Capitolo 8.
Un nuovo inizio
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I due ragazzi passarono una mattinata spensierata godendo di quella magica alchimia che aveva da sempre alimentato il loro rapporto, fatta di fitte e profonde chiacchierate, lunghi silenziosi attimi carichi di indescrivibile emozione e coloriti battibecchi.
In giro per la città Terence mostrò a Candy tutti i posti che avevano per lui un particolare significato: il cuore artistico pulsante di Broadway, il Country Club, la biblioteca ed i luoghi dove vivevano le persone più vicine a lui.
"Sarà una vera sorpresa per mia madre quando ci vedrà insieme…" le rivelò sfrecciando sotto l'abitazione di Eleanor ma poi, abbozzando un sorriso, si corresse immediatamente "… a dire il vero… conoscendola bene, più di chiunque altro lei si aspettava che un giorno sarebbe andata così...".
Dopo un po' l'auto rallentò davanti all'insegna dello Stratford Theatre su cui brillava il suo volto espressivo nel gigantesco manifesto di Amleto.
A Candy faceva uno strano effetto riscoprire la sua dimensione pubblica. Vederlo così austero e distante, perfettamente a suo agio nel suo complesso personaggio tragico, con la sua bellezza sfrontata e frastornante, un po' la intimoriva.
Ma poi osservando il suo sguardo tenero ed il modo gentile ed unico con cui sapeva rivolgersi a lei sola, sentiva maturare in lei una sensazione rassicurante. Terence era indubbiamente diventato un'icona del teatro americano ed un idolatrato oggetto dell'attenzione di tante donne di tutte le età ma sarebbe rimasto soltanto suo il Terry 'privato', l'ironico e sensibile ragazzo innamorato che aveva ora davanti e che sembrava davvero avere occhi solo per lei.
"Entriamo in teatro, Lentiggini? Stanno provando per stasera. Voglio presentarti a Robert!" le disse l'attore parcheggiando davanti all'imponente ingresso.
"Ma certo che mi va, sono molto curiosa di conoscere il tuo lungimirante pigmalione!".
Insieme entrarono nel lussuoso foyer, inondati da un caotico vociare e dal frenetico via vai dei lavoranti indaffarati nella preparazione dello spettacolo serale che per la terza volta sarebbe andato in scena con un protagonista sostituto.
"Mi fa veramente impressione venire qui da spettatore e vedere come tutto vada avanti... anche senza di me…" osservò il giovane quando furono nella grande platea, vedendo tutti i tecnici ed i colleghi alle prese con le ultime scene in costume.
Per una frazione di secondo gli comparve davanti agli occhi l'immagine di Susanna e si immaginò come dovesse sentirsi lei ogni volta che si sedeva su una di quelle poltrone di morbido velluto rosso… spettatrice passiva di quello che era stato il suo quotidiano sogno.
Un gruppetto di attori che aveva appena finito di provare lo notò accennandogli a gesti un saluto.
Terence si avvicinò ai piedi del palco per dare loro il suo incoraggiamento…
"Non ti aspettavamo qui oggi, Terence…" gli fece uno di questi allungandogli la mano. "Stai bene…?".
"Sì, non preoccupatevi, sto bene..." rispose lui non senza imbarazzo. "Sono passato per darvi il mio supporto per stasera e fare un saluto a Robert".
Scorgendo che gli occhi di tutti stavano cominciando a puntare insistentemente Candy, che inconsapevole dell'attenzione suscitata si stava guardando estasiata intorno dal fondo della sala, Terence decise di non alimentare oltre la curiosità collettiva cercando la prima scusa che gli venisse in mente per congedarsi alla svelta.
I suoi passi furono però accompagnati da una pioggia di inevitabili commenti.
"Ma chi è quella bella ragazza che è con Terence?".
"Non l'ho mai vista. Certo che non ha perso proprio tempo… non sarà per caso la ragazza a cui ha accennato Susanna nell'intervista? Il primo amore di Terence…".
"I giornalisti prenderanno d'assalto il teatro se è così… Ma in molti credono sia tutta una montatura per nascondere un tradimento alla vigilia delle nozze… Povera Susanna, far saltare il matrimonio sull'altare facendolo passare per un ripensamento sarà stato il suo modo elegante per non finire compatita. Non se lo meritava proprio…".
"Tu dici? Se avesse preferito la mia corte invece di correre dietro ai musi lunghi di Terence ora non avrebbe scandali da nascondere alla stampa e forse sarebbe ancora sul palco a recitare sulle sue due gambe…".
La mirata intimidatoria dei pochi che avevano ormai cominciato a conoscerlo e che erano sinceramente rimasti sbigottiti dalle sue ultime vicende personali non riuscì a sopprimere una maliziosa risata di gruppo. Anche se di recente si era mostrato molto più aperto verso i colleghi, in tanti non gli perdonavano ancora l'algida distanza che per molto tempo aveva opposto loro come un muro insormontabile.
L'attore aveva intanto raggiunto con Candy il camerino di Robert Hathaway.
"Robert! Posso entrare?".
"Terence? Certo che puoi! Ti manca già il tuo teschio, Amleto?" gli fece il regista senza voltarsi.
"Volevo presentarti una persona. Lei è Candice White Ardley… è… la ragazza di cui ti ho parlato…" rispose Terence sicuro di impressionare enormemente il suo interlocutore con le sue parole.
In effetti, Robert si voltò con un'espressione di vivo stupore.
Candy rimase colpita dal suo carisma; riusciva ad avere una mimica così comunicativa pur con minimi accennati movimenti del volto.
Inarcando il sopracciglio con tono inquisitorio, Hathaway tuonò scherzando: "Allora avete proprio deciso di scioccare Broadway!".
Terence ribatté sarcastico alla sua provocazione.
"Che si dica quello che si vuole, Robert! Io e Candy non rinunceremo alla nostra felicità ora che ci siamo ritrovati. Anche Susanna ha dichiarato pubblicamente come sono andate le cose tra noi…".
"Sarete pane per la stampa affamata di scandali, lo sapete?".
