Capitolo 9

Senza più paure

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L'indomani Terence passò a prenderla in albergo.

Robert era riuscito a fissare un incontro con la stampa per la mattina stessa. Avrebbero dovuto sopportare loro malgrado un fuoco di domande irrispettose ed invadenti, il prezzo da pagare per iniziare la loro relazione pubblicamente senza più malintesi.

In realtà le interviste che Susanna aveva già rilasciato avevano facilitato il loro compito notevolmente anche se avevano contribuito a suscitare un'enorme curiosità nei confronti di Candy. Sarebbero stati di sicuro lei, più che Terence, e la loro storia interrotta in passato l'oggetto della curiosità più ossessiva.

"Ti senti pronta?" le aveva chiesto Terence prima di entrare nella sala di ricevimento.

"Non propriamente…".

"Te la caverai, vedrai! Non far mai intuire a quella gente di sentirti in imbarazzo. Non dobbiamo vergognarci di nulla!".

Posandole rassicurante la mano sulla spalla l'aveva invitata a varcare la soglia.

Con vivo stupore di entrambi nella stanza non c'era nessuno oltre ad un inserviente anziano intento a lucidare pigramente gli specchi delle finestre.

"Ma cosa succede?" sbottò l'attore fuggendo nel corridoio in cerca di spiegazioni. Sembrava che nessuno ne sapesse nulla. Tutti i colleghi che incontrò gli risposero che Robert Hathaway era andato via precipitosamente dal teatro circa due ore prima senza lasciare loro alcuna indicazione al riguardo.

"Non riesco a capire… era stato predisposto tutto nei minimi dettagli… Ci saremmo liberati di questo peso… ed avremmo potuto cominciare la nostra vita insieme alla luce del sole… Perché Robert ha annullato tutto… senza dirmi niente?".

Candy lo raggiunse cercando stavolta lei di calmarlo.

"Avrà avuto le sue buone ragioni per annullare l'incontro ma sarà stato solo rimandato, non preoccuparti… Qualche giorno in più di attesa non cambia nulla".

Terence sbuffò insofferente.

"Avrebbe potuto almeno farmelo sapere! Non è da Robert!".

Per una persona metodica e rigorosa come lui un così repentino cambio di programma appariva quantomeno anomalo.

"Dai" gli fece Candy per stemperare il suo nervosismo "in fin dei conti è meglio che l'intervista sia stata rimandata… così avrò più tempo per preparami ad affrontare l'insolenza dei giornalisti… ed oggi avremo più tempo per noi… Non mi avevi detto che avevi qualcosa che volevi farmi vedere?".

Il suo visetto candido gli strappò un definitivo cenno di resa.

"D'accordo, godiamoci questa giornata di pausa e rimandiamo le preoccupazioni! Abbiamo la data di un matrimonio da decidere, se non erro, e questo mi interessa molto di più che servirci su un piatto d'argento ai clamori della stampa! Io una mezza idea ce l'avrei…" le bisbigliò all'orecchio con un guizzo.

"Oh Terry, mi piacerebbe tanto! Ma non credi sia un po' troppo presto? Riusciremo ad organizzare tutto e ad invitare tutti i nostri cari?".

Terence si allentò il collo della camicia tossicchiando.

"Non dubitare mai delle mie capacità organizzative, Tarzan! Per me potremmo farlo anche oggi… ma capisco che tu voglia con te tutti i tuoi amici… e sarebbe bello invitare anche i bambini della casa di Pony con suor Maria e Miss Pony…".

"Sarebbe bellissimo, sì..." rispose lei eccitata "per quella data ci sarebbero di sicuro anche Archie ed Annie e potrebbe riuscire a venire anche Patty".

"E la tua amatissima famiglia adottiva…" la provocò lui dandole una leggera gomitata.

"Oh Terry… gli Andrew?".

Candy ripensò a quel senso di oppressione delle ultime riunioni familiari plenarie al fianco di Albert. "Sinceramente, vorrei potere liberare da questa incombenza la maggior parte dei membri della mia famiglia adottiva… e vorrei una cerimonia semplice… senza formalismi… solo con le persone che ci vogliono bene…" gli rintuzzò franca.

"Perfetto! Vedi che in fondo non abbiamo bisogno di tanto tempo?".

A quel punto Candy lo fissò facendosi pensierosa.

"Chissà se…".

"Albert… lui verrà, non preoccuparti. Se lo conosco in minima parte, non vorrà lasciarti sola in quel giorno" le lesse nel pensiero Terence.

"Lo spero davvero, Terry… lo spero… Ma tuo padre invece… Devi avere il tempo di contattarlo per farlo arrivare dall'Inghilterra…".

