Loyalties:

Mass Effect Trilogy è un gioco Bioware. Per qualsiasi riferimento al gioco ufficiale Tutti i diritti sono di proprietà di Bioware. La Fan Fiction "Mass Effect At Dawn Again" è il frutto della mia immaginazione e del mio lavoro, è un libero tributo, appassionato e personale a un grande videogioco. È vietato qualsiasi utilizzo parziale o totale a scopo di lucro e non.


Ciò di cui il mondo intero ha bisogno, quest'anno più che mai, è di speranza e amore. Esattamente quello che significa veramente Natale.

I migliori auguri a tutti per un Vero Buon Natale e un promettente Anno Nuovo! :)


Capitolo 45

Buio nel buio!

Da vicino, il Condotto era persino più inquietante di quanto avessi immaginato! Il velluto scuro della notte pareva dolorosamente squarciato, da una tremenda rasoiata in mezzo al buio. Ormai da qualche minuto, il violento schiaffo di luce inveiva impietosamente contro i nostri occhi, in modo quasi insopportabile. Sembrava enorme, inarrivabile e pericoloso come l'inferno. Tuttavia, era la gigantesca sagoma, che stava calando a presidio del raggio a inondare il mio cuore di puro terrore!

La figura nerastra dell'Araldo, è piovuta giù dal cielo, letale e smisurata, schiacciando con forza le nuvole sotto le possenti zampe metalliche. Il Razziatore si è accomodato rumorosamente al suolo, subito dietro il raggio. Montagne di roccia si sollevavano e sconquassavano il terreno, con la violenza di un terremoto. Ogni minaccioso movimento dei colossali artigli, rimescolava la terra e la faceva ribollire, fin sotto ai nostri piedi. Una tempesta di tonfi, cupi e assordanti, rovistava l'aria, come il rombo di un temporale, la sentivamo vibrare fin dentro allo stomaco, come un'eco dolorosa.

Quando finalmente la terra ha smesso di agonizzare, è calato un drammatico silenzio, interrotto soltanto dal sinistro sferragliare degli enormi occhi dell'Araldo, che scandagliavano nella nostra direzione e ci scrutavano minacciosamente, con famelica determinazione. Nebbia e fumo strisciavano fuori dalla moltitudine di fuochi, che sbuffavano copiosi in lontananza. Assomigliavano a una massa contorta di vipere velenose. Le loro minacciose ombre di morte si allungavano sulla nostra crudele realtà. Una quiete irreale incombeva, densa e gravida di aspettative. L'apprensione si aggrappava alla nostra gola, come un artiglio soffocante, che raggelava i nostri respiri.

Più fissavo l'ipnotico riverbero di quei sanguinari occhi infuocati e più mi sentivo schiacciata sotto l'insopportabile peso dei nostri limiti. Ho cercato di sbarazzarmi della spiacevole sensazione, che quei limiti, stessero per diventare insormontabili! Fortunatamente, l'urgenza di delineare il percorso più sicuro verso il raggio, ha fatto scivolare il terrificante pensiero in un angolo secondario della mia mente, dove non sembrava in grado di alimentare ulteriori presentimenti nefasti.

Con uno ulteriore sforzo di volontà, ho provato a radunare dentro di me le poche energie che mi erano rimaste. L'aria gelida, che penetrava attraverso gli scalfi dell'armatura, raggelava in perle le goccioline di sudore sulla mia schiena. La pioggia di brividi, che ne seguiva, era dannatamente spiacevole, ma perlomeno, mi forniva una preziosa scarica di vitalità.

Ero stremata. Non ero disposta ad ammetterlo, nemmeno a me stessa, ma avevo un preoccupante bisogno di nuove energie. Avevo finito i miei integratori verso la fine dell'ultimo scontro e i miei poteri stavano iniziando a indebolirsi. Sapevo, che presto, anche la barriera sarebbe diventata pericolosamente inaffidabile. Per fortuna, potevo trarre conforto, da qualcosa di veramente inesauribile: la misura sconfinata dell'amore che provo per te! Lo sentivo battere ferocemente in ogni palpito, gonfiarsi ad ogni respiro, esplodere dentro il petto e, per la Dea! Non avevo nessuna intenzione di lasciarti affrontare quell'ultima, terrificante impresa, senza di me!