"Possiamo sopportare questo rischio!" gli rispose lui con un timbro deciso.
Robert si avvicinò a Candy e le prese la mano baciandola in maniera galante.
"Onorato di conoscerla Miss Ardley, ora che la vedo mi si chiariscono tante cose…".
La ragazza lo ringraziò arrossendo.
"Non farti ingannare dal suo atteggiamento imbarazzato, Robert. La gentile signorina ha carattere da vendere!".
"Non ne ho il minimo dubbio, Terence. Deve averne per forza per tenere testa ad uno come te! Ci sarete per la rappresentazione di stasera?".
"No, Robert. Credo di avere bisogno di una breve pausa e poi non voglio rischiare di essere riconosciuto e rubare la scena agli altri. Noi ci vedremo mercoledì alle prove, come concordato. Nel frattempo ti pregherei di contattare la stampa per comunicare il mio rientro anticipato e le sue motivazioni… con tutti i più recenti sviluppi…" disse Terence stringendo con vigore la mano di Candy.
"Va bene, lo farò al più presto, ormai sei diventato un discreto comunicatore… A proposito di contatti… non crederai mai chi mi ha chiesto di avere un colloquio con te... nientedimeno che Fritz Lang!".
"Il regista cinematografico?" lo interruppe Candy sgranando gli occhi.
"Sì proprio, lui. Ho il sentore che voglia farti una proposta di lavoro… Ehi … visto che siamo a fine contratto, non penserai di giocarci qualche brutto tiro, vero?".
"Non preoccuparti Robert! Il cinema non fa per me e non ci penso minimamente ad abbandonarvi! Piuttosto… ci sono novità?".
Robert si accigliò d'un colpo.
"No, per il momento nessuna!".
In quell'istante entrò nella stanza una delle assistenti di scena che chiamò il regista affannata.
"Signor Hathaway, mister Collins la aspetta con urgenza in sala riunioni".
Sbuffando ansioso l'uomo si avvicinò alla scrivania per prendere frettolosamente il copione del nuovo lavoro che intendeva da settimane proporre al facoltoso produttore.
"Ma forse questa è la volta buona…" disse loro con un sorriso tirato. "Allora, ragazzi, vi faccio davvero i miei più sinceri auguri. Ve lo meritate dopo tante sofferenze ingiuste. A quanto pare l'amore riesce a trionfare qualche volta, almeno fuori da questo palco…".
Poi si soffermò sul viso ancora roseo di Candy lanciandole uno sguardo di schietta approvazione.
"Anche lei fatto una buona scelta, Miss Ardley… Questo orso è un uomo davvero speciale…".
"Lo so signor Hathaway…".
"La prego, mi chiami solo Robert d'ora in avanti".
"Va bene, accetto… se lei acconsentirà a chiamarmi solo Candy".
Una naturale ed istintiva simpatia era già nata tra loro.
Terence ne fu felice e con discrezione lo lasciò andare uscendo con lui dal camerino.
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Dopo qualche minuto Robert si presentò trafelato nella sala riunioni situata all'ultimo piano dello Stratford Theatre.
"Buongiorno signore, mi ha fatto chiamare?".
La stanza era particolarmente buia. Le ante socchiuse ne appesantivano l'ambiente rendendo l'aria quasi irrespirabile.
Edward Collins lo squadrò torvo in volto senza ricambiare il saluto.
"Sì, signor Hathaway, credo che io e lei dobbiamo parlare di una questione molto delicata. Si sieda e legga…".
"Cosa è questa robaccia?".
"Prima di parlare incautamente, io leggerei con più attenzione…".
"La caduta di una stella…".
Solo in quel momento i due sguardi si incrociarono.
"Non può essere…".
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"È una persona davvero affascinante Robert!" affermò entusiasta Candy quando furono fuori dal teatro.
"Sì, è un grande maestro!" le diede atto Terence. "Sono onorato di esserne considerato in qualche modo l'erede. E non ti nascondo che continuo ad imparare tanto da lui ogni giorno, non solo per questioni di recitazione… Ma questo non gliel'ho mai detto…".
"Orgoglioso come sei…" terminò la frase Candy canzonandolo.
"E geloso… sbaglio o lo hai per caso definito affascinante? Voglio che tu riservi una tale ammirazione solo per me!".
"Oh Terry, stai per caso pensando di richiudermi in una campana di vetro?".
Terence sghignazzò allusivo. "Mi piacerebbe tanto… ma non credo che potrei mai riuscirci conoscendoti! Potrò solo impegnarmi con tutte le mie forze a fare piazza pulita intorno a te di tutti gli insolenti ed importuni che possano solamente osare avvicinarti con intenzioni discutibili!".
"Non credo che sarai tanto impegnato se è per questo…" lo fermò la ragazza. "Penso di non suscitare negli uomini lo stesso entusiasmo che ispiri tu nel gentil sesso… Dovrei essere io la gelosa tra noi…".
Lui la guardò adorante. "Tu non finirai mai di stupirmi, Candy. Non ti accorgi minimamente delle reazioni che provochi negli uomini. È proprio questo che ti rende così attraente…".
Dopo averle detto queste parole, la prese per il braccio invitandola a proseguire a piedi lungo la via principale di Broadway.
"Non hai più paura che la gente ci riconosca e faccia illazioni?" chiese lei stupendosi di questo cambiamento di atteggiamento.
Ma Terence la strinse con più decisione. "Fra non molto il mondo avrà le sue spiegazioni! Al diavolo le apparenze! Noi non abbiamo niente da nascondere!".
Continuarono a passeggiare così, come una qualunque coppia di innamorati, non particolarmente rispettosa delle formalità. Scherzando con aria divertita.
Solo un basco discretamente abbassato sulla fronte a celare la sua identità ai più.
Ad un tratto Candy gli domandò curiosa: "Terry, perché Robert ha detto che siete a scadenza di contratto? Ci sono dei problemi?".
Terence fu colto di sorpresa dalla domanda a bruciapelo.
