SANDOR

Aveva cavalcato per giorni verso nord, lontano dalla Strada del Re.

Non aveva seguito una direzione precisa, semplicemente si era detto che sarebbe andato avanti fino a che non avesse trovato un motivo per fermarsi.

Per la prima volta nella sua vita era completamente libero di fare ciò che voleva... e non c'era nulla che volesse fare!

Non si era mai trovato in quella condizione e non sapeva cosa aspettarsi.

Aveva cibo, vino, il suo cavallo e una borsa piena d'oro, ma non aveva una meta.

Prima di lasciare la Fortezza Rossa era andato nella sua stanza e aveva preso le sue poche cose, poi era salito a cavallo e si era lasciato la città alle spalle il più velocemente possibile.

Non si era girato nemmeno una volta, era fuggito - sì fuggito - dai morti, dalle fiamme, da lei.

Si era detto che se avesse galoppato abbastanza lontano, abbastanza in fretta, il suo ricordo non lo avrebbe raggiunto, ma erano passate due settimane e lei era ancora lì.

Girava famelico per i boschi, in cerca di qualcosa - cercando di dimenticare soprattutto - ma in quel silenzio, in quella solitudine, il peso del rifiuto non faceva che riecheggiare più forte.

Cercava la pace, ma non trovava che furia.

La verità era che era diventato davvero un cane alla fine, e un cane senza padrone si inselvatichiva, diventando feroce.

Dopo una settimana nei boschi aveva pensato che avrebbe potuto anche rimanerci. Era sempre stato un solitario, non lo spaventava l'isolamento, anzi, gli pareva l'unica soluzione sopportabile. Non gli piacevano le persone e l'idea di trovare un villaggio o una città in cui stabilirsi gli dava il vomito.

Inoltre c'era un particolare che non era poi così trascurabile: aveva abbandonato Approdo del re nel bel mezzo di una battaglia, aveva lasciato la sua posizione nella Guardia e, cosa più importante, aveva mandato affanculo il re...

C'era la possibilità che i Lannister lo stessero cercando. Non si aspettava che avessero mandato in giro soldati, ma probabilmente le guarnigioni sparse per i Sette Regni sapevano che il Mastino era ricercato.

Prima o poi però, sarebbe dovuto tornare alla civiltà: stava finendo il vino e l'autunno si faceva più rigido mano a mano che andava verso nord.

Cosa cazzo stesse andando a fare a nord poi, se lo chiedeva ogni giorno.

Non gli piaceva particolarmente il freddo e tutto sommato avrebbe fatto meglio ad andare verso Dorne... ma ormai stava cavalcando da giorni, doveva trovarsi più o meno all'altezza di Harrenhall e non aveva senso tornare indietro.

Scese da cavallo quando il sole era già sparito dietro agli alberi.

Srotolò le coperte ai piedi di un castagno e iniziò a preparare il fuoco. Aveva preso un coniglio quella mattina e la cena non si prospettava malvagia. Spellò il coniglio e lo sciacquò in uno dei tanti piccoli torrenti che attraversavano la zona, poi lo mise a cuocere; schiacciò qualche castagna in un tegame, aggiunse l'acqua e creò una pastella con cui preparò delle cialde sottili. Non erano fantastiche, ma era la cosa più simile al pane che vedesse da giorni.

Consumò il pasto velocemente, riflettendo su quanto non sarebbe stato male restare lì.

Infondo cosa lo portava a nord? Cosa lo portava da qualsiasi parte?

Sei lei lo avesse seguito, andare a Nord avrebbe significato riportarla a casa, ma così... Ogni posto per lui era uguale all'altro. Non aveva scopo, non aveva nulla.

Gettò le ossa e la pelle di coniglio nel fuoco, per non richiamare gli animali, poi si alzò e torno al torrente per sciacquare la padella e il coltello. Chissà se le sarebbe piaciuto il coniglio allo spiedo... "Cazzo!" si era tagliato "Coglione!"

Prese padella e coltello, tornò al suo albero e si coricò ignorando del tutto la piccola ferita alla mano.

Di certo non le sarebbe piaciuto dormire per terra.. ma era certo che non si sarebbe lamentata. E se anche non le fosse piaciuto il coniglio, avrebbe scommesso la sua borsa d'oro che non sarebbe stata capace di cucinare di meglio, né di cucinare alcunché!

Sentí l'angolo della bocca flettersi appena, in un fugace sorriso.

"Cazzo smettila!"