Dal bordo dell'altura dove ci trovavamo, fissavo silenziosamente la distanza che ci separava dal nostro obbiettivo. Immobile al tuo fianco, aspettavo. Con l'anima traboccante di propositi risoluti, un tumultuoso groviglio di pensieri nella testa e un bisogno sempre più urgente di riempire il mio sguardo con il tuo viso. Mi sono girata d'istinto verso di te, passandomi il dorso della mano sulla fronte, in un gesto inconsapevole. Quando i miei occhi sono scivolati nei tuoi, mi sono resa conto, che mi stavi già guardando intensamente, senza parlare. Non ne ero per niente sorpresa. Al contrario, ho avuto la netta sensazione, che tu conoscessi esattamente tutti i miei pensieri e che le emozioni che palpitavano nel mio cuore, le conoscessi personalmente, una ad una.

Ho subito percepito la tua calma disciplinata e ne sono stata sollevata. Tuttavia, anche tu sembravi stanca. Un piccolo taglio rossastro faceva capolino da sotto i capelli, leggermente sudati. Non era niente, visto quello che avevamo passato. Alcune macchie, dense e scure, sottolineavano la forma delle tue guance e la fronte, ma non scalfivano la tua bellezza mozzafiato, nemmeno lontanamente. Entrambe le nostre corazze erano incrostate, qua e là, con la stessa sporcizia. Il nostro aspetto sciupato rendeva fin troppo evidente, quanto fosse stato massacrante essere arrivati fin lì. Grazie alla Dea, avevi ancora la solita luce, intrepida e cocciuta, che anima i tuoi occhi durante le missioni.

Mi sono lasciata avvolgere dalla tua espressione premurosa. Occhi pieni di tenerezza, scivolarono dolcemente nei miei, indugiando in profondità, come una carezza nell'anima. Per un meraviglioso istante abbiamo parlato senza parole, abbozzando appena un cenno d'intesa. Un lieve sorriso di fiducia ha riacceso la nostra speranza, mentre i nostri cuori si riscaldavano, come alla calda luce di una candela. Eravamo insieme! Il mio destino era completamente connesso al tuo, esattamente come avevo sempre voluto! Di questo ero estremamente grata alla Dea. Nondimeno, non potevo togliermi dalla testa il terrore di perderti per sempre!

S: Ehi, non preoccuparti, dobbiamo solo correre! Quello schifoso bastardo è rimasto solo. Quindi, possiamo concentrarci completamente su di lui. Ci basterà stare lontani dalla sua linea di tiro.

Hai rotto il silenzio per prima, rispondendo ai miei pensieri. Il tuo tono, misurato e protettivo, rivelava l'intenzione di alleviare la mia preoccupazione. Evidentemente, non così ben nascosta come speravo. Sebbene quel tipo di vantaggio fosse piuttosto discutibile, l'ho accolto davvero, come un piccolo punto a nostro favore.

Di riflesso, ho acceso il mio factotum e ho iniziato a esaminare la mappa delle scansioni termiche, con diligente precisione. Sebbene una parte di me facesse fatica a dissipare la crescente preoccupazione, ero brava a non far trapelare ulteriori incertezze o paure.

L: Hai ragione Shepard. Non rilevo alcuna forma organica da qui al raggio. Il razziatore è solo e... beh, immagino che siamo incredibilmente piccoli ai suoi occhi!

Ho detto con cautela, lanciando un'occhiata sbilenca in direzione del Razziatore.

L: Forse, se procediamo verso ovest e restiamo un po' indietro, ci confonderemo nel fumo dei detriti, quel tanto che basta, per avvicinarci al raggio e intrufolarci dentro, prima che l'Araldo si accorga di noi, ma... probabilmente, è come chiedere la luna!

Azzardai, alzando gli occhi al cielo, mentre mi lasciavo sfuggire un sospiro di frustrazione.

S: Ottima idea, invece! In effetti, stavo pensando di usare i fumogeni, per creare una cortina nei tratti senza copertura.

Hai annuito prontamente, con una convincente smorfia di approvazione. Eravamo consapevoli di quanto avventato potesse sembrare il nostro piano, ma almeno era un piano. Iniziavamo a intravvedere un tenue barlume. La probabilità, seppur minuscola, di arrivare vivi sino al raggio, era esattamente ciò di cui avevamo bisogno.

S: Tieni, amico, fallo tu!

Hai suggerito. Mentre passavi a Garrus il lanciagranate e la cintura dei fumogeni, lo guardavi con occhi fiduciosi e un sorrisetto malizioso.

G: Puoi scommetterci, amica mia. Non chiedo di meglio!

È stata la solita risposta, prevedibile e rassicurante, che stavamo aspettando. Il nostro amico ha fissato con cura le munizioni alla propria cintura. Poi, ha iniziato a caricare il lanciagranate lentamente, con metodica precisione. Le sue mascelle hanno continuato a vibrare di eccitazione per tutto il tempo. Le sue labbra non potevano evitare di arricciarsi in un goloso sorriso acuminato.

