TYRION
Prima o poi si sarebbe dovuto allontanare da lì.
Non sapeva da quanto tempo fosse in piedi davanti allo specchio. Continuava a guardarsi: da quando gli avevano tolto le bende non faceva altro. Era sicuro che, così come si era abituato ad essere nano, se si fosse specchiato abbastanza si sarebbe abituato anche a quel nuovo aspetto.
Non che fosse mai stato affascinante, il suo volto presentava tutte le tipiche caratteristiche del nanismo, dalla fronte prominente al naso corto e schiacciato, agli occhi infossati, ma questo...
La ferita attraversava tutto il viso in diagonale, la punta del naso, completamente aperta, era stata ricucita, ma era più che altro un ammasso di carne, così come una parte del labbro superiore, dove i punti di sutura tiravano ogni qual volta apriva la bocca per parlare o mangiare.
A Shae sembrava non importare ma a lui sì. A dispetto di quanto aveva sempre detto a sé stesso, aveva cercato di apparire il più normale possibile per gran parte della sua vita, e adesso non era solo nano, era anche sfigurato.
Ad ogni modo il suo aspetto poco attraente e il fatto di essere stato per giorni tra la vita e la morte, era l'ultimo dei suoi problemi.
Suo padre era stato nominato ufficialmente Primo Cavaliere - titolo che lui gli aveva solo tenuto in caldo - ed era stato acclamato con tutti gli onori "Salvatore della città", insieme ai Tyrell che l'avevano affiancato e di contorno anche a Lord Baelish, che aveva combinato l'alleanza.
Per lui non c'era stato alcun titolo, alcuna promozione, alcun ringraziamento, nemmeno un riconoscimento per quanto aveva fatto.
Non che si fosse aspettato trombe e petali di fiori, come Primo Cavaliere era logico che si occupasse di organizzare le difese. E anche l'idea della catena, per quanto ingegnosa, era una trovata che ci si poteva aspettare da lui... Ma aveva guidato una sortita, cazzo! Con una guarnigione in netta inferiorità numerica aveva affrontato un nemico potenzialmente invincibile, e questo nonostante la sua totale mancanza di preparazione militare, esperienza e capacità fisica!
Invece era come se nessuno se ne fosse accorto.
Per poco non era morto e a nessuno importava, anzi, sembravano quasi dispiaciuti che ciò non fosse successo...
Gli odiava tutti. La sua famiglia, la corte, il popolo.
Nessuno si meritava nulla.
Avrebbe dovuto lasciarli a loro stessi: lasciare che l'esercito di Stannis irrompesse nella fortezza, che sua sorella finisse come Elia Martell, che i soldati trucidassero e rapinassero il popolo, e che la testa di suo nipote finisse sulla stessa picca che aveva ospitato quella di Ned Stark!
Scosse la testa, no, aveva fatto il suo dovere e lo aveva fatto bene,luine era consapevole e doveva andarne fiero.
La cosa migliore da fare ora era uscire da lì, affrontare la corte, affrontare la sua famiglia e sbattere loro in faccia la dura realtà: lui era un malefico nano difficile da eliminare.
Prese un lungo sorso di vino e si diresse nella torre del Primo Cavaliere per incontrare suo padre.
Le sue cose erano state tutte trasferite durante il periodo che aveva trascorso, privo di conoscenza, in quell'angusta stanzetta che adesso era la sua residenza.
Erano state riposte dentro i bauli, ma anche in sacchi e cassette di legno - come gli attrezzi del maniscalco - ed erano stati poi accatastati in un angolo, in attesa che il loro proprietario si rimettesse... o che morisse.
Adesso, nei vasti appartamenti della Mano del re, non vi era più alcuna traccia di lui, o di Ned Stark, o di Jon Arryn, o di tutti gli altri primi cavalieri che lo avevano preceduto.
Adesso ogni angolo, ogni oggetto, persino l'aroma stesso dell'incenso, diceva una cosa sola: Tywin Lannister.
Suo padre non lo accolse calorosamente, anzi, non lo accolse affatto, occupato alla sua scrivania gli diede un'occhiata fugace e poi disse «Sì?»
Il modo in cui inclinò brevemente il capo di lato, fu il moto involontario con cui incassò la cortesia.
«Oh anche io sono felice di vedervi padre. Ma non affliggetevi così, vi prego, mi sto riprendendo bene, le ferite non sono dolorose come sembrano...»