Il viso di Terence si indurì.

"Veramente anche io pensavo di escludere dagli inviti il mio blasonato padre".

"Terence, ma che dici?" lo incalzò Candy a quelle parole. "Non è la stessa cosa. Perché vuoi privare tuo padre della possibilità di vederti sull'altare, anche se non siete ancora tornati in buoni rapporti, a quanto intuisco?".

"L'ho già fatto quando avevo deciso di sposare Susanna. Noi non abbiamo più contatti da tanto tempo ormai. Negli ultimi anni, a dire il vero, lui ha tentato di riavvicinarsi ma io ho sempre buttato via le sue lettere. Non me la sento di riprendere un qualunque tipo di rapporto con lui, mi ha fatto troppo male!".

"Sai bene che non puoi cancellare il legame che vi unisce, nonostante tutto quello che ti ha fatto" lo interruppe con voce affettuosa lei.

Ma Terence tornò a trincerarsi nella sua fortezza e le rispose con un tono che non ammetteva repliche:

"Candy, scusami… sai che ti ho sempre permesso di entrare nei nervi scoperti della mia vita, come non ho mai concesso a nessun altro, ma questa volta credo di avere veramente bisogno di prendermi tempi lenti e maturare da solo una decisione. Ho vissuto così a lungo cercando di farcela senza dovere elemosinare da lui il suo affetto ed i suoi soldi che mi spaventa e mi destabilizza l'idea di confrontarmi nuovamente con il suo sguardo severo, con le sue aspettative deluse, i suoi rancori ed i suoi rimpianti".

Candy gli sfiorò con dolcezza la guancia.

"Terence, io rispetto le tue remore e le tue paure… Ti dispenserò dai miei consigli… ma voglio esprimerti comunque la mia opinione… Io penso che, in fondo, lui ti manchi ancora; ti manca per quello che avrebbe dovuto essere il vostro rapporto ma anche per quello che potrebbe essere adesso e che il tuo orgoglio ti impedisce di conoscere. Dovresti solo dare ascolto al tuo cuore, che non ha mai davvero voluto sciogliere quel legame. Sono sicura, infatti, che conservi ancora da qualche parte qualche oggetto che ti ricorda lui…" gli disse pensando a quel prezioso orologio di evidente stampo inglese della più squisita fattura che aveva visto appoggiato sul suo comò. "Fa' pure quello che senti ma pensaci… mandare un invito non significa dovere per forza costringerti a parlare con lui e anticipare forzatamente i tuoi tempi. Al contrario, potrebbe essere emozionante anche per te vederlo guardarti da lontano soddisfatto dell'uomo che sei diventato".

"Non lo so, Candy…" rispose lui dubbioso "ma… forse è giusto quello che dici… Mi chiedo come diavolo faccia tu a farmi sempre ragionare".

Terence cambiò all'improvviso l'argomento della loro conversazione e non ne parlò più esplicitamente con lei; qualche giorno dopo avrebbe inviato un sintetico invito all'indirizzo newyorkese di Richard E. Granchester.

"Prima di andarcene da qui c'è una cosa che devo assolutamente fare…" le accennò baciandole la mano. "Come ti ho detto, voglio mostrarti un posto a cui tengo molto! Ma prima di farlo devo preparare un piccolo regalo per qualcuno. Tu devi solo aspettarmi qui per qualche minuto. Cercherò di fare il più presto possibile!".

Allontanandosi misteriosamente, si diresse alla svelta verso i magazzini.

La ragazza lo vide tornare dopo un po' in compagnia di alcuni fattorini che trasportavano un gran numero di pacchi. Sembravano imballaggi dei costumi di scena. Terence li accompagnò alla sua macchina e fece caricare i pacchi con cura. Lei cominciò a fargli qualche domanda ma era evidente che non avesse voglia di anticiparle una benché minima spiegazione.

Si fermarono poi in un forno non troppo distante dal teatro.

"Vieni a vedere, qui fanno delle torte eccezionali!" le anticipò scendendo dall'auto.

Rimanendo muta e curiosa, Candy lo vide acquistare molte torte identiche e farle confezionare per il trasporto.

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Stavano uscendo dalla pasticceria quando fecero un incontro davvero inaspettato.

Da una boutique lì di fianco uscivano nello stesso momento Susanna e sua madre.

I quattro si lanciarono uno sguardo di mutua sorpresa.

"Ciao Susanna…" disse per primo Terence vedendola, visibilmente impacciato.

La signora Marlowe strinse il braccio della figlia bisbigliandole: "Susanna, forse è meglio che andiamo…".

La giovane però la rassicurò. "No, mamma, grazie… Avviati tu in profumeria, ti raggiungerò tra qualche minuto. Ho bisogno di scambiare qualche parola con Terence!".

