada della Protezione si illuminò. «Credo che stia funzionando!» esclamò contenta la bionda, toccando la testa dell'altra ragazza con la magica spada. «Sì, sta decisamente funzionando! Sono proprio sicura di sentire qualcosa… Agh!» confermò Glimmer, subendo subito una crisi. Finito il dolore, la ragazza si sedette sul lettino. Bow accorse all'amica e She-Ra, con rabbia, scagliò la sua magica arma verso il muro. «Controllo delle spade!» gli ricordò l'Eroe dell'Infinito.
Scorpia stava riparando il muro distrutto da Emily. Entrapta era stata di nuovo legata, ma questa volta non era sola: c'era anche il suo amato robot. Catra stava camminando da un po' davanti ai due prigionieri, pensando sul da farsi. «Onestamente, non credo che qualcuno lo noterà.» disse la ragazza più grossa finendo il suo lavoro, dovendo rimpiangere quelle parole visto un mattone cadde a terra. «Scusa di nuovo… Per la parete.» si scusò la tecno/principessa con tono dispiaciuto. «Non preoccuparti.» gli disse la gatta, stranamente con voce calma. «Non sei arrabbiata? La gente di solito si arrabbia.» tornò a parlare la principessa di Dryl, molto confusa dall'atteggiamento della ragazza gatto che continuava a camminargli avanti e indietro. «Stai scherzando? Io sono colpita!» esclamò il Capiatno dell'Esercito, fermandosi dal suo via vai «Hai costruito quel robot… Eh insomma, Emily… Tutto da sola mentre ti nascondevi nei condotti!». «Certamente!» commentò la scienziata, liberando le mani dai blocchi «E non soltanto ora è tutto apposto, ma è più forte, incrementata capacità con le armi ed è anche molto più affettuosa!». Parlando di affetto, l'androide si mise a dimostrare il suo amore per la sua padrona strofinandosi sulla sua gamba. Entrapta liberò una parte dei capelli per accarezzare la sua creazione, continuando «Chissà quanto potrebbe diventare più potente se avessi accesso ad un pezzo della tecnologia degli Antenati! Non ne avete uno da queste parti, vero?». Catra si era perso un po' in tutta la brodaglia di parole che aveva sentito «Gli Ante-Cosa?». «La tecnologia degli Antenati. Sai tecnologia avanzata lasciata da una civiltà perduta che fa sembrare le nostre innovazioni giocattoli per bambini.» si spiegò meglio la prigioniera. La gatta non stava ancora capendo una mazza. «Ho tentato di integrare la tecnologia degli Antenati con i miei esperimenti per anni, ma la mia comprensione del loro codice è tutt'ora rudimentale.» continuò a spiegare la tecno/principessa «Se riuscissi a trovare la chiave del loro linguaggio, chissà che potrei costruire! Una simile scoperta potrebbe fornirmi un potere illimitato!». Potere illimitato? Questo era qualcosa che interessava al Capitano dell'Esercito. «E dove si può trovare questa tecnologia?» domandò Catra, fremendo dalla voglia di sapere la risposta. «È sepolta sul pianeta ovunque ed emette un segnale che può essere rintracciato.» rispose Entrapta «Di recente, ho captato il segnale più forte che abbia mai visto: deve essercene una quantità enorme.». «Dove!?» esclamò la gatta euforica. Tutto venne poi interrotto dal muro che Scorpia stava cercando di rattoppare: si era sgretolato di nuovo e la ragazza, goffamente, cercò di nasconderlo mettendosi avanti ad esso. La soldatessa la lasciò perdere, accorgendosi che aveva fatto la sua domanda con troppa decisione «Voglio dire… Dove?». «Ho triangolato il segnale fino ad una zona vicino al Bosco dei Sussurri.» rispose ancora la principessa di Dryl «Il paesaggio che cambia