CAPITOLO 144

«Aspetti!» gridò l'uomo avvicinandosi a passo veloce verso l'ascensore del parcheggio.

Patrice mise la mano sulla fotocellula per impedire che le porte si chiudessero dando modo all'uomo di salire.

«Grazie!» la ringraziò lui trafelato.

Era un normalissimo sessantenne brizzolato, un po' sovrappeso ma piacente e dai modi gentili. Poteva benissimo essere un ipotetico padre di famiglia. Dal suo abbigliamento raffinato e dalla cura del suo viso e dei suoi denti sembrava un tizio benestante, con un aspetto, insomma, che non destava alcun timore.

«A che piano va?» chiese Patrice.

«Oh…ehm…quattordicesimo, grazie.» rispose lui.

«Io mi fermo prima, all'undicesimo» Patrice premette sulla pulsantiera entrambi i numeri dei piani.

Lui lo sapeva bene a che piano era diretta. Sapeva il suo nome e di chi era moglie. Sapeva chi stava per incontrare. Quello che non sapeva era il motivo per cui più volte alla settimana passava interi pomeriggi a casa di Sharon.

Durante la salita, Patrice sentì il suono di una mail provenire dal suo cellulare e mentre lo cercava nella borsetta, le caddero inavvertitamente un paio delle riviste che stringeva in braccio.

L'uomo prontamente si chinò per raccoglierle. Erano riviste con abiti da sposa. Scrutando meglio il resto degli oggetti che Patrice aveva con sé, vide anche campioni di stoffe chiare e raffinate e di carta per le partecipazioni. Gli fu facile intuire cosa stava succedendo e chi era la fortunata ma aveva bisogno di una conferma.

«Tanti auguri» le disse.

Patrice non capì, poi lui si spiegò meglio. «Per il matrimonio…»

«Oh…no…non mi sposo io…io sono già felicemente sposata. Sono per una mia amica, lei ha un problema di salute e la sto aiutando coi preparativi…»

«Un problema di salute? Mi spiace…spero nulla di grave…»

«In realtà è un problema abbastanza serio…sa…il cuore…»

«Il cuore…» ripetè sottovoce, perplesso. Indubbiamente quella notizia l'aveva colto di sorpresa.

Patrice notò lo stupore dell'uomo «Però tutto sommato sta bene…e tra poche settimane si sposerà, proprio domani ci sarà una festa pre-nozze»

«Ah…una festa…»

«Sì» affermò lei. Il tintinnio che annunciava l'arrivo dell'ascensore al piano la destò «Eccomi arrivata…buona giornata!» lo salutò cordialmente.

«Buona giornata!» rispose lui facendo un leggero inchino.

Patrice si sarebbe dimenticata presto di quell'incontro così innocuo e casuale. Aveva semplicemente scambiato quattro parole con uno sconosciuto in ascensore. Nessun dettaglio dell'uomo le avrebbe lasciato qualche particolare ricordo o curiosità. Per Jack invece era molto diverso. Ora lui aveva nuove informazioni riguardo a Sharon e alla sua vita. Informazioni che avrebbe sicuramente usato al più presto con l'unico intento di rovinare la felicità di Sharon e di Andy.

Per Jack sarebbe stato troppo pericoloso intavolare una nuova "casuale" conversazione con una ignara Patrice. Incontrandola due volte e facendo domande precise sul matrimonio avrebbe rischiato troppo, avrebbe creato in lei un ricordo e probabilmente anche qualche sospetto. Decise di appostarsi, il mattino dopo, fuori dall'uscita del parcheggio del condominio. La sua auto era nuova e né Sharon né Andy l'avrebbero in qualche modo potuta collegare a lui. Aspettò finche i due, all'ora di pranzo, uscirono a bordo dell'auto di Andy e li seguì stando un paio di veicoli dietro. La strada era familiare.

«Che fantasia, ragazzi! Complimenti!» disse parlando da solo «Una festicciola alla centrale di polizia durante la pausa pranzo! Con tutti i vostri cari amichetti! Che tristezza infinita! Che fantasia! Che fantasia!» li schernì. Nessuno potè udire le sue parole cariche di disprezzo e gelosia.

Non entrò alla centrale subito dopo di loro, decise di aspettare e lasciarli godere della festa per un po'. Estrasse dal vano portaoggetti dell'auto una delle due fiaschette di liquore che si teneva nascoste e iniziò a berla finché la terminò dopo solo una decina di minuti. Sapeva però che la pausa pranzo in centrale sarebbe durata meno di un'ora così ,cercando di mascherare gli effetti che l'alcool iniziava ad avere sul suo corpo, entrò in centrale e dopo essersi fatto rilasciare il tesserino di visitatore, si diresse al nono piano.

Continua…