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Chissà perché non si erano decisi prima per quella breve vacanza negli Hamptons, rifletté pigramente ascoltandoli chiacchierare in giardino, mentre era impegnato a preparare la cena.
Avrebbero anzi dovuto trascorrere la loro intera vita lontani dalla civiltà, avendo cura di non trasformare Tommy in un piccolo selvaggio - anche se la cosa pareva andargli molto a genio –, avendo come unico dovere quello di rilassarsi e impiegare il tempo come meglio credevano.
E se gli era concesso un altro desiderio, dopo aver visto i bikini con cui Kate aveva sfilato per casa con totale disinvoltura e senza alcun riguardo per le sue coronarie, avrebbe anche votato per abbandonare l'inutile costrizione degli abiti.
Non le aveva mai confessato che era stato uno dei suoi sogni segreti fin dal primo momento in cui l'aveva incontrata, quello di spalmarle la crema sul corpo mentre era distesa sul bordo della sua piscina e avrebbe continuato a tenerlo per sé. Scoprirlo l'avrebbe convinta una volta di più di aver fatto bene a opporsi fermamente ad averlo nella sua vita, molti anni prima. Certe cose non andavano dette, per il bene di tutti.
Naturalmente si trattava di pensieri fini a se stessi. Il tipo di vita fuori dagli schemi che aveva in mente non era realizzabile per una serie di motivi pratici, ma limando qui e là, non vedeva ragioni per non concedersi degli svaghi come quello con maggiore frequenza. La ferrea etica lavorativa della sua affascinante compagna di viaggio non le avrebbe permesso di assentarsi troppo dalla scrivania, ma confidava nel proprio potere persuasivo e, soprattutto, nell'influenza del suo cattivo esempio.

Erano arrivati negli Hamptons solo la sera prima, nonostante avessero programmato da tempo quel weekend di pura evasione che sembrava non riuscire mai a realizzarsi, nonostante le loro ottime intenzioni.
Per prima cosa avevano dovuto aspettare che il padre di Kate si riprendesse abbastanza da poter rimanere da solo e per questo erano state necessarie alcune settimane. A sorpresa, alla fine era stato proprio lui a spingerli a staccare per qualche giorno, convincendo sua figlia che il mondo non si sarebbe fermato se si fosse presa una pausa. Forse l'uomo era stanco di averli intorno e ne aveva abbastanza delle loro premure. Non poteva dargli torto.

Lui e Jim avevano sviluppato un rapporto di stima e fiducia proprio grazie all'emergenza che l'aveva visto coinvolto. Costretti giocoforza a incontrarsi spesso, avevano avuto la possibilità di conoscersi meglio, dopo la fugace presentazione a casa di Kate all'epoca del loro primo appuntamento.
Dopo qualche interrogatorio ben piazzato, camuffato da cortese scambio di opinioni riguardo alle sue intenzioni nei confronti della figlia, quando Jim era venuto a conoscenza del romanzo di cui era protagonista, ai quali aveva risposto con onestà, – era stato Tommy a confessare al nonno dell'esistenza del romanzo, loro avrebbero preferito mantenere un profilo più discreto fino alla pubblicazione – Jim si era mostrato bendisposto nei suoi confronti. Poteva dire di aver trovato un inaspettato alleato in lui. Credeva sarebbe stato un osso più duro, soprattutto considerando che era stato l'unico referente maschile del nipote, mentre ora c'era un altro uomo a occuparsene.

Dopo aver ottenuto il benestare paterno, si erano messi di buona lena a organizzare finalmente il loro weekend. Castle aveva contato i giorni sul calendario temendo un imprevisto che li avrebbe costretti a cancellare la partenza, ma, con sua sorpresa, era filato tutto liscio.
Erano partiti nel tardo pomeriggio dopo il lavoro – Kate non aveva voluto prendersi troppi giorni di vacanza, prevedibilmente – e si erano ficcati a forza nella sua macchina insieme a un discreto numero di bagagli. Dei tre era stata Kate quella più calma, come se fosse stata impermeabile alla frenesia e all'eccitazione con cui lui e Tommy si erano contagiati a vicenda, arrivando a livelli di elettricità che avrebbero da soli illuminato l'intera città.