Francine la accontentò malvolentieri, staccandosi da lei con riluttanza. Mentre gli passava davanti, Terence notò che lo guardava con malcelato disprezzo.

Avvicinandosi, sorretta dalle sue stampelle, che continuava ad usare nelle occasioni più faticose, Susanna si schiarì la voce e prese fiato prima di cominciare, come a volere riempirsi i polmoni d'aria e di coraggio.

"Non credevo che il nostro incontro sarebbe avvenuto così presto… ma mi rallegra sinceramente ritrovarvi insieme. Vi faccio i miei migliori auguri!".

"Susanna… Candy ha accettato di tornare insieme a me e presto ci sposeremo…" le rivelò sintetico Terence sempre più a disagio.

"Me lo aspettavo…" commentò la ragazza con voce tremula "era prevedibile che avreste cercato di fissare il più presto possibile una data per le nozze…".

Candy percepì l'evidente difficoltà di dialogo tra loro e cercò di intervenire.

"Susanna, io sento di doverti ringraziare con tutto il cuore per quello che hai fatto... Ti sei dimostrata una persona davvero generosa…".

"Non hai nulla di cui dovermi ringraziare, Candy. Continua ad amare Terence con tutta te stessa, come stai sicuramente facendo e rendilo felice… Io, voglio che lo sappiate, sarò sempre dalla vostra parte… Non vi creerò più alcun problema…".

Terence non seppe più trattenere il suo disappunto davanti ai suoi occhi tristi.

"Susanna, io… vorrei che tu non uscissi dalla nostra vita, sono sicuro che anche Candy la pensa come me... Noi continueremo a rimanerti vicino. Possiamo provare ad essere amici, se vuoi".

Susanna gli tese la mano in un gesto affettuoso.

"Sarà di sicuro così… un giorno... Ma in questo momento, non penso di potere sopportare di starti vicino senza provare un dolore lacerante. Le mie ferite sono ancora aperte e non mi riuscirà semplice sanarle, per quanti sforzi stia già facendo".

Il giovane rimase insoddisfatto dalla sua risposta. Non aveva mai avuto intenzione di abbandonarla al suo destino. Sentiva che non fosse giusto continuare felicemente la sua vita mentre lei avrebbe dovuto ricostruire faticosamente la propria in solitudine.

"Se non riesci ancora a vedere Terence, potrei venirti a trovare io ogni tanto…" disse ad un tratto Candy spiazzandoli entrambi "potremmo passare un po' di tempo insieme, e magari scoprire qualche interesse comune…".

Susanna le rispose colpita positivamente dalla sua proposta: "Grazie, Candy, ci penserò! Ora scusatemi, devo proprio andare. Abbiate cura di voi!".

Stringendosi alle stampelle li salutò e si allontanò con una certa fretta per raggiungere la madre.

Si vedeva che le era costato fermarsi a parlare con loro. Stava soffrendo ancora molto.

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Una volta raggiunta l'auto, Terence si rivolse a Candy sorpreso.

"Certo che sei incredibile tu! Le hai offerto sul serio la tua amicizia?".

"Sì, ho sempre pensato che Susanna sia una brava persona. Ha commesso degli errori, è vero, ma tutti possono sbagliare nella vita. Ci vuole carattere per sapervi riparare... Se rimarremo in contatto noi sarà più naturale che lei riesca a tornare tua amica quando si sentirà più forte. Io credo di potere essere ottimista!" gli rispose conciliante.

Terence pensò che quel gesto fosse proprio da lei. La stimava enormemente per la sua sensibilità e per il suo altruismo. Non avrebbe potuto scegliere una donna migliore al suo fianco!

Quando furono saliti, cambiando discorso repentinamente, Candy gli chiese ancora una volta che cosa nascondessero mai tutti quegli scatoloni caricati nel bagagliaio. Incassato ancora il suo silenzio imperscrutabile, continuò: "Almeno mi dici perché hai comprato tutti quei dolci?".

"Queste? Sono delle cheesecake alla salsa di ciliegia, una vera delizia. In quella pasticceria sono specializzati. Ti piaceranno sicuramente quando le proverai" le fece lui ancora evasivo, strizzandole l'occhio.

"Non vorrai dire che sono tutte per me! Vuoi farmi diventare una botte?".

"No, volevo dire che non sono propriamente per te… ma potremo assaggiarle di sicuro. Andiamo! Scoprirai presto la nostra destinazione!" e divertito enormemente dal suo crescente interesse, partì accelerando, continuando il suo gioco.

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Mentre si allontanavano veloci dalla grande città, Candy continuò a domandarsi dove mai la stesse conducendo. Doveva essere di sicuro un posto a cui era molto legato.