«Risparmiami l'ironia Tyrion, non ho tempo da perdere»
«Certamente, capisco che siate molto indaffarato... Quello di Primo Cavaliere è un lavoro totalizzante!»
«Non mi hai ancora detto che vuoi» ripeté senza alzare lo sguardo dal suo lavoro.
Era questa la cosa che lo faceva infuriare di più, non il fatto che lo disprezzasse, quello lo facevano tutti, ma che lo ignorasse completamente e di proposito.
«Beh, non trovo più il mio scrittoio da viaggio, sono venuto a vedere se è rimasto qui...»
«No»
«Nonon posso vedere, ononon è rimasto qui?»
«Entrambe. Tutte le tue cose sono state rimosse»
«Oh lo so, ho visto il pregevole modo in cui sono state ammucchiate in un angolo di quel bugigattolo che mi avete assegnato - immagino abbiate pensato che come stanza mortuaria sarebbe stato sufficiente - ma magari, vista la fretta con cui avete eliminato tutte le mie cose, potrebbe essere sfuggito ai valletti!» e così dicendo si mise a controllare goffamente sotto gli armadi e nei cassetti.
«Tyrion» lo chiamò «Tyrion smettila di fare il buffone!»
Lo fissava, finalmente. Eccola lì, tutta l'essenza del loro rapporto racchiusa in un attimo: lui che faceva cazzate per costringere suo padre a guardarlo.
«Dimmi, Tyrion, di cosa vuoi parlarmi?» la voce era fredda e insofferente, come lui d'altronde; gli ricordava maledettamente Cersei quando faceva così.
«Beh potremmo parlare del fatto che in questi mesi ho governato Approdo del re impedendo a tuo nipote di buttare nella latrina tutti i traguardi che abbiamo raggiunto; oppure che mi sono occupato da solo di contrastare l'attacco diretto di uno dei più grandi eserciti di Westeros, con forze insufficienti e senza il supporto di una vero monarca; o del fatto che per due settimane sotto stato abbandonato con due costole rotte il volto sfregiato, senza che nessun membro della mia reale famiglia si degnasse di farmi visita.. Ma direi di partire dal fatto che non sono stato casualmente ferito sul campo di battaglia, bensì Ser Mandon Moore, di punto in bianco, ha inspiegabilmente deciso di farmi fuori!»
«A quanto ne so Mandon Moore è morto. Qualunque problema avesse con te adesso giace con lui»
Sbuffò, aveva dimenticato quanto fosse difficile generare una reazione in suo padre: qualunque cosa dicesse o facesse, era un campione nello sminuirla.
«Va bene e che mi dite del fatto che mentre io me stavo da solo con la mente obnubilata dal latte di papavero, tutta la corte si spartiva un bottino da cui io sono stato accuratamente estromesso - ovviamente se si esclude quel loculo pulcioso in cui non farei dormire il mio cavallo, e questa!» aggiunse indicando la ferita.
Suo padre lo guardava con sufficienza, come se lo compatisse.
Di solito le persone rimanevano spiazzate dalla accurata velocità con cui le parole fluivano dalla sua bocca, parlare era una delle poche cose per cui avesse talento, ma il grande Tywin Lannister non era interessato a ciò che aveva da dire, né al modo in cui lo diceva...
E va bene, voleva andare al sodo? E lui sarebbe andato al sodo!
«Ebbene, ora che avete preso il mio ruolo di Primo Cavaliere..»
«Quel ruolo non era tuo» lo interruppe «facevi le mie veci temporaneamente, tutto qui!» specificò.
Contrasse le labbra chiedendosi quanti altri rospi avrebbe dovuto ingoiare prima che quella conversazione fosse terminata.
«Io..» ma l'ingresso di Cersei gli impedì di continuare.
Attraversò la stanza col suo fermo passo regale. La falcata lunga era un'altra eredità da cui lui era stato escluso.
«Devo parlarvi» disse senza degnare lui di uno sguardo «del matrimonio e dei Tyrell»
«La buona educazione è un fattore ereditario vedo!» esclamò sarcastico «Mettiti in fila Cersei, stavamo parlando.. Anzi fa una cosa, torna da dove sei venuta e aspetta che io abbia finito»
Sua sorella alzò un sopracciglio: sembrava più la gemella di loro padre che non di Jaime...
«Dobbiamo parlare di faccende importanti» proseguì, continuando a dargli le spalle.
