Promesse e Alberi di Natale

Parte II

Salve signor Rukawa... No, così è troppo informale.

Piacere signor Rukawa... No, troppo amichevole.

«Ahhh... possibile che ancora non so che dire?» Con forza mi passo le mani tra i capelli cercando di schiarirmi le idee. Sto provando da giorni ma non mi viene in mente il modo giusto per presentarmi al padre del mio ragazzo. Insomma dovrebbe essere facile, sono semplicemente un amico in visita invece sembra quasi che stia andando a chiedere la mano della volpe. Forse il motivo della mia agitazione sta nel fatto che non sono e non sarò mai un semplice compagno di squadra. Non lo ero quando gridavo ai quattro venti di odiarlo figuriamo ora che stiamo insieme.

Per un attimo accantono l'ansia da conoscenza nella mia testa si forma un'idea: io che prendo la mano della Kitsune e, come un eroe d'altri tempi, rivendico il mio diritto a unirmi in matrimonio con lui. Già mi immagino la bellissima festa dove tutti ci faranno gli auguri di tanti bei bambini con i capelli rossi e gli occhi blu. La mia aria sognante fa scappare più di un passante spaventato ma non me ne preoccupo. Kaede sarebbe una visione vestito di bianco, lo è sempre precisiamolo, che avanza verso di me pronto a suggellare il nostro amore davanti a tutti... sogno irrealizzabile. Dovrei prima di tutto convincere il protagonista a vestirsi di bianco, scendere a compromessi sulla chiesa e in fine fargli pronunciare la promessa super romantica che gli scriverei. Poi se vogliamo dirla tutta: quando mai ho avuto il potere di far fare qualcosa a quel volpino indipendente? Neanche una. Zero. Come se non avessi voce in capitolo sulla nostra futura vita matrimoniale e relativi figli, anzi meglio non tirare fuori l'argomento altrimenti da volpe diventa iena.

Accantono simili, irrealizzabili, sogni che ho altro su cui concentrarmi... come presentarmi al signor Rukawa senza palesare il futuro legame di parentela, prima del dovuto. Sia chiaro che con la Kitsune abbiamo iniziato a pensare di dirlo ai nostri genitori, ma non abbiamo ancora deciso quando. Non vorrei anticipare i tempi per poi ritrovarmi single.

Tornando a oggi, Kaede, mi ha invitato a guardare una partita di basket, ero un po' restio ad andarci perché sarebbe stato presente anche Rukawa senior che conoscerà un po' il figlio e saprà benissimo che non ha molti amici. Cioè dal nulla spunto fuori io, il suo nemico giurato, come migliore amico? Andiamo è normale che chieda spiegazioni. Come faccio a sapere che il padre è rimasto ai tempi del nostro odio? Semplice ha visto tutte le partite dello Shohoku e non gli sarà sfuggito il nostro insultarci, visto che non era tanto velato. Questa cosa mi preoccupa perché potrebbe chiedermi come abbiamo fatto in poco tempo a diventare amici. Lo sapete che non so dire le bugie, proprio è fuori dalla portata del genio, divento rosso e balbetto. Vorrei evitare di dire la cosa sbagliata specialmente per non incorrere nell'ira del mio ragazzo, ultimamente ha un che della belva feroce. Non sto esagerando ma ha preso l'abitudine di lanciarmi frecciatine appena ne ha l'occasione. Per questo sono nervoso il doppio del dovuto, so già che se per errore dovessi sbagliarmi Kaede non perderebbe l'occasione di mettermi in ulteriore imbarazzo. Quando mi imbarazzo la mia testa parte per lidi inesplorati, potrei dire la verità senza accorgermene e non deve succedere.

Sbuffo, ma come ha fatto un genio come me a finire succube di quella volpe? Insomma per un bel faccino mi dovevo rincretinire?

Sorrido eh il guaio sta proprio lì, non è solo per quel bel musetto che si ritrova... lo amo proprio per com'è, non cambierei niente di lui.

Questo pensiero ha il potere di far scemare la mia agitazione, pensare a lui mi fa bene e, quando arrivo a destinazione sono calmissimo. Suono il campanello di casa Rukawa, il cancello esterno era aperto segno che mi stava aspettando. Sento la porta aprirsi e ancor prima di vedere chi è mi chino in avanti e sporgo le mani. Il pacchetto che avevo con me ciondola leggermente, sono biscotti fatti dalla mia mamma. Mi genufletto ancora di più e prima che la persona davanti a me possa dire qualcosa. «È un piacere conoscerla signor Rukawa. Grazie di avermi invitato in casa sua.»