Finalmente cominciarono in lontananza a scorgere la sagoma di alcuni edifici alla fine del lungo sentiero. Uno di questi sembrava una chiesa.

Terence parcheggiò sulla vicina collinetta.

"Ti piace questo posto, Candy? Questo angolo di pace nel verde è così poco distante dalla città eppure così lontano dal suo frastuono…" le rivelò scendendo mentre un vento insistente gli smuoveva i capelli.

Candy sentiva dentro di sé una sensazione familiare. Quel posto le ricordava molto l'atmosfera della Casa di Pony.

"Aspettami qui. Ti prometto che sarà la tua ultima attesa per oggi!" le disse lui avviandosi di corsa verso l'edificio adiacente alla chiesa.

Dopo qualche minuto ne uscì con due ragazzi sui quindici anni ed una frotta di bimbetti festanti ed indisciplinati. Avvicinandosi la presentò all'allegro gruppo.

"Ragazzi, la signorina qui presente si chiama Candy!".

Poi indicando i due ragazzi più grandi proseguì: "Loro sono Alex e Johnny!".

"E questi…" continuò il più grande dei due "sono tutti i piccoli ospiti dell'orfanatrofio di padre Leonard Smith! Benvenuta fra noi! Ormai qui Terence è di casa. Saremmo lieti che lo diventasse anche lei!".

Senza aspettare alcun permesso, i bambini si erano lanciati nella macchina per curiosare, lasciandosi andare ad entusiastici commenti sul contenuto dei numerosi pacchi. Molti stavano già riempendo Terence di abbracci e di baci.

Una bimba bionda gli stava letteralmente attaccata ad una gamba senza accennare a staccarsi. Qualcuno di loro si avvicinò anche a lei abbracciandola e ringraziandola.

Candy non poteva credere ai suoi occhi. Un orfanatrofio! Terence veniva spesso in un orfanatrofio! Ne era divenuto un benefattore!

Tutto questo le faceva provare per lui un'enorme dolcezza. Forse si era avvicinato a quel luogo per aiutare tanti bambini sfortunati che gli ricordavano in qualche modo la sua infanzia. Anche in quel modo lui aveva cercato di non interrompere il suo legame con lei.

In quel momento avrebbe voluto stringerlo tra le sue braccia con tutta la sua forza.

Lo amava oltre qualunque limite.

Lui, lì davanti ad i suoi occhi ancora stupiti, si lasciava coccolare in tutti i modi e dispensava carezze e parole affettuose a tutti senza mostrare un minimo cenno di insofferenza. E lei che credeva che non fosse uomo da apprezzare simili smancerie!

"Sarai un magnifico padre…" pensò orgogliosa.

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I due ragazzi aiutarono Terence a trasferire nel grande salone dell'istituto tutti i regali che avevano portato. Finalmente i bambini aprirono festosamente le scatole, trovandovi effettivamente costumi di scena di ogni genere. Erano abiti delle precedenti rappresentazioni della Stratford. L'attore aveva selezionato quelli di cui la compagnia non aveva più bisogno ed aveva ottenuto il permesso di devolverli in beneficienza. Gli orfani avrebbero così potuto inscenare le loro piccole rappresentazioni utilizzando dei veri costumi, provenienti niente di meno che da un prestigioso teatro di Broadway stessa. L'eccitazione di tutti era palpabile.

Candy si avvicinò alla biondina che aveva continuato a tenersi stretta alla giacca di Terence, guardandolo con occhi adoranti.

"Come ti chiami, piccola?" le chiese affabile per catturare la sua attenzione.

La bimba la guardò con sospetto senza risponderle. Si avvicinò al suo naso studiando i suoi lineamenti e dopo un lungo attimo le chiese supplicante: "Signora, ti prego! Non mi portare via Terence! Lui viene sempre a trovarmi qui! È bello come un papà!".

La ragazza rimase colpita dalle sue parole. Notò il piccolo disegno che la bimba aveva appena regalato a Terence, chiuso ancora in una sua manina. Vi era disegnato un grande sole in cui era scritto 'Candice e Terence' con una calligrafia ancora incerta. La bambina raccontò che in quei giorni padre Leonard le stava insegnando anche le lettere minuscole dell'alfabeto. Ormai i suoi progressi e le sue conquiste erano inarrestabili!

Sentendo la loro freddezza, Terence consolò la piccola con un sorriso paterno.