Tutto ciò che restava di Hammer, si trovava alle nostre spalle, in fremente attesa dell'ordine di assalto. l'Ammiraglio Anderson era intento a predisporre gli schieramenti e a istruire le truppe, con gli ultimi dettagli di manovra. Purtroppo, non eravamo vicini all'obbiettivo quanto avevamo sperato, ma potevamo soltanto proseguire. Le nostre scarse possibilità di sopravvivenza erano inestricabilmente legate a quel raggio!

Dalla nostra altura, dominavamo l'intera distanza, che dovevamo coprire. Un interminabile ultimo mezzo chilometro di terreno, completamente scoperto, ci separava dal nostro obbiettivo. La nostra unica opzione era lanciarci in una folle corsa, in balìa dei micidiali raggi al plasma del Razziatore. Un po' di fumo, come unica protezione e un forsennato fuoco di copertura, come diversivo disperatamente inadeguato!

Quando la voce di Anderson ha urlato il tuo nome, mandando in frantumi l'attesa, mi sono sentita irrigidire. Nello spazio di un respiro, il mio cuore è scivolato in fondo allo stomaco, per balzarmi in gola come un missile, subito dopo. Ho trattenuto il respiro, pregando di restare impassibile. Fortunatamente, tutti gli sguardi erano calamitati sull'Ammiraglio, che si avvicinava a grandi falcate.

S: Signore!

Hai detto rispettosamente, con un breve cenno del capo. Anderson ricambiò e ti fece cenno di seguirlo, volto illeggibile. Vi siete allontanati abbastanza da rendere privata la vostra conversazione. Tuttavia, a giudicare dai suoi gesti e dalla tua faccia scura, non sembrava difficile intuire l'argomento del vostro colloquio.

Avevo la netta sensazione che il numero dei sopravvissuti fosse decisamente inferiore alle aspettative. La consistenza delle forze alleate sembrava ampiamente inferiore al nostro contingente iniziale. Tuttavia, le truppe avevano smesso di convergere verso il nostro punto di randez-vous. Sfortunatamente, questo poteva significare soltanto una cosa. Hammer doveva aver subito perdite estremamente pesanti.

Il vostro breve colloquio si è concluso con una calorosa stretta di mano, trasformatasi in un frugale abbraccio, subito dopo. I vostri sguardi luccicanti si sono separati con fatica, senza parole. In men che non si dica, stavi già percorrendo a grandi passi il brevissimo tragitto a ritroso, mentre l'Ammiraglio raggiungeva la testa dell'esercito, altrettanto rapidamente.

Sembrava incredibile eppure, quella misera manciata di secondi, ti è bastata per riprendere il completo controllo delle tue emozioni. Sapevo bene, che non avrei trovato alcuna traccia di residua emozione nel tuo sguardo volitivo. Nessuna ansia, né preoccupazione. Sapevo ancor meglio, che era solo una questione di autocontrollo, ma per un brevissimo istante, mi sono imposta di esserne lieta. Naturalmente, anche Garrus ti conosceva perfettamente.

G: Quindi, è brutta come sembra, non è vero?

Il tuo migliore amico ha attirato la tua attenzione per primo, senza giri di parole. Io sono rimasta pensierosa al tuo fianco a osservare attentamente la tua reazione. Ero abbastanza sicura, che per prima cosa, avresti riferito qualsiasi opzione positiva. Quindi, sperai ardentemente che ne fosse rimasta qualcuna!

S: Già! Non voglio mentirvi. Le nostre forze sono più che dimezzate. Inoltre, Anderson mi ha appena informato, che un cospicuo contingente di alleati e alcuni mezzi pesanti, che stavano venendo qui, hanno ricevuto un contrordine. Truppe nemiche stanno convergendo rapidamente verso di noi, in gran numero. Si trovano a un paio di chilometri da qui. Quindi, i nostri li hanno intercettati e cercheranno di tenerceli fuori dai piedi, il più a lungo possibile. Ecco perché dobbiamo muoverci alla svelta! La buona notizia è, che senza le truppe di razziatori tra i piedi, avremo campo libero verso il raggio.

Hai concluso con calma, nascondendo accuratamente ogni traccia di perplessità. Ciononostante, la totale assenza di emozioni nella voce, i tuoi gesti misurati, mi facevano intuire, che la misura della tua paura non era molto diversa dalla mia. Tuttavia, se anche Garrus l'aveva notato, ha fatto finta di niente. Invece ha annuito, con distacco apparente, restituendoti un'occhiata calibrata.

G: Capisco. Nessuna distrazione, quindi. Prima iniziamo e prima raggiungeremo il maledetto raggio. Sono d'accordo con Liara. Se ci concentriamo sull'Araldo, potremmo avere una possibilità. Qual è il piano?