"Cosa? Beh… spero di no… Di norma alla fine della stagione teatrale le compagnie che decidono di portare in scena un nuovo lavoro richiedono al produttore ed agli azionisti del teatro di investire nel loro progetto. Noi abbiamo prorogato per molto tempo le rappresentazioni di Amleto, visto l'enorme successo che ha ricevuto, ed ora stiamo mettendo in piedi un altro spettacolo ma dobbiamo ancora avere la conferma degli impresari che ci garantisca la formalizzazione del contratto, per inserirne il titolo in cartellone l'anno prossimo. Il rinnovo periodico dell'impegno dei finanziatori è una prassi nel nostro ambiente; questa volta siamo solo leggermente in ritardo…" le spiegò evasivo.
"Ma perché?" lo incalzò lei "non avete mai avuto tanto successo con uno spettacolo! Avete ricevuto anche una conferma prestigiosa a livello internazionale! Perché stanno tergiversando in questo modo?".
Terence appariva in evidente impaccio. Era un argomento quello di cui non avevano ancora avuto occasione di parlare. Non si sentiva ancora pronto per affrontarlo e non sapeva da dove cominciare.
"Forse è per colpa mia…" disse soltanto con voce incerta "nonostante tutti i miei sforzi e l'affermazione che sono riuscito ad ottenere in questi tre anni, evidentemente non sono riuscito ancora a ripulire la mia reputazione dall'onta di avere qualche tempo fa abbandonato senza giustificazioni la compagnia, mettendo Robert e gli impresari in seria difficoltà… Sai… c'è stato un periodo della mia vita di cui non sono molto orgoglioso…".
Riuscì a fare solo quell'accenno, poi la voce gli si fermò in gola e lo paralizzò.
Candy intuì la sua difficoltà. Conosceva quello che gli era successo. L'aveva anche visto in quell'infimo teatro al culmine del suo periodo di degrado ed autodistruzione. Ma lui non lo sapeva.
Con tatto cercò allora di cambiare argomento, correggendo sbrigativamente la dolorosa piega che stava prendendo la loro conversazione.
"Non preoccuparti, sarà solo un ritardo casuale. Non importa ciò che è successo in passato. Quello che conta è che ora tu sia un brillante professionista, serio e pieno di talento. Nessuno può ciecamente metterlo in discussione. E chiunque abbia un minimo fiuto per gli affari non potrà mai rifiutarsi di puntare su uno spettacolo di cui tu sia protagonista".
Terence apprezzò col cuore la sua fiducia.
"Hai ragione, tra poco tutto si sistemerà di certo. Questo non crea nessun problema alla mia attuale posizione finanziaria e ad i nostri progetti. Ho accumulato una discreta liquidità e potremo di certo avere di che vivere in maniera più che dignitosa anche se il rinnovo contrattuale tardasse ancora a venire. E se, nell'ipotesi più negativa, decidessero comunque di non scritturarmi, nonostante gli sforzi di Robert, penso che altre compagnie non rifiuterebbero il mio curriculum. Basta solo che in questo periodo stia più accorto con le mie uscite. Nel mio lavoro bisogna imparare a gestirsi in maniera oculata, anche nei momenti di maggiore successo".
Candy lo guardò fiera di lui. Le piaceva tanto il modo in cui Terence sapesse essere nello stesso tempo scanzonato e leggero ma anche così riflessivo e maturo. Quel lato del suo carattere le infondeva tanta sicurezza e la faceva sentire protetta.
Ripresero quindi la loro passeggiata, discutendo di argomenti più frivoli.
Candy era decisamente impressionata dal suggestivo volto che offriva Broadway con le sue infinite insegne colorate di ogni genere, illuminate anche di giorno, i suoi maestosi teatri e le scintillanti vetrine dei suoi prestigiosi negozi. Si sentiva avvolta da un roboante circo in cui tutto si faceva spettacolo ed inneggiava al divertimento ed all'evasione. Come una ragazzina non smetteva un attimo di commentare i grandi manifesti e le opere che rappresentavano. Ed era letteralmente rapita dalle teatrali e fantasiose istallazioni mobili che reclamavano solo l'attenzione di un pubblico da dietro i vetri.
Ogni tanto si lasciava andare anche a qualche commento sull'abbigliamento sfarzoso delle ricche signore che le passavano accanto e sui loro fin troppo appariscenti cappelli all'ultima moda.
Terence non si stancava di guardarla, conquistato dalla sua contagiosa allegria e dal suo spontaneo senso dell'umorismo. Gli ricordava tanto quando l'aveva vista per la prima volta così presa dall'osservazione di quegli stessi luoghi.
Era accaduto il giorno in cui si erano incontrati quando lei lo aveva raggiunto per la prima di Romeo e Giulietta, ignara di tutto quello che sarebbe successo. Mentre erano seduti in macchina l'aveva osservata sporgersi da una parte e dall'altra ammirando con entusiasmo tutto quel caleidoscopio colorato.
Ma la Candy che gli era ora accanto era leggermente cambiata.
Era diventata una giovane donna che avrebbe anche lei potuto suscitare l'attenzione dei passanti. Aveva imparato a curare e valorizzare maggiormente il suo aspetto e vestire con maggiore attenzione. Ed aveva saputo creare un suo stile personale, più sobrio e meno costruito rispetto a quanto richiedevano forse i dettami della moda americana di quegli anni, ma molto femminile. Lui apprezzava anche questo suo modo di esprimere la sua forte personalità.
Mentre camminavano per Fifth Avenue, Candy si fermò attratta da una vetrina.
"Terry, guarda questo abito, è assolutamente incantevole! E guarda quest'altro... chissà come potrebbe starmi… E quello blu lì dietro! Sono davvero meravigliosi!".
"Mai quanto te, mia incantevole scimmietta!" pensò Terence in quel momento mentre la invitava ad entrare.
"Perché non andiamo dentro? Potresti provare ad indossarli tutti e tre, così scopriremo quale ti sta meglio. Ti va di fare questo gioco?".
La ragazza non si lasciò pregare ed accettò complice l'innocente divertimento.