"Candice, sta' tranquilla! Io continuerò a starti vicino e vederti crescere... sempre! Ti voglio molto bene. Ma voglio molto bene anche a questa signora, come la chiami tu. Ho deciso di sposarla e di vivere con lei… ma tu sei molto fortunata, lo sai? Perché adesso ci sarà un'altra persona che ti riempirà di coccole e di attenzioni. Hai sentito che si chiama proprio come te? È un nome che possono portare solo le persone speciali…" le disse sottovoce come a rivelarle un segreto.

"E questi piccoli puntini rossi che avete entrambe sul naso…" continuò stringendosela al petto "sono dei segni della vostra natura prodigiosa! Li hanno solo le fate buone, che con la magia del loro sorriso riescono a portare la gioia nella vita di tutte le persone che incontrano ed a realizzare i desideri di tutti quelli che amano. Non ce ne sono tante di fate in giro! Siete veramente rare.

La notte, quando gli altri dormono, voi volate nel cielo lanciando sul mondo le vostre lentiggini! Chiunque ne riceva una mentre dorme nel suo letto realizzerà un suo sogno!

Ma, per fortuna di noi normali esseri umani, le vostre lentiggini non si esauriscono mai… ricrescono ogni giorno mentre diffondete amore senza chiedere nulla in cambio. Per voi è naturale che sia così".

Candice era rimasta incantata ad ascoltarlo.

Si accostò nuovamente alla ragazza con la sua caratteristica espressione curiosa, arrivando questa volta quasi a sfiorarle il naso con il suo.

"Sei davvero una fata buona tu?".

"Certamente!" le rispose Candy con tono di chi la sapeva lunga. "E quando crescerai ti insegnerò a fare tutti gli incantesimi che vorrai sulle persone che ami! Uno per ognuna delle nostre lentiggini! Mangia tanto e fai la buona intanto. Così quando sarai più grande potrai diventare la mia apprendista. C'è tanto lavoro da fare nel mondo per noi fatine!" le disse lanciandole un'occhiata complice.

Per la prima volta la bimba le sorrise.

"Lo sai che mi cominci a piacere, Miss Candice? Forse posso darti il permesso di sposare Terence!".

Lei le accarezzò la guancia teneramente e le disse molto seria: "Grazie piccola! Ne sono davvero onorata! Ero venuta proprio qui per chiedere il tuo permesso!".

Con quella frase riuscì a conquistare definitivamente la sua fiducia.

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In quel momento fece il suo rumoroso ingresso nella stanza una donna corpulenta di una certa età.

"Forza ragazzi, è ora di fare onore a tutte queste favolose cheesecake che ha portato Terence!".

Rivolgendosi poi alla piccola monella bionda accanto a Candy, la chiamò a gran voce con il suo affettuoso nomignolo: "Candice Tuttopepe, vuoi smettere di importunare la signora? La starai stordendo di chiacchiere come tuo solito! Vieni ad aiutarmi a preparare la tavola!".

"Non preoccuparti Clarence, Candice è adorabile! Mi fa piacere che ti sia ripresa dall'influenza!" le fece Terence contento di rivederla.

La donna ricambiò il suo saluto con un cenno del capo, avvicinandosi con aria benevola a Candy.

"Piacere, io sono Clarence. Sono davvero felice di conoscerti. Se sei un'amica di Terence sarai di sicuro una persona in gamba!" le disse schietta senza badare troppo ai convenevoli.

Candy ricambiò con la stessa cordialità il calore ricevuto.

"E Leonard dov'è?" chiese intanto Terence alla perpetua.

"La messa è appena terminata, deve essere ancora in chiesa. Potete trovarlo lì, credo".

Il giovane salutò i ragazzi, presi dalla loro ghiotta merenda, e chiese a Candy di seguirlo.

"Candy, vieni con me, è il momento di farti conoscere una persona…".

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Entrati insieme nella chiesa, piccola ma estremamente dignitosa ed accogliente, videro inginocchiato davanti all'altare il sacerdote, totalmente immerso nella preghiera.

Gli si avvicinarono senza parlare, facendo attenzione a non disturbarlo ma lui, intuendo il rumore dei loro passi alle sue spalle, si voltò all'improvviso.

Un sorriso di pura gioia si stampò in quell'attimo sul suo volto.

Slanciandosi verso l'ingresso, si affrettò ad accoglierli affettuosamente.

"Terence! Candy! Sono immensamente felice di vedervi! Ho pregato tanto per voi!".

Candy lo guardò attonita, scossa da un insistente brivido.

"Stear…" balbettò tremando mentre il suo corpo cominciava a barcollare cercando un sostegno tra le braccia di Terence.

"Sì lo so, Candy, ti ricordo il tuo caro amico scomparso… spero di essere degno di somigliargli così tanto. So che era una persona fuori dal comune. Permetti che mi presenti, io sono padre Leonard, ma preferisco che mi chiami semplicemente con il mio nome" le disse lui stringendole la mano con una presa salda e decisa.