Si affrettò a chiedere, con occhi pieni di approvazione. Mentre parlavi, io ascoltavo la tua voce con coinvolgimento emotivo. La sentivo fluire e rifluire nelle vene, come un'onda di marea, che si alzava lentamente, saliva e saliva, fino ad avvolgere completamente la riva.

S: Il piano è semplice. Anderson vuole che noi tre restiamo nelle retrovie, per un po'. Potremmo avere maggiori possibilità se ci muoveremo quando il razziatore sarà sufficientemente distratto. Io farò strada cercando il percorso con la miglior copertura. Garrus, tu dovrai mantenerci costantemente all'interno di una cortina di fumo. Dobbiamo mimetizzarci con gli scarsi detriti meglio che possiamo.

Hai parlato ancora per qualche minuto, aggiungendo poco altro, con la consueta determinazione. Il nostro amico ti osservava, in silenziosa concentrazione. Quando ha annuito, il suo sguardo scintillava di rispettosa devozione.

G: Ricevuto!

Ha detto, prima di controllare di nuovo il lanciagranate. Sapeva come farlo danzare tra le mani sicure, con rapidi movimenti aggraziati.

S: Liara, ti voglio dietro di me. Tieni gli occhi inchiodati all'Araldo e continua a muoverti. Devi evitare a tutti i costi di farti puntare. Andrà bene!

L: Ci puoi contare!


La corsa sfrenata ebbe inizio. La prima compagine di fanteria, assistita dall'effimera protezione di una decina di mezzi pesanti, si stava già lanciando rumorosamente verso il raggio. Dal nostro punto di osservazione privilegiato, attendevamo, in stasi apparente, pronti a seguirli al tuo comando.

Si precipitarono in avanti, come un'orda sincronizzata di minuscole formiche guerriere, coraggiosamente indifferenti alla devastante violenza di un enorme vulcano in eruzione. Il frastuono dell'assalto gorgogliava in fondo allo stomaco, mescolato a dolorose spine di paura. Un rumore assordante di battaglia percuoteva l'aria, abbrustolita dalle micidiali esplosioni.

Le coraggiose formiche cadevano, spazzate via a grappoli. Noi tre osservavamo in silenzio, dal nostro rifugio sicuro. Abbiamo dovuto lottare duramente, per non arrenderci a lacrime disperate, che salivano dal profondo della nostra anima, e barcollavano fino al limite degli occhi, asciugate via soltanto dal nostro furore. Dal campo di battaglia, si levava un indefinibile odore di bruciato, che si insinuava pericolosamente nelle nostre narici, come un morbo premonitore.

Ogni muscolo, ogni singolo nervo e cellula del corpo erano irrigiditi alla massima tensione tollerabile. L'attesa faceva martellare l'impazienza nel petto, come un caotico trambusto di tamburi. Strano a dirsi, ma quando io e Garrus abbiamo sentito il tuo ordine gridato a squarciagola. Entrare in azione aveva il sapore inaspettato di una ricompensa.

S: Muoviamoci... adesso!

Eravamo pronti. La tua voce ci ha sparato in battaglia, come proiettili. Abbiamo corso a perdifiato, dalla retroguardia della seconda ondata. Tutta la stanchezza lavata via, dalle benefiche scariche di adrenalina. Avanzavamo rapidamente, grazie alla cortina fumogena e alla provvidenziale copertura dei resti fumanti di alcuni carri abbattuti. Tuttavia, ad ogni passo rischiavamo di essere colpiti accidentalmente, da uno dei micidiali raggi del razziatore, che sciabolavano in tutte le direzioni, vaporizzando chiunque si trovasse nel loro raggio d'azione.

Tu ti muovevi con destrezza, qualche passo avanti a me. La tua schiena era il mio porto sicuro, mentre ci facevi strada, cercando di individuare il percorso migliore. A giudicare dal suono del lanciagranate, potevo intuire esattamente la posizione di Garrus dietro di me. Ogni volta che ci avvicinavamo a un tratto senza copertura, sentivo prontamente il suono rassicurante di una granata, lanciata alle mie spalle.

S: Attenti ai detriti e ai proiettili vaganti! Sparare è inutile! Meglio concentrarsi su barriere e scudi.

La fondamentale osservazione esplose nel comunicatore. Una sorta di vivace convinzione nella tua voce mi ha reso audace e mi ha spinto a continuare. In quel momento mi sentivo grata per un incentivo così prezioso. Avevamo coperto più di metà della distanza. Purtroppo, davanti ai nostri occhi, la morte si accumulava rapidamente sul campo di battaglia.

