Regina si precipitò in casa. Un vago senso di delusione la avvolse quando non trovò Emma nell'atrio ad attenderla, ma chiuse rapidamente la porta e corse in salotto, seguendo la scia delle luci accese.

Lei era lì, sul divano, una confezione di piselli surgelati sul viso, una di patatine fritte sulla spalla. I suoi occhi arrossati erano fissi su di lei, come se fosse rimasta a fissare quel punto per ore attendendo che apparisse. C'era sollievo, in quegli occhi che amava, e un po' di paura, e un pizzico di malinconia. E tanta, tanta stanchezza.

Regina sentì le lacrime premere sotto le iridi.

Si ritrovò abbracciata a lei, quasi inginocchiata a terra per raggiungerla. Emma gemette appena e lei si staccò di colpo, accarezzandole il viso pieno di contusioni, così come le braccia, e chissà il resto del corpo, ancora coperto dai vestiti.

«Sei ferita! Dobbiamo andare in ospedale!»

«Sto bene.»

Alzò di colpo lo sguardo su di lei, perché il suo tono era strano, distante. Sentì lacrime calde caderle sul viso.

«Emma, mi dispiace così tanto…»

Sua moglie continuò a guardarla, rimanendo ferma. Le confezioni di surgelati erano finite sul divano, accanto a lei, e inumidivano lentamente il rivestimento. Regina si accorse delle macchie scure di sporcizia sul suo viso, e vi passò sopra le dita per pulirle, piano, per non farle male. Aveva i capelli arruffati, c'era qualche detrito nel mezzo.

«Che ti è successo?»

La vide prendere un respiro tremante. Poi Emma distolse lo sguardo, prese la confezione di patatine e se la poggiò sul fianco.

«Non importa…»

«No, Emma, ti prego! Sei ferita, dovremmo già essere in ospedale!»

«Sono solo lividi.»

«Come è successo?»

L'idea che fosse colpa sua, e di sicuro lo era, dato che per quanto ne sapeva sua moglie non partecipava ad incontri clandestini di MMA, la distruggeva. Dove era andata per ritrovarla, mentre lei era rinchiusa nella sua vecchia stanza? Cora le aveva impedito di contattarla, di dirle che stava bene. Non aveva mai odiato tanto sua madre.

«Emma ti prego, rispondimi…»

Finalmente i suoi occhi grigi tornarono su di lei. Sembrava combattuta, indecisa.

«Non posso dirtelo» mormorò infine. Regina si accigliò.

«Come non…?» Cora. Fu la prima cosa che le venne in mente. Emma non le aveva mai nascosto niente, non un solo dettaglio della sua vita, per quanto scomodo. L'unica che poteva averla convinta a tenersi un segreto poteva essere solo sua madre. «Che ti ha fatto? Emma non importa cosa ti abbia detto mia madre, io non le permetterò di farti del male.»

Passò un lampo di rabbia nei suoi occhi, un'aggressività che non aveva mai visto in lei che, per un istante, la spaventò.

«Non potresti impedirglielo, Regina. Sono stanca, voglio solo farmi una doccia e andare a letto.» Si alzò, ma Regina scattò in piedi e le si parò davanti. Non poteva permetterglielo, doveva sapere. Era l'unico modo in cui avrebbe potuto proteggerla.

«Lo so, amore, ma non hai sbattuto contro una porta. Chi ti ha ridotto così?» domandò, anche se temeva la risposta. Emma la fulminò con lo sguardo, facendola sussultare. C'era un'energia repressa in lei, come quella di un animale selvatico, pronto a mordere.

«Tu sapevi che tua madre controlla il giro di droga a Storybrooke.»

Non era una domanda, era un'accusa. Regina deglutì, si umettò le labbra. E parlò rapidamente.

«Non volevo metterti in pericolo, meno sapevi, meglio sarebbe stato per te. Io non ho avuto scelta ma non volevo coinvolgerti…»

«Se avessi voluto darmi una scelta me l'avresti detto il giorno che ti ho chiesto di sposarmi!»

Regina indietreggiò, colpita da quelle parole urlate come da una scarica di proiettili. Sentì altre lacrime riempirle gli occhi, perché Emma aveva ragione. Abbassò lo sguardo, deglutendo per cercare di mandare via il groppo che le occludeva il respiro.

«Mi dispiace…»

«Di cosa, di avermi mentito dal primo giorno o perché ora so tutto?»

Tornò a guardarla mentre il cuore pareva volerle uscire dal petto per toccarla.

«No, Emma, ti prego… Non volevo mentirti, avevo paura…»

«Anch'io avevo paura, Regina» sibilò lei, così tanta rabbia negli occhi da spaventarla. «Paura che scappassi, paura che pensassi male di me, eppure ti ho raccontato dei miei genitori, di mia zia, di tutto, perché volevo che mi conoscessi! Che decidessi di stare con me per quella che ero! Io con chi ho vissuto fino ad oggi, eh? Chi cazzo sei tu?»

