CAPITOLO 149
Sharon tornò in salone. «Non vuole parlarmi. Mi odia.» disse lasciando cadere il cellulare sul divano. Patrice era ancora lì, come aveva promesso non l'aveva lasciata sola. Aveva appena preparato il the e le due si misero comode sul divano a sorseggiarle.
«Non ti odia. È ferito. È stato uno shock per lui, è comprensibile. Dagli tempo.»
«Tempo…» ripetè «l'unica cosa che non ho…»
«Non dire così»
«È la verità. Ogni giorno potrebbe essere il mio ultimo giorno.» sospirò «Non so spiegarmi come con tutto questo caos e questo stress, il mio cuore non si sia ancora fermato» il suo sguardo era spento, era rassegnata.
«Vedrai che si risolverà tutto» Patrice cercò di confortarla ma era tutto vano, Sharon era veramente atterrita e affranta. Più tardi bussarono alla porta. Sharon si alzò velocemente e si precipitò ad aprire convinta che fosse Andy.
«Andy!» esclamò aprendo. Si sentì una stupida quando di fronte a lei vide Provenza. «Tenente…mi scusi…credevo che…»
«No…sono io…come sta, capitano?» domandò lui entrando e facendo un cenno per salutare la moglie.
«Andy dov'è? È successo qualcosa? Sta bene, vero?» domandò premurosa.
«Sì, sì…sta bene…compatibilmente con gli eventi…» rispose lui «…è che…» Provenza non sapeva come affrontare l'argomento, non voleva farle troppo male «mi ha chiesto di venire a prendere qualche cambio»
«Qualche cambio…» ripeté lei sottovoce.
«Vuole stare qualche giorno da solo…ha bisogno di tempo…voleva andare in un residence però l'ho convinto a stare da noi, mi sento più tranquillo a non saperlo solo…»
Patrice si avvicinò e le prese le spalle «Si tratta solo di qualche giorno…tornerete a essere felici, vedrai»
Sharon non rispose. Dopo qualche secondo di esitazione andò verso la camera da letto seguita da due silenziosi Provenza e Patrice.
Aprì l'armadio e prese il borsone di pelle scura di Andy. Lo poggiò sul letto e lo aprì, iniziando poi a riporre al suo interno alcuni indumenti. Man mano che li prendeva e li piegava carezzandoli, sentiva come una pugnalata al cuore. Doveva immaginare che Andy, dopo una tale notizia, si sarebbe allontanato ma rendersi conto che i suoi timori erano rivenuti realtà le faceva male. Molto male.
«Ecco…» riuscì solo a dire con la voce che le si spezzava in gola.
Provenza prese il borsone mentre Patrice si avvicinava a Sharon prendendole le mani. «Vuoi che resti qui con te stanotte?»
«No…non voglio causare anche a voi più problemi di quanti già non ce ne siano…» sospirò «fate attenzione ad Andy…per favore…» disse commossa.
«Sharon, sei sicura?»
«Sì, non preoccuparti per me…poi c'è Rusty, abita qui sopra, se ho bisogno lo chiamo…»
Patrice sospirò «Ok, ma per qualsiasi cosa non farti problemi a chiamarci, a qualunque ora, ok?»
«Grazie» la abbracciò. «Grazie Tenente…» ringraziò anche Provenza per poi dirigere lo sguardo verso il borsone che l'uomo teneva in mano.
«Si tratta solo di qualche giorno…» le disse lui come potesse leggerle le sue paure nella mente.
«Sì…» accennò un sorriso di circostanza che immediatamente si spense.
Provenza e Patrice andarono via e quando Sharon chiuse la porta dell'appartamento venne assordata dal silenzio che avvolgeva la casa. Si sentì profondamente sola. Le sembrò di essere tornata indietro a quando ogni sera, rientrando dal lavoro, trovava a casa ad aspettarla solo silenzio e solitudine. La sua vita era cambiata così tanto negli ultimi quattro anni che quella che un tempo era abitudine, ora era qualcosa di quasi sconosciuto. Qualcosa che le faceva quasi paura. Si accovacciò sul divano e lasciò che tutte le lacrime che aveva trattenuto uscissero sperando di trovare quel sollievo che sembrava irraggiungibile. Qualche minuto dopo sentì il cellulare squillare. Sperava fosse Andy. Lo sperava con tutto il cuore. Si alzò velocemente e cercò il telefono tra i cuscini del divano. Era Emily. Non che le dispiacesse ricevere una chiamata dalla figlia, però in quel preciso momento aveva solo bisogno di poter parlare con Andy. Lasciò che il cellulare continuasse a squillare, non sapeva cosa fare, non se la sentiva di parlare di quanto successo durante la giornata ma d'altro canto se non avesse risposto la figlia si sarebbe preoccupata. Decise infine di accettare la chiamata.
«Emily!»
«Mamma! Ma dov'eri? L'ho lasciato squillare per mezz'ora!»
«Scusa…ero nell'altra stanza…» rispose impacciata, mentendo.
«Va tutto bene? Mi sembri strana»
«Sì…è tutto a posto…sono solo un po' stanca…»
«Com'è andata la festa?»
«La festa…ehm…è andata bene…sì…»
«Mamma dimmi la verità, cosa succede?»
Sharon prese tempo.
«Mamma?»
«Tuo padre si è presentato alla festa»
Continua…