Una volta nel negozio, una commessa molto disponibile la aiutò a provarsi i vari abiti con diversi accessori, comprese le calze, ultima novità di quel periodo, e le scarpe da sera con alti tacchi. Lei si lasciò aiutare a completare l'abbigliamento e mostrò al suo accompagnatore il risultato raggiunto con i vari abiti con fare allegro e sbarazzino.
Terence la contemplava silenzioso, avvinto dalla sua radiosa bellezza.
Pensava a quanto si sentisse felice in quel momento, mentre faceva compagnia al suo amore ed assisteva paziente alle sue prove di abito. Istintivamente comparò queste piacevoli sensazioni con quelle decisamente più opprimenti che aveva provato nei lunghi pomeriggi di compere con Susanna e sua madre.
"Questo è senz'altro il migliore. Sembra letteralmente modellato sul suo corpo!" disse alla fine la commessa soddisfatta.
Candy si guardò allo specchio. L'abito blu notte che indossava la fasciava in modo sensuale scendendole lungo i fianchi a sirena. La morbida scollatura sulla schiena le appariva un po' troppo audace forse ma la stola che la commessa che le aveva poggiato sulle spalle la copriva quasi completamente dandole un'aria non eccessivamente provocante ed indubbiamente elegante.
"Con questo abito sarebbe perfetto da abbinare questo cappottino!" le propose ancora la donna aiutandola ad infilarlo.
"Ha ragione, è semplicemente… perfetto. Prendiamo vestito, accessori e cappotto!" disse all'improvviso Terence cogliendo la ragazza di sorpresa.
"Ma…" non ebbe il tempo di obiettare; lui era già in cassa a pagare mentre la commessa si stava affrettando a preparare le buste con i loro acquisti.
"… Perché lo hai fatto? Non mi avevi detto che avremmo comprato qualcosa! Io non voglio che tu spenda tutti questi soldi per me ora. Non era necessario…".
Terence le rispose con calore: "Ho due biglietti per il teatro dell'opera che pensavo non avrei potuto usare stasera. Vorrei portarti lì dopo cena, se ti va l'idea, e vederti indossare quell'abito che ti sta d'incanto! Non preoccuparti per la spesa…" disse poi rassicurandola "forse ti ho spaventata prima. Sono ben in grado di potermi ancora permettere uscite di questa portata. Ma mi piace da morire quello che hai appena detto!".
"Perché?".
"Perché forse non te ne sei accorta, ma hai cominciato a parlare proprio come una moglie, mia cara!" fu la sua risposta impertinente.
Si guardarono entrambi per qualche secondo, prima di scoppiare ancora a ridere senza riuscire a fermarsi, destando la curiosità dei passanti intorno a loro.
Al termine della passeggiata Terence la portò in un ristorante italiano che frequentava spesso.
Da quando era a New York aveva preso gusto a sperimentare le cucine internazionali, mostrandosi aperto alle più varie esperienze. Di sicuro, però, la cucina italiana era quella che lo aveva maggiormente conquistato.
"Salve Roberto! Non ci si vede da un po'…" disse entrando e rivolgendosi cordialmente al proprietario del locale.
"Signor Graham, che piacere rivederla! Preparerò un pranzo da ricordare per lei e la signora!" gli fece questo ossequioso.
"Non ne ho alcun dubbio. Sareste tanto gentile da riservarci una saletta privata, come al solito? E le devo chiedere una particolare discrezione stavolta in merito alla mia compagnia! Tra qualche giorno la sua curiosità sarà ampiamente soddisfatta dai giornali. Le chiederei solo un po' di pazienza…".
Il cameriere preparò per loro un ambiente riservato e romantico. Quando si furono seduti, Terence rivelò sottovoce a Candy: "Queste sono le occasioni più rischiose per un personaggio pubblico. Spesso sono proprio i gestori che chiamano la stampa scandalistica per farsi pubblicità. Roberto, però, mi è sempre sembrato una persona affidabile. Spero si dimostri tale anche in questa occasione; non dovremo preoccuparci… Allora…" le disse poi prendendo il tovagliolo e riponendolo sulle ginocchia "sei pronta per un'esperienza sensoriale al di là di qualunque tua aspettativa?".
"Direi che sono senz'altro pronta…" gli rispose lei di buon umore imitando il suo gesto.
Gli chef coccolarono i loro graditi ospiti con ogni sorta di prelibatezza. Roberto aveva preparato per loro uno dei suoi migliori menu di pesce con ricette della più antica tradizione siciliana.
"Se permettete, sarei lieto di consigliarvi questo bianco della casa, eccellente per le vostre busiate con gamberi e pistacchi" disse ad un tratto flebilmente, servendo un po' di vino nel calice di Terence.
"Andrà sicuramente bene, se ce lo consiglia lei" gli rispose cortesemente lui accettando che ne versasse anche a Candy.
"Ma… l'alcool non è... " farfugliò la ragazza interdetta.
"Vietato vuoi dire? Tesoro, se ne trova più ora in giro di prima. I ristoranti hanno conservato le loro preziose riserve per i migliori clienti e dappertutto si chiude un occhio sul suo consumo, specie negli ambienti più ricchi. Puoi assaggiarlo tranquillamente, qui nessuno ci controllerà...".
Candy convenne che il vino era decisamente ottimo, come qualunque cosa che stessero provando in quel momento. Notando che lui, dissimulando indifferenza, non ne aveva bevuto neanche un goccio, si intristì per un attimo pensando a quanto dovesse avere lottato per uscire dalla sua dipendenza. Ma subito scacciò dalla sua mente quei pensieri; sarebbero venute in seguito le spiegazioni, al momento opportuno, ora erano lì rilassati e sereni e non sarebbe stato giusto interrompere quella magica atmosfera.
"Allora che ne pensi? Ti sta piacendo?" le chiese Terence all'oscuro delle sue meditazioni.
"E' tutto semplicemente divino! L'intensità dei sapori e la fantasia degli accostamenti… Sono affascinata!".