Non erano soltanto i micidiali raggi al plasma. Molti soldati venivano colpiti dai grossi blocchi di terreno, che schizzavano in aria tutte le volte che un raggio mancava il bersaglio. Subito dopo, un'inondazione di detriti pioveva giù dal cielo, come grandine furibonda, lapidando chiunque si trovasse sul suo percorso. Altri di noi finivano vaporizzati, altri ancora orribilmente carbonizzati dall'aria mortifera, che si arroventava in prossimità degli impatti.

In mezzo a quello spaventoso ruggito infernale, anche noi continuavamo a correre, con gli occhi fissi sul nostro destino. Stringevamo i denti, esattamente come tutti gli altri, sperando che la sorte ci fosse amica. Dopo aver percorso indenni, più di due terzi della distanza, iniziavamo a sentirci vagamente fortunati. Il Condotto sembrava talmente vicino da poterlo toccare. Ancora un ultimo sforzo ed era fatta! Eravamo così vicini! Talmente vicino, che ho osato sperare, che... dopotutto potevamo farcela sul serio!

Quel pensiero meraviglioso mi ha dato la forza di continuare a correre, nonostante il mio corpo si ribellasse disperatamente alla fatica. I muscoli doloranti sembravano esplodere dentro la corazza. Il bisogno di ossigeno consumava i miei polmoni, che bruciavano nel petto e si facevano più voraci ad ogni respiro. Una stanchezza brutale gravava come un macigno sulla schiena, sfidando la resistenza del corpo e della mente. Ma io volevo resistere, con tutta me stessa. Ho stretto i pugni ancora più forte e ho ravvivato per l'ennesima volta la mia barriera, con un gesto automatico.

Garrus ed io siamo rimasti un po' indietro, a causa dell'ennesima esplosione caduta pericolosamente vicino. Istintivamente, ho girato la testa per cercarti attraverso il fumo e ho visto l'Araldo colpire di nuovo. Alcuni Mako sono saltati in aria. Eravamo troppo vicini. Mi sono subito resa conto che uno dei trasporti, stava per piombarti addosso. Il fumo copriva l'area d'impatto e tu sembravi del tutto ignara del pericolo. Non ho avuto nemmeno il tempo di gridare.

Il terrore è esploso nel mio cuore, come una granata. Nello spazio di un pensiero, la mia mente è balzata nella tua mente, gridando il tuo nome … - Shepard, attenta! - … I miei occhi spalancati, si sono aperti nel tuo sguardo e hanno riversato nei tuoi occhi l'immagine del Mako, che stava volando verso di te.

La tua repentina consapevolezza ha causato una reazione immediata. Il tuo cuore ha accelerato nel mio, fin quasi a scoppiare. Potevo sentire la scarica di adrenalina scorrere nelle tue vene, rifluire nelle mie. Ho condiviso l'effetto benefico della fredda lucidità della tua mente guerriera, che in una frazione di secondo ha calcolato il momento esatto per agire.

Ti sei lasciata cadere. La tensione dolorosa del tuo corpo che colpiva il terreno mi ha fatto barcollare. Senza curarti del lancinante dolore alla spalla, ignorando la paura, hai iniziato a rotolare velocemente nella direzione opposta, nell'istante esatto in cui il Mako passava come un missile sopra la tua testa. … - Grazie! - … E' stata la prima cosa. La tua voce calda e riconoscente mi ha riempito di gioia dall'interno, subito dopo. Mi sentivo euforica della tua stessa euforia. Desideravo poter fissare l'oscurità rilassante, dall'intimità dei tuoi occhi chiusi. Godere della felicità del tuo sorriso nel mio sorriso. Essere sopraffatta dai battiti del mio cuore nel tuo cuore, cullata dal mio amore nel tuo. Tuttavia, il nostro momento perfetto è stato troppo breve, evanescente.

L'esplosione successiva è stata ancora più improvvisa e molto più vicina. Garrus e io ci siamo ritrovati la strada sbarrata da un Mako, atterrato pesantemente, proprio di fronte a noi. Per un istante, infinito e imprevedibile, il trasporto è rimasto fermo, in precario equilibrio, appoggiato in bilico sopra al suo stesso muso. Non potevo fare a meno di fissarlo, immobile, come paralizzata. Era chiaro che stava per caderci rovinosamente addosso, ma eravamo troppo vicino per evitarlo e forse, troppo stanchi per cercare di metterci in salvo.