Perché si faceva male? Lei si trovava diverse miglia più a sud, era rimasta coi Lannister, forse era già sposata... Non aveva avuto più notizie, l'ultima informazione relativa alla Fortezza Rossa, era quella sulla sconfitta di Stannis.

Quello sì che era un mistero senza senso! Come cazzo avesse fatto a perdere una battaglia già vinta, proprio non se lo spiegava.

Guardò il cielo: era una notte buia, la luna era una striscia sottile e le stelle erano talmente grandi che sembrava di poterle toccare.

Ma non era così. Per quanto sembrassero vicine non sarebbero mai state alla portata del suo braccio. Come l'Uccellino.

Negli anni si era lasciata avvicinare, guardare, toccare, ma non si sarebbe mai lasciata prendere. Le aveva offerto la libertà, ma piuttosto che con lui aveva preferito rimanere in gabbia.

«Padre!» imprecò, questo la diceva lunga su quello che pensava di lui... Si portò una mano sul viso colto da un improvviso... imbarazzo: quanto doveva essere sembrato ridicolo!

Anche solo aver pensato che la figlia di Eddard e Catelyn Stark potesse considerare l'idea di mettersi in viaggio con lui, era stato da coglioni. Fece una smorfia e si girò su un fianco.

Eppure c'erano stati dei momenti, anche quella stessa sera, in cui aveva avuto la sensazione opposta. Gli era sembrato che nel tempo lei avesse iniziato a fidarsi di lui, a non averne più paura...

«Ha preferito Joffrey!» si rammentò a voce alta "Ha preferito Cersei, e Stannis, e il rischio di quello che sarebbe potuto succedere. Avrebbe preferito qualunque cosa a te"

Chiuse gli occhi, li riaprì, li chiuse di nuovo cercando di dormire, cambiò fianco e poi tornò alla posizione iniziale. Se fosse andata con lui adesso sarebbe stata stesa lì di fianco, fra lui e il fuoco, tanto vicina da sentire il calore del suo corpo.

La vide nel buio, distesa ad un palmo da lui, i suoi capelli come le fiamme che ardevano poco distanti.

Infilò la mano sotto la cotta di maglia e toccò la sciarpa di seta che aveva portato con sé.

Non la prese, la lasciò dov'era, nascosta, custodita, come tutte le ossessioni.

Due giorni dopo stava cavalcando verso il Tridente. Si era lasciato dietro l'Occhio degli dei e aveva deciso di proseguire addentrandosi nelle Terre dei fiumi.

Stava valutando diverse alternative, nessuna delle quali molto seriamente... C'era persino la possibilità che incrociasse l'Esercito del Nord. Di certo il Giovane Lupo, o come cazzo lo chiamavano, aveva bisogno di uomini per combattere Joffrey.

No... basta Stark, ne aveva avuto fin troppo. Loro erano dei fottuti metalupi, mitiche creature del nord quasi estinte, lui era solo un comune cane randagio.

Proseguì comunque. Avanzava a mezzo miglio di distanza dalla strada, per evitare incontri, ma se fosse giunto in prossimità di un villaggio si sarebbe fermato.

Era più o meno la stessa strada che avrebbe fatto se avesse ricondotto l'Uccellino dalla sua famiglia. Per la prima volta si chiese se sarebbero mai giunti da loro...

Col senno di poi - visto quello che era successo la notte della battaglia - iniziava a pensare che se si fosse trovato con lei, così isolato da tutto, per giorni e giorni a stretto contatto, non sarebbe mai riuscito a portarla dai suoi.

Probabilmente non sarebbero nemmeno usciti da quel bosco!

E infondo, perché mai avrebbe dovuto farlo? Cosa si sarebbe perso? Cosa avevano da offrire una città puzzolente e un qualche Lord del cazzo, che valessero quanto una comoda casa di pietra, l'isolamento e Sansa Stark? Nulla.

Non gli veniva in mente nulla di meglio. Ma non per lei. Per lei probabilmente sarebbe stato solo il passare da una gabbia all'altra.

...e ci stava pensando di nuovo, "Cazzo!"

Cavalcò ancora mezza giornata, poi, verso il tramonto, si trovò a costeggiare una piccola radura oltre la quale distingueva chiaramente del fumo: case, forse un piccolo villaggio.

Mandò Straniero al galoppo.

Il villaggio non era piccolissimo e non faceva schifo come aveva pensato.