"È vero, gli Italiani sanno mettere l'anima nella loro cucina. Mi piace molto il modo di vivere e di sentire così passionale e creativo di quel popolo. La sua cultura, la sua arte… Mi piacerebbe in futuro poterti portare lì e fare un lungo viaggio tra le sue città storiche. Magari un giorno… quando la situazione sarà un po' meno pericolosa…".
"In Italia? Sarebbe davvero bellissimo!" commentò lei entusiasta.
"In effetti…" continuò Terence con un'espressione maliziosa "per temperamento mi sento spesso anche io decisamente latino…".
"Sì, è vero" gli rispose pronta Candy "ma per molti altri rimani senza dubbio… 'irrimediabilmente inglese'!".
"Vuoi dire per la mia innata eleganza?" chiese lui con tono saccente.
"No… intendevo dire per il modo testardo con cui ti fissi sulle tue idee senza ammettere alternative, per la tua maniacale fissazione per l'ordine e per il tuo onnipresente tè caldo!" ammiccò lei prendendolo ancora più apertamente in giro.
"Ma che insolente! Sai che siamo in un luogo pubblico e non posso risponderti per le rime ma non appena saremo fuori da qui… avrai la tua lezione!".
Il pranzo continuò tra assaggi vari e battute di spirito.
Candy gli chiese se avesse intenzione di contattare veramente Fritz Lang.
"Beh…" le rispose Terence pensoso "per me sarebbe veramente un onore avere un appuntamento con lui, è un grande artista… Ma non mi interessa per adesso il lavoro nel cinema. Il teatro mi piace troppo! Non è paragonabile con niente altro al mondo la corrente elettrica che ti scorre nelle vene quando sei su un palcoscenico e lasci vivere un personaggio attraverso la tua voce ed il tuo corpo... La gioia e l'emozione che riesci a donare al pubblico quando reciti... e quell'immensa sensazione di appagamento che ti dà la percezione diretta della sua reazione quando il sipario si chiude e tu raccogli i tuoi applausi…".
Mentre parlava Candy lo osservava palpitante. Aveva sempre amato quella luce crepitante che aveva negli occhi quando parlava del suo lavoro.
"Mi piacerebbe, semmai, un giorno" continuò lui "cimentarmi invece con qualche altro genere, magari brillante. Perché no, anche con un musical, di quelli che vanno adesso tanto per la maggiore. Potrebbe essere divertente per un serioso attore drammatico come me… Forse sarei in grado di far emergere il mio registro comico. Per un attore la versatilità è importante…".
"Tu… cantare e ballare?" lo pressò Candy incredula.
"Ti sembrerebbe tanto strano? Sono sempre stato un discreto ballerino e quanto alla mia voce… credo di avere un buon timbro baritonale…". Mettendosi impettito in posa cominciò a schiarirsi la voce ed attaccò a cantare le strofe di un famoso spettacolo. Lei lo bloccò fulminea, cercando di tappargli la bocca con le mani.
"Tu sei proprio matto!".
"Non è così..." si spiegò il giovane sembrando questa volta serio. "Per chi recita è importante conoscere pienamente dove arrivano i propri limiti ma è ancora più importante sforzarsi con la volontà ed il cuore di superarli. Comunque, non preoccuparti… per ora non ci penso proprio ad abbandonare il mio Shakespeare. Mi sento così intensamente vicino a lui ed al suo impareggiabile modo di scrivere! Ed ho ancora tanti ruoli da interpretare nei suoi capolavori per potermi considerare un attore drammatico pienamente maturo!".
Sentendolo parlare così appassionatamente, Candy socchiuse gli occhi. Anche lei aveva avuto la fortuna di trovare un lavoro che la appagava. Ma temeva che tutti gli eventi che stava vivendo l'avrebbero potuta definitivamente allontanare dalla sua divisa bianca.
Grazie a quel filo invisibile che legava i loro pensieri, Terence percepì il motivo della sua frustrazione e la anticipò.
"Sai che cosa penso? Che anche tu potresti cominciare a cercarti un lavoro in qualche ospedale di New York. Non ci sono ancora molte infermiere con la tua specializzazione. Non faticherai sicuramente a trovare un nuovo impiego, con buona pace del tuo amico dottore! E poi… credo che… se accetterai di sposarmi… non potrò impedire a mia moglie di continuare a lavorare, per quanto lei riterrà opportuno impegnarsi. Non credo di avere alcun diritto di pretendere che si dedichi esclusivamente a me ed alle cure della casa…".
Candy apprezzò tantissimo le sue parole. Pensò che, come al solito, lui aveva compreso in pieno il suo stato d'animo e aveva cercato di venirle incontro per renderla felice, anche se sapeva che la sua non era stata una reazione propriamente spontanea.
"Sì Terence, mi piacerebbe... Ma dubito che mi sarà molto facile essere assunta in un ospedale qui. Devi sapere che qualche anno fa per colpa della cattiveria dei Legan sono stata licenziata dalla struttura dove lavoravo con una nota di demerito che mi avrebbe contestualmente impedito di trovare una qualunque altra occupazione altrove. Se non fosse stato per il dottor Martin, avrei dovuto rinunciare a fare l'infermiera".
"I Legan? Ma di che cosa stai parlando?".
"E' una lunga storia, Terry. Nel periodo in cui noi due ci siamo lasciati, Neal Legan mi ha manifestato in maniera, diciamo, abbastanza invadente il suo interessamento".
Terence non poteva credere alle sue orecchie.
"Che cosa ha fatto quel bastardo?".
"Terence moderati, siamo in un ristorante! Ti sto dicendo che lui ha cominciato a corteggiarmi con insistenza e, prendendo atto del mio rifiuto, ha cercato di costringermi a sposarlo facendomelo imporre dalla famiglia come una decisione irrevocabile. Mi era stato detto che sarebbe stato lo zio William in persona a volere queste nozze!".
"Ma sono davvero delle canaglie!" commentò Terence cercando di contenere la sua naturale reazione violenta. "Ed immagino che intanto Albert non ne sapesse nulla…".