Il tuo urlo disperato nella mia mente era l'unica cosa in grado di provocare in me una risposta immediata. I tuoi occhi spalancati, nell'unica direzione possibile, hanno guidato la mia reazione. … - Via, via, salta... Adesso! - … Potevo sentirti chiaramente nella testa. Prima ancora di rendermene conto, avevo già saltato. Mi sono lanciata nella direzione del tuo sguardo provvidenziale, con ogni briciola di energia che mi era rimasta.

Non c'era tempo per pensare. Vivere o morire era questione di centimetri, un crudele gioco di frazioni di secondo. Con ogni fibra di me stessa, non volevo lasciarti sola! Ogni gesto che ho fatto, ogni mia emozione è stata condivisa e riflessa in te, come un'eco. Ho fatto un grande salto spinta sia dal nostro amore, che dalla fredda lucidità. Sono sfuggita alla tremenda esplosione per un soffio, ma non all'onda d'urto, però.

All'inizio ho avuto la sensazione di volare, senza peso, senza tempo, intrappolata in un calore insopportabile. … - Concentrati! Usa i poteri. Adesso, Liara! - … Ti sentivo nella testa, guidare i miei pensieri, in tono autoritario. La mia barriera si è accesa, all'istante. Una frazione di secondo dopo, mi sono sentita sollevare in aria, come spazzata via e poi schiacciata violentemente a terra, parecchio più indietro. Il rumore era assordante e ho dovuto lottare per non svenire. Una pioggia di schegge mi ha investito, ma grazie alla Dea, la barriera ha attutito il colpo e annullato la maggior parte dei danni. Sfortunatamente, non sono riuscita a mantenerla abbastanza a lungo e mi sono ritrovata a terra, molto frastornata, stordita e dolorante.

Sentivo il viso bruciare e un violento dolore al fianco sinistro, che infuriava insopportabile, come un pugnale conficcato nella carne. Ho provato a rimettermi in piedi, ma invano. Il dolore mi offuscava gli occhi e rendeva le mie gambe molli come il burro. Le orecchie mi ronzavano orribilmente e non riuscivo a respirare. Fluttuavo, a metà strada tra il sonno e la veglia, intrappolata in uno stato di semi-incoscienza. Riuscivo a resistere a malapena. Nella mia mente, nella tua mente, continuavo a ripetere il tuo nome. … - Emy! Emy! Emy! - … Mentre cercavo di autoconvincermi, che ero troppo forte per svenire.

Non saprei dirti quanto tempo è passato prima che mi rendessi conto di trovarmi a terra, in grado a malapena di alzare la testa e con un disperato bisogno di vedere il tuo viso. Quando ho iniziato a sentire la tua voce amorevole diffondersi di nuovo dentro di me, è stato come respirare una boccata d'aria fresca. … - Resisti, amore mio! Sto arrivando! - … Ti ho visto spiccare un grande salto, attraverso le fiamme e la polvere. Sembravi capace di volare, sospesa nell'aria. Ero ancora sbalordita, mentre saltavi giù dal tetto di un Trasporto e ti precipitavi da me, con il cuore in gola. Il sollievo delle tue mani che mi sollevavano è stato immediato. È stato come risvegliarsi da un incubo, nel rifugio sicuro delle tue braccia. Ho visto Garrus venire verso di noi, zoppicando vistosamente. Era ricoperto di polvere e lividi, ma sembrava tutto intero e in grado di camminare.

Lentamente, ho iniziato a riprendermi. Tuttavia, dovevo aggrapparmi a te per rimanere in piedi. Tu mi fissavi con larghi occhi preoccupati e non dicevi una parola. La notte, tutto intorno, continuava a sembrare la stessa oscura tragedia, caotica e polverosa. Il fumo si allargava a calde macchie, sopra il campo di battaglia e nascondeva sommariamente i vivi e i morti. Chiazze di luna illuminavano il loro percorso tra le nuvole, come un puzzle incompiuto. Nell'aria, il profumo del coraggio si diffondeva a macchia d'olio, mescolato inestricabilmente al rumore dell'assalto e all'odore delle fiamme e della carne bruciata. Ci trovavamo in una zona troppo esposta. Dovevamo assolutamente raggiungere una copertura migliore. Preferibilmente, prima che l'Araldo puntasse di nuovo il suo raggio contro di noi.

S: Ehi, stai bene? Oh, la mia Bambina... mi hai spaventato a morte! Vieni qui, lascia che ti aiuti. Coraggio, proviamo a camminare. È meglio togliersi di qui!

Le tue dita mi sfiorarono il viso, con la dolcezza di una brezza delicata. Mi guardavi ansiosamente negli occhi, cercando di rassicurarmi e di capire quanto potessero essere gravi le mie ferite. Tuttavia, eri brava a nascondere un'ombra di inquietudine dietro l'atteggiamento calibrato della tua voce. Ancora non riuscivo a parlare, quindi ho annuito in risposta, nel modo più convincente che potevo.