in continuazione rende complicato calcolare le variabili, ma ho creato una mappa che ha al massimo due quadranti di scarto!». «Come faccio a mettere le mani su questa mappa?» continuò a domandare la ragazza gatto. «Come ogni bravo scienziato, porto tutto ciò che serve con me.» gli disse la prigioniera, tirando fuori il congegno per vedere la mappa. Catra guardò l'oggetto con un sorriso sul volto, che divenne irritato quando non capì come farlo funzionare. Con una ciocca dei capelli, la tecno/principessa glielo attivò. Una mappa apparve davanti agli occhi della gatta, con un enorme segnale al centro. Il Capitano dell'Esercito guardò con un ghigno malefico lo strumento: avrebbe avuto finalmente la sua vittoria tanto attesa su tutti, da Adora alla Tessitrice d'ombre. Sorrise a Entrapta, allontanandosi verso Scorpia intenta ancora a fare la muratrice. «Non sono sicura di potermi fidare di lei, ma se sta dicendo la verità questo potrebbe procurarci un vantaggio contro la Ribellione.» sussurrò la ragazza gatto all'amica «Hordak finalmente capirà che sono più preziosa io della Tessitrice d'Ombre!». «Scommetto che ti promuoverà a…» iniziò a dirgli l'altra ragazza, fermandosi perché non aveva una risposta «Oh, che viene dopo Capitano dell'Esercito?». «Tieni d'occhio Entrapta… Io vado a vedere se trovo qualcosa.» gli disse alla fine Catra pronta ad andarsene. Qualcuno poi, interruppe la conversazione: Entrapta. «Spero di sì… Voglio costruire qualcosa di grandioso!» esclamò la principessa tutta eccitata. La gatta la guardò confusa: perché era libera? La scienziata notò quello che il volto della ragazza di fronte volesse dire e perciò «Scusate, colpa mia!». La prigioniera si diresse verso il muro in cui, in teoria, doveva rimanere bloccata. «Com'erano sistemate le due code di capelli in quegli affari?» chiese poi la tecno/principessa osservando i ganci.
La situazione a Bright Moon era critica: She-Ra stava girando attorno alla stanza dandosi dell'incapace, Bow faceva le pulizie, Infinite pensava ad una possibile soluzione e Glimmer era sdraiata sul lettino. «A che servo se non riesco a guarire una principessa!?» si disse la principessa guerriera tirando un calcio ad un cuscino. «E che dovrei dire io!?» la interruppe il ragazzo in armatura d'oro «Tu almeno hai riparato qualcosa!». Nessuno dei due poté continuare a parlare, visto che qualcuno bussò. Glimmer si allarmò al rumore e, alzandosi per andare ad aprire, sussurrò «Ragazzi, comportatevi normalmente.». La principessa aprì la porta, trovandosi la regina in persona. «Mamma! Siamo occupati.» gli disse subito la figlia per finire la conversazione. «Non ci vorrà molto.» disse Angella con un sorriso «Sei invitata ad una cena con me stasera… Da sola.». Brutte notizie per la ragazza. «Ma mamma, sono davvero stanca. Non posso restare nella mia stanza a riposare?» inventò come scusa la figlia. «Mi dispiace. Non so perché ho detto invitata: non è un invito!» si corresse la madre «Sei obbligata a cenare con me perché sono tua madre e… Sono anche la regina, quindi posso costringerti.». Dalla stanza, l'intero dialogo venne ascoltato dagli altri adolescenti, tra cui Bow che mormorò «Cavolo! Sta giocando la carta della regina!». «Non serve che tu risponda. Ci vediamo tra un'ora.» concluse Angella andandosene. La principessa sbatté la porta irritata, avendo una crisi. Vedendola calmarsi, Infinite dichiarò «Non possiamo rimanere qui ed essere inutili!». «Sì, Bow ha ragione: non so come