Direi che sono andato benissimo. Resto così per un po', ma perché non risponde almeno potrebbe farmi alzare che inizia a farmi male la schiena. Sta a vedere che ha preso il mutismo del figlio? Mi arrischio ad alzare la testa e mi ritrovo il volpino comodamente appoggiato allo stipite che mi fissa con quello sguardo derisorio che detesto.

«Finalmente hai imparato a salutarmi come si deve!»

Ahhhh, ma come ha osato venire lui ad aprire! «Che cavolo ci fai tu qui?»

«Ci vivo, do'hao.» Che razza di risposa è? Lo so anch'io ma non doveva aprirmi lui.

«Lo so, cretino! Non è questo il punto. Il punto è che non dovevi aprire tu la porta, possibile che non ne fai una giusta?»

Alza il sopracciglio, lo fa sempre quando non ha voglia di assecondare le mie paranoie.

«Vuoi restare qui fuori oppure ti decidi a entrare?» Si sposta lasciandomi libero l'accesso in casa, appena mi tolgo le scarpe e accedo al soggiorno gardandomi intorno con fare sospetto. «La finisci di fare l'idiota?»

Ma ancora non ha capito che non deve infastidirmi quando sono nervoso? Come devo dirglielo? «Kitsune vedi di finirla!»

Ovviamente non mi risponde. Siccome sono un Tensai magnanimo gli porgo il pacchetto con i biscotti e gli porgo la fatidica domanda. «Allora? Dov'è tuo padre?»

«Ah ecco perché sei così nervoso, ci tieni proprio tanto a incontralo?» Lo guardo male, il mio famoso sguardo che uccide non perdona e lui vuole essere fulminato all'istante.

«Non fare il finto tonto, sai benissimo che sono nervoso per questo incontro.»

«Mi spiace deluderti ma non è in casa. Quindi rilassati.»

Kaede mi supera andando verso il divano, posa i biscotti sul tavolino basso, si siede e senza aggiungere altro fa partire il tasto play per riprendere la visione della partita.

Ecco che cominciano a prudermi le mani. Lo sapeva che ero in ansia per questo incontro con il padre e credo che lo sapesse da tempo che non sarebbe stato in casa. Quindi l'ha fatto apposta a non avvertirmi della cosa, giusto per ridere alla faccia mia. Ma io lo devasto, altro che stola, lo riduco in pezzetti così piccoli che rimetterlo insieme ci vorrà l'aspirapolvere.

Mi volto verso di lui, pronto alla meritata vendetta, ma faccio l'enorme sbaglio di osservarlo.

Quanto è bello tutto rannicchiato sul divano! Indossa una felpa verde scuro, di una nota marca sportiva, pantaloni larghi neri e calzini bianchi ai piedi. La felpa è di qualche taglia in più perché gli copre le mani. Le compra apposta così dice che lo fanno stare più caldo, invece a me fa l'effetto orsacchiotto da stringere e coccolare... no, non esiste proprio. Devo suonargliele per avermi lasciato languire nel mio tormento. Non può iniziare a girare la voce che Sakuragi il genio è diventato debole. Caricato, come non mai, dalla voglia di rivalsa sulla volpe mi porto davanti a lui impedendogli la visione della partita. Evidentemente infastidito alza lo sguardo su di me e i suoi stupendi occhi sono accesi da quella luce di sfida che riesce a farmi compiere anche le azioni più impossibili.

Completamente soggiogato dalla malia di quello sguardo cado in ginocchio tra le sue gambe e gli blocco con le mani le spalle contro lo schienale del divano. «Cosa vuoi?»

Il tono indifferente non mi sfiora neanche, mi sporgo fino a sfiorare la mia fronte con la sua. «Indovina?»

Glielo sussurro prima di premere le labbra su quella boccuccia morbida e impertinente che amo da morire, dando via a uno di quei baci che ci tengono attaccati per ore.

Che avete da scuotere il capo? Ma credevate davvero che gli avrei rifilato una testata? Ma siete pazzi? Non potrei mai rovinare questo musetto da schiaffi e poi è molto più piacevole baciarlo che prenderlo a pugni. Devo dire che alla Kitsune non dispiace proprio l'evoluzione che sta prendendo la mia non vendetta, anzi da come ha stretto le gambe e le braccia intorno a me non desiderava altro.

Ci stringiamo sempre più forte mentre le nostre lingue duellano senza fine. Non smetterei mai, la sua bocca ha un sapore così buono e il suo profumo è così sensuale… lui è terribilmente afrodisiaco. «Mmmm... Kitsune.»

«Mmmm... Do'hao...» Lo sa che non deve sospirare così. Non quando siamo soli e abbiamo il divano a disposizione, cioè mi sto trattenendo dal saltargli addosso così vuole essere spogliato in un secondo.