«Che gli Dei mi risparmino, non avete dieci anni. Cersei, tuo fratello vuole parlarmi e benché ne facessi volentieri a meno, adesso sentirò quello che ha da dirmi» tagliò corto.
Si erano ammutoliti entrambi, esattamente come facevano da piccoli.
Si guardò un attimo in torno, non aveva voglia di parlare davanti a sua sorella, ma ancor meno voleva far capire loro quanto la cosa lo mettesse a disagio...
«Ho fatto il mio dovere» riprese «Quello per cui mi hai mandato qui» fece una piccola pausa per studiare suo padre, ma visto che sembrava determinato a non mostrare reazioni, proseguì «Ho dato prova di sapermi destreggiare con la politica del regno, di avere le qualità richieste ad un Primo Cavaliere. Non solo: ho saputo tener testa ad un attacco totale via mare e via terra e ho dimostrato di aver coraggio anche sul campo di battaglia»
«Uhmm, impressionante» ironizzò sua sorella a mezza voce.
La ignorò «A questo punto sono qui per chiederti quello che é mio, non solo perché mi spetta, ma perché me lo sono guadagnato»
«E sarebbe?»
«CastelGranito» rispose secco.
Suo padre lo guardò da sotto le ciglia, in silenzio, con lo sguardo tipico che aveva sempre adottato per mettere in soggezione i figli... e non solo.
Per un attimo ebbe paura che le mani iniziassero a tremargli, così afferrò l'orlo del farsetto.
«Devi aver battuto la tasta là fuori, oltre che il costato, se pensi davvero che per una qualunque ragione al mondo io possa darti CastelGranito» disse a denti stretti.
Non era arrabbiato, no, eraindignato! Che per suo padre era anche peggio.
«È la mia eredità!»
«Non lo è, non sei il primogenito. È di tuo fratello»
«Jaime ha prestato giuramento: non può sposarsi, procreare, né ereditare il tuo feudo!»
«Tuo fratello farà quello che dirò io, quando sarà il momento. E ad ogni modo posso assicurarti che non c'è mai stata possibilità che tu ereditassi il titolo! L'unica cosa per cui ho ringraziato gli Dei, quando sei nato, è di avermi dato Jaime prima di te!»
«Jaime è un ottimo soldato, un grandissimo spadaccino, è forte e affascinante ed è un vero leone dorato come tutti gli stramaledetti Lannister, eccetto il sottoscritto, ma io ho la testa! Io ho la testa! E so usarla, più di lui, più di lei e più di tutti i dannati membri della nostra famiglia, ma stranamente ognuno di loro è comunque preferibile a me. E perché? Perché sono alti e belli?» scosse il capo invaso dalla rabbia «Sapete chi sono i responsabili di questa guerra? Sapete chi dovete ringraziare per tutto il denaro che avete sprecato e tutti gli uomini perduti? No che non lo sapete, o forse sì, ma non vi importa. Non vi importa che Jaime abbia attaccato gli Stark in mezzo alla strada, che Cersei abbia...» indugiò «abbiacreatoun vuoto di potere, né che Joffrey abbia giustiziato il Protettore del Nord!»
«Razza di ingrato, Jaime ti stava difendendo!» intervenne sua sorella.
Non le rispose.
«Chiunque di loro vale più di me perché non mi assomiglia!»
«Chiunque di loro non ha passato due terzi della propria vita disteso in un postribolo»
«Lei si scopa due terzi delle guardie reali, eppure non vi siete peritato dal farla diventare regina dei Sette Regni!»
Cersei provò a protestare, ma era ovvio che al loro padre non importasse nulla di quanto aveva appena detto, per lui erano solo dettagli.
«Tua sorella è una donna. È stata allevata per essere data in sposa affinché generasse figli del nostro rango. Poteva avere l'intelligenza di una gallina purché fosse fertile! E lo è stata»
Con la coda dell'occhio notò i lineamenti di sua sorella indurirsi, ma non proferí parola. Era una speciale dote di suo padre quella di insultare pesantemente anche chi non era oggetto delle sue critiche!