usare i miei poteri.» concordò She-Ra. «Non ho detto questo!» ribatté l'arciere, riformulando «O non esattamente questo.». «L'Orda sbaglia su molte cose… Ok, praticamente su tutto, ma… Una cosa su cui hanno ragione è l'addestramento.» disse la guerriera magica. «E noi non sappiamo assolutamente niente né di She-Ra né di Infinite.» continuò il ragazzo in armatura d'oro, capendo dove volesse arrivare la bionda. «Dobbiamo andare da qualche parte dove potremo impararlo.» riprese l'ex soldatessa «A quel punto ti guarirò, Glimmer.». La principessa, che nel frattempo si era avvicinata agli amici, era in visibilio per la splendida notizia «Come? Potete farlo entro un'ora?». «Probabilmente no, dato che non siamo sicuri di dove andremo.» gli rispose il ragazzo. «Forse invece sappiamo dove andare.» corresse la bionda «Il posto dove ci ha portati Madame Razz.». L'Eroe dell'Infinito la guardò ricordandosi che non aveva torto, e Glimmer andò in visibilio «Scappiamo! Grande idea! Così non dovrò cenare con la mamma! Oh, prendo le mie cose!». «No. Noi dobbiamo farlo da soli.» la fermò la Principessa del Potere, iniziando dirigersi verso la finestra. «Pronto, Ben?» si girò la ragazza. «Sono nato pronto!» rispose l'altro eroe leggendario, trasformandosi in un grosso cane magenta senza occhi e con la schiena ornata di spunzoni. Fu a quel punto che She-Ra e Ultra Bestiale si lanciarono dalla finestra. Dopo avergli visti saltare, Bow corse verso la finestra. «Stanno bene.» tranquillizzò lui all'amica. Glimmer non si calmò e, preoccupata, disse «Spero che continuino così.».
Catra stava sistemando in uno zaino tutto ciò che doveva portare. Prese poi in mano la mappa dategliela da Entrapta, guardandola attentamente: sarebbe stato meglio per la principessa che avesse ragione! Mentre la gatta era occupata, il suo mentore giunse nella stanza. «Vai da qualche parte?» ruppe il silenzio la Tessitrice d'Ombre. «Non lo direi a lei.» gli rispose il Capitano dell'Esercito «Ho una pista su qualcosa di grosso e non le permetterò di prendersene di nuovo il merito… Non che la cosa sia finita benissimo l'ultima volta.». La ragazza rise a quel pensiero e la donna già sapeva che avrebbe tirato fuori l'argomento. Alla maga oscura non importò, si avvicinò solamente al letto. Catra si voltò successivamente, notando finalmente qualcosa che non andava: la persona davanti a lei aveva un'aria stanca e sembrava che emanasse meno malvagità del solito. La gatta smise di fare l'arrogante, come se si sentisse improvvisamente in colpa: incredibile perfino per lei! «Non si preoccupi per la faccenda con Hordak.» incominciò la giovane «Ho esperienza con la gente che mi urla contro… Principalmente lei, al dire il vero. Ci si abitua.». Il Capitano dell'Esercito sorrise di nuovo a quel pensiero, alzandosi con lo zaino in spalle per partire per la sua missione. Passò a fianco alla Tessitrice d'Ombre, venendo strattonata per il braccio. «Io non mi abituerò mai ad essere mediocre come te! E di sicuro non serve la tua compassione!» gli urlò la donna. Catra riconobbe il quel momento il suo solito mentore, pentendosi di aver provato compassione. «Sono stata dura con te, non lo nego… E non mi scuserò di certo.» continuò la strega mollando la presa sulla gatta «Volevo soltanto prepararti per il mondo… Volevo che tu fossi forte.». La ragazza la guardò con uno sguardo serio «Sì, bè… Congratulazioni. Sono piuttosto forte adesso…. E non ho bisogno di lei.». Fu così che lasciò la stanza.