Ovviamente cercate voi, guai se vi azzardate, a fermare questa volpe che senza pudore ha iniziato a strusciarsi contro e a divorarmi il collo. «Kaede credi che sia il caso?»

«Perché non lo è?» In effetti in questi giorni non lo abbiamo mai fatto, mancanza di tempo e poco spazio disponibile, però non sono venuto per questo. Cioè il padre non c'è e potremmo approfittarne. Ma non posso dargliela vinta.

«No, non lo è. Anche perché per quanto ne so tuo padre potrebbe tornare da un momento all'altro.» Mi osserva mettendo su quel broncio tipico di quando le cose non vanno come voleva. «Non guardarmi così!» Gli bacio la punta del naso. «Sono qui per addobbare l'albero di Natale, non posso permettermi altre distrazioni.»

«Sono una distrazione?» Perché adesso ha quella strana intonazione nella voce?

Sono buono e gli faccio un complimento. «L'unica a cui il Tensai non riesce a resistere.»

«Allora perché mi resisti?» Carognetta, la vuole vinta ma non stavolta. Avrai il tuo albero amore mio, questo sarà un Natale diverso è una promessa.

«Perché l'albero di Natale in questo momento mi attrae più di te.»

Non l'avessi mai detto. Il suo pugno si abbatte su di me e non posso far niente per fermarlo. «Ma come hai osato? Volpe scimunita.»

«Sto guardando la partita e tu con la tua ingombrante mole sei davanti alla tv.» Mi spinge a terra come se fossi un'animale da schiacciare. Ho già detto che lo detesto? Va bene me la sono cercata quindi faccio finta di niente. Borbottando mi siedo al suo fianco offeso, sempre il solito se non mi mena si sente male. Massaggiandomi la parte dolorante prendo a guardare la partita, non tanto interesse, di una squadra europea che non conosco. Dopo un po' la testa di Kaede si poggia sulla mia spalla. Sorrido, c'è poco da fare non può resistere al fascino del Tensai, anche se credo sia in cerca di calore. Lo amo, questo è il nostro modo di amarci: qualche pugno, coccola, passione... ora è il momento delle coccole. Lo prendo tra le mie braccia facendo aderire i nostri corpi in una posizione comoda. In fondo non desidero altro per tutti i giorni della mia vita, lui così com'è.

Dopo un po' sono io a cercare un contatto con lui, mi avvicino appoggiando la testa sulla sua spalle e proprio come speravo vengo stretto tra le sue braccia. Adoro sentire il calore di Hanamichi. Il mio Do'hao è sempre caldo, quando mi tiene così mi sento al sicuro... io che sono sempre bastato a me stesso ora ho qualcuno con cui lasciarmi andare, a cui mostrare le mie debolezze ed è una bellissima sensazione. È bellissimo che sia proprio il ragazzo con cui mi sono scontrato di più, a darmi questo senso di protezione. Restiamo in silenzio a goderci questo momento raro di tranquillità e poi mi arriva il suo mormorio all'orecchio.

«Ti amo Kitsune.» Sorrido affondando il volto contro il suo collo. Inspiro il profumo familiare della sua pelle e sorrido senza dire niente. Dopo un po' lui prende a ridere, gli stavo scrivendo con la lingua sul collo "anch'io". «Mi piace questa risposta.»

Ci guardiamo negli occhi ed è stupendo percepire la complicità che si sta instaurando tra di noi. A volte mi chiedo quando è successo, insomma abbiamo passato un anno a darci addosso in ogni modo possibile e ora riusciamo a creare questa calda intimità. Qualcosa di unico e tangibile, certo non è stato sempre facile, al contrario, i primi mesi tra di noi erano un crescendo di tensione e spesso il silenzio era davvero una cappa opprimente. Mentre adesso anche solo stando abbracciati, guardando una partita, posso sentire la bellissima sensazione di pace e amore che riesce a donarmi. Non ho mai sentito nulla del genere, lo sai amore mio?