Avevano cenato strada facendo – qualcosa di veloce, giusto per non arrivare a stomaco vuoto - e, quando erano finalmente giunti in vista della villa sull'oceano, si era sentito orgoglioso e felice di poter offrire a entrambi lo svago di cui avevano bisogno, insieme a un'esperienza del tutto nuova.
Era stata lei a confidargli che si trattava della prima vera vacanza che si prendeva da quando Tommy era nato, se non si contava qualche rara e breve puntata allo chalet del padre, dove però i grilli le avevano sempre provocato istinti omicidi. Molto meglio l'oceano, gli aveva detto osservando rapita la distesa che si intravedeva attraverso il finestrino.

Una volta arrivati, nonostante fosse già molto tardi e loro discretamente stanchi, era stato impensabile anche solo pensare di convincere Tommy che fosse ora di dormire, infervorato com'era e impegnato a scoprire ogni angolo della casa.
Sarebbe stato meglio impostare fin da subito una routine più tranquillizzante per evitare a tutti una notte insonne, ma al diavolo le regole, per una volta. Era un bambino. Aveva ogni diritto di esaltarsi per qualcosa di nuovo e avventuroso che non gli capitava tanto spesso.

Quando si era accorto che Kate si stava innervosendo, si era offerto di occuparsi in prima persona della messa a letto. Ci avrebbe pensato lui, lei doveva solo andare a rilassarsi nel patio con un bicchiere di vino, che le aveva porto con un sorriso. Kate era stata scettica a riguardo, ma lui si era mostrato molto sicuro delle proprie capacità. Era pur sempre famoso come il Sussurratore di Neonati, sapeva il fatto suo. Tommy non era più un neonato, ma certi talenti naturali non svaniscono mai.
Fedele al suo intento di liberarla da ogni incombenza, aveva preso in braccio un Tommy molto recalcitrante, l'aveva sollevato per aria e, incurante delle proteste, era salito nella loro camera, doveva aveva fatto ricorso a ogni stratagemma possibile affinché il bambino si rassegnasse all'idea di qualche ora di sonno, prima di dare inizio alle molteplici attività previste per l'indomani.
Gli avrebbe insegnato a nuotare, come prima cosa. Non si imparava mai abbastanza presto, aveva insistito con Kate, quando si era presentato in ufficio da lei con un kit da nuotatore provetto, comprensivo di una muta subacquea di minuscole dimensioni. Era pericoloso non saperlo fare, lo dicevano tutti i maggiori esperti.
Non gli era mai chiaro se davanti a certe sue uscite Kate tacesse per sconfinata e muta ammirazione per le sue innate doti genitoriali, che dovevano renderlo ancora più desiderabile ai suoi occhi, o se preferisse far decantare le sue follie fingendo di non esserne mai stata testimone. In ogni caso, non si era opposta, quindi la sua idea non doveva essere tanto fuori dal mondo. Dopo la traumatica scenata avvenuta a seguito della scoperta del letto nel loft, si era mostrata meno rigida, come se si fosse rassegnata all'arrivo di nuove e strambe aggiunte ai possedimenti terreni del figlio.