Zoppicando in silenzio, abbiamo raggiunto il Mako ormai ribaltato su un fianco, pochi passi avanti a noi. Il dolore lancinante al fianco peggiorava a ogni passo, ma stringevo i denti. Eravamo insieme e non avevo intenzione di arrendermi. Nonostante ciò, quei pochi passi mi sono sembrati un viaggio senza fine. Mi sono lasciata scivolare, con la schiena premuta contro il provvidenziale rifugio di una fredda lamiera annerita. Ho dovuto riprendere fiato a lungo, come se avessi appena scalato una montagna.

S: Coraggio, fammi vedere...

Hai detto, dolcemente. Le tue labbra erano a malapena increspate, in un sorriso rassicurante, mentre mi spostavi delicatamente la mano dal fianco dolorante. Un secondo dopo, il tuo corpo è diventato rigido come un pezzo di marmo. Quando ho incontrato di nuovo il tuo sguardo, hai dovuto lottare per spingere un lampo di terrore nel profondo dei tuoi occhi. Senza parlare, hai posizionato con cura il medigel sulla ferita e subito dopo hai chiamato la Normandy.

S: Normandy mi ricevi? Evacuazione di emergenza, ora!

Per un lungo istante, nient'altro che interferenze ronzarono nell'etere, come uno sciame di vespe furibonde. Aspettavamo tutti con il fiato sospeso, ad ogni ripetuto tentativo. Finalmente, la voce familiare di Joker ha iniziato a farsi strada attraverso il rumore. Dapprima in sporadici singhiozzi, via via più chiari e comprensibili.

J: Stiamo subendo gravi perdite...

Il tono nervoso e desolato di Joker racchiudeva in poche terribili parole tutto il crudele dramma che stavamo attraversando. Nonostante un funereo nodo di tristezza nello stomaco, eravamo sollevati di sapere che la Normandy, con tutto il suo amato equipaggio, era ancora tutta intera!

S: Lo so, Joker... cazzo se lo so, amico! Voi ragazzi, tenete duro! Siamo molto vicino al raggio! Su forza, passami il Doc, adesso!

Hai sussurrato in tono materno, senza tradire una nota di preoccupazione compulsiva e sofferente. Senza aggiungere altro, hai rivolto a Garrus uno sguardo nervoso. Lui ha capito al volo e ha annuito prontamente, per confermarti che non c'erano pericoli imminenti e che stava già controllando.

K: Sono qui, Shepard. Situazione?

L'affettuosa severità nel tono di Karin si diffuse rapidamente attraverso il comunicatore, allentando positivamente la tua tensione. Avevamo una grande stima nelle sue capacità di medico, seconda soltanto alla profonda amicizia che ci legava a lei. Per un istante molto breve, ci siamo sentite di nuovo al sicuro.

S: Karin! Preparati a ricevere due feriti al portello d'attracco. Si tratta di Garrus e Liara!

Hai esclamato, senza preamboli. Karin ha risposto, prontamente, con la solita rassicurante lucidità. Nella sua voce non c'era traccia di preoccupazione.

K: Ricevuto, Comandante. Non preoccuparti, ci penso io a loro! Sto già arrivando, con la postazione mobile. Nel frattempo, cerca di descrivermi meglio che puoi la natura delle loro ferite.

Mi sono resa conto di non avere idea delle mie condizioni, finché non ti ho sentito riferirle a Karin. Parlavi velocemente, senza particolari inflessioni emotive nella voce, come quando fai del tuo meglio per nascondere il ribollire delle tue emozioni. Ciononostante, alle mie orecchie era piuttosto evidente, che eri preoccupata da morire per me.

S: Entrambi sono stati colpiti dall'onda d'urto di un'esplosione. Garrus pensa di avere qualche costola rotta e probabilmente anche una gamba. Ma, mio fratello è un duro e si è già rimesso in piedi. Tuttavia, è abbastanza improbabile che possa continuare. Liara, invece, è ancora frastornata. È abbastanza vigile, ma non potrei escludere una commozione cerebrale. Comunque, niente nausea. Anzi, con il mio aiuto, è riuscita a fare qualche passo. Tuttavia, la cosa più seria potrebbe essere una grossa scheggia metallica conficcata nel suo fianco sinistro. Non esce dall'altra parte, ma sembra profonda. Ho tamponato con il medigel, ma sanguina ancora...

K: Ho capito. Sei stata d'aiuto, Comandante. Vi stiamo già aspettando davanti al portello d'imbarco. È tutto pronto e sotto controllo. Andrà tutto bene, Shepard, te lo prometto!