Poco più avanti c'era una costruzione a due piani, bella ma malridotta. Una tavola di legno appoggiata al davanzale della finestra diceva Locanda.

Entrò, la sala era spaziosa e scarsamente illuminata, ma meglio così, meglio evitare di vedere quanti topi correvano da un angolo di pavimento l'altro.

Una ragazza lo accolse «Buona sera cavaliere»

Era carina, evitò di dirle che non era cavaliere, probabilmente salutava allo stesso modo tutti i forestieri.

«Vorrei cenare» disse «e ho delle otri da riempire di vino»

«Certamente. Sedetevi dove preferite, vi servo subito» sorrise.

Tornò poco dopo con una caraffa di vino e dello spezzatino «Pollo?» chiese.

«Montone» sorrise di nuovo.

Doveva avere poco più che vent'anni.

Si mise a mangiare, non era male e decisamente meglio del vino: un piscio rosso piuttosto acido che bruciava la gola.

Poco alla volta entrò altra gente, tutti bifolchi del posto che si misero davanti al caminetto e iniziarono a bere e gridare. Si abbassò il cappuccio sulla fronte. Era abbastanza sicuro che nessuno lo conoscesse da quelle parti, ma preferiva non restasse traccia del suo passaggio.

Finí la cena in assoluto silenzio e rimase nel suo angolo a bere quel vino schifoso, perché per quanto non gli piacesse né aveva bisogno.

«Vi porto altro?» chiese la ragazza sparecchiando.

«È possibile avere un secchio d'acqua calda e un pezzo di sapone? Vorrei lavarmi»

«Ve li preparo»

«E vorrei passare la notte qui, c'è posto?»

«Solo nella sala comune, le due camere sono occupate»

Si guardò intorno, a parte il gruppo di abitanti che cantava attorno al fuoco, non c'era nessun altro «Non vedo nessuno..» disse «te la pago la camera, anche adesso» e poggiò due monete sul tavolo.

Lei ne prese solo una «Ci sono degli ufficiali, sono arrivati prima di voi e hanno cenato in camera. Ho davvero spazio solo nella sala comune. Comunque non c'è gente oggi, solo voi e il ragazzo che mi aiuta»

Annuì «Bene»

Sapere che c'erano dei soldati non gli piaceva; sperò che la ragazza si sbrigasse a scaldare l'acqua, in modo da lavarsi e coricarsi in fretta, senza fare spiacevoli incontri.

La gente del posto poteva non avere idea di chi fosse, ma quasi certamente dei soldati avrebbero riconosciuto il suo bel faccino...

La locandiera tornò a chiamarlo «L'acqua è pronta, potete lavarvi qua dietro»

Lo accompagnò sul retro; attraverso la cucina, dopo la dispensa, c'era uno stanzino con una tinozza di legno e dei panni stesi ad asciugare «Dall'altro lato del muro c'è il caminetto, la stanza è abbastanza calda. Volete che vi lavi la biancheria? Domattina sarà asciutta» poi aggiunse «costa poco»

Aveva gli occhi verdi e le guance rosse di chi passava molto tempo all'aperto, non doveva essere facile tirare avanti una locanda da sola «Sta bene» le rispose.

«Potete usare uno di quei teli per asciugarvi» disse uscendo.

Si appoggiò su una panca ed iniziò a togliere l'armatura: i bracciali, le spalle, il pettorale.. Dei, da quanti giorni che desiderava toglierla!

Trovò la sciarpa di seta e se la rigirò intorno alla mano, chissà cosa stava facendo... Scacciò subito il pensiero e la rispose nella sacca. Stava per togliere gli stivali quando udì degli schiammazi, poi dei rumori più bassi, come di legno che sbatteva.

Lasciò le sue cose dov'erano, indossò di nuovo la spada e aprí la porta, la dispensa era vuota; attraversò la cucina, i rumori venivano da fuori.

Sbirciò oltre la ciambrana «Basta. Per.. Per favore» era la ragazza.

Non aveva la voce propriamente spaventata, ma non sembrava nemmeno tranquilla.

Uscì piano.

Un uomo la tenava ferma da dietro «Basta Carradd, stasera no»

Un secondo uomo rise alle proteste e per tutta risposta le infilò una mano nella scollatura aprendole il vestito.

«Ah, le tette più belle delle Terre dei fiumi!» disse affondandole il viso nel seno.

«..da quando Lady Lysa ci ha lasciato!» ghignò l'altro.

