SANSA
La luce del sole la trovò addormentata sul tappeto, avvolta nella cappa sporca di sangue che Sandor Clegane aveva lasciato cadere a terra.
Nel breve attimo che precede il risveglio, quando ancora non si è padroni dei propri pensieri, aveva creduto che lui si trovasse lì con lei, ma si era trattato solo del suo odore.
Aprì gli occhi e si sollevò da tappeto stringendosi al petto il mantello sdrucito; dalle finestre del terrazzo giungeva la chiara luce del sole. Fuori l'aria era frizzante e il cielo aveva ritrovato il suo solito azzurro. Era tutto finito. Solo le alte colonne di fumo e l'acre odore di bruciato, testimoniavano la follia della notte precedente.
Folle sì, e incredibile, non avrebbe saputo come altro chiamarla.
Quello che era successo in quella stanza, col Mastino, era talmente irreale da sembrarle un sogno. Eppure sul divanetto c'erano le tracce di fango dei suoi stivali. Le lenzuola del letto erano scomposte. E lei aveva ancora addosso il suo sapore.
Andò a sedersi sul letto, si lasciò andare all'indietro, sprofondando nelle coperte.
Era successo davvero? Era davvero andato a prenderla per portarla via da lì? L'aveva davvero spinta sul letto e...
Bussarono «Mia signora siete lì?» era la voce di Shae.
Tolse velocemente il mantello e lo nascose sotto il letto.
«Sì, vieni»
La ragazza entrò, era spettinata e aveva l'aria stanca.
«State bene?»
«Sì e tu?»
«Anche io» annuì «Sono stata molto in pensiero. Volevo venire qui a cercarvi, ma le guardie avevano bloccato la porta della sala e sono dovuta rimanere lì, mi dispiace»
Pensò a quello che avrebbe trovato se l'avesse raggiunta lì «Non fa nulla..»
«Ho avuto paura che Ilyn Payne fosse venuto da voi, ad un certo punto è sparito»
«Sarà andato dalla regina, qui non è venuto nessuno» mentí.
Non perché non si fidasse di lei - quella strana ragazza era estremamente riservata - ma perché non sarebbe riuscita a trovare le parole giuste per spiegare, e forse era meglio così...
Una cosa del genere non poteva essere detta, non doveva essere detta. Una cosa così andava tenuta per sé.
Si rese conto di non avere idea di come fosse finita la battaglia «È finita? Cosa è successo?»
«Stannis Baratheon aveva quasi sfondato, stava vincendo... Poi è arrivato un altro esercito, rinforzi. Non ho ben capito il nome..»
L'accento di Shae era esotico e intrigante, come lei d'altronde, ma in quel caso la sua poca conoscenza del continente occidentale non aiutava.
«Chi ha vinto Shae?»
«I Lannister. Tywin Lannister»
«E Joffrey?»
«È vivo»
Chiuse gli occhi.
«Vorrei fare colazione Shae, potresti occupartene tu?»
«Certo. Non volete che prima vi prepari il bagno?»
«No, lo farò dopo»
La ragazza uscì.
I Lannister avevano vinto. Stannis Baratheon era considerato il più grande generale di Westeros, aveva messo insieme un esercito enorme, e i Lannister avevano vinto lo stesso.
Erano imbattibili, non c'era nulla da fare.
E Joffrey era vivo. Certo che lo era, quelli come lui tornavano sempre, erano i buoni a morire.
Si portò le mani alla testa. Non aveva più scampo, adesso lo avrebbe sposato davvero.
Perché non era andata via col Mastino? Perché non aveva detto semplicemente "Sì portatemi a casa, portatemi dove volete purché sia lontano da qui!"
Lo aveva anche pensato, ad un certo punto...
Si accucciò ai piedi del letto e prese il mantello. Non poteva lasciarlo in giro.
Si guardò intorno. In fondo alla stanza, vicino all'armadio, c'era il baule di cedro che aveva portato con sé quando aveva lasciato Grande Inverno.
Lo aprí. Ordinatamente piegate vi erano camicie da notte, tessuti, lenzuola ricamate.. una gran quantità di cose che sua madre aveva preparato e amorevolmente riposto affinché la accompagnassero nel sua nuova vita, quando fosse diventa una donna.