«Ma quanto a regnare... Né tu né lei sareste più abili del mio cavallo! E ti assicuro Tyrion, che cadranno tutte le fortezze del Continente Occidentale prima che tu possa mettere un dito sulla nostra casa. E affinché tu lo sappia, non è per via del tuo aspetto, ma perché sei un meschino, lussurioso, ubriacone che pensa solo ai suoi piccoli risentimenti. Se gli Dei non ti avessero fatto la grazia di nascere Lannister, saresti già morto affogato nel tuo stesso vomito fuori da un bordello! Non riesci a vedere la grandezza, non ti chiedi - nemmeno immagini - come poter accrescere ulteriormente il prestigio della nostra famiglia. Questo è quello che dovrebbe fare il lord di una grande casata» era un fiume in piena «Non si tratta di te, o di Jaime, non si tratta neanche di me. Si tratta dei Lannister e di fare quello che si deve fare affinché la nostra stirpe ruggisca per altri mille anni!»
Lo sguardo di suo padre era pieno di.. non sapeva esattamente cosa, ma nulla di buono.
«E tu questo non sei in grado di farlo, forse nemmeno di comprenderlo. Come non lo era mio padre... e magari nemmeno Jaime, ma a differenza tua Jaime farà quello che dovrà fare, prima e anche dopo la mia morte, mentre tu.. tu sei solo pieno di livore e desiderio di rivalsa per qualcosa che credi la vita ti debba. Ma la vita non ci deve niente: non nasciamo col diritto di essere felici, ci è concessa solo la possibilità diprovarci. Almeno questo lo capisci, eh?»
Non rispose.
«Sì, questo lo capisci... non sei uno stupido dopotutto. E visto che non lo sei memorizza bene queste parole: non erediterai mai il titolo, non avrai mai CastelGranito. Finché avrò vita non sarai tu a proseguire la linea della nostra famiglia.. e nemmeno dopo» finalmente appoggiò la schiena alla sedia e prese un sorso di vino.
Sentiva il viso in fiamme e fu contento che la cicatrice lo mascherasse; abbassò il capo e fece un piccolo inchino «Bene padre, direi che non c'è rischio di fraintendere le vostre parole... La vita non mi deve nulla, né la mia famiglia, né voi, quindi non mi resta altro da fare che seguire il vostro consiglio e provarci»
Si era aspettato che sua sorella rendesse il tutto ancora più amaro con una qualche sarcastica considerazione, invece rimase in silenzio, evidentemente schiacciata dal peso di un disprezzo troppo grande perfino per lei.
Drizzò la schiena più che poté e girò i tacchi, sforzandosi di mantenenere un contegno che rischiava di venire meno da un momento all'altro.
«Dove vai?» gli chiese.
«A crogiolarmi nel livore e nel risentimento, che a quanto pare è l'unica cosa che mi riesca bene...»
«No, non ho ancora finito. Ti avrei fatto chiamare, ma dal momento che sei già qui..»
Lo guardò "Forza!" si disse, non poteva lasciare che vedesse la frustrazione e il disappunto che lo schiacciavano.
«Ebbene, mio signore, dite pure» sentiva le parole strozzarglisi in gola. Cazzo, aveva 26 anni e ancora era in grado di farlo piangere!
«Il fatto che non intenda darti il mio titolo non significa che il tuo futuro non mi interessi. Puoi anche essere il più irriconoscente dei figli, il nano più vizioso e scialacquatore dei Sette Regni, ma sei sempre un Lannister e avrai quello che si conviene ad un Lannister»
Il cuore ebbe un piccolo sussulto, come una specie di involontaria e indesiderata riconoscenza. Questa era una delle cose che odiava di più di suo padre e sua sorella: davano talmente poco, che in qualche modo, anche la più piccola delle briciole, veniva inconsciamente raccolta come la più alta delle benedizioni.
Vedendo che aveva la loro assoluta attenzione, suo padre prosegui «Gli ultimi avvenimenti hanno spostato parecchio gli equilibri in tutto il paese. Abbiamo un discreto vantaggio e dobbiamo approfittarne. L'Altopiano è con noi e quando la giovane Tyrell darà un erede alla corona, l'alleanza sarà indossolubile. Il fidanzamento fra Myrcella e Tristan ci garantisce quantomeno la non interferenza di Dorne, e con la disfatta di Stannis, anche le Terre Tempestose sono nostre. Presto poi, avremo un nostro alleato anche nella Valle... a conti fatti, l'unica cosa che ci manca è il Nord»
«Stai pensando di prendere in moglie Yara Greyjoy. Non so se sia il tuo tipo...» trovò la forza per ironizzare.
