Pariser Polka* I
Personaggi: Camus, menzioni speciali per Milo e la mamma di Camus | Cronologia: 1968-1969 circa; negli anni
Camus, ormai, non ricordava: la pioggia dare il tempo al borbottio del treno; il viso di sua madre quasi fermo; fredda, una mano leggera come vento; qualche parola persa nella sera; i vetri e il ferro austero a Saint-Lazare.
Ma ricordava un po' la meraviglia; e la grandeur - elegante, sporca -; i boulevard bagnati, come specchi; un gran viavai, svelto, senza sosta; quel mondo in cui sarebbe stato sempre uno straniero; la nostalgia di chi va via con uno sguardo appena; brillanti ed ovattate, come un sogno, le luci della città.
Amare Milo fu come vedere Parigi per la prima volta.
Pariser Polka II
Personaggi: Camus, Milo | Cronologia: 1986
I giorni ad aspettare una tragedia riesumano il passato, il tempo perduto; con il presentimento che non ci sia futuro, riaccendono un languore un po' frustrato per quelle cose che avremmo voluto.
Camus pensava ai lumi di Parigi; a perdersi a Pigalle insieme a Milo; portarlo a bere a Saint-Germain-des-Près; guardarlo passeggiare nel Marais, sorridere sensuale alla Gioconda, parlare ai bouquinistes al Quai Voltaire... splendere più della ville lumière.
Voleva far l'amore in mezzo ai tetti del Quartier latin.
Voleva andar con Milo a Saint-Lazare, mostrargli la città dov'era nato - e che non ebbe il tempo d'esser casa.
Avrebbe voluto...
Pariser Polka III
Personaggi: Camus, Milo | Cronologia: 1988
Aspettando sempre la prossima guerra - prestabilita e puntuale come la marea -, erano adusi a ritagliarsi la pace che resta: nella risacca. Non ebbero congedo né libera uscita, nell'altra vita; ne presero un poco un questa - una settimana.
Parigi accolse Milo tra le sue luci: lo vestì nella gloria del ritorno, nei riflessi del tramonto sulla Sainte-Chapelle; al primo sole, in una mansarda a Saint-Michel, lo svestì, lo consacrò a una memoria non della mente, ma del cuore.
Correndo alla stazione - per un treno non necessario che non volevano perdere -, nella pioggia sul Pont de l'Europe, rimase una lacrima di commozione.
Note:
* Pariser Polka (Polca parigina): Ancora Johann Strauss figlio, op. 382 (1879). E qui confesso che nelle mie intenzioni iniziali c'era il Valzer di Parigi di Strauss Padre (op. 101); ma il lato nerd/maniacale ha prevalso, assecondando la mia fase Strauss figlio, perché volevo parlare di treni. La Pariser Polka è uno sviluppo del tema di Blindekuh, operetta del 1878; in particolare, l'apertura riprende un passaggio dall'Atto I: "Die Eisenbahnen weit und breit die bieten dort viel Sicherheit" (Le ferrovie in lungo e in largo offrono molta sicurezza). Sì, lo so, lo so, non aggiungo altro. Ho tentato di riadattare il ritmo al nuovo pezzo, ma io sento ancora l'eco del valzer - e rosico, perché secondo me questa polka è più bella. Pace e pazienza: ho dovuto scegliere fra coerenza sonora e coerenza concettuale; sono un filosofo, non c'è gara.
Ovviamente, nel menzionare la Stazione di Saint-Lazare ho compiuto una scelta ben precisa sul luogo di origine di Camus, ché da Saint-Lazare si va perlopiù a Nord-Ovest. Ho avuto la fortuna (?) di vivere a Parigi per un annetto e poi per qualche mese sparso: per competenza geografica e conoscenza diretta mi sarei sentita più a mio agio a parlare di Montparnasse, della Gare de Lyon o anche della Gare de l'Est; per ragioni estetiche avrei preferito la Gare du Nord - vetrate immense, tutta luce, mi piace smodatamente. Però Saint-Lazare ci voleva ed ha anche la celebrazione artistica di qualche quadro impressionista - così sputtanato che finanche io ne conosco l'esistenza (e sono una capra in Storia dell'arte) - e letteraria dell'essere lo sfondo principale degli Exercices de style di Queneau. Ergo, non ho avuto remore ad assecondarmi e a far venire Camus da Nord-Ovest - mettendo a tacere la piccola parte di me che lo voleva borgognone.
Perché non parigino, allora? Perché non vorrei mai privare nessuno dell'incanto di vedere Parigi per la prima volta.