«Ascolta, Glimmer…» incominciò Bow «Apprezzo il tentativo, ma non puoi più proteggermi. Dobbiamo dirlo a tua madre.». Da quando Adora e Ben erano partiti, l'arciere stava cercando di convincere la principessa ad arrendersi. La ragazza però, non voleva darsi per vinta «Non lo diremo alla mamma di nessuno. E che cosa vuoi dire con proteggerti?». «Non è evidente!? È tutta colpa mia!» esclamò il ragazzo, facendo sembrare tutto ovvio «Se non fossi andato al Ballo delle Principesse con Perfuma, noi non ci saremmo separati ed a quel punto non sarei stato rapito e tu non ti saresti ammalata! Visto!? È tutta colpa mia!». Bow era pieno di sensi di colpa inutili per Glimmer, ma l'altro sembrava molto convinto di ciò che diceva mentre si sedeva sul lettino a fianco a lei. «È una sciocchezza! È colpa mia, è ovvio!» corresse la principessa, facendo in modo che l'amico lo guardasse «Mi sono fatta prendere la mano. Non dovevo comportarmi così perché uscivi con qualcun altro… Mi dispiace, Bow.». Rimasero tutti e due in silenzio e con le lacrime agli occhi. «Non dovresti scusarti mentre cerco di scusarmi io.» tornò a parlare l'arciere con voce tremante. «Sì, ma tu fai male a scusarti mentre io faccio bene.» ribatté Glimmer allo stesso modo, facendogli poi un caldo sorriso «Sai una cosa? Abbracciamoci e basta.». I due adolescenti a quel punto si abbracciarono tenerosamente… E Glimmer ebbe una crisi. «Sto di nuovo avendo una crisi, vero?» chiese la principessa. «Fa male… Da morire.» rispose Bow tenendo testa al dolore. Il problema si concluse e la ragazza tornò subito a preoccuparsi «Come faccio ad arrivare alla fine della cena senza che mia madre se ne accorga?». L'amico non fece in tempo a pensare o a dire qualcosa che l'altra aveva già pensato a tutto «Oh… Oh! Appicchiamo un incendio nel castello! Così dovrà annullare la cena!». Il ragazzo incrociò le braccia, con un sorriso sul volto. «Solo uno piccolino.» ritentò Glimmer.
She-Ra e Ultra Bestiale stavano camminando per il Bosco dei Sussurri da ormai una infinità di tempo: che fossero minuti o ore non cambiava il fatto che ormai era notte. «Era di certo da questa parte.» ruppe il silenzio la Principessa del Potere guardandosi attorno «Credo.». «Adora, non sei d'aiuto.» gli disse il Vulpimancer Evoluto. «Perché un cane senz'occhi lo è?» ribatté lei. Continuarono il loro viaggio tra il fitto del bosco, incastrandosi a volte il mantello o dovendo abbattere qualche ramo di troppo. Giunsero così ad una roccia vagamente familiare. «Oh! Quella roccia non ti sembra familiare?» domandò poi la ragazza avvicinandosi al masso, accorgendosi del perché. «Certo… Ci siamo passati davanti un'ora fa!» si irritò la creatura aliena, avvicinandosi anch'esso e facendo un segno di artiglio sulla pietra per ricordarsi la prossima volta. Tornarono sulla loro strada, nella speranza di trovare il faro.