«I Greyjoy sono inconsistenti. Theon ha già perso Grande Inverno ed è prigioniero dei Bolton e quella sua specie di sorella è isolata a Deapwood Motte»
«Ci sono ancora gli Stark» gli ricordò.
«Già, gli Stark...» disse pensoso, fissando per un istante davanti a sé «Gli Stark sono tutto ciò che resta fra noi e...»
«L'assolutismo?» suggerì. Era positivo, il ritorno dell'ironia significava che stava tornando padrone di sé stesso.
«L'immortalità»
«Ma Robb Stark sta vincendo» osservò sua sorella, che a quanto pareva moriva dalla voglia di far sapere che era al corrente dellefaccende del regno.
«La sua sorte sta mutando» sibilò «Sì, Robb Stark ha vinto le battaglie, ma non vincerà la guerra e a quel punto ci sarà una sola persona che potrà rivendicare Grande Inverno»
«Che guarda caso è ospite della nostra amata regina...»
«Quando Sansa Stark sarà rimasta l'ultima sopravvissuta della sua sciagurata famiglia, chiunque sia legato a lei avrà diretto e incontestato potere sul Nord»
Cersei si accigliò «Non starai pensando di farle sposare Tommen!»
«Per carità» disse brusco «unire uno dei tuoi figli a quella ragazza era un'idea di tuo marito, non certo mia» si alzò in piedi e andò davanti alla scrivania «No, io avevo in mente di darla a Jaime»
«No!» il grido di sua sorella nacque tagliente e morì in un rantolo.
Per quanto gli dispiacesse l'idea di quella bambina sposata ad un uomo così più grande di lei, immaginare il furore di sua sorella era una delle cose più divertenti che gli venissero in mente «Perché no Cersei? Non ti piaceva l'idea di averla come nuora, forse troverai più..interessanteaverla per cognata!» aveva messo tutto l'acredine possibile in quelle poche parole di fiele, affinché lei ne percepisce a pieno l'acido sapore.
«Non accetterà mai!» insisté sua sorella, pallida come la morte. Come se il parere di uno di loro avesse mai valso qualcosa contro la volontà paterna.
«Oh sì invece...» rispose il loro padre col tono sicuro di chi sa che un rifiuto non è contemplato «Ma sfortunatamente non abbiamo notizie certe di Jaime da oltre un mese, e il tempo è una delle poche cose che non abbiamo... Sansa Stark deve essere sposata e ingravidata nel giro di qualche settimana» si fermò davanti lui guardandolo dall'alto in basso, un basso che non gli era mai sembrato più profondo di così «per questo lo farai tu»
"Che?" pensò, credendo di non aver capito «Come?»
«Sposerai Sansa Stark»
Sua sorella scoppiò a ridere.
«No...» rispose.
«Oh sì invece».
«Non lo farò!»
«Che c'è, non vuoi il Nord?»
«Non è per questo...»
«Allora, non ti piace? Mi è sembrata dotata di una discreta bellezza»
«Non c'entra la bellezza.. è una bambina!» spiegò affinché capisse che non era una semplice presa di posizione.
«Quanti anni ha?»
«Quattordici» rispose Cersei, che aveva ritrovato il colore.
«Tu ne hai 26. È perfetta» tornò dietro la scrivania e si sedette di nuovo «È giovane, è bella, appartiene ad una delle più antiche famiglie di Westeros e ti renderà Tyrion Lannister, Lord di Grande Inverno, Protettore del Nord!» poi, vedendo che non rispondeva, aggiunse «Mai, nemmeno per un istante dal momento in cui sei venuto al mondo, ti si è presentata un'opportunità migliore di questa per ottenere quello che vuoi. Avrai un castello, avrai un titolo, avrai un lignaggio da tramandare ai tuoi figli e nipoti, e avrai una moglie più bella di quanto tutte le tue puttane messe insieme potranno mai essere. È undannatocolpo di fortuna, e non farmi imprecare, sai che non mi piace»
«Lei è...» balbettò.
«Lei è la tua fidanzata» sentenziò «Tyrion, sei venuto qui parlando di castelli e di ciò che ti spetta. Sei un secondo genito di dubbio valore, fisicamente minorato e moralmente infetto. Quando sei nato avremmo tutti scommesso che non avresti raggiunto l'anno di età e mai,mai, ho pensato che avresti realizzato alcunché nella tua malaugurata esistenza... ma ora se ne presenta l'occasione. Quindi non lo ripeterò: tu sposerai Sansa Stark»