Non erano cazzi suoi, ovviamente non erano cazzi suoi, evidentemente la locandiera aveva trovato il modo di guadagnare qualche moneta in più, chi era lui per impicciarsi? Fece per allontanarsi, quando lei protestò ancora «Vi prego ragazzi, per favore»

Dovettero essere le risate che seguirono, o qualcos'altro, ma si ritrovò a puntare la spada la schiena di uno di loro.

«La signora ha detto di no» disse piano.

«La signora? Quale signora?» chiese l'uomo mostrando un sorriso marcio.

«Ah lei? Ma Lydia non è mica una signora, non più. E le piace quello che le facciamo... Protesta sempre..» abbassò la voce «..perché le piace fingere di essere una lady un po' ritrosa»

«Lasciaci fare e dopo Lydia farà contento anche te! »

Per tutta risposta spinse la spada.

«Ehi, perché non ti fai i cazzi tuoi?»

"Già perché?"

«Lasciaci scopare questa puttana!»

Senza pensarci lasciò cadere la spada, afferrò l'uomo per lo scollo e il cavallo dei pantaloni e lo gettò contro la porta; quell'altro lo attaccò, ma trovo un muro. Nemmeno sentí i pugni, lo gettò a terra e lo colpì due volte alla mandibola. L'uomo perse subito i sensi. Qualcosa lo percosse alla schiena facendolo cadere nel fango, si girò in tempo per vedere il primo tizio che cercava di colpirlo di nuovo con un badile. Lo schivò girandosi su un fianco, poi scalciò, assestandogli un colpo alla caviglia. Mentre quel coglione vacilla prese la vanga per la punta e la spinse contro il suo avversario, che fu colpito dal manico proprio sotto il mento. Barcollò. Il tempo di rimettersi in piedi e colpirlo alla tempia. Stramazzò al suolo vicino al suo compare.

Tornò verso la ragazza, prese la spada e la rinfoderò. Non disse nulla, si scrollò il fango dagli stivali e rientrò in cucina.

Era completamente ricoperto di mota, difficilmente quel secchio d'acqua sarebbe bastato.

«Aspettate» lo chiamò la ragazza «l'acqua si sarà freddata..»

«Non importa»

«Lasciate che vi prepari un bagno vero»

«Va bene così»

«No, lasciatemelo fare, per favore. Non vi costerà nulla. Vi prego!»

Annuì.

Si sedette sullo sgabello ad aspettare.

Ci volle un po' a riscaldare abbastanza acqua per lui, quando ebbe fatto tornò a chiamarlo «Pergo, ser»

Lo accompagnò in una stanza rialzata, una camera da letto piuttosto curata, dove una tinozza di legno era stata riempita a sufficienza per la sua stazza.

«Spero sia abbastanza grande per voi» disse con una certa timidezza.

«Se volete potete indossare questi» aggiunse poggiando degli abiti puliti sulla sedia «mio marito era decisamente più piccolo di voi, ma dovrebbero andarvi bene finché le vostre cose non saranno asciutte»

Rimase per un po' in piedi a guardarlo.

Era carina, i capelli castani intrecciati dietro la testa «Mettete i vestiti sporchi fuori dalla porta, ve li laverò subito»

Finalmente si voltò e lo lasciò da solo.

Il caminetto scoppiettava. Quella doveva essere la sua stanza.

Si spogliò con una certa calma, cercando di godersi la comodità di quella stanza, mise i vestiti fuori dalla porta come gli aveva detto, poi entrò nell'acqua. Era calda, e dopo giorni all'aperto era come se le ossa e i muscoli tornassero a vivere.

Prese il pezzo di sapone e lo straccio e iniziò a strigliarsi vigorosamente.

Quando finalmente si sentí pulito lasciò andare la testa all'indietro: era un momento piacevole.. poteva quasi vedersi dall'esterno.

Una casa, un caminetto acceso, dei panni puliti e leggeri, al posto duro e pesante metallo che si portava addosso da anni.

Fuori era iniziato a piovere. Gli sembrava di non aver mai ascoltato il rumore della pioggia fino a quel momento.

Aveva passato tutta la sua vita da adulto - e buona parte di quella da ragazzo - al servizio dei Lannister, con la spada in mano e l'armatura in dosso. E sostanzialmente solo.

Non conosceva altra vita all'infuori di quella: della sua stanza alla Fortezza Rossa, degli orari di servizio, delle spietate violenze che i suoi signori avevano sempre richiesto al suo ruolo.