Si era addormentato senza nemmeno accorgersene, disteso sul letto matrimoniale accanto al bambino, probabilmente arrendendosi al sonno prima di lui. Per fortuna Tommy non era sgattaiolato via per tornare dalla madre, che a quel punto avrebbe forse rivalutato i suoi progetti futuri con un uomo tanto inaffidabile.
Era stata proprio lei a svegliarlo, facendolo vergognare di se stesso. L'aveva lasciata da sola proprio la prima sera, nonostante la promessa di raggiungerla presto. Non solo si era comportato come un pessimo ospite ma, ancora peggio, si erano giocati uno dei rari momenti di intimità di cui il loro weekend a tre non sarebbe stato provvisto in abbondanza.
Gli aveva rivolto un sorriso un po' canzonatorio - non era così assonnato da non rendersene conto-, aveva sollevato Tommy con destrezza e lo aveva portato nella sua stanza. Avrebbe voluto aiutarla, ma lei gli aveva indicato silenziosamente – e un po' imperiosamente - di infilarsi sotto le lenzuola e di aspettarla. Aveva obbedito, cercando di non cedere al torpore che lo lambiva a tradimento. Glielo doveva. Non poteva farsi trovare di nuovo in stato di incoscienza.
Ce l'aveva fatta. Era ancora sveglio quando Kate era tornata da lui e si era intrufolata tra le sue braccia, con suo sommo piacere. Le aveva infilato la mano sotto la maglietta leggera e le aveva accarezzato la pelle serica della schiena, strappandole qualche mugolio soddisfatto. Non avrebbe potuto chiedere niente di più, aveva pensato baciandola languidamente sulla labbra.

Non gli sembrava ancora possibile essere riuscito nell'impresa di portarli entrambi negli Hamptons, come sognava da tempo. Li avrebbe viziati fino al punto in cui lo avrebbero implorato di smetterla, ma lui avrebbe continuato. Era una necessità primaria che aveva ogni intenzione di soddisfare, almeno per il breve periodo della loro fuga dal mondo.
Voleva farla stare bene, offrirle tutto quello che era in suo potere darle. Fino a quel punto aveva fatto tutto da sola – magnificamente. Era diventata capitano, aveva cresciuto un bambino senza un padre e questo aveva comportato incastri funambolici e molte rinunce. Era ora che la vita le mostrasse un volto più benevolo.
Si erano addormentati intrecciati l'uno all'altra, la posizione che amava di più.

A un certo punto il suo sonno era stato nuovamente interrotto da un movimento sfuggente che nel dormiveglia gli era sembrato familiare, anche se non avrebbe saputo identificarlo. Aveva aperto gli occhi a fatica – non aveva nessuna intenzione di abbandonare la loro confortevole alcova - e, nella flebile luce notturna che proveniva dall'esterno, era riuscito a decifrare il volto di Tommy fermo a pochi centimetri da lui, che lo fissava incerto, come a chiedergli il permesso di fare una cosa proibita.

La camera del bambino – quella che gli era stata destinata e che sarebbe stata presto trasformata nel suo regno esclusivo – era appena al di là del corridoio, ma aveva avuto il dubbio fin dall'inizio che fosse comunque troppo lontana.
Aveva chiesto a Kate, timidamente, se non sarebbe stato meglio per Tommy trascorrere la prima notte con loro, perché non si sentisse solo e disorientato in una casa che non conosceva. Kate lo aveva fermato con un'occhiata severa mentre era ancora intento a parlare, convincendolo che fosse saggio non proseguire. Non aveva nessun diritto di dirle come comportarsi con suo figlio, era stato il messaggio inespresso. In più aveva da sempre la sensazione che lei lo considerasse troppo tenero di cuore quando si trattava di Tommy e lui non aveva voglia di stare a convincerla una volta di più. Non era troppo indulgente, gli voleva semplicemente bene.

Aveva sollevato istintivamente le coperte per fargli spazio. Tommy si era arrampicato con un sorriso felice che lo aveva fatto sentire un essere spregevole per averlo abbandonato altrove, privandolo del conforto della loro compagnia.
Sì, sapeva che ci sarebbero state delle conseguenze, il mattino dopo, da parte dell'integerrima madre che lo avrebbe accusato di premeditazione. Non aveva però intenzione di negare a Tommy di stare con loro, se era quello di cui aveva bisogno. Ed evidentemente era così, se si era presentato nel cuore della notte. E altrettanto evidentemente Tommy sapeva di poter fare affidamento su di lui per ottenere l'agognato posto condiviso. Con un po' di fortuna, Kate non si sarebbe accorta dell'affollamento finché non fosse stato ormai troppo tardi. A quel punto avrebbe sopportato volentieri la ramanzina che ne sarebbe seguita e che gli avrebbe illustrato punto per punto con l'aggiunta di tabelle e grafici per sottolineare le sue ragioni. L'amava per quello e per lo stesso motivo amava prenderla affettuosamente in giro.