"Certo che no, avevano concordato tutto la signora Legan e la zia Elroy a sua insaputa. Ma in quel momento io non conoscevo ancora la sua identità ed ho creduto davvero di non avere via di scampo".
"Povera piccola" si rammaricò Terence accarezzandole la mano "quante ne hai dovute passare… ed io non ho potuto aiutarti… neanche in quell'occasione… Non smetterò mai di sentirmi colpevole per questo!".
"Non caricarti anche di questa responsabilità, Terry…" gli rispose la ragazza ricambiando con le dita le sue carezze "io non mi sono arresa e sono andata cercare lo zio William in persona per dirgli che non avrei mai accettato di piegarmi alla sua imposizione, per quanto affetto e gratitudine sentissi nei suoi confronti. Devo ringraziare i Legan, dopotutto, se in quella occasione ho scoperto chi in realtà egli fosse. Ho accelerato forse in quel modo i tempi del suo ritorno pubblico in famiglia. Avresti dovuto vedere la faccia di Neal quando ha scoperto la verità durante la festa che aveva organizzato per il nostro fidanzamento!".
"Ha avuto quello che si meritava! Anche se non posso non giustificarlo un po' per il fatto di essersi innamorato di te. Hai fatto questo effetto a tutti gli uomini che ti sono vissuti accanto…
Ma ora… nulla ti impedisce di rimetterti in gioco a testa alta e tornare a cercare un lavoro gratificante, anche magari solo per poche ore al giorno. Non credo che incontrerai la stessa ostruzione di allora. Hai l'appoggio di Albert e non penso che Neal si stia ancora lacerando nella sofferenza, conoscendolo".
"No, hai ragione credo che non mi porti più rancore. Mi sembra che il suo carattere sia migliorato con il tempo. Proverò nuovamente a presentarmi per qualche colloquio, come dici tu…".
Terence mandò un sospiro.
"Certo che questi Legan sono un incubo... Abbiamo, nostro malgrado, infranto i cuori di quelle due serpi!".
"Stai parlando di Iriza ora? Perché…? Non mi dire che ha continuato a corteggiarti in tutti questi anni?".
"Beh, sì ha continuato…" le confidò lui disgustato al solo pensiero del loro ultimo spiacevole incontro "nel suo modo indiscreto e poco elegante…".
"Iriza… non posso crederci… Quella ragazza non cambierà mai!".
"Sarà meglio non abbassare mai la guardia, Candy… Teniamoci il più possibile alla larga da loro…".
I loro discorsi furono ben volentieri interrotti dal cameriere che servì loro il dessert. "Cassata e cannoli di ricotta! Spero che i signori gradiscano".
I ragazzi si lasciarono inebriare da quei deliziosi sapori, scambiandosi le loro portate e giocando ad imboccarsi a vicenda. Nella loro crescente complicità stavano scoprendo di avere entrambi un debole smodato per i dolci. Quello scambio di leccornie dai i loro piatti (che avrebbe fatto storcere più di un naso tra gli ortodossi del galateo) e quella piacevole sensazione di condivisione avevano un che di sensuale che li avvicinava e li intrigava. L'argomento Legan fu facilmente rimosso dalle loro conversazioni.
Mentre erano intenti a chiacchierare su quale dei due dolci fosse il migliore, cominciarono ad echeggiare nella stanza le note di una canzone d'amore della tradizione italiana.
Terence si alzò dal tavolo offrendole gentilmente il braccio e la invitò a ballare.
Frastornata dalle intense emozioni, e forse anche dal vino a cui non era tanto abituata, Candy si strinse al suo corpo, sentendosi in quel momento volteggiare nell'aria in un'onda immateriale.
L'unica cosa che riusciva a distinguere nettamente intorno a sé era solo il blu intenso dei suoi occhi.
"Mi sta girando un po' la testa" riuscì a dirgli con un filo di voce.
"E dillo, per una buona volta che sono io a farti girare la testa…" le sussurrò lui piano al suo orecchio.
"E perché dovrei darti questa soddisfazione, sciocco presuntuoso?".
"Perché sono 'oggettivamente' irresistibile!".
Erano in un luogo pubblico, sebbene appartato.
Ma nessuna inibizione riuscì a fermare in quel momento il fiume in piena dei loro baci.
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Prima di tornare in albergo per riposarsi e prepararsi alla serata che li attendeva all'opera, si fermarono in alcune agenzie immobiliari che Terence aveva già avuto occasione di contattare quando aveva acquistato l'appartamento che avrebbe dovuto condividere con Susanna. Presero tutte le informazioni sui prezzi degli affitti nelle zone più esclusive della città e si riservarono di cominciare quanto prima a visionare le prime proposte. Fermi su una panchina del Central Park, erano rimasti per un po' a fantasticare sulla loro futura casa. Terence le aveva detto che, nonostante la proposta di Susanna di restituirgli in tempi brevi il suo
appartamento, credeva che fosse più corretto aspettare che fosse riuscita a rientrare stabilmente in teatro, garantendosi una reale sicurezza economica. Loro avrebbero potuto nel frattempo prendersi in affitto una villa più grande dell'attico di Terence a Manhattan, che avrebbero poi potuto definitivamente acquistare una volta che lui avesse effettivamente perfezionato il suo prossimo ingaggio e che fossero rientrati in possesso della liquidità derivata dalla vendita dei due appartamenti. Candy non poteva non guardarlo con tenero affetto mentre le spiegava le sue ragioni ed i suoi progetti, descrivendo preciso ed attento i dettagli della loro pianificazione di investimento.
Pensava che se non avesse insistito cocciutamente nella sua vita a costruirsi tutto da solo con le sue esclusive forze avrebbe potuto con uno schiocco di dita acquistarsi in un solo giorno tutti gli appartamenti che avesse desiderato, viste le enormemente superiori possibilità che gli avrebbe consentito la sua ricchezza di famiglia.
Ma Terence era unico anche per questo.
Era riuscito ad emergere ed a costruirsi la sua fortuna proprio grazie a quella sua notevole forza di volontà e concretezza, oltre che al suo talento.