Spesso posso sembrare scostante, quasi come se mi pesasse averlo intorno, ma senza questa scimmietta rossa non riesco più a vedermi. Quando non è al mio fianco mi sento incompleto, forse perché lui riesce a far uscire i lati di me più nascosti o semplicemente voglio che sia sempre presente nella mia vita. Mi rendo conto che divento insofferente quando non possiamo vederci oppure quando va via dopo aver passato la giornata insieme. Il fatto è che vorrei averlo qui con me in ogni momento, in fondo vivo da solo per la maggior parte del tempo quindi potrei farlo trasferire qui ma la sua fobia non è passata. Ha ancora paura del giudizio degli altri. Vero che ultimamente si apre di più, specialmente con quella banda di pazzi non ha nessuna remore a mostrare quello che prova per me (guadagnandoci parecchi pugni e insulti, solo quando esagera) però i nostri genitori sono un caso a parte. Entrambe abbiamo sofferto molto, ci è mancata una figura importante e in qualche modo ha segnato parte del nostro carattere. Hanamichi vive con il terrore di perdere la madre, io di non avere più l'approvazione di mio padre. Gli unici punti di riferimento che ci sono rimasti. Parlare della nostra storia ai genitori è un salto nel vuoto, siamo sempre due ragazzi di sedici anni,entrambe forti e testardi, e ci spaventa non sapere come reagiranno. Non lo dico ad alta voce ma ho paura. Paura di perdere mio padre e soprattutto il terrore che qualcosa possa dividermi dal mio amore.

«Cosa sta pensando la mia volpetta?» Lo guardo e scopro i suoi occhi fissi su di me. «Pensavo che volessi vedere la partita, però ti osservo da un po' e sei con la testa da tutt'altra parte.»

Scuoto il capo, sto davvero diventando un libro aperto per il mio Hana. «Che vorrei tanto averti qui.»

Vediamo se il Tensai arriva a capire quello che voglio dirgli. L'espressione stranita sul suo viso tuttavia conferma la mia teoria, è un Do'hao. «Scusa ma dove sono in questo momento?»

«Do'hao!» Sbuffo allontanandomi.

«Non insultarmi, ti sembra facile capirti? Parli per enigmi e pretendi anche che non chieda piegazioni? Detesto quando ti metti a fare l'Oracolo.»

«Mi aspetto questo da uno che si proclama Tensai. Come al solito sei solo parole.» Sbadiglio portandomi al lato opposto del divano. Possibile che deve sempre rovinare il momento? Ha un'abilità unica, in questo è proprio un genio.

Hamanichi non salta su ma anzi sembra stia seriamente riflettendo sulle mie parole. Dopo un po' sul suo volto compare un sorriso enorme. Credo di aver commesso un enorme sbaglio perché, quando intuisce cosa volevo dirgli, mi salta addosso facendomi finire disteso con la sua proverbiale grazia.

«KITSUNEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!» I miei poveri timpani.

«Togliti, non sei un peso piuma.» Cerco con le mani di farlo spostare, peccato che il fattore peso gioca a suo favore. Dannato armadio a quattro ante. Sospiro e la smetto di dimenarmi, tanto è inutile, si sposterà quando vorrà. Poi volendo è terribilmente eccitante sentirlo così.

«Volpetta!» Il suo sguardo è scintillante quando mi guarda, ho visto poche volte quella felicità nei suoi occhi ed è bello esserne la causa. Stranamente dopo l'iniziale euforia Hana diventa serio, lo capisco dal so tono. «Lo vorresti davvero?»

È una mia proposta, crede davvero che glielo avrei chiesto se non ne fossi convinto? «Effettivamente sopportare un'idiota come te tutto il giorno è una bella sfida, ma sai che mi piace vincere. Si, Hana, ti voglio qui. Che razza di domande fai?»

«È un salto nel vuoto, Kaede… siamo davvero pronti ad affrontarlo?»

«Se sei con me io non ho paura.» Mi pesa dirglielo, in fatto di orgoglio e indipendenza ma mi fido totalmente del mio Do'hao.

«Nemmeno io. Quando siamo insieme mi sento invincibile.»

Gli accarezzo i capelli e lui accetta il mio invito quando gli offro la bocca. Il mondo scompare lentamente, non c'è altro se non lui ed io, il nostro calore che si fonde e l'amore che proviamo l'uno per l'altro… mi piace da morire. Adoro perdermi in questo modo, lasciarmi andare come non ho mai fatto. Prima di donarmi a lui temevo che quell'atto di possesso potesse sminuire in qualche modo ciò che sono e rendermi debole. Invece è la cosa più naturale di questo mondo sentirlo dentro di me… il bacio deve durare parecchio perché quando riemergiamo da quel limbo di amore e passione abbiamo entrambe il fiato corto.

«Questa cosa del respirare deve finire. Il Tensai troverà una soluzione.» Rido, scuotendo la testa.

«Quando sei stupido.» Però spero davvero trovi una soluzione.

Si appoggia su di me con la testa sul mio torace, gli piace stare così. Rimarrebbe ore ad ascoltare il battito del mio cuore, dice che lo fa stare bene e io non ho motivi per non lasciarglielo fare. Sto diventando mortalmente sdolcinato.