Non lo aveva più aperto da quando aveva lasciato il Nord. Sapeva di casa, di fiori, di legna, persino di neve. Ripiegò il mantello, era sporco di sangue, e l'orlo era strappato, e aveva l'odore del Mastino: cuoio, ferro, cavallo, vino.
Lo appoggiò sopra il resto delle sue cose, poi richiuse il baule e aspettò che Shae tornasse con la colazione.
Mentre attraversava i porticati della Fortezza Rossa continuava a credere di vivere un sogno.
Non sembrava lo stesso posto della sera precedente, non sembrava che avessero appena vissuto un tentativo di assedio, non sembrava che in migliaia fossero morti.
Stannis Baratheon aveva ripiegato su Roccia del Drago con ciò che restava del suo esercito sconfitto, e i vincitori si mettevano in fila per spartirsi le ricompense.
Joffrey aveva già iniziato ad assegnare titoli e castelli, come fossero stati confetti nel giorno del suo compleanno.
Le sembrava di essere l'unica a conservare la consapevolezza di quanto era appena successo.
Nella Sala del Trono i nobili erano ammassati su tutti e tre i livelli.
Si fece largo sulla prima balconata, e avanzò fino alla balaustra, quelli intorno a lei si ritirarono lasciandole il giusto spazio, non tanto perché era Sansa Stark, ma in quanto fidanzata del re.
Dalla prima fila di nobili, Lord Baelish le fece un impercettibile segno di saluto.
Joffrey sedeva sul trono in perfetta pompa magna, tronfio più del solito, morbidamente appoggiato di lato, in un atteggiamento che ostentava rilassatezza e predominio assoluto.
Dietro di lui, alle spalle del trono, due giganteschi stendardi Lannister obliavano totalmente delle modeste effigi Baratheon.
Quello era il predominio assoluto.
Sua madre era alla destra del trono, bella e splendente come una giornata d'estate.
Indossava la corona, come nelle occasioni ufficiali, e un bellissimo abito cremisi, ricamato a filo d'oro.
Non aveva l'aria di chi aveva passato la notte in bianco, i capelli dorati parevano emettere luce propria e la pelle era fresca e liscia.
Cersei Lannister continuava ad essere la donna più bella che avesse mai visto!
Dall'altro lato sedeva Tywin Lannister, il nonno del re, che teneva appuntata sul petto la mano del Primo Cavaliere. Non c'erano volute che poche ore affinché prendesse il posto di Lord Tyrion, che a quel che si diceva versava fra la vita e la morte. Non che a loro importasse...
Lo guardò: era un uomo spaventoso, non per il suo aspetto, ma per il suo contegno e per il modo freddo e distante con cui osservava tutto. I suoi occhi azzurri parevano i candelotti di ghiaccio che si formavano sui cornicioni di Grande Inverno.
Non assomigliava alla regina, né a Ser Jaime, era alto e biondo, ma aveva i tratti terribilmente duri e una forte stempiatura, non era bello come loro, ma certamente attirava l'attenzione, come tutti i Lannister.
Per il poco tempo a disposizione, avevano fatto le cose in grande: i giganteschi braceri erano accesi, e così anche i pesanti lampadari che scendevano dalle navate. Le colonne erano decorate con torcioglioni di alloro e nastri dorati e il porpora regnava ovunque.
L'araldo chiamò Lord Petyr Baelish, che dalla prima fila si fece avanti e si inchinò difronte al suo re.
«Lord Baelish, la vostra ingegnosità nel richiedere l'appoggio della famiglia Tyrell, è fautrice della nostra vittoria. Ancora una volta vi siete dimostrato un uomo abile e lungimirante, ben oltre il vostro ruolo di Maestro del conio. Per questo, come ringraziamento per l'impegno e la fedeltà dimostrata, vi assegno il pieno possesso di Harrenhal, con tutte le sue rendite e benefici, per voi e per la vostra discendenza, da questo momento e per sempre» proclamò Joffrey.