"Credo che Silk Stocking sia il quartiere adatto, che ne dici?" le chiese lui concludendo lo studio dei documenti e delle mappe che avevano a disposizione. "È signorile e tranquillo. L'ideale per una famiglia. Non è neanche troppo distante dal teatro… e questa villa che propongono mi sembra della dimensione giusta. Ha un'ala separata per il personale. E qui ci sono anche le stanze per i bambini...".
Candy, emozionata per il fatto che gli avesse sentito nominare per la prima volta i loro futuri figli, diede uno sguardo alla mappa e vide che aveva indicato con il dito svariate stanze.
"Le stanze dei bambini? Ma quanti ne vuoi avere?" gli domandò confusa.
"Beh, mi piacerebbe avere una casa piena di festose risate. Magari sette… o otto!".
"Ho paura che la malcapitata che accetterà di diventare tua moglie non sarà tanto felice di venire incontro ai tuoi desideri su questo punto…" gli fece lei con un sorrisino contrariato.
"Ehi che faccia, non ti spaventare Tarzan, stavo solo scherzando! Mi renderai enormemente felice quando un giorno mi darai dei figli ma… se erediteranno il patrimonio genetico dai loro irrequieti genitori… non credo francamente che avremmo la forza di gestirne più di due o tre senza uscire matti!".
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Solo quando il sole ormai volgeva al tramonto rientrarono per cenare insieme nel ristorante dell'albergo, poi Terence si separò da lei per andare a prepararsi per la serata.
Dopo circa un'ora era di nuovo nella sala d'attesa, elegantissimo nel suo tuxedo nero lucido.
Era lì da qualche minuto quando la vide scendere dalle scale con l'abito che le aveva regalato.
Incantevole come una visione.
Stordito dalla sua avvenenza, le prestò il braccio per condurla all'auto che aveva noleggiato per l'occasione.
"Sei stupenda…" furono le uniche parole che riuscì a dirle mentre lei gli si appoggiava leggera camminando.
Mentre l'autista li trasportava sulla trentanovesima strada di Broadway verso il Lincoln Center, seduto di fronte a lei, Terence non riuscì a dirle altro.
Non l'aveva mai vista vestita in quel modo prima di quel giorno e si sentiva tremare le gambe, nonostante tutti gli sforzi che facesse per apparire pienamente controllato. Candy, che invece in occasioni simili si era sempre sentita fuori luogo con abiti da sera eleganti, in quel momento appariva più sicura e disinvolta, come se avesse preso una maggiore consapevolezza della sua femminilità.
Sembrava un'altra rispetto alla giocosa ragazzina del pomeriggio, pensò Terence.
"Come fa a trasformarsi in maniera così naturale da maschiaccio in donna mozzafiato? È il tuo accattivante mistero, Candice Andrew".
Candy notò che lui la stava osservando con un brillio particolare negli occhi.
Ormai stava imparando a comprendere il modo in cui tentava di esprimerle le sue emozioni più intime. Era evidente che in quel momento stesse ardendo di desiderio.
Sì, la desiderava più di ogni altra cosa al mondo, lo sentiva. Erano le stesse sensazioni forti che stava provando anche lei. Ora cominciava a metterle a fuoco più nitidamente, senza che la mettessero tanto a disagio.
L'auto si fermò davanti al tappeto rosso della scalinata principale del celebre teatro.
"Eccoci al Metropolitan Opera, milady!" le disse Terence aiutandola a scendere.
"È fantastico! Non sono mai stata all'opera prima d'ora. Mi sento elettrizzata!" commentò lei davanti alla fastosa struttura illuminata a giorno.
Una volta entrati senza indugiare troppo all'ingresso, l'attore si affrettò a ritirare i biglietti che il proprietario in persona gli aveva fatto riservare. In quel momento Candy si accorse con disappunto che non erano riusciti a passare inosservati. Una folla di occhi curiosi li stavano fissando con avidità pronti a scatenare un mare di pettegolezzi.
Terence però non volle dare peso a quello che stava accadendo. Le appoggiò la mano sulla spalla senza curarsi delle reazioni che avrebbe suscitato.
"Dovremo abituarci a questi momenti poco piacevoli. Ma vedrai, dopo un po' non ci farai nemmeno più caso…".
Infischiandosene beatamente di quella scia malevola di bisbigli, che aveva in quel modo inevitabilmente alimentato, la condusse ai posti riservati lasciati da parte per loro.
"Un palco intero solo per noi?" fu il commento sorpreso di Candy.
"Sì, così potremo goderci lo spettacolo senza essere disturbati. Il palco ha un fascino particolare e poi te l'ho detto… stasera voglio che tu ti senta coccolata… Un palco privato è il minimo per la mia dolce e bellissima ragazza!" rispose lui suggellando le sue parole con un delicato bacio sulla mano.
Un attimo dopo si alzò e si avvicinò al balconcino prendendo alcuni oggetti.
"Libretto con traduzione e monocolo! Ci serviranno per seguire meglio lo spettacolo. Conosci la trama?".
"La Boheme di Giacomo Puccini! Quando mi hai detto il titolo mi sono andata ad informare in albergo. È una storia davvero struggente!".
Il loro fugace scambio di impressioni fu interrotto dall'apertura del sipario, anticipata di qualche secondo dallo spegnimento delle luci in sala e da un repentino silenzio.
Candy fu immediatamente rapita dalla coinvolgente musica e dall'intensità di quei personaggi.
Quella triste storia d'amore la turbò profondamente. Ancora una storia di dolorosa rinuncia.
Rodolfo aveva saputo trovare la forza di allontanare con un pretesto il suo amore, Mimì, dalla vita disagiata bohémienne che lui poteva offrirle, temendo, vista la sua grave malattia, che questa avrebbe potuto irrimediabilmente compromettere la sua sopravvivenza. Ma nel momento in cui avevano entrambi compreso di non potere fare a meno l'uno dell'altro, lui aveva solo potuto assistere alla sua agonia senza speranze.
Si sentiva scossa dai brividi.