Regina trattenne a stento un singhiozzo mentre sentiva la paura soffocarla. Non poteva perderla.

«Emma, ascoltami, io ti amo…»

«Sì. Sono io che non so chi ho amato finora.»

Un colpo di mortaio dritto al cuore. Regina barcollò, indietreggiando. Altre lacrime, troppo dolore, troppa paura per singhiozzare.

«Emma…»

«Mi dispiace, Regina.» Gli occhi di Emma erano specchi d'argento pieni di dolore. «Ho lottato per te, con tutte le mie forze.»

Regina la abbracciò di slancio, tenendola stretta, il viso premuto contro l'incavo del collo.

«Emma ti prego, non dire così!»

La sentì tremare tra le sue braccia.

«Regina…» mormorò con la voce roca.

La zittì con un bacio, perché non poteva rischiare che le dicesse che era finita. Sapeva che non lo avrebbe sopportato, non sapendo che era stata solo colpa sua. Perché non le aveva detto la verità? Perché le aveva nascosto dei traffici di sua madre? Odiava ogni decisione sbagliata che aveva preso con lei, ogni attimo perso a nasconderle dettagli che, ora lo sapeva, non l'avrebbero mai allontanata da lei, se solo glieli avesse rivelati.

«Possiamo ricominciare» sussurrò sulle sue labbra. Le accarezzò il viso, sentì le sue lacrime sotto ai polpastrelli. «Mia madre non ha niente a che fare con me. Io sono sempre stata me stessa con te, Emma, su questo non ti ho mai nascosto la verità. Hai amato me. Sono sempre stata solo me stessa.»

Cercò il suo sguardo e lo trovò pieno di dubbi, di paure.

«Allora perché mi hai mentito?» sussurrò Emma.

«Perché Gold era pericoloso, e anche Cora. Avevo paura di perderti, Emma, e, te lo giuro, volevo proteggerti da loro. Non volevo farti del male.» Sfiorò un livido rossastro sul suo viso, sentendosi morire. «Non hai idea di quanto vorrei che questi lividi fossero sul mio corpo e non sul tuo.»

Qualcosa dentro sua moglie sembrò cedere di colpo, come un ramo che si spezza. Tremò di nuovo, alcune lacrime sfuggirono alla prigione delle ciglia.

«Giurami che non mi mentirai mai più. Mai, e non mi nasconderai niente. Giuramelo» sussurrò.

Regina sentì il cuore esploderle di speranza e gioia, e si ritrovò a sorridere mentre poggiava la fronte contro la sua annuendo.

«Te lo giuro, Emma. Mai più.»

Ma il suo sorriso si spense. Negli occhi di Emma, ora, c'era solo tristezza, ondate di sofferenza.

«Grazie. Ricordati la promessa, sempre. Almeno saprò che sarai sincera, quando ci rivedremo.»

Regina sentì il cuore cadere in un buco nero.

«Emma…»

Emma scosse la testa, fece un passo indietro, gli occhi bassi, il respiro corto.

«Mi dispiace» singhiozzò, ma quando lei provò a toccarla si ritrasse. «Ti amo, Regina. Ti amerò sempre…» Si interruppe per trattenere un altro singhiozzo. «Ma devo amare anche me stessa.»

Le sembrò che il tempo si fermasse. La guardò negli occhi nell'attimo in cui le concesse di farlo, e quello sguardo le si impresse a fuoco nella memoria. Tutto di lei, dai vestiti sgualciti ai lividi, ai capelli scompigliati, al dolore e all'amore che aveva negli occhi. E vide cosa le aveva fatto, quanto a fondo la stesse portando. Emma era una quercia, forte, resistente, ma lei era fuoco e la stava consumando. E fu in quel momento che si arrese, e perse per sempre un pezzo della sua anima.

Si avvicinò a lei, le posò una mano sul viso, e stavolta Emma non si ritrasse. Chiusero entrambe gli occhi mentre Regina posava un ultimo bacio sulle sue labbra, con tutto l'amore che provava per lei. La guardò ancora poi, in quel dolore condiviso che sembrava aver succhiato via l'ossigeno dalla stanza, da quella casa che era stata loro.

«Resta. Ti devo almeno questo.»

La guardò ancora una volta, notando quanto dovesse sforzarsi di non protestare. Brava, amore mio. Pensa a te stessa, per una volta.

«Addio, Emma.»

Riconobbe il riflesso del dolore inciso a fuoco nel cuore da quelle parole nei suoi occhi.

«Addio, Regina» mormorò Emma, la voce un sussurro tremante, come se stessero per spararle dritto al cuore.

Si regalò un ultimo sguardo, un ultimo momento con lei. Poi la oltrepassò, uscì dalla casa che avevano avuto e si chiuse la porta alle spalle.