Avrebbe sorriso per il labile valore che aveva il concetto di "per sempre" alla Fortezza Rossa: non era passato molto tempo da quando lo stesso onore - e lo stesso feudo - era stato concesso a Janos Slynt.
Lord Baelish alzò lo sguardo sul re «Vi ringrazio profondamente Maestà per questo riconoscimento che va ben oltre le mie aspettative. Ma il vero onore per me sta nel servirvi» rispose con la sua solita voce bassa e vellutata. Si alzò per riprendere il proprio posto «Adesso non dovrò far altro che procurarmi dei figli» sorrise, e per un attimo tornò a guardarla.
Dopo di lui fu chiamato Ser Loras Tyrell.
Lo ricordava bene, era ancora elegante e bello come la prima volta che lo aveva visto, e come allora incarnata perfettamente la fantasia del cavaliere che si era costruita fin da bambina.
Si scambiarono le frasi di rito, quantomai necessarie per celebrare quella che non era solo una vittoria, ma un ritorno dei Protettori del sud in seno alla monarchia.
«Cosa posso fare per ricompensarvi del provvidenziale appoggio che ci avete dato?» chiese quindi Joffrey.
«Maestà, l'unica cosa che desidero è presentarvi mia sorella Margaery, la rosa più bella di Altogiardino»
Una ragazza avanzò e si avvicinò a ser Loras.
«Mia sorella è stata tristemente vittima di un terribile errore di valutazione, ma il suo sfortunato matrimonio con vostro zio Renly non l'ha contaminata, ella è ancora una fanciulla» le parole di Ser Loras esano fluide ma innaturali, sembrava che mandasse a memoria... «una fanciulla giovane e sana, mio re»
«E anche molto bella» convenne Joffrey.
«Maestà, sarebbe per noi un vero onore se voleste prendere in considerazione la possibilità di suggellare la nostra rinnovata amicizia con un matrimonio»
Joffrey sollevò un sopracciglio, la cosa pareva aver destato il suo interesse «Vorreste che unissimo le nostre famiglie sposando vostra sorella?»
«È quello che il nostro cuore osa sperare, sì!»
Sarebbe stato tutto abbastanza ridicolo, se non l'avesse riguardata da vicino.
«E voi Lady Margaery, avete la stessa speranza?»
La ragazza, che fino a quel momento aveva tenuto gli occhi bassi, con fare molto compito, alzò lo sguardo sul re «Sì Maestà. Ma la mia non è solo speranza, bensì un desiderio che alimento da molto tempo, da quando i racconti sul vostro coraggio e la vostra grandezza mi hanno raggiunta» avanzò di un passo «Sono venuta qui con la sola speranza che non mi trovaste troppo immeritevole di voi»
Joffrey la ascoltava compiaciuto, era sempre sensibile alle lusinghe - anche a quelle affettate ed eccessive- perché era talmente pieno di sé da non riconoscerne la falsità.
Ma non aveva importanza. Si accorse di avere le dita affondate nel marmo del parapetto. Improvvisamente si intravedeva un'occasione. Forse - forse! - c'era la possibilità che il suo futuro cambiasse.
«Lady Margaery, le vostre parole e la vostra bellezza non mi lasciano indifferente. Anche io avevo sentito parlare di voi, ma devo riconoscere che siete lungamente più bella di quanto le parole dicessero. E certamente riconosco quanto felice potrebbe essere una nostra unione, sotto tutti i punti di vista, ma... Da tempo sono promesso ad un'altra fanciulla, ho dato la mia parola e un re non può venire meno»
"Dei vi prego!"
Cersei, che fino a quel momento aveva guardato davanti a sé col solito atteggiamento imperscrutabile, voltò lo sguardo verso di lei, seria.
«Mio caro» iniziò «certamente la parola di un re è sacra e inviolabile, ma un'impegno di tale importanza merita una più profonda considerazione. Dopotutto stiamo parlando dell'impegno che il vostro amato padre aveva preso con un traditore. Se re Robert avesse conosciuto le intenzioni di Eddard Stark, sicuramente non vi avrebbe legato a sua figlia. Forse il Concilio ristretto potrebbe darci il suo parere riguardo al mettere da parte Sansa Stark»
Le parole della regina erano oltraggiose, ma le sarebbe andata bene qualunque cosa, tutto quello che voleva era essere messa da parte.