"Sono davvero onorato di conoscerti, Candy! Sei esattamente come ti ha descritta... un angelo biondo dai profondi occhi verdi ed un sorriso che riempie l'anima! Voglio molto bene a Terence ed intuisco dai suoi occhi il motivo della sua felicità… Sono contento che siate riusciti a ritrovarvi!".

Candy riuscì a prendere la parola con difficoltà, rivolgendosi a quel prete sconosciuto che la trattava con tale familiarità e che sembrava sapere così tante cose di lei.

"Anche io sono contenta di conoscerti, Leonard. Credo che pure per Terence la vostra amicizia sia molto importante… anche se lui finora non me ne ha ancora parlato…" gli rispose gentile, sentendosi ancora spiazzata, mentre rivolgeva a Terence un sorriso interrogativo.

"Con questa sottile frecciatina la signorina mi sta gentilmente rinfacciando di averla mandata allo sbaraglio, portandola qui senza spiegarle nulla…" intervenne Terence scherzando.

"Beh, lo immaginavo. Al nostro comune amico piacciono gli scherzi e se, non sbaglio, gli piace da morire provocare le tue furenti e colorite reazioni!".

Candy fissò di sbieco Terence che se la ridacchiava divertito.

"Ah bene, e che cos'altro ha raccontato di me questa linguaccia malevola, se mi è lecito saperlo?".

"Gli ho detto che sei la donna della mia vita… e che hai cambiato totalmente la mia esistenza da quando ti ho incontrata!" si difese Terence cercando indulgenza.

"Veramente questa Linguaccia mi ha detto anche tante altre cose più irriverenti…" continuò ad infierire Leonard contro l'amico.

"Diavolo di un prete! Sei davvero un traditore tu!" gli rispose lui sbuffando.

"Terence! Siamo in un luogo di culto! Signore perdonalo, è quasi irrecuperabile purtroppo!" lo bacchettò il sacerdote. "Ma… evidentemente…" proseguì mentre raccoglieva il suo libro di preghiere e faceva loro strada verso la sagrestia "a Lui non devi dispiacere così tanto se ti ha concesso di recuperare il grande amore che avevi perso senza speranze!".

Terence accantonò il tono goliardico in una sincera ammissione.

"Sono enormemente in debito con Lui, ne sono consapevole…".

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Mentre entravano nell'angusta stanza i due amici non smisero per un istante di scherzare con pronti botta e risposta. Candy li continuava ad osservare. Avevano davvero una bella intesa.

Non resistendo alla curiosità, si intromise nei loro discorsi chiedendo a Terence: "Sembrate affiatati come fratelli voi due. Ma da quand'è che vi conoscete?".

Si aspettava a quella domanda qualche altra battuta ironica ma notò che in quel momento il ragazzo era impallidito in modo impressionante.

Per qualche lungo secondo tardò ad avere la sua in apparenza innocente risposta.

Comprendendo che l'amico non era ancora riuscito a trovare il coraggio di parlare con lei dei suoi fantasmi del passato, Leonard pensò che fosse giusto cominciare a risponderle al suo posto.

"Ci siamo conosciuti quattro anni fa, proprio in questo luogo, Candy. Voi vi eravate lasciati da circa un anno. Ho visto per la prima volta Terence piangere e pregare sconfortato su un banco di questa chiesa".

Candy cominciò a comprendere nella sua interezza la situazione e ad intuire dove li avrebbe portarti quella discussione. Guardando gli occhi limpidi di Leonard pensò che fosse una strana coincidenza che entrambi

avessero conosciuto Terence in un suo momento di disperazione, con le lacrime agli occhi. Pochi altri avevano visto le sue lacrime.

"Lui piangeva il suo amore perduto e la sua misera vita a cui si era costretto per una scelta nobile ma logorante… per l'impegno che non aveva saputo mantenere con Susanna e per la sua incapacità di vincere la sua dipendenza dall'alcool…".

Era stato brutale Leonard. Gliel'aveva detto senza premesse e senza precauzioni.

Come un pugno nello stomaco.

Candy si sentì una fitta nella testa immaginandosi la scena straziante.

Terence comprese che non poteva più tacerle oltre la verità.

Doveva superare il suo pudore una volta per tutte e confidarle il lato oscuro della sua vita.

"Candy, io…" cominciò prendendo coraggio, mentre Leonard si defilava dietro di loro "devo chiederti scusa per non avertene ancora parlato. Ma per me è molto difficile affrontare questo argomento con te. Tu mi ami, mi vedi speciale, mi immagini una persona corretta e dignitosa… e invece… io sono costretto ora a deluderti...