Era ruvido, duro, scontroso... perché non conosceva altro. Ma non era mai stato un problema: la sua voce non era mai servita per dire cose gentili, alle sue mani non era stato richiesto altro che di bandire armi; era sempre stato così, era quello che era... Finché non aveva provato lo straziante desiderio di stringere un uccellino fra quelle mani e si era reso conto di non sapere come fare. Erano mani troppo grosse, rozze, violente, e avrebbero finito per schiacciarlo.

Si bagnò il viso e strofinò con forza gli occhi. Era stanco.

Il fuoco crepitò nel caminetto. Visto da lì era bello da guardare, bello e pericoloso. E bruciava. Come lui.

Quello strano dolore che si portava dietro da giorni, si acuí. Era mancanza. Lo sapeva, cazzo.

"Non l'hai persa" si disse "Non è mai stata tua"

Non c'era mai stato un momento, nemmeno uno, in cui ci fosse stata la benché minima possibilità.. C'era sempre stato tutto un mondo fra di loro, non solo la sua brutta faccia. Lei era oro, lui ruggine.

Ci aveva provato, aveva provato ad aprire la gabbia, ma l'uccellino - quell'uccellino piccolo e fragile - era volato via da lui, ferendolo come nessuno mai era riuscito a fare. Nel suo orrore e nella paura, ma ancor di più in quell'ultimo gesto compassionevole, aveva trovato l'essenza del loro rapporto. Sansa Stark lo aveva toccato, gli aveva spezzato il cuore ed era andata via.

"Fanculo!" sembrava un fottuto finocchio!

Che cazzo voleva dire che gli aveva spezzato il cuore?, lui.. lui...

Non aveva bisogno di lei, se l'era lasciata alle spalle. Era stata solo, solo... Cazzo non gli venivano le parole.

Uscì di scatto dalla vasca, afferrò il telo che era stato lasciato vicino al camino e se lo avvolse addosso, poi iniziò a vestirsi.

"Basta, una volta per tutte"

Si era appena infilato i pantaloni quando bussarono alla porta.

«Sì, ho fatto» si affrettò a dire, chiedendosi se non ci avesse messo troppo.

La padrona di casa entrò «Vi sentite meglio?»

Annuì, più bruscamente di quanto volesse.

Lei sorrise, non sembrava che i suoi modi le dispiacessero.

Si accorse che lo guardava.

«Siete ferito?» disse indicando la spalla.

Era il risultato della grossa scheggia che lo aveva colpito durante lo scontro delle Acque nere. Gli faceva ancora male.

«Non è niente» rispose prendendo la camicia.

«Aspettate, sedetevi, lasciate che dia un'occhiata»

Si avvicinò «Sono brava con queste cose..»

Fece come gli aveva detto e lasciò che lo controllasse.

«L'avete pulita?»

«Ci ho tirato sopra un po' di vino...»

«È sporca» spiegò «è incredibile che stiate ancora in piedi, una ferita di questo tipo non curata potrebbe uccidere un toro! Aspettate»

Uscì e torno poco dopo con una cassetta di paglia.

«Se vi fidate posso sistemarvela io, ma farà un po' male»

Gli scappò una risatina «Diciamo che mi fido»

Prese un coltellino affilato e asportò via la parte superiore che si era rimarginata malamente, in effetti non aveva un bell'aspetto, né un buon odore.

«Dei!» esclamò lei, e quando gettò a terra le pezze sporche di sangue putrescente, si rese conto che doveva essere uscita una generosa quantità di pus.

La sentí lavare la ferita con qualcosa che bruciava terribilmente, poi prese ago e filo «La sai davvero ricucire?»

«Certo!»

«Sei brava»

«Mio marito era davvero una brava persona, non avrei potuto chiedere di meglio. Era un piccolo mercante, stavamo molto bene, ma era terribilmente irascibile. Non con me!» si affrettò ad aggiungere «Si azzuffava spesso e tornava a casa con un occhio nero, il naso rotto.. Una volta un tale gli aveva infilzato la coscia con un forcone!» rise «Ho imparato presto come medicare la gran parte delle ferite che uomini troppo avventati possono procurarsi!»

Prese delle cesoie e tagliò «Ecco fatto!»

«Ti ringrazio»

«Fra qualche giorno potremo togliere i punti e sarà come nuovo»

Terminò di vestirsi «Non sarò qui fra qualche giorno» prese la sacca dal pavimento e andò verso la porta.