«Sai kaede piacerebbe tanto anche a me vivere qui con te. Quando vado via mi sento sempre triste, soprattutto perché non mi pace saperti in questa casa così grande da solo.»

«Ci sono stato per tanto tempo, Hana, e poi ho Ace con me.» Lo stringo forte, voglio che capisca che non è quello il motivo per cui vorrei averlo in casa.

«Vuoi mettere uno stupido gatto con la presenza del genio? Comunque non è neanche questo… io non so stare più senza di te.» Il cuore prende a battermi più forte. «Ti cerco sempre, a volte stringo forte la divisa della scuola perché ha il tuo odore e così posso illudermi che sei al mio fianco. Ti voglio sempre vicino, non so da cosa dipenda questo bisogno e mi spaventa perché sei un volpacchiotto selvatico che ama la libertà. Un giorno potresti stancati di questo idiota possessivo.»

«Vorresti imprigionarmi e mettere sotto una campana di vetro?» Non lo dico per cattiveria, l'amore possiede una buona dose di egoismo e noi non ne siamo esenti, anche se siamo due persone molto indipendenti. Io non divido il mio amore con nessuno, anzi detesto quando si approfittano della sua ingenuità per stargli addosso.

«No!» la sua risposta mi spiazza. «Mi piace cercare di acchiapparti ogni volta che scappi. Perché poi quando mi stanco di rincorrerti sei tu a venire da me.»

«Do'hao!» Meglio tacere, questo rossino sta diventando troppo perspicace. Almeno resti con il dubbio di aver capito tutto di me.

«Il Tensai farà finta di nulla, comunque per vivere insieme dovremmo spiegare come stanno le cose abbiamo già affrontato questo discorso, sai come la penso.»

«Si…» Non mi fa proseguire.

«Però sono anche stanco di mentire. Non c'è niente di più bello che mi sia capitato nella vita. Non voglio continuare a provare questo senso di inadeguatezza, sono gli altri gli sbagliati non io. Io amo e sono amato dal ragazzo più bello del mondo e voglio gridarlo. Voglio lo sappiano tutti che nessuno può sperare di avvicinarsi a te perché ormai sei mio.»

Lo induco ad alzare il volto per baciarlo. È come se mi avesse fatto una seconda dichiarazione d'amore, e ora non troverei le parole per dirgli quanto lo amo. Allora mi affido al linguaggio del corpo. Questo corpo che ho sempre visto ingombrante, troppi sguardi lascivi e fans adoranti, ma che lui è stato in grado di farmi vedere in modo diverso. Adoro il fatto che mi trovi sexy, che non riesce a tenere le mani lontano da me. «Hana?»

«Mmmm…» Mi eccita quando prende a baciarmi il collo così. Sembro un gattino fusseggiante quando lo fa.

«La partita non è così interessante…» Perché dobbiamo parlare quando possiamo fare cose più interessanti? Gli infilo le mani sotto il maglione alla ricerca della sua pelle calda. Gemo di piacere quando incontro la solida consistenza dei suoi muscoli.

«Tuo padre?» Guardo l'orologio a pendolo nel soggiorno. Abbiamo tempo, molto tempo, prima che torni a casa.

«Non sarà qui prima di sera.» Gli sfilo l'inutile indumento che non mi permette di godere del suo corpo forte. Ora ragioniamo, mi piace guardarlo è parecchio pudico e solo da poco ha iniziato a capire che tra di noi non deve esserci nessun pudore.

«Questa è una bellissima notizia.» Finalmente decide di fare sul serio.

In poco tempo il soggiorno diventa un caos di vestiti buttati alla rinfusa a terra, di gemiti e parole sussurrate e grida finché si lascia andare su di me. Mi stringe forte, mentre i nostri respiri tornano normali, coprendoci con il plaid. Prima di addormentarmi o che lui proponga di fare la doccia dico solo un'ultima cosa sull'argomento di cui stavamo parlando.

«Dopo Natale?» Non serve aggiungere altro.

«Dopo natale!» Anche lui non ha intenzione di dire altro.

Sono felice. Immensamente felice e spero che nulla intacchi la nostra felicità.

«Kitsune abbiamo perso un sacco di tempo.» Ovviamente Kaede continua con tutta calma ad asciugarsi i capelli.

«La colpa di chi sarebbe?» Arrossisco sin alla punta dei capelli. Ok dopo la prima volta voluta da lui, c'è stata la seconda voluta da me e la terza è colpa di entrambe quindi non mi prendo assolutamente responsabilità. Insomma non è facile resistere al fascino del genio. Mettiamoci anche che il Tensai non sa resistere alla volpe quindi è normale finire sempre a fare i coniglietti. Però ora si è fatto tardissimo, a breve suo padre dovrebbe tornare, qual è il problema direte voi? Non abbiamo neanche preso gli scatoloni con gli addobbi, a quest'ora è inutile anche uscire per andare a comperare l'abete giusto. Comunque la Kitsune ha detto di averne uno finto in soffitta insieme a tutte le decorazioni.