«Quello che dite è giusto madre, ma un re deve avere una sola parola»
«Vi chiedo perdono mio re» intervenne Pycelle «come sempre siete un sovrano giusto e saggio, ma come dice vostra madre ci sono aspetti importanti che rendono unico questo caso» prese fiato «In primo luogo il fatto che la vostra attuale promessa sposa è la sorella di uno dei più infimi nemici della corona. Robb Stark è in guerra contro di voi mentre noi parliamo, non ha mai dato cenno di voler fare ammenda, questo ben sapendo la condizione di sua sorella e l'accusa infamante che ha portato suo padre al patibolo... Inoltre, come la nostra regina ricordava, il vostro saggio padre - che gli Dei lo abbiano in gloria - vi impegnò con Lady Sansa prima degli sciagurati eventi che seguirono. Mi sono lungamente confrontato con l'Alto Septon al riguardo, e lui stesso mi ha confermato che in una circostanza tale un fidanzamento può essere sciolto con la totale approvazione degli Dei!»
Era vero? Non lo sapeva.
Le importava? Assolutamente no.
Pycelle avrebbe potuto persino dire di aver interpretato il volo dei gabbiani o aver guardato il suo riflesso in un pozzo, qualunque cosa, purché Joffrey si persuadesse.
Ma non sembrava convinto. Rimase seduto con l'aria pensierosa.
Smise di respirare...
«E sia! Madre, signori, Lady Margaery. Se così è seguirò il mio cuore e le nostre famiglie si uniranno!»
Non poteva crederci «Cos' ha detto?» le sfuggì.
«Che adesso non sei altro che la figlia di un traditore» rispose con disprezzo una donna dietro di lei.
Allora era vero, non aveva sognato, lo aveva detto. Lo aveva detto!
Cersei Lannister si voltò verso di lei e la guardò in uno strano modo. Non era propriamente soddisfatta - almeno non come chi è felice di essersi liberato di qualcuno che non sopporta - ma le sorrise, un sorriso a mezza bocca che poteva voler dire tutto e niente.
Ma non aveva tempo di interpretare i sorrisi della regina: era libera, libera!
Non avrebbe sposato Joffrey, non avrebbe giaciuto con lui, non avrebbe generato i suoi figli!
Avrebbe voluto saltare. Invece, con i soliti occhi vuoti e neutri, guardò qualla ragazza carina, dai folti capelli castano chiaro, che prendeva il suo posto sulla forca.
"Grazie, grazie, grazie" avrebbe voluto abbracciarla. Era rammaricata per lei, per quello che l'aspettava... e piena di riconoscenza!
Si voltò - non voleva rischiare che le sfuggisse un sorriso di sollievo - e camminò con passo leggero e veloce verso la scala. Voleva uscire dalla Sala del Trono, che gioissero e festeggiassero pure perché la figlia del traditore era stata ripudiata, che brindassero a nuove alleanze e nuovi altisonanti titoli, lei sarebbe andata nelle sue stanze a ringraziare gli Dei di poter continuare ad essere Sansa Stark di Grande Inverno!
Scese le scale, le sembrava che i piedi non toccassero i gradini, quando fu al livello della sala, Lord Baelish le si parò davanti.
«Lady Sansa!»
«Mio signore»
«Ve ne andate?»
«Sì, vorrei ritirarmi»
«Lasciate che vi accompagni, andiamo nella stessa direzione»
Annuì.
Si allontanarono silenziosi dalla sala e non dissero nulla finché non furono fuori dalla portata di orecchie maliziose.
«Immagino che sarete frastornata per quanto appena accaduto»
«Non sono altro che la figlia di un traditore, mio fratello è un traditore, non sono mai stata degna di sua maestà. È giusto che sposi Lady...»
«Margaery»
«Esattamente. Ma vi ringrazio per il vostro interesse»
Cercò di accelerare il passo, voleva stare sola, aveva tante cose su cui riflettere, ma l'uomo le chiuse la strada «Vi prego di credermi mia signora, potete essere onesta con me...»