Per il momento si sarebbe goduto l'incredibile risultato che non avrebbe mai ritenuto possibile in così breve tempo. Tommy aveva scelto di stare in mezzo a loro per sentirsi al sicuro. Si era anzi rivolto a lui e non a sua madre. Gli faceva mancare il fiato il fatto che non lo considerasse un intruso, una minaccia per il loro equilibrio familiare, bensì qualcuno a cui chiedere spontaneamente aiuto. Gli si gonfiava il cuore di tenerezza straripante per quel bambino così amato da chiunque, ma sprovvisto di metà di quell'amore che sarebbe stato suo diritto ricevere dalla nascita. Non pretendeva di sostituirsi a figure inesistenti. Sarebbe stato inopportuno anche solo concepirlo. C'erano dei limiti e lui li avrebbe rispettati. Non era suo padre.

Poteva però esserci per lui in tutti i modi in cui gli sarebbe stato permesso farlo, per colmare in parte una mancanza che lo avrebbe in ogni caso segnato nella sua vita di adulto. Si sarebbe impegnato a fare per lui tutto ciò che era in suo potere, a cominciare dall'offrirgli un luogo sicuro dove trascorrere la notte, dividendosi il cuscino e sopportando di essere relegato in un angolo.
Avrebbe cercato di convincere Kate a essere meno ferrea nei suoi propositi educativi che riguardavano quello specifico argomento – lei aveva sempre sostenuto che fosse meglio preservare i loro spazi di coppia. Capiva il principio e lo riteneva giusto, ma trovava anche che quella vicinanza potesse diventare un altro dei preziosi momenti che lui e Tommy condividevano, che si erano fatti numerosi nel tempo, man mano che il loro rapporto si era rafforzato con una naturalezza che non era più possibile limitare in nome della prudenza. Tommy lo voleva nella sua vita e lo gridava a gran voce. Era soddisfatto di quello che avevano costruito insieme e, più di tutto, era orgoglioso e grato della fiducia che Tommy gli dimostrava.

Si era riaddormentato tenendoselo vicino. Nei suoi piani avrebbe voluto riportare Tommy nel suo letto appena dopo l'alba, ma Kate si era svegliata prima di tutti – per via di quella sua irritante abitudine a essere operativa di primo mattino - e li aveva trovati ancora così. Abbracciati in uno spazio minuscolo.
Non aveva detto niente – aveva solo lanciato qualche occhiata indagatrice. Contrariamente al suo solito, però, non lo aveva sottoposto a nessun interrogatorio per cercare di capire il motivo per cui si fosse compiuto un tale atto illecito alle sue spalle. Gli era sembrata ritemprata dal riposo e molto più disponibile del solito a lasciar correre. Magari la vista di loro due addormentati l'aveva perfino intenerita, ma non voleva correre troppo con la fantasia.

"Ti preparo la colazione?" le aveva domandato con un tono di voce che nei suoi propositi sarebbe dovuto essere sexy, ma che era probabilmente stato solo rauco.
"Non puoi sempre passarla liscia con offerte di cibo".
"Nemmeno se sono croissant caldi serviti con del caffè fumante, composizioni di frutta, ghirlande di fiori e cherubini che suonano l'arpa?"
Avevano riso insieme, l'aveva baciata ed era sceso al piano di sotto portando Tommy con sé, per lasciarla a poltrire ancora per qualche minuto. Di colpo aveva realizzato che non avrebbe mai immaginato di poter essere ancora tanto felice nella vita.