A Bright Moon era calata la notte. Questo voleva dire solo una cosa per Glimmer: cena con sua madre. Non aveva trovato la soluzione per il suo problema dei glitch e perciò doveva affrontare il suo destino. Arrivò nella sala da pranzo, con la regina già lì pronta ad accoglierla. «Ho dato alla servitù la serata libera per poter stare da sole… E ho preparato il tuo piatto preferito.» gli informò Angella indicando poi il tavolo. La principessa guardò i piatti e poi sua mamma: un sorriso gli si formò sul volto. «Bè… Non io. L'ho fatto preparare ai cuochi prima di dar loro la serata libera.» si corresse la donna. La principessa si allontanò verso un vaso presente nella stanza, dicendo «Grazie.». «Non abbiamo avuto occasione di parlare da quando si tornata.» cominciò Angella, volendo tirare fuori il tanto atteso argomento. «Bè, ecco… Non c'è molto da dire.» gli ribatté la figlia, quasi senza apprestare ascolto al discorso mentre era intenta a tenere in mano una foglia della pianta di fronte. La madre la guardò irritata dal suo far sembrare nulla gli eventi recenti «Che significa non c'è molto da dire!? Sei stata rapita e… E hai perso un'amica durante la fuga e…». «Ho capito, mamma! Ho fallito!» sbottò Glimmer, finalmente voltandosi per affrontare la regina. «Non è quello…» incominciò a pronunciare Angella, dovendo poi sorreggere tra le braccia sua figlia che aveva l'ennesima crisi. «Basta! Cerca di calmarti! Glimmer, che sta succedendo!? Figlia mia, che cosa mi nascondi!?» iniziò la madre a domandare a raffica. Quando passò il problema, la principessa sbottò «Non mi urlare contro! So che ho fatto un guaio, lo so! Lo so che sono una grossa delusione!». La donna la seguì confusa e preoccupata al tavolo «Di che cosa stai parlando?». «Entrapta è morta cercando di salvarmi e l'Alleanza delle Principesse è finita! E la Tessitrice d'Ombre ha fatto qualcosa ai miei poteri!» gli spiegò finalmente la figlia «Mi dispiace di non poter essere perfetta come te! Non hai idea di cosa si provi ad essere un totale fallimento!». «Non so cosa si provi!?» proruppe la madre «Io ho fatto uccidere tuo padre!». La stanza cadde in un profondo silenzio, tra gli sguardi senza parole di Glimmer e quelli pieni di rimorsi di Angella. «Ho ordinato io la battaglia in cui è morto tuo padre.» spiegò la regina con tutta serietà, voltandosi per non guardare il volto di sua figlia «Non riuscirò mai a perdonarmelo.». «Io… Non lo sapevo.» sussurrò dispiaciuta la ragazza. «Sì, perché… Non parli mai con me.» gli disse la donna, voltandosi e inginocchiandosi di fronte all'altra «Come mai mi hai detto che stavi male?». «Perché mi vergognavo.» spiegò Glimmer «Ho agito senza pensare, esattamente quello che TU mi dici sempre di non fare. Mi sono teletrasportata dritta nella loro trappola. L'Alleanza è finita… E la colpa è mia.». «Oh, Glimmer. Sono io quella che ha fallito.» la consolò Angella «Se non avessi permesso alla prima alleanza di sciogliersi dopo la morte di tuo padre, tutto questo non sarebbe successo.». La principessa era sorpresa da quelle parole «Tu… Ti senti un fallimento?». «Non commettere lo stesso errore che ho fatto io.» si alzò in piedi la donna «Avrei dovuto continuare a combattere… E dovresti farlo anche tu!». «Ma le altre principesse… Sono andate via. Non credi che la Ribellione abbia fallito?» domandò preoccupata la ragazza. «Con mia figlia a guidarla? Questo non potrà mai succedere.» gli rispose la donna con un largo sorriso. «Anche se i miei poteri sono scomparsi?» continuò la figlia. «Troveremo una soluzione… Insieme.» proseguì la madre. Glimmer a quel punto si alzò, accoccolandosi nell'abbraccio con sua madre.
She-Ra e Ultra Bestiale stavano correndo per il bosco. Era ormai da troppo tempo che stavano vagando per il Bosco dei Sussurri senza trovare neanche un qualcosa che gli indicasse che si stavano avvicinando a destinazione. Saltarono tra alberi ed enormi radici proseguendo la loro strada.
Dal lato opposto della foresta, dalla parte della Zona della Paura, Catra stava scrutando gli alberi di fronte a lei. Il Bosco dei Sussurri… Quand'era stata l'ultima volta che c'era stata? Il giorno che cambiò tutto… Il giorno che perse Adora. Un sacco di pensieri si formarono nella testa della ragazza: se non avesse fatto schiantare lo Skiff? Se avesse impedito a Adora di tornare a cercare la spada? Così tante domande, ma così poche risposte. Si trovava ora, dopo tutto questo tempo, a rientraci per trovare la tecnologia degli Antenati: sarebbe stato meglio per Entrapta che avesse ragione!