«Lo sono»
Sorrise «Suvvia, so quello che state pensando, e lo capisco, ma temo che abbiate sottovalutato alcuni aspetti...»
Si accigliò. Non voleva che le oscure elucubrazioni di Lord Baelish le rovinassero il momento, ma Ditocorto non parlava mai a caso «Non capisco» ammise.
«Sansa voi siete molto giovane, e siete anche priva di malizia, pura.. ma purtroppo questo mondo non aiuta le fanciulle innocenti come voi, per questo sono qui, adesso: per aiutarvi a sopperire in qualche modo alla vostra innocenza, per mettervi in guardia»
Lo fissò.
«Pensate di essere libera ora, non è così? Pensate che adesso che Lady Margaery ha preso il vostro posto sull'altare, voi sarete al sicuro dal nostro giovane sovrano, vero? Beh vi sbagliate!»
Improvvisamente era preoccupata.
«Credete davvero che Joffrey vi lascerà in pace? Siete il suo divertimento preferito, solo che ora non vi deve più nemmeno quel po' di riguardo che avrebbe avuto verso la sua regina, ora siete solo una prigioniera»
«Ma se sposerà quella ragazza, che interesse potrà mai avere per me?»
Lord Baelish sorrise «Siete così candida Sansa!» guardò intorno e poi tornò su di lei «Il tipo di interesse che un uomo ha per una donna bella come voi. E trattandosi del re quel tipo di interesse sarà ancora più pericoloso» abbassò la voce «Voi avete saputo di cosa è successo alle mie dipendenti...»
Annuì.
«Ho dovuto rinunciare ad alcune di loro, non erano in condizione di lavorare, non erano più le stesse. Credetemi, io non posso e non voglio immaginare cosa potrebbe farvi»
Tremò. Aveva ragione. Come poteva essere stata così ingenua da credere di essersi liberata di lui. Joffrey sarebbe stato il suo incubo senza fine.
«Siete diventata pallida Sansa. Perdonatemi, non volevo spaventarvi, ma è giusto che sappiate come andranno le cose, in modo da poterle...»
Lo guardò «Poterle?»
«Evitare» sussurrò. Avvicinò la testa alla sua «Sansa, ormai è inutile fingere che mi siate indifferente. La verità è che non siete una persona come le altre per me. Il vostro futuro mi sta a cuore quanto il mio e troverò un modo per servirvi»
«Mio signore io»
«Posso aiutarvi, ma sarà molto rischioso - non per voi, non temete - ma per me. Un rischio che correrò molto volentieri, ma devo sapere che vi fidate di me. Che accettate il mio aiuto»
Era una conversazione molto strana, Lord Baelish era un uomo imponderabile, come la regina, capiva le sue parole ma era certa che ci fosse un significato più profondo che non era in grado di cogliere. Ma d'altronde non aveva molte alternative. Ogni giorno che passava era sempre più sola e il suo "valore" calava. Ormai era solo una merce di scambio e se disgraziatamente Jaime Lannister fosse fuggito o morto, per lei sarebbe stata la fine.
Se quell'uomo poteva fare qualcosa per aiutarla, pur con i suoi modi oscuri e il fare mellifluo, non poteva rifiutare.
«Mi fido di voi e accetto il vostro aiuto» rispose «con molta gratitudine» aggiunse.
Il sorriso che comparve sul volto di Ditocorto le sembrò autentico.
«Per me è un onore, sappiatelo. Probabilmente dovrà passare un po' di tempo, attenderò il momento giusto, ma appena potrò vi farò avere istruzioni. Abbiate fiducia Sansa!»
Non voleva davvero fidarsi di lui, Lord Baelish era troppo immerso nelle oscure dinamiche della corte, un uomo come lui aveva troppo da perdere per poter essere affidabile, eppure, forse per la disperazione, sentí un pizzico di vera riconoscenza per quelle parole gentili.
«Grazie mio lord»
Fece per congedarsi, ma lui la trattenne «Oh, ancora una cosa»
«Sì?»
«Chiamatemi Petyr»