C'è stato un periodo, dopo che ci siamo lasciati, in cui io ho tradito il ragazzo integro che hai conosciuto e di cui ti sei innamorata ed ho perso la mia dignità sprofondando nel baratro dell'alcolismo. Ecco, ora lo sai. Mi sono dimostrato un perfetto idiota, rischiando di gettare al vento la mia vita per l'incapacità di reagire e onorare gli impegni che avevo deciso di assumermi. Ho rinnegato senza giustificazioni le promesse che ti avevo fatto…

Nei primi tempi, dopo che te ne sei andata, avevo provato con tutte le mie forze a continuare la mia vita, trovando le energie nel mio lavoro. Avevo tentato di stare vicino a Susanna, sperando anche di riuscire un giorno a darle un po' d'amore. Ma ho presto dovuto ammettere a me stesso la mia incapacità di reggere ulteriormente quella vita. Non potevo sopportare di averti persa per sempre. Il senso di quella perdita mi consumava giorno dopo giorno, bloccandomi quasi il respiro, e rendeva vuoto ed insignificante tutto ciò

che mi girava intorno. Anche il teatro aveva perso ogni attrattiva… E lo sai che mi è sempre stato difficile cercare aiuto confidando agli altri le mie sofferenze. L'unico conforto alla mia insoddisfazione era quella maledetta, invitante bottiglia. Era diventata lei la compagna dei miei giorni.

Quando Robert mi disse che non avrebbe più potuto difendere le mie pessime prestazioni, gli risposi che sarei andato via per un tempo indefinito, alla ricerca di quel senso che alla mia vita non riuscivo più a trovare. Ma avevo mentito anche a lui.

Io volevo in quel momento solo distruggermi. Volevo buttare al vento tutto ciò che di buono avevo costruito fino ad allora perché non ero riuscito a conservare la cosa più preziosa che mi fosse capitata…

Non aveva più alcun senso che mi svegliassi la mattina senza di te.

Poi… un giorno… non so neanche spiegarmi che cosa mi è successo… Stavo recitando in un teatro scalcinato di periferia, dove avevo ottenuto un impiego da quattro soldi per trovare il denaro da spendere nell'alcool. Ubriaco marcio come al solito. Non riuscivo a completare una battuta e le persone in sala si prendevano gioco di me. Sentivo le loro voci di scherno in maniera indistinta ma non mi curavo più di tanto di loro nel mio torpore… quando all'improvviso… ho avuto una visione!

Sì, Candy, in quel momento mi è sembrato di scorgere il tuo viso tra quella folla rumorosa.

Sembrava che mi osservassi lacerata dalla disperazione con gli occhi inconsolabili di pianto.

Mi sono sentito un miserabile in quel momento. Ho immaginato la pena che avresti potuto provare tu vedendomi davvero in quelle condizioni.

È stato allora che ho sentito scattare in me qualcosa. Ho sentito il vero Terence che si svegliava dal suo sonno e si riappropriava del suo amor proprio...

Non potevo permettermi di gettarmi via così. Lo dovevo a me stesso, al mio talento, ai miei sogni ed alle persone che mi volevano bene. E lo dovevo a te, all'immagine di me che tu avresti avuto il diritto di conservare nel tuo cuore.

Forte di quell'energia che avevo sentito rinascere, sono riuscito quel giorno a portare a termine il mio spettacolo e sono andato dal proprietario del teatro per comunicargli che avevo deciso di tornare a New York per riconquistarmi la mia vita. Ti ho anche cercata in quella sala vuota ma era evidente che tu non fossi mai stata lì".

"E invece, ti sbagli…" lo interruppe Candy anche lei con gli occhi lucidi.

"Ero davvero io lì tra la folla...

Io ti ho visto quel giorno, Terence!".

"Che cosa?" le urlò Terence inorridito.

"Sì Terry…" continuò Candy cercando un contatto fisico con lui "ma credimi, non mi hai fatto pena in quel momento. Ho sofferto con te perché ho visto il drammatico risultato delle nostre scelte. Ed ho sperato con tutte le mie forze che riuscissi a trovare il coraggio di risollevarti dalle tue ceneri, perché sapevo che eri in grado di farlo… Anche se ti vedevo stanco e provato, io ho continuato a credere in te… anche in quei momenti. Sapevo che prima o poi saresti riuscito a sconfiggere i tuoi demoni e avresti dimostrato a tutti la tua forza ed il tuo coraggio. Perché tu sei forte Terence… e sei dignitoso ed… io non ho mai smesso di stimarti per quello che sei…

Quando ti ho visto rialzare la testa, ho capito che le mie speranze non sarebbero state vanificate. Avresti riconquistato tutto quello che ti era sembrato di perdere e forse… un giorno i tuoi bellissimi occhi avrebbero potuto riprendere a sorridere. Io avrei continuato ad amarti, come ho sempre fatto. In silenzio. Da lontano. Sperando con tutta me stessa che potessi essere ancora felice, anche senza di me. Per questo sono andata via e non ti ho cercato. Non sai quanto mi sia pentita in seguito di quella mia decisione…".