"Hai freddo?" le domandò Terence all'orecchio, scorgendo il suo pallore.
"No, sto bene!".
Percependo la sua inquietudine lui le si accostò, passandole premurosamente la mano sotto la stola e cominciò ad accarezzarle con delicatezza la spalla, scendendo lentamente sulla schiena lungo la scollatura.
Rimase così, a sfiorare nel buio la sua pelle, per tutto il resto dell'ultimo atto, trattenendo quasi il respiro per non fare trasparire le emozioni che gli esplodevano in petto.
C'era tutto sé stesso in quel lento salire e scendere in modo lieve, quasi impercettibile… eppure insistente e famelico.
C'erano tutta la sua voglia e la sua tenerezza.
Quel piccolo spazio di pelle era il suo primo contatto con l'intimità del suo corpo nudo, senza ostacoli al suo desiderio di toccarla e sentire i sottili brividi che lasciava andare la sua timida eccitazione.
Un primo accenno di silenzioso scambio di sensualità che, aveva capito, rappresentava per lei una sconvolgente scoperta ad ogni nuovo passo che stavano facendo insieme…
Nessuno dei due osò muoversi in tutto quel tempo.
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All'uscita del teatro Candy aveva gli occhi lucidi di pianto.
"È stato davvero un bello spettacolo! Mi sono commossa!".
Terence le prese le dita ghiacciate e per smorzare il suo stato di tensione cominciò ad intonare convinto: "Che gelida manina! Se la lasci riscaldar…". Scorgendo il suo sorriso abbozzato, si fece coraggio e continuò a canticchiare le parole del protagonista, che grazie alla sua notevole memoria aveva già impresso nella mente:
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"Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V'entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m'accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!".
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suggerimento musicale: Dall'aria Che gelida manina, Puccini, La Boheme
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A quel punto Candy gli rispose con una smorfia.
"Anche tenore lirico adesso! Penso che tu stia andando decisamente ben lontano dai tuoi limiti, Terence Graham!".
"E tu sei riuscita a rovinare con il tuo sarcasmo la mia romantica dichiarazione d'amore…" si lamentò lui, felice di averla sottratta per un attimo ad i suoi tristi pensieri.
Candy continuò però con il suo atteggiamento taciturno per tutto il resto del tragitto.
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Si fecero fermare un po' prima dell'albergo per potere fare quattro passi a piedi.
Intorno a loro la neve era nuovamente caduta copiosa quella sera.
"Si può sapere che cosa ti è successo? Non hai detto più una parola…" le domandò Terence non capendo le motivazioni di quel silenzio. "Ho detto qualcosa che ti ha dato fastidio?".
"Non è niente... tu non c'entri… Stavo solo pensando alla storia di quei due infelici amanti. Non a tutti è concessa nella vita una seconda occasione... Noi siamo stati molto fortunati…".
"Sì è vero, siamo stati molto fortunati. E quindi… è meglio che facciamo in modo da onorare la buona sorte che ci è toccata…". Terence si abbassò vicino al ciglio del marciapiede raccogliendo un po' di neve "… e cancelliamo quei musi lunghi dalle nostre facce una volta per tutte!".
Candy fu colpita in pieno viso da una palla di neve ben piazzata.
"Ma questo è un colpo basso! Adesso ti faccio vedere io!".
Senza farsi attendere molto anche lei lo ricambiò alla stessa maniera. Cominciarono così un'allegra battaglia, senza esclusione di colpi.
Mentre si rincorrevano la ragazza inciampò con il tacco nel suo lungo vestito e gli finì maldestramente addosso scaraventandolo per terra.
Guardandosi negli occhi come due bambini dispettosi, scoppiarono ancora a ridere di gusto.
"Sei proprio un pazzo, Terence!".
"Hai ragione... Sono pazzo di te! Completamente!".
Incurante del mondo intorno a loro, Terence la abbracciò stampandole un sonoro bacio sulle labbra.
Solo dopo qualche minuto un rumore di passi in lontananza li spinse a rialzarsi e riprendere un atteggiamento decoroso. Ripulendosi alla buona i cappotti dalla neve, si avvicinarono a braccetto all'ingresso dell'albergo e rimasero qualche minuto sui gradini ad accordarsi per rivedersi la mattina seguente.
"È stata una giornata indimenticabile per me!" ammise finalmente la ragazza salutandolo.
"Anche per me, Tuttelentiggini... Buonanotte!".
L'ultimo suo bacio affettuoso fu sulla sua fronte.
Proprio come lo era stato in quella sera di inverno di cinque anni prima.
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Terence si allontanò senza pesi sul cuore, fischiettando.
Quando fu solo a qualche metro da lei si sentì però chiamare alle sue spalle.
"Terry…".
"Mhm.. cosa c'è?".
"Si'…".
"Cosa… hai detto?".
"Ho detto… sì… sei sordo?" gli urlò lei più forte.
Il giovane tornò di corsa sui suoi passi incapace ancora di dare un senso a quella sublime parola.
"Credo… proprio di essere sordo… potresti ripetermelo?".
Candy lo fissò negli occhi senza indecisioni.
"Ho detto sì… sì… sì! Per la vita e per sempre, Terence! Sono una matta anch'io e non voglio aspettare… Voglio essere tua moglie!".
Scostando la mano sinistra dal cappotto mostrò il luccichio dell'anello che aveva indossato in quel momento.
Terence si sentì abbagliato dalla sua vista.
La strinse a sé facendola volteggiare nell'aria una e più volte senza accennare a volersi fermare.
"Grazie" le sussurrò in una pioggia di baci "vivrò solo per renderti felice, te lo giuro, Candy!".
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Nulla sembrava più impossibile in quell'attimo.
Su quei gradini innevati la loro storia stava gridando con gioia un nuovo esaltante inizio.
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Candy appoggiò il viso al suo petto.
"Lo stai già facendo, Terence… ".
Quelle parole gli arrivarono al cuore come la più dolce delle carezze.
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Grazie di cuore a chi mi sta leggendo e a chi vorrà lasciarmi un suo apprezzatissimo commento!