«Non è solo mia, sei tu che sotto la doccia ti sei strusciato addosso!» Non gli posso lasciare l'ultima parola. Tanto lo so cosa dirà quella bestiaccia maledetta.

«Se non sbaglio sei tu che ti sei intrufolato nella doccia. Io avevo detto di farle separate.» Colpito ma non affondato. Mica il Tensai cola a picco per così poco, ma non scherziamo!

«Senti la finisci? Ho capito il tuo gioco, sai? La stai tirando per le lunghe solo per non fare l'albero ma io non casco nelle tue trappole infide.» Battagliero come non mai apro la porta della sua stanza. «Hai detto che è tutto in soffitta, bene io vado a prendere le decorazioni e le porto in soggiorno mentre tu continui ad asciugarti quel gatto morto che ti ritrovi sulla testa.»

Glielo grido prima di chiudergli in faccia la porta. Ma tu vedi se deve sempre stare a pungolarmi. Non mi piace quando puntualizza poi sul fatto che ho sempre voglia di fare l'amore con lui. È il mio ragazzo. È sexy da morire, lo amo da impazzire sarebbe anormale il contrario. Poi ho sedici anni e lui sa benissimo come farmi schizzare gli ormoni, che già normalmente sono schizzati di loro.

Salgo in soffitta, non ci ho mai messo piede come in gran parte delle stanze della casa, e rimango affascinato dalla grandezza della stanza, ci sono un sacco di cose stipate credo in un certo ordine perché non mi sembra roba messa alla rinfusa. Non c'è polvere, anzi è molto ordinata e pulita,segno che ogni tanto la domestica viene qui a riassettare. Mi appoggio le mani sui fianchi, non sarà facile trovare quello che mi serve. Sarà tutto ordinato ma mica sono indovinare come.«Dove dovrebbero essere le cose di Natale?»

«Vedi di non combinare disastri!» Lancio un urlo voltandomi verso la botola. Dannato volpino ma si arriva così alle spalle?

«Ma quando ti muovi non puoi fare più rumore?» Rukawa si massaggia l'orecchio infastidito dal mio tono alterato.

«La pianti di gridare?» Lapidario va verso alcuni scaffali in fondo alla stanza. «Sono questi gli scatoloni che cerchi, mentre l'albero è lì»

Gli sorrido andando verso di lui, cominciamo a ragionare finalmente si è arreso all'ineluttabile destino di dover fare l'albero. Quanto ho compreso dalle sue mezze frasi, a Kaede non piace il Natale. Penso che non dipenda solo dal non avere più sua madre. Non gli piacciono le feste a comando e questa da noi non ha nessun significato, se non quello puramente consumistico. Frugo un po' tra le cose che mi ha indicato, potrebbe aprirci un negozio. «Avete un sacco di cose.»

«I miei genitori hanno sempre viaggiato molto, parecchi addobbi vengono da quei paesi che hanno visitato.»

Per un istante i suoi occhi si velano e non mi va per niente. Questo deve essere un giorno felice, un ricordo del nostro primo Natale e per quelli che verranno. Lo abbraccio da dietro e stringo forte a me.

«Che cavolo fai?» Si ribella cercando di allontanarmi, non me la prendo è fatto così ma non lo mollo.

«Niente, abbraccio il mio ragazzo. Il ragazzo che amo e detesto da morie.» Lui si volta e i suoi occhi risplendo di quella bellissima luce che adoro.

«Ti detesto anch'io.» Gli sfioro il naso con il mio e lui scuote il capo. Meglio cambiare registro altrimenti o si inferocisce oppure finiamo di nuovo senza vestiti. «Visto che sei una volpe deboluccia l'albero lo porto giù io.»

«Do'hao!» Quando mai. «Imbranato come sei potresti rotolare giù per le scale. Prendi gli scatoloni più piccoli, al resto ci penso io.»

Sapete che c'è di nuovo? Lo lascio fare, visto che ci tiene a fare il super eroe gobbi pure al posto mio. «D'accordo.»

Ehh si è sorpreso che gli dia retta senza ribattere ma devo rimanere in forze se voglio averla vinta sugli addobbi. Insomma ha deciso lui quelli a casa mia, quindi per par condicio deciderò io quelli in casa sua e guai se prova a fiatare.