I due leggendari eroi stavano guardando ogni albero, nella speranza di trovare qualcosa di familiare per trovare la strada per il faro. Continuarono ad andare avanti, senza risultati.
Catra stava guardando la mappa: non era d'aiuto visto non funzionava. «Quest'affare è inutile!» sbottò la gatta cercando di capire come funzionasse. Si zittì subito, guardando preoccupata l'ambiente attorno a lei.
I due adolescenti si levarono dal percorso rami e siepi, trovandosi qualcosa che non volevano di certo vedersi dopo ore di cammino: la roccia su sui si erano fermati tempo prima. «No! Abbiamo camminato sempre dritto!» sbottò Ultra Bestiale avvicinandosi alla pietra. Più veloce della luce, She-Ra estrasse la spada e sbriciolò il macigno. «Cerchiamo di dare una mano! Perché vuoi impedircelo!?» gridò furibonda la bionda al bosco, come se potesse ascoltarla. Il silenzio fu l'unica risposta.
Catra stava faticando ad avanzare con tutta la sterpaglia e rami. Ci mancò solo un sasso a farla inciampare. Si rialzò subito. Lanciando con odio il dispositivo della scienziata verso un albero. «Lo sapevo che non potevo fidarmi di una principessa!» si disse irritata la gatta. Si guardò poi attorno preoccupata: erano voci quelle che sentiva? Sospirò frustrata.
«E facci rimediare, universo!» pregò il Vulpimancer Evoluto come se si aspettasse una risposta «Non possiamo permettere che qualcun altro si faccia male!». Il silenzio della notte fu l'unica cosa che sentirono i due. «Va bene… Hai vinto!» urlò successivamente la bionda, tornando alla forma originaria e buttando via la spada «Lo ammetto: sono debole e… E ho paura.». Ben guardò Adora mentre si rannicchiava per terra e dandosi della fallita: quante volte l'aveva fatto lui da bambino, mentre Gwen e Max non lo avevano sotto vista? Una marea di volte e lui lo sapeva. Tra sua cugina che lo scherniva in continuazione e suo nonno che inizialmente fingeva di essere un normale vecchietto, Benjamin non aveva avuto veramente qualcuno che lo capisse all'inizio… Ma forse ora poteva essere per la bionda quello che nessuno era mai stato per lui: Una figura, un modello… Un amico che capiva veramente. Si affiancò a Adora, pronto per essere quell'amico che avrebbe voluto avere lui da bambino «Non sei debole, Adora.». La bionda alzò lo sguardo verso di lui. «Ogni eroe non sa che fare all'inizio, ma poi lo capisce: ci vuole tempo. Ora… Sappi che avrai sempre qualcuno su cui contare.» concluse il portatore dell'Ultimatrix. L'ex soldatessa si lasciò scappare qualche lacrima mentre sorrideva. Non poté ringraziarlo visto che un'improvvisa luce arrivò dai meandri del bosco. Si alzarono e si fecero strada: il faro. Erano giunti a destinazione.
Catra si stava iniziando a spaventare mentre percorreva la strada per raggiungere il suo obbiettivo. Mentre non prestava attenzione, si ritrovò ingarbugliata in alcune liane. Ora non ne poteva più «Non troverò mai questa tecnologia magica! Sempre che sia mai davvero esistita!». Fu sul punto di tornare indietro, ma un fascio di luce attirò la sua attenzione. «Però, ripensandoci…» sussurrò maliziosamente la gatta. Si mise subito a scalare un albero per avere una vista migliore dall'altro. Dalle fronde della pianta capì di aver fatto jackpot: non solo aveva trovato un'enorme struttura… Ma aveva trovato i due adolescenti! «Ciao, idioti.» ridacchiò il Capitano dell'Esercito, vedendo i due entrare nell'edificio.