"Amore mio!" le disse solo lui stringendola a sé in un abbraccio disperato.

Solo dopo qualche minuto, si staccò leggermente da lei e continuò pacatamente, con voce ancora contratta. "Non sono stati facili per me i giorni successivi. Avevo deciso di riprendermi i miei sogni ma l'impresa che mi attendeva sarebbe stata ben più dura di quanto potessi credere. Ho affrontato tante porte in faccia per tornare a recitare ed ho passato notti insonni cercando di accettare con rassegnazione la realtà del mio rapporto con Susanna. Ma soprattutto… ho dovuto lottare duramente contro quello che era diventato il mio nemico più grande e da cui non riuscivo a liberarmi, sebbene tentassi con fermezza ed impegno… Non riuscivo a superare da solo il mio problema e mi ostinavo a non farmi aiutare da nessuno. Neanche mia madre è riuscita a farmi accettare che non ero in grado di uscirne senza un valido supporto esterno.

Poi un giorno, per fortuna… o per grazia divina… ho incontrato Leonard sulla mia strada o meglio, sono venuto io qui, senza neanche sapere come, e l'ho trovato. Devo ringraziarlo profondamente se quello che ti sta parlando ora è un uomo che è riuscito a vincere le sue debolezze. Leonard ha saputo toccare le corde giuste per accostarsi a me senza violentare il mio orgoglio e mi ha aiutato a riappropriarmi di me stesso con la sua professionalità, la sua amicizia e la sua sensibilità.

Ecco perché ti ho portato qui oggi. Volevo che lo conoscessi perché lo considero uno dei miei affetti più cari e perché pensavo che solo qui sarei riuscito a liberarmi di questa verità opprimente.

Adesso mi sento completamente sincero con te.

Te lo dovevo per la fiducia che abbiamo deciso di riporre l'uno nell'altra.

Non biasimarmi se non mi sono confidato prima. Ti amo troppo… Ti ho sempre considerata migliore di me e temevo che avresti potuto pensare che non fossi degno del tuo amore. Avrei dovuto capire che tu non mi avresti giudicato…" le disse queste parole accarezzandole i lunghi capelli con smisurato affetto.

Candy si accostò e gli si abbandonò tra le braccia. "Va tutto bene ora…" gli disse dolcemente "da ora in avanti non avremo più ostacoli fra noi... Saremo forti del nostro amore… senza più paure!".

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Leonard li osservava soddisfatto continuando a mantenersi alla giusta distanza.

Avvertendo la sua discreta presenza i due giovani si staccarono e si voltarono verso di lui.

"Oh…no! Perché vi siete allontanati per colpa mia! Eravate talmente belli da vedere! Il vostro amore è una manifestazione della grandezza di Dio, ragazzi… Siete il volto dell'amore…" commentò lui commosso.

"Sarei onorato di sposarvi qui, in questa chiesa, se vorrete…".

Terence guardò Candy impaziente.

"Avevo intenzione proprio di chiedertelo… Vorresti sposarmi qui?".

Lei ricambiò il suo sguardo vibrante accettando senza incertezze.

"Ma certo che lo voglio! Mi sembra il posto perfetto!".

Compiaciuto, Leonard congiunse le loro mani.

"Ne sono felice. Se non siete di eccessive pretese, potremmo utilizzare la grande sala del refettorio per organizzare un ricevimento con i vostri invitati. L'ambiente è abbastanza grande ed accogliente e con un po' di giusti acquisti potremo renderlo elegante quanto basta per ricevere i vostri amici e parenti".

Candy fu la prima a rispondergli.

"Andrà benissimo, Leonard… Vorremmo una festa intima, con pochi invitati veramente graditi. Questo posto è davvero incantevole!".

"Allora, se siete entrambi d'accordo, la prossima volta che verrete potremo già predisporre i dettagli della funzione religiosa!" esclamò il sacerdote entusiasta.

"Se lei ha deciso non potrei mai contraddirla…" rispose Terence contento.

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Uscendo dalla chiesa Candy si girò verso l'altare facendosi il segno della croce.

"Grazie…" pregò con il cuore leggero.

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Grazie di cuore a chi mi sta leggendo e a chi vorrà lasciarmi un suo apprezzatissimo commento!