Dopo una buona mezzora e una ventina di viaggi finalmente abbiamo portato tutto nel soggiorno. «Direi che abbiamo dato con la ginnastica per oggi.»

Ho il fiatone, mi sento mancare proprio, sarà che non mangio niente da tre ore.

«Nh!» Perché io sembro affaticato e lui fresco come una rosa, ma dove le prende tutte queste energie? Va bene che dorme sempre però... ovvio la fatica la fa tutta il Tensai. «Finiscila!»

«Non ho fatto niente!» Ma perché deve sempre riprendermi?

«Avevi quell'espressione da sto pensando stupidaggini!» Ma adesso crede anche di sapere a cosa penso? Ho capito, qui urge indagare.

«Kaeduccio ma tu vuoi una bella testata per caso?» Un intero pacco di palline, non quelle in vetro ovviamente, mi arriva diritto in faccia.

«No, ma tu evidentemente ci tieni essere preso a palline in faccia.»

«Kitsune sei ... sei... se non la pianti sarai tu a fare da albero di Natale!» Ovviamente la cosa si risolve alla maniera della volpe: lui che sbuffa e prende a fare tutt'altro.

Ritornata la calma iniziamo a montare l'albero. Devo dire che è tenuto benissimo, ci sono tanti rami e belli folti, il verde è ancora brillante. Stranamente quando abbiamo tirato fuori le palline la Kitsune mi ha chiesto di che colore volevo farlo, la mia risposta è stata tutto rosso e non ci crederete sarà addobbato così. Mi ama e adora non può farci più niente ormai. Così mentre ci occupiamo di posizionare le palline in modo giusto, sia mai che non le metto in ordine giusto, colgo l'occasione per chiedergli del perché non gli piace questa festa.

«Kaede perché non ti piace il Natale?»

All'inizio non mi calcola proprio, continua ad prendere palline scegliendo tra le tante a disposizione senza rispondermi e stavolta non insisto, magari sono cose che non vuole dire.

«Lo sai per noi non ha significato... ha perso anche significato nei paesi dove lo festeggiano per motivi religiosi.» Però dimentica che è bello condividere una festa, anche se consumistica, con la famiglia. «Natale dovrebbe essere condivisione, calore, famiglia. Cose che mi sono venute a mancare con la morte della mamma.»

«Kaede...» Vorrei farlo smettere ma lui invece ha voglia di parlarne.

«Papà ci provava portandomi con lui alle feste che organizza la società ma forse sono state proprio quelle a farmelo odiare ancora di più.»

Mi avvicino al mio amore, so che la volpe è la persona più forte che conosco ma ci sono momenti come questo in cui mi appare fragile. Potrei essere squartato se sapesse di questi pensieri però non posso evitarli.

«Mi sentivo ancora più solo in mezzo a quegli sconosciuti, con bambini che non avevano voglia di avvicinarsi a un taciturno come me. Cosa dovrei amare di questa festa, Hana? I regali costosi sotto l'albero che lasciano il tempo che trovano?»

Gli sorrido e lo abbraccio stretto stretto. Hai ragione però dimentica che ora è diverso. «Questo è il passato, credo che tuo padre abbia fatto del suo meglio, e ora ci sono io. Nessun regalo costo. Nessuna festa piena di estranei. Io e te, se vuoi possiamo tirarci dietro anche quei pazzi della Gundan, ma ti prometto che avrai di nuovo condivisione, calore e famiglia.»

Lo sento sussultare contro di me, le sue braccia mi cingono e il suo volto affonda contro il mio collo. Non si possono fare paragoni, ognuno di noi soffre e ogni sofferenza è qualcosa che ci segna indissolubilmente. Ma tu amore mio, al dolore della perdita, hai dovuto far fronte con un carattere chiuso che pochi hanno avuto la voglia di superare. Quanto deve esserti pesato essere soli in mezzo alla gente? Quanto deve averti fatto male guardare da dietro un vetro il passato che non potevi più avere, nelle famiglie che passavano felici sotto la tua finestra?

Nonostante questo momento così intenso decido di riprendere la mia parte di sbruffone, la volpe starà cercando un modo per far scemare la tensione e quindi stavolta gli vado incontro. «Questo però non significa che non voglio un regalo degno dell'immenso Tensai. Capito volpaccia?»

«Do'hao!» Si scosta ma nel suo tono non c'era insofferenza. «Io ti avverto non ho mai fatto regali in vita mia, quindi siccome non amo andare in giro per negozi qualunque cosa sarà te la farai piacere. Se non vuoi essere squartato dalla tua volpe.»