Disse Karin, con convinzione. La sua voce rassicurante giungeva attraverso il comunicatore, come una pacca sulla spalla. Questo ci trasmetteva una sensazione di affidabilità in un momento di estrema incertezza.


Quando la sagoma familiare della Normandy si è materializzata nel cielo spettrale, sembrava un miraggio ristoratore. La mia spiacevole sensazione di stordimento si era affievolita e cominciavo a sentirmi un po' meglio. Non appena la nostra Nave ha toccato il suolo, mi sono aggrappata a te, che premurosamente mi hai aiutato ad alzarmi. Alcuni soldati ci coprivano, mentre ci dirigevamo al portellone d'imbarco, il più velocemente possibile. Garrus fu il primo a salire a bordo.

S: Ecco, prendetela!

Quelle poche parole, risuonarono nella mia testa come una fucilata e mi colsero completamente di sorpresa. È stato solo in quel momento, che mi sono resa conto, che tu non avevi intenzione di venire con noi! La mia mente era stata a lungo confusa. Forse per questa ragione, ero onestamente convinta, che ce ne saremmo andate insieme. Improvvisamente, mi sono sentita molto sciocca, furiosa con me stessa e terrorizzata!

L: Shepard!

Ho urlato il tuo nome, con tutta la disperazione che avevo in gola, mentre mi protendevo verso di te, cercando di scivolare fuori dalla presa di Garrus.

S: Devi andartene!

Hai ordinato, con fermezza. Mi fissavi, con occhi di ghiaccio, congelati sul mio viso.

L: No! ... Oh no, non me ne vado! Non ti lascerò sola, Shepard! Non stavolta... non di nuovo!

Ho ribattuto con tutte le mie forze. I miei occhi luccicanti di lacrime, vibravano nei tuoi. La mia voce tremava di emozione e riuscivo a malapena a non scoppiare a piangere, mentre tu sembravi irremovibile.

S: Non discutere con me, Liara! Hai promesso, ricordi?

Hai replicato con tempismo glaciale. Continuavi a fissarmi, impassibile, come se non ti accorgessi nemmeno del mio dolore.

L: Si! Ma tu hai promesso prima di me! Quindi... non provare ad abbandonarmi!

Ho sussurrato con un filo di voce, inghiottendo lacrime salate. All'improvviso, tutto il ghiaccio sul tuo viso si è sciolto, come la neve in un giorno d'estate. Potevo sentire la tua anima palpitare di emozione, mentre venivi più vicino e travolgevi i miei occhi di dolcezza. In uno slancio d'amore, mi hai sfiorato il viso con le dita, accarezzandomi la guancia con un gesto di tenerezza così meraviglioso, che non lo so descrivere. Ci siamo guardate in silenzio, per un lungo, intimo istante, nel quale il tuo cuore si è fuso per sempre nel mio... Quando mi hai parlato di nuovo, la tua voce era diventata dolcissima.

S: Ehi, la mia Bambina! Non ti sto abbandonando! E tu non mi lasci sola! Non importa cosa accadrà... tu sei tutto, Liara! Ogni mio respiro appartiene a te, per il resto della mia vita! Promettimi che resterai in vita, amore mio, perché... non posso tornare in un mondo senza di te!

Volevo dirti un milione di cose, ma nessuna parola poteva descrivere pienamente l'universo di ciò che ho provato per Te...

L: Shepard, io... ho messo il mio destino nel tuo! Ti prego, facciamolo insieme!

Mi hai sorriso in quel modo dolcissimo, come quando mi stai per baciare. I tuoi occhi erano così luminosi, innamorati, penetranti... la tua voce così calda e sincera da sciogliermi il cuore in lacrime.

S: Liara, non lo farò da sola! Siamo anime gemelle, ricordi? Noi due, siamo una! Tu sarai al mio fianco, sempre! Sei la mia forza e determinazione. Sei il mio entusiasmo e la mia speranza. Quanto di più meraviglioso riesco a immaginare, ha il colore dei tuoi occhi, Bambina. Ma... sei ferita e non posso rischiare di perderti! Per favore, vai adesso, amore mio! Hai urgente bisogno di cure mediche. Karin ti sta già aspettando...

Centinaia di parole d'Amore mi morirono in gola, mentre fissavo il tuo sorriso e mi sentivo soffocare di dolore. Sono riuscita a malapena a balbettare...

L: Shepard... io... io sono Tua!

Come un'eterna promessa del mio amore per te!

S: E io sono tua, Tesoro mio! Per favore, ricordati questo... io manterrò la mia promessa... se tu mi aspetterai!

Continua...