Mi allontano riprendendo a sistemare le palline. Hanamichi ha detto quella cosa solo per spezzare la tensione e gliene sono grato. Ha capito da solo che la mia avversione per il Natale aveva delle radici belle profonde, come sa anche che per farmi parlare deve trovare il momento giusto. Be questo pomeriggio è perfetto, io e lui insieme a fare qualcosa insieme come una famiglia. Forse sarà il sentimento che provo ma ormai sei parte della mia famiglia. Non potrò mai ringraziare abbastanza il destino per averti messo sulla mia strada, per averci fatto scontrare e poi amare. Perché anche se non te lo dico spesso ti amo, Hana. Ti amo e ogni giorno che passa so di aver fatto la scelta giusta, di avere al mio fianco l'unica persona in grado di comprendermi e amarmi per come sono.

«Sta venendo bene, mancano poche cose, merito del genio. Anzi volpetta che ne dici se preparo la merenda? I biscotti di mamma sono buonismi.» Il suo stomaco borbotta da un bel po' anzi ha resistito anche troppo, certo con tutto il movimento che fa è normale che ha fame. Stavolta sono magnanimo.

«Ok, io finisco di mettere le ultime cose da solo. Altrimenti se il tuo stomaco brontola ancora puoi svenirmi a terra.»

«Guarda che io non vivo d'aria come te. Il Tensai è un uomo che consuma tantissime energia, soprattutto quelle della pazienza per non ucciderti.»

Sorrido solo quando so quando si allontana verso la cucina. Chissà come sarebbe andato questo pomeriggio se mio padre non avesse avuto quell'impegno urgente di lavoro, certo non ci saremmo potuti prendere il tempo per noi ma forse ci sarebbero stati altri momenti intensi.

Visto che Hanamichi riemergerà dalla cucina solo quando avrà preparato una merenda per dieci persone, ne approfitto per accedere il camino, la temperatura è scesa ulteriormente e io inizio a sentire davvero freddo. Ace, dopo aver ronfato per quasi tutto il giorno, si ricorda di me e viene vicino in cerca di coccole. Credo sia anche incuriosito dall'albero di Natale, spero che non gli venga voglia di arrampicarsi sopra. Sarà un problema tenerlo buono.

«Ti piace? Mi raccomando non devastarlo.» Lui mi risponde con un MIAO, non credo mi abbia capito.

«Parli ancora con il gatto?» Mi volto di scatto perché non ho sentito la porta d'ingresso aprirsi.

«Papà.» Bene ora non vorrei assolutamente trovarmi in questa situazione, cioè Hana è di là e non sa che mio padre è tornato e la cosa potrebbe essere catastrofica. Scemo com'è potrebbe uscirsene qualche frase inappropriata. Vero che abbiamo deciso di parlare ai nostri genitori ma vorrei fare le cose con quanta più calma possibile.

«Il tuo amico è andato già via?» Scuoto la testa mentre lui si avvicina all'albero. «Che meraviglia? Erano anni che non vedevo l'albero di Natale in casa nostra. L'hai fatto da solo?»

Proprio quando sto per rispondere l'idiota torna dalla cucina con un vassoio pieno di dolci e il te. «Kitsune hai finito con le ultime decorazioni? Guarda che il Tensai inizia a mangiare anche senza di te.»

Tiro un interno sospiro di sollievo, appena entra nella stanza nota subito la persona accanto a me

«Do'hao» Cerco di smuoverlo perché sembra completamente sotto shock, ha capito benissimo che è mio padre allora perché queste scene?

«Oh tu devi essere il famoso Hanamichi Sakuragi.»

Lascio andare Ace e mi fiondo quasi a prendere il vassoio dalle mani del mio rossino. Che devo dire è rimasto completamente pietrificato sul posto anche se non ne comprendo il motivo.

«Do'hao» Gli mollo un calcio per farlo smuovere.

«Ahio scimunito.»

La risata di mio padre impedisce alla nostra solita scenetta di prendere il via. «Siete davvero spassosi insieme.»

Alzo gli occhi al cielo, poso il carco di vivande sul tavolo e mi siedo sul divano. Non mi farò coinvolgere più tanto, tanto quei due si capiranno al volo.

«Molto piacere di conoscerla signor Rukawa, non credevo di essere così famoso.»

Ma sentitelo come fa il finto modesto il Tensai. «Lo sei eccome, è impossibile non notarti in partita.»

«Davvero? Be un talento come me attira gli occhi.»

Sbuffo trattenendo un sorriso, lo sapevo che si sarebbero capiti e questo mi rende felice. Hanamichi prima ha detto che questo Natale sarebbe stato diverso. Lo è già. Perché dopo anni in questa casa si sentono di nuovo voci, risate e risplende l'albero accanto al camino.

Fine